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	Commenti a: American dream	</title>
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		<title>
		Di: Marco Lodoli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/07/13/american-dream/#comment-306</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Lodoli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Tiziano Scarpa, lasciamo perdere i subdoli individui, gli insulti e i duelli all&#039;alba. Io volevo dire solo una cosa, in modo semplice e diretto, ossia che certe mode culturali americaneggianti, frutto dello strapotere degli Stati Uniti in tutti i campi, sono state incoraggiate varie volte, non solo oggi. Ricordo l&#039;ondata dei cosiddetti minimalisti lanciati dalla Pivano e sbarcati in Italia come conquistadores. E ricordo anche il giro pulp e trash, che è durato per qualche anno, e che non ha incontrato dubbi e resistenze nel gruppo dei più giovani scrittori italiani. Naturalmente in mezzo a queste orde stelle e strisce o inglesi o irlandesi ci sono  stati e ci sono ottimi artisti, ma l&#039;atteggiamento pecorone di fronte a quegli scrittori belli e bravi e vincenti non mi piaceva granché. Non so, credo che si poteva essere più prudenti, più dignitosi. Credo che ci fossero anche delle bufale colossali scaricate qui, in periferia. E allora mi è venuto spontaneo ricordare come in quegli anni ci fossero posizioni entusiastiche e acritiche, come tanti giovani scrittori italiani volessero salire in fretta sul carro vincente. Forse Scarpa non è tra questi, e allora mi scuso, però immagino che ricorderà l&#039;atmosfera di sei, sette anni fa, che forse per una mia memoria errata mi sembrava condividesse. Oggi si ricomincia da capo. Non penso che ci si debba augurare un protezionismo culturale, che sarebbe inutile e patetico, però non abbocchiamo da capo come trote da laghetto sportivo a questi ami senza neppure il verme. Non stendiamo i tappeti rossi che furono altre volte stesi. Non ci sputiamo in faccia per timidezza o per un senso innato d&#039;inferiorità. L&#039;arte non ha niente a che fare con la seduzione, spesso i migliori scrittori sono persone timide, impacciate, esistanti. Comunque mettiamo una pietra sopra questa polemica che è nata tra di noi, e lanciamo insieme qualche gatto morto a chi pensa di insegnarci ogni stagione a leggere e a scrivere e a pensare. Un caro saluto e una stretta di mano, Marco Lodoli        
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Tiziano Scarpa, lasciamo perdere i subdoli individui, gli insulti e i duelli all&#8217;alba. Io volevo dire solo una cosa, in modo semplice e diretto, ossia che certe mode culturali americaneggianti, frutto dello strapotere degli Stati Uniti in tutti i campi, sono state incoraggiate varie volte, non solo oggi. Ricordo l&#8217;ondata dei cosiddetti minimalisti lanciati dalla Pivano e sbarcati in Italia come conquistadores. E ricordo anche il giro pulp e trash, che è durato per qualche anno, e che non ha incontrato dubbi e resistenze nel gruppo dei più giovani scrittori italiani. Naturalmente in mezzo a queste orde stelle e strisce o inglesi o irlandesi ci sono  stati e ci sono ottimi artisti, ma l&#8217;atteggiamento pecorone di fronte a quegli scrittori belli e bravi e vincenti non mi piaceva granché. Non so, credo che si poteva essere più prudenti, più dignitosi. Credo che ci fossero anche delle bufale colossali scaricate qui, in periferia. E allora mi è venuto spontaneo ricordare come in quegli anni ci fossero posizioni entusiastiche e acritiche, come tanti giovani scrittori italiani volessero salire in fretta sul carro vincente. Forse Scarpa non è tra questi, e allora mi scuso, però immagino che ricorderà l&#8217;atmosfera di sei, sette anni fa, che forse per una mia memoria errata mi sembrava condividesse. Oggi si ricomincia da capo. Non penso che ci si debba augurare un protezionismo culturale, che sarebbe inutile e patetico, però non abbocchiamo da capo come trote da laghetto sportivo a questi ami senza neppure il verme. Non stendiamo i tappeti rossi che furono altre volte stesi. Non ci sputiamo in faccia per timidezza o per un senso innato d&#8217;inferiorità. L&#8217;arte non ha niente a che fare con la seduzione, spesso i migliori scrittori sono persone timide, impacciate, esistanti. Comunque mettiamo una pietra sopra questa polemica che è nata tra di noi, e lanciamo insieme qualche gatto morto a chi pensa di insegnarci ogni stagione a leggere e a scrivere e a pensare. Un caro saluto e una stretta di mano, Marco Lodoli        </p>
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		<title>
		Di: Emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/07/13/american-dream/#comment-295</link>

		<dc:creator><![CDATA[Emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dunque, personalmente, non sono una talent scout (tanto per ricadere negli anglismi). Sono una lettrice qualsiasi. Così a getto e a memoria, non saprei scodellare diciotto nomi di giovani autori (ma com&#039;è questa storia, sotto i 40 o sotto i 30, si è ancora &quot;giovani&quot;? no, per capire quanti anni mi restano). Certamente, anche a me vengono in mente i più noti. Ammaniti, Baricco, Nove, e magari Antonio Pascale (che non conoscevo, me l&#039;ha segnalato un amico), De Silva (idem come sopra), e altri ancora. Il punto è che allo stesso modo non saprei sfornare altrettanti nomi di giovani/giovanissimi autori di nazionalità americana, inglese, araba o guatemalteca. Anche lì, i nomi che ho in mente, cioè che ricordo a memoria, per ogni nazionalità, sono comunque meno di diciotto. Quei pochi che mi piacciono veramente e che torno volentieri a trovare (uno nel mucchio, l&#039;inglese David Lodge, tra l&#039;altro non proprio giovane). No, non ho studiato per l&#039;interrogazione, e sarò bocciata. Eppure, che questo dimostri che dunque questi diciotto non esistono, ho molti dubbi. Se poi uno vuol continuare a pensarla così, è bello che esista libertà d&#039;opinione. Io continuo a pensarla diversamente, e scusatemi se non vado in libreria per stilare un elenco e pignolamente trascriverlo. So solo quello che vedo (e, a volte, acchiappo) appunto in libreria. E in buonafede dico che non è vero che la letteratura italiana è così drammaticamente carente di giovani autori. Non lo dico per partito preso, (né presumo di saperne di più di un qualunque altro lettore), ma proprio perchè mi intristisce che noi italiani, che dovremmo esserne i più contenti, neghiamo addirittura questo fatto. Per carità, non è orgoglio patriottico il mio. Mi spiace solo che ci sia questa sorta di sottile avversione (o nel caso migliore, indifferenza) verso tutto ciò che è locale, magari un po&#039; dimesso e nascosto alla vista (anche in senso figurato), e questa sorta di venerazione per tutto ciò che è &quot;globale&quot;, luccicante, ammiccante e ben sotto i riflettori (penso ad un &quot;Harry Potter&quot;, per fare l&#039;esempio più facile che mi viene). Non mi riferisco personalmente a lei, Paolo (poiché non presumo di conoscere i suoi gusti). Ma spesso, guai a far notare questo fatto. Ci si rende poco simpatici, un po&#039; come il bambino che addita l&#039;imperatore nudo. Invece, a me pare evidente (al punto che negarlo mi è impossibile) che questo fenomeno è esteso a tutti i settori -o quasi. Anche a quello della narrativa, e a quanto pare sempre di più. Lo dico senza polemica, ma, come dicevo, con una certa tristezza.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque, personalmente, non sono una talent scout (tanto per ricadere negli anglismi). Sono una lettrice qualsiasi. Così a getto e a memoria, non saprei scodellare diciotto nomi di giovani autori (ma com&#8217;è questa storia, sotto i 40 o sotto i 30, si è ancora &#8220;giovani&#8221;? no, per capire quanti anni mi restano). Certamente, anche a me vengono in mente i più noti. Ammaniti, Baricco, Nove, e magari Antonio Pascale (che non conoscevo, me l&#8217;ha segnalato un amico), De Silva (idem come sopra), e altri ancora. Il punto è che allo stesso modo non saprei sfornare altrettanti nomi di giovani/giovanissimi autori di nazionalità americana, inglese, araba o guatemalteca. Anche lì, i nomi che ho in mente, cioè che ricordo a memoria, per ogni nazionalità, sono comunque meno di diciotto. Quei pochi che mi piacciono veramente e che torno volentieri a trovare (uno nel mucchio, l&#8217;inglese David Lodge, tra l&#8217;altro non proprio giovane). No, non ho studiato per l&#8217;interrogazione, e sarò bocciata. Eppure, che questo dimostri che dunque questi diciotto non esistono, ho molti dubbi. Se poi uno vuol continuare a pensarla così, è bello che esista libertà d&#8217;opinione. Io continuo a pensarla diversamente, e scusatemi se non vado in libreria per stilare un elenco e pignolamente trascriverlo. So solo quello che vedo (e, a volte, acchiappo) appunto in libreria. E in buonafede dico che non è vero che la letteratura italiana è così drammaticamente carente di giovani autori. Non lo dico per partito preso, (né presumo di saperne di più di un qualunque altro lettore), ma proprio perchè mi intristisce che noi italiani, che dovremmo esserne i più contenti, neghiamo addirittura questo fatto. Per carità, non è orgoglio patriottico il mio. Mi spiace solo che ci sia questa sorta di sottile avversione (o nel caso migliore, indifferenza) verso tutto ciò che è locale, magari un po&#8217; dimesso e nascosto alla vista (anche in senso figurato), e questa sorta di venerazione per tutto ciò che è &#8220;globale&#8221;, luccicante, ammiccante e ben sotto i riflettori (penso ad un &#8220;Harry Potter&#8221;, per fare l&#8217;esempio più facile che mi viene). Non mi riferisco personalmente a lei, Paolo (poiché non presumo di conoscere i suoi gusti). Ma spesso, guai a far notare questo fatto. Ci si rende poco simpatici, un po&#8217; come il bambino che addita l&#8217;imperatore nudo. Invece, a me pare evidente (al punto che negarlo mi è impossibile) che questo fenomeno è esteso a tutti i settori -o quasi. Anche a quello della narrativa, e a quanto pare sempre di più. Lo dico senza polemica, ma, come dicevo, con una certa tristezza.</p>
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		Di: cristiano de majo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/07/13/american-dream/#comment-294</link>

		<dc:creator><![CDATA[cristiano de majo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma allora non rimaniamo sul generico. Facciamo i nomi, facciamo diciotto nomi under 40 italiani (perché è di questo che si parlava all&#039;inizio) che potrebbero  essere inseriti in una raccolta bella come BCoA.
Io ne ho in mente tre o quattro: Pincio, Aloia, Nove (forse over 40), per il resto non mi viene niente, non certo Nori, o Trevisan, o Pallavicini, o Morozzi..., il livello è tutt&#039;altro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma allora non rimaniamo sul generico. Facciamo i nomi, facciamo diciotto nomi under 40 italiani (perché è di questo che si parlava all&#8217;inizio) che potrebbero  essere inseriti in una raccolta bella come BCoA.<br />
Io ne ho in mente tre o quattro: Pincio, Aloia, Nove (forse over 40), per il resto non mi viene niente, non certo Nori, o Trevisan, o Pallavicini, o Morozzi&#8230;, il livello è tutt&#8217;altro.</p>
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		<title>
		Di: Paolo Papotti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/07/13/american-dream/#comment-293</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo Papotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Emma, nei miei commenti personalmente non volevo dire che non ci sono autori editi validi (e tantomeno denigrare l&#039;italica scena letteraria). Ero curioso di sapere che autori avevate in mente e ho fatto un po&#039; di confusione con un altro problema: quello degli italiani che trovano poco spazio per &quot;uscire fuori&quot;. E&#039; vero da una parte che le case editrici non rischiano tantissimo(e dietro c&#039;è anche un discorso economico: vuoi mettere il costo di tradurre uno che ha già venduto tanto all&#039;estero e quello di fare un vero talent scouting? uscì una volta una cosa di Mozzi molto chiara su questo argomento, con tutte le cifre che &quot;giustificavano&quot; la cosa; se vi interessa la cerco), ma è vero anche che di giovani (parlavo di under30) veramente validi ne leggo pochi (e parlo delle cose che leggo in giro: piccole/medie case editrici che osano di più, riviste online e cartacee, forum, mailing list...), nonostante la cifra enorme di chi aspira a &quot;fare lo scrittore&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Emma, nei miei commenti personalmente non volevo dire che non ci sono autori editi validi (e tantomeno denigrare l&#8217;italica scena letteraria). Ero curioso di sapere che autori avevate in mente e ho fatto un po&#8217; di confusione con un altro problema: quello degli italiani che trovano poco spazio per &#8220;uscire fuori&#8221;. E&#8217; vero da una parte che le case editrici non rischiano tantissimo(e dietro c&#8217;è anche un discorso economico: vuoi mettere il costo di tradurre uno che ha già venduto tanto all&#8217;estero e quello di fare un vero talent scouting? uscì una volta una cosa di Mozzi molto chiara su questo argomento, con tutte le cifre che &#8220;giustificavano&#8221; la cosa; se vi interessa la cerco), ma è vero anche che di giovani (parlavo di under30) veramente validi ne leggo pochi (e parlo delle cose che leggo in giro: piccole/medie case editrici che osano di più, riviste online e cartacee, forum, mailing list&#8230;), nonostante la cifra enorme di chi aspira a &#8220;fare lo scrittore&#8221;.</p>
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		<title>
		Di: Emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/07/13/american-dream/#comment-292</link>

		<dc:creator><![CDATA[Emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dio santo, dire che in Italia si faticherebbe a mettere insieme 18 validi autori di narrativa under 40, mi fa venir voglia di piangere... Io onestamente trovo che esista, semmai, il problema opposto. In genere, in libreria non so mai bene da che parte girarmi. Di libri italiani (e francesi, nigeriani, bulgari, etc.) che meritano ce ne sarebbero moltissimi. Ma sono ancor più convinta che di scrittori con molto da dire e poca voce per farlo, ce ne siano ancora di più. Non dico che leggerei tutto quel che mi capita sottomano. Tipo le scritte nei bagni pubblici. Anche se ormai, in quelle che anche qui (lo dico senza snobismo, è solo un fatto) sono diventate librerie-bazar, trovi pure le scritte dei bagni pubblici, raccolte e comodamente adagiate in un&#039;edizione economica in mezzo alle penne, ai segnalibri, ai manualetti su come farlo in ventotto posizioni accanto a quelli su ventotto modi per dire alla mamma che le vuoi bene. Però, affermare che è arduo trovare autori italiani (ed europei) contemporanei veramente appassionanti, mi pare abbastanza surreale. Non è anche un po&#039; un problemino di &quot;percezione selettiva&quot; da parte dei lettori? Magari un poco favorito da fattori sociali e culturali (in cui è meglio non addentrarsi, pena diatribe sfinenti e senza fine) e dal sistema espositivo che relega certi libri  nell&#039;ultimo scaffale in fondo al corridoio, quello nascosto dall&#039;espositore con le cartoline e illuminato dal faretto col morbo di Parkinson? Anche queste sono scelte di marketing. Il brutto è quando ti senti un pesce fuor di target. I think so, alla faccia degli anglismi, (e non certo degli anglofoni).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dio santo, dire che in Italia si faticherebbe a mettere insieme 18 validi autori di narrativa under 40, mi fa venir voglia di piangere&#8230; Io onestamente trovo che esista, semmai, il problema opposto. In genere, in libreria non so mai bene da che parte girarmi. Di libri italiani (e francesi, nigeriani, bulgari, etc.) che meritano ce ne sarebbero moltissimi. Ma sono ancor più convinta che di scrittori con molto da dire e poca voce per farlo, ce ne siano ancora di più. Non dico che leggerei tutto quel che mi capita sottomano. Tipo le scritte nei bagni pubblici. Anche se ormai, in quelle che anche qui (lo dico senza snobismo, è solo un fatto) sono diventate librerie-bazar, trovi pure le scritte dei bagni pubblici, raccolte e comodamente adagiate in un&#8217;edizione economica in mezzo alle penne, ai segnalibri, ai manualetti su come farlo in ventotto posizioni accanto a quelli su ventotto modi per dire alla mamma che le vuoi bene. Però, affermare che è arduo trovare autori italiani (ed europei) contemporanei veramente appassionanti, mi pare abbastanza surreale. Non è anche un po&#8217; un problemino di &#8220;percezione selettiva&#8221; da parte dei lettori? Magari un poco favorito da fattori sociali e culturali (in cui è meglio non addentrarsi, pena diatribe sfinenti e senza fine) e dal sistema espositivo che relega certi libri  nell&#8217;ultimo scaffale in fondo al corridoio, quello nascosto dall&#8217;espositore con le cartoline e illuminato dal faretto col morbo di Parkinson? Anche queste sono scelte di marketing. Il brutto è quando ti senti un pesce fuor di target. I think so, alla faccia degli anglismi, (e non certo degli anglofoni).</p>
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		<item>
		<title>
		Di: marco cassini		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/07/13/american-dream/#comment-291</link>

		<dc:creator><![CDATA[marco cassini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi sento chiamato in causa. 
io ringrazio tiziano perché so che ha buoni gusti e buon cuore e credo non ci fosse affatto ironia nel definirci &quot;solerti funzionari stranieri, assolutamente spontanei&quot; (be&#039; se era una presa per il culo non me ne sono accorto, e lasciatemi vivere nell&#039;illusione che fossero dei complimenti...) e capisco benissimo lo sfogo, il desiderio che succeda qualcosa di analogo per i nostri autori, under o over forty non importa. io la coscienza ce l&#039;ho a posto: il nostro tentativo l&#039;abbiamo fatto, è che davvero ci andiamo a scontrare con un colosso linguistico-culturale a cui poco importa di ciò che non è al cuore dell&#039;impero ma vive o vegeta nella periferia: subito dopo aver firmato il glorioso contratto con la penguin ho proposto al solerte editor londinese se non fosse interessato a una collezione analoga, una sorta di burned children of italy, ma ovviamente la risposta è stata un cortese diniego. la penguin conosce forse sciascia, forse la ginzburg (ma bisognerebbe scommetterci e io non mi ci giocherei piu&#039; di tanto) e ovviamente umbertone eco. penso che poi la conoscenza delle nostre vicende letterarie all&#039;estero si fermi lì. sì, è vero, ho visto il buon niccolo&#039; tradotto dalla casa editrice piu&#039; trendy del momento, canongate, e a new york ho visto un anno fa camilleri (&quot;the shape of the water&quot;...) fra le novità di barnes and noble. quindi qualcosa si muove. ma ovviamente ci vanno cauti. per il poco (no, no, mi correggo: SEMBRA poco ma ci facciamo un mazzo così) che facciamo qui a minimum fax con gli autori italiani esordienti, cerchiamo sempre di gettare un&#039;esca in mari o oceani che vanno anche pim in là del mediterraneo: è una fatica improba per noi piccoli editorini indipendenti, ma abbiamo messo su un settore del nostro sito con la traduzione in inglese di stralci dei romanzi o dei racconti degli autori della nostra collana autoctona, nichel. cerco di mettere a frutto il vantaggio di conoscere editori e agenti stranieri (per l&#039;import) e cerco di fargli capire che praticheremmo volentieri anche dell&#039;export. per il momento, ci gloriamo di aver esportato non solo i diciotto burned children (esportazione di seconda mano, certo, ed è stato detto) ma anche un saggista italiano, il bruno ballardini autore di gesù lava più bianco (o: come la chiesa cattolica inventò il marketing) ma è pur vero che lo abbiamo fatto viaggiare sempre su strade periferiche rispetto all&#039;impero: dall&#039;italia è sbarcato in portogallo. ma per noi è già una enorme soddisfazione. speriamo che presto o tardi si accorgano anche della narrativa fatta qui da noi. no, non credo affatto che non si riesca ad andare oltre i due o tre nomi. sono convinto anzi che si faccia della bella narrativa in italia, ci siano teste pensanti e scriventi che sono assolutamente all&#039;altezza dei colleghi che hanno avuto la fortuna di pensare e scrivere in un altro idioma. 
non è il caso di fare nomi, non per ora, anche perché finirei col dire soprattutto nomi di amici, o di autori di minimum fax perché mi piacciono assai e sono orgoglioso di averli pubblicati: ma case editrici come fernandel, sironi, pequod e, sì, vabbè mettiamoci pure minimum fax, insieme ai grandi editori italiani di sempre, stanno facendo un buon lavoro. se ne accorgeranno oltre i confini? ci prenderanno a cannonate come se fossimo un cargo di boat people che vuole arrivare sui lidi ridenti della letteratura europea? 
ieri in macchina fra torino e roma ascoltavo alla radio &quot;la mia banda suona il rock&quot; di fossati. c&#039;è quel punto in cui dice qualcosa tipo che noi stiamo lì alla frontiera con la macchina scassata ma qualcuno ce l&#039;ha fatta, è passato. mettete scrittura al posto di rock, provate a vedere se funziona.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi sento chiamato in causa.<br />
io ringrazio tiziano perché so che ha buoni gusti e buon cuore e credo non ci fosse affatto ironia nel definirci &#8220;solerti funzionari stranieri, assolutamente spontanei&#8221; (be&#8217; se era una presa per il culo non me ne sono accorto, e lasciatemi vivere nell&#8217;illusione che fossero dei complimenti&#8230;) e capisco benissimo lo sfogo, il desiderio che succeda qualcosa di analogo per i nostri autori, under o over forty non importa. io la coscienza ce l&#8217;ho a posto: il nostro tentativo l&#8217;abbiamo fatto, è che davvero ci andiamo a scontrare con un colosso linguistico-culturale a cui poco importa di ciò che non è al cuore dell&#8217;impero ma vive o vegeta nella periferia: subito dopo aver firmato il glorioso contratto con la penguin ho proposto al solerte editor londinese se non fosse interessato a una collezione analoga, una sorta di burned children of italy, ma ovviamente la risposta è stata un cortese diniego. la penguin conosce forse sciascia, forse la ginzburg (ma bisognerebbe scommetterci e io non mi ci giocherei piu&#8217; di tanto) e ovviamente umbertone eco. penso che poi la conoscenza delle nostre vicende letterarie all&#8217;estero si fermi lì. sì, è vero, ho visto il buon niccolo&#8217; tradotto dalla casa editrice piu&#8217; trendy del momento, canongate, e a new york ho visto un anno fa camilleri (&#8220;the shape of the water&#8221;&#8230;) fra le novità di barnes and noble. quindi qualcosa si muove. ma ovviamente ci vanno cauti. per il poco (no, no, mi correggo: SEMBRA poco ma ci facciamo un mazzo così) che facciamo qui a minimum fax con gli autori italiani esordienti, cerchiamo sempre di gettare un&#8217;esca in mari o oceani che vanno anche pim in là del mediterraneo: è una fatica improba per noi piccoli editorini indipendenti, ma abbiamo messo su un settore del nostro sito con la traduzione in inglese di stralci dei romanzi o dei racconti degli autori della nostra collana autoctona, nichel. cerco di mettere a frutto il vantaggio di conoscere editori e agenti stranieri (per l&#8217;import) e cerco di fargli capire che praticheremmo volentieri anche dell&#8217;export. per il momento, ci gloriamo di aver esportato non solo i diciotto burned children (esportazione di seconda mano, certo, ed è stato detto) ma anche un saggista italiano, il bruno ballardini autore di gesù lava più bianco (o: come la chiesa cattolica inventò il marketing) ma è pur vero che lo abbiamo fatto viaggiare sempre su strade periferiche rispetto all&#8217;impero: dall&#8217;italia è sbarcato in portogallo. ma per noi è già una enorme soddisfazione. speriamo che presto o tardi si accorgano anche della narrativa fatta qui da noi. no, non credo affatto che non si riesca ad andare oltre i due o tre nomi. sono convinto anzi che si faccia della bella narrativa in italia, ci siano teste pensanti e scriventi che sono assolutamente all&#8217;altezza dei colleghi che hanno avuto la fortuna di pensare e scrivere in un altro idioma.<br />
non è il caso di fare nomi, non per ora, anche perché finirei col dire soprattutto nomi di amici, o di autori di minimum fax perché mi piacciono assai e sono orgoglioso di averli pubblicati: ma case editrici come fernandel, sironi, pequod e, sì, vabbè mettiamoci pure minimum fax, insieme ai grandi editori italiani di sempre, stanno facendo un buon lavoro. se ne accorgeranno oltre i confini? ci prenderanno a cannonate come se fossimo un cargo di boat people che vuole arrivare sui lidi ridenti della letteratura europea?<br />
ieri in macchina fra torino e roma ascoltavo alla radio &#8220;la mia banda suona il rock&#8221; di fossati. c&#8217;è quel punto in cui dice qualcosa tipo che noi stiamo lì alla frontiera con la macchina scassata ma qualcuno ce l&#8217;ha fatta, è passato. mettete scrittura al posto di rock, provate a vedere se funziona.</p>
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		<title>
		Di: Tiziano Scarpa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/07/13/american-dream/#comment-290</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I vostri commenti, pur generosi e puntuali (ve ne ringrazio), dimostrano che noi italiani siamo i primi denigratori di noi stessi. Quanto alla richiesta di Paolo: mi spiace ma non stilerò in due minuti l&#039;indice di un libro che richiederebbe qualche mese di lavoro (non ho letto TUTTE le raccolte di racconti italiani edite negli ultimi 5-10 anni).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I vostri commenti, pur generosi e puntuali (ve ne ringrazio), dimostrano che noi italiani siamo i primi denigratori di noi stessi. Quanto alla richiesta di Paolo: mi spiace ma non stilerò in due minuti l&#8217;indice di un libro che richiederebbe qualche mese di lavoro (non ho letto TUTTE le raccolte di racconti italiani edite negli ultimi 5-10 anni).</p>
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		Di: paolo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/07/13/american-dream/#comment-289</link>

		<dc:creator><![CDATA[paolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Hai ragione: sono stato poco preciso, mischiando due problemi (anche se fanno parte della stessa questione, a mio avviso). Cmq mi ripeto: parlando di narratori editi, ci stanno 18 autori italiani under40 che metteresti in una raccolta? Ne hai citati 2, sono curioso di sapere gli altri 16.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hai ragione: sono stato poco preciso, mischiando due problemi (anche se fanno parte della stessa questione, a mio avviso). Cmq mi ripeto: parlando di narratori editi, ci stanno 18 autori italiani under40 che metteresti in una raccolta? Ne hai citati 2, sono curioso di sapere gli altri 16.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: cristiano de majo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/07/13/american-dream/#comment-288</link>

		<dc:creator><![CDATA[cristiano de majo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma siamo sicuri che la qualità sarebbe così alta? C&#039;è sicuramente un problema di colonizzazione culturale, tuttavia faccio fatica a trovare in Italia autori di racconti bravi come Wallace, Saunders, Homes. 
Invece di gridare sempre all&#039;Usacentrismo facciamo pure un po&#039; di autocritica e chiediamoci quale può essere la causa...
Penso, per esempio, che negli USA c&#039;è molta più attenzione alla formazione dello scrittore, dagli anni Cinquanta in poi sono nate un sacco di scuole di scrittura creativa nelle università con tanto di professori scrittoroni (vedi Nabokov). Potrebbe essere uno spunto forse...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma siamo sicuri che la qualità sarebbe così alta? C&#8217;è sicuramente un problema di colonizzazione culturale, tuttavia faccio fatica a trovare in Italia autori di racconti bravi come Wallace, Saunders, Homes.<br />
Invece di gridare sempre all&#8217;Usacentrismo facciamo pure un po&#8217; di autocritica e chiediamoci quale può essere la causa&#8230;<br />
Penso, per esempio, che negli USA c&#8217;è molta più attenzione alla formazione dello scrittore, dagli anni Cinquanta in poi sono nate un sacco di scuole di scrittura creativa nelle università con tanto di professori scrittoroni (vedi Nabokov). Potrebbe essere uno spunto forse&#8230;</p>
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		Di: Tiziano Scarpa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/07/13/american-dream/#comment-287</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Certo rimane il dubbio se sia davvero così facile indicare 20 racconti italiani che meritano di essere pubblicati e tradotti in tutto il mondo.&quot;, scrive Paolo.

Guarda che l&#039;antologia minimum fax è fatta da 18 racconti PUBBLICATI IN VOLUME di autori anche parecchio noti (dentro ci sono David Foster Wallace e Johnatan Lethem, tanto per fare due esempi). Sarebbe come se l&#039;Italia lanciasse nel mondo un antologia di racconti tratti dalle raccolte PUBBLICATE IN VOLUME di Niccolò Ammaniti, Aldo Nove, ecc. Di QUESTO stiamo parlando, non di concorsi per racconti inediti o di raccolte tipo le tondelliane &quot;Under 25&quot;. Ma un&#039;antologia che raccolga il meglio della nuova narrativa in forma breve italiana non esiste. E agli inglesi o agli americani non passa neanche per la testa di farla, come invece facciamo colonialisticamente noi per TUTTI i loro autori.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Certo rimane il dubbio se sia davvero così facile indicare 20 racconti italiani che meritano di essere pubblicati e tradotti in tutto il mondo.&#8221;, scrive Paolo.</p>
<p>Guarda che l&#8217;antologia minimum fax è fatta da 18 racconti PUBBLICATI IN VOLUME di autori anche parecchio noti (dentro ci sono David Foster Wallace e Johnatan Lethem, tanto per fare due esempi). Sarebbe come se l&#8217;Italia lanciasse nel mondo un antologia di racconti tratti dalle raccolte PUBBLICATE IN VOLUME di Niccolò Ammaniti, Aldo Nove, ecc. Di QUESTO stiamo parlando, non di concorsi per racconti inediti o di raccolte tipo le tondelliane &#8220;Under 25&#8221;. Ma un&#8217;antologia che raccolga il meglio della nuova narrativa in forma breve italiana non esiste. E agli inglesi o agli americani non passa neanche per la testa di farla, come invece facciamo colonialisticamente noi per TUTTI i loro autori.</p>
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