<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: Piccoli indiani in cerca di autore	</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 12 May 2008 20:03:15 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
	<item>
		<title>
		Di: dario		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-655</link>

		<dc:creator><![CDATA[dario]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=117#comment-655</guid>

					<description><![CDATA[Saluti a Gabriella, molto cordiali. Ciao.
Dario
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saluti a Gabriella, molto cordiali. Ciao.<br />
Dario</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Maurizia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-608</link>

		<dc:creator><![CDATA[Maurizia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=117#comment-608</guid>

					<description><![CDATA[Adesso che Montanari si è asciugato la bava da pitbull e si è messo a ragionare, devo dire che è quasi diventato il mio indiano preferito. Forse poteva smetterla anche prima. Conosco l&#039;immagine complessiva dell&#039;autore (piuttosto promettente) ma non direttamente i libri, ne cercherò uno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso che Montanari si è asciugato la bava da pitbull e si è messo a ragionare, devo dire che è quasi diventato il mio indiano preferito. Forse poteva smetterla anche prima. Conosco l&#8217;immagine complessiva dell&#8217;autore (piuttosto promettente) ma non direttamente i libri, ne cercherò uno.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena janeczek		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-607</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=117#comment-607</guid>

					<description><![CDATA[Caro Gustavo Paradiso,
E&#039; vero che nel mio pezzo non ho rilevato la sua finale riconciliazione con Montanari e capisco che tale inesattezza possa averla offesa.
Non metto in discussione il suo diritto di interpretare il mio intervento come vuole, ma c&#039;è un equivoco che vale la pena di chiarire.
Il titolo del pezzo nasce da un incrocio fra due titoli celebri ovvero &quot;Dieci piccoli indiani&quot; di Agatha Christie e &quot;Sei personaggi in cerca d&#039;autore&quot; di Pirandello.
I &quot;piccoli indiani in cerca d&#039;autore&quot; alludono a Montanari e Moresco, mentre il loro autore sono i commentatori.
Non esiste, nel testo, nessuna contrapposizione fra &quot;piccoli&quot; e &quot;grandi&quot; indiani, scrittori inediti e editi, e la parola &quot;editore&quot; non compare nemmeno.
Una cosa del genere non mi sarebbe mai passata per la mente, così come non ritengo di aver dispensato sentenze di colpevolezza o addirittura condanne a morte dall&#039;alto in basso. 
Forse posso sperare che, come avvenne nel caso di Montanari, anche nel mio lei possa alla fine convincersi di non aver a che fare con un nemico, atteggiamento che a mio avviso rende molto faticoso comiciare a dare un significato costruttivo alle interessanti diatribe sulla comunità e sull&#039;interpretazione di &quot;comunitas&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Gustavo Paradiso,<br />
E&#8217; vero che nel mio pezzo non ho rilevato la sua finale riconciliazione con Montanari e capisco che tale inesattezza possa averla offesa.<br />
Non metto in discussione il suo diritto di interpretare il mio intervento come vuole, ma c&#8217;è un equivoco che vale la pena di chiarire.<br />
Il titolo del pezzo nasce da un incrocio fra due titoli celebri ovvero &#8220;Dieci piccoli indiani&#8221; di Agatha Christie e &#8220;Sei personaggi in cerca d&#8217;autore&#8221; di Pirandello.<br />
I &#8220;piccoli indiani in cerca d&#8217;autore&#8221; alludono a Montanari e Moresco, mentre il loro autore sono i commentatori.<br />
Non esiste, nel testo, nessuna contrapposizione fra &#8220;piccoli&#8221; e &#8220;grandi&#8221; indiani, scrittori inediti e editi, e la parola &#8220;editore&#8221; non compare nemmeno.<br />
Una cosa del genere non mi sarebbe mai passata per la mente, così come non ritengo di aver dispensato sentenze di colpevolezza o addirittura condanne a morte dall&#8217;alto in basso.<br />
Forse posso sperare che, come avvenne nel caso di Montanari, anche nel mio lei possa alla fine convincersi di non aver a che fare con un nemico, atteggiamento che a mio avviso rende molto faticoso comiciare a dare un significato costruttivo alle interessanti diatribe sulla comunità e sull&#8217;interpretazione di &#8220;comunitas&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gustavo P.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-606</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gustavo P.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=117#comment-606</guid>

					<description><![CDATA[L&#8217;assunto principale esposto nell&#8217;articolo di Helena Janeczek è che la colpa dei commentatori di Montanari e di Moresco è non tanto quella di essersi abbandonati a inopportune &#8220;derive tematiche&#8221;, quanto di aver trasformato i &#8220;due autori in personaggi&#8221; di un romanzo estivo, personaggi immaginari, s&#8217;intende, che nulla hanno a che vedere con le reali persone, dinanzi alle quali nessuno dei commentatori intervenuti avrebbe osato rivolgere parole meno che rispettose.
Gli imputati-commentatori sono rei, a detta di Janeczek, di aver fatto di Montanari un personaggio inquadrato a partire da &#8220;Glamour&#8221; (personaggio da salotto e, quindi, servo del potente), di aver ignorato il vero Montanari, anche quando ha dimostrato tutta la sua dottrina, disquisendo &#8220;dottissimamente della corretta etimologia del termine latino&#8221; communitas. Nel romanzo-blog Antonio Moresco, &#8220;il grande solitario&#8221;, figurerebbe come &#8220;antagonista virtuale&#8221; di Montanari. Ma la colpa di tutto ciò non è tanto, secondo la Janeczek, di questi &#8220;piccoli indiani&#8221;, cioè i commentatori di Montanari e Moresco, che parlano tanto e concludono poco, sempre in cerca di un editore che non troveranno mai, mentre i &#8220;grandi indiani&#8221; (si sa chi sono) stanno sempre zitti, come oracoli che un giorno forse parleranno, non si sa quando, ma quando lo faranno di certo il mondo intero cambierà; la colpa di tutto ciò è del tipo di immagine che regna oggi nella nostra società, la quale immagine, &#8220;semplificando, fissa il presente e gli preclude ogni futuro&#8221; creando &#8220;personaggi grossolani, ma assolutamente inefficaci&#8221;, come Berlusconi. No, no, si affretta a precisare Janeczek, sentendo un boato salire dalla platea, i commentatori non sono Berlusconi (e ci mancherebbe&#8230;!), perché non ci hanno i suoi miliardi, ma ragionano come lui, perché come lui sono l&#8217;espressione di questa società dell&#8217;immagine. Quindi: a morte la società dell&#8217;immagine! A morte Berlusconi, che ne cavalca l&#8217;onda! A morte tutti i commentatori di Naz. Ind., che ragionano come Berlusconi! Come dire, un colpo al cerchio e uno alla botte: commentatori di Naz. Ind. e Berlusconi, tutti della stessa pasta; e chi si salva, sapete chi è? Ma lei, naturalmente, Janeczek, che in tutta questa storia è l&#8217;unica a stare nella posizione dell&#8217;intellettuale che guarda dall&#8217;alto la turba dei poveracci che hanno solo voce per commentare e quel parvenu di Berlusconi, vittima in fondo anche lui della società dell&#8217;immagine.
Ecco, Signori miei, qual è il ragionamento che ha fatto Janeczek, ecco l&#8217;essenza ch&#8217;è riuscita a distillare, tutto quanto ha capito di un lungo e meditato dibattito sulla rivista-blog di cui pure è una delle redattrici. Praticamente, non ha capito nulla! In tutto questo tempo in cui ha taciuto ed ha meditato l&#8217;articolo, non l&#8217;ha neppure sfiorata l&#8217;idea che in ballo vi fosse qualcosa di più che non la difesa o l&#8217;attacco personale a Montanari e a Moresco, che vi sono state da più parti sollecitazioni a discutere apertamente su questioni che riguardano tutti, che nessuno ha precluso il futuro di qualche scrittore, spacciando una sua immagine parziale; anzi, essendo il dibattito libero, ognuno poteva precisare e dire la sua come meglio credeva, presentandosi agli altri come meglio gli riusciva. Montanari ha sostenuto una causa-persa per giorni, poi ha avuto il coraggio di fare marcia indietro, infine si è apertamente riconciliato con me e mi risulta che mantenga un buon rapporto anche con quelli di Zibaldoni, mentre con Ant. Mart. sembra che ancora non corra buon sangue. Moresco, da parte sua, ha letto superficialmente tutta la discussione e ha detto la sua anche lui, e non può che essere giudicato per quello che qui, in questo blog, ha scritto, non per le sue opere passate, bellissime, sicuramente, ma che qui non sono in discussione. Se lei, cara Janeczek, dice delle cose inesatte o addirittura false, sarà giudicata per quello che avrà detto qui, in questo blog, dentro questi commenti. È vero, dietro uno pseudonimo si può celare anche un serial killer, ma in cambio si può celare anche chi ti dice la verità. Sta al lettore capire e discernere, e il lettore questo lo sa fare bene, non creda!
Pertanto, il lettore sa bene che i personaggi in una narrazione si costruiscono a partire da quello che dicono e da quello che fanno. E un blog è una narrazione a più voci. Se io, passando da Milano, prenderò in parola Montanari e andrò a trovarlo per stringergli la mano, questo accadrà perché, dopo avergli dato anche del servo nella foga del dibattito, insieme abbiamo cercato e trovato una  verità da condividere e siamo divenuti amici, mentre non andrò a trovare Moresco (fino a prova contraria) perché la superficialità con cui ha letto il dibattito, la sua indisponibilità a capire le ragioni dell&#8217;altro, la sua &#8220;grandezza&#8221; e la sua &#8220;solitudine&#8221; dimostrata in questo romanzo-blog me lo rendono estraneo e lontano da ogni mia aspettativa.
Lei, poi, cara Janeczek, se mi permette una battuta, non abbia paura dei personaggi in cerca d&#8217;autore, coltivi di più la pratica letteraria, provi a inventare personaggi che tirano dritto per la loro strada. Capirà che in essi vi è null&#8217;altro che la vita che si meritano.
Gustavo Paradiso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;assunto principale esposto nell&#8217;articolo di Helena Janeczek è che la colpa dei commentatori di Montanari e di Moresco è non tanto quella di essersi abbandonati a inopportune &#8220;derive tematiche&#8221;, quanto di aver trasformato i &#8220;due autori in personaggi&#8221; di un romanzo estivo, personaggi immaginari, s&#8217;intende, che nulla hanno a che vedere con le reali persone, dinanzi alle quali nessuno dei commentatori intervenuti avrebbe osato rivolgere parole meno che rispettose.<br />
Gli imputati-commentatori sono rei, a detta di Janeczek, di aver fatto di Montanari un personaggio inquadrato a partire da &#8220;Glamour&#8221; (personaggio da salotto e, quindi, servo del potente), di aver ignorato il vero Montanari, anche quando ha dimostrato tutta la sua dottrina, disquisendo &#8220;dottissimamente della corretta etimologia del termine latino&#8221; communitas. Nel romanzo-blog Antonio Moresco, &#8220;il grande solitario&#8221;, figurerebbe come &#8220;antagonista virtuale&#8221; di Montanari. Ma la colpa di tutto ciò non è tanto, secondo la Janeczek, di questi &#8220;piccoli indiani&#8221;, cioè i commentatori di Montanari e Moresco, che parlano tanto e concludono poco, sempre in cerca di un editore che non troveranno mai, mentre i &#8220;grandi indiani&#8221; (si sa chi sono) stanno sempre zitti, come oracoli che un giorno forse parleranno, non si sa quando, ma quando lo faranno di certo il mondo intero cambierà; la colpa di tutto ciò è del tipo di immagine che regna oggi nella nostra società, la quale immagine, &#8220;semplificando, fissa il presente e gli preclude ogni futuro&#8221; creando &#8220;personaggi grossolani, ma assolutamente inefficaci&#8221;, come Berlusconi. No, no, si affretta a precisare Janeczek, sentendo un boato salire dalla platea, i commentatori non sono Berlusconi (e ci mancherebbe&#8230;!), perché non ci hanno i suoi miliardi, ma ragionano come lui, perché come lui sono l&#8217;espressione di questa società dell&#8217;immagine. Quindi: a morte la società dell&#8217;immagine! A morte Berlusconi, che ne cavalca l&#8217;onda! A morte tutti i commentatori di Naz. Ind., che ragionano come Berlusconi! Come dire, un colpo al cerchio e uno alla botte: commentatori di Naz. Ind. e Berlusconi, tutti della stessa pasta; e chi si salva, sapete chi è? Ma lei, naturalmente, Janeczek, che in tutta questa storia è l&#8217;unica a stare nella posizione dell&#8217;intellettuale che guarda dall&#8217;alto la turba dei poveracci che hanno solo voce per commentare e quel parvenu di Berlusconi, vittima in fondo anche lui della società dell&#8217;immagine.<br />
Ecco, Signori miei, qual è il ragionamento che ha fatto Janeczek, ecco l&#8217;essenza ch&#8217;è riuscita a distillare, tutto quanto ha capito di un lungo e meditato dibattito sulla rivista-blog di cui pure è una delle redattrici. Praticamente, non ha capito nulla! In tutto questo tempo in cui ha taciuto ed ha meditato l&#8217;articolo, non l&#8217;ha neppure sfiorata l&#8217;idea che in ballo vi fosse qualcosa di più che non la difesa o l&#8217;attacco personale a Montanari e a Moresco, che vi sono state da più parti sollecitazioni a discutere apertamente su questioni che riguardano tutti, che nessuno ha precluso il futuro di qualche scrittore, spacciando una sua immagine parziale; anzi, essendo il dibattito libero, ognuno poteva precisare e dire la sua come meglio credeva, presentandosi agli altri come meglio gli riusciva. Montanari ha sostenuto una causa-persa per giorni, poi ha avuto il coraggio di fare marcia indietro, infine si è apertamente riconciliato con me e mi risulta che mantenga un buon rapporto anche con quelli di Zibaldoni, mentre con Ant. Mart. sembra che ancora non corra buon sangue. Moresco, da parte sua, ha letto superficialmente tutta la discussione e ha detto la sua anche lui, e non può che essere giudicato per quello che qui, in questo blog, ha scritto, non per le sue opere passate, bellissime, sicuramente, ma che qui non sono in discussione. Se lei, cara Janeczek, dice delle cose inesatte o addirittura false, sarà giudicata per quello che avrà detto qui, in questo blog, dentro questi commenti. È vero, dietro uno pseudonimo si può celare anche un serial killer, ma in cambio si può celare anche chi ti dice la verità. Sta al lettore capire e discernere, e il lettore questo lo sa fare bene, non creda!<br />
Pertanto, il lettore sa bene che i personaggi in una narrazione si costruiscono a partire da quello che dicono e da quello che fanno. E un blog è una narrazione a più voci. Se io, passando da Milano, prenderò in parola Montanari e andrò a trovarlo per stringergli la mano, questo accadrà perché, dopo avergli dato anche del servo nella foga del dibattito, insieme abbiamo cercato e trovato una  verità da condividere e siamo divenuti amici, mentre non andrò a trovare Moresco (fino a prova contraria) perché la superficialità con cui ha letto il dibattito, la sua indisponibilità a capire le ragioni dell&#8217;altro, la sua &#8220;grandezza&#8221; e la sua &#8220;solitudine&#8221; dimostrata in questo romanzo-blog me lo rendono estraneo e lontano da ogni mia aspettativa.<br />
Lei, poi, cara Janeczek, se mi permette una battuta, non abbia paura dei personaggi in cerca d&#8217;autore, coltivi di più la pratica letteraria, provi a inventare personaggi che tirano dritto per la loro strada. Capirà che in essi vi è null&#8217;altro che la vita che si meritano.<br />
Gustavo Paradiso</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ant. Mart.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-605</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ant. Mart.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=117#comment-605</guid>

					<description><![CDATA[D&#039;accordo quasi su tutto quello che dice Montanari. Io sono iperbolico per natura, ma per fortuna ogni tanto qualcuno coglie e riesce, partendo dalle mie esagerazioni, a dipanare un discorso serio. Sulle cose che non condivido - sul &quot;quasi&quot; - ci penso, o aspetto qualche altro intervento, e riparto con le mie elucubrazioni. A presto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo quasi su tutto quello che dice Montanari. Io sono iperbolico per natura, ma per fortuna ogni tanto qualcuno coglie e riesce, partendo dalle mie esagerazioni, a dipanare un discorso serio. Sulle cose che non condivido &#8211; sul &#8220;quasi&#8221; &#8211; ci penso, o aspetto qualche altro intervento, e riparto con le mie elucubrazioni. A presto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Raul Montanari		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-604</link>

		<dc:creator><![CDATA[Raul Montanari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=117#comment-604</guid>

					<description><![CDATA[Mi scusi, Ant Mart. Lei ha tutto il diritto di criticare l&#039;ottica di Helena, anche di ritenere che Helena sbagli completamente obiettivo nel suo personale riassunto di quello che ha chiamato &quot;il romanzo dell&#039;estate&quot;, esattamente come Helena ha il diritto di selezionare fra i quasi 150 interventi che ci sono stati nelle pagine di commento al mio pezzo sul sesso e alle due lettere di Moresco un suo personale, spiazzante filo rosso di analisi. Giudicheranno i lettori, lei per primo, se questa analisi è corretta o meno, o più esattamente se è interessante o meno. Certamente non è corretto iniziare il primo commento al pezzo di Helena con un attacco personale basato sulla sua presunta o reale professione, su chi le paga lo stipendio, ecc. Provo a spiegarle perché non è corretto.
1. Lasciando perdere ovvietà come &quot;guardiamo la luna e non il dito&quot;, per cui se anche Helena fosse una sovvenzionatrice delle squadre della morte colombiane varrebbe comunque la pena di considerare le sue opinioni separatamente dalla sua professione o dalle sue simpatie politiche, lei chi è, Ant Mart, per avere il diritto di delegittimare un interlocutore sulla base del mestiere che fa? Lei per chi lavora? Le sue iniziali non saranno quelle del ministro della difesa Antonio Martino, neh? Lei lavora per una multinazionale farmaceutica, di quelle che massacrano la gente? Lavora in un&#039;agenzia pubblicitaria, di quelle che idem come sopra anche se prevalentemente in senso metaforico? Lei lavora da solo? Paga le tasse? Paga il canone tv? Non c&#039;è nel suo comportamento privato e pubblico niente che si presti all&#039;accusa di antisociale? E&#039; un po&#039; troppo facile chiamarsi Ant Mart e giudicare gli altri non sulla base delle opinioni che esprimono (ripeto: questo è più che legittimo! Lei pensa che il punto vero della discussione agostana sia stato il concetto di communitas? Benissimo! E&#039; una posizione su cui si può essere tranquillamente d&#039;accordo!), ma anzitutto sul fatto che lavorano alla o per la Mondadori. E&#039; molto difficile che una persona sia in condizioni di tale purezza da poter squalificare altri a questo riguardo, e in ogni caso questo andrebbe fatto con ben altro coinvolgimento ed esposizione personale. Almeno di livello francescano, direi, ma lo direi stando dentro una logica che mi sembra sbagliata a priori.
2. In secondo luogo, forse bisognerebbe chiarire finalmente un punto che anche Helena, noto, trascura. 
Può darsi che il mondo editoriale e massmediale in genere sia potente e raffinato (magari! Chi ci lavora dentro sa benissimo che la definizione più esatta è quella che diede anni fa un mio amico: &quot;Le case editrici sono tutte delle baracche&quot;). 
Ma in questo mondo, tranne in piccole realtà pressoché militarizzate, non esiste niente di monolitico. In Mondadori lavorano fior di comunisti, anarchici, liberali di sinistra, gente che ha una sua idea forte del mondo e che cerca di applicarla ogni giorno... e ci riesce! La Mondadori non pubblica solo libri di regime, e neanche falsi libri di controregime come certi parti strazianti di ex compagni in vena di fare del patetico. E&#039; tutto molto più complicato, molto più complesso. Ci sono spinte e controspinte, tendenze e reazioni; c&#039;è la famosa dialettica, e c&#039;è una notevole autonomia politica degli editor. Gli editor, in qualunque casa editrice, sono molto più coinvolti nella battaglia contro gli amministrativi, i signori dei numeri e dei dati, che contro le veline politiche, spesso inesistenti. Potrei farle esempi al limite del comico. Ci sono enclave non solo di sinistra, o comunque di pensiero &quot;contro&quot;, ma anche semplicemente di pensiero &quot;forte&quot; (in termini estetici) nei luoghi più impensati, per esempio al &quot;Giornale&quot;. E&#039; difficile immaginare un quotidiano politicamente più sputtanato del &quot;Giornale&quot;, o perlomeno diciamo che con &quot;Libero&quot; è una bella lotta. La differenza è che al &quot;Giornale&quot; ci sono pagine culturali interessanti, redatte da gente che sa di cosa parla. Faccio un esempio personale. Il &quot;Giornale&quot; ha potuto pubblicare, due anni fa, una recensione ultrapositiva del più politico dei miei romanzi, &quot;Che cosa hai fatto&quot;, un libro in cui la presenza di quello che lei chiama il signor B. è talmente opprimente, pervasiva, portata all&#039;estremo in una Milano invasa da carri armati e torturatori, che contemporaneamente all&#039;uscita di quella recensione ne appariva una sul Manifesto, a firma di Aldo Busi, che definiva il protagonista del libro &quot;il perfetto nuovo fascista berlusconiano&quot;. Scusate davvero l&#039;esempio personale: le cose che ci riguardano le conosciamo meglio. 
Vogliamo parlare dei TG? E&#039; ovvio che ci sono due TG targati Mediaset che rientrano tranquillamente nella definizione di realtà militarizzate. E&#039; altrettanto ovvio che il TG5 è, nell&#039;ambito di quello che può dare un notiziario borghese che deve comunque fare i conti con le pastoie e le banalizzazioni del linguaggio televisivo, un TG che spesso ha assunto posizioni critiche. Il TG5 apre con dati disastrosi sull&#039;economia mentre il TG4, Studio aperto e i due TG RAI in mano alla maggioranza si accalorano a spiegarci che in fondo tutto va bene. Io non ho nessuna particolare simpatia per i conduttori del TG5 (ho anzi un&#039;antipatia coltivata da anni verso vippetti alla Sposini e Bonamici) né per il tono veloce e leggero con cui porgono le notizie, per non parlare degli ultimi escamotage neoedonistici tipo la rubrica &quot;Gusto&quot;, annunciata alle 13 e 25 di ogni giorno con evidente sollievo dal mezzobusto di turno dopo aver snocciolato notizie sconfortanti; però la scelta delle cose da dire, dei contenuti, e dell&#039;ordine in cui esporli è un atto politico, e devo constatare che questa gente, che &quot;prende lo stipendio dal signor B.&quot;, dimostra una decenza rispettabile nello svolgere il proprio lavoro. Da un punto di vista di critica estrema, è evidente che anche loro vanno dritti nel calderone; se staccandosi dall&#039;assoluto platonico si ha voglia di fare qualche distinzione rimestando aristotelicamente nella fogna, le differenze si notano. 
Quindi, senza polemizzare ma con la sola intenzione di puntualizzare, ad Ant Mart e a molti che vedono il mondo dei media e dell&#039;editoria dall&#039;esterno e lo percepiscono meglio organizzato (in senso nazista o anche semplicemente pratico) di come è, vorrei dire che le cose non stanno così. Là dentro, come altrove, ci stanno teste, voci, opinioni, casino, e nella maggior parte dei casi quel poco o quel tanto di libertà che si percepisce nelle scelte degli editor(i) non deriva affatto da una calcolata concessione dall&#039;alto, ma semplicemente dalla battaglia di idee che si svolge quotidianamente, orizzontalmente, fra compromessi e impennate di onestà, come in ogni azienda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi scusi, Ant Mart. Lei ha tutto il diritto di criticare l&#8217;ottica di Helena, anche di ritenere che Helena sbagli completamente obiettivo nel suo personale riassunto di quello che ha chiamato &#8220;il romanzo dell&#8217;estate&#8221;, esattamente come Helena ha il diritto di selezionare fra i quasi 150 interventi che ci sono stati nelle pagine di commento al mio pezzo sul sesso e alle due lettere di Moresco un suo personale, spiazzante filo rosso di analisi. Giudicheranno i lettori, lei per primo, se questa analisi è corretta o meno, o più esattamente se è interessante o meno. Certamente non è corretto iniziare il primo commento al pezzo di Helena con un attacco personale basato sulla sua presunta o reale professione, su chi le paga lo stipendio, ecc. Provo a spiegarle perché non è corretto.<br />
1. Lasciando perdere ovvietà come &#8220;guardiamo la luna e non il dito&#8221;, per cui se anche Helena fosse una sovvenzionatrice delle squadre della morte colombiane varrebbe comunque la pena di considerare le sue opinioni separatamente dalla sua professione o dalle sue simpatie politiche, lei chi è, Ant Mart, per avere il diritto di delegittimare un interlocutore sulla base del mestiere che fa? Lei per chi lavora? Le sue iniziali non saranno quelle del ministro della difesa Antonio Martino, neh? Lei lavora per una multinazionale farmaceutica, di quelle che massacrano la gente? Lavora in un&#8217;agenzia pubblicitaria, di quelle che idem come sopra anche se prevalentemente in senso metaforico? Lei lavora da solo? Paga le tasse? Paga il canone tv? Non c&#8217;è nel suo comportamento privato e pubblico niente che si presti all&#8217;accusa di antisociale? E&#8217; un po&#8217; troppo facile chiamarsi Ant Mart e giudicare gli altri non sulla base delle opinioni che esprimono (ripeto: questo è più che legittimo! Lei pensa che il punto vero della discussione agostana sia stato il concetto di communitas? Benissimo! E&#8217; una posizione su cui si può essere tranquillamente d&#8217;accordo!), ma anzitutto sul fatto che lavorano alla o per la Mondadori. E&#8217; molto difficile che una persona sia in condizioni di tale purezza da poter squalificare altri a questo riguardo, e in ogni caso questo andrebbe fatto con ben altro coinvolgimento ed esposizione personale. Almeno di livello francescano, direi, ma lo direi stando dentro una logica che mi sembra sbagliata a priori.<br />
2. In secondo luogo, forse bisognerebbe chiarire finalmente un punto che anche Helena, noto, trascura.<br />
Può darsi che il mondo editoriale e massmediale in genere sia potente e raffinato (magari! Chi ci lavora dentro sa benissimo che la definizione più esatta è quella che diede anni fa un mio amico: &#8220;Le case editrici sono tutte delle baracche&#8221;).<br />
Ma in questo mondo, tranne in piccole realtà pressoché militarizzate, non esiste niente di monolitico. In Mondadori lavorano fior di comunisti, anarchici, liberali di sinistra, gente che ha una sua idea forte del mondo e che cerca di applicarla ogni giorno&#8230; e ci riesce! La Mondadori non pubblica solo libri di regime, e neanche falsi libri di controregime come certi parti strazianti di ex compagni in vena di fare del patetico. E&#8217; tutto molto più complicato, molto più complesso. Ci sono spinte e controspinte, tendenze e reazioni; c&#8217;è la famosa dialettica, e c&#8217;è una notevole autonomia politica degli editor. Gli editor, in qualunque casa editrice, sono molto più coinvolti nella battaglia contro gli amministrativi, i signori dei numeri e dei dati, che contro le veline politiche, spesso inesistenti. Potrei farle esempi al limite del comico. Ci sono enclave non solo di sinistra, o comunque di pensiero &#8220;contro&#8221;, ma anche semplicemente di pensiero &#8220;forte&#8221; (in termini estetici) nei luoghi più impensati, per esempio al &#8220;Giornale&#8221;. E&#8217; difficile immaginare un quotidiano politicamente più sputtanato del &#8220;Giornale&#8221;, o perlomeno diciamo che con &#8220;Libero&#8221; è una bella lotta. La differenza è che al &#8220;Giornale&#8221; ci sono pagine culturali interessanti, redatte da gente che sa di cosa parla. Faccio un esempio personale. Il &#8220;Giornale&#8221; ha potuto pubblicare, due anni fa, una recensione ultrapositiva del più politico dei miei romanzi, &#8220;Che cosa hai fatto&#8221;, un libro in cui la presenza di quello che lei chiama il signor B. è talmente opprimente, pervasiva, portata all&#8217;estremo in una Milano invasa da carri armati e torturatori, che contemporaneamente all&#8217;uscita di quella recensione ne appariva una sul Manifesto, a firma di Aldo Busi, che definiva il protagonista del libro &#8220;il perfetto nuovo fascista berlusconiano&#8221;. Scusate davvero l&#8217;esempio personale: le cose che ci riguardano le conosciamo meglio.<br />
Vogliamo parlare dei TG? E&#8217; ovvio che ci sono due TG targati Mediaset che rientrano tranquillamente nella definizione di realtà militarizzate. E&#8217; altrettanto ovvio che il TG5 è, nell&#8217;ambito di quello che può dare un notiziario borghese che deve comunque fare i conti con le pastoie e le banalizzazioni del linguaggio televisivo, un TG che spesso ha assunto posizioni critiche. Il TG5 apre con dati disastrosi sull&#8217;economia mentre il TG4, Studio aperto e i due TG RAI in mano alla maggioranza si accalorano a spiegarci che in fondo tutto va bene. Io non ho nessuna particolare simpatia per i conduttori del TG5 (ho anzi un&#8217;antipatia coltivata da anni verso vippetti alla Sposini e Bonamici) né per il tono veloce e leggero con cui porgono le notizie, per non parlare degli ultimi escamotage neoedonistici tipo la rubrica &#8220;Gusto&#8221;, annunciata alle 13 e 25 di ogni giorno con evidente sollievo dal mezzobusto di turno dopo aver snocciolato notizie sconfortanti; però la scelta delle cose da dire, dei contenuti, e dell&#8217;ordine in cui esporli è un atto politico, e devo constatare che questa gente, che &#8220;prende lo stipendio dal signor B.&#8221;, dimostra una decenza rispettabile nello svolgere il proprio lavoro. Da un punto di vista di critica estrema, è evidente che anche loro vanno dritti nel calderone; se staccandosi dall&#8217;assoluto platonico si ha voglia di fare qualche distinzione rimestando aristotelicamente nella fogna, le differenze si notano.<br />
Quindi, senza polemizzare ma con la sola intenzione di puntualizzare, ad Ant Mart e a molti che vedono il mondo dei media e dell&#8217;editoria dall&#8217;esterno e lo percepiscono meglio organizzato (in senso nazista o anche semplicemente pratico) di come è, vorrei dire che le cose non stanno così. Là dentro, come altrove, ci stanno teste, voci, opinioni, casino, e nella maggior parte dei casi quel poco o quel tanto di libertà che si percepisce nelle scelte degli editor(i) non deriva affatto da una calcolata concessione dall&#8217;alto, ma semplicemente dalla battaglia di idee che si svolge quotidianamente, orizzontalmente, fra compromessi e impennate di onestà, come in ogni azienda.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ant. Mart.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-603</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ant. Mart.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=117#comment-603</guid>

					<description><![CDATA[&quot;... ho avuto la sensazione che... nelle varie derive tematiche l’unico tratto continuativo fosse la trasformazione dei due autori in personaggi&quot;. Ecco, &quot;l&#039;unico tratto continuativo&quot;: è questo che io trovo straordinariamente mistificatorio nell&#039;intervento di Janaczeck, e offensivo per chi si è impegnato a discutere per un&#039;estate intera di tante cose, non certo di &quot;personaggi&quot;. Davvero viene da chiederle, Signora Janeczeck: ma che cosa ha letto? Dove è stata? In un altro forum certamente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;&#8230; ho avuto la sensazione che&#8230; nelle varie derive tematiche l’unico tratto continuativo fosse la trasformazione dei due autori in personaggi&#8221;. Ecco, &#8220;l&#8217;unico tratto continuativo&#8221;: è questo che io trovo straordinariamente mistificatorio nell&#8217;intervento di Janaczeck, e offensivo per chi si è impegnato a discutere per un&#8217;estate intera di tante cose, non certo di &#8220;personaggi&#8221;. Davvero viene da chiederle, Signora Janeczeck: ma che cosa ha letto? Dove è stata? In un altro forum certamente.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: caracaterina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-602</link>

		<dc:creator><![CDATA[caracaterina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=117#comment-602</guid>

					<description><![CDATA[La reazione immediatamente registrata da questo suo intervento, signora Janeczek, è un&#039;ulteriore conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, della validità di quanto lei scrive. Nella relazione sociale e, assai spesso, anche in quella intima, sottrarsi alla dimensione di personaggio è uno sforzo pressochè inutile, tanto che vale la pena di porre la condizione di maschera come un dato, come un vincolo di realtà di cui tenere conto a prescindere. Tanto più quanto più la persona ha un, seppur minimo, ruolo &quot;pubblico&quot;. D&#039;altronde, anche i troll che popolano la rete non sono che personaggi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La reazione immediatamente registrata da questo suo intervento, signora Janeczek, è un&#8217;ulteriore conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, della validità di quanto lei scrive. Nella relazione sociale e, assai spesso, anche in quella intima, sottrarsi alla dimensione di personaggio è uno sforzo pressochè inutile, tanto che vale la pena di porre la condizione di maschera come un dato, come un vincolo di realtà di cui tenere conto a prescindere. Tanto più quanto più la persona ha un, seppur minimo, ruolo &#8220;pubblico&#8221;. D&#8217;altronde, anche i troll che popolano la rete non sono che personaggi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Ant. Mart.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-601</link>

		<dc:creator><![CDATA[Ant. Mart.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=117#comment-601</guid>

					<description><![CDATA[Il &quot;contratto a termine&quot; non cambia poi molto le cose. Lei resta una stipendiata di quella Mondadori di cui è proprietario il Signor B. del quale lei parla male... etc... Che strano, non trova? Ma, come dicevo, il mondo editoriale è potente e raffinato, e consente ai suoi dipendenti perfino la &quot;libertà&quot; di parlar male di esso. Non le sembra, questa, una cosa quantomeno da analizzare? Lei avrebbe tutto il tempo e l&#039;occasione, e invece si mette a guardare il mondo come un romanzo che sta solo nella sua testa. Il &quot;contratto a termine&quot;, insomma, non cambia il fatto che lei non ha &quot;voluto&quot; capire niente della discussione estiva sulla &quot;communitas&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il &#8220;contratto a termine&#8221; non cambia poi molto le cose. Lei resta una stipendiata di quella Mondadori di cui è proprietario il Signor B. del quale lei parla male&#8230; etc&#8230; Che strano, non trova? Ma, come dicevo, il mondo editoriale è potente e raffinato, e consente ai suoi dipendenti perfino la &#8220;libertà&#8221; di parlar male di esso. Non le sembra, questa, una cosa quantomeno da analizzare? Lei avrebbe tutto il tempo e l&#8217;occasione, e invece si mette a guardare il mondo come un romanzo che sta solo nella sua testa. Il &#8220;contratto a termine&#8221;, insomma, non cambia il fatto che lei non ha &#8220;voluto&#8221; capire niente della discussione estiva sulla &#8220;communitas&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena janeczek		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2003/09/07/piccoli-indiani-in-cerca-di-autore/#comment-600</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=117#comment-600</guid>

					<description><![CDATA[Non sono editor: sono consulente per la letteratura tedesca: non intervengo sui testi, non ho poteri decisionali, lavoro con un contratto a termine. E non avrei mai scelto di diventare un funzionario editoriale anche se ne esistono di capaci e onesti, altrimenti non verrebbero pubblicati molti libri difficili e importanti che pure riescono ancora ad uscire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non sono editor: sono consulente per la letteratura tedesca: non intervengo sui testi, non ho poteri decisionali, lavoro con un contratto a termine. E non avrei mai scelto di diventare un funzionario editoriale anche se ne esistono di capaci e onesti, altrimenti non verrebbero pubblicati molti libri difficili e importanti che pure riescono ancora ad uscire.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-05-08 19:38:45 by W3 Total Cache
-->