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	Commenti a: Gentile probabilità	</title>
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		<title>
		Di: beppe sebaste		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[beppe sebaste]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie, che meraviglia di articolo. Davvero, che gioia. Mi ha dato desiderio di comunicare con Elena Volpato, e naturalmente con Giuliano Della Casa, col quale ricordo una giornata a Venezia (festival di poesia, settembre &#039;77: io poco più di un ragazzo). Lo vorrei rivedere. Grazie ancora. Spero a presto (bsebaste@tin.it)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie, che meraviglia di articolo. Davvero, che gioia. Mi ha dato desiderio di comunicare con Elena Volpato, e naturalmente con Giuliano Della Casa, col quale ricordo una giornata a Venezia (festival di poesia, settembre &#8217;77: io poco più di un ragazzo). Lo vorrei rivedere. Grazie ancora. Spero a presto (bsebaste@tin.it)</p>
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		Di: andrea barbieri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Capisco che ci vuole poco per distruggere qualunque cosa, ma la mia idea è abbastanza diversa da quella di Sebaste. Mi sono rimasti un sacco di dubbi. Per esempio, all’inizio, perché cercare esempi fra accademici e storici quando è così chiaro che proprio queste persone hanno considerato arte quello che pareva loro e hanno ostacolato tanti artisti, trasformando tutto nel “gioco sociale dell’arte” come ha detto su NI Andrea Inglese. Proviamo a cercare nella storia dell’arte di Argan, uno dei nostri storici e accademici più quotati, il nome dell’americano Basil Wolverton che è stato un artista immenso.
La gioia. Ma è stata uno dei temi più rappresentati del novecento, quante opere parlano della gioia, il ciclo dell’Hourloupe di Dubuffet, i personaggi con la testa piccola e il corpo immenso, spigoloso di Picasso (vi ricordate quelli che giocano sulla spiaggia?), I bambini di Appel, gli animali di Chagall, le streghe, i bambini, i re di Luzzati, la gioia un po’ ebete, inoffensiva dell’antigrazioso di Carrà, la gioia dei colori nelle Macchine inutili di Munari, nei Mobiles di Calder, gli extraterrestri fatti con la sagoma delle tenaglie nei primi dipinti di Manzoni.
E perché poi la rappresentazione della gioia deve essere legata per forza all’acquerello e alla velocità, non può essere più gioiosa la matericità, la sovrabbondanza, la lentezza, il ricorreggere?
Tutti quei nomi famosi nella presentazione, così sembra un party esclusivo: Matisse, Gombrich, Paolini, Vermeer, Morandi. Cos’hanno veramente in comune? L’autorità?
Io non conosco le opere di Giovanni Della Casa, ma la prima immagine inserita è debolissima e la seconda poco meglio (quello che non conosco invece sarà sicuramente ottimo, non lo metto in dubbio), per reggere immagini così hanno bisogno di una teoria dietro, in questo caso appunto la gioia, che le diano un po’ di mistero, ma resta un’operazione che non ha niente a che fare con l’arte, così è come una televendita raffinata. 
Vorrei dire qualcosa anche sulle copertine di Moresco ma mi fermo altrimenti mi sento troppo perfido. Dico questo perché capisco che in fondo quell’articolo è sopra la media di parecchi scritti sull’arte (me la sto prendendo con l&#039;articolo non con i dipinti). Ma penso anche che si può fare di meglio, con più coraggio, più spazio all’immaginazione, più corrosività.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capisco che ci vuole poco per distruggere qualunque cosa, ma la mia idea è abbastanza diversa da quella di Sebaste. Mi sono rimasti un sacco di dubbi. Per esempio, all’inizio, perché cercare esempi fra accademici e storici quando è così chiaro che proprio queste persone hanno considerato arte quello che pareva loro e hanno ostacolato tanti artisti, trasformando tutto nel “gioco sociale dell’arte” come ha detto su NI Andrea Inglese. Proviamo a cercare nella storia dell’arte di Argan, uno dei nostri storici e accademici più quotati, il nome dell’americano Basil Wolverton che è stato un artista immenso.<br />
La gioia. Ma è stata uno dei temi più rappresentati del novecento, quante opere parlano della gioia, il ciclo dell’Hourloupe di Dubuffet, i personaggi con la testa piccola e il corpo immenso, spigoloso di Picasso (vi ricordate quelli che giocano sulla spiaggia?), I bambini di Appel, gli animali di Chagall, le streghe, i bambini, i re di Luzzati, la gioia un po’ ebete, inoffensiva dell’antigrazioso di Carrà, la gioia dei colori nelle Macchine inutili di Munari, nei Mobiles di Calder, gli extraterrestri fatti con la sagoma delle tenaglie nei primi dipinti di Manzoni.<br />
E perché poi la rappresentazione della gioia deve essere legata per forza all’acquerello e alla velocità, non può essere più gioiosa la matericità, la sovrabbondanza, la lentezza, il ricorreggere?<br />
Tutti quei nomi famosi nella presentazione, così sembra un party esclusivo: Matisse, Gombrich, Paolini, Vermeer, Morandi. Cos’hanno veramente in comune? L’autorità?<br />
Io non conosco le opere di Giovanni Della Casa, ma la prima immagine inserita è debolissima e la seconda poco meglio (quello che non conosco invece sarà sicuramente ottimo, non lo metto in dubbio), per reggere immagini così hanno bisogno di una teoria dietro, in questo caso appunto la gioia, che le diano un po’ di mistero, ma resta un’operazione che non ha niente a che fare con l’arte, così è come una televendita raffinata.<br />
Vorrei dire qualcosa anche sulle copertine di Moresco ma mi fermo altrimenti mi sento troppo perfido. Dico questo perché capisco che in fondo quell’articolo è sopra la media di parecchi scritti sull’arte (me la sto prendendo con l&#8217;articolo non con i dipinti). Ma penso anche che si può fare di meglio, con più coraggio, più spazio all’immaginazione, più corrosività.</p>
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		Di: beppe sebaste		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[beppe sebaste]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[beh, l&#039;ho letto adesso, e a me è piaciuto anche questo commento puntuto e ricco di spunti di andrea barbieri. grazie anche a te - detto da lettore. beppe s.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>beh, l&#8217;ho letto adesso, e a me è piaciuto anche questo commento puntuto e ricco di spunti di andrea barbieri. grazie anche a te &#8211; detto da lettore. beppe s.</p>
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