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Infernotto

di Guido Caserza

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UNO
(il berlusconi)

Ha il volto cotto, le ossa brulle ed aride
che alle reni tornano: per la fessa
del culo sputa e soffia come l’aspide
che dal merdone è stretto in strana ressa.
E come il serpe tratto dalla roccia
che guizza nell’arena arida e spessa
e s’intorce sui rocchi e contro coccia
al ferro, il rigattiere dallo strozzo
del casso s’erge e col collo s’alloggia
girando intorno al suo codino mozzo.

Come verso il mattino il ver si sogna
dirò che quando il sole manda obliqui
i suoi raggi, da fonde tane l’ombre
vengono fuori, e muovendo alle gole
tristi al fianco del dimòn che comanda
null’altro braman che il sol si nasconda.

DUE
(il costanzo)

Dentro le melme del primo scaglione
lento, gobbo sotto l’ampio cranio brollo,
quel che in vita mostrò fiero il testone
m’appare: or procede nel loco sollo
e sol strisciando nello strame crista
per quel vapor che ben gli chiude il collo.
Per le mosche che gli stan sulla vista
dà col ceffo e col pie’ di quando in quando
e sfoggia i coppi pien di gialla cispa
come da porcil porco grufolando.

TRE
(il rutelli)

Questi che avanza con faccia di giusto
Rutelli, uom d’ogni frode, è. Due coste
ha pelose che salgon sopra il fusto
e dalla riva branche come rote
a guisa di scorpione tragge in su.
Ma non la coda svela che pur scuote
il vil Francesco, né la bocca lurca:
sopra al secondo cerchio la squamata
schiena erge, levandosi come duca
tenta l’amore ma riesce in pisciata.

Guido Caserza ha pubblicato la raccolta poetica Allegoriche (Oèdipus, 2001); i testi qui presentati sono tratti dalla silloge Malebolge (Zona Editrice, 2003).

8 COMMENTS

  1. Ma insomma… Quando il gioco è così scoperto, quando si mette Berlusconi all’inferno (e dove, sennò?), l’intento morale – o didascalico – non rischia di essere irrimediabilmente depotenziato?
    Che sia più efficace l’allegoria (non certo mirante a far diventare tutti vegetariani) di Ferrari? O addirittura (addirittura!) la luna (la luna!) e gli dèi a piedi della poesia di Benedetti?

  2. Cosa c’è in effetti di più scoperto dell’invettiva e del “vituperium”, di tradizione almeno duecentesca? Non dubito che oggi questo genere, dopo un secolo di dominio del paradigma lirico, sia considerato “poco efficace”. E’ “inquinato” da elementi comici, da un’esplicita riscrittura del testo dantesco , e poi dalla sua dimensione apertamente referenziale. (Troppe violazioni del codice lirico moderno!) Ma tutt’ora esistono dei suoi grandi estimatori.

  3. Non dubito dell’esistenza di grandi estimatori dell’invettiva. Nemmeno a me dispiace, l’invettiva. E riconosco che qui c’è tecnica, sapienza.
    Dubito invece della capacità dell’avanguardia, o meglio di un’avanguardia sempre più istituzionalizzata e dunque prevedibile, di rompere per davvero con la convenzione.
    A ogni modo le mie sono soprattutto domande. Mi chiedo per esempio se chiamare in causa consapevolmente la luna sia – ora come ora – omaggio alla tradizione, convenzione stucchevole o rottura di una convenzione (in primo luogo la convenzione dell’avanguardia).
    Nel leggere (troppo in fretta, devo rileggerlo) “Umana gloria” mi è venuto da pensare anche a Pascoli. Non è che Pascoli mi entusiasmi. Eppure…

  4. Sull’avanguardia istituzionalizzata, son ben d’accordo. D’altra parte era nel progetto stesso della neoavanguardia diventare arte “da museo”. Quanto alla scritura di Caserza è riconducibileper certi aspetti senz’altro alla neoavanguardia, ma si muove oggi lungo una linea di ricerca ben poco istituzionalizzata. Ma una tradizione critica questa si davvero stucchevole ci ha abituati ad avvicinarci ai testi poetici per scaffalatture davvero ottuse: tipo avanguardia contro tradizione. Il riferimento a Dante è ancora più “tradizione” della luna di Benedetti. Allora chi è il più tradizionalista? E la carica espressionista di Ivano ferrari? E il Pascoli di Benedetti (forse come suggerisci c’è davvero una vena pascoliana)? Io tendo ogni volta a sforzarmi di capire qual’è la strategia messa in opera da un certo testo e poi mi chiedo se lo scopo che persegue m’interessa davvero, se gli strumenti espressivi che usa sono all’altezza dello scopo, ecc. Di certo, il genere dell’invettiva si poggia su delle assunzioni di significato già condivise dall’uditorio, mentre poesie come quelle di Ferrari o Benedetti si muovono in zone di senso non assodate, più imprevedibili, più aperte…

  5. Caro Inglese, innanzitutto ti ringrazio per la disponibilità e per il modo di interagire con i lettori di N.I.
    Quanto al resto: penso anch’io che sia necessario evitare pregiudizi e steccati critici grossolani; dunque non ho alcuna difficoltà a condividere il tuo intervento.
    In effetti le mie – lo ripeto – erano soprattutto domande, anche se un po’ provocatorie.
    In concreto leggo tranquillamente Balestrini (a piccole dosi), Sanguineti (con piacere), Porta (con più entusiasmo).
    Non sono per il partito della tradizione più di quanto non sia per altri partiti. E all’interno della tradizione credo che rifarsi a Dante sia più difficile che rifarsi a Petrarca.
    Vedrò di cercare i libri di Caserza. Non sarà semplice. Benedetti (Specchio Mondadori) alla libreria Mondadori della mia città non c’è. L’ho scovato (unica copia) in una libreria defilata, probabilmente destinata a chiudere.

  6. Caro Uvizeta, se davvero manterrai la ferrea determinazione di scovare, con le tue sole forze, un libro di Caserza, ti prego di comunicare anche l’esito dell’impresa (sia esso nullo o di successo). I libri di poesia, anche validi, di piccoli ed effimeri editori hanno di solito una circolazione pre-addomesticamento del cavallo(viaggiano a piedi, sul corpo dell’autore, e passano direttamente dalle sue mani a quelle del bizzarro acquirente).

  7. Caro Inglese, ho fatto così. Ho guardato (senza entrare) la luminosa vetrina della Mondadori, ho superato (senza entrare) l’opaca vetrina della libreria destinata a chiudere, ho tirato dritto VERSO l’ufficio postale. Lì ho compilato il bollettino di VERSAMENTO, ho scritto i titoli, ho fatto la fila, ho pagato, ho rifatto il percorso all’inVERSO. Adesso aspetto i VERSI.
    Dato che c’ero, ne ho ordinati un tot, di VERSI. Ci sono anche i tuoi :-)
    Pubblicità Progresso: http://www.editricezona.it/acquisti.htm

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andrea inglese
andrea inglese
Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ha pubblicato uno studio di teoria del romanzo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e la raccolta di saggi La confusione è ancella della menzogna per l’editore digitale Quintadicopertina (2012). Ha scritto saggi di teoria e critica letteraria, due libri di prose per La Camera Verde (Prati / Pelouses, 2007 e Quando Kubrick inventò la fantascienza, 2011) e sette libri di poesia, l’ultimo dei quali, Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, è apparso in edizione italiana (Italic Pequod, 2013), francese (NOUS, 2013) e inglese (Patrician Press, 2017). Nel 2016, ha pubblicato per Ponte alle Grazie il suo primo romanzo, Parigi è un desiderio (Premio Bridge 2017). Nella collana “Autoriale”, curata da Biagio Cepollaro, è uscita Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016 (Dot.Com Press, 2017). Ha curato l’antologia del poeta francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009). È uno dei membri fondatori del blog letterario Nazione Indiana. È nel comitato di redazione di alfabeta2. È il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini.