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	Commenti a: Diario dell&#8217;educatore	</title>
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		Di: luminamenti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questo articolo è suggestivo, ricco di immagini, metafore, ha il suo fascino retorico. Tuttavia Illich a suo tempo scrisse qualcosa a mio parere di straordinario sull&#039;Homo Educandus, partendo dal presupposto che i pedagogisti hanno ancora la convinzione che il paradigma della sfera educativa è privo di inizio. Keinesiani e marxisti, pianificatori di curriculi e promotori di scuole libere, cinesi e americani, tutti sono convinti che l&#039;uomo sia per natura educandus, che il suo benessere, anzi, la sua esistenza, dipenda dai servizi della sfera educativa. L&#039;analisi di Illich se non ricordo male, partiva da un&#039;analoga considerazione sull&#039;homo economicus, considerando questo il risultato di una costruzione sociale moderna. Illich sosteneva che le culture tradizionali conosciute possono essere interpretate come configurazioni significative il cui scopo principale è la repressione delle condizioni nelle quali la scarsità diventerebbe dominante nei rapporti sociali. Queste culture fanno valere regole di condotta che prevengono la comparsa del fenomeno della scarsità. Per Illich l&#039;homo economicus nasce nel momento in cui si costituisce il &quot;regime&quot; della scarsità&quot; e si fanno così saltare le culture tradizionali. Tornando adesso all&#039;Homo educandus, Illich diceva che se i concetti di cui esso si alimenta (bisogni educativi, apprendimento, risorse scarse, eccetera) vengono riconosciuti come appartenenti a un paradigma nient&#039;affatto naturale, si apre così la strada alla storia dell&#039;homo educandus. In questo modo gli studiosi di  educazione comparata giungerebbero a riconoscere nell&#039;apprendimento in condizioni di scarsità delle opportunità, una caratteristica senza paragoni nel nostro mondo. Questo fatto permetterebbe  a coloro che si dedicano alla comparazione di limitare la propria ricerca a queli aspetti che presentano caratteristiche fenomenologiche comuni. L&#039;autolimitazione farebbe della disciplina un&#039;impresa ancora più legittima di quanto non sia attualmente. Inoltre, l&#039;educazione comparata diventerebbe in tal modo uno dei rari campi nei quali si intende chiarire uno degli aspetti meno riconosciuti e più caratteristici del nostro tempo: la sopravvivenza, persino nel cuore delle società più sviluppate, di forme dell&#039;immaginazione, regole di condotta e schemi d&#039;azione che hanno resistito con successo alla colonizzazione da parte del regime della scarsità (di questo regime ne ha parlato a lungo anche Deleuze e Guattari nell&#039;Antiedipo). Come diceva Illich, spero che sebbene la maggioranza di voi sia stato educata, molto conservino ancora la consapevolezza di non avere mai appreso a camminare e respirare.  
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo articolo è suggestivo, ricco di immagini, metafore, ha il suo fascino retorico. Tuttavia Illich a suo tempo scrisse qualcosa a mio parere di straordinario sull&#8217;Homo Educandus, partendo dal presupposto che i pedagogisti hanno ancora la convinzione che il paradigma della sfera educativa è privo di inizio. Keinesiani e marxisti, pianificatori di curriculi e promotori di scuole libere, cinesi e americani, tutti sono convinti che l&#8217;uomo sia per natura educandus, che il suo benessere, anzi, la sua esistenza, dipenda dai servizi della sfera educativa. L&#8217;analisi di Illich se non ricordo male, partiva da un&#8217;analoga considerazione sull&#8217;homo economicus, considerando questo il risultato di una costruzione sociale moderna. Illich sosteneva che le culture tradizionali conosciute possono essere interpretate come configurazioni significative il cui scopo principale è la repressione delle condizioni nelle quali la scarsità diventerebbe dominante nei rapporti sociali. Queste culture fanno valere regole di condotta che prevengono la comparsa del fenomeno della scarsità. Per Illich l&#8217;homo economicus nasce nel momento in cui si costituisce il &#8220;regime&#8221; della scarsità&#8221; e si fanno così saltare le culture tradizionali. Tornando adesso all&#8217;Homo educandus, Illich diceva che se i concetti di cui esso si alimenta (bisogni educativi, apprendimento, risorse scarse, eccetera) vengono riconosciuti come appartenenti a un paradigma nient&#8217;affatto naturale, si apre così la strada alla storia dell&#8217;homo educandus. In questo modo gli studiosi di  educazione comparata giungerebbero a riconoscere nell&#8217;apprendimento in condizioni di scarsità delle opportunità, una caratteristica senza paragoni nel nostro mondo. Questo fatto permetterebbe  a coloro che si dedicano alla comparazione di limitare la propria ricerca a queli aspetti che presentano caratteristiche fenomenologiche comuni. L&#8217;autolimitazione farebbe della disciplina un&#8217;impresa ancora più legittima di quanto non sia attualmente. Inoltre, l&#8217;educazione comparata diventerebbe in tal modo uno dei rari campi nei quali si intende chiarire uno degli aspetti meno riconosciuti e più caratteristici del nostro tempo: la sopravvivenza, persino nel cuore delle società più sviluppate, di forme dell&#8217;immaginazione, regole di condotta e schemi d&#8217;azione che hanno resistito con successo alla colonizzazione da parte del regime della scarsità (di questo regime ne ha parlato a lungo anche Deleuze e Guattari nell&#8217;Antiedipo). Come diceva Illich, spero che sebbene la maggioranza di voi sia stato educata, molto conservino ancora la consapevolezza di non avere mai appreso a camminare e respirare.  </p>
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