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	Commenti a: Il professionista e il dilettante	</title>
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		<title>
		Di: gamma		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gamma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma che ci sbrodola a fare &#039;sto luminamenti-multilamenti tra i post?
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma che ci sbrodola a fare &#8216;sto luminamenti-multilamenti tra i post?</p>
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		<title>
		Di: Fabrizio Corselli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/14/il-professionista-e-il-dilettante/#comment-2743</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Corselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molte volte i corsi li trovo inutili. La conoscenza della tecnica può avvenire da un proprio studio approfondito, lo scrittore può  conoscerla per caso e andarvi incontro con i propri passi, ma nasce da lui l&#039;operare questa meditata ricerca della struttura. Il principio della tecnica prevede la metabolizzazione degli strumenti acquisiti, un percorso esperienziativo introiettato e non imboccato, perché la maggior parte dei corsi è questo, un mero imboccare il partecipante con nozioni e basta, tralasciando la sua flessibilità di pensiero. Il grosso lavoro spetta a quest&#039;ultimo che dovrà rielaborarli a casa e crearsi un proprio percorso formativo orientato verso la costituzione di un proprio stilema. è un pò come la palestra, potremmo fare esercizi ginnici per i fatti nostri a casa, non pagando nulla, ma si è così apatici e indolenti (in questo caso nella volontarietà d&#039;azione mentale) da doverci costringere a farli col pretesto della palestra. Lo scrittore può studiare da solo e da solo imparare più di quanto lo faccio ad un corso. Sono un grande assertore dell&#039;autodidattica (con criterio s&#039;intende). Ciao ciao.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molte volte i corsi li trovo inutili. La conoscenza della tecnica può avvenire da un proprio studio approfondito, lo scrittore può  conoscerla per caso e andarvi incontro con i propri passi, ma nasce da lui l&#8217;operare questa meditata ricerca della struttura. Il principio della tecnica prevede la metabolizzazione degli strumenti acquisiti, un percorso esperienziativo introiettato e non imboccato, perché la maggior parte dei corsi è questo, un mero imboccare il partecipante con nozioni e basta, tralasciando la sua flessibilità di pensiero. Il grosso lavoro spetta a quest&#8217;ultimo che dovrà rielaborarli a casa e crearsi un proprio percorso formativo orientato verso la costituzione di un proprio stilema. è un pò come la palestra, potremmo fare esercizi ginnici per i fatti nostri a casa, non pagando nulla, ma si è così apatici e indolenti (in questo caso nella volontarietà d&#8217;azione mentale) da doverci costringere a farli col pretesto della palestra. Lo scrittore può studiare da solo e da solo imparare più di quanto lo faccio ad un corso. Sono un grande assertore dell&#8217;autodidattica (con criterio s&#8217;intende). Ciao ciao.</p>
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		Di: Altro J.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Altro J.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sacrosanto Malatesta! Quando la smetteranno gli &quot;scrittori di professione&quot; (spesso incompetentissimi!) di ammorbarci con la loro inutile sapienza da prof? Quando chiuderanno, per decreto, le scuole di scrittura? Quando la si smetterà di trattare lo scrivere - che insegue le meccaniche del desiderio - come una vile merce? Speriamo presto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sacrosanto Malatesta! Quando la smetteranno gli &#8220;scrittori di professione&#8221; (spesso incompetentissimi!) di ammorbarci con la loro inutile sapienza da prof? Quando chiuderanno, per decreto, le scuole di scrittura? Quando la si smetterà di trattare lo scrivere &#8211; che insegue le meccaniche del desiderio &#8211; come una vile merce? Speriamo presto.</p>
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		<title>
		Di: Malatesta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/14/il-professionista-e-il-dilettante/#comment-2741</link>

		<dc:creator><![CDATA[Malatesta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Trovo la distinzione dilettante-professionista uno schematismo non solo inutile, ma inverosimile e irreale. Ogni autore ha il proprio sentimento e modo di scrivere. La scrittura è un piatto che va consumato freddo? E chi lo dice? Ci sono autori, non per questo non professionisti, capaci di scrivere cavalcando emozioni o impressioni del momento. E altri autori &quot;da laboratorio&quot; che, masticando e rimasticando emozioni e impressioni passate, non sanno darcene un&#039;immagine viva.
Aggiungo, inoltre, il mio rifiuto di qualsiasi scuola di scrittura. I veri scrittori non nascono da là. La pittura richiede una sapienza tecnica nella gestione dei colori e del pennello che non è richiesta allo scrittore (prendi la penna o la tastiera e scrivi!). Mi si parlerà, allora, dell&#039;armamentario retorico del buon scrittore... Ma, in verità, chi usa meglio la retorica è colui che la desume implicitamente dalle proprie letture ed esercizi di scrittura, che la assimila più o meno cosciamente a forza di leggere e scrivere, di certo non colui che viene &quot;imboccato&quot;, al quale si dice &quot;le regole sono queste, queste e queste...&quot;. La differenza è simile a quella che passa tra chi impara una seconda lingua parlandola e chi studiandone pedissequamente la grammatica: chi la parlerà meglio? Per questo le scuole di scrittura non sono che delle botteghe in cui si espone una merce che non è in vendita... Che uno scrittore affermato possa dare consigli, suggerire qualche tecnica o miglioramento agli apprendisti scrittori, questo ci sta... ma che ciò venga pagato... ecco, lasciatemi rimpiangere i tempi in cui si inviava per lettera il proprio racconto o la propria poesia a un Pontiggia o a un Montale e questi, disinteressatamente e in forma del tutto gratuita, dispensavano suggerimenti e consigli...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Trovo la distinzione dilettante-professionista uno schematismo non solo inutile, ma inverosimile e irreale. Ogni autore ha il proprio sentimento e modo di scrivere. La scrittura è un piatto che va consumato freddo? E chi lo dice? Ci sono autori, non per questo non professionisti, capaci di scrivere cavalcando emozioni o impressioni del momento. E altri autori &#8220;da laboratorio&#8221; che, masticando e rimasticando emozioni e impressioni passate, non sanno darcene un&#8217;immagine viva.<br />
Aggiungo, inoltre, il mio rifiuto di qualsiasi scuola di scrittura. I veri scrittori non nascono da là. La pittura richiede una sapienza tecnica nella gestione dei colori e del pennello che non è richiesta allo scrittore (prendi la penna o la tastiera e scrivi!). Mi si parlerà, allora, dell&#8217;armamentario retorico del buon scrittore&#8230; Ma, in verità, chi usa meglio la retorica è colui che la desume implicitamente dalle proprie letture ed esercizi di scrittura, che la assimila più o meno cosciamente a forza di leggere e scrivere, di certo non colui che viene &#8220;imboccato&#8221;, al quale si dice &#8220;le regole sono queste, queste e queste&#8230;&#8221;. La differenza è simile a quella che passa tra chi impara una seconda lingua parlandola e chi studiandone pedissequamente la grammatica: chi la parlerà meglio? Per questo le scuole di scrittura non sono che delle botteghe in cui si espone una merce che non è in vendita&#8230; Che uno scrittore affermato possa dare consigli, suggerire qualche tecnica o miglioramento agli apprendisti scrittori, questo ci sta&#8230; ma che ciò venga pagato&#8230; ecco, lasciatemi rimpiangere i tempi in cui si inviava per lettera il proprio racconto o la propria poesia a un Pontiggia o a un Montale e questi, disinteressatamente e in forma del tutto gratuita, dispensavano suggerimenti e consigli&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Fabrizio Corselli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/14/il-professionista-e-il-dilettante/#comment-2740</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Corselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Hai ragione Capote, me ne sono accorto adesso. Allora, rettifico, sono d&#039;accordo con Ferrazzi. Ciao ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hai ragione Capote, me ne sono accorto adesso. Allora, rettifico, sono d&#8217;accordo con Ferrazzi. Ciao ciao</p>
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		<title>
		Di: capote		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/14/il-professionista-e-il-dilettante/#comment-2739</link>

		<dc:creator><![CDATA[capote]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro corselli, mi sa che tu non hai capito l&#039;ironia del mio messaggio, altrimenti non saresti d&#039;accordo con me...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro corselli, mi sa che tu non hai capito l&#8217;ironia del mio messaggio, altrimenti non saresti d&#8217;accordo con me&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Fabrizio Corselli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/14/il-professionista-e-il-dilettante/#comment-2738</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Corselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo con Capote e Ferrazzi. Dietro la scrittura c&#039;è molto di più così come in ogni forma d&#039;arte, e la falsa democrazia delle opinioni ha portato purtroppo ad una sub-interpretazione della scrittura contemporanea intesa come pancreazionismo e facilità d&#039;uso... &quot;scrivi... basta che scrivi, e se qualcuno anche uno solo recepisce emotivamente al di là dei contenuti ivi espressi, allora può dirsi scrittore&quot;. Situazione di comodo. I corsi sono utili laddove il depositario della conoscenza in questione riesca a creare un buona forma mediatica di trasferimento delle nozioni. Molti dei corsi di scrittura sono basati sul &quot;plagio&quot; stilistico dell&#039;insegnante, o per meglio dire, quest&#039;ultimo deve essere in grado di recepire le forme individuali di ogni partecipante per creare in altro momento un recupero pieno e flessibile della componente ideativa dell&#039;interessato, non condizionandola e per di più asservendola ad un propria visione della letteratura; molti purtroppo impongono il loro stile durante i corsi. Le nuove leve hanno bisogno degli strumenti necessari per poi introiettarli e farli propri, come accade nella dimensione esperienziativa di ogni individuo. Il ritorno ai &quot;fondamentali&quot; è necessario poiché vuoi o non vuoi, nelll&#039;uso del termine &quot;moderno&quot;, &quot;contemporaneo&quot;, il loro sostrato si poggia sull&#039;ombra del passato ma ivi data l&#039;incapacità dell&#039;individuo di analizzarne le profonde tinte, è preferibile dimenticarli piuttosto che occuparsene con atto di dedizione. Ciao ciao.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con Capote e Ferrazzi. Dietro la scrittura c&#8217;è molto di più così come in ogni forma d&#8217;arte, e la falsa democrazia delle opinioni ha portato purtroppo ad una sub-interpretazione della scrittura contemporanea intesa come pancreazionismo e facilità d&#8217;uso&#8230; &#8220;scrivi&#8230; basta che scrivi, e se qualcuno anche uno solo recepisce emotivamente al di là dei contenuti ivi espressi, allora può dirsi scrittore&#8221;. Situazione di comodo. I corsi sono utili laddove il depositario della conoscenza in questione riesca a creare un buona forma mediatica di trasferimento delle nozioni. Molti dei corsi di scrittura sono basati sul &#8220;plagio&#8221; stilistico dell&#8217;insegnante, o per meglio dire, quest&#8217;ultimo deve essere in grado di recepire le forme individuali di ogni partecipante per creare in altro momento un recupero pieno e flessibile della componente ideativa dell&#8217;interessato, non condizionandola e per di più asservendola ad un propria visione della letteratura; molti purtroppo impongono il loro stile durante i corsi. Le nuove leve hanno bisogno degli strumenti necessari per poi introiettarli e farli propri, come accade nella dimensione esperienziativa di ogni individuo. Il ritorno ai &#8220;fondamentali&#8221; è necessario poiché vuoi o non vuoi, nelll&#8217;uso del termine &#8220;moderno&#8221;, &#8220;contemporaneo&#8221;, il loro sostrato si poggia sull&#8217;ombra del passato ma ivi data l&#8217;incapacità dell&#8217;individuo di analizzarne le profonde tinte, è preferibile dimenticarli piuttosto che occuparsene con atto di dedizione. Ciao ciao.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Marco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/14/il-professionista-e-il-dilettante/#comment-2737</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Viva Carmelo Bene. E&#039; il numero 1. (...e tutti gli altri sono nessuno...).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Viva Carmelo Bene. E&#8217; il numero 1. (&#8230;e tutti gli altri sono nessuno&#8230;).</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/14/il-professionista-e-il-dilettante/#comment-2736</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Conosco solo per sentito raccontare il mondo delle scuole di scrittura. Mi fido di quei racconti fatti da gente che vi insegna e vi impara, gente seria. Quello che dice Ferrazzi mi sembra ben detto, la frequentazione non da garanzia, è il talento e la perseveranza che contano per arrivare a un risultato. Le motivazioni, poi, possono essere a mio parere di &quot;ascoltatore&quot; esterno le più diverse; voglia di fare qualcosa di nuovo, esprimersi comunque, incontrare gente nuova e interessante, tutte queste cose insieme più il desiderio di pubblicare. Ma ciò ovviamente non basta. Si desidera ciò che non si ha ma anche ciò che non si conosce. E pubblicare è solo il primo passo di una lunga - o breve, dipende da tanti fattori- marcia. Una marcia costellate d&#039;intoppi, incontri fortunati o sfortunati, caso, opportunismo e impegno. Secondo me per diventare davvero scrittori (che non significa, lo dico chiaro, necessariamente pubblicare) bisogna sentirselo dentro; è qualcosa che ti prende allo stomaco fin da bambino, una specie di premonizione che agisce da languore. Non so se mi spiego. Te lo devi sentire come ti senti bene se stai bene e male se stai male,diciamo.
Ora però vorrei estrapolare alcune frasi del discorso, invero leggermente confuso (perlomeno alla mia percezione di lettore) di Sandro Veronesi.

&quot;L&#039;arte terapeutica c&#039;è: è per i dilettanti, quelli che oggi lo fanno e domani non possono più farlo perchè hanno vinto il concorso alle poste ecc.&quot;
E&#039; un teorema, questo? Io penso di no. Personalmente sono diventato scrittore un pò per caso e un pò per tigna e con un pò di talento e tante letture; e nel frattempo ho lavorato, ho guadagnato, ho speso, ho buttato via, ho ripreso, ho mandato al diavolo ecc. Insomma: ho vissuto. Forse ci ho messo più tempo, ma anche questo è opinabile: alla base secondo me ci vuole molto autocontrollo e molto, molto spirito autocritico. Diventare il critico spietato di sè stessi è un ottimo metodo, almeno per me lo è stato.

Io ora sintetizzerei il discorso di Veronesi sull&#039;approccio dilettantistico alla scrittura in una frase:
ho qualcosa da dire e lo dico quando mi pare/quando lo sento/ quando non ne posso fare a meno.
Per l&#039; approccio professionistico riprendo le parole di Veronesi:&quot;Io sto scrivendo il romanzo. Non mi rompete i coglioni finchè non ho finito questa missione non ce n&#039;è per nessuno. Io son nato qui e resto qui in camera e mi date da mangiare come prima&quot;.
L&#039;approccio professionistico, mi chiedo, è, al tirar delle somme, riservato solo ai figli di papa?...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Conosco solo per sentito raccontare il mondo delle scuole di scrittura. Mi fido di quei racconti fatti da gente che vi insegna e vi impara, gente seria. Quello che dice Ferrazzi mi sembra ben detto, la frequentazione non da garanzia, è il talento e la perseveranza che contano per arrivare a un risultato. Le motivazioni, poi, possono essere a mio parere di &#8220;ascoltatore&#8221; esterno le più diverse; voglia di fare qualcosa di nuovo, esprimersi comunque, incontrare gente nuova e interessante, tutte queste cose insieme più il desiderio di pubblicare. Ma ciò ovviamente non basta. Si desidera ciò che non si ha ma anche ciò che non si conosce. E pubblicare è solo il primo passo di una lunga &#8211; o breve, dipende da tanti fattori- marcia. Una marcia costellate d&#8217;intoppi, incontri fortunati o sfortunati, caso, opportunismo e impegno. Secondo me per diventare davvero scrittori (che non significa, lo dico chiaro, necessariamente pubblicare) bisogna sentirselo dentro; è qualcosa che ti prende allo stomaco fin da bambino, una specie di premonizione che agisce da languore. Non so se mi spiego. Te lo devi sentire come ti senti bene se stai bene e male se stai male,diciamo.<br />
Ora però vorrei estrapolare alcune frasi del discorso, invero leggermente confuso (perlomeno alla mia percezione di lettore) di Sandro Veronesi.</p>
<p>&#8220;L&#8217;arte terapeutica c&#8217;è: è per i dilettanti, quelli che oggi lo fanno e domani non possono più farlo perchè hanno vinto il concorso alle poste ecc.&#8221;<br />
E&#8217; un teorema, questo? Io penso di no. Personalmente sono diventato scrittore un pò per caso e un pò per tigna e con un pò di talento e tante letture; e nel frattempo ho lavorato, ho guadagnato, ho speso, ho buttato via, ho ripreso, ho mandato al diavolo ecc. Insomma: ho vissuto. Forse ci ho messo più tempo, ma anche questo è opinabile: alla base secondo me ci vuole molto autocontrollo e molto, molto spirito autocritico. Diventare il critico spietato di sè stessi è un ottimo metodo, almeno per me lo è stato.</p>
<p>Io ora sintetizzerei il discorso di Veronesi sull&#8217;approccio dilettantistico alla scrittura in una frase:<br />
ho qualcosa da dire e lo dico quando mi pare/quando lo sento/ quando non ne posso fare a meno.<br />
Per l&#8217; approccio professionistico riprendo le parole di Veronesi:&#8221;Io sto scrivendo il romanzo. Non mi rompete i coglioni finchè non ho finito questa missione non ce n&#8217;è per nessuno. Io son nato qui e resto qui in camera e mi date da mangiare come prima&#8221;.<br />
L&#8217;approccio professionistico, mi chiedo, è, al tirar delle somme, riservato solo ai figli di papa?&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: capote		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/14/il-professionista-e-il-dilettante/#comment-2735</link>

		<dc:creator><![CDATA[capote]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[cari principianti, ascoltate ferrazzi, e lasciate stare i consigli di sandro veronesi. ferrazzi del resto è l&#039;autore di frasi come: &quot;il cielo è una lama che cade a picco e trancia l&#8217;orizzonte&quot;; &quot;scese in strada galleggiando su una nuvola di incoscienza, con in bocca uno strano sapore di nostalgia.&quot; ascoltate ferrazzi. è una garanzia. altro che veronesi!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cari principianti, ascoltate ferrazzi, e lasciate stare i consigli di sandro veronesi. ferrazzi del resto è l&#8217;autore di frasi come: &#8220;il cielo è una lama che cade a picco e trancia l&#8217;orizzonte&#8221;; &#8220;scese in strada galleggiando su una nuvola di incoscienza, con in bocca uno strano sapore di nostalgia.&#8221; ascoltate ferrazzi. è una garanzia. altro che veronesi!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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