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	Commenti a: La merce invenduta piange	</title>
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		<title>
		Di: Rapido ed Invisibile		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/31/la-merce-invenduta-piange/#comment-3116</link>

		<dc:creator><![CDATA[Rapido ed Invisibile]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Pardòn, Emma. Però ti devo una precisazione. Io non vado in coppia con nessuno. (Fatti miei, certo).
Io non do nè prendo ripetizioni. (Fatti miei anche questi, si). 
Sulle tabelline siamo d&#039;accordo. 
Non mi sono mai venduto (fatti miei ma proprio miei non sai quanto).
Ma insomma, perchè tutto questo livore?

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pardòn, Emma. Però ti devo una precisazione. Io non vado in coppia con nessuno. (Fatti miei, certo).<br />
Io non do nè prendo ripetizioni. (Fatti miei anche questi, si).<br />
Sulle tabelline siamo d&#8217;accordo.<br />
Non mi sono mai venduto (fatti miei ma proprio miei non sai quanto).<br />
Ma insomma, perchè tutto questo livore?</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Malatesta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/31/la-merce-invenduta-piange/#comment-3095</link>

		<dc:creator><![CDATA[Malatesta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Scarpa,
le cose andrebbero meglio se si chiarisse l&#039;equivoco di base.

Le mie righe (tranne quando parlo del post &quot;La sinistra italiana cambia in meglio&quot;) non facevano riferimento a questa poesia, ma in generale alla poesia di Nove, e in particolare all&#039;ultimo Nove, quello che secondo alcuni inizia nel &#039;96 (col passaggio dal nome allo pseudonimo, suggello di una nuova identità), ma che secondo me risale almeno ai primi anni Novanta, con degli indizi ancora precedenti. Ergo, quando parlo di un misto di antipoesia, tendenza pop e critica sociale, mi riferisco all&#039;intero &quot;meccanismo&quot; della poesia dell&#039;ultimo Nove, dove spesso alcuni di questi elementi, frammischati ora tra loro ora con altri, compaiono. Tra l&#039;altro lo stesso Pagliarani, nella prefazione a Fuoco su Babilonia, parla di &quot;pop-scrittura&quot;, di &quot;mimesi pop&quot; la Gaetani...

Dunque, concordo con lei quando osserva che questo componimento è il contrario dell&#039;antipoesia. Conosco la tendenza di Nove a poeticizzare l&#039;impoetico, a sublimare la quotidianità anche mediatica e commerciale (un&#039;attenzione al minimo e al quotidiano che gli deriva da Giudici e, attraverso Giudici, fin dai crepuscolari, i primi a immettere nella poesia una materia volutamente povera e impoetica, &quot;le bucce delle arance&quot; di Govoni)... Ma converrà che altre poesie della produzione noviana (alla quale in generale, ripeto, mi riferivo), come &quot;Perlana ammorbidente&quot;, contengono una buona dose di antipoesia (non mi dirà che l&#039;immagine del suicida che assapora il proprio sangue misto al perlana ammorbidente è impoetico poeticizzato?, anzi è proprio il contrario: un tema poetico e sublime come la morte banalizzato e spoeticizzato dall&#039;accostamento all&#039;entità commerciale, alla &quot;merceterna&quot; noviana...)

Ho compreso il senso della poesia, la sua componente &quot;umanistica&quot;. Anche per questo ho esordito parlando della poesia &quot; sociale&quot; di Nove: se la sua fosse una poesia esclusivamente dedita ai dettagli e al quotidiano, certo non le avrei dato una simile connotazione (semmai avrei parlato di crepuscolarismo, che non è sociale - tranne un po&#039; quello govoniano -, i crepuscolari dichiaravano con Moretti di non avere nulla da dire, mentre Nove eccome se ha da dire...)

Dunque, ho trascurato per un attimo il messaggio (pur sempre una lacuna, lo ammetto) per privilegiare l&#039;analisi estetica, formale. Anche perché, secondo me, nell&#039;estetica si gioca gran parte della poesia di Nove. Ad es. nell&#039;uso della metrica. Una metrica perfetta, raramente scassinata internamente come avviene da Pascoli, Crepuscolari e Montale in giù, e che serve a Nove a far strindere ancora più forte il contrasto tra le altezze del canto e la miseria della materia cantata. Oppure il riferimento ossessivo e wharoliano a marche, merci, &quot;scatole e scatolette&quot; (per citare un finale di poesia di Patrizia Cavalli, che riecheggia lontanamente quello di questa poesia di Nove).

Per altro, l&#039;umanizzazione degli oggetti non mi ha colpito eccessivamente. Sia perché l&#039;umanizzazione, la tendenza a far parlare gli oggetti è abusata in letteratura (Nove avrebbe potuto descrivere le merci anzicché farle parlare, dare al componimento un taglio più narrativo anzicché lirico-patetico: ma qui lei mi dirà che ragiono ancora con categorie estetizzanti), sia perché - ma questa è una opinione personale - l&#039;idea dell&#039;umanizzazione delle merci mi è sembrata un po&#039; scopiazzata, visto che in questi giorni qualcosa di estremamente simile si sente e risente alla radio, in un refrain di Samuele Bersani (&quot;Sei una creatura di prima scelta / sopra il banco del reparto convenienza ecc.&quot;).

Resta il fatto che Nove, e anche questa sua poesia, non mi dispiace, come ho già detto. Solo alcune cose non mi convincono, e per questo ho auspicato un &quot;suo superamento di se stesso&quot; (cioè banalizzando, ho detto: Nove sei bravo, ma secondo me puoi fare molto, molto meglio).

Dico &quot;superamento&quot; nel senso generico di &quot;miglioramento&quot;. Ma lei, caro Scarpa, scrive: &quot;Critichi l&#039;avanguardia ma auspichi un &quot;superamento&quot;, che è categoria avanguardisticissima.&quot; Io non criticavo l&#039;avanguardia, ma sostenevo l&#039;esaurimento delle sue spinte iniziali. Né parlavo dell&#039;avanguardia tout court, cioè del concetto in sé di avanguardia, ma dell&#039;avanguardia ormai datata alla quale Nove in parte si rifà. In questo non vedo contraddizione, ma semmai coerenza: Nove, QUELLA avanguardia alla quale ti ispiri è vecchia, ergo sùperati, passa oltre, non restare impigliato ad essa, migliòrati...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Scarpa,<br />
le cose andrebbero meglio se si chiarisse l&#8217;equivoco di base.</p>
<p>Le mie righe (tranne quando parlo del post &#8220;La sinistra italiana cambia in meglio&#8221;) non facevano riferimento a questa poesia, ma in generale alla poesia di Nove, e in particolare all&#8217;ultimo Nove, quello che secondo alcuni inizia nel &#8217;96 (col passaggio dal nome allo pseudonimo, suggello di una nuova identità), ma che secondo me risale almeno ai primi anni Novanta, con degli indizi ancora precedenti. Ergo, quando parlo di un misto di antipoesia, tendenza pop e critica sociale, mi riferisco all&#8217;intero &#8220;meccanismo&#8221; della poesia dell&#8217;ultimo Nove, dove spesso alcuni di questi elementi, frammischati ora tra loro ora con altri, compaiono. Tra l&#8217;altro lo stesso Pagliarani, nella prefazione a Fuoco su Babilonia, parla di &#8220;pop-scrittura&#8221;, di &#8220;mimesi pop&#8221; la Gaetani&#8230;</p>
<p>Dunque, concordo con lei quando osserva che questo componimento è il contrario dell&#8217;antipoesia. Conosco la tendenza di Nove a poeticizzare l&#8217;impoetico, a sublimare la quotidianità anche mediatica e commerciale (un&#8217;attenzione al minimo e al quotidiano che gli deriva da Giudici e, attraverso Giudici, fin dai crepuscolari, i primi a immettere nella poesia una materia volutamente povera e impoetica, &#8220;le bucce delle arance&#8221; di Govoni)&#8230; Ma converrà che altre poesie della produzione noviana (alla quale in generale, ripeto, mi riferivo), come &#8220;Perlana ammorbidente&#8221;, contengono una buona dose di antipoesia (non mi dirà che l&#8217;immagine del suicida che assapora il proprio sangue misto al perlana ammorbidente è impoetico poeticizzato?, anzi è proprio il contrario: un tema poetico e sublime come la morte banalizzato e spoeticizzato dall&#8217;accostamento all&#8217;entità commerciale, alla &#8220;merceterna&#8221; noviana&#8230;)</p>
<p>Ho compreso il senso della poesia, la sua componente &#8220;umanistica&#8221;. Anche per questo ho esordito parlando della poesia &#8221; sociale&#8221; di Nove: se la sua fosse una poesia esclusivamente dedita ai dettagli e al quotidiano, certo non le avrei dato una simile connotazione (semmai avrei parlato di crepuscolarismo, che non è sociale &#8211; tranne un po&#8217; quello govoniano -, i crepuscolari dichiaravano con Moretti di non avere nulla da dire, mentre Nove eccome se ha da dire&#8230;)</p>
<p>Dunque, ho trascurato per un attimo il messaggio (pur sempre una lacuna, lo ammetto) per privilegiare l&#8217;analisi estetica, formale. Anche perché, secondo me, nell&#8217;estetica si gioca gran parte della poesia di Nove. Ad es. nell&#8217;uso della metrica. Una metrica perfetta, raramente scassinata internamente come avviene da Pascoli, Crepuscolari e Montale in giù, e che serve a Nove a far strindere ancora più forte il contrasto tra le altezze del canto e la miseria della materia cantata. Oppure il riferimento ossessivo e wharoliano a marche, merci, &#8220;scatole e scatolette&#8221; (per citare un finale di poesia di Patrizia Cavalli, che riecheggia lontanamente quello di questa poesia di Nove).</p>
<p>Per altro, l&#8217;umanizzazione degli oggetti non mi ha colpito eccessivamente. Sia perché l&#8217;umanizzazione, la tendenza a far parlare gli oggetti è abusata in letteratura (Nove avrebbe potuto descrivere le merci anzicché farle parlare, dare al componimento un taglio più narrativo anzicché lirico-patetico: ma qui lei mi dirà che ragiono ancora con categorie estetizzanti), sia perché &#8211; ma questa è una opinione personale &#8211; l&#8217;idea dell&#8217;umanizzazione delle merci mi è sembrata un po&#8217; scopiazzata, visto che in questi giorni qualcosa di estremamente simile si sente e risente alla radio, in un refrain di Samuele Bersani (&#8220;Sei una creatura di prima scelta / sopra il banco del reparto convenienza ecc.&#8221;).</p>
<p>Resta il fatto che Nove, e anche questa sua poesia, non mi dispiace, come ho già detto. Solo alcune cose non mi convincono, e per questo ho auspicato un &#8220;suo superamento di se stesso&#8221; (cioè banalizzando, ho detto: Nove sei bravo, ma secondo me puoi fare molto, molto meglio).</p>
<p>Dico &#8220;superamento&#8221; nel senso generico di &#8220;miglioramento&#8221;. Ma lei, caro Scarpa, scrive: &#8220;Critichi l&#8217;avanguardia ma auspichi un &#8220;superamento&#8221;, che è categoria avanguardisticissima.&#8221; Io non criticavo l&#8217;avanguardia, ma sostenevo l&#8217;esaurimento delle sue spinte iniziali. Né parlavo dell&#8217;avanguardia tout court, cioè del concetto in sé di avanguardia, ma dell&#8217;avanguardia ormai datata alla quale Nove in parte si rifà. In questo non vedo contraddizione, ma semmai coerenza: Nove, QUELLA avanguardia alla quale ti ispiri è vecchia, ergo sùperati, passa oltre, non restare impigliato ad essa, migliòrati&#8230;</p>
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		<title>
		Di: raimo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/31/la-merce-invenduta-piange/#comment-3094</link>

		<dc:creator><![CDATA[raimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[qualche giorno fa dicevo che secondo me aldo nove è uno dei tre quattro migliori poeti oggi in italia. quell&#039;altro che stava con me era scettico. ma io insistevo e insisto ancora di più ogni volta che leggo le sue cose. anche le più pernacchiose, come l&#039;assoluta meraviglia di sognando aa roma. oggi mi sono anche letto mezzo suo libro nuovo: notevolissimo, ma talmente importante che viene da chiedere a uno scrittore del genere uno scarto maggiore. ma questo è un discorso lungo, l&#039;ho fatto tutta la sera, e appena posso lo articolerò un po&#039; meglio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>qualche giorno fa dicevo che secondo me aldo nove è uno dei tre quattro migliori poeti oggi in italia. quell&#8217;altro che stava con me era scettico. ma io insistevo e insisto ancora di più ogni volta che leggo le sue cose. anche le più pernacchiose, come l&#8217;assoluta meraviglia di sognando aa roma. oggi mi sono anche letto mezzo suo libro nuovo: notevolissimo, ma talmente importante che viene da chiedere a uno scrittore del genere uno scarto maggiore. ma questo è un discorso lungo, l&#8217;ho fatto tutta la sera, e appena posso lo articolerò un po&#8217; meglio.</p>
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		<title>
		Di: Tiziano Scarpa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/31/la-merce-invenduta-piange/#comment-3093</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bah, Malatesta, ragioni per categorie estetizzantissime. Critichi l&#039;avanguardia ma auspichi un &quot;superamento&quot;, che è categoria avanguardisticissima. Parli di ready-made, ma ti riferisci a una pernacchia di Aldo Nove, comparsa qualche giorno fa su N.I., arguta, sì, (e comunque, non mi pare che sia stata definita un capolavoro), ma che non aveva ovviamente nessuna pretesa rispetto a questa poesia. Ora, a me pare che questa poesia sia tutto fuorché il giochetto tutto INTERNO alle categorie estetiche a cui lo riduci tu: &quot;un misto di antipoesia, tendenze pop, critica sociale...&quot;: applichi le etichette dei critici giornalisti, dei manualotti, i luoghi comuni su Aldo Nove... Ma è proprio IL CONTRARIO! Questa è una poesia semmai fin troppo UMANISTICA. Aldo Nove qui fa IL CONTRARIO dell&#039;antipoesia! Poeticizza anche l&#039;impoetico, il non poeticizzabile! Rende compassionevole un pannolino che desidera essere imbrattato di cacca! (l&#039;unico modo di essere &quot;amato&quot; del pannolino... l&#039;uso, la consumazione della merce come suo desiderio d&#039;amore...!) Traspone un sentimento nelle cose. Umanizza le merci. Fa la morale. Come alcuni testi di Ponge, introduce una lunga premessa per poi risolverla in una similitudine: COME... (&quot;e il suo dolore è tanto SIMILE al nostro&quot;, dice un verso). La mia impressione è che tu perdi di vista la sostanza di quel che DICE questa poesia, e te ne sbarazzi con categorie da manuale di storia della letteratura. Categorie usate male, trea l&#039;altro, perché l&#039;UMANIZZAZIONE fin quasi PATETICA delle merci che introduce qui Aldo Nove non appartiene affatto ai filoni che tu citi. Insomma, hai fatto una lettura nichilista, estetizzante, frivola: una lettura che gronda LETTERATURA, e che rimane impermeabile alle cose intense, dentro il suo scafandro di pre-giudizi iperletterari. Nota bene: non sto affibbiando alla tua persona questi aggettivi (tra l&#039;altro ti firmi con uno pseudonimo, non so proprio chi tu sia e non ha importanza in questo caso; e comunque non mi permetterei mai), ma a QUESTA TUA SINGOLA lettura. Secondo me uno dei mali della poesia e dell&#039;arte sono proprio le letture come questa e gli atteggiamenti estetizzanti da letterati che le nutrono.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bah, Malatesta, ragioni per categorie estetizzantissime. Critichi l&#8217;avanguardia ma auspichi un &#8220;superamento&#8221;, che è categoria avanguardisticissima. Parli di ready-made, ma ti riferisci a una pernacchia di Aldo Nove, comparsa qualche giorno fa su N.I., arguta, sì, (e comunque, non mi pare che sia stata definita un capolavoro), ma che non aveva ovviamente nessuna pretesa rispetto a questa poesia. Ora, a me pare che questa poesia sia tutto fuorché il giochetto tutto INTERNO alle categorie estetiche a cui lo riduci tu: &#8220;un misto di antipoesia, tendenze pop, critica sociale&#8230;&#8221;: applichi le etichette dei critici giornalisti, dei manualotti, i luoghi comuni su Aldo Nove&#8230; Ma è proprio IL CONTRARIO! Questa è una poesia semmai fin troppo UMANISTICA. Aldo Nove qui fa IL CONTRARIO dell&#8217;antipoesia! Poeticizza anche l&#8217;impoetico, il non poeticizzabile! Rende compassionevole un pannolino che desidera essere imbrattato di cacca! (l&#8217;unico modo di essere &#8220;amato&#8221; del pannolino&#8230; l&#8217;uso, la consumazione della merce come suo desiderio d&#8217;amore&#8230;!) Traspone un sentimento nelle cose. Umanizza le merci. Fa la morale. Come alcuni testi di Ponge, introduce una lunga premessa per poi risolverla in una similitudine: COME&#8230; (&#8220;e il suo dolore è tanto SIMILE al nostro&#8221;, dice un verso). La mia impressione è che tu perdi di vista la sostanza di quel che DICE questa poesia, e te ne sbarazzi con categorie da manuale di storia della letteratura. Categorie usate male, trea l&#8217;altro, perché l&#8217;UMANIZZAZIONE fin quasi PATETICA delle merci che introduce qui Aldo Nove non appartiene affatto ai filoni che tu citi. Insomma, hai fatto una lettura nichilista, estetizzante, frivola: una lettura che gronda LETTERATURA, e che rimane impermeabile alle cose intense, dentro il suo scafandro di pre-giudizi iperletterari. Nota bene: non sto affibbiando alla tua persona questi aggettivi (tra l&#8217;altro ti firmi con uno pseudonimo, non so proprio chi tu sia e non ha importanza in questo caso; e comunque non mi permetterei mai), ma a QUESTA TUA SINGOLA lettura. Secondo me uno dei mali della poesia e dell&#8217;arte sono proprio le letture come questa e gli atteggiamenti estetizzanti da letterati che le nutrono.</p>
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		<title>
		Di: iry		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/31/la-merce-invenduta-piange/#comment-3092</link>

		<dc:creator><![CDATA[iry]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[dove si vota per malatesta presidente?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dove si vota per malatesta presidente?</p>
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		<title>
		Di: Mario Bianco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/31/la-merce-invenduta-piange/#comment-3091</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mario Bianco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Egregio signor Nove,
mi pare che con la sua consueta ma farfallina abilità  nel manovrar verbi e nel ritmare cembali
lei vada a cucinare vecchie polpette surgelate da anni  che già sanno di rancido 
forse un po&#039; di adusto inveterato e blagheur, 
però,
mi perdoni l&#039;ardire]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Egregio signor Nove,<br />
mi pare che con la sua consueta ma farfallina abilità  nel manovrar verbi e nel ritmare cembali<br />
lei vada a cucinare vecchie polpette surgelate da anni  che già sanno di rancido<br />
forse un po&#8217; di adusto inveterato e blagheur,<br />
però,<br />
mi perdoni l&#8217;ardire</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: kanji		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/31/la-merce-invenduta-piange/#comment-3090</link>

		<dc:creator><![CDATA[kanji]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[essere o esistere, quindi.....mhmmmm, notevole che ora sia uno degli slogan pubblicitari preferiti (live or exist, in verità recità lo slogan) e tu vai in &quot;paturnia&quot; pensando alla tua esistenza e via con le pippe mentali da non dormirci la notte e invece....invece era tutto ridotto all&#039;osso del cash soldi il commercio equo o meno che sia può trasformarti la vita passando dall&#039;esistenza all&#039;essenza.....mhmmmmm qui si che c&#039;è da non dormirci la notte, o forse, sarebbe meglio dormire la notte, invece che magari, nel cazzeggio delle ore vuote, dar vita alle uova e ai vermicelli producendo orribili generazioni da stonare con slogan pubblicitari!!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>essere o esistere, quindi&#8230;..mhmmmm, notevole che ora sia uno degli slogan pubblicitari preferiti (live or exist, in verità recità lo slogan) e tu vai in &#8220;paturnia&#8221; pensando alla tua esistenza e via con le pippe mentali da non dormirci la notte e invece&#8230;.invece era tutto ridotto all&#8217;osso del cash soldi il commercio equo o meno che sia può trasformarti la vita passando dall&#8217;esistenza all&#8217;essenza&#8230;..mhmmmmm qui si che c&#8217;è da non dormirci la notte, o forse, sarebbe meglio dormire la notte, invece che magari, nel cazzeggio delle ore vuote, dar vita alle uova e ai vermicelli producendo orribili generazioni da stonare con slogan pubblicitari!!!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Malatesta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/31/la-merce-invenduta-piange/#comment-3089</link>

		<dc:creator><![CDATA[Malatesta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ora, scusate se vi rovino la festa. Aprezzo Aldo Nove, la sua poesia pop, antiretorica, sociale ecc. Ma mi augurerei a presto un suo superamento di se stesso... Mi spiego meglio.
Già nell&#039;ultimo post in cui compariva una poesia di Nove si è gridato al capolavoro e al ready-made. Ma il problema di Nove, secondo me, è proprio questo: il ready-made è prossimo a compiere i cento anni,  l&#039;avanguardia storica è diventata tradizione, Andy Warhol oggetto da museo (vedi l&#039;esposizione dell&#039;anno scorso a Monaco)... Certo, quella di Nove è una trasposizione in ambito letterario di quanto è avvenuto a livello pittorico, scultoreo ecc. Ma mi pare che il meccanismo, un misto di antipoesia, tendenze pop, critica sociale, sia ormai logoro e superato...
E&#039; apprezzabile che Nove sia evaso dalla gabbia della lirica elegante, &quot;imbellettata&quot; come direbbe lui, per proporre qualcosa di alternativo e innovativo nell&#039;asfittico panorma della poesia nazionale, ma mi sembra, ecco, che il suo meccanismo poetico sia abusato, un po&#039; arrugginito o, come scrisse una volta Bertolucci delle proprie poesie, di una &quot;perfezione noiosa&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ora, scusate se vi rovino la festa. Aprezzo Aldo Nove, la sua poesia pop, antiretorica, sociale ecc. Ma mi augurerei a presto un suo superamento di se stesso&#8230; Mi spiego meglio.<br />
Già nell&#8217;ultimo post in cui compariva una poesia di Nove si è gridato al capolavoro e al ready-made. Ma il problema di Nove, secondo me, è proprio questo: il ready-made è prossimo a compiere i cento anni,  l&#8217;avanguardia storica è diventata tradizione, Andy Warhol oggetto da museo (vedi l&#8217;esposizione dell&#8217;anno scorso a Monaco)&#8230; Certo, quella di Nove è una trasposizione in ambito letterario di quanto è avvenuto a livello pittorico, scultoreo ecc. Ma mi pare che il meccanismo, un misto di antipoesia, tendenze pop, critica sociale, sia ormai logoro e superato&#8230;<br />
E&#8217; apprezzabile che Nove sia evaso dalla gabbia della lirica elegante, &#8220;imbellettata&#8221; come direbbe lui, per proporre qualcosa di alternativo e innovativo nell&#8217;asfittico panorma della poesia nazionale, ma mi sembra, ecco, che il suo meccanismo poetico sia abusato, un po&#8217; arrugginito o, come scrisse una volta Bertolucci delle proprie poesie, di una &#8220;perfezione noiosa&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesca		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/03/31/la-merce-invenduta-piange/#comment-3088</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[aldo9, tu sei la Manzotin della poesia italiana!
bravoooooooo!!!!!!!!!!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>aldo9, tu sei la Manzotin della poesia italiana!<br />
bravoooooooo!!!!!!!!!!!</p>
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		Di: Marco Candida		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Candida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Be&#039;, insomma, Aldo Nove: grande!]]></description>
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