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	Commenti a: Due poesie	</title>
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		<title>
		Di: emma		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La foto è bella, ma si prende tutta la scena.
Le poesie hanno temi interessanti, ma ci trovo anche cadute di ritmo, versi come in attesa di essere ripresi e rifiniti, cose tirate via.
Sono “forme” di risposta a precise intenzioni?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La foto è bella, ma si prende tutta la scena.<br />
Le poesie hanno temi interessanti, ma ci trovo anche cadute di ritmo, versi come in attesa di essere ripresi e rifiniti, cose tirate via.<br />
Sono “forme” di risposta a precise intenzioni?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Marco Mantello		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Marco Mantello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non so io ci ho messo un bel po&#039; a scriverle. E&#039; che mi interessano i &#039;luoghi comuni&#039; e quindi anche il modo in cui si usano rime e parole &#039;abusate&#039;. Ma è un discorso lungo e noioso. 

Marco Mantello]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so io ci ho messo un bel po&#8217; a scriverle. E&#8217; che mi interessano i &#8216;luoghi comuni&#8217; e quindi anche il modo in cui si usano rime e parole &#8216;abusate&#8217;. Ma è un discorso lungo e noioso. </p>
<p>Marco Mantello</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: eleonora		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/12/due-poesie-3/#comment-3493</link>

		<dc:creator><![CDATA[eleonora]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io lo farei, questo discorso lungo e noioso, almeno un accenno, tanto per accontentare una lettrice che, appena finito di divorarle, ha postato le due poesie alla sua più cara amica.
Non voglio commentarle, perchè non ne sono capace. Posso dire solo che nei primi 7 versi de Il territorio ho trovato quello che stavo provando a &quot;dire&quot; da un po&#039; di tempo, senza trovare le parole.

un saluto a tutti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io lo farei, questo discorso lungo e noioso, almeno un accenno, tanto per accontentare una lettrice che, appena finito di divorarle, ha postato le due poesie alla sua più cara amica.<br />
Non voglio commentarle, perchè non ne sono capace. Posso dire solo che nei primi 7 versi de Il territorio ho trovato quello che stavo provando a &#8220;dire&#8221; da un po&#8217; di tempo, senza trovare le parole.</p>
<p>un saluto a tutti</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Fabrizio Corselli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/12/due-poesie-3/#comment-3494</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fabrizio Corselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;MORS SOLEMNIS&quot;


Penetra un chiodo, e un altro ancora, tra la carne vibratile
che ansima e singhiozza per un peccato mai commesso,

flesso è il corpo e alta la fronte in gabbia,
percosso e attonito dagli staffili del proprio carnefice,

riverbera lo stridore di quella crosta lacera
finché oscilla e s&#039;annida,
come verme tra gli incavi della Terra.

Una terra non meritevole di alcun perdono:
questo è il sacrificio e l&#039;atto d&#039;amore
illuso tra gli angoli della strada d&#039;una città
ove il peccato s&#039;insinua come radici di sempreverdi.

Il peso di una croce e di una corona di spine
a dirompere le ossa del collo come una bestia da soma
dopo la fatica e l&#039;amaro sudore dei campi incolti.

Nessuna semina, nessun raccolto
se non una bestemmia ed una parabola
concimata ancor più dall&#039;ibrido inganno
di coloro che conobbero la ragione dell&#039;incesto e del sangue.

Si discioglie e si dipana adesso la corona di spine
sul corpo frantumato e afflitto dalla propria caduta
di angelo senza ali e senza nome, il cui paterno comando
dall&#039;alto di una volta celeste, affoga nel vuoto
di un silenzio mai udito dalla mortale progenie;

e squarcia nella sua eterna e ciclica discesa, 
ogni lembo di vana speranza, finché le carni
e il cuore si aprano come strale fra la tormentata tempesta,
nel pieno rigurgito di un diluvio di sangue e di piaghe infette.

Questo l&#039;antico ricordo, d&#039;una terra lontana;

così dalle contuse lacrime di un logoro flagello,
di mia Madre, il viso, scarno e flagellato
dalle singulte passioni del proprio figlio mortale
sfrigola e geme tra le mani congiunte, 
portate alla bocca di chi assapora l&#039;altrui dolore
come il destino di coloro che dell&#039;immolato sguardo 
decretarono il veto.

Il mio cuore e la mia anima, pegni questi
per un popolo cieco e di sé giudice,
fuggono via dalle provate ossa di martire
insieme al mio alito, incarnatosi 
in una sorda e falsa religiosa promessa,

pallido e arso di vergogna
per avere della propria indulgenza
mortificato le ultime delizie,
in veste di semplice Uomo.

(uscita su Kinglear)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;MORS SOLEMNIS&#8221;</p>
<p>Penetra un chiodo, e un altro ancora, tra la carne vibratile<br />
che ansima e singhiozza per un peccato mai commesso,</p>
<p>flesso è il corpo e alta la fronte in gabbia,<br />
percosso e attonito dagli staffili del proprio carnefice,</p>
<p>riverbera lo stridore di quella crosta lacera<br />
finché oscilla e s&#8217;annida,<br />
come verme tra gli incavi della Terra.</p>
<p>Una terra non meritevole di alcun perdono:<br />
questo è il sacrificio e l&#8217;atto d&#8217;amore<br />
illuso tra gli angoli della strada d&#8217;una città<br />
ove il peccato s&#8217;insinua come radici di sempreverdi.</p>
<p>Il peso di una croce e di una corona di spine<br />
a dirompere le ossa del collo come una bestia da soma<br />
dopo la fatica e l&#8217;amaro sudore dei campi incolti.</p>
<p>Nessuna semina, nessun raccolto<br />
se non una bestemmia ed una parabola<br />
concimata ancor più dall&#8217;ibrido inganno<br />
di coloro che conobbero la ragione dell&#8217;incesto e del sangue.</p>
<p>Si discioglie e si dipana adesso la corona di spine<br />
sul corpo frantumato e afflitto dalla propria caduta<br />
di angelo senza ali e senza nome, il cui paterno comando<br />
dall&#8217;alto di una volta celeste, affoga nel vuoto<br />
di un silenzio mai udito dalla mortale progenie;</p>
<p>e squarcia nella sua eterna e ciclica discesa,<br />
ogni lembo di vana speranza, finché le carni<br />
e il cuore si aprano come strale fra la tormentata tempesta,<br />
nel pieno rigurgito di un diluvio di sangue e di piaghe infette.</p>
<p>Questo l&#8217;antico ricordo, d&#8217;una terra lontana;</p>
<p>così dalle contuse lacrime di un logoro flagello,<br />
di mia Madre, il viso, scarno e flagellato<br />
dalle singulte passioni del proprio figlio mortale<br />
sfrigola e geme tra le mani congiunte,<br />
portate alla bocca di chi assapora l&#8217;altrui dolore<br />
come il destino di coloro che dell&#8217;immolato sguardo<br />
decretarono il veto.</p>
<p>Il mio cuore e la mia anima, pegni questi<br />
per un popolo cieco e di sé giudice,<br />
fuggono via dalle provate ossa di martire<br />
insieme al mio alito, incarnatosi<br />
in una sorda e falsa religiosa promessa,</p>
<p>pallido e arso di vergogna<br />
per avere della propria indulgenza<br />
mortificato le ultime delizie,<br />
in veste di semplice Uomo.</p>
<p>(uscita su Kinglear)</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: francesca genti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/12/due-poesie-3/#comment-3495</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesca genti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro marco,

avevo già letto alcune tue poesie su nuovi argomenti, le trovo molto belle. ciao.

francesca
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro marco,</p>
<p>avevo già letto alcune tue poesie su nuovi argomenti, le trovo molto belle. ciao.</p>
<p>francesca</p>
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