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	Commenti a: Book-safari	</title>
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		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Molto bello &quot;Piattaforma&quot; di Houellebecq. Il Movenpick è una catena anche di ristoranti. Vi si mangia benissimo. Se andate in Svizzera non perdetevi la cotoletta alla zurighese e il roesti di patate. Fino a un anno fa, alla Standa vicino a casa mia, trovavo anche un ottimo gelato Movenpick in &quot;vasche&quot; da 1 Kg. Tre gusti: pistacchio, cioccolato, panna. Eccellente.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molto bello &#8220;Piattaforma&#8221; di Houellebecq. Il Movenpick è una catena anche di ristoranti. Vi si mangia benissimo. Se andate in Svizzera non perdetevi la cotoletta alla zurighese e il roesti di patate. Fino a un anno fa, alla Standa vicino a casa mia, trovavo anche un ottimo gelato Movenpick in &#8220;vasche&#8221; da 1 Kg. Tre gusti: pistacchio, cioccolato, panna. Eccellente.</p>
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		<title>
		Di: emma		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I diari e i resoconti di viaggio incuriosiscono sempre. Spesso più per quello che dicono su chi li scrive che per quello che dicono sulla realtà o sul paese che dichiarano di descrivere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I diari e i resoconti di viaggio incuriosiscono sempre. Spesso più per quello che dicono su chi li scrive che per quello che dicono sulla realtà o sul paese che dichiarano di descrivere.</p>
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		<title>
		Di: Jean Sorel		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Jean Sorel]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[gentile emma, non si capisce dove lei va a parare. le è piaciuto il pezzo di paoloni? a me sembra un ottimo resoconto di viaggio, senza programmi, senza scalette. come un vero viaggiatore fa appunto quando viaggia. che ne dice?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>gentile emma, non si capisce dove lei va a parare. le è piaciuto il pezzo di paoloni? a me sembra un ottimo resoconto di viaggio, senza programmi, senza scalette. come un vero viaggiatore fa appunto quando viaggia. che ne dice?</p>
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		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/27/book-safari/#comment-3793</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gentile Sorel, cerco di spiegarmi meglio.
Non mi pare che questo resoconto manchi di scalette o di programmi. C’è una calibrata alternanza tra la storia dei libri e quella del viaggio, anzi l’aspetto letterario più interessante mi sembra proprio questo doppio binario, questo solo apparente divagare.
È piuttosto la sottile pretesa di imparzialità - l’osservatore neutro e non coinvolto - la cosa che mi dà da pensare.
Credo ci siano (e siano in crescita) grossi limiti nello sguardo e nella condizione del turista, anche del turista più scafato.
Poniamo che la domanda sia: “Sei stato in Egitto?”. 
La risposta - secondo me, qui - dovrebbe essere: “No, non sono stato in Egitto. Però nella primavera del 2004 ho partecipato a un viaggio organizzato con meta l’Egitto”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Sorel, cerco di spiegarmi meglio.<br />
Non mi pare che questo resoconto manchi di scalette o di programmi. C’è una calibrata alternanza tra la storia dei libri e quella del viaggio, anzi l’aspetto letterario più interessante mi sembra proprio questo doppio binario, questo solo apparente divagare.<br />
È piuttosto la sottile pretesa di imparzialità &#8211; l’osservatore neutro e non coinvolto &#8211; la cosa che mi dà da pensare.<br />
Credo ci siano (e siano in crescita) grossi limiti nello sguardo e nella condizione del turista, anche del turista più scafato.<br />
Poniamo che la domanda sia: “Sei stato in Egitto?”.<br />
La risposta &#8211; secondo me, qui &#8211; dovrebbe essere: “No, non sono stato in Egitto. Però nella primavera del 2004 ho partecipato a un viaggio organizzato con meta l’Egitto”.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/27/book-safari/#comment-3794</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel brano si trovano diversi accenni a una condizione blindata e falsa. Facendo un po’ di conti, scopriamo che i soli egiziani con cui ha a che fare l’autore sono gli addetti ai servizi turistici e alla sicurezza dei turisti. Tutti gli altri autoctoni sono ai bordi, anzi bloccati, letteralmente impediti a muoversi e ad avvicinarsi. Ma in effetti anche i compagni di viaggio sono poco più che fantasmi, compaiono soprattutto come probabili (o improbabili) lettori di libri. 
Posto in una condizione che ha del paradosso, l’osservatore (l’autore) sembra complessivamente a suo agio, o indifferente; si limita a fare osservazioni minute, distaccate, a ricorrere a schemi interpretativi di tipo prettamente sociologico.
E allora chi legge si sente legittimato ad applicare quegli stessi schemi all’osservatore (all’autore). A pensare, per esempio, che chi scrive è un turista occidentale (italiano, del sud), che questo turista è un intellettuale che non vorrebbe sembrare un intellettuale ma che in effetti ci tiene molto ad esserlo, che politicamente questo intellettuale è orientato a… che sulla guerra e il terrorismo pensa che…
Insomma, se si comincia – con la sociologia – non si finisce più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel brano si trovano diversi accenni a una condizione blindata e falsa. Facendo un po’ di conti, scopriamo che i soli egiziani con cui ha a che fare l’autore sono gli addetti ai servizi turistici e alla sicurezza dei turisti. Tutti gli altri autoctoni sono ai bordi, anzi bloccati, letteralmente impediti a muoversi e ad avvicinarsi. Ma in effetti anche i compagni di viaggio sono poco più che fantasmi, compaiono soprattutto come probabili (o improbabili) lettori di libri.<br />
Posto in una condizione che ha del paradosso, l’osservatore (l’autore) sembra complessivamente a suo agio, o indifferente; si limita a fare osservazioni minute, distaccate, a ricorrere a schemi interpretativi di tipo prettamente sociologico.<br />
E allora chi legge si sente legittimato ad applicare quegli stessi schemi all’osservatore (all’autore). A pensare, per esempio, che chi scrive è un turista occidentale (italiano, del sud), che questo turista è un intellettuale che non vorrebbe sembrare un intellettuale ma che in effetti ci tiene molto ad esserlo, che politicamente questo intellettuale è orientato a… che sulla guerra e il terrorismo pensa che…<br />
Insomma, se si comincia – con la sociologia – non si finisce più.</p>
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		<title>
		Di: Elio Paoloni		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dici benissimo, Emma: non potrei che rispondere esattamente in quella maniera. Io NON sono stato in Egitto, lo dichiara l’intero pezzo, in alcuni casi esplicitamente: mi trovavo in una piattaforma artificiale. Il titolo, infatti, non è “Ve lo do io l’Egitto” ma qualcosa come: “Ve la do io la biblioteca” o “Ve lo do io il resort” o “Ve la do io l’escursione organizzata”.

Non mi ero invece accorto di aver fatto ricorso “a schemi interpretativi di tipo prettamente sociologico”.

E non è vero che ero indifferente: ero tramortito dall’intensità dell’esperienza, sia pur limitata, del deserto e del Nilo. Troppo, per scriverne bene e non banalmente. E ho la strana – e piacevole - sensazione che di certe esperienze, anche più prolungate, non vorrei scrivere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dici benissimo, Emma: non potrei che rispondere esattamente in quella maniera. Io NON sono stato in Egitto, lo dichiara l’intero pezzo, in alcuni casi esplicitamente: mi trovavo in una piattaforma artificiale. Il titolo, infatti, non è “Ve lo do io l’Egitto” ma qualcosa come: “Ve la do io la biblioteca” o “Ve lo do io il resort” o “Ve la do io l’escursione organizzata”.</p>
<p>Non mi ero invece accorto di aver fatto ricorso “a schemi interpretativi di tipo prettamente sociologico”.</p>
<p>E non è vero che ero indifferente: ero tramortito dall’intensità dell’esperienza, sia pur limitata, del deserto e del Nilo. Troppo, per scriverne bene e non banalmente. E ho la strana – e piacevole &#8211; sensazione che di certe esperienze, anche più prolungate, non vorrei scrivere.</p>
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		<title>
		Di: Jean Sorel		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/27/book-safari/#comment-3796</link>

		<dc:creator><![CDATA[Jean Sorel]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[emma fa considerazioni interessanti, epperò paoloni spiega ciò che era comunque chiaro: niente distacco, anzi. (vedi quando parla del deserto). paoloni è una specie di Houellebecq su piattaforma araba.il suo è un viaggio nel &quot;tutto compreso&quot; che però ingloba notazioni interessanti sulla letteratura &quot;alberghiera&quot; e non è affatto un&#039;asettica descrizione, o filo interdentale di sensazioni. tantomeno è un pezzo di giornalismo turistico = redazionale = che palle. paoloni ha scritto un pezzo originale. ed emma - in fondo è così - si è incuriosita per il suo autore. missione dello scrittore: compiuta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>emma fa considerazioni interessanti, epperò paoloni spiega ciò che era comunque chiaro: niente distacco, anzi. (vedi quando parla del deserto). paoloni è una specie di Houellebecq su piattaforma araba.il suo è un viaggio nel &#8220;tutto compreso&#8221; che però ingloba notazioni interessanti sulla letteratura &#8220;alberghiera&#8221; e non è affatto un&#8217;asettica descrizione, o filo interdentale di sensazioni. tantomeno è un pezzo di giornalismo turistico = redazionale = che palle. paoloni ha scritto un pezzo originale. ed emma &#8211; in fondo è così &#8211; si è incuriosita per il suo autore. missione dello scrittore: compiuta.</p>
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		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/04/27/book-safari/#comment-3797</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rispondo con molto ritardo e mi scuso.
Dunque, gentile Sorel, secondo me ti piace molto il lieto fine :-)
Mi rimane però un piccolo dubbio. “Piattaforma” di Houellebecq è un romanzo. 
L’io di un resoconto di viaggio (non un diario, in effetti, ma una via di mezzo tra diario e saggio; anzi più saggio che diario) è come l’io protagonista di un romanzo?
Se il testo ha anche solo vagamente a che fare con la fiction, il mio discorso in effetti non ha senso.
Ma Paoloni è d’accordo? 

P.S.: Comunque anche io sono dell’idea che ambiente, oggetto e circostanza di questo pezzo siano molto interessanti. Insomma - deserto del reale o reale deserto - il tutto meriterebbe un approfondimento e uno sviluppo.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rispondo con molto ritardo e mi scuso.<br />
Dunque, gentile Sorel, secondo me ti piace molto il lieto fine :-)<br />
Mi rimane però un piccolo dubbio. “Piattaforma” di Houellebecq è un romanzo.<br />
L’io di un resoconto di viaggio (non un diario, in effetti, ma una via di mezzo tra diario e saggio; anzi più saggio che diario) è come l’io protagonista di un romanzo?<br />
Se il testo ha anche solo vagamente a che fare con la fiction, il mio discorso in effetti non ha senso.<br />
Ma Paoloni è d’accordo? </p>
<p>P.S.: Comunque anche io sono dell’idea che ambiente, oggetto e circostanza di questo pezzo siano molto interessanti. Insomma &#8211; deserto del reale o reale deserto &#8211; il tutto meriterebbe un approfondimento e uno sviluppo.</p>
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