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	Commenti a: La lingua è una pinza	</title>
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		<title>
		Di: Malatesta		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Malatesta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Micidiale, voglio dire - a parte il resto - l&#039;aneddoto del Word...

... io sono anni che la correzione automatica l&#039;ho tolta, davvero non la sopportavo più, era come avere il maestraccio (e io odio i maestri) sempre in casa, sentirne il fiato sul collo e il ticchettare della bacchetta nella mano... insopportabile ... e poi non si è mai liberi con quel cazzo di correttore ... ma Bill Gates chi si crede di essere, De Mauro? ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Micidiale, voglio dire &#8211; a parte il resto &#8211; l&#8217;aneddoto del Word&#8230;</p>
<p>&#8230; io sono anni che la correzione automatica l&#8217;ho tolta, davvero non la sopportavo più, era come avere il maestraccio (e io odio i maestri) sempre in casa, sentirne il fiato sul collo e il ticchettare della bacchetta nella mano&#8230; insopportabile &#8230; e poi non si è mai liberi con quel cazzo di correttore &#8230; ma Bill Gates chi si crede di essere, De Mauro? &#8230;</p>
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		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/06/la-lingua-e-una-pinza/#comment-4056</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho incollato il pezzo su Word per leggerlo meglio. 
Il correttore automatico (che uso, perché mi serve e mi diverte) ha sottolineato in rosso “linguisticamente” (2 volte) e “inautentico” (2 volte pure lui). 
Provare per credere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho incollato il pezzo su Word per leggerlo meglio.<br />
Il correttore automatico (che uso, perché mi serve e mi diverte) ha sottolineato in rosso “linguisticamente” (2 volte) e “inautentico” (2 volte pure lui).<br />
Provare per credere.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: g.carotenuto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/06/la-lingua-e-una-pinza/#comment-4057</link>

		<dc:creator><![CDATA[g.carotenuto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;In tutti e tre i casi ho fatto ricorso a una prosa neoclassica (così come Parini adoperava quattro versi e mezzo per descrivere il cioccolatte), perché altrimenti non avrei potuto toccare quegli argomenti.

La lingua come pinza, dunque.&quot;

La lingua come pizza...più che pinza!!
Pizza nella variante pugliese è il membro virile.

Potrebbe darsi,poi, emma, che si è linguisticamente inautentici nel momento in cui, per dire certe cose, si tenda ad estrarre.
Ammiro profondamente gli scrittori che gonfiano come la pasta della pizza:)))

saluti,
g.carotenuto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;In tutti e tre i casi ho fatto ricorso a una prosa neoclassica (così come Parini adoperava quattro versi e mezzo per descrivere il cioccolatte), perché altrimenti non avrei potuto toccare quegli argomenti.</p>
<p>La lingua come pinza, dunque.&#8221;</p>
<p>La lingua come pizza&#8230;più che pinza!!<br />
Pizza nella variante pugliese è il membro virile.</p>
<p>Potrebbe darsi,poi, emma, che si è linguisticamente inautentici nel momento in cui, per dire certe cose, si tenda ad estrarre.<br />
Ammiro profondamente gli scrittori che gonfiano come la pasta della pizza:)))</p>
<p>saluti,<br />
g.carotenuto.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Enzo Carella		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/06/la-lingua-e-una-pinza/#comment-4058</link>

		<dc:creator><![CDATA[Enzo Carella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma chi cazzo è Gerardo Carotenuto? Lo psicanalista junghiano si chiama Aldo. Questo come indirizzo di posta c&#039;ha naomi campbell.it. Ancora lo state a senti&#039;?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma chi cazzo è Gerardo Carotenuto? Lo psicanalista junghiano si chiama Aldo. Questo come indirizzo di posta c&#8217;ha naomi campbell.it. Ancora lo state a senti&#8217;?</p>
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		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/06/la-lingua-e-una-pinza/#comment-4059</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Carotenuto, non capisco se ho capito e se hai capito.
“Linguisticamente inautentico” sottolineato in rosso è la prova provata della stupidità di Word, non è un giudizio di valore.
Comunque il correttore automatico salva Scarpa, Mari e Manganelli. Ignora Del Piero e Battaglia. Colpisce Montaldi e Parini. Si mangia Bonomi, triploni, idioletti e cioccolatte. Non sazio, infierisce su se stesso e sospende “autosospende”.

P.S.: nonostante i suoi limiti, ho idea che possa tornarti utile un correttore automatico. Qualcosa di generico. Vedi tu dove e quando applicarlo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Carotenuto, non capisco se ho capito e se hai capito.<br />
“Linguisticamente inautentico” sottolineato in rosso è la prova provata della stupidità di Word, non è un giudizio di valore.<br />
Comunque il correttore automatico salva Scarpa, Mari e Manganelli. Ignora Del Piero e Battaglia. Colpisce Montaldi e Parini. Si mangia Bonomi, triploni, idioletti e cioccolatte. Non sazio, infierisce su se stesso e sospende “autosospende”.</p>
<p>P.S.: nonostante i suoi limiti, ho idea che possa tornarti utile un correttore automatico. Qualcosa di generico. Vedi tu dove e quando applicarlo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		Di: piero sorrentino		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/06/la-lingua-e-una-pinza/#comment-4060</link>

		<dc:creator><![CDATA[piero sorrentino]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anche Paolo Nori sostiene di aver corretto Diavoli dopo che il correttore automatico di Word si rifiutava di continuare a visualizzare il testo per i troppi errori di ortografia.

Il mio si ostina a correggere Pincio in piscio, Tabucchi in bacucchi, Calasso in salasso e Carlotto in barilotto.

A volte temo abbia ragione lui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anche Paolo Nori sostiene di aver corretto Diavoli dopo che il correttore automatico di Word si rifiutava di continuare a visualizzare il testo per i troppi errori di ortografia.</p>
<p>Il mio si ostina a correggere Pincio in piscio, Tabucchi in bacucchi, Calasso in salasso e Carlotto in barilotto.</p>
<p>A volte temo abbia ragione lui.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/06/la-lingua-e-una-pinza/#comment-4061</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se uno seguisse le idee di Mari avrebbe poche speranza di pubblicare un libro in Italia. Credo che pochi siano d&#039;accordo con lui, con questa sua visione della lingua; sopratutto gli editori.
Condivido le sue idee. Buon per lui che è riuscito a crearsi uno spazio editoriale. Trovo che il panorama linguistico e lessicale dell&#039;editoria italiana (parlo di scrittori italiani) sia insufficiente. Buoni scrittori, buone idee, ottime capacità di inventare strutture nuove, scarsa conoscenza della lingua e delle sue potenzialità, tendenza ad adottare una lingua media. Qualcosa di nuovo ogni tanto si muove ma poco. Non sono in grado di capire se questo fenomeno è il risultato di un influenza editoriale sugli scrittori o sono gli scrittori contemporanei italiani che mancano realmente di mezzi espressivi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se uno seguisse le idee di Mari avrebbe poche speranza di pubblicare un libro in Italia. Credo che pochi siano d&#8217;accordo con lui, con questa sua visione della lingua; sopratutto gli editori.<br />
Condivido le sue idee. Buon per lui che è riuscito a crearsi uno spazio editoriale. Trovo che il panorama linguistico e lessicale dell&#8217;editoria italiana (parlo di scrittori italiani) sia insufficiente. Buoni scrittori, buone idee, ottime capacità di inventare strutture nuove, scarsa conoscenza della lingua e delle sue potenzialità, tendenza ad adottare una lingua media. Qualcosa di nuovo ogni tanto si muove ma poco. Non sono in grado di capire se questo fenomeno è il risultato di un influenza editoriale sugli scrittori o sono gli scrittori contemporanei italiani che mancano realmente di mezzi espressivi.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/06/la-lingua-e-una-pinza/#comment-4062</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando si fa riferimento a una preparazione linguistica dello scrittore capace di condurre a una consapevolezza semantica, si presuppone una molteplicità di filoni e di livelli che partono certamente da una sensibilità glottologica. E&#039; con tutta probabilità molto importante che la formazione personale comporti una buona conoscenza di lingue classiche e contemporanee. Una formazione linguistica deve anche afferrare il problema dei dialetti, delle aree linguistiche di transizione, della formazione dei pidgin e delle lingue miste, della repressione linguistica, delle tracce storiche, delle curiosità e degli imprevisti glottologici. L&#039;attraversamento diacronico del linguaggio funziona come sistema noetico addizionale (&quot;operativo&quot; nel senso dell&#039;informatica).
Quando si cerca di afferrare l&#039;estensione del campo degli accadimenti umani e di parlarne, allora si è obbligati a inventare un enorme attimo presente nel quale si possa guardare a tutta l&#039;estensione: questo modo è quello sincronico. Quando si cerca di afferrarne la mutevolezza e di parlarne, allora si è obbligati a inventare filoni in cui descrivere una serie di successioni: questo modo è quello diacronico. Quando infine si tenta di afferrare insieme la  sia la complessità che la mutevolezza e di scriverne, si è obbligati a inventare una serie di orizzonti che continuamente si susseguono e nel succedersi si trasformano: questo modo è quello pancronico.
Così la necessità operativa di parlare e scrivere ora in un modo (sincronico) ora in un altro (diacronico) rimane prevalente. Ma i mondi creati intensionalmente dall&#039;attribuizione o sincronica o diacronica sono mondi inesistenti, mondi creati dalla parola e stabilizzati dall&#039;uso intensionale del linguaggio, vale a dire dall&#039;assunzione di caratterizzazioni generali del denotato. Viene di qui la necessità di attenzione a un primo pericolo metodologico che è appunto quello del riduzionismo intensionale: sia lo sguardo sincronico che conduce all&#039;astrazione verbale dell&#039;enorme attimo presente, sia il seguimento diacronico che isola le caratterizzazioni di un filone, rischiano, di creare mondi linguisticamente intensioniali, mondi inesistenti. A dispetto del limite d&#039;indeterminazione che sembra esistere fra sincronico e diacronico, l&#039;osservazione nel campo antropico deve quindi porsi l&#039;obiettivo della pancronia: un obiettivo che, come l&#039;estensionalità del linguaggio e la connessionalità del metodo, non potrà mai essere integralmente raggiunto. E l&#039;atteggiamento pancronico si postula proprio per la limitatezza della visione nell&#039;orizzonte attuale di un osservatore (leggi: narratore)diacronicamente fluente con l&#039;osservato, per cui sarà necessario che l&#039;osservatore si sposti (e questo spostamento operativamente non può essere ridotto più e solo al punto di vista del narratore, il mondo attuale non è più l&#039;ottocento, il legame al tempo non è più spazio-temporale, il presente si muove oggi su un orizzonte traversante linguisticamente che rompe il cronotopo) verso altre aree dell&#039;orizzonte trasversale, così da avvicinarsi a filoni dicronici che prima erano remoti: colui che già si è alzato in piedi nella sua barchetta trascinata nella corrente del tempo e ha osservato il flusso limaccioso lungo la sezione trasversale, ha una buona visione sincronica di tutta la superficie su cui si trova e può diacronicamente seguire bene i vortici, le ondicelle, i fili d&#039;acqua che sono prossimi alla barca, descrivendone le mutazioni (il loro modificarsi nel tempo): ma, dicevo, potrà - a un certo punto del suo viaggio narrante - spostarsi lateralmente (più verso riva o più verso il centro) e seguire più da vicino altri vortici, altre ondicelle, altri fili d&#039;acqua. Così, concludendo, il diacronico (e il pancronico che lo avvolge) include non solo il legame al tempo di ogni osservatore/osservato, ma anche i mutamenti dei punti di osservazione (linguistica) rispetto al taglio sincronico del campo, mutamenti che originano filoni nuovi, storie differenziate (attraverso e traversante il linguaggio). Questa serie di operazione spontanee o conquistate sono possibili se esiste una tensione cronodetica adeguata nella scrittura. Personalmente penso che solo così può aumentare una consapevolezza semantica sul presente (ed è di questo che prima di tutto abbiamo, oggi, bisogno!). Credo quindi di comprendere bene le scelte e el finalità di Mari.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si fa riferimento a una preparazione linguistica dello scrittore capace di condurre a una consapevolezza semantica, si presuppone una molteplicità di filoni e di livelli che partono certamente da una sensibilità glottologica. E&#8217; con tutta probabilità molto importante che la formazione personale comporti una buona conoscenza di lingue classiche e contemporanee. Una formazione linguistica deve anche afferrare il problema dei dialetti, delle aree linguistiche di transizione, della formazione dei pidgin e delle lingue miste, della repressione linguistica, delle tracce storiche, delle curiosità e degli imprevisti glottologici. L&#8217;attraversamento diacronico del linguaggio funziona come sistema noetico addizionale (&#8220;operativo&#8221; nel senso dell&#8217;informatica).<br />
Quando si cerca di afferrare l&#8217;estensione del campo degli accadimenti umani e di parlarne, allora si è obbligati a inventare un enorme attimo presente nel quale si possa guardare a tutta l&#8217;estensione: questo modo è quello sincronico. Quando si cerca di afferrarne la mutevolezza e di parlarne, allora si è obbligati a inventare filoni in cui descrivere una serie di successioni: questo modo è quello diacronico. Quando infine si tenta di afferrare insieme la  sia la complessità che la mutevolezza e di scriverne, si è obbligati a inventare una serie di orizzonti che continuamente si susseguono e nel succedersi si trasformano: questo modo è quello pancronico.<br />
Così la necessità operativa di parlare e scrivere ora in un modo (sincronico) ora in un altro (diacronico) rimane prevalente. Ma i mondi creati intensionalmente dall&#8217;attribuizione o sincronica o diacronica sono mondi inesistenti, mondi creati dalla parola e stabilizzati dall&#8217;uso intensionale del linguaggio, vale a dire dall&#8217;assunzione di caratterizzazioni generali del denotato. Viene di qui la necessità di attenzione a un primo pericolo metodologico che è appunto quello del riduzionismo intensionale: sia lo sguardo sincronico che conduce all&#8217;astrazione verbale dell&#8217;enorme attimo presente, sia il seguimento diacronico che isola le caratterizzazioni di un filone, rischiano, di creare mondi linguisticamente intensioniali, mondi inesistenti. A dispetto del limite d&#8217;indeterminazione che sembra esistere fra sincronico e diacronico, l&#8217;osservazione nel campo antropico deve quindi porsi l&#8217;obiettivo della pancronia: un obiettivo che, come l&#8217;estensionalità del linguaggio e la connessionalità del metodo, non potrà mai essere integralmente raggiunto. E l&#8217;atteggiamento pancronico si postula proprio per la limitatezza della visione nell&#8217;orizzonte attuale di un osservatore (leggi: narratore)diacronicamente fluente con l&#8217;osservato, per cui sarà necessario che l&#8217;osservatore si sposti (e questo spostamento operativamente non può essere ridotto più e solo al punto di vista del narratore, il mondo attuale non è più l&#8217;ottocento, il legame al tempo non è più spazio-temporale, il presente si muove oggi su un orizzonte traversante linguisticamente che rompe il cronotopo) verso altre aree dell&#8217;orizzonte trasversale, così da avvicinarsi a filoni dicronici che prima erano remoti: colui che già si è alzato in piedi nella sua barchetta trascinata nella corrente del tempo e ha osservato il flusso limaccioso lungo la sezione trasversale, ha una buona visione sincronica di tutta la superficie su cui si trova e può diacronicamente seguire bene i vortici, le ondicelle, i fili d&#8217;acqua che sono prossimi alla barca, descrivendone le mutazioni (il loro modificarsi nel tempo): ma, dicevo, potrà &#8211; a un certo punto del suo viaggio narrante &#8211; spostarsi lateralmente (più verso riva o più verso il centro) e seguire più da vicino altri vortici, altre ondicelle, altri fili d&#8217;acqua. Così, concludendo, il diacronico (e il pancronico che lo avvolge) include non solo il legame al tempo di ogni osservatore/osservato, ma anche i mutamenti dei punti di osservazione (linguistica) rispetto al taglio sincronico del campo, mutamenti che originano filoni nuovi, storie differenziate (attraverso e traversante il linguaggio). Questa serie di operazione spontanee o conquistate sono possibili se esiste una tensione cronodetica adeguata nella scrittura. Personalmente penso che solo così può aumentare una consapevolezza semantica sul presente (ed è di questo che prima di tutto abbiamo, oggi, bisogno!). Credo quindi di comprendere bene le scelte e el finalità di Mari.</p>
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		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/06/la-lingua-e-una-pinza/#comment-4063</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io non conosco Mari.
“Tutto il ferro della torre Eiffel” l’ho sfogliato e soppesato. 
Ho letto solo alcune pagine: la storia - scritta in una lingua-delizia - della madeleine esposta in una teca del museo dedicato a Proust; le prime passeggiate stralunate di Benjamin per i passages di Parigi, alla ricerca dell’“aura” perduta.
Si capisce subito che il libro è bello; si capisce che richiede lentezza e attenzione. Approfondimenti colti, anche: oltre a Benjamin, la letteratura e la storia del novecento: che non è poco. L’impressione allora è che Mari non sia uno scrittore per tutti, ma per un’èlite, una nicchia, gente che comunque si riconosce e ci tiene. 
Lui dice di non pensare al lettore, ma certo i lettori lo pensano e si pensano. 
Forse succede sempre così. Anche qui succede.
Ho poco tempo, ho altri libri da leggere; ho rinviato la lettura, non so a quando. Intanto mi chiedo: mi dispiace davvero che nel museo la madeleine di plastica prenda il posto di quella di pasta frolla? 
Ovviamente dietro la parabola della madeleine, nel passaggio dalla fragranza fuggevole al PVC, c’è dell’altro: cose di non poco conto per la vita; cose fondamentali per l’arte e per la letteratura – questione della lingua inclusa.
Mi interessa, adesso, tutto questo?
Non so.
Per come vanno le cose, mi provo a immaginare – sotto gli occhi dell’allampanato visitatore del museo – l’alternativa della madeleine di pasta frolla mangiata per davvero dai vermi, poi digerita con cura, resa polvere untuosa e invisibile. 
Ai vermi - prigionieri della teca e senza più madeleine - non resterebbe che il mangiarsi reciproco; magari per fare posto a qualche muffa, a organismi semplificati, virus dormienti.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io non conosco Mari.<br />
“Tutto il ferro della torre Eiffel” l’ho sfogliato e soppesato.<br />
Ho letto solo alcune pagine: la storia &#8211; scritta in una lingua-delizia &#8211; della madeleine esposta in una teca del museo dedicato a Proust; le prime passeggiate stralunate di Benjamin per i passages di Parigi, alla ricerca dell’“aura” perduta.<br />
Si capisce subito che il libro è bello; si capisce che richiede lentezza e attenzione. Approfondimenti colti, anche: oltre a Benjamin, la letteratura e la storia del novecento: che non è poco. L’impressione allora è che Mari non sia uno scrittore per tutti, ma per un’èlite, una nicchia, gente che comunque si riconosce e ci tiene.<br />
Lui dice di non pensare al lettore, ma certo i lettori lo pensano e si pensano.<br />
Forse succede sempre così. Anche qui succede.<br />
Ho poco tempo, ho altri libri da leggere; ho rinviato la lettura, non so a quando. Intanto mi chiedo: mi dispiace davvero che nel museo la madeleine di plastica prenda il posto di quella di pasta frolla?<br />
Ovviamente dietro la parabola della madeleine, nel passaggio dalla fragranza fuggevole al PVC, c’è dell’altro: cose di non poco conto per la vita; cose fondamentali per l’arte e per la letteratura – questione della lingua inclusa.<br />
Mi interessa, adesso, tutto questo?<br />
Non so.<br />
Per come vanno le cose, mi provo a immaginare – sotto gli occhi dell’allampanato visitatore del museo – l’alternativa della madeleine di pasta frolla mangiata per davvero dai vermi, poi digerita con cura, resa polvere untuosa e invisibile.<br />
Ai vermi &#8211; prigionieri della teca e senza più madeleine &#8211; non resterebbe che il mangiarsi reciproco; magari per fare posto a qualche muffa, a organismi semplificati, virus dormienti.</p>
]]></content:encoded>
		
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