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	Commenti a: Sito di Biagio Cepollaro	</title>
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		Di: sparajurij		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sparajurij]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[si volesse segnalare anche sito www.sparajurij.com
quale (no)luogo dove prendere con libertà poesie, racconti, foto, video, canzoni, virus, lezioni.

inoltre presenti sezioni dedicate ad autori altri che piaccioni a noi.

ma senza pensare chissà che.  
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			<content:encoded><![CDATA[<p>si volesse segnalare anche sito <a href="http://www.sparajurij.com" rel="nofollow ugc">http://www.sparajurij.com</a><br />
quale (no)luogo dove prendere con libertà poesie, racconti, foto, video, canzoni, virus, lezioni.</p>
<p>inoltre presenti sezioni dedicate ad autori altri che piaccioni a noi.</p>
<p>ma senza pensare chissà che.  </p>
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		Di: NickNames		</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Beh malatesta l&#039;hai detto?? Parli dall&#039;alto scranno di figlio di papà!! Facile così però fare il rivoluzionario:))
scarpa mica è figlio di papà!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beh malatesta l&#8217;hai detto?? Parli dall&#8217;alto scranno di figlio di papà!! Facile così però fare il rivoluzionario:))<br />
scarpa mica è figlio di papà!</p>
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		Di: NickNames		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/06/sito-di-biagio-cepollaro/#comment-4072</link>

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		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Beh malatesta l&#039;hai detto?? Parli dall&#039;alto scranno di figlio di papà!! Facile così però fare il rivoluzionario:))
scarpa mica è figlio di papà!]]></description>
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		Di: Malatesta		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Malatesta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusa per la lungaggine, ma ho scritto a braccio, così come mi veniva...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa per la lungaggine, ma ho scritto a braccio, così come mi veniva&#8230;</p>
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		Di: Malatesta		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Malatesta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie della risposta, Tiziano, e puntualizzo qualcosa.

Detto senza perfidia: quando ti rimproveravo che il tuo gesto di non avere una tv e di far sapere di non averla, che tu proponevi come alto esempio e atto simbolico e perciò politico, era poco adottabile come comportamento diffuso, pragmaticamente parlando &quot;inefficace&quot;, tu mi rispondevi con assoluta intransigenza e purezza d&#039;idee (ti ho dato del cataro, o no?) che comunque tu pensavi fosse giusto così, che non importava quante persone convincessi ecc. Questa purezza, sebbene fintamente la contestassi (per vedere fino a che punto di radicalità di pensiero e azione eri capace di spingerti), non mi dispiaceva affatto, anzi, la apprezzavo e la apprezzo moltissimo. Ora invece, davanti a un comportamento esemplare, gesto simbolico e politico, come quello dei Wu Ming, tiri fuori dal cappello la categoria della pragmaticità, che prima mettevi in secondo piano, e definisci questa via poco praticabile e inefficace. Ora, concordo con te sul fatto che non è fisicamente e praticamente possibile (o almeno è difficilissimo, davvero per pochissimi stoici della vista) leggersi un libro di centinaia di pagine sul computer e che stamparlo è più costoso che comprare la versione cartacea, ma per il resto ho qualche obiezione da fare:

1) il gesto simbolico e politico resta, e non è poco. Lo stesso web, se ci rifletti, è molto spesso qualcosa di simbolico che diventa, perciò, politico. I principi di gratuità, reciproco scambio, libertà ecc. che stanno alla base di internet diventano mentalità, si diffondono anche fuori dal web (e per questo una lotta contro il copyright a livello elettronico si estende poi ad altre realtà, come quella libraria), la gente ci si abitua e soprattutto vede e sperimenta la possibilità ed esistenza di alternative, di modi di pensare e di agire secondo logiche diverse da quelle esterne e questo modo di pensare, di agire lo trasporta anche fuori. Faccio un&#039;ipotesi assurda: tutti i libri di Scarpa, Moresco, Montanari, Voltolini, Raimo ecc. sono scaricabili su internet, insieme a quelli di tanti altri classici per i quali da tempo è caduto il copyright, beh, tu pensi che la gente che, pur non leggendo i libri tuoi e degli altri sul video, comunque vedesse e sapesse che quei libri, non avendo i soldi, potrebbe comunque vederli, leggerli, anche solo consultarli, pensi che questa gente accetterebbe passivamente una legge come quella che impone il pagamento dei prestiti in biblioteca? In fondo io personalmente (dico sul serio) non scarico musica da internet, preferisco i cd originali, ma solo il sapere che la musica può essere gratis o comunque a prezzi molti più bassi, mi permette di gridare allo scandalo per gli altissimi prezzi che oggi impongono le case discografiche. Come vedi, io non usufruisco del servizio, ma l&#039;evento nella sua portata simbolica, il fatto in sé di sapere che un&#039;alternativa è possibile, mi influenza. Ma tu obietterai che se anche tu metti i tuoi libri in web, non è detto che lo facciano gli altri, e che la gente che vede il concretizzarsi di una simile mentalità e la ingloba e fa sua, sarebbe comunque una cerchia ristretta. Così, però, ricadi nella categoria del pratico, e soprattutto non tieni conto che di simili eventi il web è una fortissima cassa di risonanza, le idee e le mentalità si diffondono, se una cosa è ritenuta bella o giusta, spesso non tarda a spargere il contagio. E&#039; una questione, insomma, di cultura, nel senso di modalità di pensare e percire le cose, e di agire di conseguenza. Ad esempio: in Francia hanno la una cultura secondo la quale se chiedi &quot;une carafe d&#039;eau&quot;, una carafa d&#039;acqua, nessuno pretende che la paghi, è una mentalità diffusa, acquisita, e se in Francia aprissero un ristorante in cui, ordinando una caraffa d&#039;acqua, poi te la ritrovassi sul conto, beh, io penso che quel ristorante non farebbe molta strada. Lo stesso avverrebbe di fronte alla capitalizzazione della cultura (pensa anche ai beni culturali) se gli scrittori, con un gesto come quello dei Wu Ming o anche altri gesti, diffondesero una cultura del libro e dell&#039;arte in genere alternativa, una mentalità diversa... 

2) Ammettiamo pure che il tuo discorso di praticità ed efficacia valga per la prosa, beh, sicuramente non vale per la poesia, e io ho postato un commento - diretto a tutti gli indiani, quindi anche poeti - sulla pubblicità del sito di un poeta (Biagio Cepollaro) postato da un poeta (Andrea Inglese) e postando una parte di intervista di un poeta (Lello Voce). Le poesie sono spesso brevi, sul video si leggono con facilità, anzi le poesie più belle e famose girano su internet come un polline: prova a digitare la parola &quot;amore&quot; e &quot;prevért&quot; o altri simili, e vediamo che trovi... In più, come nota benissimo Lello, la poesia vende pochissimo, quasi niente, questo gesto altamente simbolico e politico, dunque, non solo è dovuto, ma diventa facilissimamente praticabile, anzi i poeti dovrebbero essere i pionieri di questa mentalità e comportamento rivoluzionari. In parole povere, nessun poeta si campa con le royalties, moltissimi non vedono neanche un soldo: dunque, perché non provare... ?

3)Dell&#039;epigrafe sul copyleft dei Wu Ming, tu prendi in considerazione solo la parte sulla riproduzione virtuale, ma non quella sulla riproduzione generale, quindi anche in fotocopie, del libro. Qui con un discorso sulla praticità ed efficacia, secondo me, non te ne esci. Se poi parliamo di testi universitari, il discorso è serissimo: se non si fotocopiassero libri spesso circolanti a prezzi impervii, il costo di tutti i testi universitari di tutti gli esami della più piccola facoltà penso sarebbe molto vicino al resto delle spese complessive, d&#039;iscrizione e varie. Quand&#039;ero all&#039;università, ad esempio, per fare l&#039;esame di storia dell&#039;arte (libri con figure a colori, su cui fare la critica, quindi non fotocopiabili in bianco e nero), spesi qualcosa come duecento euro, quattrocento milalire, quasi mezzo milione per un solo esame! Tu mi dirai: io non scrivo testi universitari e i prezzi dei miei libri non sono così alti. E io ti obietto ancora una volta che si tratta di una questione generale, di mentalità e pratica diffusa: o si possono fotocopiare tutti i libri o non se ne può fotocopiare nessuno, quindi se tu ti battessi dalla tua postazione di scrittore di libri di letteratura in edizione tascabile (e mettiamo caso, per assurdo, riuscissi ad ottenere qualcosa), naturalmente non interferiresti solo con la tua fetta di settore, ma con tutta la produzione libraria. Esempio pratico: ho un&#039;amica che non versa in condizioni economiche splendenti, un po&#039; di tempo fa l&#039;ho incontrata in libreria, aveva in mano un libro e ne leggeva il retro di copertina, l&#039;ho salutata, ho comprato i miei libri e sono uscito. Ci siamo rivisti qualche giorno dopo, le ho chiesto che libro avesse in mano quel giorno, mi ha risposto Il processo di Weiss. Dico: beh, e ti è piaciuto? Mi risponde: Veramente non l&#039;ho comprato, sai, devo risparmiare per l&#039;università, e poi questa settimana devo tornare dai miei, ho il treno da pagare. Chiedo: quanto costava? Risponde: 8 euro. Naturalmente, avrei voluto comprarglielo io, ma è una ragazza molto morale e austera, non vuole l&#039;elemosina di un figlio di papà come me, già altre volte ha rifiuto regali e prestiti che le proponevo. Aggiungo che la ragazza è intelligentissima, leggeva Silone a tredici anni annotandosi riassunti e riflessioni su un quadernetto che mi ha mostrato, ha voti altissimi ma, grazie alla riforma universitaria, probabilmente non potrà proseguire gli studi iscrivendosi a uno dei costossimi corsi di specializzazione postlaurea! Ora, mettiamo che questa ragazza volesse leggere (potendolo sottolineare, conservare per magari andare a rileggerselo o consultarlo) il tuo Venezia è un pesce, caro Tiziano, e io le proponessi di fotocopiarselo dalla mia copia originale, a un costo più che dimezzato, tu come la prenderesti? Il tuo libro non c&#039;è nelle biblioteche di Lecce (che sono arretretissime), lei non ti arreca nessun danno economico perché comunque, se non fotocopiato, il tuo libro a quel prezzo non lo leggerebbe mai (al massimo glielo potrei prestare, ma lo stesso non venderesti una copia in più, idem se fosse accessibile in biblioteca). Accetteresti? Se no, sei un farabutto (oltre che poco furbo)... Se sì, ti dico: perché non ufficializzi questa possibilità, dal momento che se beccano una persona a fotocopiare più del 15% di un libro o forse anche meno (non sono aggiornato), oggigiorno ti prendi un multone? Naturalmente, di ragazze e ragazzi come la mia amica, neanche a dirlo, ce ne sono tanti là fuori, e fanno una bella fetta di pubblico... E poi c&#039;è sempre il discorso di principio, ideologico, politico, simbolico: la gente vede che alcuni libri si possono focopiare, anche integralmente, e si chiede: e perché non gli altri? e perché pagare il prestito in biblioteca quando un libro si può fotocopiare gratis? Ma allora io penso, caro Tiziano, che accanto al discorso sicuramente onesto sulla praticità ed efficacia di un simile comportamento, non me ne volere, ci sia anche un riflesso - magari inconscio, o meglio istintivo - di mancanza di coraggio, perché si teme che provare possa essere in qualche modo rischioso, o perché così in fondo le cose non vanno malissimo e dunque perché cambiarle, o perché fare un&#039;azione simile con la probabilità molto alta di non cambiare nulla e magari di essere derisi e tacciati di velleità rivoluzionarie, o... insomma, dimmi tu caro Tiziano, e anche tu Andrea, oppure cosa?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie della risposta, Tiziano, e puntualizzo qualcosa.</p>
<p>Detto senza perfidia: quando ti rimproveravo che il tuo gesto di non avere una tv e di far sapere di non averla, che tu proponevi come alto esempio e atto simbolico e perciò politico, era poco adottabile come comportamento diffuso, pragmaticamente parlando &#8220;inefficace&#8221;, tu mi rispondevi con assoluta intransigenza e purezza d&#8217;idee (ti ho dato del cataro, o no?) che comunque tu pensavi fosse giusto così, che non importava quante persone convincessi ecc. Questa purezza, sebbene fintamente la contestassi (per vedere fino a che punto di radicalità di pensiero e azione eri capace di spingerti), non mi dispiaceva affatto, anzi, la apprezzavo e la apprezzo moltissimo. Ora invece, davanti a un comportamento esemplare, gesto simbolico e politico, come quello dei Wu Ming, tiri fuori dal cappello la categoria della pragmaticità, che prima mettevi in secondo piano, e definisci questa via poco praticabile e inefficace. Ora, concordo con te sul fatto che non è fisicamente e praticamente possibile (o almeno è difficilissimo, davvero per pochissimi stoici della vista) leggersi un libro di centinaia di pagine sul computer e che stamparlo è più costoso che comprare la versione cartacea, ma per il resto ho qualche obiezione da fare:</p>
<p>1) il gesto simbolico e politico resta, e non è poco. Lo stesso web, se ci rifletti, è molto spesso qualcosa di simbolico che diventa, perciò, politico. I principi di gratuità, reciproco scambio, libertà ecc. che stanno alla base di internet diventano mentalità, si diffondono anche fuori dal web (e per questo una lotta contro il copyright a livello elettronico si estende poi ad altre realtà, come quella libraria), la gente ci si abitua e soprattutto vede e sperimenta la possibilità ed esistenza di alternative, di modi di pensare e di agire secondo logiche diverse da quelle esterne e questo modo di pensare, di agire lo trasporta anche fuori. Faccio un&#8217;ipotesi assurda: tutti i libri di Scarpa, Moresco, Montanari, Voltolini, Raimo ecc. sono scaricabili su internet, insieme a quelli di tanti altri classici per i quali da tempo è caduto il copyright, beh, tu pensi che la gente che, pur non leggendo i libri tuoi e degli altri sul video, comunque vedesse e sapesse che quei libri, non avendo i soldi, potrebbe comunque vederli, leggerli, anche solo consultarli, pensi che questa gente accetterebbe passivamente una legge come quella che impone il pagamento dei prestiti in biblioteca? In fondo io personalmente (dico sul serio) non scarico musica da internet, preferisco i cd originali, ma solo il sapere che la musica può essere gratis o comunque a prezzi molti più bassi, mi permette di gridare allo scandalo per gli altissimi prezzi che oggi impongono le case discografiche. Come vedi, io non usufruisco del servizio, ma l&#8217;evento nella sua portata simbolica, il fatto in sé di sapere che un&#8217;alternativa è possibile, mi influenza. Ma tu obietterai che se anche tu metti i tuoi libri in web, non è detto che lo facciano gli altri, e che la gente che vede il concretizzarsi di una simile mentalità e la ingloba e fa sua, sarebbe comunque una cerchia ristretta. Così, però, ricadi nella categoria del pratico, e soprattutto non tieni conto che di simili eventi il web è una fortissima cassa di risonanza, le idee e le mentalità si diffondono, se una cosa è ritenuta bella o giusta, spesso non tarda a spargere il contagio. E&#8217; una questione, insomma, di cultura, nel senso di modalità di pensare e percire le cose, e di agire di conseguenza. Ad esempio: in Francia hanno la una cultura secondo la quale se chiedi &#8220;une carafe d&#8217;eau&#8221;, una carafa d&#8217;acqua, nessuno pretende che la paghi, è una mentalità diffusa, acquisita, e se in Francia aprissero un ristorante in cui, ordinando una caraffa d&#8217;acqua, poi te la ritrovassi sul conto, beh, io penso che quel ristorante non farebbe molta strada. Lo stesso avverrebbe di fronte alla capitalizzazione della cultura (pensa anche ai beni culturali) se gli scrittori, con un gesto come quello dei Wu Ming o anche altri gesti, diffondesero una cultura del libro e dell&#8217;arte in genere alternativa, una mentalità diversa&#8230; </p>
<p>2) Ammettiamo pure che il tuo discorso di praticità ed efficacia valga per la prosa, beh, sicuramente non vale per la poesia, e io ho postato un commento &#8211; diretto a tutti gli indiani, quindi anche poeti &#8211; sulla pubblicità del sito di un poeta (Biagio Cepollaro) postato da un poeta (Andrea Inglese) e postando una parte di intervista di un poeta (Lello Voce). Le poesie sono spesso brevi, sul video si leggono con facilità, anzi le poesie più belle e famose girano su internet come un polline: prova a digitare la parola &#8220;amore&#8221; e &#8220;prevért&#8221; o altri simili, e vediamo che trovi&#8230; In più, come nota benissimo Lello, la poesia vende pochissimo, quasi niente, questo gesto altamente simbolico e politico, dunque, non solo è dovuto, ma diventa facilissimamente praticabile, anzi i poeti dovrebbero essere i pionieri di questa mentalità e comportamento rivoluzionari. In parole povere, nessun poeta si campa con le royalties, moltissimi non vedono neanche un soldo: dunque, perché non provare&#8230; ?</p>
<p>3)Dell&#8217;epigrafe sul copyleft dei Wu Ming, tu prendi in considerazione solo la parte sulla riproduzione virtuale, ma non quella sulla riproduzione generale, quindi anche in fotocopie, del libro. Qui con un discorso sulla praticità ed efficacia, secondo me, non te ne esci. Se poi parliamo di testi universitari, il discorso è serissimo: se non si fotocopiassero libri spesso circolanti a prezzi impervii, il costo di tutti i testi universitari di tutti gli esami della più piccola facoltà penso sarebbe molto vicino al resto delle spese complessive, d&#8217;iscrizione e varie. Quand&#8217;ero all&#8217;università, ad esempio, per fare l&#8217;esame di storia dell&#8217;arte (libri con figure a colori, su cui fare la critica, quindi non fotocopiabili in bianco e nero), spesi qualcosa come duecento euro, quattrocento milalire, quasi mezzo milione per un solo esame! Tu mi dirai: io non scrivo testi universitari e i prezzi dei miei libri non sono così alti. E io ti obietto ancora una volta che si tratta di una questione generale, di mentalità e pratica diffusa: o si possono fotocopiare tutti i libri o non se ne può fotocopiare nessuno, quindi se tu ti battessi dalla tua postazione di scrittore di libri di letteratura in edizione tascabile (e mettiamo caso, per assurdo, riuscissi ad ottenere qualcosa), naturalmente non interferiresti solo con la tua fetta di settore, ma con tutta la produzione libraria. Esempio pratico: ho un&#8217;amica che non versa in condizioni economiche splendenti, un po&#8217; di tempo fa l&#8217;ho incontrata in libreria, aveva in mano un libro e ne leggeva il retro di copertina, l&#8217;ho salutata, ho comprato i miei libri e sono uscito. Ci siamo rivisti qualche giorno dopo, le ho chiesto che libro avesse in mano quel giorno, mi ha risposto Il processo di Weiss. Dico: beh, e ti è piaciuto? Mi risponde: Veramente non l&#8217;ho comprato, sai, devo risparmiare per l&#8217;università, e poi questa settimana devo tornare dai miei, ho il treno da pagare. Chiedo: quanto costava? Risponde: 8 euro. Naturalmente, avrei voluto comprarglielo io, ma è una ragazza molto morale e austera, non vuole l&#8217;elemosina di un figlio di papà come me, già altre volte ha rifiuto regali e prestiti che le proponevo. Aggiungo che la ragazza è intelligentissima, leggeva Silone a tredici anni annotandosi riassunti e riflessioni su un quadernetto che mi ha mostrato, ha voti altissimi ma, grazie alla riforma universitaria, probabilmente non potrà proseguire gli studi iscrivendosi a uno dei costossimi corsi di specializzazione postlaurea! Ora, mettiamo che questa ragazza volesse leggere (potendolo sottolineare, conservare per magari andare a rileggerselo o consultarlo) il tuo Venezia è un pesce, caro Tiziano, e io le proponessi di fotocopiarselo dalla mia copia originale, a un costo più che dimezzato, tu come la prenderesti? Il tuo libro non c&#8217;è nelle biblioteche di Lecce (che sono arretretissime), lei non ti arreca nessun danno economico perché comunque, se non fotocopiato, il tuo libro a quel prezzo non lo leggerebbe mai (al massimo glielo potrei prestare, ma lo stesso non venderesti una copia in più, idem se fosse accessibile in biblioteca). Accetteresti? Se no, sei un farabutto (oltre che poco furbo)&#8230; Se sì, ti dico: perché non ufficializzi questa possibilità, dal momento che se beccano una persona a fotocopiare più del 15% di un libro o forse anche meno (non sono aggiornato), oggigiorno ti prendi un multone? Naturalmente, di ragazze e ragazzi come la mia amica, neanche a dirlo, ce ne sono tanti là fuori, e fanno una bella fetta di pubblico&#8230; E poi c&#8217;è sempre il discorso di principio, ideologico, politico, simbolico: la gente vede che alcuni libri si possono focopiare, anche integralmente, e si chiede: e perché non gli altri? e perché pagare il prestito in biblioteca quando un libro si può fotocopiare gratis? Ma allora io penso, caro Tiziano, che accanto al discorso sicuramente onesto sulla praticità ed efficacia di un simile comportamento, non me ne volere, ci sia anche un riflesso &#8211; magari inconscio, o meglio istintivo &#8211; di mancanza di coraggio, perché si teme che provare possa essere in qualche modo rischioso, o perché così in fondo le cose non vanno malissimo e dunque perché cambiarle, o perché fare un&#8217;azione simile con la probabilità molto alta di non cambiare nulla e magari di essere derisi e tacciati di velleità rivoluzionarie, o&#8230; insomma, dimmi tu caro Tiziano, e anche tu Andrea, oppure cosa?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tiziano Scarpa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/06/sito-di-biagio-cepollaro/#comment-4069</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=432#comment-4069</guid>

					<description><![CDATA[Caro Malatesta,
lascia stare le scuse. Ringrazio e apprezzo, ma non devi scusarti. Tanto meno &quot;umilmente&quot;. Non è proprio il caso.

Sul copyleft ho letto molto e riflettuto parecchio e anche parlato e discusso (guarda che, tanto per dirne una, conosco Raf Valvola da quasi dieci anni e ho pure LAVORATO in una casa editrice NELLA STESSA STANZA per un anno con lui. Era come andare a un corso universitario, stare a sentire Raf. Ho imparato tonnellate di cose).

In pochissime parole, senza pretendere di approfondire, penso che offrire la possibilità di scaricare i testi di un romanzo sia un&#039;operazione simbolica importantissima, una questione di principio. Ritengo però che sia improponibile, e malsano per gli occhi, leggere un romanzo di 500 pagine su schermo. Stamparlo credo che costi in cartucce d&#039;inchiostro almeno quanto una ventina di copie del libro. Temo sia questo il motivo per cui il gesto dei Wu Ming non intacca le vendite: NESSUNO si legge un romanzo di 500 pagine su schermo, nessuno se lo stampa: lo dico senza alcuna intenzione denigratoria. Semplicemente penso che, allo stato attuale della tecnologia, sia una soluzione politicamente nobile ma operativamente nulla o comunque quasi del tutto inefficace. Che i romanzi scaricabili non se li legga nessuno è un&#039;ipotesi mia, è solamente un&#039;impressione, sia chiaro; ma devo ancora trovare qualcuno sulla faccia della Terra che mi dica di aver letto un romanzo al computer. Controprova: tutti quelli che mandano romanzi inediti in file allegato agli amici per avere un parere di lettura si sentono dire: &quot;abbi pazienza, non potresti mandarmi una stampata cartacea?&quot;. Si preferiscono di gran lunga i cari vecchi faldoni di fotocopie...

Allora, molto bene la discussione, benissimo i gesti simbolici e di principio, ma intanto, in termini politici e antropologici (la sofferenza degli occhi) e di fattibilità immediata, continuo a trovare civilmente insuperata l&#039;istituzione della biblioteca e del prestito gratuito (che, tra l&#039;altro, in tempi recentissimi pare a rischio pure quello, come sappiamo). Semmai bisognerebbe potenziare questa istituzione, di cui dovremmo andare orgogliosi.

Sul diritto d&#039;autore, il dibattito è interessantissimo e va assolutamente portato avanti. 

Grazie della tua risposta fin troppo educata, mi scuso anch&#039;io con te per aver usato certi termini un po&#039; esagerati. Certe volte ci resto un po&#039; male e reagisco così.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Malatesta,<br />
lascia stare le scuse. Ringrazio e apprezzo, ma non devi scusarti. Tanto meno &#8220;umilmente&#8221;. Non è proprio il caso.</p>
<p>Sul copyleft ho letto molto e riflettuto parecchio e anche parlato e discusso (guarda che, tanto per dirne una, conosco Raf Valvola da quasi dieci anni e ho pure LAVORATO in una casa editrice NELLA STESSA STANZA per un anno con lui. Era come andare a un corso universitario, stare a sentire Raf. Ho imparato tonnellate di cose).</p>
<p>In pochissime parole, senza pretendere di approfondire, penso che offrire la possibilità di scaricare i testi di un romanzo sia un&#8217;operazione simbolica importantissima, una questione di principio. Ritengo però che sia improponibile, e malsano per gli occhi, leggere un romanzo di 500 pagine su schermo. Stamparlo credo che costi in cartucce d&#8217;inchiostro almeno quanto una ventina di copie del libro. Temo sia questo il motivo per cui il gesto dei Wu Ming non intacca le vendite: NESSUNO si legge un romanzo di 500 pagine su schermo, nessuno se lo stampa: lo dico senza alcuna intenzione denigratoria. Semplicemente penso che, allo stato attuale della tecnologia, sia una soluzione politicamente nobile ma operativamente nulla o comunque quasi del tutto inefficace. Che i romanzi scaricabili non se li legga nessuno è un&#8217;ipotesi mia, è solamente un&#8217;impressione, sia chiaro; ma devo ancora trovare qualcuno sulla faccia della Terra che mi dica di aver letto un romanzo al computer. Controprova: tutti quelli che mandano romanzi inediti in file allegato agli amici per avere un parere di lettura si sentono dire: &#8220;abbi pazienza, non potresti mandarmi una stampata cartacea?&#8221;. Si preferiscono di gran lunga i cari vecchi faldoni di fotocopie&#8230;</p>
<p>Allora, molto bene la discussione, benissimo i gesti simbolici e di principio, ma intanto, in termini politici e antropologici (la sofferenza degli occhi) e di fattibilità immediata, continuo a trovare civilmente insuperata l&#8217;istituzione della biblioteca e del prestito gratuito (che, tra l&#8217;altro, in tempi recentissimi pare a rischio pure quello, come sappiamo). Semmai bisognerebbe potenziare questa istituzione, di cui dovremmo andare orgogliosi.</p>
<p>Sul diritto d&#8217;autore, il dibattito è interessantissimo e va assolutamente portato avanti. </p>
<p>Grazie della tua risposta fin troppo educata, mi scuso anch&#8217;io con te per aver usato certi termini un po&#8217; esagerati. Certe volte ci resto un po&#8217; male e reagisco così.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Malatesta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/06/sito-di-biagio-cepollaro/#comment-4068</link>

		<dc:creator><![CDATA[Malatesta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=432#comment-4068</guid>

					<description><![CDATA[Tiziano, c&#039;è un fraintendimento, almeno parziale. 
Io parlavo di una sana battaglia contro il copyright, come ad esempio la stanno facendo i Wu Ming. Loro dicono: le leggi sul copyright sono antiliberali, e vanno verso un&#039;antiliberalità sempre maggiore. 
Perché su internet io posso scaricarmi tutti i testi dei Wu Ming, che pure sono vendutissimi nella versione cartacea (vedi Q)? Perché i Wu Ming, pur guadagnando sul loro lavoro (cosa che non vorrei mai negare a nessuno scrittore), vengono incontro a due diverse fasce socio-economiche di pubblico, quella che tanti libri non se li può comprare e quella che una maerea di libri cartacei comunque è in grado economicamente di permettersela? E perché il fatto di rendere scaricabile un libro non influenza negativamente, come sostengono i più, o meglio quasi tutti, la vendibilità dell&#039;equivalente cartaceo, come il caso Wu Ming dimostra? Perché sul retro del libro dei Wu Ming si legge &quot;E&#039; consentita la riproduzione, parziale o totale, dell&#039;opera e la sua diffusione per via telematica a uso personale dei lettori, purché non a scopo commerciale&quot;? Sono dei &quot;fessi&quot;, per dirla come dici tu con la maggioranza, i Wu Ming?

Scusa, Tiziano, se sono risultato &quot;infamante&quot;? Non volevo criticare il tuo lavoro, la tua passione né rimproverarti il fatto di guadagnarci, visto che hai scelto di dedicarci la tua vita è giusto, giustissimo. Il riferimento era diretto ai libri, non a NI, naturalmente: su NI non c&#039;è copyright, non c&#039;è lucro, non c&#039;è meritoriamente una virgola di pubblicità. 
E&#039; ovvio però, che non segui tutta la battaglia contro il copy right, non solo elettronico e musicale ma anche letterario, che - a causa del web e a partire dal web - si sta combattendo in questi anni. Se frequenti un po&#039; il sito di Quintostato e soprattutto se ti leggi gli interventi dei Wu Ming sul loro sito alla pagina http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/tematico_copyright.html, ti puoi rendere meglio conto di quello che volevo dire.
Chiedo umilmente scusa a tutti per la cazzata dei portafogli, però Tiziano, io ti chiedevo di usare la stessa capacità di approfondimento del problema e di estremismo intellettuale di cui ti mostri meritoriamente capace per la questione tv, anche per la questione copyright. Se approfondisci il tema, come per la televisione, forse riesci a liberarti di qualche luogo comune (che, lasciatelo dire, pure hai), e il discorso potremmo farlo. Se la tua invece è una posizione tradizionale, non problematica (per fare un parallelo col caso tv, quella di chi ti dice: la tv è il più importante mezzo di comunicazione di massa, ce l&#039;hanno tutti, non puoi non averla), e tu mi dici che il copyleft è una cazzata, che il copyright esiste dalla notte dei tempi, è usato da tutti ed è perfetto e giusto, allora non parliamone più, TI CHIEDO UMILMENTE SCUSA, e il discorso finisce qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tiziano, c&#8217;è un fraintendimento, almeno parziale.<br />
Io parlavo di una sana battaglia contro il copyright, come ad esempio la stanno facendo i Wu Ming. Loro dicono: le leggi sul copyright sono antiliberali, e vanno verso un&#8217;antiliberalità sempre maggiore.<br />
Perché su internet io posso scaricarmi tutti i testi dei Wu Ming, che pure sono vendutissimi nella versione cartacea (vedi Q)? Perché i Wu Ming, pur guadagnando sul loro lavoro (cosa che non vorrei mai negare a nessuno scrittore), vengono incontro a due diverse fasce socio-economiche di pubblico, quella che tanti libri non se li può comprare e quella che una maerea di libri cartacei comunque è in grado economicamente di permettersela? E perché il fatto di rendere scaricabile un libro non influenza negativamente, come sostengono i più, o meglio quasi tutti, la vendibilità dell&#8217;equivalente cartaceo, come il caso Wu Ming dimostra? Perché sul retro del libro dei Wu Ming si legge &#8220;E&#8217; consentita la riproduzione, parziale o totale, dell&#8217;opera e la sua diffusione per via telematica a uso personale dei lettori, purché non a scopo commerciale&#8221;? Sono dei &#8220;fessi&#8221;, per dirla come dici tu con la maggioranza, i Wu Ming?</p>
<p>Scusa, Tiziano, se sono risultato &#8220;infamante&#8221;? Non volevo criticare il tuo lavoro, la tua passione né rimproverarti il fatto di guadagnarci, visto che hai scelto di dedicarci la tua vita è giusto, giustissimo. Il riferimento era diretto ai libri, non a NI, naturalmente: su NI non c&#8217;è copyright, non c&#8217;è lucro, non c&#8217;è meritoriamente una virgola di pubblicità.<br />
E&#8217; ovvio però, che non segui tutta la battaglia contro il copy right, non solo elettronico e musicale ma anche letterario, che &#8211; a causa del web e a partire dal web &#8211; si sta combattendo in questi anni. Se frequenti un po&#8217; il sito di Quintostato e soprattutto se ti leggi gli interventi dei Wu Ming sul loro sito alla pagina <a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/tematico_copyright.html" rel="nofollow ugc">http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/tematico_copyright.html</a>, ti puoi rendere meglio conto di quello che volevo dire.<br />
Chiedo umilmente scusa a tutti per la cazzata dei portafogli, però Tiziano, io ti chiedevo di usare la stessa capacità di approfondimento del problema e di estremismo intellettuale di cui ti mostri meritoriamente capace per la questione tv, anche per la questione copyright. Se approfondisci il tema, come per la televisione, forse riesci a liberarti di qualche luogo comune (che, lasciatelo dire, pure hai), e il discorso potremmo farlo. Se la tua invece è una posizione tradizionale, non problematica (per fare un parallelo col caso tv, quella di chi ti dice: la tv è il più importante mezzo di comunicazione di massa, ce l&#8217;hanno tutti, non puoi non averla), e tu mi dici che il copyleft è una cazzata, che il copyright esiste dalla notte dei tempi, è usato da tutti ed è perfetto e giusto, allora non parliamone più, TI CHIEDO UMILMENTE SCUSA, e il discorso finisce qui.</p>
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		<title>
		Di: Tiziano Scarpa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/06/sito-di-biagio-cepollaro/#comment-4067</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=432#comment-4067</guid>

					<description><![CDATA[Attenzione, non sono IO l&#039;unico eroe imbecille che non si fa pagare, ma un po&#039; tutti gli operatori culturali in alcune o in molte situazioni. Quando racconto di me è solo per fare l&#039;esempio che conosco meglio, e per non tirare in ballo altri (come feci, un po&#039; maleducatamente, in quel vecchio intervento su &quot;Pulp&quot; anni fa). Per esempio interi supplementi letterari (&quot;La Talpa Libri&quot; del &quot;manifesto&quot;), la quasi totalità delle riviste culturali, o alcune iniziative a scuola all&#039;università eccetera non esisterebbero, semplicemente proprio NON AVREBBERO LA POSSIBILITA&#039; DI ESISTERE, se non fossero fondate sul volontariato o la disponibilità a ricevere compensi assiolutamente simbolici. 

Io non sto a farmi bello del fatto che a volte non mi pagano (a parte che così non ci si fa belli: si passa per fessi e basta!): bensì RISPONDO quando mi chiamano in causa su questi argomenti. E&#039; diverso, non credi? Se qualcuno dice: &quot;eh, ma quando vi si tocca il portafogli...&quot; ALLORA io dico come stanno le cose.

A Malatesta facevo notare che è veramente assurdo che lo venga a dire proprio QUI su Nazione Indiana, dove si lavora gratis... Ma si trattava, per l&#039;appunto, di una RISPOSTA a un&#039;affermazione sballata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Attenzione, non sono IO l&#8217;unico eroe imbecille che non si fa pagare, ma un po&#8217; tutti gli operatori culturali in alcune o in molte situazioni. Quando racconto di me è solo per fare l&#8217;esempio che conosco meglio, e per non tirare in ballo altri (come feci, un po&#8217; maleducatamente, in quel vecchio intervento su &#8220;Pulp&#8221; anni fa). Per esempio interi supplementi letterari (&#8220;La Talpa Libri&#8221; del &#8220;manifesto&#8221;), la quasi totalità delle riviste culturali, o alcune iniziative a scuola all&#8217;università eccetera non esisterebbero, semplicemente proprio NON AVREBBERO LA POSSIBILITA&#8217; DI ESISTERE, se non fossero fondate sul volontariato o la disponibilità a ricevere compensi assiolutamente simbolici. </p>
<p>Io non sto a farmi bello del fatto che a volte non mi pagano (a parte che così non ci si fa belli: si passa per fessi e basta!): bensì RISPONDO quando mi chiamano in causa su questi argomenti. E&#8217; diverso, non credi? Se qualcuno dice: &#8220;eh, ma quando vi si tocca il portafogli&#8230;&#8221; ALLORA io dico come stanno le cose.</p>
<p>A Malatesta facevo notare che è veramente assurdo che lo venga a dire proprio QUI su Nazione Indiana, dove si lavora gratis&#8230; Ma si trattava, per l&#8217;appunto, di una RISPOSTA a un&#8217;affermazione sballata.</p>
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		<title>
		Di: nicknames		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/06/sito-di-biagio-cepollaro/#comment-4066</link>

		<dc:creator><![CDATA[nicknames]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mettiamo tra parentesi l&#039;uscita commiserativa di scarpa su se stesso, che non si fa pagare, a volte- queste cose non le vogliamo sapere e non si capisce perchè, invece, deve sempre stare a sottolinearle?!( santo tiziano :)))- per il resto concordo con lui; malatesta ha sparato una cazzata! :))]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mettiamo tra parentesi l&#8217;uscita commiserativa di scarpa su se stesso, che non si fa pagare, a volte- queste cose non le vogliamo sapere e non si capisce perchè, invece, deve sempre stare a sottolinearle?!( santo tiziano :)))- per il resto concordo con lui; malatesta ha sparato una cazzata! :))</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Tiziano Scarpa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/06/sito-di-biagio-cepollaro/#comment-4065</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;perché gli indiani intervengono se si tratta di parlare dell&#039;ultimo film o del connubio eros-thanatos nell&#039;ultimo libro di tizio, ma quando poi si toccano temi che li riguardano in prima persona, che riguardano la loro coerenza intellettuale e anche in parte il loro portafogli, il silenzio è la regola.&quot;

Una stronzata di Malatesta. Che ogni tanto ne spara. Raramente. Con moderazione, ma ne spara. Gli Indiani qui lavorano gratis. E fanno decine (alcuni di noi CENTINAIA) di letture - non presentazioni di libri: ma LETTURE - con ingresso gratuito. Perciò, Malatesta vada da qualcun altro a dire queste belle cose (con il suo nome, possibilmente, e non con lo pseudonimo da Savonarola pacioso, che ogni tanto lancia l&#039;accusa vigliacchetta: già, perché lui può imputare certe cose a NOI proprio perché noi ci presentiamo con il nostro nome e ci prendiamo la responsabilità di quel che facciamo qui e ANCHE altrove, proprio grazie al fatto che, riconoscendo il nostro nome, ci si può rimproverare una mancanza di coerenza ecc.).

Grandissima parte della cultura italiana (almeno quella scritta) è fatta GRATIS: e, quando lo scrissi anni fa su &quot;Pulp&quot;, addirittura mi arrivarono delle accuse da gente che diceva: &quot;ma come, non ti fai pagare? Tu che hai avuto un casino di &#039;successo&#039; con i cannibali i pulp ecc. NON TI FAI PAGARE? SCRIVI GRATIS?! Ma così rovini il mercato! Rovini, in prospettiva, la strada a me che sono più giovane o meno noto di te e vorrei fare il mestiere tuo, ma come faccio a chiedere i soldi IO se non li danno nemmeno a TE, se non li chiedi TU? Mi stai rovinando, mi danneggi, stronzo!&quot;

Malatesta ci dica (possibilmente con il suo nome) come fare a NON pagare i tipografi, i camionisti, i magazzinieri, i librai e tutti quanti gli operai e impiegati che ruotano intorno all&#039;editoria, come fare a non pagarli &quot;in nome dell&#039;arte e del sapere&quot;, inventi, se lo sa fare, qualcosa di meglio delle civilissime e funzionantissime istituzioni plurisecolari (le biblioteche a prestito GRATUITO, per esempio; e mettiamoci anche i tascabili economicissimi, perché no), ci spieghi perché mai gli artisti e gli scrittori non dovrebbero guadagnare il giusto compenso per quel che fanno in modo da poter continuare a scrivere e inventare altre cose (a meno che la sua criptoansia di rivalsa e punizione verso gli artisti non gli detti una condanna dei suddetti a privazioni e macerazioni sociofisiche come unica condizione possibile per creare arte e scrittura autentica - cazzate totalitaristiche che abbiamo già sentito mille volte), e allora riprenderemo in considerazione i suoi interventi su questo argomento per quel che riguarda il versante letterario-editoriale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;perché gli indiani intervengono se si tratta di parlare dell&#8217;ultimo film o del connubio eros-thanatos nell&#8217;ultimo libro di tizio, ma quando poi si toccano temi che li riguardano in prima persona, che riguardano la loro coerenza intellettuale e anche in parte il loro portafogli, il silenzio è la regola.&#8221;</p>
<p>Una stronzata di Malatesta. Che ogni tanto ne spara. Raramente. Con moderazione, ma ne spara. Gli Indiani qui lavorano gratis. E fanno decine (alcuni di noi CENTINAIA) di letture &#8211; non presentazioni di libri: ma LETTURE &#8211; con ingresso gratuito. Perciò, Malatesta vada da qualcun altro a dire queste belle cose (con il suo nome, possibilmente, e non con lo pseudonimo da Savonarola pacioso, che ogni tanto lancia l&#8217;accusa vigliacchetta: già, perché lui può imputare certe cose a NOI proprio perché noi ci presentiamo con il nostro nome e ci prendiamo la responsabilità di quel che facciamo qui e ANCHE altrove, proprio grazie al fatto che, riconoscendo il nostro nome, ci si può rimproverare una mancanza di coerenza ecc.).</p>
<p>Grandissima parte della cultura italiana (almeno quella scritta) è fatta GRATIS: e, quando lo scrissi anni fa su &#8220;Pulp&#8221;, addirittura mi arrivarono delle accuse da gente che diceva: &#8220;ma come, non ti fai pagare? Tu che hai avuto un casino di &#8216;successo&#8217; con i cannibali i pulp ecc. NON TI FAI PAGARE? SCRIVI GRATIS?! Ma così rovini il mercato! Rovini, in prospettiva, la strada a me che sono più giovane o meno noto di te e vorrei fare il mestiere tuo, ma come faccio a chiedere i soldi IO se non li danno nemmeno a TE, se non li chiedi TU? Mi stai rovinando, mi danneggi, stronzo!&#8221;</p>
<p>Malatesta ci dica (possibilmente con il suo nome) come fare a NON pagare i tipografi, i camionisti, i magazzinieri, i librai e tutti quanti gli operai e impiegati che ruotano intorno all&#8217;editoria, come fare a non pagarli &#8220;in nome dell&#8217;arte e del sapere&#8221;, inventi, se lo sa fare, qualcosa di meglio delle civilissime e funzionantissime istituzioni plurisecolari (le biblioteche a prestito GRATUITO, per esempio; e mettiamoci anche i tascabili economicissimi, perché no), ci spieghi perché mai gli artisti e gli scrittori non dovrebbero guadagnare il giusto compenso per quel che fanno in modo da poter continuare a scrivere e inventare altre cose (a meno che la sua criptoansia di rivalsa e punizione verso gli artisti non gli detti una condanna dei suddetti a privazioni e macerazioni sociofisiche come unica condizione possibile per creare arte e scrittura autentica &#8211; cazzate totalitaristiche che abbiamo già sentito mille volte), e allora riprenderemo in considerazione i suoi interventi su questo argomento per quel che riguarda il versante letterario-editoriale.</p>
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