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	Commenti a: Appunti su Abu Ghraib	</title>
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		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/07/appunti-su-abu-ghraib/#comment-4148</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Tedoldi e Franz, cerco di spiegarmi meglio. 

1) È chiaro che le donne che torturano sono un fenomeno su cui meditare e su cui anche le donne devono meditare. Ma non si tratta di un fenomeno nuovo; forse sono nuovi i sorrisi compiaciuti e ammiccanti, l’enfasi e l’orrore enfatico propri dell’immagine. 
Trasformare la tortura in una questione di “genere” sminuisce le responsabilità di chi ha il bandolo della matassa e diventa una semplificazione fuorviante. Se fosse solo un problema di cromosomi e di costumi sessuali, un qualsiasi individuo di genere maschile dovrebbe accollarsi un gran bel po’ di brutture. E il “Donne, Lynndie è roba vostra…” potrebbe essere specularmente rovesciato un’infinità di volte, mettendo nello stesso mucchio indistinto vaghe responsabilità di “genere” (o di “specie”, allargando il discorso) e precise responsabilità individuali, collettive, politiche. No, troppo comodo.
Il ragionamento di “genere” e sessista va poi benissimo anche a un mussulmano fondamentalista e integralista. 
Donna sessualmente liberata (cioè - in termini concreti - donna senza chador a coprire il volto, donna alfabetizzata, ecc. ecc.) = Donna torturatrice, aguzzina e assassina di uomini mussulmani. 
È questa l’equazione che potrebbe essere utilizzata dal prossimo regime integralista irakeno. Altro bel paradossale risultato della guerra in nome dell’“Occidente”: le donne irakene si troveranno a dover rimpiangere Saddam.

2) A me personalmente ha colpito - oltre e più della Lynndie che tiene al guinzaglio l’uomo nudo e inerme come si tiene un cane a passeggio per il parco (ma lì lei non ride, anche se ha quella tremenda dissonante aria da ragazzina innocente) - l&#039;immagine della coppietta che sta qui sopra, i fidanzatini ridenti e spensierati che fanno la foto-ricordo, invece che a Disneyland, davanti alla catasta di uomini nudi, osceni e quasi-cadaveri. E perciò mi figuro che le foto di Lynndie ridente e intenta a fare nefandezze ai prigionieri siano scattate proprio dal suo boy-friend…
Insomma - come ha messo in evidenza Gabriella - Lynndie non agisce da sola, agisce in coppia, o in gruppo… E si ha l’impressione che non sia una leader. Si ha l’impressione che sia sì sadica di suo, ma che sia anche una gregaria un po’ stupida; e che magari proprio perché gregaria e stupida e sadica di suo ci tenga a mostrarsi così devota all’ideologia aberrante e agli istinti feroci del gruppo (oltre che agli ordini di servizio).
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tedoldi e Franz, cerco di spiegarmi meglio. </p>
<p>1) È chiaro che le donne che torturano sono un fenomeno su cui meditare e su cui anche le donne devono meditare. Ma non si tratta di un fenomeno nuovo; forse sono nuovi i sorrisi compiaciuti e ammiccanti, l’enfasi e l’orrore enfatico propri dell’immagine.<br />
Trasformare la tortura in una questione di “genere” sminuisce le responsabilità di chi ha il bandolo della matassa e diventa una semplificazione fuorviante. Se fosse solo un problema di cromosomi e di costumi sessuali, un qualsiasi individuo di genere maschile dovrebbe accollarsi un gran bel po’ di brutture. E il “Donne, Lynndie è roba vostra…” potrebbe essere specularmente rovesciato un’infinità di volte, mettendo nello stesso mucchio indistinto vaghe responsabilità di “genere” (o di “specie”, allargando il discorso) e precise responsabilità individuali, collettive, politiche. No, troppo comodo.<br />
Il ragionamento di “genere” e sessista va poi benissimo anche a un mussulmano fondamentalista e integralista.<br />
Donna sessualmente liberata (cioè &#8211; in termini concreti &#8211; donna senza chador a coprire il volto, donna alfabetizzata, ecc. ecc.) = Donna torturatrice, aguzzina e assassina di uomini mussulmani.<br />
È questa l’equazione che potrebbe essere utilizzata dal prossimo regime integralista irakeno. Altro bel paradossale risultato della guerra in nome dell’“Occidente”: le donne irakene si troveranno a dover rimpiangere Saddam.</p>
<p>2) A me personalmente ha colpito &#8211; oltre e più della Lynndie che tiene al guinzaglio l’uomo nudo e inerme come si tiene un cane a passeggio per il parco (ma lì lei non ride, anche se ha quella tremenda dissonante aria da ragazzina innocente) &#8211; l&#8217;immagine della coppietta che sta qui sopra, i fidanzatini ridenti e spensierati che fanno la foto-ricordo, invece che a Disneyland, davanti alla catasta di uomini nudi, osceni e quasi-cadaveri. E perciò mi figuro che le foto di Lynndie ridente e intenta a fare nefandezze ai prigionieri siano scattate proprio dal suo boy-friend…<br />
Insomma &#8211; come ha messo in evidenza Gabriella &#8211; Lynndie non agisce da sola, agisce in coppia, o in gruppo… E si ha l’impressione che non sia una leader. Si ha l’impressione che sia sì sadica di suo, ma che sia anche una gregaria un po’ stupida; e che magari proprio perché gregaria e stupida e sadica di suo ci tenga a mostrarsi così devota all’ideologia aberrante e agli istinti feroci del gruppo (oltre che agli ordini di servizio).</p>
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		<title>
		Di: Malatesta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/07/appunti-su-abu-ghraib/#comment-4108</link>

		<dc:creator><![CDATA[Malatesta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[No, Marco, io adoro Magrelli! Allo stato attuale, lo considero il migliore poeta italiano, attribuendogli tra i vari meriti quello il coraggio della tematica civile, il recupero della forma poematica (manca l&#039;intreccio di rimandi interni, ma è evidente un superamento dell&#039;atomizzazione frammentistica, cioè il frammento c&#039;è ma è riassorbito nell&#039;architettura e visione d&#039;insieme) e il lavoro sulla lingua, cioè in parole povere l&#039;innesto di temi e terminologia specchianti l&#039;attualità tecnico-scientifico-sociale (vedi l&#039;ambito computeristico, quello biogenetico ecc. per cui potrei tornare sul discorso, iniziato tempo fa con Scarpa e lasciato a metà, sulla poesia di Nove, ancora ferma all&#039;immissione ossessiva, da pop art, dei termini commerciali, i quali hanno ormai ottenuto il diritto di cittadinanza poetica - vedi Raboni che parla di nescafè e vari, D&#039;Andrea poeta ermetico che cita l&#039;hag ecc. -, mentre Magrelli è ancora più avanti, e desublima la poesia piegandola ad argomenti con annessa componente linguistica come il web, la pecora Dolly ecc.
Ma ecco, comunque, la tematica civile non è la priorità di Magrelli, il primato è quello estetico e linguistico, è abbastanza evidente... (anche se sì, forse non dovevo metterlo nel girone degli &quot;sfogatori&quot;, lo prendendo come esempio...)

Per Flanders: certo, Serra alla fine partì in guerra, ma non mancò di dirci in maniera disicantata, contro tutte le teorie storicistiche, ipotesi palingenetiche ecc. che &quot;la guerra non cambia niente&quot;, non poco se rapportato al periodo attuale, in cui la guerra è elevata addirittura a strumento di democrazia...

Comunque, sì, ritorniamo a parlare delle foto, che io abolirei, e abolirei le immagini in genere, e poi la tv, per ritornare alla radio, anzi no, più indietro fino solo ai giornali, anzi, più indietro ancora, alle notizie contrabbandate di bocca in bocca...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, Marco, io adoro Magrelli! Allo stato attuale, lo considero il migliore poeta italiano, attribuendogli tra i vari meriti quello il coraggio della tematica civile, il recupero della forma poematica (manca l&#8217;intreccio di rimandi interni, ma è evidente un superamento dell&#8217;atomizzazione frammentistica, cioè il frammento c&#8217;è ma è riassorbito nell&#8217;architettura e visione d&#8217;insieme) e il lavoro sulla lingua, cioè in parole povere l&#8217;innesto di temi e terminologia specchianti l&#8217;attualità tecnico-scientifico-sociale (vedi l&#8217;ambito computeristico, quello biogenetico ecc. per cui potrei tornare sul discorso, iniziato tempo fa con Scarpa e lasciato a metà, sulla poesia di Nove, ancora ferma all&#8217;immissione ossessiva, da pop art, dei termini commerciali, i quali hanno ormai ottenuto il diritto di cittadinanza poetica &#8211; vedi Raboni che parla di nescafè e vari, D&#8217;Andrea poeta ermetico che cita l&#8217;hag ecc. -, mentre Magrelli è ancora più avanti, e desublima la poesia piegandola ad argomenti con annessa componente linguistica come il web, la pecora Dolly ecc.<br />
Ma ecco, comunque, la tematica civile non è la priorità di Magrelli, il primato è quello estetico e linguistico, è abbastanza evidente&#8230; (anche se sì, forse non dovevo metterlo nel girone degli &#8220;sfogatori&#8221;, lo prendendo come esempio&#8230;)</p>
<p>Per Flanders: certo, Serra alla fine partì in guerra, ma non mancò di dirci in maniera disicantata, contro tutte le teorie storicistiche, ipotesi palingenetiche ecc. che &#8220;la guerra non cambia niente&#8221;, non poco se rapportato al periodo attuale, in cui la guerra è elevata addirittura a strumento di democrazia&#8230;</p>
<p>Comunque, sì, ritorniamo a parlare delle foto, che io abolirei, e abolirei le immagini in genere, e poi la tv, per ritornare alla radio, anzi no, più indietro fino solo ai giornali, anzi, più indietro ancora, alle notizie contrabbandate di bocca in bocca&#8230;</p>
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		Di: Marco Mantello		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/07/appunti-su-abu-ghraib/#comment-4107</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Mantello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo con la conclusione di Malatesta, anche se con Magrelli è ingeneroso. Aggiungo una cosa però sugli sfoghi, visto che se ne parla così tanto (ma Giartosio,le foto, Bush?)
Secondo me tra una vuota estetica della guerra e una letteratura &#039;politica&#039; c&#039;è una linea mediana, fatta di persone che cercano di esprimere i propri stati d&#039;animo e sopratutto di discutere a caldo con gli altri per chiarirsi le idee. Gli sfoghi, in questo senso, sono necessari (a volte solo per chi si sfoga). Anche se possono risultare (e sono) retorici, letterari,inutili, gli sfoghi presuppongono dubbi in chi scrive, sono un modo di lasciarsi andare, di affidarsi agli altri.   Questa si chiama comunicazione. Lo sfogo è anche una forma (a volte non richiesta) di confidenza. In ogni caso la sua retorica è spesso sintomo di autenticità o quantomeno di fragilità. L&#039;autocompiacimento, la scelta modaiola del politico e del sociale, quello segue altre strade.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con la conclusione di Malatesta, anche se con Magrelli è ingeneroso. Aggiungo una cosa però sugli sfoghi, visto che se ne parla così tanto (ma Giartosio,le foto, Bush?)<br />
Secondo me tra una vuota estetica della guerra e una letteratura &#8216;politica&#8217; c&#8217;è una linea mediana, fatta di persone che cercano di esprimere i propri stati d&#8217;animo e sopratutto di discutere a caldo con gli altri per chiarirsi le idee. Gli sfoghi, in questo senso, sono necessari (a volte solo per chi si sfoga). Anche se possono risultare (e sono) retorici, letterari,inutili, gli sfoghi presuppongono dubbi in chi scrive, sono un modo di lasciarsi andare, di affidarsi agli altri.   Questa si chiama comunicazione. Lo sfogo è anche una forma (a volte non richiesta) di confidenza. In ogni caso la sua retorica è spesso sintomo di autenticità o quantomeno di fragilità. L&#8217;autocompiacimento, la scelta modaiola del politico e del sociale, quello segue altre strade.</p>
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		<title>
		Di: flanders		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/07/appunti-su-abu-ghraib/#comment-4106</link>

		<dc:creator><![CDATA[flanders]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ah, sì, salve salvino, grazie malatesta, non faccio danni :))
è che quando una parte si addormenta, eccoli là, gli avvoltoi, ma ora basta, è troppo! ci vuole un&#039;altra vita, dite? come? che si fa? non sento, qualcuno teme?
sì, ma serra non disse solo quello, lui fu per la guerra; noi, invece, con chi la facciamo la guerra, tra di noi, forse! non siamo buoni nemmeno ad identificare il nemico, che c&#039;è, e ride alla grande, ci spalma nel panino, come quel fantasma :))]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ah, sì, salve salvino, grazie malatesta, non faccio danni :))<br />
è che quando una parte si addormenta, eccoli là, gli avvoltoi, ma ora basta, è troppo! ci vuole un&#8217;altra vita, dite? come? che si fa? non sento, qualcuno teme?<br />
sì, ma serra non disse solo quello, lui fu per la guerra; noi, invece, con chi la facciamo la guerra, tra di noi, forse! non siamo buoni nemmeno ad identificare il nemico, che c&#8217;è, e ride alla grande, ci spalma nel panino, come quel fantasma :))</p>
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		<title>
		Di: Roberto Saviano		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/07/appunti-su-abu-ghraib/#comment-4105</link>

		<dc:creator><![CDATA[Roberto Saviano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La morte, Lara, ma solo per l&#039;occidente. E&#039; qui che nasce il primo grande ossimoro del nostro tempo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La morte, Lara, ma solo per l&#8217;occidente. E&#8217; qui che nasce il primo grande ossimoro del nostro tempo.</p>
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		<title>
		Di: Lara Alf.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/07/appunti-su-abu-ghraib/#comment-4104</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lara Alf.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Arbasino: quale frontiera tra finzione e realtà? Per Arbasino, si sa, non c&#039;è frontiera che tenga.
Cacciari: la paura fa la nostra storia. Solo la paura. E qual è la paura delle paure secondo voi?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arbasino: quale frontiera tra finzione e realtà? Per Arbasino, si sa, non c&#8217;è frontiera che tenga.<br />
Cacciari: la paura fa la nostra storia. Solo la paura. E qual è la paura delle paure secondo voi?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Malatesta		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/07/appunti-su-abu-ghraib/#comment-4103</link>

		<dc:creator><![CDATA[Malatesta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ehi, flanders, hai dimenticato di entrare in scena con un &quot;salve, salvino&quot;.
Comunque, in linea di principio non hai torto, gli sfoghi a volte sono materia letteraria, narcisismi, uno si indigna con parole talmente alte e espressioni talmente azzeccate che pare dire: ehi, guarda come sono bravo a indignarmi!
Ci sono scrittori per cui la letteratura è uno strumento per fini più alti, morali, politici (vedi il mio amato Silone), e ci sono scrittori che invece fanno della morale o della politica uno strumento per fini letterari. 
Ad esempio: Valerio Magrelli, in Didascalie per la lettura di un giornale, si avvicina molto a una poesia civile. In un&#039;intervista però afferma qualcosa del tipo: la globalizzazione, l&#039;ecologia ecc. è tutto materiale per la poesia, è un grande territorio che la poesia può esplorare. Mi sembra chiaro che qui il discorso cambia, c&#039;è una sorta di ribaltamento, non è una visione politica che sceglie l&#039;espressione letteraria ma una visione estetica che assume come oggetto il politico e il sociale. Sembra una finezza, una semplice questione di priorità ma, secondo me, è molto importante. Lo stesso vale per molti altri scrittori che si &quot;sfogano&quot;, che &quot;fingono&quot; di scegliere l&#039;impegno o meglio lo scelgono ma per motivi estetici, letterari, secondari...

Il mio, comunque, anche se non fatico ad ammettere che avesse il tono dello &quot;sfogo&quot;, non voleva essere solo uno sfogo ma un&#039;analisi. L&#039;Italia, in questo periodo, si sta muovendo per molti versi nel senso opposto all&#039;Europa (di cui fa parte) e agli USA (di cui si dichiara alleata e sodale), e in generale sta rifiutando alcune conquiste politiche, economiche, penali degli ultimi anni (il capitalismo selvaggio quello no, non è una conquista). Non mi sembrava un&#039;analisi cattiva... Certo il rischio della retorica è alto, altissimo, quando si parla di queste cose, a volte viene quasi la voglia di non discuterne più, visto che se ne parla tanto, e la retorica le ripetizioni e la nausea si sprecano. Tuttavia, io credo in quanto scriveva un secolo fa Renato Serra nel suo Esame di coscienza:
&quot;Ma adesso basta parlare della guerra. Anzi, parliamone ancora.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ehi, flanders, hai dimenticato di entrare in scena con un &#8220;salve, salvino&#8221;.<br />
Comunque, in linea di principio non hai torto, gli sfoghi a volte sono materia letteraria, narcisismi, uno si indigna con parole talmente alte e espressioni talmente azzeccate che pare dire: ehi, guarda come sono bravo a indignarmi!<br />
Ci sono scrittori per cui la letteratura è uno strumento per fini più alti, morali, politici (vedi il mio amato Silone), e ci sono scrittori che invece fanno della morale o della politica uno strumento per fini letterari.<br />
Ad esempio: Valerio Magrelli, in Didascalie per la lettura di un giornale, si avvicina molto a una poesia civile. In un&#8217;intervista però afferma qualcosa del tipo: la globalizzazione, l&#8217;ecologia ecc. è tutto materiale per la poesia, è un grande territorio che la poesia può esplorare. Mi sembra chiaro che qui il discorso cambia, c&#8217;è una sorta di ribaltamento, non è una visione politica che sceglie l&#8217;espressione letteraria ma una visione estetica che assume come oggetto il politico e il sociale. Sembra una finezza, una semplice questione di priorità ma, secondo me, è molto importante. Lo stesso vale per molti altri scrittori che si &#8220;sfogano&#8221;, che &#8220;fingono&#8221; di scegliere l&#8217;impegno o meglio lo scelgono ma per motivi estetici, letterari, secondari&#8230;</p>
<p>Il mio, comunque, anche se non fatico ad ammettere che avesse il tono dello &#8220;sfogo&#8221;, non voleva essere solo uno sfogo ma un&#8217;analisi. L&#8217;Italia, in questo periodo, si sta muovendo per molti versi nel senso opposto all&#8217;Europa (di cui fa parte) e agli USA (di cui si dichiara alleata e sodale), e in generale sta rifiutando alcune conquiste politiche, economiche, penali degli ultimi anni (il capitalismo selvaggio quello no, non è una conquista). Non mi sembrava un&#8217;analisi cattiva&#8230; Certo il rischio della retorica è alto, altissimo, quando si parla di queste cose, a volte viene quasi la voglia di non discuterne più, visto che se ne parla tanto, e la retorica le ripetizioni e la nausea si sprecano. Tuttavia, io credo in quanto scriveva un secolo fa Renato Serra nel suo Esame di coscienza:<br />
&#8220;Ma adesso basta parlare della guerra. Anzi, parliamone ancora.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lucio Angelini		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/07/appunti-su-abu-ghraib/#comment-4102</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucio Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Copio-incollo due contributi sulle sevizie. Il primo è di Arbasino:

Corriere della Sera
Mercoledi&#039; 5 Maggio 2004

IN VARI PAESI

Le sevizie militari

Caro Mieli, le foto choc delle sevizie militari nei vari Paesi del mondo si
possono ritrovare tali e quali sui giornaletti o giornalacci «hard»
disponibili nelle edicole. E le indignate inchieste sugli identici
«nonnismi» ai danni delle reclute in tutte le nostre caserme sono
riscontrabili in qualunque archivio dei nostri giornali. Ricerche ormai
facili e rapide per ogni praticante, no? Basta un computerino.

Alberto Arbasino

2) Il secondo è di Massimo Cacciari, su La Repubblica di oggi.

&quot;Pietà per i torturatori. Non solo perché non sanno quello che fanno e si
fanno. Pietà anche per la nostra natura che in loro si disvela secondo la
più perfetta misura della sua miseria. Essa consiste essenzialmente nel
credere che la propria superiorità (e perciò la propria stessa sicurezza) si
esprima nella capacità di ***abbassare l&#039;altro, di umiliarlo***. Che la
nostra vittoria consista nella totale sconfitta di chi ci ha affrontato. In
questa fede trova fondamento il nostro male radicale. I torturatori di Abu
Ghraib non sanno che la tortura innalza, invece, la vittima; che il terrore
che infliggono non rifletterà, alla fine, che la loro stessa angoscia
impotente.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Copio-incollo due contributi sulle sevizie. Il primo è di Arbasino:</p>
<p>Corriere della Sera<br />
Mercoledi&#8217; 5 Maggio 2004</p>
<p>IN VARI PAESI</p>
<p>Le sevizie militari</p>
<p>Caro Mieli, le foto choc delle sevizie militari nei vari Paesi del mondo si<br />
possono ritrovare tali e quali sui giornaletti o giornalacci «hard»<br />
disponibili nelle edicole. E le indignate inchieste sugli identici<br />
«nonnismi» ai danni delle reclute in tutte le nostre caserme sono<br />
riscontrabili in qualunque archivio dei nostri giornali. Ricerche ormai<br />
facili e rapide per ogni praticante, no? Basta un computerino.</p>
<p>Alberto Arbasino</p>
<p>2) Il secondo è di Massimo Cacciari, su La Repubblica di oggi.</p>
<p>&#8220;Pietà per i torturatori. Non solo perché non sanno quello che fanno e si<br />
fanno. Pietà anche per la nostra natura che in loro si disvela secondo la<br />
più perfetta misura della sua miseria. Essa consiste essenzialmente nel<br />
credere che la propria superiorità (e perciò la propria stessa sicurezza) si<br />
esprima nella capacità di ***abbassare l&#8217;altro, di umiliarlo***. Che la<br />
nostra vittoria consista nella totale sconfitta di chi ci ha affrontato. In<br />
questa fede trova fondamento il nostro male radicale. I torturatori di Abu<br />
Ghraib non sanno che la tortura innalza, invece, la vittima; che il terrore<br />
che infliggono non rifletterà, alla fine, che la loro stessa angoscia<br />
impotente.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: flanders		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/07/appunti-su-abu-ghraib/#comment-4101</link>

		<dc:creator><![CDATA[flanders]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=435#comment-4101</guid>

					<description><![CDATA[Non bastano più gli sfoghi, l&#039;Italia è specchio lucente , ma proprio lucente, incarna al massimo grado il declino. In Italia è stato capovolto tutto, così, quatti quatti, silenziosamente, l&#039;hanno fatto. parlare di queste cose è retorica!non basta più! E continuano ancora con Alitalia e società calcistiche...ma questa non è politica statalistica o protezionaistica, per il solo fatto che questi cercano di mettere pezze al culo a loro sodali, grandi privati, depauperatori di risorse...
chiediamoci piuttosto in che modo, pubblico dico, una nazione indiana possa uscire dalla riserva; aldi là dell&#039;indignazione e della informazione che vola su internet

grazie a giartosio per l&#039;articolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non bastano più gli sfoghi, l&#8217;Italia è specchio lucente , ma proprio lucente, incarna al massimo grado il declino. In Italia è stato capovolto tutto, così, quatti quatti, silenziosamente, l&#8217;hanno fatto. parlare di queste cose è retorica!non basta più! E continuano ancora con Alitalia e società calcistiche&#8230;ma questa non è politica statalistica o protezionaistica, per il solo fatto che questi cercano di mettere pezze al culo a loro sodali, grandi privati, depauperatori di risorse&#8230;<br />
chiediamoci piuttosto in che modo, pubblico dico, una nazione indiana possa uscire dalla riserva; aldi là dell&#8217;indignazione e della informazione che vola su internet</p>
<p>grazie a giartosio per l&#8217;articolo</p>
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		Di: Marco Mantello		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/07/appunti-su-abu-ghraib/#comment-4100</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Mantello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;altro giorno sono andato a vedere una mostra fotografica nella mia città (Roma). Quartiere Trastevere. La maggioranza delle foto ritraevano dolore umano: oltre all&#039;Iraq, c&#039;era un villaggio cinese i cui abitanti erano costretti (anzi &#039;liberi di&#039;) vendere il loro sangue in cambio di derrate alimentari, il che ha determinato una rapida diffusione dell&#039;Aids fra i comapesani. Ho visto la testa di un africano fra le mani di un altro africano e una scena di quotidiana devastazione all&#039;interno di un villaggio palestinese, dove stavano passando i carri armati sionisti a fare la loro rappresaglia. Il fotografo (palestinese) era stato ferito a un&#039;arteria e così ha dovuto scattare la foto da terra, accanto a un paio di cadaveri. Le foto ovviamente erano tutte bellissime. Davvero. Ho provato solo un po&#039; di fastidio a leggere nelle didascalie: &#039;primo premio alla mostra tot, secondo premio alla mostra tot&#039; e via dicendo. Sulle prime quelle inutili didascalie mi davano l&#039;impressione di una grottesca classifica del dolore ma poi ho pensato che stavo ragionando come Elizabeth Costello e che io non sono così. Ho cercato allora di essere concreto, pragmatico, mi sono ripetuto che quelle foto svolgono anche una funzione sociale, che è importante che girino per il mondo il più possibile e che qualcuno le veda, che non finiscano come le immagini dei cadaveri iracheni dopo i bombardamenti made in u.s.a., che non finiscano solo su internet, diffuse in una tristissima mail colelttiva. 
Ecco: se confronto questi confusi stati d&#039;animo con il contenuto delle foto a cui si riferisce l&#039;articolo di Tommaso, mi rendo conto che siamo di fronte a un problema molto diverso. Qui non si tratta solo di una accurata documentazione della tortura fatta da torturatori.Qui le imamgini sono già una forma di tortura. E&#039; necessario che &#039;questa violenza comporti uno spettatore&#039;? La mia risposta è esclusivmanete politica e dico: si è necessario guardare questa roba, magari all&#039;ora di cena. Spero che le famiglie americane se le siano sparate tutte queste &#039;testimonianze&#039; e che il vocabolario della televisione cambi un po&#039; quando si parla di mondo arabo, terrorismo e violazione dei diritti umani. Spero che fra quaranta anni si possa finalmente dare vita a un tribunale internazionale super partes che sottragga alla giurisdizione Bush-CNN il monopolio della violenza. Spero che sia chiaro che non credo a un cambiamento della situazione in Iraq anche qualora Bush perdesse le elezioni solo a causa di qualche fotografia. Scusate lo sfogo. Sono un po&#039; depresso e la lucidità latita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altro giorno sono andato a vedere una mostra fotografica nella mia città (Roma). Quartiere Trastevere. La maggioranza delle foto ritraevano dolore umano: oltre all&#8217;Iraq, c&#8217;era un villaggio cinese i cui abitanti erano costretti (anzi &#8216;liberi di&#8217;) vendere il loro sangue in cambio di derrate alimentari, il che ha determinato una rapida diffusione dell&#8217;Aids fra i comapesani. Ho visto la testa di un africano fra le mani di un altro africano e una scena di quotidiana devastazione all&#8217;interno di un villaggio palestinese, dove stavano passando i carri armati sionisti a fare la loro rappresaglia. Il fotografo (palestinese) era stato ferito a un&#8217;arteria e così ha dovuto scattare la foto da terra, accanto a un paio di cadaveri. Le foto ovviamente erano tutte bellissime. Davvero. Ho provato solo un po&#8217; di fastidio a leggere nelle didascalie: &#8216;primo premio alla mostra tot, secondo premio alla mostra tot&#8217; e via dicendo. Sulle prime quelle inutili didascalie mi davano l&#8217;impressione di una grottesca classifica del dolore ma poi ho pensato che stavo ragionando come Elizabeth Costello e che io non sono così. Ho cercato allora di essere concreto, pragmatico, mi sono ripetuto che quelle foto svolgono anche una funzione sociale, che è importante che girino per il mondo il più possibile e che qualcuno le veda, che non finiscano come le immagini dei cadaveri iracheni dopo i bombardamenti made in u.s.a., che non finiscano solo su internet, diffuse in una tristissima mail colelttiva.<br />
Ecco: se confronto questi confusi stati d&#8217;animo con il contenuto delle foto a cui si riferisce l&#8217;articolo di Tommaso, mi rendo conto che siamo di fronte a un problema molto diverso. Qui non si tratta solo di una accurata documentazione della tortura fatta da torturatori.Qui le imamgini sono già una forma di tortura. E&#8217; necessario che &#8216;questa violenza comporti uno spettatore&#8217;? La mia risposta è esclusivmanete politica e dico: si è necessario guardare questa roba, magari all&#8217;ora di cena. Spero che le famiglie americane se le siano sparate tutte queste &#8216;testimonianze&#8217; e che il vocabolario della televisione cambi un po&#8217; quando si parla di mondo arabo, terrorismo e violazione dei diritti umani. Spero che fra quaranta anni si possa finalmente dare vita a un tribunale internazionale super partes che sottragga alla giurisdizione Bush-CNN il monopolio della violenza. Spero che sia chiaro che non credo a un cambiamento della situazione in Iraq anche qualora Bush perdesse le elezioni solo a causa di qualche fotografia. Scusate lo sfogo. Sono un po&#8217; depresso e la lucidità latita.</p>
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