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	Commenti a: Mitopoiesi e mitoclastie	</title>
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		<title>
		Di: Gianni Biondillo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[c&#039;aggia fa&#039;, Elio, a me le battute vengono così: intelligenti!

;-) G.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>c&#8217;aggia fa&#8217;, Elio, a me le battute vengono così: intelligenti!</p>
<p>;-) G.</p>
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		<title>
		Di: riccardo ferrazzi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/09/mitopoiesi-e-mitoclastie/#comment-4189</link>

		<dc:creator><![CDATA[riccardo ferrazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dal fondo della mia ignoranza chiedo lumi: che dea è Aparna ? Di quale mitologia ? Ma se la mia ignoranza non l&#039;ha irritata, vorrei pregare Aparna di non essere così manichea. Anch&#039;io credo che il mito si formi là dove si formano gli archetipi, e che la mitopoiesi non faccia che rintracciare archetipi nella leggenda o nella fantasia. Ma l&#039;artista dà all&#039;archetipo un&#039;immagine affascinante e la propone a tutti, altrimenti Eschilo, Sofocle e Euripide non avrebbero avuto motivo di scrivere tragedie. Il che ha reso necessario l&#039;intervento di altri artisti: gli interpreti. Al punto che perfino Platone, che pure non amava gli artisti, ma credeva agli archetipi, non ha potuto esimersi dal dedicare un dialogo agli attori, che quando recitano bene &quot;sono invasati dal dio&quot;. Direi che la stessa cosa vale, a maggior ragione, per Omero, Cervantes, Tirso de Molina e i creatori di Dracula, Superman, King Kong, ecc.   
Insomma, cara la mia dea, gli archetipi sono quello che sono e chissà dove stanno, nell&#039;iperuranio o nella ghiandola pineale, ma Pinco Pallino non si disturba ad andarli a cercare. Se qualcuno glieli presenta in modo accattivante, e solo allora, li riconosce.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal fondo della mia ignoranza chiedo lumi: che dea è Aparna ? Di quale mitologia ? Ma se la mia ignoranza non l&#8217;ha irritata, vorrei pregare Aparna di non essere così manichea. Anch&#8217;io credo che il mito si formi là dove si formano gli archetipi, e che la mitopoiesi non faccia che rintracciare archetipi nella leggenda o nella fantasia. Ma l&#8217;artista dà all&#8217;archetipo un&#8217;immagine affascinante e la propone a tutti, altrimenti Eschilo, Sofocle e Euripide non avrebbero avuto motivo di scrivere tragedie. Il che ha reso necessario l&#8217;intervento di altri artisti: gli interpreti. Al punto che perfino Platone, che pure non amava gli artisti, ma credeva agli archetipi, non ha potuto esimersi dal dedicare un dialogo agli attori, che quando recitano bene &#8220;sono invasati dal dio&#8221;. Direi che la stessa cosa vale, a maggior ragione, per Omero, Cervantes, Tirso de Molina e i creatori di Dracula, Superman, King Kong, ecc.<br />
Insomma, cara la mia dea, gli archetipi sono quello che sono e chissà dove stanno, nell&#8217;iperuranio o nella ghiandola pineale, ma Pinco Pallino non si disturba ad andarli a cercare. Se qualcuno glieli presenta in modo accattivante, e solo allora, li riconosce.</p>
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		<title>
		Di: Aparna		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/09/mitopoiesi-e-mitoclastie/#comment-4188</link>

		<dc:creator><![CDATA[Aparna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Elio Paoloni  mi chiede dove nasce il mito se non dai luoghi della pesonalità (altri direbbero &quot;schizzi&quot; ma a me, scusate, non  piace). Una bellissima domanda (già da un po&#039;) per la filosofia dell&#039;occidente.Io, pur se con nome di Dea, non so. Là dove nascono gli archetipi? o nei concretissimi spazi sovrapersonali a cui tutti, anche gli scrittori, hanno accesso? Ovvio, solo  per chi ci crede.
Il tema mi interessa. E Grande Biondillo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Elio Paoloni  mi chiede dove nasce il mito se non dai luoghi della pesonalità (altri direbbero &#8220;schizzi&#8221; ma a me, scusate, non  piace). Una bellissima domanda (già da un po&#8217;) per la filosofia dell&#8217;occidente.Io, pur se con nome di Dea, non so. Là dove nascono gli archetipi? o nei concretissimi spazi sovrapersonali a cui tutti, anche gli scrittori, hanno accesso? Ovvio, solo  per chi ci crede.<br />
Il tema mi interessa. E Grande Biondillo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/09/mitopoiesi-e-mitoclastie/#comment-4187</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[gli scrittori italiani mitizzano i pompini!
(scusate la battutaccia, ma proprio non riuscivo a trattenerla!), G.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>gli scrittori italiani mitizzano i pompini!<br />
(scusate la battutaccia, ma proprio non riuscivo a trattenerla!), G.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Elio Paoloni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/09/mitopoiesi-e-mitoclastie/#comment-4186</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dove, Aparna, si crea il mito?

Ferrazzi, mi trovi d&#039;accordo sull&#039;ultimo commento. E anche sulla speranza nella Cina. Filippo Laporta dice che solo il sangue fresco degli immigrati ci salverà. Ma possiamo continuare a chiamarli immigrati? A un certo punto si dovrà pur chiamarli colonizzatori. In breve, la nostra unica speranza è nella nostra stessa scomparsa. Siamo vecchi e marci, pare.

Ma non sono del tutto d&#039;accordo sull&#039;abbattimento dei miti: Soldato Blu e Balla coi lupi non sono ALTRI miti? Ho l&#039;impressione che quelli riescano a mitizzare anche l&#039;iconoclasatia. Bin Laden ha abbattuto il mito della potenza e della globalizzazione? E loro creano il mito Ground zero, il mito dei pompieri. Tu ce lo vedi uno scrittore italiano che mitizza i pompieri?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dove, Aparna, si crea il mito?</p>
<p>Ferrazzi, mi trovi d&#8217;accordo sull&#8217;ultimo commento. E anche sulla speranza nella Cina. Filippo Laporta dice che solo il sangue fresco degli immigrati ci salverà. Ma possiamo continuare a chiamarli immigrati? A un certo punto si dovrà pur chiamarli colonizzatori. In breve, la nostra unica speranza è nella nostra stessa scomparsa. Siamo vecchi e marci, pare.</p>
<p>Ma non sono del tutto d&#8217;accordo sull&#8217;abbattimento dei miti: Soldato Blu e Balla coi lupi non sono ALTRI miti? Ho l&#8217;impressione che quelli riescano a mitizzare anche l&#8217;iconoclasatia. Bin Laden ha abbattuto il mito della potenza e della globalizzazione? E loro creano il mito Ground zero, il mito dei pompieri. Tu ce lo vedi uno scrittore italiano che mitizza i pompieri?</p>
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		<title>
		Di: riccardo ferrazzi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/09/mitopoiesi-e-mitoclastie/#comment-4185</link>

		<dc:creator><![CDATA[riccardo ferrazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dunque, l&#039;homo americanus nel suo complesso sarebbe l&#039;incarnazione dell&#039;Uebermensch nietzscheano. Affascinante idea.
Ma proviamo a figurarci le cose in concreto: James e Royce hanno forgiato la mentalità del self made man alla Rockefeller (o alla Bill Gates) ? Bah. Ma, anche se così fosse, sicuramente non hanno forgiato quella di Al Capone e di Elliot Ness, quelle degli immigrati (cinesi, ebrei, chicani, eccetera), quelle degli ex schiavi, quelle di Fonzie, Richie e Potsie. E allora come è possibile che, messi assieme, e senza un partito-guida, tutti costoro abbiano formato un colossale Uebermensch ? 
Non è più probabile che l&#039;idem sentire dell&#039;homo americanus e la sua mitopoiesi si siano formati nella conquista del West, piuttosto che nelle università del New England ?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dunque, l&#8217;homo americanus nel suo complesso sarebbe l&#8217;incarnazione dell&#8217;Uebermensch nietzscheano. Affascinante idea.<br />
Ma proviamo a figurarci le cose in concreto: James e Royce hanno forgiato la mentalità del self made man alla Rockefeller (o alla Bill Gates) ? Bah. Ma, anche se così fosse, sicuramente non hanno forgiato quella di Al Capone e di Elliot Ness, quelle degli immigrati (cinesi, ebrei, chicani, eccetera), quelle degli ex schiavi, quelle di Fonzie, Richie e Potsie. E allora come è possibile che, messi assieme, e senza un partito-guida, tutti costoro abbiano formato un colossale Uebermensch ?<br />
Non è più probabile che l&#8217;idem sentire dell&#8217;homo americanus e la sua mitopoiesi si siano formati nella conquista del West, piuttosto che nelle università del New England ?</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: flanders		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/09/mitopoiesi-e-mitoclastie/#comment-4184</link>

		<dc:creator><![CDATA[flanders]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciò che riporto sotto, ci potrebbe stare nella discussione...solo un pezzetto, e spero di non fare cosa sgradita. 
Rimando al seguente link http://www.atopon.it/itinerari/main_itinere.html
chi volesse leggerlo per intero.
E&#039; tratto dal sito: &quot;il filo di àtopon&quot;,Periodico online del Centro Studi Mythos - Istituto di Psicologia Analitica e Psicoantropologia Simbolica 
 
una proposta: non sarebbe utile e giusto aprire una bacheca con dei links mirati e stimolanti?

grazie per l&#039;attenzione,
flo.



Sul pragmatismo americano 
 

Il pragmatismo di solito viene male intepretato, perché si bada più all&#039;aspetto gnoseologico che non a quello etico-politico che invece è saliente e peculiare.
Sotto il pragmatismo corre uno spirito immanentistico simile a quello nietzscheano.
L&#039; homo americanus di cui questa corrente filosofica è la rappresentazione ha tutta l&#039;aria di essere l&#039;incarnazione dell&#039;uomo che viene dopo la morte di Dio: animalesco, primitivo, senza storia, senza passato, pieno solo di futuro, desideroso di dominio. Non solo desideroso ma anche pronto e capace di esercitarlo. Capace perché non appesantito dalla tradizione e perché sgombro di fardelli che non siano il suo stesso desiderio di potenza. 

Noi europei di solito guardiamo all&#039;America con ironia e sussiego, perché affascinati dall&#039;individuo geniale rinascimentale italiano prendiamo in esame l&#039;uomo singolo americano che a tale confronto può apparirci ridicolo e stereotipato; ma incorriamo in un grave errore, perché bisogna invece guardare all&#039;americano come a un soggetto collettivo.
In breve, l&#039;uomo nietezscheano non è rappresentato da nessuna singola personalità quale Roosewelt o Kennedy o Ford o Rockefeller o altre eccellenti figure ma è un organismo collettivo, un anonimo superuomo.
Il superuomo di Nietzsche non fu compreso: non doveva trattarsi di un singolo, ma di un organismo collettivo, una x che andava ben oltre l&#039;uomo normale singolo.
L&#039;organismo collettivo è brutalmente e creativamente selettivo, a suo modo tragico, severo e indifferente al destino del singolo che non sa nuotare nella impetuosa corrente. […]


La volontà costruisce la visione del mondo
Per il pragmatismo, la volontà nel suo dispiegarsi e progettarsi costruisce anche una visione del mondo. Ciò non vuole dire che ogni singolo, come in un dramma di Pirandello, si chiuda in una visione diversa e separata. La volontà di cui si tratta spinge a muoversi in un sistema di relazioni che accomunano.
L&#039;utile a cui deve portare la verità non va inteso   come quello immediato (che infatti non è il vero utile), ma come ciò che serve in generale ai bisogni profondi della vita. Le visioni del mondo, le concezioni del mondo, in altri termini il pensiero della realtà o verità, non sono – dunque – originari, non sono il principio da cui si parte: al contrario, discendono dalla creatività del volere.
Ora, una volontà libera si progetta soltanto in un mondo non predeterminato e libero.
Inoltre, una volontà non libera è un controsenso; la stessa esistenza della volontà comporta che il mondo in cui si muove e di cui fa parte sia compatibile con essa, e dunque che esso sia imperfetto e perfettibile. 
Se io sono libero, il mondo in cui mi muovo non può essere eternamente dato e immutabile.
Il mondo in cui è possibile la volontà libera o la volontà tout court deve essere mutevole, indefinito, casuale, caotico. La volontà libera comporta il rischio, l&#039;incertezza, l&#039;ansia, e la capacità di affrontarne la sfida. La libertà comporta la responsabilità e la accettazione della tragicità del vivere. L&#039;uomo libero non ha garanzie precostituite. Il suo mondo è assolutamente immanente. Nessuna trascendenza lo sovrasta e domina. L&#039;unica trascedenza dell&#039;uomo libero è la sua stessa libertà. L&#039;unica trascendenza è la volontà stessa. La volontà si carica del problema di andare oltre la situazione data verso il suo progetto. La trascendenza è la volontà che si progetta nel rischio e si orienta nel caos-caso. […]
Soffermiamoci ancora una volta sul confronto tra il tema del pragmatismo e Nietzsche. 
Beninteso, la questione dei loro rapporti esigerebbe ben maggiore spazio di queste note, eppure la scoperta di un punto di partenza comune ci serve per accantonare le critiche di spiritualismo che si muovono contro il pragmatismo.A nostro avviso, si tratta di un grave fraintendimento; il pragmatismo va da un&#039;altra parte.
Una nozione molto ampia e molto ricca di esperienza, che coinvolge con sé anche la spiritualità, viene invocata per una rappresentazione rivoluzionaria dell&#039;uomo.
Il punto è che sia i pragmatisti sia Nietzsche hanno entrambi gettato alle loro spalle la storia della filosofia per immettersi in un altro mare.
Per entrambi l&#039;uomo nuovo deve alleggerirsi del peso della filosofia nell&#039;intraprendere la navigazione. Il mare nuovo è quello etico-politico, è quello della pratica, è quello della religione.
Per entrambi non v&#039;è differenza fra i termini suddetti, per loro religione e pratica coincidono. 
Dove, allora, le strade di Nietzsche e di James si biforcano? Precisamente nella religione proposta.
Nietzsche propone il dionisismo, James e il pragmatismo propongono un approfondimento e una radicalizzazione della istanza dell&#039;ultimo cristianesimo, il cristianesimo anglosassone, il calvinismo puritano.
Naturalmente c&#039;è dell&#039;altro nel lievito del pragmatismo, però nella determinazione della essenza dei fatti culturali ciò che conta di più non sono tanto gli ingredienti quanto il cuoco. 
Un&#039;ultima notazione. Gli americani, da eccellenti poeti quali essi sono, non hanno mai disprezzato Nietzsche, lo hanno assorbito in dosi massicce, però ne hanno diffidato.
Andava bene il culto dell&#039;eroe, ma non la predica dell&#039;eterno ritorno dell&#039;uguale.
Royce ci può aiutare a spiegare meglio tali affermazioni: il principio di identità non conduce alla vanificazione del mondo della esperienza bensì all&#039;esatto opposto. Se soltanto l&#039;essere è, anche noi siamo essere a pieno titolo.
D&#039;altronde si interpreta che anche Nietzsche riflettendo sul principio di identità vi aveva intravvisto la proiezione dell&#039;imperio della volontà.
I principî logici sono principî perché hanno un&#039;anima di acciaio che li impone. La dea di Parmenide o la spada di Alessandro? 

J. S]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciò che riporto sotto, ci potrebbe stare nella discussione&#8230;solo un pezzetto, e spero di non fare cosa sgradita.<br />
Rimando al seguente link <a href="http://www.atopon.it/itinerari/main_itinere.html" rel="nofollow ugc">http://www.atopon.it/itinerari/main_itinere.html</a><br />
chi volesse leggerlo per intero.<br />
E&#8217; tratto dal sito: &#8220;il filo di àtopon&#8221;,Periodico online del Centro Studi Mythos &#8211; Istituto di Psicologia Analitica e Psicoantropologia Simbolica </p>
<p>una proposta: non sarebbe utile e giusto aprire una bacheca con dei links mirati e stimolanti?</p>
<p>grazie per l&#8217;attenzione,<br />
flo.</p>
<p>Sul pragmatismo americano </p>
<p>Il pragmatismo di solito viene male intepretato, perché si bada più all&#8217;aspetto gnoseologico che non a quello etico-politico che invece è saliente e peculiare.<br />
Sotto il pragmatismo corre uno spirito immanentistico simile a quello nietzscheano.<br />
L&#8217; homo americanus di cui questa corrente filosofica è la rappresentazione ha tutta l&#8217;aria di essere l&#8217;incarnazione dell&#8217;uomo che viene dopo la morte di Dio: animalesco, primitivo, senza storia, senza passato, pieno solo di futuro, desideroso di dominio. Non solo desideroso ma anche pronto e capace di esercitarlo. Capace perché non appesantito dalla tradizione e perché sgombro di fardelli che non siano il suo stesso desiderio di potenza. </p>
<p>Noi europei di solito guardiamo all&#8217;America con ironia e sussiego, perché affascinati dall&#8217;individuo geniale rinascimentale italiano prendiamo in esame l&#8217;uomo singolo americano che a tale confronto può apparirci ridicolo e stereotipato; ma incorriamo in un grave errore, perché bisogna invece guardare all&#8217;americano come a un soggetto collettivo.<br />
In breve, l&#8217;uomo nietezscheano non è rappresentato da nessuna singola personalità quale Roosewelt o Kennedy o Ford o Rockefeller o altre eccellenti figure ma è un organismo collettivo, un anonimo superuomo.<br />
Il superuomo di Nietzsche non fu compreso: non doveva trattarsi di un singolo, ma di un organismo collettivo, una x che andava ben oltre l&#8217;uomo normale singolo.<br />
L&#8217;organismo collettivo è brutalmente e creativamente selettivo, a suo modo tragico, severo e indifferente al destino del singolo che non sa nuotare nella impetuosa corrente. […]</p>
<p>La volontà costruisce la visione del mondo<br />
Per il pragmatismo, la volontà nel suo dispiegarsi e progettarsi costruisce anche una visione del mondo. Ciò non vuole dire che ogni singolo, come in un dramma di Pirandello, si chiuda in una visione diversa e separata. La volontà di cui si tratta spinge a muoversi in un sistema di relazioni che accomunano.<br />
L&#8217;utile a cui deve portare la verità non va inteso   come quello immediato (che infatti non è il vero utile), ma come ciò che serve in generale ai bisogni profondi della vita. Le visioni del mondo, le concezioni del mondo, in altri termini il pensiero della realtà o verità, non sono – dunque – originari, non sono il principio da cui si parte: al contrario, discendono dalla creatività del volere.<br />
Ora, una volontà libera si progetta soltanto in un mondo non predeterminato e libero.<br />
Inoltre, una volontà non libera è un controsenso; la stessa esistenza della volontà comporta che il mondo in cui si muove e di cui fa parte sia compatibile con essa, e dunque che esso sia imperfetto e perfettibile.<br />
Se io sono libero, il mondo in cui mi muovo non può essere eternamente dato e immutabile.<br />
Il mondo in cui è possibile la volontà libera o la volontà tout court deve essere mutevole, indefinito, casuale, caotico. La volontà libera comporta il rischio, l&#8217;incertezza, l&#8217;ansia, e la capacità di affrontarne la sfida. La libertà comporta la responsabilità e la accettazione della tragicità del vivere. L&#8217;uomo libero non ha garanzie precostituite. Il suo mondo è assolutamente immanente. Nessuna trascendenza lo sovrasta e domina. L&#8217;unica trascedenza dell&#8217;uomo libero è la sua stessa libertà. L&#8217;unica trascendenza è la volontà stessa. La volontà si carica del problema di andare oltre la situazione data verso il suo progetto. La trascendenza è la volontà che si progetta nel rischio e si orienta nel caos-caso. […]<br />
Soffermiamoci ancora una volta sul confronto tra il tema del pragmatismo e Nietzsche.<br />
Beninteso, la questione dei loro rapporti esigerebbe ben maggiore spazio di queste note, eppure la scoperta di un punto di partenza comune ci serve per accantonare le critiche di spiritualismo che si muovono contro il pragmatismo.A nostro avviso, si tratta di un grave fraintendimento; il pragmatismo va da un&#8217;altra parte.<br />
Una nozione molto ampia e molto ricca di esperienza, che coinvolge con sé anche la spiritualità, viene invocata per una rappresentazione rivoluzionaria dell&#8217;uomo.<br />
Il punto è che sia i pragmatisti sia Nietzsche hanno entrambi gettato alle loro spalle la storia della filosofia per immettersi in un altro mare.<br />
Per entrambi l&#8217;uomo nuovo deve alleggerirsi del peso della filosofia nell&#8217;intraprendere la navigazione. Il mare nuovo è quello etico-politico, è quello della pratica, è quello della religione.<br />
Per entrambi non v&#8217;è differenza fra i termini suddetti, per loro religione e pratica coincidono.<br />
Dove, allora, le strade di Nietzsche e di James si biforcano? Precisamente nella religione proposta.<br />
Nietzsche propone il dionisismo, James e il pragmatismo propongono un approfondimento e una radicalizzazione della istanza dell&#8217;ultimo cristianesimo, il cristianesimo anglosassone, il calvinismo puritano.<br />
Naturalmente c&#8217;è dell&#8217;altro nel lievito del pragmatismo, però nella determinazione della essenza dei fatti culturali ciò che conta di più non sono tanto gli ingredienti quanto il cuoco.<br />
Un&#8217;ultima notazione. Gli americani, da eccellenti poeti quali essi sono, non hanno mai disprezzato Nietzsche, lo hanno assorbito in dosi massicce, però ne hanno diffidato.<br />
Andava bene il culto dell&#8217;eroe, ma non la predica dell&#8217;eterno ritorno dell&#8217;uguale.<br />
Royce ci può aiutare a spiegare meglio tali affermazioni: il principio di identità non conduce alla vanificazione del mondo della esperienza bensì all&#8217;esatto opposto. Se soltanto l&#8217;essere è, anche noi siamo essere a pieno titolo.<br />
D&#8217;altronde si interpreta che anche Nietzsche riflettendo sul principio di identità vi aveva intravvisto la proiezione dell&#8217;imperio della volontà.<br />
I principî logici sono principî perché hanno un&#8217;anima di acciaio che li impone. La dea di Parmenide o la spada di Alessandro? </p>
<p>J. S</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: riccardo ferrazzi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/09/mitopoiesi-e-mitoclastie/#comment-4183</link>

		<dc:creator><![CDATA[riccardo ferrazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=444#comment-4183</guid>

					<description><![CDATA[Ma è poi così vero che gli americani sono capaci di creare dei miti ? Fino a cinquant&#039;anni fa sì: c&#039;era il Far West, i grattacieloni alti alti, c&#039;era Walt Disney per i bambini e Elvis Presley per gli adolescenti. C&#039;erano Dashiell Hammett, Raymond Chandler, Mickey Spillane. C&#039;era lo star system. Last but not least c&#039;erano Hemingway e Faulkner (e anche Caldwell, Williams, Miller). 
Ma adesso ? Il Far West è stato &quot;mitoclastato&quot; da Soldato blu a Balla coi lupi. I grattacieli da Bin Ladin. Elvis è morto. La Disney passa da Pocahontas a Re Leone, ma un Topolino non lo trova più. Lo star system affoga nel ridicolo. Il poliziesco è finito nei telefilm e fa sempre più pena. Il posto di Faulkner e Hemingway l&#039;hanno preso i miti di d&#039;Orrico.
Dove sarebbe tutta questa mitopoiesi americana ? A me l&#039;impero americano sembra avviato all&#039;inizio della fine. Speriamo nella Cina (perché l&#039;Europa, questo è vero, ci prende troppo gusto a uccidere bambini nella culla).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma è poi così vero che gli americani sono capaci di creare dei miti ? Fino a cinquant&#8217;anni fa sì: c&#8217;era il Far West, i grattacieloni alti alti, c&#8217;era Walt Disney per i bambini e Elvis Presley per gli adolescenti. C&#8217;erano Dashiell Hammett, Raymond Chandler, Mickey Spillane. C&#8217;era lo star system. Last but not least c&#8217;erano Hemingway e Faulkner (e anche Caldwell, Williams, Miller).<br />
Ma adesso ? Il Far West è stato &#8220;mitoclastato&#8221; da Soldato blu a Balla coi lupi. I grattacieli da Bin Ladin. Elvis è morto. La Disney passa da Pocahontas a Re Leone, ma un Topolino non lo trova più. Lo star system affoga nel ridicolo. Il poliziesco è finito nei telefilm e fa sempre più pena. Il posto di Faulkner e Hemingway l&#8217;hanno preso i miti di d&#8217;Orrico.<br />
Dove sarebbe tutta questa mitopoiesi americana ? A me l&#8217;impero americano sembra avviato all&#8217;inizio della fine. Speriamo nella Cina (perché l&#8217;Europa, questo è vero, ci prende troppo gusto a uccidere bambini nella culla).</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: aparna		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/09/mitopoiesi-e-mitoclastie/#comment-4182</link>

		<dc:creator><![CDATA[aparna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Interessante. Pero&#039; a tutti voi chiedo: ma credete veramente che la letteratura (o la filosofia o ogni meravigliosa produzione dell&#039;umana mente) possano essere mitopoietici o mitoclastici? A me (che nome ho di Dea) la sola idea fa sorridere. Dai, lo sapete bene che il mito si fa e si distrugge altrove dai luoghi della personalita&#039;.Il romanzo (o il cinema), con alterna fortuna, raccontano, svelano, rendono sensibile il mito o la sua caduta. Cio&#039; che gia&#039; e&#039;. Grande ruolo quello dello scrittore, ma non certo divino. Per questo falsa e&#039; la mitopoietica della tecnocrazia occidentale e molto incerto il suo successo colonizzatore. Vediamo cosa succede: i tempi in queste cose sono lunghi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante. Pero&#8217; a tutti voi chiedo: ma credete veramente che la letteratura (o la filosofia o ogni meravigliosa produzione dell&#8217;umana mente) possano essere mitopoietici o mitoclastici? A me (che nome ho di Dea) la sola idea fa sorridere. Dai, lo sapete bene che il mito si fa e si distrugge altrove dai luoghi della personalita&#8217;.Il romanzo (o il cinema), con alterna fortuna, raccontano, svelano, rendono sensibile il mito o la sua caduta. Cio&#8217; che gia&#8217; e&#8217;. Grande ruolo quello dello scrittore, ma non certo divino. Per questo falsa e&#8217; la mitopoietica della tecnocrazia occidentale e molto incerto il suo successo colonizzatore. Vediamo cosa succede: i tempi in queste cose sono lunghi.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/09/mitopoiesi-e-mitoclastie/#comment-4181</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=444#comment-4181</guid>

					<description><![CDATA[Riflessioni acute in questo articolo. Non credo però che gli americani si sentano il popolo eletto. Eletta è solo la società tecnocratica occidentale che espande i suoi valori al pianeta e naturalmente finirà per conquistarlo. Il processo è irreversibile. E la grande letteratura prepara il dopo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riflessioni acute in questo articolo. Non credo però che gli americani si sentano il popolo eletto. Eletta è solo la società tecnocratica occidentale che espande i suoi valori al pianeta e naturalmente finirà per conquistarlo. Il processo è irreversibile. E la grande letteratura prepara il dopo.</p>
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