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	Commenti a: Dialogo sull&#8217;entropia (#3). Una tazza di tè verde.	</title>
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		Di: Tiziano Scarpa		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sempre più appassionante.]]></description>
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		Di: manuela ardingo		</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[come sempre quando leggo di matematica esistenzialista mi viene voglia di raccontare la mia ossessione per il concetto di caso. il caso nei computer, ad esempio. mi piace pensare che un giorno un uomo sia stato chiamato a programmare una macchina per simulare il caso. a dare vita alla famosa modalità random. mi piace pensare a quell&#039;uomo che un giorno ha dovuto porsi il problema di definire linearmente cos&#039;è il caso. perché la macchina, stupida mente, imparasse a riprodurlo. non è un inganno dolcissimo? io lo trovo incantevole! :-) da sempre mi affascina il punto in cui causalità e casualità si confondono. il momento in cui eventi con probabilità nulla si verificano e convergenze pazzesche, dimostrate teoricamente e solo all&#039;infinito, si realizzano all&#039;improvviso. come se niente fosse. io vorrei riuscire a capire come si vive programmando il caos. vorrei rubare il segreto, provarlo su di me e poi applicarlo al mondo. per ora ci penso. mi confondo tornando al sistema delle monadi di leibniz. rido delle mie piccole capacità di calcolo in confronto all&#039;enormità di variabili che metto in gioco. ma non importa. so che si può fare e tanto basta. agito le acque che ho a disposizione. e, come partecipando a un moto browniano di piccola particella immersa in un liquido, so che esiste un insieme finito ma indicibile di casi possibili chiamato caos. insieme che approssimiamo illimitato per eccesso, per praticità e alla luce della nostra ignoranza. ma che sappiamo limitato, abbracciabile e stupendamente numerabile. ecco, sentire di avere la possibilità di contare mi fa stare meglio. :-) Vi ringrazio, antonio e dario. state bene.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>come sempre quando leggo di matematica esistenzialista mi viene voglia di raccontare la mia ossessione per il concetto di caso. il caso nei computer, ad esempio. mi piace pensare che un giorno un uomo sia stato chiamato a programmare una macchina per simulare il caso. a dare vita alla famosa modalità random. mi piace pensare a quell&#8217;uomo che un giorno ha dovuto porsi il problema di definire linearmente cos&#8217;è il caso. perché la macchina, stupida mente, imparasse a riprodurlo. non è un inganno dolcissimo? io lo trovo incantevole! :-) da sempre mi affascina il punto in cui causalità e casualità si confondono. il momento in cui eventi con probabilità nulla si verificano e convergenze pazzesche, dimostrate teoricamente e solo all&#8217;infinito, si realizzano all&#8217;improvviso. come se niente fosse. io vorrei riuscire a capire come si vive programmando il caos. vorrei rubare il segreto, provarlo su di me e poi applicarlo al mondo. per ora ci penso. mi confondo tornando al sistema delle monadi di leibniz. rido delle mie piccole capacità di calcolo in confronto all&#8217;enormità di variabili che metto in gioco. ma non importa. so che si può fare e tanto basta. agito le acque che ho a disposizione. e, come partecipando a un moto browniano di piccola particella immersa in un liquido, so che esiste un insieme finito ma indicibile di casi possibili chiamato caos. insieme che approssimiamo illimitato per eccesso, per praticità e alla luce della nostra ignoranza. ma che sappiamo limitato, abbracciabile e stupendamente numerabile. ecco, sentire di avere la possibilità di contare mi fa stare meglio. :-) Vi ringrazio, antonio e dario. state bene.</p>
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