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	Commenti a: La scena della risposta #3	</title>
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		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/20/la-scena-della-risposta-3/#comment-4324</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come irresistibile “risposta” dello scrittore “creativo” allo scrittore-critico, incollo questa poesia della Szymborska (Che sto leggendo. E che per me – lettrice ogni tanto atteggiantesi a improbabile “critica” - si merita il massimo dei voti, magari un Nobel... :-) 

Recensione di una poesia non scritta

Nelle prime parole dell&#039;opera
l&#039;autrice afferma che la Terra è piccola,
il cielo invece fin troppo grande,
e, cito, &quot;con più stelle del necessario&quot;.

Nella descrizione del cielo si avverte una certa impotenza,
l&#039;autrice si perde nello spazio orribile,
è colpita dall&#039;assenza di vita su molti pianeti,
e presto nella sua mente (aggiungiamo: non rigorosa)
comincia a sorgere una domanda:
e se alla fine noi fossimo soli
sotto il sole, sotto tutti i soli dell&#039;universo?

A dispetto del calcolo delle probabilità!
E della convinzione oggi universale!
Malgrado le irrefutabili prove che uno di questi giorni
possono cadere nelle mani umane! Ah, poesia.

Intanto la nostra professoressa torna sulla Terra,
un pianeta che forse &quot;ruota senza testimoni&quot;,
la sola &quot;science-fiction che il cosmo può permettersi&quot;.

La disperazione di Pascal (1623-1662, la nota è nostra)
sembra all&#039;autrice non avere concorrenza
su nessuna Andromeda o Cassiopea.
L&#039;esclusività ingigantisce e impegna,
sorge dunque il problema di come vivere et cetera,
dato che &quot;il vuoto non lo risolverà al posto nostro&quot;.

&quot;Mio Dio,&quot; grida l&#039;uomo a se stesso
&quot;abbi pietà di me, illuminami...&quot;.

L&#039;autrice si tormenta al pensiero della vita dissipata 
con tanta leggerezza,
come se ce ne fosse una scorta inesauribile.
Delle guerre, che - secondo il suo dispettoso parere -
sono sempre perdute da entrambe le parti.
Dell&#039; &quot;autorisadismo&quot; (sic!) dell&#039;uomo sull&#039;uomo.
Nell&#039;opera traspare un intento morale.
Forse sotto una penna meno ingenua avrebbe sfavillato.

Purtroppo, ahimè. Questa tesi fondamentalmente azzardata
(se alla fine noi fossimo soli
sotto il sole, sotto tutti i soli dell&#039;universo)
e il suo sviluppo in uno stile disinvolto
(un misto di solennità e linguaggio comune)
obbligano a chiedersi chi possa crederci.
Certamente nessuno. Appunto.



Wislawa Szymborska]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come irresistibile “risposta” dello scrittore “creativo” allo scrittore-critico, incollo questa poesia della Szymborska (Che sto leggendo. E che per me – lettrice ogni tanto atteggiantesi a improbabile “critica” &#8211; si merita il massimo dei voti, magari un Nobel&#8230; :-) </p>
<p>Recensione di una poesia non scritta</p>
<p>Nelle prime parole dell&#8217;opera<br />
l&#8217;autrice afferma che la Terra è piccola,<br />
il cielo invece fin troppo grande,<br />
e, cito, &#8220;con più stelle del necessario&#8221;.</p>
<p>Nella descrizione del cielo si avverte una certa impotenza,<br />
l&#8217;autrice si perde nello spazio orribile,<br />
è colpita dall&#8217;assenza di vita su molti pianeti,<br />
e presto nella sua mente (aggiungiamo: non rigorosa)<br />
comincia a sorgere una domanda:<br />
e se alla fine noi fossimo soli<br />
sotto il sole, sotto tutti i soli dell&#8217;universo?</p>
<p>A dispetto del calcolo delle probabilità!<br />
E della convinzione oggi universale!<br />
Malgrado le irrefutabili prove che uno di questi giorni<br />
possono cadere nelle mani umane! Ah, poesia.</p>
<p>Intanto la nostra professoressa torna sulla Terra,<br />
un pianeta che forse &#8220;ruota senza testimoni&#8221;,<br />
la sola &#8220;science-fiction che il cosmo può permettersi&#8221;.</p>
<p>La disperazione di Pascal (1623-1662, la nota è nostra)<br />
sembra all&#8217;autrice non avere concorrenza<br />
su nessuna Andromeda o Cassiopea.<br />
L&#8217;esclusività ingigantisce e impegna,<br />
sorge dunque il problema di come vivere et cetera,<br />
dato che &#8220;il vuoto non lo risolverà al posto nostro&#8221;.</p>
<p>&#8220;Mio Dio,&#8221; grida l&#8217;uomo a se stesso<br />
&#8220;abbi pietà di me, illuminami&#8230;&#8221;.</p>
<p>L&#8217;autrice si tormenta al pensiero della vita dissipata<br />
con tanta leggerezza,<br />
come se ce ne fosse una scorta inesauribile.<br />
Delle guerre, che &#8211; secondo il suo dispettoso parere &#8211;<br />
sono sempre perdute da entrambe le parti.<br />
Dell&#8217; &#8220;autorisadismo&#8221; (sic!) dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo.<br />
Nell&#8217;opera traspare un intento morale.<br />
Forse sotto una penna meno ingenua avrebbe sfavillato.</p>
<p>Purtroppo, ahimè. Questa tesi fondamentalmente azzardata<br />
(se alla fine noi fossimo soli<br />
sotto il sole, sotto tutti i soli dell&#8217;universo)<br />
e il suo sviluppo in uno stile disinvolto<br />
(un misto di solennità e linguaggio comune)<br />
obbligano a chiedersi chi possa crederci.<br />
Certamente nessuno. Appunto.</p>
<p>Wislawa Szymborska</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/20/la-scena-della-risposta-3/#comment-4332</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gianni, il dialoghetto di Scarpa intendi? Non so perché, cioè, spero che me lo dica tu. 

p.s. Franz ti ha scritto una bella recensione apparsa su i miserabili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gianni, il dialoghetto di Scarpa intendi? Non so perché, cioè, spero che me lo dica tu. </p>
<p>p.s. Franz ti ha scritto una bella recensione apparsa su i miserabili.</p>
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		<title>
		Di: franz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/20/la-scena-della-risposta-3/#comment-4331</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;La prima domanda del critico dovrebbe essere: Cosa hai da dirmi, opera?... Ma in genere questa domanda importa poco al critico. Il suo primo impulso è piuttosto: Allora, opera, fai attenzione a quello che ho da dirti!&quot;

(Arthur Schnitzler)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La prima domanda del critico dovrebbe essere: Cosa hai da dirmi, opera?&#8230; Ma in genere questa domanda importa poco al critico. Il suo primo impulso è piuttosto: Allora, opera, fai attenzione a quello che ho da dirti!&#8221;</p>
<p>(Arthur Schnitzler)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Gianni Biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/20/la-scena-della-risposta-3/#comment-4330</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Eppure (sono tornato ma per poco, riparto fra qualche giorno), non ostante sia da sempre critico con i critici, io, in questo dialoghetto, parteggiavo per l&#039;amico critico, più che per l&#039;io narrante. Come mai?

Gianni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eppure (sono tornato ma per poco, riparto fra qualche giorno), non ostante sia da sempre critico con i critici, io, in questo dialoghetto, parteggiavo per l&#8217;amico critico, più che per l&#8217;io narrante. Come mai?</p>
<p>Gianni</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: angelo rendo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/20/la-scena-della-risposta-3/#comment-4329</link>

		<dc:creator><![CDATA[angelo rendo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Volevo dire in tutta libertà due cosette su questo tema e ringraziare scarpa per il pezzo, e l&#039;ospitalità di questo blog.

Rigirando scartoffie ho ritrovato queste parole trascritte da &quot;nero su nero&quot; di Sciascia. 
Mi servono a testimonianza della &quot;palude&quot; critica.
Scrive Sciascia:&quot;Cosi è: bisogna sempre saper aspettare, tra realtà e poesia, che l&#039; equazione si compia.

Una parentesi: non so perché, nei miei percorsi di lettura, trovo come interlocutori i morti. Ho come l&#039;impressione che gli ultimi ad aver detto - mi limito all&#039;Italia- siano stati gli scrittori nati negli anni &#039;20.
Ciò significa che c&#039;è tutta una generazione di mezzo, quanto grande questa forbice, che non ha saputo dire. Un nulla bruciante, pance piene! 

Ma ritorno a Sciascia. La citazione turba. Dice che realtà e poesia arriveranno ad unirsi, forse a sovrapporsi. Oppure potrebbe forse voler dire che la realtà si adeguerà alla poesia. Quest&#039;ultima, pero, mi pare una visione consolatoria, &quot;stanca&quot;; stanca come stanco era sciascia a quel periodo.
Sciascia sa che l&#039;equazione non può essere risolta. Avrebbe fatto bene a dire che a parlare non era un vivo, bensì un morto, che chiudeva la questione profetando per mezzo di una formuletta buona, polita, levigata come una ronda, pronta ad essere azzannata, sappiamo da chi!( Pensano veramente costoro  si sia compiuta l&#039;equazione? mi sa di sì!)
Sciascia, grande mente illuminata, arrivato a questo punto, era in una profonda fase di pessimismo, la metastasi slargava sempre più, si capisce; Sciascia abdicava alla mera rappresentazione, chiudeva le porte.

La realtà non la si raggiunge mai, non c&#039;è nulla da aspettare, la poesia non raggiunge la realtà, non PUO&#039; raggiungerla. La scrittura, quella vera, è pepe al culo, se la ride, non si accomoda, è mutamento, muta. quindi E&#039; la realtà! La vive!
La pelle cambia, si desquama.

La critica, invece, non muta, appunto perché è sistema, è come un cane rognoso, uno sciacallo, oramai non serve all&#039;opera, piuttosto alla sua distruzione. I critici di oggi vogliono solo mangiare l&#039;autore, compatirlo. Invece, dice bene scarpa, dovrebbero ricominciare a guardarlo generosamente negli occhi!
Stando così le cose, in questo torno di tempo, l a critivca viene sempre dopo, non la sente nessuno, sta sotto, è uno scambio sottobanco, non si facciano illusioni!

La critica è una morta. Non ci sono più universi che si scontrano, si preferisce non vedere il problema, non si mettono in campo le idee -forse non ve ne sono piu ?!- si mettono in campo, invece, leggende e deliri biografici, sensazionalismi putrescenti, mercificazioni, previsioni di oscure apocalissi.
Non essendovi slanci utopici, battaglie- che nessuno più conduce-, resta inciucio e livellamento pecorale, egualitarismo subdolo di sinistra da una parte, idee mercantili dall&#039;altra. Consorterie e clan.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volevo dire in tutta libertà due cosette su questo tema e ringraziare scarpa per il pezzo, e l&#8217;ospitalità di questo blog.</p>
<p>Rigirando scartoffie ho ritrovato queste parole trascritte da &#8220;nero su nero&#8221; di Sciascia.<br />
Mi servono a testimonianza della &#8220;palude&#8221; critica.<br />
Scrive Sciascia:&#8221;Cosi è: bisogna sempre saper aspettare, tra realtà e poesia, che l&#8217; equazione si compia.</p>
<p>Una parentesi: non so perché, nei miei percorsi di lettura, trovo come interlocutori i morti. Ho come l&#8217;impressione che gli ultimi ad aver detto &#8211; mi limito all&#8217;Italia- siano stati gli scrittori nati negli anni &#8217;20.<br />
Ciò significa che c&#8217;è tutta una generazione di mezzo, quanto grande questa forbice, che non ha saputo dire. Un nulla bruciante, pance piene! </p>
<p>Ma ritorno a Sciascia. La citazione turba. Dice che realtà e poesia arriveranno ad unirsi, forse a sovrapporsi. Oppure potrebbe forse voler dire che la realtà si adeguerà alla poesia. Quest&#8217;ultima, pero, mi pare una visione consolatoria, &#8220;stanca&#8221;; stanca come stanco era sciascia a quel periodo.<br />
Sciascia sa che l&#8217;equazione non può essere risolta. Avrebbe fatto bene a dire che a parlare non era un vivo, bensì un morto, che chiudeva la questione profetando per mezzo di una formuletta buona, polita, levigata come una ronda, pronta ad essere azzannata, sappiamo da chi!( Pensano veramente costoro  si sia compiuta l&#8217;equazione? mi sa di sì!)<br />
Sciascia, grande mente illuminata, arrivato a questo punto, era in una profonda fase di pessimismo, la metastasi slargava sempre più, si capisce; Sciascia abdicava alla mera rappresentazione, chiudeva le porte.</p>
<p>La realtà non la si raggiunge mai, non c&#8217;è nulla da aspettare, la poesia non raggiunge la realtà, non PUO&#8217; raggiungerla. La scrittura, quella vera, è pepe al culo, se la ride, non si accomoda, è mutamento, muta. quindi E&#8217; la realtà! La vive!<br />
La pelle cambia, si desquama.</p>
<p>La critica, invece, non muta, appunto perché è sistema, è come un cane rognoso, uno sciacallo, oramai non serve all&#8217;opera, piuttosto alla sua distruzione. I critici di oggi vogliono solo mangiare l&#8217;autore, compatirlo. Invece, dice bene scarpa, dovrebbero ricominciare a guardarlo generosamente negli occhi!<br />
Stando così le cose, in questo torno di tempo, l a critivca viene sempre dopo, non la sente nessuno, sta sotto, è uno scambio sottobanco, non si facciano illusioni!</p>
<p>La critica è una morta. Non ci sono più universi che si scontrano, si preferisce non vedere il problema, non si mettono in campo le idee -forse non ve ne sono piu ?!- si mettono in campo, invece, leggende e deliri biografici, sensazionalismi putrescenti, mercificazioni, previsioni di oscure apocalissi.<br />
Non essendovi slanci utopici, battaglie- che nessuno più conduce-, resta inciucio e livellamento pecorale, egualitarismo subdolo di sinistra da una parte, idee mercantili dall&#8217;altra. Consorterie e clan.</p>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/20/la-scena-della-risposta-3/#comment-4328</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusate se mi intrometto ma è successa una cosa eccezionale, ieri nella sacca della bici ho trovato una cassetta di un certo mark. L&#039;ho sbobinata:

mark - salve sono mark, sto registrando questo nastro in cui tra poco compariranno anche le voci di &quot;tu&quot; e di &quot;tuo-amico-critico&quot; che a loro volta si stanno registrando. Ecco gli vado incontro...

tu (rivolto a tuo-amico-critico) - Lo conosci?

tuo-amico-critico - No. Scusi ha bisogno di qualcosa?

mark - ascoltavo la vostra conversazione sulla critica d&#039;arte...

tuo-amico-critico - Embe&#039;?

mark - No è che devo fare le sei per vedere una-mia-amica, manca mezz&#039;ora, vi ascoltavo.
Non sono d&#039;accordo!

tu e tuo-amico-critico (in coro) - Con la rinuncia all&#039;aura museale da parte di Càttelàn che ha deciso di appendere i marmocchi fuori dal museo citando postmodernamente e moltiplicando postmodernamente la citazione di Pinocchio?!?

mark - No, col fatto che tu te la prendi con tuo-amico-critico e gli fai due palle così. Basterebbe ignorarlo.

tuo-amico-critico - Sei un bell’impertinente mark.

mark - Ma no, pensavo a Bruce o a Paolo.

tuo-amico-critico - Ah! Bruce de Lima Cardoso, il filosofo paratattile ispano portoghese che viveva in una spoglia casetta sul confine appunto tra Spagna e Portogallo? Conosco bene, ci sto tenendo un corso al politecnico sulla struttura delle case di confine. E Paolo chi sarebbe?

mark - Sono le sei meno cinque la-mia-amica mi aspetta, Bruce è quel tizio che canta Born in the USA, lui la critica la ascolta ma viene dal suo pubblico. Paolo è Paolo Nori, lui fa come Bruce (più o meno), legge in pubblico per provare i suoi testi (a volte canta anche con modesti risultati) e per essere sicuro che la critica non lo critichi ha intitolato la sua collana &quot;Libri di Merda&quot;. I lettori ci ridono sopra, la critica mica tanto,  un certo Pallavicini si è chiesto chi vorrà farsi pubblicare scientemente in una collana con quel nome...

tuo-amico-critico - Il solito blogger demenziale che ha studiato al CEPU!

tu - Allora secondo te stiamo sbagliando tutto?

mark - Cazzo devo andare! No non stai sbagliando, fai cose veramente importanti, ma tenere presente che esistono anche i lettori semplici forse in un discorso critico può essere utile e anche un po’ eversivo. Vado, rispondi tu a tuo-amico-critico quando dirà che il lettore semplice è solo un mito. E&#039; stato un piacere conoscervi (si sente l’accensione di uno scooter e una violenta sgasata).

tu - E&#039; la cosa più difficile dialogare col pubblicooo!

mark - Lo so. Ciaooo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate se mi intrometto ma è successa una cosa eccezionale, ieri nella sacca della bici ho trovato una cassetta di un certo mark. L&#8217;ho sbobinata:</p>
<p>mark &#8211; salve sono mark, sto registrando questo nastro in cui tra poco compariranno anche le voci di &#8220;tu&#8221; e di &#8220;tuo-amico-critico&#8221; che a loro volta si stanno registrando. Ecco gli vado incontro&#8230;</p>
<p>tu (rivolto a tuo-amico-critico) &#8211; Lo conosci?</p>
<p>tuo-amico-critico &#8211; No. Scusi ha bisogno di qualcosa?</p>
<p>mark &#8211; ascoltavo la vostra conversazione sulla critica d&#8217;arte&#8230;</p>
<p>tuo-amico-critico &#8211; Embe&#8217;?</p>
<p>mark &#8211; No è che devo fare le sei per vedere una-mia-amica, manca mezz&#8217;ora, vi ascoltavo.<br />
Non sono d&#8217;accordo!</p>
<p>tu e tuo-amico-critico (in coro) &#8211; Con la rinuncia all&#8217;aura museale da parte di Càttelàn che ha deciso di appendere i marmocchi fuori dal museo citando postmodernamente e moltiplicando postmodernamente la citazione di Pinocchio?!?</p>
<p>mark &#8211; No, col fatto che tu te la prendi con tuo-amico-critico e gli fai due palle così. Basterebbe ignorarlo.</p>
<p>tuo-amico-critico &#8211; Sei un bell’impertinente mark.</p>
<p>mark &#8211; Ma no, pensavo a Bruce o a Paolo.</p>
<p>tuo-amico-critico &#8211; Ah! Bruce de Lima Cardoso, il filosofo paratattile ispano portoghese che viveva in una spoglia casetta sul confine appunto tra Spagna e Portogallo? Conosco bene, ci sto tenendo un corso al politecnico sulla struttura delle case di confine. E Paolo chi sarebbe?</p>
<p>mark &#8211; Sono le sei meno cinque la-mia-amica mi aspetta, Bruce è quel tizio che canta Born in the USA, lui la critica la ascolta ma viene dal suo pubblico. Paolo è Paolo Nori, lui fa come Bruce (più o meno), legge in pubblico per provare i suoi testi (a volte canta anche con modesti risultati) e per essere sicuro che la critica non lo critichi ha intitolato la sua collana &#8220;Libri di Merda&#8221;. I lettori ci ridono sopra, la critica mica tanto,  un certo Pallavicini si è chiesto chi vorrà farsi pubblicare scientemente in una collana con quel nome&#8230;</p>
<p>tuo-amico-critico &#8211; Il solito blogger demenziale che ha studiato al CEPU!</p>
<p>tu &#8211; Allora secondo te stiamo sbagliando tutto?</p>
<p>mark &#8211; Cazzo devo andare! No non stai sbagliando, fai cose veramente importanti, ma tenere presente che esistono anche i lettori semplici forse in un discorso critico può essere utile e anche un po’ eversivo. Vado, rispondi tu a tuo-amico-critico quando dirà che il lettore semplice è solo un mito. E&#8217; stato un piacere conoscervi (si sente l’accensione di uno scooter e una violenta sgasata).</p>
<p>tu &#8211; E&#8217; la cosa più difficile dialogare col pubblicooo!</p>
<p>mark &#8211; Lo so. Ciaooo!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: riccardo ferrazzi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/20/la-scena-della-risposta-3/#comment-4327</link>

		<dc:creator><![CDATA[riccardo ferrazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Forse per via dell&#039;accenno al carlino la poesia citata da Graziano mi ha ricordato quella di Tommaso Campanella (Il popolo è una bestia varia e grossa...). Ma mi sembra anche un bell&#039;esempio di come sia possibile vedere legittimamente la stessa cosa da diversi punti di vista e ricavarne opinioni opposte. Critici e scrittori non si capiscono ? Sì. Scrittori e critici sono complici ? Ancora sì.   
Può anche darsi che siano vere l&#039;una e l&#039;altra cosa. Ma io sarei più interessato a sapere da Tiziano perché vuole risposte dai critici (e non, per esempio, dai colleghi o dal pubblico). Dopo tutto, qualcuno dovrà pur esprimere giudizi sull&#039;estetica (e chi lo fa è per ciò stesso un critico). Certo, ci sono dei critici che sparano giudizi opinabili o addirittura stravaganti, ma pretendere una risposta proprio da loro mi sembra un eccesso di fiducia nel genere umano (che è una &quot;bestia varia e grossa&quot;, e per necessità statistica ne comprende di tutti i colori.)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse per via dell&#8217;accenno al carlino la poesia citata da Graziano mi ha ricordato quella di Tommaso Campanella (Il popolo è una bestia varia e grossa&#8230;). Ma mi sembra anche un bell&#8217;esempio di come sia possibile vedere legittimamente la stessa cosa da diversi punti di vista e ricavarne opinioni opposte. Critici e scrittori non si capiscono ? Sì. Scrittori e critici sono complici ? Ancora sì.<br />
Può anche darsi che siano vere l&#8217;una e l&#8217;altra cosa. Ma io sarei più interessato a sapere da Tiziano perché vuole risposte dai critici (e non, per esempio, dai colleghi o dal pubblico). Dopo tutto, qualcuno dovrà pur esprimere giudizi sull&#8217;estetica (e chi lo fa è per ciò stesso un critico). Certo, ci sono dei critici che sparano giudizi opinabili o addirittura stravaganti, ma pretendere una risposta proprio da loro mi sembra un eccesso di fiducia nel genere umano (che è una &#8220;bestia varia e grossa&#8221;, e per necessità statistica ne comprende di tutti i colori.)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Graziano		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/20/la-scena-della-risposta-3/#comment-4326</link>

		<dc:creator><![CDATA[Graziano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oh io ne ho un&#039;altra, che però mette in evidenza il rapporto di interdipendeza a volte o spesso opportunistica tra critico e scrittore (e tra questi e il Potere). E&#039; di un poeta salentino, Nicola De Donno, che scrive nel dialetto di Maglie. Trascrivo solo la traduzione, anche se perde molto in senso e sonorità.

Poeta e critico

 

Il poeta è una bestia 

cui poppano alla mammella 

il decoro e la modestia. 

 

Se gli scende una virgola, 

se gli esce uno &quot;stitico&quot; 

dal buco della penna, 

 

la più stupida il più arido, 

li stampa a razzo, sicuro 

che sono ori che interessano 

 

il presente e il futuro 

dell&#039;umanità tutta. 

Canta un uccello? si schiude un fiore? 

 

Come fossero chissà che rarità, 

che segnale di destino, 

si straluna, e blablablà 

 

arma tromba bombardino 

e bandisce il messaggio a chi quel latino 

lo sa e a chi non lo sa. 

 

Che se poi vi sono capre 

con il comprendonio tanto asfittico 

che nessun vangelo gli sta dentro, 

 

ad aprirglielo c&#039;è il critico 

militante, il quale 

si aggrinzerebbe in aceti 

 

se non ci fosse la poesia, 

ciuccerebbe la pipa disoccupato 

se ognuno la capisse. 

 

La pariglia è combinata in modo 

che tra critico e poeta 

si danno fiato l&#039;un l&#039;altro. 

 

L&#039;uno inzucchera l&#039;altro, 

scopre simboli nascosti, 

palpa l&#039;anima segreta, 

 

le Elicone bazzicate; 

l&#039;altro fornisce all&#039;uno vigna 

con ceppi maturi, 

 

che sgraffigni grassi grappoli, 

cantucci riparati 

affinché si giostri e se la svigni, 

 

se mai vi siano appostati 

concorrenti di pennino 

con gli articoli puntati. 

 

Uno tira, l&#039;altro 

sta di bilancino 

per lucrare un carlino. 

 

Ché, per quanto presuntuosi, 

altrettanto non sono cari: 

con una spolverata di amido, 

 

con un trenta denari, 

con una targa (magari di latta) 

ai premi letterari, 

 

il Palazzo se li compra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oh io ne ho un&#8217;altra, che però mette in evidenza il rapporto di interdipendeza a volte o spesso opportunistica tra critico e scrittore (e tra questi e il Potere). E&#8217; di un poeta salentino, Nicola De Donno, che scrive nel dialetto di Maglie. Trascrivo solo la traduzione, anche se perde molto in senso e sonorità.</p>
<p>Poeta e critico</p>
<p>Il poeta è una bestia </p>
<p>cui poppano alla mammella </p>
<p>il decoro e la modestia. </p>
<p>Se gli scende una virgola, </p>
<p>se gli esce uno &#8220;stitico&#8221; </p>
<p>dal buco della penna, </p>
<p>la più stupida il più arido, </p>
<p>li stampa a razzo, sicuro </p>
<p>che sono ori che interessano </p>
<p>il presente e il futuro </p>
<p>dell&#8217;umanità tutta. </p>
<p>Canta un uccello? si schiude un fiore? </p>
<p>Come fossero chissà che rarità, </p>
<p>che segnale di destino, </p>
<p>si straluna, e blablablà </p>
<p>arma tromba bombardino </p>
<p>e bandisce il messaggio a chi quel latino </p>
<p>lo sa e a chi non lo sa. </p>
<p>Che se poi vi sono capre </p>
<p>con il comprendonio tanto asfittico </p>
<p>che nessun vangelo gli sta dentro, </p>
<p>ad aprirglielo c&#8217;è il critico </p>
<p>militante, il quale </p>
<p>si aggrinzerebbe in aceti </p>
<p>se non ci fosse la poesia, </p>
<p>ciuccerebbe la pipa disoccupato </p>
<p>se ognuno la capisse. </p>
<p>La pariglia è combinata in modo </p>
<p>che tra critico e poeta </p>
<p>si danno fiato l&#8217;un l&#8217;altro. </p>
<p>L&#8217;uno inzucchera l&#8217;altro, </p>
<p>scopre simboli nascosti, </p>
<p>palpa l&#8217;anima segreta, </p>
<p>le Elicone bazzicate; </p>
<p>l&#8217;altro fornisce all&#8217;uno vigna </p>
<p>con ceppi maturi, </p>
<p>che sgraffigni grassi grappoli, </p>
<p>cantucci riparati </p>
<p>affinché si giostri e se la svigni, </p>
<p>se mai vi siano appostati </p>
<p>concorrenti di pennino </p>
<p>con gli articoli puntati. </p>
<p>Uno tira, l&#8217;altro </p>
<p>sta di bilancino </p>
<p>per lucrare un carlino. </p>
<p>Ché, per quanto presuntuosi, </p>
<p>altrettanto non sono cari: </p>
<p>con una spolverata di amido, </p>
<p>con un trenta denari, </p>
<p>con una targa (magari di latta) </p>
<p>ai premi letterari, </p>
<p>il Palazzo se li compra.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: flo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/20/la-scena-della-risposta-3/#comment-4325</link>

		<dc:creator><![CDATA[flo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[e giustamente il Nobel ha vinto, era l&#039;anno 1996.]]></description>
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		<title>
		Di: Gianni Biondillo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Franz è un amico, e gli devo più di un caffè. A leggere la sua recensione il mio pare pure un bel libero! Robb de matt! 
Sì, comunque, mi riferivo al dialoghetto scarpiano. Ma ora non ho tempo, ho la famiglia a tavola.

Ciao, Gianni
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Franz è un amico, e gli devo più di un caffè. A leggere la sua recensione il mio pare pure un bel libero! Robb de matt!<br />
Sì, comunque, mi riferivo al dialoghetto scarpiano. Ma ora non ho tempo, ho la famiglia a tavola.</p>
<p>Ciao, Gianni</p>
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