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	Commenti a: Un discorso generico	</title>
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		<title>
		Di: Gianni Biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4523</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Maldoror, apri molte parentesi ma pare che non ne chiudi alcuna. Al punto che mi sembra di essere d&#039;accordo con te ma non ne sono certo.
Peccato che giungi solo ora, ché qui non ci verrà più nessuno a interloquire.
Ma io ci sono, se vuoi chiarirmi.

ciao, G.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Maldoror, apri molte parentesi ma pare che non ne chiudi alcuna. Al punto che mi sembra di essere d&#8217;accordo con te ma non ne sono certo.<br />
Peccato che giungi solo ora, ché qui non ci verrà più nessuno a interloquire.<br />
Ma io ci sono, se vuoi chiarirmi.</p>
<p>ciao, G.</p>
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		Di: V.M.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4424</link>

		<dc:creator><![CDATA[V.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Adesso che so che si dice filmaker(s) sto decisamente meglio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso che so che si dice filmaker(s) sto decisamente meglio.</p>
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		Di: franz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4423</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si Gianni, ma io di birra sono un esperto.;-)

Dici bene su Kubrick, fai l&#039;esempio più calzante. Era un filmaker(s)di generi. Genericamente parlando, un genio.

Ma torniamo al vecchio noir,quello che piace a Gino e a Nick e anche a me.
Un cinematografaro dei vecchi tempi che ha fatto ancor meglio di Lang o di Kubrick è stato secondo me Billy Wilder. Eppure quando si cita Wilder si pensa subito a Lemmon/Matthau di &quot;Prima pagina&quot;, alla Monroe/Curtis/Lemmon di &quot;A qualcuno piace caldo&quot;. Un grande della commedia, insomma. 
Si, certo. Capolavori. Ma il meglio il vecchio viennese lo ha dato nel noir. Gino citava la dark lady, prima. E gli è venuta in mente un&#039;esperta del settore: la Stanwyck. Ne &quot;La fiamma del peccato&quot;, Wilder cosa fa?. Prima di girare, prima di comporre il cast, prima di tutto, legge il romanzo &quot;Double indemnity&quot; di James Cain.Lo legge in un&#039;ora, tanto ne è preso. Ovvio che decida, praticamente sui due piedi, di girarne un film. La dark lady che fa al suo caso è la Stanwcyk. Non bella, ma sensuale. Perversa e senza scrupoli. Fisicamente potrebbe essere una donna della porta accanto, la casalinga di Voghera Street. Ed è questo che inquieta lo spettatore. Per scrivere la sceneggiatura del film a chi si rivolge, il regista? A Raymond Chandler. E i due migliorano il plot di Cain, soprattutto nel finale. Riducono all&#039;osso e tagliano una coda (l&#039;esecuzione dell&#039;amante-complice della donna, nonchè esecutore materiale dell&#039;omicidio del marito di lei) che avrebbe tolto compattezza e secchezza al racconto. Un noir cinematografico è meglio che finisca con un colpo di scure. Wilder e Chandler riescono nel tentativo, nel cinema quasi sempre fallito, di migliorare la trama del romanzo da cui il film è tratto: se il romanzo è di grande valore come in questo caso, beninteso.

In &quot;Viale del tramonto&quot; Wilder, all&#039;inizio, fa parlare fuori campo un morto annegato in una piscina.Proprio un morto che parla. (Come il protagonista di American Beauty, cinquant&#039;anni dopo). Il morto racconta il processo inarrestabile che lo ha portato ad essere un uomo morto che parla. Il resto del film è un flashback per raccontare il mondo del cinema. E&#039; questo un film noir? Anche. Ma soprattutto quel film racconta la storia di uno sceneggiatore (il morto che parla,sempre lui) che diventa l&#039;amante di una diva del muto e ne viene stritolato nel tentativo di sfruttarla. Si parla, qui, soprattutto, di ambizioni, di decadenza fisica, di meschinità, di cinismo. E&#039; un noir, questo, che sfocia direttamente nell&#039;orrore della decadenza e della morte, all&#039;interno di un &quot;sistema&quot;, quello del cinema, che rappresenta l&#039;effimero per eccellenza. Un effimero, però, quasi per paradosso, capace di replicarsi all&#039;infinito sulla pellicola, e quindi, addirittura, di vincere sulla morte. &quot;Viale del tramonto&quot; è un noir? Fino ad un certo punto.
 
Parliamo anche di letteratura. &quot;Quer pasticciaccio...&quot; di Gadda è un giallo? Eccome no. Con annessi e connessi. Tanto è vero che Germi lo riduce negli anni 50 (Un maledetto imbroglio). Gadda riducibile in film?!... Perchè no? Basta tenere l&#039;ossatura della trama, rispettando (anche per opportunismo intelligente)quello che Gadda aveva inventato. Il capolavoro di Gadda rimane dove deve stare, sugli scaffali alti della letteratura. Ma ciò non toglie che il film di Germi sia un bel film. Un giallo con venature noir. O un noir con la struttura tipica del giallo, chi se ne frega, in fondo.

Finisco la mia carrellata con Eyes Wide Shut di Kubrick. Che genere di film è? Un thriller psicologico? Nel gioco comunque molto serio delle catalogazioni critiche ciò può essere affermato. E&#039; un film sentimentale? E perchè no? Si parla della crisi di una giovane coppia. E da quale romanzo (o novella) è tratto questo thriller contenporaneo? Da &quot;Doppio sogno&quot; di Schnitzler. A Kubrick era capitato tra le mani tanti anni prima, quel libro. Incarica della stesura della sceneggiatura Frederick Raphael, sceneggiatore di Stanley Donen (&quot;Due sulla strada&quot; con la Hepburn)e dunque esperto in storie di coppia. Gli fa scrivere tonnellate di carta. Lo manda oltre l&#039;orlo di una crisi di nervi. Poi, dopo qualche mese, detta allo scrittore questa semplice regoletta: &quot;Segui il vecchio Arthur&quot;. Eh si, perchè cambiare qualcosa che un genio come Schnitler aveva scritto un secolo prima? L&#039;ossatura della trama è la stessa. Schnitzler scrisse a suo tempo un noir? Uno &quot;psicothriller&quot;?
No, scrisse una novella su amore e morte, un classico. Kubrick ha trasposto la novella del &quot;vecchio Arthur&quot; ai giorni nostri. E ai giorni nostri, Schnitzler, in un certo senso, è diventato il soggettista post-mortem di un &quot;thriller.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si Gianni, ma io di birra sono un esperto.;-)</p>
<p>Dici bene su Kubrick, fai l&#8217;esempio più calzante. Era un filmaker(s)di generi. Genericamente parlando, un genio.</p>
<p>Ma torniamo al vecchio noir,quello che piace a Gino e a Nick e anche a me.<br />
Un cinematografaro dei vecchi tempi che ha fatto ancor meglio di Lang o di Kubrick è stato secondo me Billy Wilder. Eppure quando si cita Wilder si pensa subito a Lemmon/Matthau di &#8220;Prima pagina&#8221;, alla Monroe/Curtis/Lemmon di &#8220;A qualcuno piace caldo&#8221;. Un grande della commedia, insomma.<br />
Si, certo. Capolavori. Ma il meglio il vecchio viennese lo ha dato nel noir. Gino citava la dark lady, prima. E gli è venuta in mente un&#8217;esperta del settore: la Stanwyck. Ne &#8220;La fiamma del peccato&#8221;, Wilder cosa fa?. Prima di girare, prima di comporre il cast, prima di tutto, legge il romanzo &#8220;Double indemnity&#8221; di James Cain.Lo legge in un&#8217;ora, tanto ne è preso. Ovvio che decida, praticamente sui due piedi, di girarne un film. La dark lady che fa al suo caso è la Stanwcyk. Non bella, ma sensuale. Perversa e senza scrupoli. Fisicamente potrebbe essere una donna della porta accanto, la casalinga di Voghera Street. Ed è questo che inquieta lo spettatore. Per scrivere la sceneggiatura del film a chi si rivolge, il regista? A Raymond Chandler. E i due migliorano il plot di Cain, soprattutto nel finale. Riducono all&#8217;osso e tagliano una coda (l&#8217;esecuzione dell&#8217;amante-complice della donna, nonchè esecutore materiale dell&#8217;omicidio del marito di lei) che avrebbe tolto compattezza e secchezza al racconto. Un noir cinematografico è meglio che finisca con un colpo di scure. Wilder e Chandler riescono nel tentativo, nel cinema quasi sempre fallito, di migliorare la trama del romanzo da cui il film è tratto: se il romanzo è di grande valore come in questo caso, beninteso.</p>
<p>In &#8220;Viale del tramonto&#8221; Wilder, all&#8217;inizio, fa parlare fuori campo un morto annegato in una piscina.Proprio un morto che parla. (Come il protagonista di American Beauty, cinquant&#8217;anni dopo). Il morto racconta il processo inarrestabile che lo ha portato ad essere un uomo morto che parla. Il resto del film è un flashback per raccontare il mondo del cinema. E&#8217; questo un film noir? Anche. Ma soprattutto quel film racconta la storia di uno sceneggiatore (il morto che parla,sempre lui) che diventa l&#8217;amante di una diva del muto e ne viene stritolato nel tentativo di sfruttarla. Si parla, qui, soprattutto, di ambizioni, di decadenza fisica, di meschinità, di cinismo. E&#8217; un noir, questo, che sfocia direttamente nell&#8217;orrore della decadenza e della morte, all&#8217;interno di un &#8220;sistema&#8221;, quello del cinema, che rappresenta l&#8217;effimero per eccellenza. Un effimero, però, quasi per paradosso, capace di replicarsi all&#8217;infinito sulla pellicola, e quindi, addirittura, di vincere sulla morte. &#8220;Viale del tramonto&#8221; è un noir? Fino ad un certo punto.</p>
<p>Parliamo anche di letteratura. &#8220;Quer pasticciaccio&#8230;&#8221; di Gadda è un giallo? Eccome no. Con annessi e connessi. Tanto è vero che Germi lo riduce negli anni 50 (Un maledetto imbroglio). Gadda riducibile in film?!&#8230; Perchè no? Basta tenere l&#8217;ossatura della trama, rispettando (anche per opportunismo intelligente)quello che Gadda aveva inventato. Il capolavoro di Gadda rimane dove deve stare, sugli scaffali alti della letteratura. Ma ciò non toglie che il film di Germi sia un bel film. Un giallo con venature noir. O un noir con la struttura tipica del giallo, chi se ne frega, in fondo.</p>
<p>Finisco la mia carrellata con Eyes Wide Shut di Kubrick. Che genere di film è? Un thriller psicologico? Nel gioco comunque molto serio delle catalogazioni critiche ciò può essere affermato. E&#8217; un film sentimentale? E perchè no? Si parla della crisi di una giovane coppia. E da quale romanzo (o novella) è tratto questo thriller contenporaneo? Da &#8220;Doppio sogno&#8221; di Schnitzler. A Kubrick era capitato tra le mani tanti anni prima, quel libro. Incarica della stesura della sceneggiatura Frederick Raphael, sceneggiatore di Stanley Donen (&#8220;Due sulla strada&#8221; con la Hepburn)e dunque esperto in storie di coppia. Gli fa scrivere tonnellate di carta. Lo manda oltre l&#8217;orlo di una crisi di nervi. Poi, dopo qualche mese, detta allo scrittore questa semplice regoletta: &#8220;Segui il vecchio Arthur&#8221;. Eh si, perchè cambiare qualcosa che un genio come Schnitler aveva scritto un secolo prima? L&#8217;ossatura della trama è la stessa. Schnitzler scrisse a suo tempo un noir? Uno &#8220;psicothriller&#8221;?<br />
No, scrisse una novella su amore e morte, un classico. Kubrick ha trasposto la novella del &#8220;vecchio Arthur&#8221; ai giorni nostri. E ai giorni nostri, Schnitzler, in un certo senso, è diventato il soggettista post-mortem di un &#8220;thriller.&#8221;</p>
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		Di: V.M.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4422</link>

		<dc:creator><![CDATA[V.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi riferivo infatti alla sua scrittura e non al genere. Per contenuti la Christie appartiene al giallo (ho decine di volumi che lo provano), ma la sua scrittura non ha pretese di letteratura che resta nel tempo.
(Tasca...: direi che, Crusca a parte, &quot;un flim(s)maker&quot;, oppure due filmmaker(s), ma non &quot;un filmmaker(s)&quot;:) )]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi riferivo infatti alla sua scrittura e non al genere. Per contenuti la Christie appartiene al giallo (ho decine di volumi che lo provano), ma la sua scrittura non ha pretese di letteratura che resta nel tempo.<br />
(Tasca&#8230;: direi che, Crusca a parte, &#8220;un flim(s)maker&#8221;, oppure due filmmaker(s), ma non &#8220;un filmmaker(s)&#8221;:) )</p>
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		<title>
		Di: Gianni Biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4421</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[V.M. forse non mi sono spiegato: per me Rosa o Giallo il problema non si pone. Sono solo categorie di approccio al testo, tutto qui. Conosco poco la mitica Agatha (cioè ho letto troppo poco di lei per giudicare in toto la sua opera), ma anche se la ponessi, putacaso, nel &quot;genere&quot; sentimentale, per me non sarebbe un giudizio necessariamente di valore del testo. E comunque non escluderebbe il fatto che quello letto sia anche giallo, razionale, scacchistico, etc...
Il dott. J. e Mister H. cos&#039;è? Horror? Psicologico? Alto, basso? E&#039;, anche, tutto questo? Capisci cosa intendo dire?
Certo poi posso avere una particolare passione per le raffigurazioni di San Michele Arcangelo, indipendentemente dalle epoche storiche e dalla qualità artistica dell&#039;opera, ma questo non deve, in fase critica, esautorare il valore di opere che non lo rappresentano.
Pensate a Kubrick. Non c&#039;è un suo film che non appartenga, in tutto e per tutto, ad un genere: dal genere &quot;antichi romani&quot;, a quello &quot;in costume&quot;, dalla fantascienza all&#039;Horror, etc.
Kubrick è un autore di genere? Di quale? Oppure usa il genere? (le sue codificazioni, certo, ma anche codificandolo).

La birra in ogni caso. Con qualunque Franz me l&#039;abbia chiesto.

G.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>V.M. forse non mi sono spiegato: per me Rosa o Giallo il problema non si pone. Sono solo categorie di approccio al testo, tutto qui. Conosco poco la mitica Agatha (cioè ho letto troppo poco di lei per giudicare in toto la sua opera), ma anche se la ponessi, putacaso, nel &#8220;genere&#8221; sentimentale, per me non sarebbe un giudizio necessariamente di valore del testo. E comunque non escluderebbe il fatto che quello letto sia anche giallo, razionale, scacchistico, etc&#8230;<br />
Il dott. J. e Mister H. cos&#8217;è? Horror? Psicologico? Alto, basso? E&#8217;, anche, tutto questo? Capisci cosa intendo dire?<br />
Certo poi posso avere una particolare passione per le raffigurazioni di San Michele Arcangelo, indipendentemente dalle epoche storiche e dalla qualità artistica dell&#8217;opera, ma questo non deve, in fase critica, esautorare il valore di opere che non lo rappresentano.<br />
Pensate a Kubrick. Non c&#8217;è un suo film che non appartenga, in tutto e per tutto, ad un genere: dal genere &#8220;antichi romani&#8221;, a quello &#8220;in costume&#8221;, dalla fantascienza all&#8217;Horror, etc.<br />
Kubrick è un autore di genere? Di quale? Oppure usa il genere? (le sue codificazioni, certo, ma anche codificandolo).</p>
<p>La birra in ogni caso. Con qualunque Franz me l&#8217;abbia chiesto.</p>
<p>G.</p>
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		<title>
		Di: franz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4420</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gino, la cattivona era Barbara Stanwyck.
Ah, io non direi mai a qualcuno di andare a bere una birra alle 11 del mattino. Capito?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gino, la cattivona era Barbara Stanwyck.<br />
Ah, io non direi mai a qualcuno di andare a bere una birra alle 11 del mattino. Capito?</p>
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		<title>
		Di: gino tasca		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4419</link>

		<dc:creator><![CDATA[gino tasca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono così assolutamente d&#039;accordo che - per metempsicosi o trasmissione del pensiero - usi più o meno gli stessi argomenti che io uso spesso polemizzando con vari amici quando si ostinano, ancora e ancora e ancora, a leggere qualsiasi testo in base a quello che vi sta scritto. Stop. Sembra una bestemmia in chiesa: mi si potrebbe obiettare: in base a cosa diavolo vuoi che lo si legga? E io risponderei: in base &quot;a come viene scritto&quot;. E a come - soprattutto - la scrittura trasvaluta la &quot;cosa&quot; narrata. Dico &quot;trasvaluta&quot; e non lo dico a caso: è a Nietzsche che penso. E - figurativamente - ad un guanto che si rovesci. Detto altrimenti: che cosa fa di &quot;Delitto e castigo&quot; (un omicidio, un&#039;inchiesta, le solite cose, no?) una scrittura non di genere (anche se Nabokov non sarebbe d&#039;accordo: lui pensava che, in qualche modo, lo fosse anche se non usava il termine &quot;genere&quot; forse ancora non così in uso o importante: lui diceva che Dostoevskj scriveva &quot;isterico&quot; - cioè, non classico)? Perché dal &quot;genere&quot; bisogna in qualche modo uscire a non voler essere dei RobertiSilvestri der manifesto che del &quot;genere&quot; (ah, per non dire dei marchigiusti) hanno fatto il loro vessillo. Un filmmaker(s) (tiè alla Crusca) che nasca nel &quot;genere&quot;, resterà nel &quot;genere&quot; se non lo traslittera - dico così se &quot;trasvaluta&quot; dà troppo l&#039;idea di salvezza o redenzione. Capisco il fascino che il &quot;genere&quot; (il sonetto - per es. - potrebbe essere definito un &quot;genere&quot;?) può emanare. E&#039; il fascino del rituale, molto vicino al feticismo. Giapponeserie. Rito del té. Ma dentro al &quot;genere&quot; bisogna lasciare che la scrittura le destrutturi. Se uno continuasse a descrivere una dark lady (è un canone, no? La dark lady ci deve essere sempre: ma che fine farà, allora, la signora Maigret?) come una Veronica Lake o come Barbara (uffa, quell&#039;altra attrice lì che faceva sempre la cattivona e di cui non mi viene in mente il nome ...), con il filo di fumo e la faccia nella stessa ombra che Von Stenberg creava attorno alla &quot;sua&quot; Marlene, resterebbe un mediocre artigiano. 
Insomma - l&#039;ho fatta decisamente troppo lunga e me ne scuso - uno scrittore di &quot;genere&quot; deve ottenere esattamente che lo si legga come uno non-di-genere - come fa Gianni con Chandler e come faccio  con El(l)roy, Simenon, Le Carré (il primo), a altri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono così assolutamente d&#8217;accordo che &#8211; per metempsicosi o trasmissione del pensiero &#8211; usi più o meno gli stessi argomenti che io uso spesso polemizzando con vari amici quando si ostinano, ancora e ancora e ancora, a leggere qualsiasi testo in base a quello che vi sta scritto. Stop. Sembra una bestemmia in chiesa: mi si potrebbe obiettare: in base a cosa diavolo vuoi che lo si legga? E io risponderei: in base &#8220;a come viene scritto&#8221;. E a come &#8211; soprattutto &#8211; la scrittura trasvaluta la &#8220;cosa&#8221; narrata. Dico &#8220;trasvaluta&#8221; e non lo dico a caso: è a Nietzsche che penso. E &#8211; figurativamente &#8211; ad un guanto che si rovesci. Detto altrimenti: che cosa fa di &#8220;Delitto e castigo&#8221; (un omicidio, un&#8217;inchiesta, le solite cose, no?) una scrittura non di genere (anche se Nabokov non sarebbe d&#8217;accordo: lui pensava che, in qualche modo, lo fosse anche se non usava il termine &#8220;genere&#8221; forse ancora non così in uso o importante: lui diceva che Dostoevskj scriveva &#8220;isterico&#8221; &#8211; cioè, non classico)? Perché dal &#8220;genere&#8221; bisogna in qualche modo uscire a non voler essere dei RobertiSilvestri der manifesto che del &#8220;genere&#8221; (ah, per non dire dei marchigiusti) hanno fatto il loro vessillo. Un filmmaker(s) (tiè alla Crusca) che nasca nel &#8220;genere&#8221;, resterà nel &#8220;genere&#8221; se non lo traslittera &#8211; dico così se &#8220;trasvaluta&#8221; dà troppo l&#8217;idea di salvezza o redenzione. Capisco il fascino che il &#8220;genere&#8221; (il sonetto &#8211; per es. &#8211; potrebbe essere definito un &#8220;genere&#8221;?) può emanare. E&#8217; il fascino del rituale, molto vicino al feticismo. Giapponeserie. Rito del té. Ma dentro al &#8220;genere&#8221; bisogna lasciare che la scrittura le destrutturi. Se uno continuasse a descrivere una dark lady (è un canone, no? La dark lady ci deve essere sempre: ma che fine farà, allora, la signora Maigret?) come una Veronica Lake o come Barbara (uffa, quell&#8217;altra attrice lì che faceva sempre la cattivona e di cui non mi viene in mente il nome &#8230;), con il filo di fumo e la faccia nella stessa ombra che Von Stenberg creava attorno alla &#8220;sua&#8221; Marlene, resterebbe un mediocre artigiano.<br />
Insomma &#8211; l&#8217;ho fatta decisamente troppo lunga e me ne scuso &#8211; uno scrittore di &#8220;genere&#8221; deve ottenere esattamente che lo si legga come uno non-di-genere &#8211; come fa Gianni con Chandler e come faccio  con El(l)roy, Simenon, Le Carré (il primo), a altri.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: V.M.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4418</link>

		<dc:creator><![CDATA[V.M.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[47. Morto che parla. A parte gli scherzi: perchè ho l&#039;impressione  che mettereste Agatha Christie nella narrativuccia pseudosentimentale? (48)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>47. Morto che parla. A parte gli scherzi: perchè ho l&#8217;impressione  che mettereste Agatha Christie nella narrativuccia pseudosentimentale? (48)</p>
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		<item>
		<title>
		Di: franz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4417</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gianni sei un grande! Andiamo a farci una birra?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gianni sei un grande! Andiamo a farci una birra?</p>
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		<title>
		Di: Gianni Biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/05/30/un-discorso-generico/#comment-4416</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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