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	Commenti a: C&#8217;è molta più arte tra la terra e il cielo &#8230; # 2	</title>
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		Di: Graziano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Graziano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che dire? Un bellissimo articolo. Mi sembra che la Benedetti si stia dando da fare a sviscerare la questione, certo dirimente, dei &quot;mediatori culturali&quot; e della &quot;normatività&quot; dei generi su diversi piani, campi, punti di vista. Mi sembra un lavoro coerente e portato avanti con acribia. Cara Carla, mi accorgo che nell&#039;ultimo periodo mi eri proprio mancata!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che dire? Un bellissimo articolo. Mi sembra che la Benedetti si stia dando da fare a sviscerare la questione, certo dirimente, dei &#8220;mediatori culturali&#8221; e della &#8220;normatività&#8221; dei generi su diversi piani, campi, punti di vista. Mi sembra un lavoro coerente e portato avanti con acribia. Cara Carla, mi accorgo che nell&#8217;ultimo periodo mi eri proprio mancata!</p>
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		Di: Elio Paoloni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/03/ce-molta-piu-arte-tra-la-terra-e-il-cielo-2/#comment-4578</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma dove si colloca Carla Benedetti? Sembra apprezzare Sarah Ciracì (che salveremo comunque: oltre che conterranea, è praticamente amica di famiglia) ma le opere di Ciracì dovrebbero essere ascritte a quel genere di prodotto il cui valore – secondo l’autrice del pezzo - è irrimediabilmente falsato dall’imposizione dei mediatori. I mediatori impongono quindi anche (o spesso) opere valide? Ed è compito del pubblico (del lettore) decidere se un prodotto è un’opera d’arte? Benedetti, insomma, apprezza dalle seggiole del pubblico o dalle poltrone dei mediatori? E la stessa Sarah, risposta secca a parte, che senso dava alla frase?  Deplorava? Approvava? E’ frustrata dal “non avere” pubblico o ne è estasiata?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma dove si colloca Carla Benedetti? Sembra apprezzare Sarah Ciracì (che salveremo comunque: oltre che conterranea, è praticamente amica di famiglia) ma le opere di Ciracì dovrebbero essere ascritte a quel genere di prodotto il cui valore – secondo l’autrice del pezzo &#8211; è irrimediabilmente falsato dall’imposizione dei mediatori. I mediatori impongono quindi anche (o spesso) opere valide? Ed è compito del pubblico (del lettore) decidere se un prodotto è un’opera d’arte? Benedetti, insomma, apprezza dalle seggiole del pubblico o dalle poltrone dei mediatori? E la stessa Sarah, risposta secca a parte, che senso dava alla frase?  Deplorava? Approvava? E’ frustrata dal “non avere” pubblico o ne è estasiata?</p>
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		Di: Gianni Biondillo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ue&#039;, Elio back again... ma dove sei stato?

G.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ue&#8217;, Elio back again&#8230; ma dove sei stato?</p>
<p>G.</p>
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		Di: andrea barbieri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Artista per esempio è uno che lavora per raccontare la storia del fratello epilettico, della famiglia, dell&#039;infanzia, del disegno, e magari in questo lavoro impiega anni, poi da qualche parte anche abbastanza lontano da dove vive lui arriva un sms che dice: Ho letto tutto in una volta Cronaca del Grande Male, mi è piaciuto molto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Artista per esempio è uno che lavora per raccontare la storia del fratello epilettico, della famiglia, dell&#8217;infanzia, del disegno, e magari in questo lavoro impiega anni, poi da qualche parte anche abbastanza lontano da dove vive lui arriva un sms che dice: Ho letto tutto in una volta Cronaca del Grande Male, mi è piaciuto molto.</p>
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		Di: Gianni Biondillo		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da Corrierone di oggi ecco alcune riflessioni di Robert Hughes:

- Gli esorbitanti prezzi pagati per certi quadri sono «un’oscenità culturale», «sviliscono l’arte» e ne riducono il valore «a livello patologico». 

- «Quando un super ricco paga per un immaturo Picasso del periodo rosa 104 milioni di dollari, una somma pari al reddito nazionale annuo di certi Paesi africani o dei Caraibi, vuol dire che c’è davvero del marcio».

- Ma è il sistema, secondo Hughes, che produce simili storture. Nel mirino del critico ci sono i collezionisti, che hanno un potere enorme, favorito (almeno nei Paesi anglosassoni) dalle leggi fiscali che incoraggiano gli acquisti d’arte, sicché essi possono usare «i musei come megafoni dei loro gusti a volte discutibili». 

- «In trent’anni a New York ho visto i danni che può fare: l’improvviso sbuffare di reputazioni, il lancio in aria di uova per vedere la breve grazia del loro volo, la tirannia della moda».

- «Io so, e molti lo sanno nel loro cuore, che il termine avanguardia ha perso le ultime vestigia del suo significato, in una cultura in cui tutto si può». 

- «Abbiamo fatto una spanciata di fast art e di fast food. Abbiamo bisogno d’arte più lenta, arte che regga il tempo come un vaso regge l’acqua». 

G.

p.s. nella pagina prima c&#039;era un Dante Scarpa muy sfizioso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da Corrierone di oggi ecco alcune riflessioni di Robert Hughes:</p>
<p>&#8211; Gli esorbitanti prezzi pagati per certi quadri sono «un’oscenità culturale», «sviliscono l’arte» e ne riducono il valore «a livello patologico». </p>
<p>&#8211; «Quando un super ricco paga per un immaturo Picasso del periodo rosa 104 milioni di dollari, una somma pari al reddito nazionale annuo di certi Paesi africani o dei Caraibi, vuol dire che c’è davvero del marcio».</p>
<p>&#8211; Ma è il sistema, secondo Hughes, che produce simili storture. Nel mirino del critico ci sono i collezionisti, che hanno un potere enorme, favorito (almeno nei Paesi anglosassoni) dalle leggi fiscali che incoraggiano gli acquisti d’arte, sicché essi possono usare «i musei come megafoni dei loro gusti a volte discutibili». </p>
<p>&#8211; «In trent’anni a New York ho visto i danni che può fare: l’improvviso sbuffare di reputazioni, il lancio in aria di uova per vedere la breve grazia del loro volo, la tirannia della moda».</p>
<p>&#8211; «Io so, e molti lo sanno nel loro cuore, che il termine avanguardia ha perso le ultime vestigia del suo significato, in una cultura in cui tutto si può». </p>
<p>&#8211; «Abbiamo fatto una spanciata di fast art e di fast food. Abbiamo bisogno d’arte più lenta, arte che regga il tempo come un vaso regge l’acqua». </p>
<p>G.</p>
<p>p.s. nella pagina prima c&#8217;era un Dante Scarpa muy sfizioso.</p>
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		Di: andrea barbieri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma non so, a me non dà fastidio che da qualche parte uno paghi 104 milioni di dollari per un Picasso, a Bologna quest&#039;anno ho potuto vedere David B., sono contento così. Volendo possederli i suoi disegni hanno prezzi accessibili, a me interessa più di Picasso (meno di Dubuffet però), forse un po&#039; come Michele Mari ritiene auratico Kamumilla Kokobì. Forse c&#039;è l&#039;arte per i collezionisti e l&#039;arte per il pubblico. A Bologna pubblico ce n&#039;era tanto e a David volevano molto bene, una specie di gratitudine per il suo lavoro. Lui rispondeva alle domande senza teorie sacre (come nel librone inutile &quot;Interviste&quot; di H.U. Obrist) insomma con umanità. A me lui pareva proprio un artista.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma non so, a me non dà fastidio che da qualche parte uno paghi 104 milioni di dollari per un Picasso, a Bologna quest&#8217;anno ho potuto vedere David B., sono contento così. Volendo possederli i suoi disegni hanno prezzi accessibili, a me interessa più di Picasso (meno di Dubuffet però), forse un po&#8217; come Michele Mari ritiene auratico Kamumilla Kokobì. Forse c&#8217;è l&#8217;arte per i collezionisti e l&#8217;arte per il pubblico. A Bologna pubblico ce n&#8217;era tanto e a David volevano molto bene, una specie di gratitudine per il suo lavoro. Lui rispondeva alle domande senza teorie sacre (come nel librone inutile &#8220;Interviste&#8221; di H.U. Obrist) insomma con umanità. A me lui pareva proprio un artista.</p>
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