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	Commenti a: Siamo seri	</title>
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		<title>
		Di: Dust		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dust]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Appunti da semplice lettore, e neanche dei più vispi, che in più non conosce il pezzo di La Porta. Intanto evito con cura di dare definizioni di ironia, comico ecc.: come mettere le braghe a una medusa - la disfi e ti fai pure male. [ Ritrovo ogni anno con intatto compiacimento &quot;Amica ironia&quot; fra i banchetti dei remainders invendibili anche in 3X2 ]. Sembra comunque che qui si stia parlando di cose diverse. Elimino subito l&#039;autoironia, limitandomi a notare che è merce rara ovunque - e ovunque stucchevole, e sospetta se usata a piene mani.
Poi c&#039;è l&#039;ironia (adesso uso sempre questo termine per farla corta) come riduzione delle distanze dal lettore. Be&#039;, l&#039;Autore che fa il simpatico, che mi coccola, che fa rimare Milazzo con avete-tutti-in-mente-cosa, che mi dà quel-piattino-che-mi-piace-tanto, io lo evito come la peste. Gli vorrei dire &quot;fa&#039; il tuo lavoro altrove e non rompermi i coglioni, vorrei leggere in pace&quot;. Per intenderci: Greggio mi disgusta così come qualsiasi comico, letterato, collega che a forza di barzellette cerchi di portarmi dalla sua parte, di farmi schierare [meccanismo tipico fra maschietti: le battute &quot;sui froci&quot;] o di rendere più appetibili melensaggini e banalità da ufficio. Questo particolare mix di captatio benevolentiae e campanilismo coatto si serve spesso del sorriso, ma mi pare imparentato anche con sentimenti &quot;nobili&quot; come l&#039;Indignazione (&quot;t&#039;abboffi di bigné e in Africa si muore di fame!&quot;). 
Altra questione: ironia = distanziamento snobistico, menefreghista o qualunquista dall&#039;oggetto della scrittura. Sbaglierò, ma qui ci vedo un singolare parallelismo con discussioni varie comparse su un altro sito che frequento, il Barbiere della Sera. Là trovo alcuni giornalisti abbarbicati ai &quot;fatti&quot; in modo così deforme da rifiutarsi non solo il diritto, ma soprattutto il compito dell&#039;interpretazione. In entrambi i casi sembra esserci un desiderio di ritorno a casa (leggi &quot;realtà&quot;, qualsiasi cosa voglia dire) dopo la tempesta che, se può riscuotere consensi per certi aspetti, rischia però di indurre un suicidio professionale o stilistico (concordo con helena). Cazzo, o Autori, ma perché svuotare la cassetta degli attrezzi (sempre che ne contenga) ? Per lasciare l&#039;uso dei suddetti attrezzi a Greggio (o De Crescenzo, se è per quello) ?
In sintesi: ho appena letto due libri che più diversi non si può: &quot;La fine della strada&quot; di Barth e &quot;Piccolo blues&quot; di Manchette. Diffido chiunque dal sottrargli ironia.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appunti da semplice lettore, e neanche dei più vispi, che in più non conosce il pezzo di La Porta. Intanto evito con cura di dare definizioni di ironia, comico ecc.: come mettere le braghe a una medusa &#8211; la disfi e ti fai pure male. [ Ritrovo ogni anno con intatto compiacimento &#8220;Amica ironia&#8221; fra i banchetti dei remainders invendibili anche in 3X2 ]. Sembra comunque che qui si stia parlando di cose diverse. Elimino subito l&#8217;autoironia, limitandomi a notare che è merce rara ovunque &#8211; e ovunque stucchevole, e sospetta se usata a piene mani.<br />
Poi c&#8217;è l&#8217;ironia (adesso uso sempre questo termine per farla corta) come riduzione delle distanze dal lettore. Be&#8217;, l&#8217;Autore che fa il simpatico, che mi coccola, che fa rimare Milazzo con avete-tutti-in-mente-cosa, che mi dà quel-piattino-che-mi-piace-tanto, io lo evito come la peste. Gli vorrei dire &#8220;fa&#8217; il tuo lavoro altrove e non rompermi i coglioni, vorrei leggere in pace&#8221;. Per intenderci: Greggio mi disgusta così come qualsiasi comico, letterato, collega che a forza di barzellette cerchi di portarmi dalla sua parte, di farmi schierare [meccanismo tipico fra maschietti: le battute &#8220;sui froci&#8221;] o di rendere più appetibili melensaggini e banalità da ufficio. Questo particolare mix di captatio benevolentiae e campanilismo coatto si serve spesso del sorriso, ma mi pare imparentato anche con sentimenti &#8220;nobili&#8221; come l&#8217;Indignazione (&#8220;t&#8217;abboffi di bigné e in Africa si muore di fame!&#8221;).<br />
Altra questione: ironia = distanziamento snobistico, menefreghista o qualunquista dall&#8217;oggetto della scrittura. Sbaglierò, ma qui ci vedo un singolare parallelismo con discussioni varie comparse su un altro sito che frequento, il Barbiere della Sera. Là trovo alcuni giornalisti abbarbicati ai &#8220;fatti&#8221; in modo così deforme da rifiutarsi non solo il diritto, ma soprattutto il compito dell&#8217;interpretazione. In entrambi i casi sembra esserci un desiderio di ritorno a casa (leggi &#8220;realtà&#8221;, qualsiasi cosa voglia dire) dopo la tempesta che, se può riscuotere consensi per certi aspetti, rischia però di indurre un suicidio professionale o stilistico (concordo con helena). Cazzo, o Autori, ma perché svuotare la cassetta degli attrezzi (sempre che ne contenga) ? Per lasciare l&#8217;uso dei suddetti attrezzi a Greggio (o De Crescenzo, se è per quello) ?<br />
In sintesi: ho appena letto due libri che più diversi non si può: &#8220;La fine della strada&#8221; di Barth e &#8220;Piccolo blues&#8221; di Manchette. Diffido chiunque dal sottrargli ironia.</p>
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		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/17/siamo-seri/#comment-4800</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mah. Un conto è fare dell&#039;autobiografia e un conto inventarsi una trama, situazioni ecc. Un conto è fare lo scrittore di professione e un conto fare lo scrittore per secondo &quot;lavoro&quot;, come la maggior parte. Un conto è fare come Rimbaud, che è partito scrivendo, e un conto come Hammett che è partito investigando (e non solo) poi si è messo a scrivere e poi è andato a farsi la sua passeggiata.
Luciano De Crescenzo è simpatico proprio perchè fa lo scrittore e ha successo. Se facesse lo scrittore senza successo non sarebbe così simpatico...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mah. Un conto è fare dell&#8217;autobiografia e un conto inventarsi una trama, situazioni ecc. Un conto è fare lo scrittore di professione e un conto fare lo scrittore per secondo &#8220;lavoro&#8221;, come la maggior parte. Un conto è fare come Rimbaud, che è partito scrivendo, e un conto come Hammett che è partito investigando (e non solo) poi si è messo a scrivere e poi è andato a farsi la sua passeggiata.<br />
Luciano De Crescenzo è simpatico proprio perchè fa lo scrittore e ha successo. Se facesse lo scrittore senza successo non sarebbe così simpatico&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Marco Candida		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/17/siamo-seri/#comment-4799</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Candida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sì, no. Io intendevo &#039;simpatia&#039; in un altro senso... La categoria scrittore, l&#039;istituzione &#039;scrittore&#039; non è simpatica. Non &#039;Luciano De Crescenzo come persona&#039; non è simpatico, ma: Luciano DeCrescenzo nell&#039;esercizio delle sue funzioni di scrittore non è simpatico - ma &quot;simpatico&quot; nel senso che ho cercato di definire sopra.
Tutto qui.
Ho in mente Jack London se vogliamo proprio fare gli esempi. 
&quot;Simpatico&quot; nel senso di &quot;colui che parla un linguaggio che capisce &#039;anche&#039; il pubblico &#039;di fuori&#039;&quot;. Quel &#039;anche&#039; per me è fondamentale. E per pubblico &#039;di fuori&#039; intendo non il pubblico di lettori forti: in Italia, mi sembra, tutti i lettori sono lettori forti; sennò i lettori &#039;occasionali&#039;, per così dire, leggono Fabio Volo o Letizzetto o Culicchia, ecco. 
Allora: per pubblico &#039;di fuori&#039; intendo i lettori occasionali: quanti scrittori riescono a parlare il linguaggio &#039;anche&#039; e non &#039;solo&#039; dei &#039;lettori occasionali&#039;? Pochi, nessuno in Italia.
Lo &#039;scrittore simpatico&#039; è colui che riesce a convogliare il pubblico &#039;di fuori&#039; oltre al pubblico di lettori forti - che posso qui definire a questo punto &#039;pubblico di dentro&#039;. Non sto parlando necessariamente dello scrittore che fa successo di pubblico e di critica, come recita la formula.
Forse si ha bisogno, penso, di uno scrittore che &#039;inventi&#039; un nuovo pubblico: forse è questo che fanno i grandi. Ma, per farlo, devono avere grande esperienza di vita, devono far entrare nella letteratura non la letteratura.
Lo so che detto così suona un po&#039; una rimasticatura, ma è &#039;farle&#039; le cose, non dirle.

Ecco: gli scrittori oggi rischiano di essere un branco di chiaccheroni, senza pratica di vita. (Qui generalizzo, non vorrei che qualcuno si ergesse a difensore...)
Contano i fatti, non le parole. (Vedi l&#039;ottimo Scarpa su Pordenonelegge.it: ecco lì lui sta &#039;scrivendo&#039;: cioé racconta &#039;cose che ha fatto&#039;, non teorie o che). Lui ha fatto delle cose e le racconta. Ecco &#039;la Voce dell&#039;io&#039; - espressione dello stesso Scarpa. 
Agire, non parlare.
Ma, mi rendo conto, dire questo agli scrittori penso che sia quanto di più provocatorio si possa dire perché lo scrittore è specializzato proprio nella parola più che nell&#039;azione. E&#039; la parola il suo specifico.
Eppure, secondo me, gli scrittori dovrebbero smettere di scrivere e agire.
Guarda Rimbaud - e finisco con l&#039;esempio. Ad un certo punto ha piantato tutto e se n&#039;è andato a fare una camminata. Secondo me, lui aveva capito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, no. Io intendevo &#8216;simpatia&#8217; in un altro senso&#8230; La categoria scrittore, l&#8217;istituzione &#8216;scrittore&#8217; non è simpatica. Non &#8216;Luciano De Crescenzo come persona&#8217; non è simpatico, ma: Luciano DeCrescenzo nell&#8217;esercizio delle sue funzioni di scrittore non è simpatico &#8211; ma &#8220;simpatico&#8221; nel senso che ho cercato di definire sopra.<br />
Tutto qui.<br />
Ho in mente Jack London se vogliamo proprio fare gli esempi.<br />
&#8220;Simpatico&#8221; nel senso di &#8220;colui che parla un linguaggio che capisce &#8216;anche&#8217; il pubblico &#8216;di fuori'&#8221;. Quel &#8216;anche&#8217; per me è fondamentale. E per pubblico &#8216;di fuori&#8217; intendo non il pubblico di lettori forti: in Italia, mi sembra, tutti i lettori sono lettori forti; sennò i lettori &#8216;occasionali&#8217;, per così dire, leggono Fabio Volo o Letizzetto o Culicchia, ecco.<br />
Allora: per pubblico &#8216;di fuori&#8217; intendo i lettori occasionali: quanti scrittori riescono a parlare il linguaggio &#8216;anche&#8217; e non &#8216;solo&#8217; dei &#8216;lettori occasionali&#8217;? Pochi, nessuno in Italia.<br />
Lo &#8216;scrittore simpatico&#8217; è colui che riesce a convogliare il pubblico &#8216;di fuori&#8217; oltre al pubblico di lettori forti &#8211; che posso qui definire a questo punto &#8216;pubblico di dentro&#8217;. Non sto parlando necessariamente dello scrittore che fa successo di pubblico e di critica, come recita la formula.<br />
Forse si ha bisogno, penso, di uno scrittore che &#8216;inventi&#8217; un nuovo pubblico: forse è questo che fanno i grandi. Ma, per farlo, devono avere grande esperienza di vita, devono far entrare nella letteratura non la letteratura.<br />
Lo so che detto così suona un po&#8217; una rimasticatura, ma è &#8216;farle&#8217; le cose, non dirle.</p>
<p>Ecco: gli scrittori oggi rischiano di essere un branco di chiaccheroni, senza pratica di vita. (Qui generalizzo, non vorrei che qualcuno si ergesse a difensore&#8230;)<br />
Contano i fatti, non le parole. (Vedi l&#8217;ottimo Scarpa su Pordenonelegge.it: ecco lì lui sta &#8216;scrivendo&#8217;: cioé racconta &#8216;cose che ha fatto&#8217;, non teorie o che). Lui ha fatto delle cose e le racconta. Ecco &#8216;la Voce dell&#8217;io&#8217; &#8211; espressione dello stesso Scarpa.<br />
Agire, non parlare.<br />
Ma, mi rendo conto, dire questo agli scrittori penso che sia quanto di più provocatorio si possa dire perché lo scrittore è specializzato proprio nella parola più che nell&#8217;azione. E&#8217; la parola il suo specifico.<br />
Eppure, secondo me, gli scrittori dovrebbero smettere di scrivere e agire.<br />
Guarda Rimbaud &#8211; e finisco con l&#8217;esempio. Ad un certo punto ha piantato tutto e se n&#8217;è andato a fare una camminata. Secondo me, lui aveva capito.</p>
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		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/17/siamo-seri/#comment-4798</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusa Marco, lascia stare la fifa blu che vai forte. Un&#039;unica cosa ti volevo dire: ma è possibile che non conosci una pescivendola autoironica? O un barista autoironico? Vuoi nominare uno scrittore con le mani sporche di grasso? Nomina me!...
Sono d&#039;accordo sulla simpatia, fai benissimo a rilevarla, era sfuggita a tutti. Perchè non siamo simpatici? Ma io sono simpaticissimo! E&#039; solo che per scrittore simpatico nel senso della scrittura simpatica a me viene in mente, adesso come adesso, solo Luciano De Crescenzo. Non per niente è napoletano. E vende un sacco di copie anche grazie alla sua simpatia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa Marco, lascia stare la fifa blu che vai forte. Un&#8217;unica cosa ti volevo dire: ma è possibile che non conosci una pescivendola autoironica? O un barista autoironico? Vuoi nominare uno scrittore con le mani sporche di grasso? Nomina me!&#8230;<br />
Sono d&#8217;accordo sulla simpatia, fai benissimo a rilevarla, era sfuggita a tutti. Perchè non siamo simpatici? Ma io sono simpaticissimo! E&#8217; solo che per scrittore simpatico nel senso della scrittura simpatica a me viene in mente, adesso come adesso, solo Luciano De Crescenzo. Non per niente è napoletano. E vende un sacco di copie anche grazie alla sua simpatia.</p>
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		<title>
		Di: Marco Candida		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/17/siamo-seri/#comment-4797</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Candida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Sono d&#039;accordo con Scarpa. Ti dicono: l&#039;autoironia è una virtù importante. Va bene. E&#039; vero. Ma chi te lo dice? Questa cosa dell&#039;autoironia la predicano soprattutto le persone che stanno in televisione. Loro sono i Re dell&#039;Autoironia. Non c&#039;è nessuno che Si Prende In Giro più di Loro. D&#039;accordo. Bravi. Però questi signori si prendono anche molti molti soldi per fare Quattro Schiamazzi alla Televisione e poi Firmare Autografi Ovunque. Loro si possono permettere l&#039;autoironia. Immagina un po&#039; se Il Sultano Della Pancetta A Cubetti Mike Bongiorno parlasse come un oracolo! Io dico che l&#039;autoironia è un elemento coessenziale all&#039;attività del buffone. In televisione sono per la maggior parte buffoni: è naturale che per la maggior parte predichino autoironia. Prendete me. Nei miei resoconti sono molto ironico, a volte sarcastico: ma sono anche molto autoironico. Sennò i miei resoconti non funzionerebbero. Di questo sono sicuro. 

Cosa me ne faccio dell&#039;autoironia di Valeria Marini? Se facesse la pescivendola, non sarebbe così autoironica! L&#039;autoironia è un lusso delle persone potenti - o che si ritengono tali. 

C&#039;è una parola che nessuno ha ancora pronunciato. E&#039; stato pronunciata ironia, parodia, sarcasmo... ma c&#039;è una parola che non è stata ancora pronunciata ed è: simpatia. 

Esistono scrittori simpatici? Anche nell&#039;etimo. Per essere simpatici, anche nell&#039;etimo, biosogna avere tanta esperienza, secondo me: solo così puoi essere in sintonia con tante persone. Uno che traduce greco e latino e che lo sforzo massimo che fa è prendere il dizionario Rocci dallo scaffale della sua libreria, che genere di esperienza e quindi di simpatia può avere con le altre persone? Parlo, badate, delle, ehm, persone &#039;di fuori&#039;: sarà pure rimasto qualche &#039;Lettore Puro&#039;, qualcuno che legge per il piacere di farlo e non come me, che come lettore mi detesto, che legge solo per imparare, per diventare.

Ecco io credo che non ci siano scrittori &#039;simpatici&#039;, nel senso che ho accennato, scrittori con &#039;le mani sporche di grasso&#039;, per così dire, come quelli di tanti anni fa.)

Ps: il fatto di essere d&#039;accordo con Scarpa non significa che lui debba sentirsi in dovere di essere d&#039;accordo con me... Insomma, se mi vuole dare addosso, prego, si accomodi... 
[Questo lo scrivo perché ormai ho una fifa blu quando lascio un commento su NI; non sono più in grado di prevedere le reazioni...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Sono d&#8217;accordo con Scarpa. Ti dicono: l&#8217;autoironia è una virtù importante. Va bene. E&#8217; vero. Ma chi te lo dice? Questa cosa dell&#8217;autoironia la predicano soprattutto le persone che stanno in televisione. Loro sono i Re dell&#8217;Autoironia. Non c&#8217;è nessuno che Si Prende In Giro più di Loro. D&#8217;accordo. Bravi. Però questi signori si prendono anche molti molti soldi per fare Quattro Schiamazzi alla Televisione e poi Firmare Autografi Ovunque. Loro si possono permettere l&#8217;autoironia. Immagina un po&#8217; se Il Sultano Della Pancetta A Cubetti Mike Bongiorno parlasse come un oracolo! Io dico che l&#8217;autoironia è un elemento coessenziale all&#8217;attività del buffone. In televisione sono per la maggior parte buffoni: è naturale che per la maggior parte predichino autoironia. Prendete me. Nei miei resoconti sono molto ironico, a volte sarcastico: ma sono anche molto autoironico. Sennò i miei resoconti non funzionerebbero. Di questo sono sicuro. </p>
<p>Cosa me ne faccio dell&#8217;autoironia di Valeria Marini? Se facesse la pescivendola, non sarebbe così autoironica! L&#8217;autoironia è un lusso delle persone potenti &#8211; o che si ritengono tali. </p>
<p>C&#8217;è una parola che nessuno ha ancora pronunciato. E&#8217; stato pronunciata ironia, parodia, sarcasmo&#8230; ma c&#8217;è una parola che non è stata ancora pronunciata ed è: simpatia. </p>
<p>Esistono scrittori simpatici? Anche nell&#8217;etimo. Per essere simpatici, anche nell&#8217;etimo, biosogna avere tanta esperienza, secondo me: solo così puoi essere in sintonia con tante persone. Uno che traduce greco e latino e che lo sforzo massimo che fa è prendere il dizionario Rocci dallo scaffale della sua libreria, che genere di esperienza e quindi di simpatia può avere con le altre persone? Parlo, badate, delle, ehm, persone &#8216;di fuori&#8217;: sarà pure rimasto qualche &#8216;Lettore Puro&#8217;, qualcuno che legge per il piacere di farlo e non come me, che come lettore mi detesto, che legge solo per imparare, per diventare.</p>
<p>Ecco io credo che non ci siano scrittori &#8216;simpatici&#8217;, nel senso che ho accennato, scrittori con &#8216;le mani sporche di grasso&#8217;, per così dire, come quelli di tanti anni fa.)</p>
<p>Ps: il fatto di essere d&#8217;accordo con Scarpa non significa che lui debba sentirsi in dovere di essere d&#8217;accordo con me&#8230; Insomma, se mi vuole dare addosso, prego, si accomodi&#8230;<br />
[Questo lo scrivo perché ormai ho una fifa blu quando lascio un commento su NI; non sono più in grado di prevedere le reazioni&#8230;]</p>
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		<item>
		<title>
		Di: franz krauspenhaar		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/17/siamo-seri/#comment-4796</link>

		<dc:creator><![CDATA[franz krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; illuninante a mio parere quanto dice Inglese su ironia &quot;performativa&quot; e &quot;ironia romantica&quot;. Il &quot;perfomativo&quot;, se ho ben capito, è quello che si tira fuori a prescindere, come ha scritto Elio, è Il Tizio Greggio della televisione. Il romantico è il Don Chisciotte senza mancia, potrebbe dire Tiziano, che però paga -il Cervantes,dico- in moneta sonante la sua ironia sull&#039;opera capitale. L&#039;autoironia io la trovo un fatto necessario ma da usare con parsimonia, perle da non buttare ai porci qualsiasi. Ai porci - con o senza ali- è meglio lanciare le ghiande del loro sostentamento; in fondo, un piatto di minestrone di ghiande caldo non lo si nega a nessuno. A tutti i costi l&#039;ironia può servirci per allontanare lo spettro della seriosità. Che non è il prendere sul serio la propria opera ( e dunque, per chi ci crede davvero, la propria vita) di cui parlava con cognizione di causa Tiziano. Anzi. La seriosità si ciba della saccenza e dunque dell&#039;ignoranza. La serietà (professionale e morale) si ciba talvolta dell&#039;autoironia per scacciarne con prevenzione i veleni. Prevenire è meglio che curare, la pubblicità a volte insegna. La seriosità non è una cosa seria, è una buffonata paludosa e paludata che si spaccia per serietà. E dunque l&#039;ironia (e l&#039;autoironia, che bilancia i conti con la propria ironia  e con quella degli altri)è l&#039;unico antidoto, a mio avviso, contro questa truffa che si nutre dell&#039;ignoranza propria e altrui. Seriosità, dunque, uguale presunzione. L&#039;ironia è una cosa seria. L&#039;autoironia è un volare a bassa quota per risalire a quota alta quando i radar della seriosità vanno a spegnersi per la fine del turno di guardia. Anche i seriosi, o soprattutto loro, hanno bisogno dopotutto di riposare. La loro grama vita dev&#039;essere sicuramente stressante.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; illuninante a mio parere quanto dice Inglese su ironia &#8220;performativa&#8221; e &#8220;ironia romantica&#8221;. Il &#8220;perfomativo&#8221;, se ho ben capito, è quello che si tira fuori a prescindere, come ha scritto Elio, è Il Tizio Greggio della televisione. Il romantico è il Don Chisciotte senza mancia, potrebbe dire Tiziano, che però paga -il Cervantes,dico- in moneta sonante la sua ironia sull&#8217;opera capitale. L&#8217;autoironia io la trovo un fatto necessario ma da usare con parsimonia, perle da non buttare ai porci qualsiasi. Ai porci &#8211; con o senza ali- è meglio lanciare le ghiande del loro sostentamento; in fondo, un piatto di minestrone di ghiande caldo non lo si nega a nessuno. A tutti i costi l&#8217;ironia può servirci per allontanare lo spettro della seriosità. Che non è il prendere sul serio la propria opera ( e dunque, per chi ci crede davvero, la propria vita) di cui parlava con cognizione di causa Tiziano. Anzi. La seriosità si ciba della saccenza e dunque dell&#8217;ignoranza. La serietà (professionale e morale) si ciba talvolta dell&#8217;autoironia per scacciarne con prevenzione i veleni. Prevenire è meglio che curare, la pubblicità a volte insegna. La seriosità non è una cosa seria, è una buffonata paludosa e paludata che si spaccia per serietà. E dunque l&#8217;ironia (e l&#8217;autoironia, che bilancia i conti con la propria ironia  e con quella degli altri)è l&#8217;unico antidoto, a mio avviso, contro questa truffa che si nutre dell&#8217;ignoranza propria e altrui. Seriosità, dunque, uguale presunzione. L&#8217;ironia è una cosa seria. L&#8217;autoironia è un volare a bassa quota per risalire a quota alta quando i radar della seriosità vanno a spegnersi per la fine del turno di guardia. Anche i seriosi, o soprattutto loro, hanno bisogno dopotutto di riposare. La loro grama vita dev&#8217;essere sicuramente stressante.</p>
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		<title>
		Di: Gianni Biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/17/siamo-seri/#comment-4795</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Andrea B. su Munari sottoscrivo al cubo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea B. su Munari sottoscrivo al cubo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/17/siamo-seri/#comment-4794</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma è possibile leggere un lungo articolo sull’ironia e non trovare il nome di Bruno Munari? Ve la ricordate la sua foto con un rastrello in mano e lo sfondo di bonsai? Ve lo ricordate steso dentro il suo “abitacolo” con i suoi occhiali da sole di carta e un suo libro illeggibile in mano? E i quadri quadrati, le sculture da viaggio, la serie olio su tela? E la performance “guardare l’aria” quando intorno si faceva la lotta politica con le molotov (lui lasciava cadere forme di carta per osservare la traiettoria della discesa, su questo c’è una nota di Leonardo). Era anche autoironico no? L’autoironia gli serviva per smontare il gioco sociale dell’arte come direbbe Inglese. Dopo tanti anni si capisce bene che aveva ragione lui, faceva il suo dovere e senza essersi auto-depotenziato. Però ci vuole una certa statura, e la pazienza indispensabile per non arrabbiarsi. Anche quando nella storia dell’arte di Argan Munari fa una comparsata come designer e il famoso storico (storico?) dell’arte deve inventarsi che le macchine inutili, anzi proprio i “mobile”, sono un’idea di Calder. Ma il percorso di Munari è ancora più radicale. A un certo punto non si prende più sul serio come artista (e come poteva, già da ragazzino entusiasmava Marinetti, era un gioco troppo facile), si mette al servizio della gente come designer e poi dei bambini come pedagogista geniale. Quindi si può dire che è possibile essere seri e non depotenziati anche ironizzando e auto-ironizzando. Ci sono tanti modi per essere dirompenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma è possibile leggere un lungo articolo sull’ironia e non trovare il nome di Bruno Munari? Ve la ricordate la sua foto con un rastrello in mano e lo sfondo di bonsai? Ve lo ricordate steso dentro il suo “abitacolo” con i suoi occhiali da sole di carta e un suo libro illeggibile in mano? E i quadri quadrati, le sculture da viaggio, la serie olio su tela? E la performance “guardare l’aria” quando intorno si faceva la lotta politica con le molotov (lui lasciava cadere forme di carta per osservare la traiettoria della discesa, su questo c’è una nota di Leonardo). Era anche autoironico no? L’autoironia gli serviva per smontare il gioco sociale dell’arte come direbbe Inglese. Dopo tanti anni si capisce bene che aveva ragione lui, faceva il suo dovere e senza essersi auto-depotenziato. Però ci vuole una certa statura, e la pazienza indispensabile per non arrabbiarsi. Anche quando nella storia dell’arte di Argan Munari fa una comparsata come designer e il famoso storico (storico?) dell’arte deve inventarsi che le macchine inutili, anzi proprio i “mobile”, sono un’idea di Calder. Ma il percorso di Munari è ancora più radicale. A un certo punto non si prende più sul serio come artista (e come poteva, già da ragazzino entusiasmava Marinetti, era un gioco troppo facile), si mette al servizio della gente come designer e poi dei bambini come pedagogista geniale. Quindi si può dire che è possibile essere seri e non depotenziati anche ironizzando e auto-ironizzando. Ci sono tanti modi per essere dirompenti.</p>
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		<title>
		Di: a. i.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/17/siamo-seri/#comment-4793</link>

		<dc:creator><![CDATA[a. i.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi rendo conto di essermela cavata con poco. Propongo allora un contributo più « serio » sul tema. Si potrebbe muovere da una prima, generale distinzione. (Sto improvvisando…) « Ironia epistemologica » e « Ironia performativa ». 

L’ironia epistemologica è una presa di distanza verso il contenuto di verità del mio enunciato, e in un certo senso implica un’assunzione di reponsabilità al quadrato. (Nell’ironia moderna e romantica, non è più un armatura di verità eterne e trascendenti a garantire i discorsi umani, ma il soggetto umano stesso.) 

L’ironia performativa implica invece una presa di distanza relativa alla « proprietà » dell’enunciato in questione. Questo tipo di ironia è stata teorizzato, tra gli altri, da Foucault. La distanza non riguarda qui il « che cosa » dice l’enunciato, ma il « chi » lo dice.

L’ironia performativa dice : « non sono io che lo dico, non è la mia voce, io cito, parlo con voce della maggioranza, ecc. ». Essa impedisce l’assunzione di reponsabilità etico-politica di quanto si dice, a livello individuale e la rigetta sul « si dice », la maggioranza, la società che consuma, il pincopallo qualunque. E’ di certo un’ironia del tutto antieroica e del tutto liberata dal suo rovescio serio e grave. 

L’ironico romantico deve assumere su di sé, e solo su di sé, il contenuto di verità di cio’ che dice. (E fa un passo indietro.) L’ironico performativo non assume su di sé un bel niente, anzi, salvaguarda il contenuto ideologico di cio’ che dice, ma avvertendo che quanto ha appena detto non l’ha detto LUI. 

(In tutto questo, però, non mi tornano i conti con il mito ; perché tirar fuori il mito ? Tarantino c’entra col mito ? Vorrei capire come. Ironia e mito. Strana coppia.)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi rendo conto di essermela cavata con poco. Propongo allora un contributo più « serio » sul tema. Si potrebbe muovere da una prima, generale distinzione. (Sto improvvisando…) « Ironia epistemologica » e « Ironia performativa ». </p>
<p>L’ironia epistemologica è una presa di distanza verso il contenuto di verità del mio enunciato, e in un certo senso implica un’assunzione di reponsabilità al quadrato. (Nell’ironia moderna e romantica, non è più un armatura di verità eterne e trascendenti a garantire i discorsi umani, ma il soggetto umano stesso.) </p>
<p>L’ironia performativa implica invece una presa di distanza relativa alla « proprietà » dell’enunciato in questione. Questo tipo di ironia è stata teorizzato, tra gli altri, da Foucault. La distanza non riguarda qui il « che cosa » dice l’enunciato, ma il « chi » lo dice.</p>
<p>L’ironia performativa dice : « non sono io che lo dico, non è la mia voce, io cito, parlo con voce della maggioranza, ecc. ». Essa impedisce l’assunzione di reponsabilità etico-politica di quanto si dice, a livello individuale e la rigetta sul « si dice », la maggioranza, la società che consuma, il pincopallo qualunque. E’ di certo un’ironia del tutto antieroica e del tutto liberata dal suo rovescio serio e grave. </p>
<p>L’ironico romantico deve assumere su di sé, e solo su di sé, il contenuto di verità di cio’ che dice. (E fa un passo indietro.) L’ironico performativo non assume su di sé un bel niente, anzi, salvaguarda il contenuto ideologico di cio’ che dice, ma avvertendo che quanto ha appena detto non l’ha detto LUI. </p>
<p>(In tutto questo, però, non mi tornano i conti con il mito ; perché tirar fuori il mito ? Tarantino c’entra col mito ? Vorrei capire come. Ironia e mito. Strana coppia.)</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/17/siamo-seri/#comment-4792</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che uno scrittore abbia diritto di prendere sul serio il proprio lavoro mi sembra sacrosanto, ma questo non credo che di per sé implichi la negazione di un atteggiamento ironico o autoironico. Non vedo contraddizione tra quanto dici Tiziano e quanto dice Elio, su questo punto. Ma hai ragione nel dire che occorre fornire una definizione di cosa si intenda per ironia (brividi...), altrimenti ognuno finisce per riferirsi al suo spicchio semantico e non ci s&#039;intenderà mai. Una sola osservazione, a sostegno di quanto scritto da Elio Paoloni. L&#039;anatema di Genna contro una certa ironia come non-assunzione di responsabilità nei confronti dei propri enunciati, sopratutto in termini etico-politici, sarebbe stato veramente controcorrente negli anni Novanta... Oggi appare un po&#039; scontata, in quanto di quel tipo di ironia non solo ci si è stancati (io già ne avevo fin sopra i capelli da un pezzo), ma le vicende politiche occidentali, dalla prima guerra del Golfo in poi, annunciavano che la storia continuava con ferro e fuoco, e che le assunzioni di reponsabilità nei confronti dei propri enunciati sarebbero necessariamente tornate di moda.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che uno scrittore abbia diritto di prendere sul serio il proprio lavoro mi sembra sacrosanto, ma questo non credo che di per sé implichi la negazione di un atteggiamento ironico o autoironico. Non vedo contraddizione tra quanto dici Tiziano e quanto dice Elio, su questo punto. Ma hai ragione nel dire che occorre fornire una definizione di cosa si intenda per ironia (brividi&#8230;), altrimenti ognuno finisce per riferirsi al suo spicchio semantico e non ci s&#8217;intenderà mai. Una sola osservazione, a sostegno di quanto scritto da Elio Paoloni. L&#8217;anatema di Genna contro una certa ironia come non-assunzione di responsabilità nei confronti dei propri enunciati, sopratutto in termini etico-politici, sarebbe stato veramente controcorrente negli anni Novanta&#8230; Oggi appare un po&#8217; scontata, in quanto di quel tipo di ironia non solo ci si è stancati (io già ne avevo fin sopra i capelli da un pezzo), ma le vicende politiche occidentali, dalla prima guerra del Golfo in poi, annunciavano che la storia continuava con ferro e fuoco, e che le assunzioni di reponsabilità nei confronti dei propri enunciati sarebbero necessariamente tornate di moda.</p>
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