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	Commenti a: L’inferno della pioggia	</title>
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		<title>
		Di: Graziano		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Graziano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oh, certo Tiziano, che puoi pronunciarla, figurati se pretendo di importi quello che devi e non devi dire, mica metto paletti, io, dico la mia, a volte con toni un po&#039; perentori, l&#039;ho scritto che è questione di gusti, sì, ma figurati, volevo dire che non sono d&#039;accordo con te sul quel punto, è che adoro il sesto dell&#039;inferno, capiscimi, mica sostengo che Dante è quello che dico io, come lo vedo io, non darmi dell&#039;autoritario, ti prego, non impongo niente a nessuno io...
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oh, certo Tiziano, che puoi pronunciarla, figurati se pretendo di importi quello che devi e non devi dire, mica metto paletti, io, dico la mia, a volte con toni un po&#8217; perentori, l&#8217;ho scritto che è questione di gusti, sì, ma figurati, volevo dire che non sono d&#8217;accordo con te sul quel punto, è che adoro il sesto dell&#8217;inferno, capiscimi, mica sostengo che Dante è quello che dico io, come lo vedo io, non darmi dell&#8217;autoritario, ti prego, non impongo niente a nessuno io&#8230;</p>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/28/l%e2%80%99inferno-della-pioggia/#comment-4889</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non so, io trovo che Scarpa abbia una capacità meravigliosa di rendere viva un&#039;opera d&#039;arte riportandola alla nostra esperienza. Sarà un concetto semplice a guidarlo, sarà quello che lui chiama il collaudo, però bisogna ammettere che gli riesce benissimo. Vero o no che gli Italiani sono fatti di Dante, rimane che il suo pezzo vince il lettore, lo mette in movimento, fa provare emozioni (scusate ma la cosa della pioggia non è geniale?).
Adesso ci vorrebbe il pezzo de &quot;Il grande Fiume&quot; in cui Dante parla all&#039;albero, così per far vedere come ognuno ha il suo modo di far conoscere la letteratura, Voltolini lo fa senza parlare in modo scientifico di Dante, inventa un episodio che non ha apparentemente niente di vero.
Anzi ora lo scannerizzo e posto. Se non si può cancellatelo:

&quot;Chissà se poi è vero, se si tratta di una storia a lungo tramandata oppure da poco tempo inventata, ma insomma pare che ci sia una leggenda.
Si tratta di un passaggio delicato che riguarda 
nostro padre Dante, nientemeno: racconta di una 
volta che si è perso (non nella selva, ma qui, da 
queste parti).
Non è una storia molto articolata, è solo un pre-
testo per parlare di un albero maestoso e nobilmente superbo: una quercia stupenda.
Dante andava per la pianura. Non ricordo, ma 
credo in direzione di Ravenna (non è questo il punto). Ma, come è naturale, la pianura è il più raffinato dei labirinti. Così Dante si smarrì e non gli furono d&#039;aiuto né la poesia, né le altre arti.
Inutilmente egli scrutava intorno: percepiva sem-
pre lo stesso segno: l&#039;orizzonte.
Ormai Alighieri disperava. Ogni direzione gli era 
equivalente. Come poteva stabilire quella giusta? 
Vide una grande quercia e desolato l&#039;avvicinò per 
mettersi al riparo. La quercia allora gli disse: 
- Uomo affranto, prova su di me a inerpicarti!
Dante rinfrancato salì sull&#039;albero. Era così alto e i suoi rami così robusti, che il poeta salendo fino in cima potè spaziare con lo sguardo in lungo e in largo a meraviglia, come se fosse sulla vetta di un monte.
Da lassù vide tutto ciò che c&#039;era da vedere, il fiume, la presenza di qualche barca, ma soprattutto ritrovò l&#039;orientamento e ristabilì la geografia. Sapeva da che parte mettersi in cammino, lo sapeva nuovamente.
Dante scese dalla quercia rinfrancato. Mosse qualche passo nella ritrovata direzione, ma presto si fermò. Si volse. Aveva l&#039;immensa quercia di fronte.
Voleva ringraziarla per l&#039;aiuto ricevuto, ma gli alberi parlano? O odono? Non potè far altro che 
omaggiarla con un inchino assai profondo della 
mente.
La cosa singolare fu che le fronde della quercia a quell&#039;inchino si mossero come invase dal vento, e sì che l&#039;aria stava ferma. Dante capì allora che la quercia l&#039;aveva percepito.
Nel lungo tratto di strada che allora percorse, il poeta pensò spesso al grande albero. Pensò ai lunghi secoli che quello avrebbe potuto vivere, e a questi comparò gli anni destinati agli uomini mortali. E non ne rimase quasi niente.
Ma non fu triste: anzi, trovò che fosse giusto in 
questo modo, che gli alberi che mostrano il cammino senza poterlo compiere, vivessero però assai a lungo (sperò: all&#039;infinito).&quot;

(E&#039; il capitolo Delta 8 de &quot;Il grande fiume&quot;, ed. Fernandel, ora ripubblicato in &quot;Sotto i cieli d&#039;Italia&quot; per Sironi)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so, io trovo che Scarpa abbia una capacità meravigliosa di rendere viva un&#8217;opera d&#8217;arte riportandola alla nostra esperienza. Sarà un concetto semplice a guidarlo, sarà quello che lui chiama il collaudo, però bisogna ammettere che gli riesce benissimo. Vero o no che gli Italiani sono fatti di Dante, rimane che il suo pezzo vince il lettore, lo mette in movimento, fa provare emozioni (scusate ma la cosa della pioggia non è geniale?).<br />
Adesso ci vorrebbe il pezzo de &#8220;Il grande Fiume&#8221; in cui Dante parla all&#8217;albero, così per far vedere come ognuno ha il suo modo di far conoscere la letteratura, Voltolini lo fa senza parlare in modo scientifico di Dante, inventa un episodio che non ha apparentemente niente di vero.<br />
Anzi ora lo scannerizzo e posto. Se non si può cancellatelo:</p>
<p>&#8220;Chissà se poi è vero, se si tratta di una storia a lungo tramandata oppure da poco tempo inventata, ma insomma pare che ci sia una leggenda.<br />
Si tratta di un passaggio delicato che riguarda<br />
nostro padre Dante, nientemeno: racconta di una<br />
volta che si è perso (non nella selva, ma qui, da<br />
queste parti).<br />
Non è una storia molto articolata, è solo un pre-<br />
testo per parlare di un albero maestoso e nobilmente superbo: una quercia stupenda.<br />
Dante andava per la pianura. Non ricordo, ma<br />
credo in direzione di Ravenna (non è questo il punto). Ma, come è naturale, la pianura è il più raffinato dei labirinti. Così Dante si smarrì e non gli furono d&#8217;aiuto né la poesia, né le altre arti.<br />
Inutilmente egli scrutava intorno: percepiva sem-<br />
pre lo stesso segno: l&#8217;orizzonte.<br />
Ormai Alighieri disperava. Ogni direzione gli era<br />
equivalente. Come poteva stabilire quella giusta?<br />
Vide una grande quercia e desolato l&#8217;avvicinò per<br />
mettersi al riparo. La quercia allora gli disse:<br />
&#8211; Uomo affranto, prova su di me a inerpicarti!<br />
Dante rinfrancato salì sull&#8217;albero. Era così alto e i suoi rami così robusti, che il poeta salendo fino in cima potè spaziare con lo sguardo in lungo e in largo a meraviglia, come se fosse sulla vetta di un monte.<br />
Da lassù vide tutto ciò che c&#8217;era da vedere, il fiume, la presenza di qualche barca, ma soprattutto ritrovò l&#8217;orientamento e ristabilì la geografia. Sapeva da che parte mettersi in cammino, lo sapeva nuovamente.<br />
Dante scese dalla quercia rinfrancato. Mosse qualche passo nella ritrovata direzione, ma presto si fermò. Si volse. Aveva l&#8217;immensa quercia di fronte.<br />
Voleva ringraziarla per l&#8217;aiuto ricevuto, ma gli alberi parlano? O odono? Non potè far altro che<br />
omaggiarla con un inchino assai profondo della<br />
mente.<br />
La cosa singolare fu che le fronde della quercia a quell&#8217;inchino si mossero come invase dal vento, e sì che l&#8217;aria stava ferma. Dante capì allora che la quercia l&#8217;aveva percepito.<br />
Nel lungo tratto di strada che allora percorse, il poeta pensò spesso al grande albero. Pensò ai lunghi secoli che quello avrebbe potuto vivere, e a questi comparò gli anni destinati agli uomini mortali. E non ne rimase quasi niente.<br />
Ma non fu triste: anzi, trovò che fosse giusto in<br />
questo modo, che gli alberi che mostrano il cammino senza poterlo compiere, vivessero però assai a lungo (sperò: all&#8217;infinito).&#8221;</p>
<p>(E&#8217; il capitolo Delta 8 de &#8220;Il grande fiume&#8221;, ed. Fernandel, ora ripubblicato in &#8220;Sotto i cieli d&#8217;Italia&#8221; per Sironi)</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: elvis		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/28/l%e2%80%99inferno-della-pioggia/#comment-4888</link>

		<dc:creator><![CDATA[elvis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[...mi associo a Biondillo...]]></description>
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		<title>
		Di: Graziano		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/28/l%e2%80%99inferno-della-pioggia/#comment-4887</link>

		<dc:creator><![CDATA[Graziano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non vedo perché ve la prendiate tanto con Luigi, ha sostenuto un&#039;analisi che a me pare condivisibile.
La prima parte, cioè la maggior parte del pezzo, sviscera col grande stile di cui Scarpa è capace un concetto, per altro, già espresso da Schopenhauer. Ne &quot;Il mondo come volontà e rappresentazione&quot; a un certo punto leggiamo: &quot;Da dove ha preso Dante la materia del suo Inferno, se non da questo nostro mondo reale?&quot; Naturalmente, Schopenhauer piegava quest&#039;argomentazione alla sua filosofia, sostenendo che il mondo &quot;è&quot; l&#039;inferno, tesi in linea col suo pessimismo. 

Quanto alle ultime righe, anche a me, d&#039;istinto, non sono andate granché giù. In primo luogo, perché si avverte una cesura un po&#039; brusca e traumatica col resto, anche col titolo. In secondo, perché accusare Dante di campanilismo, particolarismo o italianismo significa leggerlo secondo la nostra sensibilità moderna che, per carità, ci sta pure, in parte è anche inevitabile, ché - per parafrasare Croce - ogni lettura è una lettura &quot;contemporanea&quot;, però, ecco, un po&#039; di comprensione per &#039;sto povero Dante, cazzo. Insomma, bisogna tener conto di alcune cose: 1) nella Commedia i canti politici sono una minima e misera parte del tutto e altri argomenti (salvezza, gioia, dolore, fortuna ecc.) sono tutti trattati con dovizia, 2) non vi sono rappresentati solo personaggi fiorentini, ma figure prese da un po&#039; tutte le corti d&#039;Italia e da tutti i tempi (anche dal mito), anche imperatori, papi, vescovi, cardinali, poeti ecc., 3) Dante sa trascendere il dato particolare e sublimare gli individui in tipi umani, caratteri, rappresentazioni di vizio e virtù, 4) Dante non è affatto campanilista, si occupa di questioni politiche come l&#039;impero e il papato (vedi anche De monarchia), 5) a quel tempo l&#039;Italia non era uno stato nazionale (un Giolitti, un De Gasperi, un Berlusconi, figure di politici nazionali, non erano immaginabili), ma era una realtà atomizzata di autogoverni comunali, che costituivano il centro della vita politica, sociale ed economica (Firenze, in questo senso, era in sé &quot;una nazione&quot;, gli scenari globali attuali non esistevano); 6) la lotta tra fazioni assurge comunque ad allegoria della lotta interna all&#039;umanità che non ha limiti temporali (per intenderci, leggete la bella lettura attualizzata che di questo scontro tra fazioni in Dante fa Giuseppe De Rita su www.danteonline.it/italiano/interviste_indice.htm), 7) la strutturazione del canto politico in Dante è speculare al suo realismo, cioè Dante non sa descrivere le cose che attraverso gli elementi della sua conoscenza diretta, e anche un discorso politico e morale, anzicché elaborarlo in termini astratti e retorici, com&#039;era stato fatto fino ad allora (penso a un maestro di Dante, Guittone d&#039;Arezzo, il primo poeta politico italiano), da Dante è formulato attraverso personaggi, luoghi, vicende concreti (una vera e propria rivoluzione stilistica, con Petrarca si torna all&#039;astrattismo e retorica della canzone civile), 8) Dante non rappresenta affatto lo spirito italiano, Dante fu esiliato dall&#039;Italia e, per quanto fosse interessato alla guerra tra bande, alla fine decise di non stare più con nessuna fazione e di &quot;far parte per se stesso&quot;, di non schierasi più (pioniere della critica al sistema, dell&#039;astensionismo e dell&#039;individualismo).

Detto questo, mi si scusi per l&#039;aria da maestro, scendo subito dalla cattedra e mi cospargo il capo di cenere. Ho detto che Scarpa è Scarpa, che ha stile da vendere, come dimostra in quasi tutto il pezzo, oltre che nei suoi libri (e a proposito Tiz, bello Venezia è un pesce, un piccolo gioiello di oreficeria poetica!), ma il fatto è che anche l&#039;Alighieri è l&#039;Alighieri e dire &quot;Fa tenerezza, Dante&quot; è una piccola, innocente ma insiodiosa bestemmia (almeno, per chi ama Dante, questione di gusti, ovvio)...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non vedo perché ve la prendiate tanto con Luigi, ha sostenuto un&#8217;analisi che a me pare condivisibile.<br />
La prima parte, cioè la maggior parte del pezzo, sviscera col grande stile di cui Scarpa è capace un concetto, per altro, già espresso da Schopenhauer. Ne &#8220;Il mondo come volontà e rappresentazione&#8221; a un certo punto leggiamo: &#8220;Da dove ha preso Dante la materia del suo Inferno, se non da questo nostro mondo reale?&#8221; Naturalmente, Schopenhauer piegava quest&#8217;argomentazione alla sua filosofia, sostenendo che il mondo &#8220;è&#8221; l&#8217;inferno, tesi in linea col suo pessimismo. </p>
<p>Quanto alle ultime righe, anche a me, d&#8217;istinto, non sono andate granché giù. In primo luogo, perché si avverte una cesura un po&#8217; brusca e traumatica col resto, anche col titolo. In secondo, perché accusare Dante di campanilismo, particolarismo o italianismo significa leggerlo secondo la nostra sensibilità moderna che, per carità, ci sta pure, in parte è anche inevitabile, ché &#8211; per parafrasare Croce &#8211; ogni lettura è una lettura &#8220;contemporanea&#8221;, però, ecco, un po&#8217; di comprensione per &#8216;sto povero Dante, cazzo. Insomma, bisogna tener conto di alcune cose: 1) nella Commedia i canti politici sono una minima e misera parte del tutto e altri argomenti (salvezza, gioia, dolore, fortuna ecc.) sono tutti trattati con dovizia, 2) non vi sono rappresentati solo personaggi fiorentini, ma figure prese da un po&#8217; tutte le corti d&#8217;Italia e da tutti i tempi (anche dal mito), anche imperatori, papi, vescovi, cardinali, poeti ecc., 3) Dante sa trascendere il dato particolare e sublimare gli individui in tipi umani, caratteri, rappresentazioni di vizio e virtù, 4) Dante non è affatto campanilista, si occupa di questioni politiche come l&#8217;impero e il papato (vedi anche De monarchia), 5) a quel tempo l&#8217;Italia non era uno stato nazionale (un Giolitti, un De Gasperi, un Berlusconi, figure di politici nazionali, non erano immaginabili), ma era una realtà atomizzata di autogoverni comunali, che costituivano il centro della vita politica, sociale ed economica (Firenze, in questo senso, era in sé &#8220;una nazione&#8221;, gli scenari globali attuali non esistevano); 6) la lotta tra fazioni assurge comunque ad allegoria della lotta interna all&#8217;umanità che non ha limiti temporali (per intenderci, leggete la bella lettura attualizzata che di questo scontro tra fazioni in Dante fa Giuseppe De Rita su <a href="http://www.danteonline.it/italiano/interviste_indice.htm" rel="nofollow ugc">http://www.danteonline.it/italiano/interviste_indice.htm</a>), 7) la strutturazione del canto politico in Dante è speculare al suo realismo, cioè Dante non sa descrivere le cose che attraverso gli elementi della sua conoscenza diretta, e anche un discorso politico e morale, anzicché elaborarlo in termini astratti e retorici, com&#8217;era stato fatto fino ad allora (penso a un maestro di Dante, Guittone d&#8217;Arezzo, il primo poeta politico italiano), da Dante è formulato attraverso personaggi, luoghi, vicende concreti (una vera e propria rivoluzione stilistica, con Petrarca si torna all&#8217;astrattismo e retorica della canzone civile), 8) Dante non rappresenta affatto lo spirito italiano, Dante fu esiliato dall&#8217;Italia e, per quanto fosse interessato alla guerra tra bande, alla fine decise di non stare più con nessuna fazione e di &#8220;far parte per se stesso&#8221;, di non schierasi più (pioniere della critica al sistema, dell&#8217;astensionismo e dell&#8217;individualismo).</p>
<p>Detto questo, mi si scusi per l&#8217;aria da maestro, scendo subito dalla cattedra e mi cospargo il capo di cenere. Ho detto che Scarpa è Scarpa, che ha stile da vendere, come dimostra in quasi tutto il pezzo, oltre che nei suoi libri (e a proposito Tiz, bello Venezia è un pesce, un piccolo gioiello di oreficeria poetica!), ma il fatto è che anche l&#8217;Alighieri è l&#8217;Alighieri e dire &#8220;Fa tenerezza, Dante&#8221; è una piccola, innocente ma insiodiosa bestemmia (almeno, per chi ama Dante, questione di gusti, ovvio)&#8230;</p>
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		<item>
		<title>
		Di: luigi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/28/l%e2%80%99inferno-della-pioggia/#comment-4886</link>

		<dc:creator><![CDATA[luigi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non so se LuigiNo sia lo stesso Zappatore che qualche giorno fa ha ricoperto di insulti (del medesimo stile, tra l&#039;altro) un certo Lorenzo Flabbi che s&#039;era macchiato della colpa gravissima di dissentire - e con argomentate ragioni, condivisibili o meno, ma comunque frutto di ragionamento - da Tiziano Scarpa. Non lo so, ma ora mi vien da chiedermi una serie di cose:
primo) Possibile che un fan (o un gruppo) sia tanto accecato dall&#039;amore per il suo idolo letterario da voler sterminare a parole tutti coloro che non si genuflettono dinanzi a qualsiasi parola scritta da Egli? 
secondo) Possibile che Tiziano Scarpa, che è un uomo intelligente e uno scrittore che io (per quel che valgo) leggo sempre con piacere, abbia bisogno di difensori? Peggio, di difensori del genere?
terzo) Ma possibile tutta questa ostinata avversione verso la scuola? Nel caso di Flabbi il sarcasmo era contro i dottorandi e gli universitari, ora contro la cattedrina scalcagnata... Non è che il primo frustrato sei proprio tu, amico, che della scuola ti ricordi solo le bacchettate sulle mani? E poi, a dirla tutta, dov&#039;è quella scuola di cui parli? A te davvero ti hanno mai traumatizzato i professori cattivi? Siamo ancora al mito dell&#039;Attimo Fuggente?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se LuigiNo sia lo stesso Zappatore che qualche giorno fa ha ricoperto di insulti (del medesimo stile, tra l&#8217;altro) un certo Lorenzo Flabbi che s&#8217;era macchiato della colpa gravissima di dissentire &#8211; e con argomentate ragioni, condivisibili o meno, ma comunque frutto di ragionamento &#8211; da Tiziano Scarpa. Non lo so, ma ora mi vien da chiedermi una serie di cose:<br />
primo) Possibile che un fan (o un gruppo) sia tanto accecato dall&#8217;amore per il suo idolo letterario da voler sterminare a parole tutti coloro che non si genuflettono dinanzi a qualsiasi parola scritta da Egli?<br />
secondo) Possibile che Tiziano Scarpa, che è un uomo intelligente e uno scrittore che io (per quel che valgo) leggo sempre con piacere, abbia bisogno di difensori? Peggio, di difensori del genere?<br />
terzo) Ma possibile tutta questa ostinata avversione verso la scuola? Nel caso di Flabbi il sarcasmo era contro i dottorandi e gli universitari, ora contro la cattedrina scalcagnata&#8230; Non è che il primo frustrato sei proprio tu, amico, che della scuola ti ricordi solo le bacchettate sulle mani? E poi, a dirla tutta, dov&#8217;è quella scuola di cui parli? A te davvero ti hanno mai traumatizzato i professori cattivi? Siamo ancora al mito dell&#8217;Attimo Fuggente?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Elio Paoloni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/28/l%e2%80%99inferno-della-pioggia/#comment-4885</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;abbiamo permesso a un individuo impresentabile sotto tutti gli aspetti di stravincerle&quot;

Sotto l’impermeabile mi diletto a immaginare cosa avremmo dovuto escogitare per impedire quel voto. Scendere in piazza battendo sulle tastiere dei pc come fossero pentole? Organizzare squadracce? O semplici attentati al plastico? Sgozzare elettori di una determinata circoscrizione?
E quando mai abbiamo considerato presentabile una maggioranza? 
Il pensiero corre ai rutti di Di Pietro, quello sì presentabile, chissà perché. Immagino il sudore dei traduttori in simultanea negli alti consessi (una pena infernale).
Certo che siamo fatti come Dante: decidiamo noi (con alti strepiti) chi va all’inferno e chi no, chi va votato e chi no (Dante non era precisamente un democratico). E le consultazioni provinciali (già, fate caso all’aggettivo), non a caso disertate, sul centro di potere più inutile e deleterio (un vero, puro, essenziale centro di potere: il potere fine a se stesso, ai propri stipendi e dividendi) divengono epocali. Brindisi, altro che Firenze.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;abbiamo permesso a un individuo impresentabile sotto tutti gli aspetti di stravincerle&#8221;</p>
<p>Sotto l’impermeabile mi diletto a immaginare cosa avremmo dovuto escogitare per impedire quel voto. Scendere in piazza battendo sulle tastiere dei pc come fossero pentole? Organizzare squadracce? O semplici attentati al plastico? Sgozzare elettori di una determinata circoscrizione?<br />
E quando mai abbiamo considerato presentabile una maggioranza?<br />
Il pensiero corre ai rutti di Di Pietro, quello sì presentabile, chissà perché. Immagino il sudore dei traduttori in simultanea negli alti consessi (una pena infernale).<br />
Certo che siamo fatti come Dante: decidiamo noi (con alti strepiti) chi va all’inferno e chi no, chi va votato e chi no (Dante non era precisamente un democratico). E le consultazioni provinciali (già, fate caso all’aggettivo), non a caso disertate, sul centro di potere più inutile e deleterio (un vero, puro, essenziale centro di potere: il potere fine a se stesso, ai propri stipendi e dividendi) divengono epocali. Brindisi, altro che Firenze.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Gianni Biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/28/l%e2%80%99inferno-della-pioggia/#comment-4884</link>

		<dc:creator><![CDATA[Gianni Biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=520#comment-4884</guid>

					<description><![CDATA[bene, è tornato Tiziano e si torna a litigare. Tutto nella norma, direi... ;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bene, è tornato Tiziano e si torna a litigare. Tutto nella norma, direi&#8230; ;-)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: LuigiNo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/28/l%e2%80%99inferno-della-pioggia/#comment-4883</link>

		<dc:creator><![CDATA[LuigiNo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Adesso questo Luigi possiede il senso unico della interpretazione della Commedia... E il senso unico dell&#039;essere umani... E del realismo! Un bell&#039;esponente del Pensiero Unico. In poche righe ha decretato che cos&#039;è l&#039;ortodossia riguardo a: Divina Commedia, esseri umani, realismo, storia medievale... &quot;Né più né meno&quot;, come scrive lui... Quanto gli dà fastidio che qualcuno trovi questo articolo straordinario! Si mette a sottolineare con la matita rossa e blu, livido, sardonico. Si presenta tutto untuoso e educato per poi sprizzare stronzaggine. Ricorda tanto quei professori smargiassi delle medie che commentavano i temi in classe rifacendosi sugli alunni di una vita di frustrazioni: quelle espressioni tipiche di chi lascia cadere la mano sul ripiano di fòrmica della cattedra scalcagnata, in un&#039;aula dall&#039;aria viziata: &quot;bam!&quot; scrive... Il frustrato che si prende la rivincita sul talento... Non c&#039;è niente da fare, c&#039;è a chi piace tanto fare il professore, se ne compiace, fa il professore in qualsiasi atto della sua vita, è più forte di lui... Dante era ANCHE un campanilista esaltato, altrimenti non avrebbe scritto una simile mostruosità (una stupenda mostruosità), assurda, grottesca, inauditamente presuntuosa: giudicare tutto il genere umano, sbatterlo all&#039;inferno o in paradiso, ignorando nove decimi d&#039;Europa, e perdendosi in invettive sulle cittadine della sua secondaria regione... E non avrebbe attraversato l&#039;oltretomba infarcendolo di sconosciuti fiorentini irrilevanti (tanto che molti li conosciamo quasi solo dai suoi versi). Ma che c&#039;entra? Anche questo è un ingrediente della sua grandezza. Una grandezza che Luigi, se fosse stato un contemporaneo di Dante, avrebbe sicuramente sottolineato in rosso e blu, tutto compiaciuto di fare le pulci al talento, dalla sua cattedrina scalcagnata e puzzolente...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso questo Luigi possiede il senso unico della interpretazione della Commedia&#8230; E il senso unico dell&#8217;essere umani&#8230; E del realismo! Un bell&#8217;esponente del Pensiero Unico. In poche righe ha decretato che cos&#8217;è l&#8217;ortodossia riguardo a: Divina Commedia, esseri umani, realismo, storia medievale&#8230; &#8220;Né più né meno&#8221;, come scrive lui&#8230; Quanto gli dà fastidio che qualcuno trovi questo articolo straordinario! Si mette a sottolineare con la matita rossa e blu, livido, sardonico. Si presenta tutto untuoso e educato per poi sprizzare stronzaggine. Ricorda tanto quei professori smargiassi delle medie che commentavano i temi in classe rifacendosi sugli alunni di una vita di frustrazioni: quelle espressioni tipiche di chi lascia cadere la mano sul ripiano di fòrmica della cattedra scalcagnata, in un&#8217;aula dall&#8217;aria viziata: &#8220;bam!&#8221; scrive&#8230; Il frustrato che si prende la rivincita sul talento&#8230; Non c&#8217;è niente da fare, c&#8217;è a chi piace tanto fare il professore, se ne compiace, fa il professore in qualsiasi atto della sua vita, è più forte di lui&#8230; Dante era ANCHE un campanilista esaltato, altrimenti non avrebbe scritto una simile mostruosità (una stupenda mostruosità), assurda, grottesca, inauditamente presuntuosa: giudicare tutto il genere umano, sbatterlo all&#8217;inferno o in paradiso, ignorando nove decimi d&#8217;Europa, e perdendosi in invettive sulle cittadine della sua secondaria regione&#8230; E non avrebbe attraversato l&#8217;oltretomba infarcendolo di sconosciuti fiorentini irrilevanti (tanto che molti li conosciamo quasi solo dai suoi versi). Ma che c&#8217;entra? Anche questo è un ingrediente della sua grandezza. Una grandezza che Luigi, se fosse stato un contemporaneo di Dante, avrebbe sicuramente sottolineato in rosso e blu, tutto compiaciuto di fare le pulci al talento, dalla sua cattedrina scalcagnata e puzzolente&#8230;</p>
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		<title>
		Di: luigi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/28/l%e2%80%99inferno-della-pioggia/#comment-4882</link>

		<dc:creator><![CDATA[luigi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Tiziano, tu ovviamente non mi conosci ma da tempo sono un giornaliero lettore di &quot;nazione indiana&quot; e stavolta azzardo a mescolare la mia parola con la tua.. qua ti si dice che il presente &quot;l&#039;inferno della pioggia&quot; è un pezzo straordinario... uhm... non so, fin quasi alla fine magari lo è, diciamo una eccellente parafrasi, un arguto esercizio immaginativo del dietro le quinte, lo sforzo magnanimo e sempre frustrato (ma proprio per questo magnanimo) di misurarsi con il più grande di tutti. Questo ti va riconosciuto. Ma alla fine, nelle ultime righe, bam! ecco che l&#039;incanto che hai creato si infrange, e malamente, lasciamelo dire. 
&quot;Potendo rivolgere la parola a chi ha sprecato la sua vita, voi che cosa gli domandereste? Di cosa parla Dante, camminando in mezzo al fallimento della natura umana? Di politica! Di vendette fra partiti. Colpi di stato di quartiere. Fa tenerezza, Dante&quot;, dici. E aggiungi &quot;Sono fatti così, gli italiani. Sono fatti di Dante. Attraversano l’Inferno per sapere chi vincerà le prossime elezioni&quot;. E concludi che si tratta di beghe relative a &quot;una piccola città dall’importanza politica secondaria&quot;. Ed è qui che ti sbagli su tutta la linea. Perché, parto dal fondo, quella piccola città era la città del &quot;maladetto fiorino&quot;, dei banchieri più importanti d&#039;Europa, che prestavano soldi e sostenevano o influenzavano le economie tanto dei regni d&#039;Europa quanto del Papato. Dante non era davvero un campanilista esaltato, e la Divina Commedia non avrebbe potuto scriverla che un fiorentino. Gli italiani, viceversa, non sono affatto &quot;fatti di Dante&quot;, poveri noi, anzi la verità è che di chi vince le elezioni non ci frega niente, tanto che abbiamo permesso a un individuo impresentabile sotto tutti gli aspetti di stravincerle. E invece ben faceva il ghibellin fuggiasco a chiedere alle anime di parlare di politica, perché non è nel riso o nel camminare eretti o nel senso di colpa o nell&#039;innamorarci che noi umani ci qualifichiamo come tali, quanto nell&#039;essere animali politici. Il suo poema è molto meno un atto teologico o perfino poetico di quanto non sia una presa di posizione politica. Reazionaria quanto vuoi, ma con un pregio che i reazionari di ogni epoca e latitudine non hanno mai posseduto, vale a dire il realismo, e non quello sensoriale di cui parli tu a proposito della pioggia, ma piuttosto la capacità di fare a pezzi tutte le mistificazioni. Il viaggio solitario di Dante nell&#039;Oltremondo nel 1300 è né più né meno che l&#039;anti-Giubileo, la più dura condanna che si potesse formulare per quel vergognoso baraccone messo in piedi da Bonifacio VIII per far soldi con le indulgenze, che ancora nel Duemila ci siamo dovuti sorbire come fosse chissà quale evento spirituale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Tiziano, tu ovviamente non mi conosci ma da tempo sono un giornaliero lettore di &#8220;nazione indiana&#8221; e stavolta azzardo a mescolare la mia parola con la tua.. qua ti si dice che il presente &#8220;l&#8217;inferno della pioggia&#8221; è un pezzo straordinario&#8230; uhm&#8230; non so, fin quasi alla fine magari lo è, diciamo una eccellente parafrasi, un arguto esercizio immaginativo del dietro le quinte, lo sforzo magnanimo e sempre frustrato (ma proprio per questo magnanimo) di misurarsi con il più grande di tutti. Questo ti va riconosciuto. Ma alla fine, nelle ultime righe, bam! ecco che l&#8217;incanto che hai creato si infrange, e malamente, lasciamelo dire.<br />
&#8220;Potendo rivolgere la parola a chi ha sprecato la sua vita, voi che cosa gli domandereste? Di cosa parla Dante, camminando in mezzo al fallimento della natura umana? Di politica! Di vendette fra partiti. Colpi di stato di quartiere. Fa tenerezza, Dante&#8221;, dici. E aggiungi &#8220;Sono fatti così, gli italiani. Sono fatti di Dante. Attraversano l’Inferno per sapere chi vincerà le prossime elezioni&#8221;. E concludi che si tratta di beghe relative a &#8220;una piccola città dall’importanza politica secondaria&#8221;. Ed è qui che ti sbagli su tutta la linea. Perché, parto dal fondo, quella piccola città era la città del &#8220;maladetto fiorino&#8221;, dei banchieri più importanti d&#8217;Europa, che prestavano soldi e sostenevano o influenzavano le economie tanto dei regni d&#8217;Europa quanto del Papato. Dante non era davvero un campanilista esaltato, e la Divina Commedia non avrebbe potuto scriverla che un fiorentino. Gli italiani, viceversa, non sono affatto &#8220;fatti di Dante&#8221;, poveri noi, anzi la verità è che di chi vince le elezioni non ci frega niente, tanto che abbiamo permesso a un individuo impresentabile sotto tutti gli aspetti di stravincerle. E invece ben faceva il ghibellin fuggiasco a chiedere alle anime di parlare di politica, perché non è nel riso o nel camminare eretti o nel senso di colpa o nell&#8217;innamorarci che noi umani ci qualifichiamo come tali, quanto nell&#8217;essere animali politici. Il suo poema è molto meno un atto teologico o perfino poetico di quanto non sia una presa di posizione politica. Reazionaria quanto vuoi, ma con un pregio che i reazionari di ogni epoca e latitudine non hanno mai posseduto, vale a dire il realismo, e non quello sensoriale di cui parli tu a proposito della pioggia, ma piuttosto la capacità di fare a pezzi tutte le mistificazioni. Il viaggio solitario di Dante nell&#8217;Oltremondo nel 1300 è né più né meno che l&#8217;anti-Giubileo, la più dura condanna che si potesse formulare per quel vergognoso baraccone messo in piedi da Bonifacio VIII per far soldi con le indulgenze, che ancora nel Duemila ci siamo dovuti sorbire come fosse chissà quale evento spirituale.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: elvis		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/06/28/l%e2%80%99inferno-della-pioggia/#comment-4881</link>

		<dc:creator><![CDATA[elvis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Tiziano, gli scorsi giorni ho inviato via mail il tuo &quot;Contusions everywhere!&quot; agli studenti del primo anno della Facoltà del Design del Politecnico di Mialno che stanno preparando il loro primo esame di progetto...ovviamente invitandoli a non fare progetti paragonabili a  scoreggie loffie!!! Spero, come assistente, di averli risvegliati dalla sonnolenza che li pervade...e che si siano dati una svegliata. Grazie Tiziano, e stò anche leggendo il tuo &quot;Corpo&quot;...elvis]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Tiziano, gli scorsi giorni ho inviato via mail il tuo &#8220;Contusions everywhere!&#8221; agli studenti del primo anno della Facoltà del Design del Politecnico di Mialno che stanno preparando il loro primo esame di progetto&#8230;ovviamente invitandoli a non fare progetti paragonabili a  scoreggie loffie!!! Spero, come assistente, di averli risvegliati dalla sonnolenza che li pervade&#8230;e che si siano dati una svegliata. Grazie Tiziano, e stò anche leggendo il tuo &#8220;Corpo&#8221;&#8230;elvis</p>
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