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	Commenti a: La lista di Natale	</title>
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		<title>
		Di: riccardo ferrazzi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/07/15/la-lista-di-natale/#comment-4997</link>

		<dc:creator><![CDATA[riccardo ferrazzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che cos&#039;è la sega mentale ? L&#039;incapacità (o forse il rifiuto più o meno cosciente) di prendere atto di una cosa spiacevole: il mondo è quello che è, e non quello che piacerebbe a noi. Naturalmente ci sono vari modi per ovviare a questo inconveniente. Grosso modo, sono di due tipi: 1) ci si fa il culo e si opera concretamente per modificare qualche aspetto specifico della realtà (metodo maschile, che spesso non ha successo ed è fonte di grosse frustrazioni), 2) ci si rinchiude in un mondo ristretto alla famiglia, alla cerchia di amicizie, e poco altro, e si fa finta che il mondo sia quello e solo quello (metodo femminile, che può avere successo per un certo periodo, anche lungo, ma che porta al suicidio quando il piccolo mondo fittizio viene a mancare per un motivo o per l&#039;altro).  
Forse, per avere un po&#039; di felicità, sarebbe più utile ascoltare Isa invece di scriverle. Non perché abbia ragione lei, ma perché la &quot;ragione&quot; di Francesco non porta da nessuna parte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che cos&#8217;è la sega mentale ? L&#8217;incapacità (o forse il rifiuto più o meno cosciente) di prendere atto di una cosa spiacevole: il mondo è quello che è, e non quello che piacerebbe a noi. Naturalmente ci sono vari modi per ovviare a questo inconveniente. Grosso modo, sono di due tipi: 1) ci si fa il culo e si opera concretamente per modificare qualche aspetto specifico della realtà (metodo maschile, che spesso non ha successo ed è fonte di grosse frustrazioni), 2) ci si rinchiude in un mondo ristretto alla famiglia, alla cerchia di amicizie, e poco altro, e si fa finta che il mondo sia quello e solo quello (metodo femminile, che può avere successo per un certo periodo, anche lungo, ma che porta al suicidio quando il piccolo mondo fittizio viene a mancare per un motivo o per l&#8217;altro).<br />
Forse, per avere un po&#8217; di felicità, sarebbe più utile ascoltare Isa invece di scriverle. Non perché abbia ragione lei, ma perché la &#8220;ragione&#8221; di Francesco non porta da nessuna parte.</p>
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		Di: Marco Candida		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/07/15/la-lista-di-natale/#comment-4998</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco Candida]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Infatti Francesco è bloccato, non riesce ad andare da nessuna parte - forse è per questo che si mette a riflettere e a scrivere... (insomma, diciamolo, anche il action book più ritmato è una sega metale...) Comunque, Riccardo, colgo l&#039;occasione per ringraziarti del commento e per augurarti i più sinceri auguri di Natale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Infatti Francesco è bloccato, non riesce ad andare da nessuna parte &#8211; forse è per questo che si mette a riflettere e a scrivere&#8230; (insomma, diciamolo, anche il action book più ritmato è una sega metale&#8230;) Comunque, Riccardo, colgo l&#8217;occasione per ringraziarti del commento e per augurarti i più sinceri auguri di Natale.</p>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/07/15/la-lista-di-natale/#comment-4999</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A proposito del metodo &quot;maschile&quot;, mi viene in mente Marco Rossari che aveva organizzato un reading di Scarpa nei bar milanesi. Sul forum di maltese avevano commentato: le solite cose. Lui aveva dato una bella risposta &quot;fare è sempre meglio che lamentarsi sempre&quot;.
Vorremmo farci anche una maglietta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito del metodo &#8220;maschile&#8221;, mi viene in mente Marco Rossari che aveva organizzato un reading di Scarpa nei bar milanesi. Sul forum di maltese avevano commentato: le solite cose. Lui aveva dato una bella risposta &#8220;fare è sempre meglio che lamentarsi sempre&#8221;.<br />
Vorremmo farci anche una maglietta.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Satrapo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/07/15/la-lista-di-natale/#comment-5000</link>

		<dc:creator><![CDATA[Satrapo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[e il metodo tre) &quot;si comincia ad amare il mondo per quello che è&quot; (cfr. tre.bis: &quot;ci si fa piacere il mondo per quello che è&quot; versione cinica) a chi appartiene?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>e il metodo tre) &#8220;si comincia ad amare il mondo per quello che è&#8221; (cfr. tre.bis: &#8220;ci si fa piacere il mondo per quello che è&#8221; versione cinica) a chi appartiene?</p>
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		<title>
		Di: Tiziano Scarpa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/07/15/la-lista-di-natale/#comment-5001</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Marco,
hai fatto bene a scrivermi e sono felice che Giulio abbia messo il tuo scritto su Nazione Indiana.

Il tuo scritto mi è piaciuto assai.

Come vedi, continuo a chiamarlo &quot;scritto&quot;, e non &quot;racconto&quot;.
Non è infatti un racconto.
E&#039; una meditazione, una meditazione filosofica condotta a partire da uno spunto esistenziale (inventato o no non importa), e condotta con strumenti un po&#039; filosofici e un po&#039; attinti alla teoria letteraria (i mondi possibili, ecc.).

Detto questo, va benissimo: ma vorrei sottolineare che in quest&#039;epoca c&#039;è una sopravvalutazione della narrazione. Si tende a desiderare che le scritture siano racconto, e che vengano chiamate racconto anche quando non lo sono. Tu forse conosci benissimo la tua strada, o forse no. Se per caso non la conosci, ti esorterei a meditare sul fatto che, per quanto ho letto io di te, per quello che ho potuto capire della scrittura che hai EFFETTIVAMENTE espresso finora (giacché quella potenziale che tieni dentro posso concedertela, naturalmente, ma non è ancora venuta alla luce; magari hai una saga piena di colpi di scena e sviluppi arrembanti dentro di te, magari nel tuo animo alberga un romanzo affollato di personaggi scalpitanti che si avviluppano in avvenimenti scapicollati), essa NON ha una natura narrativa. Ma non per questo è brutta, o poco interessante. A volte tende ad annodarsi in troppe precisazioni. Che non sono affatto troppo per un&#039;aspettativa saggistica, o filosofica: in altri termini, un lettore che si aspetta un racconto si stufa presto di considerazioni e ragionamenti, ma se sa che quello è un saggio, un articolo, una meditazione, uno &quot;scritto&quot;, l&#039;atteggiamento è tutt&#039;altro; più paziente. Uno scrittore che faceva racconti come i tuoi è Landolfi, che però li metteva in raccolte dove si trovavano anche racconti molto mossi, o colmi di visioni, atti: in una parola: di trame. 

Il tuo scritto, oltre ad essere assai bello, è onesto, nel senso che il narratore dice come la pensa, dice tutto, e fa un discorso anche condivisibile. Vuole convincerci, o perlomeno comunicarci, una constatazione che, in effetti, sta in piedi. Sia chiaro: nulla di male in tutto ciò. Può essere anzi una via molto interessante. Ma quel che voglio dire è che secondo me devi prendere coscienza che questa via si congeda dalla narrativa. Può essere un congedo molto proficuo, che apre nuove strade, o strade diverse. Ma è un congedo. Può darsi che tu creda di essere un narratore (ma lo credi, poi? Non ti conosco, non so come ti autorappresenti). Per quel che ho visto finora (lo ripeto: magari in te dimorano pullulanti romanzoni non ancora scritti) non lo sei. Ciò non significa che tu non sia o non possa essere un ottimo, interessantissimo, anche geniale scrittore. (Aggiungo che il racconto si congeda anche individualmente dalla narrazione: all&#039;inizio questo personaggio che annota cose che piacciono alla sua amica sembra preparare un atto, una soluzione fattiva: che cosa le comprerà? Che cosa le regalerà? O che cos&#039;altro farà? Quale soluzione inaspettata escogiterà? Invece la forza motrice narrativa, ben avviata dal bell&#039;incipit, si diluisce e si dissolve definitivamente nella meditazione. Non c&#039;è atto possibile. Non c&#039;è gesto, non c&#039;è storia possibile per &quot;rispondere&quot; a una situazione narrativa come questa. Questa narrazione ha ricevuto scacco matto dalla sua stessa prima mossa. Questo dice il tuo racconto.)

Questo racconto, allora, o meglio questo scritto, mi sembra assai più secco ed efficace rispetto ad altre cose che ho letto di te. A proposito, ci sono alcuni racconti di Mozzi che ospitano meditazioni, e il &quot;racconto&quot; non è che lo spunto iniziale per dare l&#039;avvio a una meditazione. Riconosco in questo tuo scritto una via simile. Con questo non voglio dire che tu sia mozziano, o che abbia subìto un&#039;influenza. Dico solo che mi pare di riconoscere un&#039;analogia, una condivisione di interessi. Inoltre, Giulio mi sembra sempre più interessato alla riflessione, da un lato, e alla descrizione di eventi che accadono senza una sagomatura &quot;narrativa&quot; in senso stringente: narra, eccome, ma senza architettare una struttura con complicazioni, scioglimento e finale in senso classico... Oppure è così astuto da dissimulare questa strategia architettonica...).

Hai fatto bene, ti dicevo, a segnalarmi questa uscita su NI perché io ho gravissimi problemi di computer, il mio portatile è dal tecnico e non potevo aprire e leggere il tuo file. Ti sto scrivendo da un vecchio computer di amici, in una tappa di viaggio, che arranca e riesce appena a ricevere e mandare qualche messaggio, ma non scarica, apre allegati, né tantomeno, per incomprensibili motivi, riesce a postare in home page su Nazione Indiana (non che tu debba seguire il nostro sito, ma se per caso lo fai ti sarai forse accorto che non pubblico nulla da qualche settimana; per impedimenti tecnici, appunto).

Non so se è il commento che speravi o che ti aspettavi o comunque che ritieni pertinente. 

Io sono in viaggio, sto via per più di un mese (in posti diversi), ma ci tenevo a risponderti prima di sparire del tutto...

Passa una bellissima estate!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Marco,<br />
hai fatto bene a scrivermi e sono felice che Giulio abbia messo il tuo scritto su Nazione Indiana.</p>
<p>Il tuo scritto mi è piaciuto assai.</p>
<p>Come vedi, continuo a chiamarlo &#8220;scritto&#8221;, e non &#8220;racconto&#8221;.<br />
Non è infatti un racconto.<br />
E&#8217; una meditazione, una meditazione filosofica condotta a partire da uno spunto esistenziale (inventato o no non importa), e condotta con strumenti un po&#8217; filosofici e un po&#8217; attinti alla teoria letteraria (i mondi possibili, ecc.).</p>
<p>Detto questo, va benissimo: ma vorrei sottolineare che in quest&#8217;epoca c&#8217;è una sopravvalutazione della narrazione. Si tende a desiderare che le scritture siano racconto, e che vengano chiamate racconto anche quando non lo sono. Tu forse conosci benissimo la tua strada, o forse no. Se per caso non la conosci, ti esorterei a meditare sul fatto che, per quanto ho letto io di te, per quello che ho potuto capire della scrittura che hai EFFETTIVAMENTE espresso finora (giacché quella potenziale che tieni dentro posso concedertela, naturalmente, ma non è ancora venuta alla luce; magari hai una saga piena di colpi di scena e sviluppi arrembanti dentro di te, magari nel tuo animo alberga un romanzo affollato di personaggi scalpitanti che si avviluppano in avvenimenti scapicollati), essa NON ha una natura narrativa. Ma non per questo è brutta, o poco interessante. A volte tende ad annodarsi in troppe precisazioni. Che non sono affatto troppo per un&#8217;aspettativa saggistica, o filosofica: in altri termini, un lettore che si aspetta un racconto si stufa presto di considerazioni e ragionamenti, ma se sa che quello è un saggio, un articolo, una meditazione, uno &#8220;scritto&#8221;, l&#8217;atteggiamento è tutt&#8217;altro; più paziente. Uno scrittore che faceva racconti come i tuoi è Landolfi, che però li metteva in raccolte dove si trovavano anche racconti molto mossi, o colmi di visioni, atti: in una parola: di trame. </p>
<p>Il tuo scritto, oltre ad essere assai bello, è onesto, nel senso che il narratore dice come la pensa, dice tutto, e fa un discorso anche condivisibile. Vuole convincerci, o perlomeno comunicarci, una constatazione che, in effetti, sta in piedi. Sia chiaro: nulla di male in tutto ciò. Può essere anzi una via molto interessante. Ma quel che voglio dire è che secondo me devi prendere coscienza che questa via si congeda dalla narrativa. Può essere un congedo molto proficuo, che apre nuove strade, o strade diverse. Ma è un congedo. Può darsi che tu creda di essere un narratore (ma lo credi, poi? Non ti conosco, non so come ti autorappresenti). Per quel che ho visto finora (lo ripeto: magari in te dimorano pullulanti romanzoni non ancora scritti) non lo sei. Ciò non significa che tu non sia o non possa essere un ottimo, interessantissimo, anche geniale scrittore. (Aggiungo che il racconto si congeda anche individualmente dalla narrazione: all&#8217;inizio questo personaggio che annota cose che piacciono alla sua amica sembra preparare un atto, una soluzione fattiva: che cosa le comprerà? Che cosa le regalerà? O che cos&#8217;altro farà? Quale soluzione inaspettata escogiterà? Invece la forza motrice narrativa, ben avviata dal bell&#8217;incipit, si diluisce e si dissolve definitivamente nella meditazione. Non c&#8217;è atto possibile. Non c&#8217;è gesto, non c&#8217;è storia possibile per &#8220;rispondere&#8221; a una situazione narrativa come questa. Questa narrazione ha ricevuto scacco matto dalla sua stessa prima mossa. Questo dice il tuo racconto.)</p>
<p>Questo racconto, allora, o meglio questo scritto, mi sembra assai più secco ed efficace rispetto ad altre cose che ho letto di te. A proposito, ci sono alcuni racconti di Mozzi che ospitano meditazioni, e il &#8220;racconto&#8221; non è che lo spunto iniziale per dare l&#8217;avvio a una meditazione. Riconosco in questo tuo scritto una via simile. Con questo non voglio dire che tu sia mozziano, o che abbia subìto un&#8217;influenza. Dico solo che mi pare di riconoscere un&#8217;analogia, una condivisione di interessi. Inoltre, Giulio mi sembra sempre più interessato alla riflessione, da un lato, e alla descrizione di eventi che accadono senza una sagomatura &#8220;narrativa&#8221; in senso stringente: narra, eccome, ma senza architettare una struttura con complicazioni, scioglimento e finale in senso classico&#8230; Oppure è così astuto da dissimulare questa strategia architettonica&#8230;).</p>
<p>Hai fatto bene, ti dicevo, a segnalarmi questa uscita su NI perché io ho gravissimi problemi di computer, il mio portatile è dal tecnico e non potevo aprire e leggere il tuo file. Ti sto scrivendo da un vecchio computer di amici, in una tappa di viaggio, che arranca e riesce appena a ricevere e mandare qualche messaggio, ma non scarica, apre allegati, né tantomeno, per incomprensibili motivi, riesce a postare in home page su Nazione Indiana (non che tu debba seguire il nostro sito, ma se per caso lo fai ti sarai forse accorto che non pubblico nulla da qualche settimana; per impedimenti tecnici, appunto).</p>
<p>Non so se è il commento che speravi o che ti aspettavi o comunque che ritieni pertinente. </p>
<p>Io sono in viaggio, sto via per più di un mese (in posti diversi), ma ci tenevo a risponderti prima di sparire del tutto&#8230;</p>
<p>Passa una bellissima estate!</p>
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		<title>
		Di: monica		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scarpa dice che la tua scrittura &quot;NON ha una natura narrativa&quot;. Non sono d&#039;accordo. Forse in questo pezzo non l&#039;ha tanto, o molto poco, o ce l&#039;avrebbe se stesse in qualcosa di più ampio, certo non è un racconto chiuso e a sé stante, ma quando racconti delle tue gite a fiere del libro, a concorsi letterari ecc., sì.
Per esempio, questo http://marco2.clarence.com/permalink/49833.html, 
sì, è pieno di filosofia, certo magari non c&#039;è una gran &quot;struttura con complicazioni, scioglimento e finale in senso classico..&quot; ma a me pare una narrazione... no?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scarpa dice che la tua scrittura &#8220;NON ha una natura narrativa&#8221;. Non sono d&#8217;accordo. Forse in questo pezzo non l&#8217;ha tanto, o molto poco, o ce l&#8217;avrebbe se stesse in qualcosa di più ampio, certo non è un racconto chiuso e a sé stante, ma quando racconti delle tue gite a fiere del libro, a concorsi letterari ecc., sì.<br />
Per esempio, questo <a href="http://marco2.clarence.com/permalink/49833.html" rel="nofollow ugc">http://marco2.clarence.com/permalink/49833.html</a>,<br />
sì, è pieno di filosofia, certo magari non c&#8217;è una gran &#8220;struttura con complicazioni, scioglimento e finale in senso classico..&#8221; ma a me pare una narrazione&#8230; no?</p>
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		<title>
		Di: luisa p.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2004/07/15/la-lista-di-natale/#comment-5003</link>

		<dc:creator><![CDATA[luisa p.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[li-bro, li-bro, li-bro! vogliamo un libro di racconti (o di come diavolo li volete chiamare) di marco candida! luisa p. 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>li-bro, li-bro, li-bro! vogliamo un libro di racconti (o di come diavolo li volete chiamare) di marco candida! luisa p. </p>
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