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Versi in corso

di Paolo Rabissi uominiruggine.jpg

(da Lungomare)

4
Insulti sono in dialetto,
tono di voce e strepito di sillabe
bastano a confondere,
in caso di replica non serve senso
serve mulinare braccia e gridare,
come bestia ferita.

10
Il mare accoglie scheletri, avanzi,
rimodella senza soste,
respinge a terra solo gli infedeli,
gli abitanti dell’entroterra.
Portano con sé scalpelli e chiavi inglesi
per gettare ponti assicurare porti,
per tentare il mare portano scafi, ancore
medaglie di valore. Si guardano intorno.
Chiedono consensi.

12
Nella torretta diroccata, chiostri
di occhi accesi.
Era l’avventura tra i detriti,
escrementi, graffiti.
Bossoli di luce tra i denti
l’osceno nella testa.
Banda di albe
fino alla follia del mare piatto
stravedendo l’orizzonte.

(da La ruggine, il sale)

V
Competevano tutti
come fosse a rischio la sopravvivenza.
Inservibili aurore e tramonti
la notte sfuggente,
la lama affilata del giorno, quando colpiva
mostrando la ruggine e il sale,
svelava desideri, risorse.
Violando confini scoprivano limiti.

1 COMMENT

  1. A scanso di equivoci, vorrei chiarire che il libro dal quale sono tratte queste liriche è intitolato “La ruggine, il sale” ed è diviso in due parti delle quali la prima è “Lungomare”, la seconda ha lo stesso titolo del libro, edito da Lietocolle Libri – 2004.

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