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	Commenti a: Letteratura popolare, terra di conquista	</title>
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		<title>
		Di: massimo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/01/31/letteratura-popolare-terra-di-conquista/#comment-7130</link>

		<dc:creator><![CDATA[massimo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sui quattro punti di Giuseppe Caliceti (il cui busto mi è piaciuto, grazie): 
1. La Rete è forse l&#039;unico luogo... 
Forse sì, al momento (e quanto sia ampio questo momento non so). Se sia il più adatto, nemmeno so (Ma chi lo sa).
2. &quot;Insomma, calma&quot;. Certo, calma. 
3. Se Carla Benedetti denunciava fatti, allora la sua opinione va discussa nei termini di un accertamento dei fatti. Il che vale anche per i &#039;possibili effetti collaterali sgradevoli&#039; (anche se qui l&#039;accertamento è più difficile). Io mi sono ostinato a dire che secondo me il suo articolo conteneva la denuncia teorica di un &#039;sistema&#039; (almeno qui stava il mio interesse), il suo testo era costruito secondo precise e per me un po&#039; discutibili (cioè schematiche, molto schematiche) categorie, aveva l&#039;ambizione di segnalare la possibilità che si stia toccando un punto di non ritorno, ecc. Ho visto però che la discussione è andata nel senso, per me del tutto insufficiente: però c&#039;è questo libro, e quell&#039;editore, e quel filone, oppure: però quel libro, quell&#039;editore o quel genere non bastano, son cenerentole. Bah.
4. &quot;Chi può darle torto?&quot; Già. Ma chi VUOL darle torto, sul punto? Chi ha detto o polare che popolare sia buono a prescindere, e sia sempre uguale? O chi ha detto il contrario? Nessuno, mi pare. Certo non lalipperini. 
Insomma, calma.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sui quattro punti di Giuseppe Caliceti (il cui busto mi è piaciuto, grazie):<br />
1. La Rete è forse l&#8217;unico luogo&#8230;<br />
Forse sì, al momento (e quanto sia ampio questo momento non so). Se sia il più adatto, nemmeno so (Ma chi lo sa).<br />
2. &#8220;Insomma, calma&#8221;. Certo, calma.<br />
3. Se Carla Benedetti denunciava fatti, allora la sua opinione va discussa nei termini di un accertamento dei fatti. Il che vale anche per i &#8216;possibili effetti collaterali sgradevoli&#8217; (anche se qui l&#8217;accertamento è più difficile). Io mi sono ostinato a dire che secondo me il suo articolo conteneva la denuncia teorica di un &#8216;sistema&#8217; (almeno qui stava il mio interesse), il suo testo era costruito secondo precise e per me un po&#8217; discutibili (cioè schematiche, molto schematiche) categorie, aveva l&#8217;ambizione di segnalare la possibilità che si stia toccando un punto di non ritorno, ecc. Ho visto però che la discussione è andata nel senso, per me del tutto insufficiente: però c&#8217;è questo libro, e quell&#8217;editore, e quel filone, oppure: però quel libro, quell&#8217;editore o quel genere non bastano, son cenerentole. Bah.<br />
4. &#8220;Chi può darle torto?&#8221; Già. Ma chi VUOL darle torto, sul punto? Chi ha detto o polare che popolare sia buono a prescindere, e sia sempre uguale? O chi ha detto il contrario? Nessuno, mi pare. Certo non lalipperini.<br />
Insomma, calma.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: alderano marco rovelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/01/31/letteratura-popolare-terra-di-conquista/#comment-7139</link>

		<dc:creator><![CDATA[alderano marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io parlavo di cultura in generale, e mettevo tra virgolette &#039;alta&#039; e &#039;bassa&#039; proprio perchè ne percepivo l&#039;inadeguatezza. Viva e inerte mi sembra assolutamente preferibile.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io parlavo di cultura in generale, e mettevo tra virgolette &#8216;alta&#8217; e &#8216;bassa&#8217; proprio perchè ne percepivo l&#8217;inadeguatezza. Viva e inerte mi sembra assolutamente preferibile.</p>
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		<title>
		Di: il figlio di biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/01/31/letteratura-popolare-terra-di-conquista/#comment-7138</link>

		<dc:creator><![CDATA[il figlio di biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[dia indicazioni di lettura, percorsi, insomma, cara benedetti.d&#039;accordo con lei, ma la smetta, la prego, di stare a professoralmente pontificare!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dia indicazioni di lettura, percorsi, insomma, cara benedetti.d&#8217;accordo con lei, ma la smetta, la prego, di stare a professoralmente pontificare!</p>
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		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/01/31/letteratura-popolare-terra-di-conquista/#comment-7137</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bel distinguo: brava Carla!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bel distinguo: brava Carla!</p>
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		<title>
		Di: sparajurij		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/01/31/letteratura-popolare-terra-di-conquista/#comment-7136</link>

		<dc:creator><![CDATA[sparajurij]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;La scrittura maneggia il mondo stesso, si imprime sulla materia delle cose. Può essere un destino. La Letteratura passa sulle cose sbadata, non sa più nemmeno scrivere e crede nel futuro. Può essere uno scherzo.&quot;

così scrive Sgalambro e così con la s minuscola può essere usata la parola scrittura che con disinvoltura distrugge la Letteratura. Che non ci interessa. 

Ci interessa invece la scrittura e l&#039;editoria di progetto sulla scrittura proprio noi che stiamo dando alla luce una piccola casetta cosetta editrice che solo di progetto può essere. che è necessaria come il telecomando oggi a qualunque ora.
ed è assai curioso che non è possibile in questo mondo ottenere finanziamenti di nessun tipo per un &quot;impresa&quot; simile, neanche per noi giovani disoccupati.
perché nessuno finanzierebbe un progetto  che non può farti arricchire e forse neppure non perderci, che insomma non Conviene. é invece noi vogliamo osare l&#039;impossibile, osare perdere.

e noi la cosetta editrice la facciamo uguale e vaffanculo.
e voi tutti tanto interessati a questi problemi della contemporaneità i nostri pochi libretti li comprerete perché saranno fatti di meraviglia e voi non ne sarete mai sazi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La scrittura maneggia il mondo stesso, si imprime sulla materia delle cose. Può essere un destino. La Letteratura passa sulle cose sbadata, non sa più nemmeno scrivere e crede nel futuro. Può essere uno scherzo.&#8221;</p>
<p>così scrive Sgalambro e così con la s minuscola può essere usata la parola scrittura che con disinvoltura distrugge la Letteratura. Che non ci interessa. </p>
<p>Ci interessa invece la scrittura e l&#8217;editoria di progetto sulla scrittura proprio noi che stiamo dando alla luce una piccola casetta cosetta editrice che solo di progetto può essere. che è necessaria come il telecomando oggi a qualunque ora.<br />
ed è assai curioso che non è possibile in questo mondo ottenere finanziamenti di nessun tipo per un &#8220;impresa&#8221; simile, neanche per noi giovani disoccupati.<br />
perché nessuno finanzierebbe un progetto  che non può farti arricchire e forse neppure non perderci, che insomma non Conviene. é invece noi vogliamo osare l&#8217;impossibile, osare perdere.</p>
<p>e noi la cosetta editrice la facciamo uguale e vaffanculo.<br />
e voi tutti tanto interessati a questi problemi della contemporaneità i nostri pochi libretti li comprerete perché saranno fatti di meraviglia e voi non ne sarete mai sazi.</p>
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		<title>
		Di: Carla Benedeti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/01/31/letteratura-popolare-terra-di-conquista/#comment-7135</link>

		<dc:creator><![CDATA[Carla Benedeti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dico una cosa brevissima. Io credo fermamamente che continuare a ragionare in termini di Letteratura con la L maiuscola da un lato e di Letteratura popolare dall&#039;altro è una trappola. Ce l&#039;ha lasciata in eredità il postmoderno e sarebbe il momento di oltrepassarla. La vera opposizione è tra scrittura inerte e scrittura viva. La scrittura inerte la si trova dappertutto, non solo tra i prodotti per il grande pubblico, ma anche in quelli per il mercato di nicchia degli sperimentalismi stanchi,patinati e pieni di lustrini culturali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dico una cosa brevissima. Io credo fermamamente che continuare a ragionare in termini di Letteratura con la L maiuscola da un lato e di Letteratura popolare dall&#8217;altro è una trappola. Ce l&#8217;ha lasciata in eredità il postmoderno e sarebbe il momento di oltrepassarla. La vera opposizione è tra scrittura inerte e scrittura viva. La scrittura inerte la si trova dappertutto, non solo tra i prodotti per il grande pubblico, ma anche in quelli per il mercato di nicchia degli sperimentalismi stanchi,patinati e pieni di lustrini culturali.</p>
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		<title>
		Di: alderano marco rovelli		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/01/31/letteratura-popolare-terra-di-conquista/#comment-7134</link>

		<dc:creator><![CDATA[alderano marco rovelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono d&#039;accordo con Marco, nonché con l&#039;integrazione di Gianni. Così ripropongo quanto già avevo scritto sul blog delLa Lipperini - visto che si torna a ripassare sui sentieri già battuti, e per il lavoro di circoscrivere una questione è decisivo. Magari è pure un&#039;ossessione, chissà. Ma se in una discussione qualcuno non prova a definire, la discussione è condannata a girare in tondo...

La cultura ‘alta’ è autocosciente, ovvero è consapevole di sé: ‘si sa’ in quanto relazione avendo presente la rete di ‘rimandi’ che la costituisce. Riconosce la propria urgenza. Si inserisce attivamente nel reticolo culturale della sua epoca, trasformandolo. E’ uno scarto: lascia intravedere altro. E’ memoria e anticipazione (ha un contenuto di verità che emerge nel tempo).
La cultura ‘bassa’, pur insistendo sullo stesso terreno ‘mitopoietico’, è un oggetto inerte: non dice, ma viene detta. Non ha parola, gliela si dà. Non si parla, è parlata. Non è attiva, ma passiva: è un risultato, può compiere ma non trasforma nulla. Non lascia intravedere nulla. Ha ricordi, non memoria. Non anticipa nulla.
Evidentemente si tratta due concetti limite,  un gradiente che implica un’oscillazione interna.
Al di fuori c’è la cultura sovrana, fatta di gesti. Di atti e non di azioni. E lì ci stanno Carmelo Bene, Céline e Iggy Pop (o meglio: dei gesti chiamati con quei nomi).
Al di fuori, c’è anche la cultura popolare, ormai trapassata. Che dunque, in quanto memoria, dovrebbe appartenere alla cultura alta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono d&#8217;accordo con Marco, nonché con l&#8217;integrazione di Gianni. Così ripropongo quanto già avevo scritto sul blog delLa Lipperini &#8211; visto che si torna a ripassare sui sentieri già battuti, e per il lavoro di circoscrivere una questione è decisivo. Magari è pure un&#8217;ossessione, chissà. Ma se in una discussione qualcuno non prova a definire, la discussione è condannata a girare in tondo&#8230;</p>
<p>La cultura ‘alta’ è autocosciente, ovvero è consapevole di sé: ‘si sa’ in quanto relazione avendo presente la rete di ‘rimandi’ che la costituisce. Riconosce la propria urgenza. Si inserisce attivamente nel reticolo culturale della sua epoca, trasformandolo. E’ uno scarto: lascia intravedere altro. E’ memoria e anticipazione (ha un contenuto di verità che emerge nel tempo).<br />
La cultura ‘bassa’, pur insistendo sullo stesso terreno ‘mitopoietico’, è un oggetto inerte: non dice, ma viene detta. Non ha parola, gliela si dà. Non si parla, è parlata. Non è attiva, ma passiva: è un risultato, può compiere ma non trasforma nulla. Non lascia intravedere nulla. Ha ricordi, non memoria. Non anticipa nulla.<br />
Evidentemente si tratta due concetti limite,  un gradiente che implica un’oscillazione interna.<br />
Al di fuori c’è la cultura sovrana, fatta di gesti. Di atti e non di azioni. E lì ci stanno Carmelo Bene, Céline e Iggy Pop (o meglio: dei gesti chiamati con quei nomi).<br />
Al di fuori, c’è anche la cultura popolare, ormai trapassata. Che dunque, in quanto memoria, dovrebbe appartenere alla cultura alta.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/01/31/letteratura-popolare-terra-di-conquista/#comment-7133</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[D&#039;accordissimo con Marco. Solo che io farei una distinzione fra popolare e populista, se no non ci capiamo.
Questa letteratura che dà certezze è populista, non popolare.
C&#039;è una tradizione alta (e dotta) di letteratura popolare (che va da Boccaccio e arriva, ad es. a Fenoglio) che non può essere confusa con questo pericoloso ciarpame ideologico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordissimo con Marco. Solo che io farei una distinzione fra popolare e populista, se no non ci capiamo.<br />
Questa letteratura che dà certezze è populista, non popolare.<br />
C&#8217;è una tradizione alta (e dotta) di letteratura popolare (che va da Boccaccio e arriva, ad es. a Fenoglio) che non può essere confusa con questo pericoloso ciarpame ideologico.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Marco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/01/31/letteratura-popolare-terra-di-conquista/#comment-7132</link>

		<dc:creator><![CDATA[Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anch&#039;io sono d&#039;accordo sulla centralità del punto 2° dell&#039;articolo: non se ne può proprio più di questo clima arrendevole, sbracato, depresso. L&#039;autorialità, anzi ripuliamo le parole, e usiamole senza timori... L&#039;INTELLIGENZA è prerogativa dell&#039;opera degna di questo nome. E poi ci sono le opere popolari - standardizzate colpevoli del pasoliniano &quot;genocidio culturale&quot;. Io sono assolutamente d&#039;accordo con la Benedetti. Ma come si fa a non ammettere che quel monito sulla lingua tecnologica, e le sue conseguenze socio-politiche, che Pasolini lanciò ormai 40 anni fa, sta mostrando un carattere profetico?!
A mio parere, a questo punto c&#039;è una discriminante quasi infallibile per separare ciò che è popolare (nell&#039;accezione negativa benedettiana) da quel che non lo è: l&#039;opera popolare che tanto piace ai manager della industria culturale chiede consenso, ma non &quot;si&quot; chiede nulla. L&#039;opera intelligente, invece, si chiede ancora cosa dire, come collocarsi e perché. In un certo senso, il concetto di &quot;fine della storia&quot; da feticcio intellettuale è passato ad assunto industriale: i film hollywoodiani, i best seller seriali, i network, anche l&#039;insopportabile sistema della moda, operano come se il linguaggio - appunto tecnologico - che adoperano fosse l&#039;ultimo e unico possibile acquisito una volta per tutte per descrivere e conoscere la realtà, informandola (perché altrimenti sarebbe accettabile la cultura dell&#039; &quot;intrattenersi&quot;, se non perché convinti che tanto non abbiamo altra destinazione?). 
C&#039;è un atteggiamento di finalità raggiunta, compiaciuta, di sicurezza indiscutibile, di formula chimica ripetuta all&#039;infinito: un pò di questo, un pò di quello, e... BOOM! L&#039;opera è fatta.
L&#039;ingegno, invece, sta nel mettere nella provetta cose sempre diverse. Magari pericolose, o ignote.
Insomma, il popolare accetta l&#039;idea che non si possa scoprire più nulla, mentre l&#039;opera di ingegno è tormentata dall&#039;idea che quel che sappiamo sia sbagliato, o insufficiente. 
E perciò ricomincia.
Che poi la gente non apprezzi in gran numero, è scontato: lo diceva anche Seneca: &quot;ognuno di noi è disposto a credere in ciò di cui ha bisogno&quot;. E in molti sentono forte il bisogno di certezze, di sicurezza. Sarà sempre facile far saltare il banco urlando, sprezzanti del ridicolo, che l&#039;intero Islam (1 miliardo di persone...) era sui tre aerei dell&#039;11 settembre. L&#039;industria culturale, infatti, è anche uno dei più efficaci detersivi in circolazione. Di coscienze.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io sono d&#8217;accordo sulla centralità del punto 2° dell&#8217;articolo: non se ne può proprio più di questo clima arrendevole, sbracato, depresso. L&#8217;autorialità, anzi ripuliamo le parole, e usiamole senza timori&#8230; L&#8217;INTELLIGENZA è prerogativa dell&#8217;opera degna di questo nome. E poi ci sono le opere popolari &#8211; standardizzate colpevoli del pasoliniano &#8220;genocidio culturale&#8221;. Io sono assolutamente d&#8217;accordo con la Benedetti. Ma come si fa a non ammettere che quel monito sulla lingua tecnologica, e le sue conseguenze socio-politiche, che Pasolini lanciò ormai 40 anni fa, sta mostrando un carattere profetico?!<br />
A mio parere, a questo punto c&#8217;è una discriminante quasi infallibile per separare ciò che è popolare (nell&#8217;accezione negativa benedettiana) da quel che non lo è: l&#8217;opera popolare che tanto piace ai manager della industria culturale chiede consenso, ma non &#8220;si&#8221; chiede nulla. L&#8217;opera intelligente, invece, si chiede ancora cosa dire, come collocarsi e perché. In un certo senso, il concetto di &#8220;fine della storia&#8221; da feticcio intellettuale è passato ad assunto industriale: i film hollywoodiani, i best seller seriali, i network, anche l&#8217;insopportabile sistema della moda, operano come se il linguaggio &#8211; appunto tecnologico &#8211; che adoperano fosse l&#8217;ultimo e unico possibile acquisito una volta per tutte per descrivere e conoscere la realtà, informandola (perché altrimenti sarebbe accettabile la cultura dell&#8217; &#8220;intrattenersi&#8221;, se non perché convinti che tanto non abbiamo altra destinazione?).<br />
C&#8217;è un atteggiamento di finalità raggiunta, compiaciuta, di sicurezza indiscutibile, di formula chimica ripetuta all&#8217;infinito: un pò di questo, un pò di quello, e&#8230; BOOM! L&#8217;opera è fatta.<br />
L&#8217;ingegno, invece, sta nel mettere nella provetta cose sempre diverse. Magari pericolose, o ignote.<br />
Insomma, il popolare accetta l&#8217;idea che non si possa scoprire più nulla, mentre l&#8217;opera di ingegno è tormentata dall&#8217;idea che quel che sappiamo sia sbagliato, o insufficiente.<br />
E perciò ricomincia.<br />
Che poi la gente non apprezzi in gran numero, è scontato: lo diceva anche Seneca: &#8220;ognuno di noi è disposto a credere in ciò di cui ha bisogno&#8221;. E in molti sentono forte il bisogno di certezze, di sicurezza. Sarà sempre facile far saltare il banco urlando, sprezzanti del ridicolo, che l&#8217;intero Islam (1 miliardo di persone&#8230;) era sui tre aerei dell&#8217;11 settembre. L&#8217;industria culturale, infatti, è anche uno dei più efficaci detersivi in circolazione. Di coscienze.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: g. choukhadarian		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/01/31/letteratura-popolare-terra-di-conquista/#comment-7131</link>

		<dc:creator><![CDATA[g. choukhadarian]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[il punto 2 dell&#039;articolo di Giuseppe è sacrosanto. Ci sono tanti maniere per accedere al mondo di oggi e poi rappresentarlo. Una, per esempio, è lavorare: un altra è la narrazione non-gialla e non-noir, di cui i romanzi di Giuseppe sono un ottimo esempio (ma anche quelli, del tutto diverso, di Sandro Pallavicini). 
Le pagine culturali dei quotidiani, peraltro, sono abbastanza prescindibili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il punto 2 dell&#8217;articolo di Giuseppe è sacrosanto. Ci sono tanti maniere per accedere al mondo di oggi e poi rappresentarlo. Una, per esempio, è lavorare: un altra è la narrazione non-gialla e non-noir, di cui i romanzi di Giuseppe sono un ottimo esempio (ma anche quelli, del tutto diverso, di Sandro Pallavicini).<br />
Le pagine culturali dei quotidiani, peraltro, sono abbastanza prescindibili.</p>
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