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	Commenti a: Duo da camera (4)	</title>
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		<title>
		Di: emma		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusa Gina, “essenziali” l’ho messo tra parentesi semplicemente perché è il termine (dunque il concetto) a cui ricorrono Sensi e Sirotti.
Sul resto posso concordare, in particolare sul “che non sia il solo, non ci piove” :-)

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa Gina, “essenziali” l’ho messo tra parentesi semplicemente perché è il termine (dunque il concetto) a cui ricorrono Sensi e Sirotti.<br />
Sul resto posso concordare, in particolare sul “che non sia il solo, non ci piove” :-)</p>
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		<title>
		Di: gina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/02/13/duo-da-camera-4/#comment-7404</link>

		<dc:creator><![CDATA[gina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dici niente:) L&#039;idea del paragone tra le differenti fenomenologie percettive non è affatto male. Specie quelle tra pinguini e cherubini, derive feudali comprese. Quanto all&#039;”amorevole scontro”, AI è anche l&#039;acronimo di Amnesty International. Stando a quanto ci racconta questa banda di bontemponi (nel senso che non ha nulla di meglio da fare) negli stati uniti (un paese civile a caso) la maggioranza delle donne (il 57%) ha subito violenza all&#039;interno delle mura domestiche (mariti e parenti: cherubini). E sulla terra (un pianeta civile a caso), il 70% delle donne morte per omicidio è  ucciso dal proprio partner: cherubino. Insomma, nel corso dell&#039;”amorevole conflitto” le pinguine molto spesso ci lasciano le penne. Ma chiamiamole pure avventuriere che se la sono cercata:).Sia ben chiaro, AI, il duo da camera mi piace. Solo che vedo anche gli schizzi di sangue su Altre pareti. E tante, troppe pinguin* che non restano vive per ricamarci sopra poetiche diramazioni. Possiamo chiamarlo genocidio? culturale?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dici niente:) L&#8217;idea del paragone tra le differenti fenomenologie percettive non è affatto male. Specie quelle tra pinguini e cherubini, derive feudali comprese. Quanto all&#8217;”amorevole scontro”, AI è anche l&#8217;acronimo di Amnesty International. Stando a quanto ci racconta questa banda di bontemponi (nel senso che non ha nulla di meglio da fare) negli stati uniti (un paese civile a caso) la maggioranza delle donne (il 57%) ha subito violenza all&#8217;interno delle mura domestiche (mariti e parenti: cherubini). E sulla terra (un pianeta civile a caso), il 70% delle donne morte per omicidio è  ucciso dal proprio partner: cherubino. Insomma, nel corso dell&#8217;”amorevole conflitto” le pinguine molto spesso ci lasciano le penne. Ma chiamiamole pure avventuriere che se la sono cercata:).Sia ben chiaro, AI, il duo da camera mi piace. Solo che vedo anche gli schizzi di sangue su Altre pareti. E tante, troppe pinguin* che non restano vive per ricamarci sopra poetiche diramazioni. Possiamo chiamarlo genocidio? culturale?</p>
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		Di: a. i.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/02/13/duo-da-camera-4/#comment-7403</link>

		<dc:creator><![CDATA[a. i.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie Gina per la poesia di Carol Ann Duffy. Mi è piaciuta molto. E&#039; davvero interessante metterla in parallelo con queste... Si potrebbe avviare una fenomenologia tutta contemporanea e poetica del modo di percepire l&#039;amorevole scontro tra donne e uomini. O tra uomini e uomini. O tra donne e donne. O tra pinguini e cherubini. O tra vassalli e valvassini, ecc.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Gina per la poesia di Carol Ann Duffy. Mi è piaciuta molto. E&#8217; davvero interessante metterla in parallelo con queste&#8230; Si potrebbe avviare una fenomenologia tutta contemporanea e poetica del modo di percepire l&#8217;amorevole scontro tra donne e uomini. O tra uomini e uomini. O tra donne e donne. O tra pinguini e cherubini. O tra vassalli e valvassini, ecc.</p>
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		<title>
		Di: gina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/02/13/duo-da-camera-4/#comment-7402</link>

		<dc:creator><![CDATA[gina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sorry, ho omesso l&#039;essenziale:). L&#039;ultimo verso è : Lei non protesta. Quando ho una sensazione, è qui che la sento, dove la vena violetta DEL COLLO pulsa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sorry, ho omesso l&#8217;essenziale:). L&#8217;ultimo verso è : Lei non protesta. Quando ho una sensazione, è qui che la sento, dove la vena violetta DEL COLLO pulsa.</p>
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		<title>
		Di: gina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/02/13/duo-da-camera-4/#comment-7401</link>

		<dc:creator><![CDATA[gina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sembra una seduta di terapia di coppia.
Comunque ci sono anche donne che il loro punto di vista lo raccontano, eccome. Ed è un format vecchio come il mondo. Vi attacco un esempio di Carol Ann Duffy, che fa del tu un io narrante tagliato con l&#039;accetta, in perfetto troglo style. In apparenza, TU JANE è la versione poetica dell&#039;ultimo rapporto di amnesty international sulla violenza sulle donne, in particolare quella domestica. In realtà,  “l&#039;avventuroso scuotimento” (scherzo, inglese, scherzo) viene invece da  Men/Uomini ritratti maschili nella poesia femminile contemporanea, le lettere (chissà cosa ne pensa tarzan, ma anche jane non è che ne esca benissimo). 

TU JANE

La notte le mollo addosso una scoreggia all&#039;olezzo di guinnes,
a mia moglie, che mi si rannicchia contro dopo che l&#039;ho scopata
al ritorno dal Dog and Fox. Son tutto muscoli. Puoi tirar di boxe
contro il mio stomaco fin che ti pare, non mi tiro indietro. Prova.

Capofamiglia. Padrone a casa mia. Quadrato.

Guarda questo bicipite. Servito a tavola
e camicia fresca di bucato, ma rispetto il suo punto di vista.
Mi ha dato due figli in otto anni, sa
quando cucirla. Ha messo su un po&#039; di ciccia
ma al week end, in reggicalze, il culo me lo da ancora.

Questa è la vita. L&#039;anno prossimo in Australia, e la suocera
che si fotta. Ma senti queste cosce.
Il karate mi mantiene di granito. La forza di un toro.
La  birra la reggo benissimo. Qualche pinta
coi ragazzi, una risata, poi a casa da lei.

Lei dice, hai sognato tesoro? Non sogno
mai, io. Un sonno opaco come una bella pinta.
Mi sveglio che ce l&#039;ho duro, mezzo sopito glielo ficco dentro.

Lei non protesta. Quando ho una sensazione, è qui 
che la sento, dove la vena violetta pulsa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sembra una seduta di terapia di coppia.<br />
Comunque ci sono anche donne che il loro punto di vista lo raccontano, eccome. Ed è un format vecchio come il mondo. Vi attacco un esempio di Carol Ann Duffy, che fa del tu un io narrante tagliato con l&#8217;accetta, in perfetto troglo style. In apparenza, TU JANE è la versione poetica dell&#8217;ultimo rapporto di amnesty international sulla violenza sulle donne, in particolare quella domestica. In realtà,  “l&#8217;avventuroso scuotimento” (scherzo, inglese, scherzo) viene invece da  Men/Uomini ritratti maschili nella poesia femminile contemporanea, le lettere (chissà cosa ne pensa tarzan, ma anche jane non è che ne esca benissimo). </p>
<p>TU JANE</p>
<p>La notte le mollo addosso una scoreggia all&#8217;olezzo di guinnes,<br />
a mia moglie, che mi si rannicchia contro dopo che l&#8217;ho scopata<br />
al ritorno dal Dog and Fox. Son tutto muscoli. Puoi tirar di boxe<br />
contro il mio stomaco fin che ti pare, non mi tiro indietro. Prova.</p>
<p>Capofamiglia. Padrone a casa mia. Quadrato.</p>
<p>Guarda questo bicipite. Servito a tavola<br />
e camicia fresca di bucato, ma rispetto il suo punto di vista.<br />
Mi ha dato due figli in otto anni, sa<br />
quando cucirla. Ha messo su un po&#8217; di ciccia<br />
ma al week end, in reggicalze, il culo me lo da ancora.</p>
<p>Questa è la vita. L&#8217;anno prossimo in Australia, e la suocera<br />
che si fotta. Ma senti queste cosce.<br />
Il karate mi mantiene di granito. La forza di un toro.<br />
La  birra la reggo benissimo. Qualche pinta<br />
coi ragazzi, una risata, poi a casa da lei.</p>
<p>Lei dice, hai sognato tesoro? Non sogno<br />
mai, io. Un sonno opaco come una bella pinta.<br />
Mi sveglio che ce l&#8217;ho duro, mezzo sopito glielo ficco dentro.</p>
<p>Lei non protesta. Quando ho una sensazione, è qui<br />
che la sento, dove la vena violetta pulsa.</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/02/13/duo-da-camera-4/#comment-7400</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Vero. Se prendiamo &quot;La prisonnière&quot; di Proust, ossia il romanzo del delirio geloso, non abbiamo mai la versione di Albertine, nonostante ci si trovi di fronte ad un&#039;opera di narrativa. E la grande efficacia sta proprio nell&#039;unilateralità dello sguardo inquisitore del protagonista. Ma, abbandonando questi riferimenti &quot;titanici&quot;, è chiaro che in &quot;Duo da camera&quot; salta agli occhi la &quot;parzialità&quot; della visione maschile, una parzialità che non tenta minimamente di attenuare la sua visuale deformante. L&#039;unica cosa da aggiungere è che la visuale, almeno, nel succedersi della vicenda (e dei testi) si modifica, e cambia di tono, e di tema. Grazie ai contraccolpi del rapporto con l&#039;altro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vero. Se prendiamo &#8220;La prisonnière&#8221; di Proust, ossia il romanzo del delirio geloso, non abbiamo mai la versione di Albertine, nonostante ci si trovi di fronte ad un&#8217;opera di narrativa. E la grande efficacia sta proprio nell&#8217;unilateralità dello sguardo inquisitore del protagonista. Ma, abbandonando questi riferimenti &#8220;titanici&#8221;, è chiaro che in &#8220;Duo da camera&#8221; salta agli occhi la &#8220;parzialità&#8221; della visione maschile, una parzialità che non tenta minimamente di attenuare la sua visuale deformante. L&#8217;unica cosa da aggiungere è che la visuale, almeno, nel succedersi della vicenda (e dei testi) si modifica, e cambia di tono, e di tema. Grazie ai contraccolpi del rapporto con l&#8217;altro.</p>
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		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/02/13/duo-da-camera-4/#comment-7399</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Siamo all’invettiva aperta, irrefrenabile.
Il lui prende di nuovo la parola, e inveisce, accusa, grida verso di lei (l’assente), ma anche verso il pubblico in ombra, quello che segue la vicenda come spettatore nella cella-teatro. L’epilogo appare inevitabile, il cullarsi (la tenerezza) diventa irrimediabilmente linciaggio.

L’invettiva di solito resta fuori dalla poesia amorosa (poesia amorosa in senso stretto). 
Anche quando si vuole sfuggire il sentimentalismo prevale comunque la trattazione lirica (il dolore per la fine, o per la distanza, o per l’impossibilità della comunicazione, ecc.). 
In effetti l’invettiva sembra parte di un percorso complessivo - e &quot;forte&quot; - di dissacrazione e di demitizzazione, specifico della poesia di A.I.

[Qualcuno potrebbe soffermarsi anche sull’unilateralità del racconto, reclamare per esempio la versione di lei.
No, non per sostenere la componente femminile del duo. Semmai per dare compiutezza allo spettacolo, per dare risposta ad aspettative e a schemi ormai consolidati: il teatro, sì - ma anche il format televisivo, quello che ci porta ad ascoltare e a seguire in diretta i due contendenti, a tifare per l’uno o per l’altro, a spettegolare senza freni (alla faccia del mito della privacy), a sperare di vincere (o di far vincere) un viaggio intorno al mondo, magari un fuoristrada…]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo all’invettiva aperta, irrefrenabile.<br />
Il lui prende di nuovo la parola, e inveisce, accusa, grida verso di lei (l’assente), ma anche verso il pubblico in ombra, quello che segue la vicenda come spettatore nella cella-teatro. L’epilogo appare inevitabile, il cullarsi (la tenerezza) diventa irrimediabilmente linciaggio.</p>
<p>L’invettiva di solito resta fuori dalla poesia amorosa (poesia amorosa in senso stretto).<br />
Anche quando si vuole sfuggire il sentimentalismo prevale comunque la trattazione lirica (il dolore per la fine, o per la distanza, o per l’impossibilità della comunicazione, ecc.).<br />
In effetti l’invettiva sembra parte di un percorso complessivo &#8211; e &#8220;forte&#8221; &#8211; di dissacrazione e di demitizzazione, specifico della poesia di A.I.</p>
<p>[Qualcuno potrebbe soffermarsi anche sull’unilateralità del racconto, reclamare per esempio la versione di lei.<br />
No, non per sostenere la componente femminile del duo. Semmai per dare compiutezza allo spettacolo, per dare risposta ad aspettative e a schemi ormai consolidati: il teatro, sì &#8211; ma anche il format televisivo, quello che ci porta ad ascoltare e a seguire in diretta i due contendenti, a tifare per l’uno o per l’altro, a spettegolare senza freni (alla faccia del mito della privacy), a sperare di vincere (o di far vincere) un viaggio intorno al mondo, magari un fuoristrada…]</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Basso Profilo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/02/13/duo-da-camera-4/#comment-7398</link>

		<dc:creator><![CDATA[Basso Profilo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non solo per te e Maria Luisa, ma anche per Laura Pausini:-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non solo per te e Maria Luisa, ma anche per Laura Pausini:-)</p>
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		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/02/13/duo-da-camera-4/#comment-7397</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[basso profilo per te sarà tedioso, e me ne dispiaccio, ma per me e anche per maria luisa si tratta di cruciali scuotimenti dell&#039;Essere-in-due: sono le vere, ultime, avventure che ci sono ancora concesse (ma si sa, i binari son tristi e solitari...)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>basso profilo per te sarà tedioso, e me ne dispiaccio, ma per me e anche per maria luisa si tratta di cruciali scuotimenti dell&#8217;Essere-in-due: sono le vere, ultime, avventure che ci sono ancora concesse (ma si sa, i binari son tristi e solitari&#8230;)</p>
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		<title>
		Di: maria luisa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/02/13/duo-da-camera-4/#comment-7396</link>

		<dc:creator><![CDATA[maria luisa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi emoziona e mi fa sorridere leggere gli intimi spostamenti emotivi della relazione, nel rosso e febbricitante scontro frontale. Quasi un tango violento e profondamente devastante, tra il guardare in faccia i propri fantasmi interiori, la propria rabbia che esplode e la fisicità dello sguardo trionfante e sperso dell’altro.
C’è chi prende a cazzotti un armadio, ma anche chi scaglia una tazza contro il muro invece di aprire una testa per verificare che nella massa cerebrale ci siano incise le proprie iniziali.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi emoziona e mi fa sorridere leggere gli intimi spostamenti emotivi della relazione, nel rosso e febbricitante scontro frontale. Quasi un tango violento e profondamente devastante, tra il guardare in faccia i propri fantasmi interiori, la propria rabbia che esplode e la fisicità dello sguardo trionfante e sperso dell’altro.<br />
C’è chi prende a cazzotti un armadio, ma anche chi scaglia una tazza contro il muro invece di aprire una testa per verificare che nella massa cerebrale ci siano incise le proprie iniziali.</p>
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