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	Commenti a: IL POETA E LA FOGNA	</title>
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		<title>
		Di: Roberto Saviano		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/03/11/il-poeta-e-la-fogna/#comment-8048</link>

		<dc:creator><![CDATA[Roberto Saviano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una delle cose più belle mai scritte sulla poesia. Ottima la traduzione della Mazzacurati. 
Elias Petropoulos: un rabbioso ermafrodita formato da Kavafis e Ravachol!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle cose più belle mai scritte sulla poesia. Ottima la traduzione della Mazzacurati.<br />
Elias Petropoulos: un rabbioso ermafrodita formato da Kavafis e Ravachol!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lucio Angelini		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/03/11/il-poeta-e-la-fogna/#comment-8049</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucio Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[QUANDO I BAMBINI FANNO OH

            Quando i bambini fanno oh
            c&#039;è un topolino
            mentre i bambini fanno oh
            c&#039;è un cagnolino
            se c&#039;è una cosa che ora so
            ma che mai più io rivedrò
            è un lupo nero 
            che da un bacino
            a un agnellino
            Tutti i bambini fanno oh
            dammi la mano 
            perchè mi lasci solo
            sai che da soli non si può
            senza qualcuno, 
            nessuno può 
            diventare un uomo
            per una bambola o un robot
            magari litigano un pò
            ma col ditino ad alta voce
            almeno loro, eh, fanno la pace...


Giuseppe Povia, in arte Povia, 30 anni, è nato a Milano, ma ha vissuto gran parte della sua vita all&#039;Isola d&#039;Elba dove risiede. Con un passato
travagliato alle spalle, Povia è solito ricordare &quot;sentirmi senza affetti e senza domani. Sono cose che restano&quot;. Nonostante ciò ama sorridere, osservare la gente e godersi la vita.  Voce accattivante, indagatore attento di
sentimenti, sincero, ironico, si sente un poeta degli affetti in spontanea sintonia con la musica. Definisce la canzone il suo &quot;rifugio perfetto&quot;, ama osservare gli aspetti della realtà che lo circonda e metterli in versi.
Cosciente di svolgere una professione dal futuro incerto e sempre soggetta ad imprevisti e delusioni, non intende comunque abbandonare ciò che definisce il suo sogno. Dopo il singolo &quot;Tanto tu non mi cambi&quot;, è uscito
nel giugno scorso il nuovo lavoro dal titolo &quot;Zanzare&quot;. Non potendo
partecipare alla gara in quanto la sua canzone &quot; I bambini fanno Oh&quot; presentata due anni prima al Premio Recanati, è stata scelta come bandiera
per l&#039;operazione &quot;Avamposto55&quot; che il Festival di Sanremo 2005, ha messo in atto a favore dei bambini del Darfur .

[Questa canzone é dedicata a tutti i bambini del mondo e a tutti i
bambini che vivono dentro di noi.]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>QUANDO I BAMBINI FANNO OH</p>
<p>            Quando i bambini fanno oh<br />
            c&#8217;è un topolino<br />
            mentre i bambini fanno oh<br />
            c&#8217;è un cagnolino<br />
            se c&#8217;è una cosa che ora so<br />
            ma che mai più io rivedrò<br />
            è un lupo nero<br />
            che da un bacino<br />
            a un agnellino<br />
            Tutti i bambini fanno oh<br />
            dammi la mano<br />
            perchè mi lasci solo<br />
            sai che da soli non si può<br />
            senza qualcuno,<br />
            nessuno può<br />
            diventare un uomo<br />
            per una bambola o un robot<br />
            magari litigano un pò<br />
            ma col ditino ad alta voce<br />
            almeno loro, eh, fanno la pace&#8230;</p>
<p>Giuseppe Povia, in arte Povia, 30 anni, è nato a Milano, ma ha vissuto gran parte della sua vita all&#8217;Isola d&#8217;Elba dove risiede. Con un passato<br />
travagliato alle spalle, Povia è solito ricordare &#8220;sentirmi senza affetti e senza domani. Sono cose che restano&#8221;. Nonostante ciò ama sorridere, osservare la gente e godersi la vita.  Voce accattivante, indagatore attento di<br />
sentimenti, sincero, ironico, si sente un poeta degli affetti in spontanea sintonia con la musica. Definisce la canzone il suo &#8220;rifugio perfetto&#8221;, ama osservare gli aspetti della realtà che lo circonda e metterli in versi.<br />
Cosciente di svolgere una professione dal futuro incerto e sempre soggetta ad imprevisti e delusioni, non intende comunque abbandonare ciò che definisce il suo sogno. Dopo il singolo &#8220;Tanto tu non mi cambi&#8221;, è uscito<br />
nel giugno scorso il nuovo lavoro dal titolo &#8220;Zanzare&#8221;. Non potendo<br />
partecipare alla gara in quanto la sua canzone &#8221; I bambini fanno Oh&#8221; presentata due anni prima al Premio Recanati, è stata scelta come bandiera<br />
per l&#8217;operazione &#8220;Avamposto55&#8221; che il Festival di Sanremo 2005, ha messo in atto a favore dei bambini del Darfur .</p>
<p>[Questa canzone é dedicata a tutti i bambini del mondo e a tutti i<br />
bambini che vivono dentro di noi.]</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/03/11/il-poeta-e-la-fogna/#comment-8050</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La poetica di Elias Petropoulos è salutare sicuramente. Compreso l&#039;evento (funebre). Poetica anche dell&#039;impurità

Stanco di non allinearmi
verso l&#039;orizzontalità - e con odio
dell&#039;irrequietezza dei colli,
stanco forse di avervi insultati
accettando che diveniste fantasmi,
o genitori:
che pressoché dissonate, che state fuori da ogni contaminazione o sospetto 
o lecca-lecca di tempo,
fuori dagli effetti speciali
e dai metabolismi erratici
del Tutto. Non avete bisogno
del mio sostegno, del mio
ricordo.
Non esiste bisogno né critica del bisogno.
Siamo, anche se io stento, fatti di orizzonte,
disadattati a questo tipo di mondo.
Ma in linea di massima convinti
           (costituendo chissà quale frase)
           di essere,
       di meritarci di essere, un bell&#039;essere,
       di avere in pugno, chissà come,
       ogni carenza e rastrematura
       infida e terrificante
                            dell&#039;essere.
Questa è la poesia scelta da Zanzotto alla postfazione dell&#039;affascinante percorso del libro il Dominio dei morti di Robert Pogue Harrison, Fazi editore. Harrison dedica particolare attenzione al rito della sepoltura. Questo testo ha anche un apparato di note estremamente utile per ricchezza bibliografica e considerazioni per chi volesse approfondire il tema della morte e i suoi rituali. 
Non dimenticherei il discorso sulle eteropie e eterocronie di Foucault. Scrisse al riguardo sul cimitero.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La poetica di Elias Petropoulos è salutare sicuramente. Compreso l&#8217;evento (funebre). Poetica anche dell&#8217;impurità</p>
<p>Stanco di non allinearmi<br />
verso l&#8217;orizzontalità &#8211; e con odio<br />
dell&#8217;irrequietezza dei colli,<br />
stanco forse di avervi insultati<br />
accettando che diveniste fantasmi,<br />
o genitori:<br />
che pressoché dissonate, che state fuori da ogni contaminazione o sospetto<br />
o lecca-lecca di tempo,<br />
fuori dagli effetti speciali<br />
e dai metabolismi erratici<br />
del Tutto. Non avete bisogno<br />
del mio sostegno, del mio<br />
ricordo.<br />
Non esiste bisogno né critica del bisogno.<br />
Siamo, anche se io stento, fatti di orizzonte,<br />
disadattati a questo tipo di mondo.<br />
Ma in linea di massima convinti<br />
           (costituendo chissà quale frase)<br />
           di essere,<br />
       di meritarci di essere, un bell&#8217;essere,<br />
       di avere in pugno, chissà come,<br />
       ogni carenza e rastrematura<br />
       infida e terrificante<br />
                            dell&#8217;essere.<br />
Questa è la poesia scelta da Zanzotto alla postfazione dell&#8217;affascinante percorso del libro il Dominio dei morti di Robert Pogue Harrison, Fazi editore. Harrison dedica particolare attenzione al rito della sepoltura. Questo testo ha anche un apparato di note estremamente utile per ricchezza bibliografica e considerazioni per chi volesse approfondire il tema della morte e i suoi rituali.<br />
Non dimenticherei il discorso sulle eteropie e eterocronie di Foucault. Scrisse al riguardo sul cimitero.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/03/11/il-poeta-e-la-fogna/#comment-8051</link>

		<dc:creator><![CDATA[gina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[splendida icona queer, con il sé fisico che diventa &quot;spazio di contestazione, e arena poltica&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>splendida icona queer, con il sé fisico che diventa &#8220;spazio di contestazione, e arena poltica&#8221;.</p>
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		<title>
		Di: davide racca		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/03/11/il-poeta-e-la-fogna/#comment-8052</link>

		<dc:creator><![CDATA[davide racca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[dunque prima del museo d&#039;orsay e dell&#039;atelier brancusi, quando si andrà a parigi sarà d&#039;obbligo una preghiera atea sull&#039;ultima lapide della rue des rondeaux...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>dunque prima del museo d&#8217;orsay e dell&#8217;atelier brancusi, quando si andrà a parigi sarà d&#8217;obbligo una preghiera atea sull&#8217;ultima lapide della rue des rondeaux&#8230;</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: aggiornamenti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/03/11/il-poeta-e-la-fogna/#comment-8053</link>

		<dc:creator><![CDATA[aggiornamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Lui, Giuseppe Povia, è un milanese di 32 , neo papà, che ora vive a Firenze, ed è un autodidatta. Come ha rivelato in un intervista ad un giornale, ha smesso di andare scuola dopo la terza media, ma a 16 anni ha iniziato a suonare la chitarra seguendo un corso comprato in edicola e la sua cultura musicale si è sviluppata ascoltando Vasco Rossi, Rino Getano, Franco Califano, ma anche Claudio Baglioni&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Lui, Giuseppe Povia, è un milanese di 32 , neo papà, che ora vive a Firenze, ed è un autodidatta. Come ha rivelato in un intervista ad un giornale, ha smesso di andare scuola dopo la terza media, ma a 16 anni ha iniziato a suonare la chitarra seguendo un corso comprato in edicola e la sua cultura musicale si è sviluppata ascoltando Vasco Rossi, Rino Getano, Franco Califano, ma anche Claudio Baglioni&#8221;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giuseppe genna		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/03/11/il-poeta-e-la-fogna/#comment-8054</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe genna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Giuseppe Povia abitava in via Arconati, nell&#039;infame quartiere di Calvairate, e fece le elementari alla Tommaso Grossi. Nota distintiva di tutta la famiglia Povia: una marcata fossetta sul mento. Sua sorella era insopportabilmente vacua. Lui giocava molto bene a pallone, con un ruolo di fantasista atipico, nei prati di piazza Martini prima che al loro centro posassero enormi fari lampione a forma di ufo o di centrale Telecom. La presenza del Libraccio, in corrispondenza del portone in cui abitava Giuseppe Povia, ne stemperò la memorabilità. In cambio, nella pizzeria al taglio di fronte, emerse il talento di un giovane doppiatore, che ha anche recitato in piccole parti di film e che, come il Povia e me, si chiamava Giuseppe e continua a chiamarsi così.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giuseppe Povia abitava in via Arconati, nell&#8217;infame quartiere di Calvairate, e fece le elementari alla Tommaso Grossi. Nota distintiva di tutta la famiglia Povia: una marcata fossetta sul mento. Sua sorella era insopportabilmente vacua. Lui giocava molto bene a pallone, con un ruolo di fantasista atipico, nei prati di piazza Martini prima che al loro centro posassero enormi fari lampione a forma di ufo o di centrale Telecom. La presenza del Libraccio, in corrispondenza del portone in cui abitava Giuseppe Povia, ne stemperò la memorabilità. In cambio, nella pizzeria al taglio di fronte, emerse il talento di un giovane doppiatore, che ha anche recitato in piccole parti di film e che, come il Povia e me, si chiamava Giuseppe e continua a chiamarsi così.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Lucio Angelini		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/03/11/il-poeta-e-la-fogna/#comment-8055</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lucio Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono contento di aver creato questo filo rosso tra  Elias Petropoulos, Povia e Giuseppe Genna. Le vie della letteratura sono infinite. Lasciate che i pargoli vadano a essa:-/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono contento di aver creato questo filo rosso tra  Elias Petropoulos, Povia e Giuseppe Genna. Le vie della letteratura sono infinite. Lasciate che i pargoli vadano a essa:-/</p>
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