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	Commenti a: Preghiera funebre	</title>
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		<title>
		Di: giuseppe genna		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[giuseppe genna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Qui bisogna mettersi d&#039;accordo: stavo copiando questo pezzo a mano, una fatica bestia... E&#039; la seconda volta che accade in pochi giorni. Per Pasqua volevo pubblicare una poesia da PASQUE di Zanzotto, l&#039;ha pubblicata Mozzi. Tutto ruota attorno al fatto che odio copiare, mi gira la testa, sto male a copiare. C&#039;è necessità di mettere in linea un deposito di testi attingibili, contemporanei, significativi, disposti per qualunque evento, per qualunque celebrazione. Faremo una biblioteca occasionale permanente. Parleremo di ogni possibilità che possa verificarsi, di ogni scadenza verificatasi. Questa sarà la nostra fantascienza: quando accadrà, avremo testi a disposizione. Saremo additati come matti, perché avremo esaurito il prevedibile, ci saremo lanciati in ciò che esorbita dal prevedibile e dalla storia. Ci dedicheremo a una futurologia indistinguibile dalla storiografia umana. Meglio comunque così, Carla: mi hai risparmiato un&#039;ora di copiatura e un Aulin! :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qui bisogna mettersi d&#8217;accordo: stavo copiando questo pezzo a mano, una fatica bestia&#8230; E&#8217; la seconda volta che accade in pochi giorni. Per Pasqua volevo pubblicare una poesia da PASQUE di Zanzotto, l&#8217;ha pubblicata Mozzi. Tutto ruota attorno al fatto che odio copiare, mi gira la testa, sto male a copiare. C&#8217;è necessità di mettere in linea un deposito di testi attingibili, contemporanei, significativi, disposti per qualunque evento, per qualunque celebrazione. Faremo una biblioteca occasionale permanente. Parleremo di ogni possibilità che possa verificarsi, di ogni scadenza verificatasi. Questa sarà la nostra fantascienza: quando accadrà, avremo testi a disposizione. Saremo additati come matti, perché avremo esaurito il prevedibile, ci saremo lanciati in ciò che esorbita dal prevedibile e dalla storia. Ci dedicheremo a una futurologia indistinguibile dalla storiografia umana. Meglio comunque così, Carla: mi hai risparmiato un&#8217;ora di copiatura e un Aulin! :-)</p>
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		<title>
		Di: Anna L. B.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/02/preghiera-funebre/#comment-8457</link>

		<dc:creator><![CDATA[Anna L. B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Giuseppe, per me leggere Canti del Caos 1 e 2 è stata un&#039;esperienza pazzesca e grandiosa. Non negando che il pezzo riportato da Carla abbia una sua attualità, domando: ma perché prospetti la necessità di crearsi le condizioni per mettere una didascalia a tutto? O forse scherzavi? O eravamo su di un crinale ambiguo? Oppure sono io che sclero perché devo mettere la sveglia a ore assurde e poi, prima di attaccare i miei lavori infami, &quot;mi collego un momento&quot;?
In generale i libri sono più belli di carta, uno se li legge a letto.
Quanto segue invece è riferito a tutti. Ma qualcuno di voi ha vissuto nelle favelas del Brasile? Ha attraversato la Spagna a piedi? E&#039; stato in galera in Ucraina? Anche tu, Benedetti, hai nettamente una marcia in più, penso sia il caso di concretizzare!
Oggi ci sono le elezioni, speriamo che il Polo faccia un bagno clamoroso. Ciao a tutti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Giuseppe, per me leggere Canti del Caos 1 e 2 è stata un&#8217;esperienza pazzesca e grandiosa. Non negando che il pezzo riportato da Carla abbia una sua attualità, domando: ma perché prospetti la necessità di crearsi le condizioni per mettere una didascalia a tutto? O forse scherzavi? O eravamo su di un crinale ambiguo? Oppure sono io che sclero perché devo mettere la sveglia a ore assurde e poi, prima di attaccare i miei lavori infami, &#8220;mi collego un momento&#8221;?<br />
In generale i libri sono più belli di carta, uno se li legge a letto.<br />
Quanto segue invece è riferito a tutti. Ma qualcuno di voi ha vissuto nelle favelas del Brasile? Ha attraversato la Spagna a piedi? E&#8217; stato in galera in Ucraina? Anche tu, Benedetti, hai nettamente una marcia in più, penso sia il caso di concretizzare!<br />
Oggi ci sono le elezioni, speriamo che il Polo faccia un bagno clamoroso. Ciao a tutti</p>
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		<title>
		Di: giuseppe genna		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/02/preghiera-funebre/#comment-8458</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe genna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non era un rilievo né comico né ambiguo, quello che facevo, Anna. Era un&#039;interpretazione del grandissimo brano di Moresco, uno dei punti più alti, secondo me, dei secondi CANTI. Ora, cosa fa Moresco? Cosa fa per me (&quot;secondo me&quot;, ma anche &quot;a mio vantaggio&quot;)? Fa questo: tenta di esaurire il reale. Quale reale? La storia. Non è un riduzionista, Moresco, ma non è neppure un trascendentalista ingenuo. Oltre la storia c&#039;è qualcosa? C&#039;è un immaginario non storico. Quando, nei secondi CANTI, la storia del mondo si scopre che è mossa da una cyclette su cui pedala un monarca negro in kinte, questa allegoria che sfiora l&#039;assurdo (e non è assurda) spiega molto di quanto la letteratura può fare. Essa, come sempre, può concretizzare, dare corpo all&#039;immaginale, che è storico (l&#039;abbiamo immaginato) e non lo è (è di altra natura rispetto al tempo storico). Quest&#039;opera non postula alcun Dio, se non di appoggio, così come non postulerebbe parole, se non di appoggio. Il latte sarà pure latte, ma non è il latte: non è l&#039;esperienza che compi bevendo il latte, la sua timida dolcezza zuccherina e il suo ammantante consistere tra ilngua e palato non sono descrivibili. Il corpo però è simbolico, anche, oltre che storico. Ciò che non arrivo a dire del corpo, non arrivo a dire nemmeno di quel simbolico che è immaginale. Tento di strappare brandelli, esplodo, voglio tutto abbracciare, non ci riesco.
Il delirio sul repertorio didascalico era dunque un invito a superare l&#039;idea che la letteratura possa semplicemente appoggiarsi alla storia. Questo invito è formulato a beneficio di chi, nel liquido mediatico e ideologico che esalta il presente, nuota senza sapere di nuotare. Il problema di non accorgersi che si sta in un amnio immaginale è quello che, mi pare, Moresco affronta per spaccature: è come un pesce che, a un dato punto, sapendo che c&#039;è fuori dell&#039;acqua un regno irrespirabile e invivibile in cui altri esseri alieni stanno, inizia a rompere la superficie delle acque. Contesto il primato della categoria di &quot;visione&quot; in Moresco, la sua scrittura mi pare invece supersensoria. Nella vicenda (non storia!) di Elvis II c&#039;è questa potenza di allargargamento dei polmoni, come volessero tornare a respirare altre quantità d&#039;aria rispetto a quelle che la compressione fisica li costringeva ad assumere.
Il pezzo su Elvis II è, secondo me, la cosa più importante da leggere in questo momento. Ogni ambiguità dirompe, non risolta. Ci fa stare nella pura ambiguità. Non è la messa in scena di un semplice abbattimento delle istituzioni. E&#039; un punto allegorico perché passato bimillenario e presente e futuro sconcertante convergono. E&#039; il &quot;mèllei&quot;, lo stare per, lo spalancamente delle potenze in quanto possibilità e il momento in cui, con grazia, si sceglie una possibilità e molte altre ne derivano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non era un rilievo né comico né ambiguo, quello che facevo, Anna. Era un&#8217;interpretazione del grandissimo brano di Moresco, uno dei punti più alti, secondo me, dei secondi CANTI. Ora, cosa fa Moresco? Cosa fa per me (&#8220;secondo me&#8221;, ma anche &#8220;a mio vantaggio&#8221;)? Fa questo: tenta di esaurire il reale. Quale reale? La storia. Non è un riduzionista, Moresco, ma non è neppure un trascendentalista ingenuo. Oltre la storia c&#8217;è qualcosa? C&#8217;è un immaginario non storico. Quando, nei secondi CANTI, la storia del mondo si scopre che è mossa da una cyclette su cui pedala un monarca negro in kinte, questa allegoria che sfiora l&#8217;assurdo (e non è assurda) spiega molto di quanto la letteratura può fare. Essa, come sempre, può concretizzare, dare corpo all&#8217;immaginale, che è storico (l&#8217;abbiamo immaginato) e non lo è (è di altra natura rispetto al tempo storico). Quest&#8217;opera non postula alcun Dio, se non di appoggio, così come non postulerebbe parole, se non di appoggio. Il latte sarà pure latte, ma non è il latte: non è l&#8217;esperienza che compi bevendo il latte, la sua timida dolcezza zuccherina e il suo ammantante consistere tra ilngua e palato non sono descrivibili. Il corpo però è simbolico, anche, oltre che storico. Ciò che non arrivo a dire del corpo, non arrivo a dire nemmeno di quel simbolico che è immaginale. Tento di strappare brandelli, esplodo, voglio tutto abbracciare, non ci riesco.<br />
Il delirio sul repertorio didascalico era dunque un invito a superare l&#8217;idea che la letteratura possa semplicemente appoggiarsi alla storia. Questo invito è formulato a beneficio di chi, nel liquido mediatico e ideologico che esalta il presente, nuota senza sapere di nuotare. Il problema di non accorgersi che si sta in un amnio immaginale è quello che, mi pare, Moresco affronta per spaccature: è come un pesce che, a un dato punto, sapendo che c&#8217;è fuori dell&#8217;acqua un regno irrespirabile e invivibile in cui altri esseri alieni stanno, inizia a rompere la superficie delle acque. Contesto il primato della categoria di &#8220;visione&#8221; in Moresco, la sua scrittura mi pare invece supersensoria. Nella vicenda (non storia!) di Elvis II c&#8217;è questa potenza di allargargamento dei polmoni, come volessero tornare a respirare altre quantità d&#8217;aria rispetto a quelle che la compressione fisica li costringeva ad assumere.<br />
Il pezzo su Elvis II è, secondo me, la cosa più importante da leggere in questo momento. Ogni ambiguità dirompe, non risolta. Ci fa stare nella pura ambiguità. Non è la messa in scena di un semplice abbattimento delle istituzioni. E&#8217; un punto allegorico perché passato bimillenario e presente e futuro sconcertante convergono. E&#8217; il &#8220;mèllei&#8221;, lo stare per, lo spalancamente delle potenze in quanto possibilità e il momento in cui, con grazia, si sceglie una possibilità e molte altre ne derivano.</p>
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		<title>
		Di: Anna L. B.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna L. B.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		Di: Non è il finale.		</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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