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	Commenti a: Da un Adversus Nietzsche 	</title>
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		<title>
		Di: elio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il fatto che non si possa &quot;fondare&quot; elegantemente (cioé economicamente, ovvero con qualche fulminante gioco di prestigio linguistico) il cosiddetto &quot;bene&quot;, a mio parere non suggerisce (purtroppo) alcuna &quot;originarietà ontologica&quot; della cosiddetta &quot;anima&quot;, bensì i limiti del linguaggio stesso, e delle nostre possibilità di &quot;comprensione&quot;.

In effetti vi sono delle ragioni molto più banali e concrete per ribaltare una simile priorità ontologica: l&#039;evidenza di come la cosiddetta anima (qualunque sia la sua &quot;essenza&quot; ultima - qualunque cosa significhi essenza ultima - e via regredendo...) dipenda così strettamente e meticolosamente da quelle configurazioni materiali (qualunque sia l&#039;essenza ultima della cosidetta &quot;materia&quot; ...) che la portano in qualche modo ad &quot;emergere&quot; e per un certo tempo la &quot;sostengono&quot;, sembrerebbe piuttosto far intervenire un criterio eminentemente estetico quale il &quot;rasoio di Occam&quot;: entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem. 

Tutta quell&#039;enorme complessità corporea che ci costituisce (certo meravigliosa ma terribilmente fragile) ed il meccanismo - miracoloso ma alquanto spietato nei riguardi della singola &quot;creatura&quot; - dell&#039;evoluzione (che ha evidentemente portato la vile materia a produrre cose come noi) che cosa diventerebbero nel caso fosse vera quella favola dell&#039;anima? 

Una commedia, nella quale un bizzarro Dio (davvero troppo umano!) allestisce un incredibile &quot;teatro&quot; (cfr. Borges: P.H.Gosse e la creazione) e soltanto per &quot;mettere alla prova&quot; esseri del nostro stampo? Per vedere, cioé, se siamo capaci di &quot;prestare fede&quot; ad una favola molto inverosimile (per quanto tanto buona e tanto bella)? Beh, sembrerebbe un gran bello spreco: non si poteva risolvere molto più velecemente, appiccicando direttamente le anime &quot;da testare&quot; ad un qualche &quot;scenario virtuale&quot;? 

Intendiamoci, io mi auguro di tutto cuore che tale favola sia vera: un Dio di tale potenza non avrebbe alcun problema a leggere direttamente nella mia anima i vincoli che mi costringono, in questo momento, a questa professione di scetticismo. Mi fulmini pure in questo preciso istante nel caso le mie &quot;ragioni&quot;, per quanto fuorviate dal maligno esse possano essere, non gli risultino, come accade alla mia introspezione, assolutamente scevre da cattive intenzioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il fatto che non si possa &#8220;fondare&#8221; elegantemente (cioé economicamente, ovvero con qualche fulminante gioco di prestigio linguistico) il cosiddetto &#8220;bene&#8221;, a mio parere non suggerisce (purtroppo) alcuna &#8220;originarietà ontologica&#8221; della cosiddetta &#8220;anima&#8221;, bensì i limiti del linguaggio stesso, e delle nostre possibilità di &#8220;comprensione&#8221;.</p>
<p>In effetti vi sono delle ragioni molto più banali e concrete per ribaltare una simile priorità ontologica: l&#8217;evidenza di come la cosiddetta anima (qualunque sia la sua &#8220;essenza&#8221; ultima &#8211; qualunque cosa significhi essenza ultima &#8211; e via regredendo&#8230;) dipenda così strettamente e meticolosamente da quelle configurazioni materiali (qualunque sia l&#8217;essenza ultima della cosidetta &#8220;materia&#8221; &#8230;) che la portano in qualche modo ad &#8220;emergere&#8221; e per un certo tempo la &#8220;sostengono&#8221;, sembrerebbe piuttosto far intervenire un criterio eminentemente estetico quale il &#8220;rasoio di Occam&#8221;: entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem. </p>
<p>Tutta quell&#8217;enorme complessità corporea che ci costituisce (certo meravigliosa ma terribilmente fragile) ed il meccanismo &#8211; miracoloso ma alquanto spietato nei riguardi della singola &#8220;creatura&#8221; &#8211; dell&#8217;evoluzione (che ha evidentemente portato la vile materia a produrre cose come noi) che cosa diventerebbero nel caso fosse vera quella favola dell&#8217;anima? </p>
<p>Una commedia, nella quale un bizzarro Dio (davvero troppo umano!) allestisce un incredibile &#8220;teatro&#8221; (cfr. Borges: P.H.Gosse e la creazione) e soltanto per &#8220;mettere alla prova&#8221; esseri del nostro stampo? Per vedere, cioé, se siamo capaci di &#8220;prestare fede&#8221; ad una favola molto inverosimile (per quanto tanto buona e tanto bella)? Beh, sembrerebbe un gran bello spreco: non si poteva risolvere molto più velecemente, appiccicando direttamente le anime &#8220;da testare&#8221; ad un qualche &#8220;scenario virtuale&#8221;? </p>
<p>Intendiamoci, io mi auguro di tutto cuore che tale favola sia vera: un Dio di tale potenza non avrebbe alcun problema a leggere direttamente nella mia anima i vincoli che mi costringono, in questo momento, a questa professione di scetticismo. Mi fulmini pure in questo preciso istante nel caso le mie &#8220;ragioni&#8221;, per quanto fuorviate dal maligno esse possano essere, non gli risultino, come accade alla mia introspezione, assolutamente scevre da cattive intenzioni.</p>
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		Di: Jacopo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/03/da-un-adversus-nietzsche/#comment-8485</link>

		<dc:creator><![CDATA[Jacopo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ogni uomo, nella misura in cui è coscienza, è coscienza di qualche cosa, è intenzionalità. La verità è dunque il bene dell&#039;uomo, coincidenza tra verità e bene. La verità su misura per l&#039;uomo è anche scandalo, come è scandalo l&#039;incarnazione. Più che partecipazione intellettuale è questione etica la misteriosa somiglianza di cui dice Genesi.


Quanto alla nostra trascurabile grandezza biologica: indubbio. Ma è proprio per questa imperfetta libertà, compromessa dalla pochezza, che sempre, nella storia, sale quello che SImone Weil chiamava un &quot;desiderio del bene che è unico, fisso, identico a se medesimo per ogni uomo, dalla culla alla tomba, che agisce incessantemente al fondo dinoi stessi&quot;. Non c&#039;è nessuna prova crudele, ed è vero: nessun gioco linguistico dimostra nulla. Ma è ovvio- nel parlare di una relazione- richiamarsi al carattere spirituale e personale dell&#039;uomo, dove si può accentuare o più la ragione o più la libertà (due aspetti della stessa cosa).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni uomo, nella misura in cui è coscienza, è coscienza di qualche cosa, è intenzionalità. La verità è dunque il bene dell&#8217;uomo, coincidenza tra verità e bene. La verità su misura per l&#8217;uomo è anche scandalo, come è scandalo l&#8217;incarnazione. Più che partecipazione intellettuale è questione etica la misteriosa somiglianza di cui dice Genesi.</p>
<p>Quanto alla nostra trascurabile grandezza biologica: indubbio. Ma è proprio per questa imperfetta libertà, compromessa dalla pochezza, che sempre, nella storia, sale quello che SImone Weil chiamava un &#8220;desiderio del bene che è unico, fisso, identico a se medesimo per ogni uomo, dalla culla alla tomba, che agisce incessantemente al fondo dinoi stessi&#8221;. Non c&#8217;è nessuna prova crudele, ed è vero: nessun gioco linguistico dimostra nulla. Ma è ovvio- nel parlare di una relazione- richiamarsi al carattere spirituale e personale dell&#8217;uomo, dove si può accentuare o più la ragione o più la libertà (due aspetti della stessa cosa).</p>
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		Di: giuseppe genna		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/03/da-un-adversus-nietzsche/#comment-8486</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuseppe genna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il libro di Mancuso è ECCEZIONALE.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il libro di Mancuso è ECCEZIONALE.</p>
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		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/03/da-un-adversus-nietzsche/#comment-8487</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per Amore, Rifondazione della Fede, di Vito Mancuso edito da Mondadori è un libro straodinario per spessore, ricerca, e quel capitolo del suo libro dedicato all&#039;esistenza del bene (Adversus Nietzche), che è molto più esteso del brano gentilmente riportato da Jacopo, è ricchissimo di spunti e mostra una conoscenza profondissima di Vito Mancuso del pensiero filosofico contemporaneo.
Spero di poter dire qualche cosa prossimamente.
Un gran libro!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Amore, Rifondazione della Fede, di Vito Mancuso edito da Mondadori è un libro straodinario per spessore, ricerca, e quel capitolo del suo libro dedicato all&#8217;esistenza del bene (Adversus Nietzche), che è molto più esteso del brano gentilmente riportato da Jacopo, è ricchissimo di spunti e mostra una conoscenza profondissima di Vito Mancuso del pensiero filosofico contemporaneo.<br />
Spero di poter dire qualche cosa prossimamente.<br />
Un gran libro!</p>
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