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	Commenti a: Verso una spiritualità atea 2	</title>
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		<title>
		Di: gina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/05/verso-una-spiritualita-atea-2/#comment-50262</link>

		<dc:creator><![CDATA[gina]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2006 10:30:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[gigi capastina
non afferro il collegamento al mio discorso, se ripassi me lo spieghi?
grazie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>gigi capastina<br />
non afferro il collegamento al mio discorso, se ripassi me lo spieghi?<br />
grazie</p>
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		<title>
		Di: gigi capastìna		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/05/verso-una-spiritualita-atea-2/#comment-49734</link>

		<dc:creator><![CDATA[gigi capastìna]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2006 18:34:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A rischio uscire dal contesto, aggiungo che le categorie  cui ci si può rifare per autodefinirsi sono ancora troppo limitate da un modo di concepire l&#039;esistenza ancora troppo &quot;storicizzato&quot;.
Gina dice:&quot;Il disciplinamento dei corpi diviene un disciplinamento dei racconti” come se fosse un passo avanti (e forse lo è), ma solo perché tiene conto di concezioni del reale così radicate da non avere alternativa.
Siamo poi sicuri che tra parole come &quot;ateo&quot;, &quot;laico&quot;, &quot;credente&quot;, &quot;religioso&quot; ecc., non esista, alla fin fine, un legame così forte da farle appartenere ad una descrizione del mondo vagamente tautologica? Legame che non lascia spazio all&#039;invenzione (nel senso di scoperta) di altro che non sia codificato a parole, ma che quasi mai riesce a rendere completamente il senso dell&#039;esperienza.
I comportamenti individuali e collettivi sono ormai troppo connotati dal tratto dell&#039;imitazione e non lasciano scampo a qualsiasi scoperta apertamente individuale. Chi si sottrae? Nessuno, fin da subito altri trovano le parole per dare un senso alla tua esperienza, quando le parole, soprattutto per molte delle fasi agnitive della vita, sono miserevolmente mancati di qualsiasi profondità che si avvicini, anche solo di poco all&#039;agire e al farsi dell&#039;agire. 
Buffoni, lodevole per l&#039;impegno e biasimevole per i mezzi che vorrebbe usare ( una &quot;chiesa&quot; colletiva? meglio un campo di calcio, allora, su giocare anche a cricket, magari), tiene conto solo di un&#039;esperienza &quot;codificata&quot; e non riesce o non vuole immaginare un rapporto con la conoscenza diverso dal suo (fondato sulla ragione?... sic!). Ma quanti sono i modi della conoscenza? E siamo sicuri di averli adeguatamente etichettati tutti e inscatolati? E che fuori dalle etichette non resti altro che la superstizione? (inciso: togliere gli oroscopi dalle TV a che gioverebbe? meglio mandarci qualcuno a spiegare &quot;per bene&quot; i fondamenti di una ricerca millenaria -leggere le opere di Lisa Morpurgo, per credere-).

Mi fermo qui, per l&#039;ora.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A rischio uscire dal contesto, aggiungo che le categorie  cui ci si può rifare per autodefinirsi sono ancora troppo limitate da un modo di concepire l&#8217;esistenza ancora troppo &#8220;storicizzato&#8221;.<br />
Gina dice:&#8221;Il disciplinamento dei corpi diviene un disciplinamento dei racconti” come se fosse un passo avanti (e forse lo è), ma solo perché tiene conto di concezioni del reale così radicate da non avere alternativa.<br />
Siamo poi sicuri che tra parole come &#8220;ateo&#8221;, &#8220;laico&#8221;, &#8220;credente&#8221;, &#8220;religioso&#8221; ecc., non esista, alla fin fine, un legame così forte da farle appartenere ad una descrizione del mondo vagamente tautologica? Legame che non lascia spazio all&#8217;invenzione (nel senso di scoperta) di altro che non sia codificato a parole, ma che quasi mai riesce a rendere completamente il senso dell&#8217;esperienza.<br />
I comportamenti individuali e collettivi sono ormai troppo connotati dal tratto dell&#8217;imitazione e non lasciano scampo a qualsiasi scoperta apertamente individuale. Chi si sottrae? Nessuno, fin da subito altri trovano le parole per dare un senso alla tua esperienza, quando le parole, soprattutto per molte delle fasi agnitive della vita, sono miserevolmente mancati di qualsiasi profondità che si avvicini, anche solo di poco all&#8217;agire e al farsi dell&#8217;agire.<br />
Buffoni, lodevole per l&#8217;impegno e biasimevole per i mezzi che vorrebbe usare ( una &#8220;chiesa&#8221; colletiva? meglio un campo di calcio, allora, su giocare anche a cricket, magari), tiene conto solo di un&#8217;esperienza &#8220;codificata&#8221; e non riesce o non vuole immaginare un rapporto con la conoscenza diverso dal suo (fondato sulla ragione?&#8230; sic!). Ma quanti sono i modi della conoscenza? E siamo sicuri di averli adeguatamente etichettati tutti e inscatolati? E che fuori dalle etichette non resti altro che la superstizione? (inciso: togliere gli oroscopi dalle TV a che gioverebbe? meglio mandarci qualcuno a spiegare &#8220;per bene&#8221; i fondamenti di una ricerca millenaria -leggere le opere di Lisa Morpurgo, per credere-).</p>
<p>Mi fermo qui, per l&#8217;ora.</p>
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		<title>
		Di: Lavinia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/05/verso-una-spiritualita-atea-2/#comment-8646</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lavinia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rivendico in maniera netta il mio ateismo perchè vivo in un paese confessionale. Quando l&#039;Italia sarà diventata uno stato laico, allora potremo ricominciare a discutere con maggiore tranquillità. In quanto alla Rimini Laica proposta da Buffoni, se appare una roba da integralisti è solo perchè in un paese bigotto e fanatico servono risposte forti per rimanere semplicemente a galla. Questo è il mio &quot;sentire&quot; attuale, soprattutto in questi giorni allucinanti. Pare che addirittura venerdì le scuole rimarrano chiuse per il funerale del Papa. E poi i fanatici saremmo noi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rivendico in maniera netta il mio ateismo perchè vivo in un paese confessionale. Quando l&#8217;Italia sarà diventata uno stato laico, allora potremo ricominciare a discutere con maggiore tranquillità. In quanto alla Rimini Laica proposta da Buffoni, se appare una roba da integralisti è solo perchè in un paese bigotto e fanatico servono risposte forti per rimanere semplicemente a galla. Questo è il mio &#8220;sentire&#8221; attuale, soprattutto in questi giorni allucinanti. Pare che addirittura venerdì le scuole rimarrano chiuse per il funerale del Papa. E poi i fanatici saremmo noi&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Lavinia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/05/verso-una-spiritualita-atea-2/#comment-8645</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lavinia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rivendico in maniera netta il mio ateismo perchè vivo in un paese confessionale. Quando l&#039;Italia sarà diventata uno stato laico, allora potremo ricominciare a discutere con maggiore tranquillità. In quanto alla Rimini Laica proposta da Buffoni, se appare una roba da integralisti è solo perchè in un paese bigotto e fanatico servono risposte forti per rimanere semplicemente a galla. Questo è il mio &quot;sentire&quot; attuale, soprattutto in questi giorni allucinanti. Pare che addirittura venerdì le scuole rimarrano chiuse per il funerale del Papa. E poi i fanatici saremmo noi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rivendico in maniera netta il mio ateismo perchè vivo in un paese confessionale. Quando l&#8217;Italia sarà diventata uno stato laico, allora potremo ricominciare a discutere con maggiore tranquillità. In quanto alla Rimini Laica proposta da Buffoni, se appare una roba da integralisti è solo perchè in un paese bigotto e fanatico servono risposte forti per rimanere semplicemente a galla. Questo è il mio &#8220;sentire&#8221; attuale, soprattutto in questi giorni allucinanti. Pare che addirittura venerdì le scuole rimarrano chiuse per il funerale del Papa. E poi i fanatici saremmo noi&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Tommaso Giartosio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/05/verso-una-spiritualita-atea-2/#comment-8644</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Giartosio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;argomento richiederebbe più spazio, ma molto brevemente: la posizione di Bobbio è del tutto legittima ma non mi sembra legittimo da parte sua chiamarla &quot;religiosità&quot;. La religiosità è il &quot;senso religioso inteso soggettivamente e al di là di ogni riferimento a religioni storiche o istituzionali&quot;. Non è, invece, il dubbio. Zingarelleggiare non è mai simpatico, ma così stanno le cose. Aggiungo che anche una religiosità del dubbio è ovviamente cosa diversa dal dubbio puro e semplice (che coincide, in sostanza, con l&#039;agnosticismo) e dall&#039;ateismo; la prima presuppone almeno, come dire, templi affondati nel buio su cui si tesse la ragnatela del dubbio. Insomma, religione e religiosità hanno comunque alla base un ligamen, sono legate a un&#039;ipotesi di fede. Da parte di Bobbio, far passare per &quot;religiosità&quot; il suo &quot;so di non sapere&quot; mi sembra una mistificazione, umanamente comprensibile ma ingiustificata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;argomento richiederebbe più spazio, ma molto brevemente: la posizione di Bobbio è del tutto legittima ma non mi sembra legittimo da parte sua chiamarla &#8220;religiosità&#8221;. La religiosità è il &#8220;senso religioso inteso soggettivamente e al di là di ogni riferimento a religioni storiche o istituzionali&#8221;. Non è, invece, il dubbio. Zingarelleggiare non è mai simpatico, ma così stanno le cose. Aggiungo che anche una religiosità del dubbio è ovviamente cosa diversa dal dubbio puro e semplice (che coincide, in sostanza, con l&#8217;agnosticismo) e dall&#8217;ateismo; la prima presuppone almeno, come dire, templi affondati nel buio su cui si tesse la ragnatela del dubbio. Insomma, religione e religiosità hanno comunque alla base un ligamen, sono legate a un&#8217;ipotesi di fede. Da parte di Bobbio, far passare per &#8220;religiosità&#8221; il suo &#8220;so di non sapere&#8221; mi sembra una mistificazione, umanamente comprensibile ma ingiustificata.</p>
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		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/05/verso-una-spiritualita-atea-2/#comment-8643</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro lorenzo mi fa piacere che ci si sia incontrati a Carugate, proprio intorno a quel progetto; don milani presenta ancora oggi, a leggerlo, una carica eversiva intatta; ecco uno che era davvero poco conciliante; e stessa cosa dovrei dire di don cesare, che incontrai alla scuola popolare di Rogoredo. Ma con tali persone si parla la stessa lingua. Anzi da loro ho imparato quanto dai migliori marxisti. Con loro davvero non c&#039;è più urgenza di &quot;dividere&quot;. Si sta davvero dalla stessa parte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro lorenzo mi fa piacere che ci si sia incontrati a Carugate, proprio intorno a quel progetto; don milani presenta ancora oggi, a leggerlo, una carica eversiva intatta; ecco uno che era davvero poco conciliante; e stessa cosa dovrei dire di don cesare, che incontrai alla scuola popolare di Rogoredo. Ma con tali persone si parla la stessa lingua. Anzi da loro ho imparato quanto dai migliori marxisti. Con loro davvero non c&#8217;è più urgenza di &#8220;dividere&#8221;. Si sta davvero dalla stessa parte.</p>
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		<title>
		Di: lorenzo_galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/05/verso-una-spiritualita-atea-2/#comment-8642</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo_galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Andrea, è chiaro che per me (e per Bobbio) parole come ateo e credente significano poco più di nulla. Ma se tu ci tieni a qualificarti così, liberissimo anche di urlarlo, figurati. Siamo io (e Bobbio) a voler fare &quot;i difficili&quot; sulle parole, lo so bene.
Perché scrivo &quot;aspiranti fanatici&quot;? Be&#039; i due brani che hai postato di Buffoni immaginano un meeting di Rimini laico: e sappiamo bene che il meeting di Rimini è il ritrovo annuale di un gruppo integralista cattolico pieno di fanatici.
Oppure, lo spazio polifunzionale che un bravo amministratore dovrebbe sovvenzionare allo scopo di far in modo che le persone &quot;imparino a conoscersi meglio, e magari a valutare i rispettivi credi come obsoleti retaggi di antiche tradizioni, fino a superare lo stadio della preghiera e della magia ecc.&quot; è un&#039;idea da fanatico ateista, &quot;non conciliante&quot;, come Buffoni stesso si autodefinisce. 
Ebbene, da questo all&#039;ateismo di stato io temo che il passo sia breve.
La religiosità di Bobbio è cercare una risposta al mistero dell&#039;esistenza. L&#039;ateo non la trova. Il credente la trova e la segue in una religione rivelata (o altrove), e si inoltra nel mistero. Non v&#039;è contrapposizione. Tutto dipende da come l&#039;ateo e il credente si pongono: se non cercano più la risposta, chi perché convinto che non ci sia (l&#039;ateo), chi perché convinto di aver trovato tutte le risposte - e di aver quindi svelato il mistero - (il credente), finiscono per perdere entrambi la loro religiosità.
A me pare, insomma, che la spiritualità atea di Buffoni sia piuttosto diversa dalla religiosità di Bobbio. Io, al massimo, gli preferirei la spiritualità umanista che propone Erich Fromm in alcuni suoi libri. 
PS Peccato che l&#039;ebreo ateo Fromm non riuscì a incontrare l&#039;ebreo cattolico Lorenzo Milani, chissà che incontro sarebbe stato, caro Inglese...che c&#039;entra questo? Forse niente, ma c&#039;entra con qualcuno che mi hai fatto tornare in mente, che ho conosciuto a Carugate una dozzina di anni fa quando voleva organizzare una specie di scuola popolare...va be&#039;, ricordi personali...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Andrea, è chiaro che per me (e per Bobbio) parole come ateo e credente significano poco più di nulla. Ma se tu ci tieni a qualificarti così, liberissimo anche di urlarlo, figurati. Siamo io (e Bobbio) a voler fare &#8220;i difficili&#8221; sulle parole, lo so bene.<br />
Perché scrivo &#8220;aspiranti fanatici&#8221;? Be&#8217; i due brani che hai postato di Buffoni immaginano un meeting di Rimini laico: e sappiamo bene che il meeting di Rimini è il ritrovo annuale di un gruppo integralista cattolico pieno di fanatici.<br />
Oppure, lo spazio polifunzionale che un bravo amministratore dovrebbe sovvenzionare allo scopo di far in modo che le persone &#8220;imparino a conoscersi meglio, e magari a valutare i rispettivi credi come obsoleti retaggi di antiche tradizioni, fino a superare lo stadio della preghiera e della magia ecc.&#8221; è un&#8217;idea da fanatico ateista, &#8220;non conciliante&#8221;, come Buffoni stesso si autodefinisce.<br />
Ebbene, da questo all&#8217;ateismo di stato io temo che il passo sia breve.<br />
La religiosità di Bobbio è cercare una risposta al mistero dell&#8217;esistenza. L&#8217;ateo non la trova. Il credente la trova e la segue in una religione rivelata (o altrove), e si inoltra nel mistero. Non v&#8217;è contrapposizione. Tutto dipende da come l&#8217;ateo e il credente si pongono: se non cercano più la risposta, chi perché convinto che non ci sia (l&#8217;ateo), chi perché convinto di aver trovato tutte le risposte &#8211; e di aver quindi svelato il mistero &#8211; (il credente), finiscono per perdere entrambi la loro religiosità.<br />
A me pare, insomma, che la spiritualità atea di Buffoni sia piuttosto diversa dalla religiosità di Bobbio. Io, al massimo, gli preferirei la spiritualità umanista che propone Erich Fromm in alcuni suoi libri.<br />
PS Peccato che l&#8217;ebreo ateo Fromm non riuscì a incontrare l&#8217;ebreo cattolico Lorenzo Milani, chissà che incontro sarebbe stato, caro Inglese&#8230;che c&#8217;entra questo? Forse niente, ma c&#8217;entra con qualcuno che mi hai fatto tornare in mente, che ho conosciuto a Carugate una dozzina di anni fa quando voleva organizzare una specie di scuola popolare&#8230;va be&#8217;, ricordi personali&#8230;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/05/verso-una-spiritualita-atea-2/#comment-8641</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[lorenzo puoi darmi del fanatico, anche se non mi spieghi in che cosa il rivendicare il proprio ateismo, senza sforzarsi di &quot;smussare&quot; le differenze con i credenti, è segno di fanatismo; o forse dovrei dire che sono ateo, ma sottovoce, scusandomi mille volte...

quanto al discorso che citi di Bobbio per me è in gran parte condivisibile; tutto cio&#039; non si oppone ad &quot;una spiritualità atea&quot;, come dice Buffoni, ma ne è parte. Quindi la &quot;religiosità&quot; intesa in questo senso permane. Ma c&#039;è un abisso, non so se te ne rendi conto, tra &quot;religiosità&quot; cosi intesa e religioni rivelate.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>lorenzo puoi darmi del fanatico, anche se non mi spieghi in che cosa il rivendicare il proprio ateismo, senza sforzarsi di &#8220;smussare&#8221; le differenze con i credenti, è segno di fanatismo; o forse dovrei dire che sono ateo, ma sottovoce, scusandomi mille volte&#8230;</p>
<p>quanto al discorso che citi di Bobbio per me è in gran parte condivisibile; tutto cio&#8217; non si oppone ad &#8220;una spiritualità atea&#8221;, come dice Buffoni, ma ne è parte. Quindi la &#8220;religiosità&#8221; intesa in questo senso permane. Ma c&#8217;è un abisso, non so se te ne rendi conto, tra &#8220;religiosità&#8221; cosi intesa e religioni rivelate.</p>
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		<title>
		Di: araos		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/05/verso-una-spiritualita-atea-2/#comment-8640</link>

		<dc:creator><![CDATA[araos]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[che sollievo, pochi giorni fa, leggere delle tre religioni monot., con specie e sottospecie, finalmente unite per denunciare lo scandalo della gay pride a gerusalemme. c&#039;è dunque speranza per quella regione straziata, basta dar loro un obiettivo comune - ad averci pensato prima...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>che sollievo, pochi giorni fa, leggere delle tre religioni monot., con specie e sottospecie, finalmente unite per denunciare lo scandalo della gay pride a gerusalemme. c&#8217;è dunque speranza per quella regione straziata, basta dar loro un obiettivo comune &#8211; ad averci pensato prima&#8230;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: lorenzo_galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/05/verso-una-spiritualita-atea-2/#comment-8639</link>

		<dc:creator><![CDATA[lorenzo_galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[PREFERITE ESSERE ATEI CONVINTI (E ASPIRANTI FANATICI) O ATEI “PENSANTI”?

Sono anni che cerco di fare un’unica propaganda religiosa, che è questa: la differenza sostanziale non è più tra atei e credenti ma tra ‘pensanti’ e ‘nonpensanti’. Cosa intendo dire? 
Be’, ve lo spiego con Bobbio, era una sua idea (rielaborata dal cardinale Martini nei termini sopra indicati). E scusate se mi dilungherò ma il pezzo credo meriti un confronto con questi post di Andrea Inglese che, in ultima  analisi, se attuati, temo trasformerebbero l’ateismo (che secondo me è una grande forza religiosa - lo diceva già Ernst Bloch - senza i difetti delle religioni istituzionalizzate) in una specie di setta di fanatici al pari di quelle teistiche.
Bobbio, dunque: “Io non sono un uomo di fede, sono un uomo di ragione e diffido di tutte le fedi, però distinguo la religione dalla religiosità. Religiosità significa per me avere il senso dei propri limiti, sapere che la ragione dell’uomo è un piccolo lumicino, che illumina uno spazio infimo rispetto alla grandiosità dell’universo. L’unica cosa di cui sono sicuro, sempre stando nei limiti della mia ragione, è semmai che io vivo il senso del mistero, che evidentemente è comune tanto all’uomo di ragione che all’uomo di fede. Con la differenza che l’uomo di fede riempie questo mistero con rivelazioni e verità che vengono dall’alto, e di cui non riesco a convincermi. Resta però fondamentale questo profondo senso del mistero, che ci circonda, e che è ciò che io chiamo senso di religiosità. La mia è una religiosità del dubbio, anziché delle risposte certe. Io accetto solo ciò che è nei limiti della stretta ragione e sono limiti angusti: la mia ragione si ferma dopo pochi passi, mentre, volendo entrare nel mistero, la strada non ha fine. Più noi sappiamo più sappiamo di non sapere…E’ una domanda tradizionale ma io non ho risposta: perché l’essere e non piuttosto il nulla? Io non so chi possa dare una risposta, se non per fede….E negare che la domanda abbia un senso, come fa certa filosofia analitica, mi pare un gioco di parole… Quando sento di essere arrivato alla fine della vita senza aver trovato una risposta alle domande ultime, la mia intelligenza è umiliata. Umiliata. E io accetto questa umiliazione. La accetto. E non cerco di sfuggire a questa umiliazione con la fede, attraverso strade che non so percorrere. Resto uomo della mia ragione limitata – e umiliata. So di non sapere. Questo io chiamo ‘la mia religiosità’… Certo, probabilmente non si riesce a resistere a questo continuo non sapere, e allora ci si affida alle credenze…Un giorno al cardinal Martini ho detto: per me la differenza non è tra il credente e il noncredente, ma tra chi prende sul serio questi problemi e chi non li prende sul serio: c’è il credente che si accontenta di risposte facili (e anche il noncredente, sia chiaro, che delle risposte facili si accontenta!). Qualcuno dice: ‘sono ateo’, ma io non sono sicuro di sapere cosa significa. Penso che la vera differenza sia tra chi, per dare un senso alla propria vita, si pone con serietà e impegno queste domande, e cerca la risposta, anche se non la trova, e colui cui non importa nulla, a cui basta ripetere ciò che gli è stato detto fin da bambino.&quot;
Lorenz]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>PREFERITE ESSERE ATEI CONVINTI (E ASPIRANTI FANATICI) O ATEI “PENSANTI”?</p>
<p>Sono anni che cerco di fare un’unica propaganda religiosa, che è questa: la differenza sostanziale non è più tra atei e credenti ma tra ‘pensanti’ e ‘nonpensanti’. Cosa intendo dire?<br />
Be’, ve lo spiego con Bobbio, era una sua idea (rielaborata dal cardinale Martini nei termini sopra indicati). E scusate se mi dilungherò ma il pezzo credo meriti un confronto con questi post di Andrea Inglese che, in ultima  analisi, se attuati, temo trasformerebbero l’ateismo (che secondo me è una grande forza religiosa &#8211; lo diceva già Ernst Bloch &#8211; senza i difetti delle religioni istituzionalizzate) in una specie di setta di fanatici al pari di quelle teistiche.<br />
Bobbio, dunque: “Io non sono un uomo di fede, sono un uomo di ragione e diffido di tutte le fedi, però distinguo la religione dalla religiosità. Religiosità significa per me avere il senso dei propri limiti, sapere che la ragione dell’uomo è un piccolo lumicino, che illumina uno spazio infimo rispetto alla grandiosità dell’universo. L’unica cosa di cui sono sicuro, sempre stando nei limiti della mia ragione, è semmai che io vivo il senso del mistero, che evidentemente è comune tanto all’uomo di ragione che all’uomo di fede. Con la differenza che l’uomo di fede riempie questo mistero con rivelazioni e verità che vengono dall’alto, e di cui non riesco a convincermi. Resta però fondamentale questo profondo senso del mistero, che ci circonda, e che è ciò che io chiamo senso di religiosità. La mia è una religiosità del dubbio, anziché delle risposte certe. Io accetto solo ciò che è nei limiti della stretta ragione e sono limiti angusti: la mia ragione si ferma dopo pochi passi, mentre, volendo entrare nel mistero, la strada non ha fine. Più noi sappiamo più sappiamo di non sapere…E’ una domanda tradizionale ma io non ho risposta: perché l’essere e non piuttosto il nulla? Io non so chi possa dare una risposta, se non per fede….E negare che la domanda abbia un senso, come fa certa filosofia analitica, mi pare un gioco di parole… Quando sento di essere arrivato alla fine della vita senza aver trovato una risposta alle domande ultime, la mia intelligenza è umiliata. Umiliata. E io accetto questa umiliazione. La accetto. E non cerco di sfuggire a questa umiliazione con la fede, attraverso strade che non so percorrere. Resto uomo della mia ragione limitata – e umiliata. So di non sapere. Questo io chiamo ‘la mia religiosità’… Certo, probabilmente non si riesce a resistere a questo continuo non sapere, e allora ci si affida alle credenze…Un giorno al cardinal Martini ho detto: per me la differenza non è tra il credente e il noncredente, ma tra chi prende sul serio questi problemi e chi non li prende sul serio: c’è il credente che si accontenta di risposte facili (e anche il noncredente, sia chiaro, che delle risposte facili si accontenta!). Qualcuno dice: ‘sono ateo’, ma io non sono sicuro di sapere cosa significa. Penso che la vera differenza sia tra chi, per dare un senso alla propria vita, si pone con serietà e impegno queste domande, e cerca la risposta, anche se non la trova, e colui cui non importa nulla, a cui basta ripetere ciò che gli è stato detto fin da bambino.&#8221;<br />
Lorenz</p>
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