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	Commenti a: Chi me le racconta queste cose?	</title>
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		<title>
		Di: Tiziano Scarpa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/13/chi-me-le-racconta-queste-cose/#comment-9191</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusami, Livio Romano, soltanto alcune  cose sparse: 

1) un minuscolo rilievo all&#039;ultima riga del tuo intervento: Forster Wallace promosso dall&#039;industria culturale del Nord? Mi risulta che Wallace, in Italia, sia pubblicato interamente a Roma: minimum fax, Einaudi Stile Libero e Fandango... Fa eccezione il libro matematico, non narrativo, sull&#039;infinito, pubblicato dalle edizioni Codice, che mi pare siano genovesi. Forse certe semplificazioni andrebbero evitate.

2) Sei sicuro di conoscere la narrrativa di Aldo Nove? Nei suoi libri si parla di lavoro, soprattutto di lavoro: penso al protagonista di &quot;Amore mio infinito&quot;, per esempio. Se poi un narratore che scrive anche un libro sull&#039;infanzia (&quot;La più grande balena morta della Lombardia&quot;) è accusato di regressione e il suo percorso di scrittore è tracciato, già dato per definitivo perché ha dedicato un libro all&#039;infanzia, be&#039;, che dire... Mi sembra che il tuo intervento in molti punti non sia obiettivo. 

3) E chi l&#039;ha detto che l&#039;arte deve essere &quot;avanti&quot; o &quot;indietro&quot;? Chi l&#039;ha detto che questa tua poetica del rispecchiamento sia quella giusta? Forse noi (italiani? del sud? del nord? del centro? dell&#039;estremo? orgogliosi e giustificati da longitudini e latitudini?) non siamo né più avanti né più indietro, ma su un&#039;altra strada, su un altro percorso, su altre forme di invenzioni. 

4) I romanzi di Hornby non sono gran che. E Hornby è l&#039;esempio peggiore che potevi fare, perché è proprio il narratore principe dei propri gusti musicali, è un cantore di gruppi rock e pop, di classifiche di lati A e lati B di dischi...

Grazie comunque del tuo intervento che ho commentato a caldo dopo una prima lettura notturna, ma su cui continuerò a riflettere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusami, Livio Romano, soltanto alcune  cose sparse: </p>
<p>1) un minuscolo rilievo all&#8217;ultima riga del tuo intervento: Forster Wallace promosso dall&#8217;industria culturale del Nord? Mi risulta che Wallace, in Italia, sia pubblicato interamente a Roma: minimum fax, Einaudi Stile Libero e Fandango&#8230; Fa eccezione il libro matematico, non narrativo, sull&#8217;infinito, pubblicato dalle edizioni Codice, che mi pare siano genovesi. Forse certe semplificazioni andrebbero evitate.</p>
<p>2) Sei sicuro di conoscere la narrrativa di Aldo Nove? Nei suoi libri si parla di lavoro, soprattutto di lavoro: penso al protagonista di &#8220;Amore mio infinito&#8221;, per esempio. Se poi un narratore che scrive anche un libro sull&#8217;infanzia (&#8220;La più grande balena morta della Lombardia&#8221;) è accusato di regressione e il suo percorso di scrittore è tracciato, già dato per definitivo perché ha dedicato un libro all&#8217;infanzia, be&#8217;, che dire&#8230; Mi sembra che il tuo intervento in molti punti non sia obiettivo. </p>
<p>3) E chi l&#8217;ha detto che l&#8217;arte deve essere &#8220;avanti&#8221; o &#8220;indietro&#8221;? Chi l&#8217;ha detto che questa tua poetica del rispecchiamento sia quella giusta? Forse noi (italiani? del sud? del nord? del centro? dell&#8217;estremo? orgogliosi e giustificati da longitudini e latitudini?) non siamo né più avanti né più indietro, ma su un&#8217;altra strada, su un altro percorso, su altre forme di invenzioni. </p>
<p>4) I romanzi di Hornby non sono gran che. E Hornby è l&#8217;esempio peggiore che potevi fare, perché è proprio il narratore principe dei propri gusti musicali, è un cantore di gruppi rock e pop, di classifiche di lati A e lati B di dischi&#8230;</p>
<p>Grazie comunque del tuo intervento che ho commentato a caldo dopo una prima lettura notturna, ma su cui continuerò a riflettere.</p>
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		<title>
		Di: fv		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/13/chi-me-le-racconta-queste-cose/#comment-9192</link>

		<dc:creator><![CDATA[fv]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non credo che il problema sia copiare gli americani o gli inglesi, e non credo che gli americani o gli inglesi siano dieci anni avanti a noi. forse è da considerare il fatto che gli americani e gli inglesi scrivono in inglese, mentre noi italiani scriviamo in italiano. il target -anche numerico- a cui un autore italiano si rivolge è differente a quello di un autore in lingua inglese. forse anche il tempo lavorativo che sta dietro ad un romanzo americano è diverso da quello che sta dietro a un romanzo italiano, così come l&#039;impatto mediatico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non credo che il problema sia copiare gli americani o gli inglesi, e non credo che gli americani o gli inglesi siano dieci anni avanti a noi. forse è da considerare il fatto che gli americani e gli inglesi scrivono in inglese, mentre noi italiani scriviamo in italiano. il target -anche numerico- a cui un autore italiano si rivolge è differente a quello di un autore in lingua inglese. forse anche il tempo lavorativo che sta dietro ad un romanzo americano è diverso da quello che sta dietro a un romanzo italiano, così come l&#8217;impatto mediatico.</p>
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		Di: Bartolomeo Di Monaco		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/13/chi-me-le-racconta-queste-cose/#comment-9193</link>

		<dc:creator><![CDATA[Bartolomeo Di Monaco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono un lurker di N.I. e questo dibattito avviato da Moresco mi ha preso, e, al di là dei toni adoperati ogni tanto, forse eccessivi, ma comunque giustificabili, lo trovo interessante. Esso, tuttavia, non è nuovo, e si presenta con frequenza nella storia letteraria del nostro Paese. Basti pensare al Novecento, sia ai suoi inizi che negli Anni &#039;60, o allo scontro, cui ho assistito personalmente quattro o cinque anni fa a Lucca, tra Cesare Garboli e i nuovi critici e narratori, tra cui, ricordo, Perrella e Affinati.

Questo significa che ciò che state dibattendo è privo di originalità? Nient&#039;affatto, giacché ciascuno di questi dibattiti va considerato sempre in relazione al proprio tempo: dunque, ricorrente, ma mai uguale a se stesso. Ce ne fossero, almeno ogni due o tre anni!

Essi hanno sempre portato, poi, una qualche novità, anche se in un primo tempo sono stati snobbati o derisi.

Tuttavia, vorrei fare un&#039;osservazione e una (implicita) critica benevola. Tutte le volte che si avviano dibattiti come questi, si tende a proiettarsi - anche giustamente, s&#039;intende - nel futuro, e si dimentica il passato.

Voglio dire che i movimenti che da questo tipo di dibattito nascono tendono quasi sempre a sradicarsi (liberarsi) dal passato.

Non più giovane (63 anni), la mia passione per la letteratura mi ha portato a seguirla sin dai tempi della scuola, attraverso riviste che hanno segnato un periodo (Il Verri, Quindici, I quaderni Piacentini, ad esempio). Passato, quindi, attraverso i dibattiti delle avanguardie, ho, con mio stupore e con il passare degli anni, acuito in me il desiderio di rivisitare il passato. La mia scoperta è stata quella di incontrare nel mio viaggio narratori dimenticati, la cui scrittura ancora oggi resiste all&#039;usura del tempo. Qualche nome, per non restare nel generico: Barolini, Bianciardi, Bilenchi, Cialente, Palazzeschi, Tozzi, Zena, Dessì, Salvatore Satta, Ortese, Jovine, Incoronato, Compagnone, Corti, Ortese, Alianello, Brancati, Silone, Teglia, Venturi (mi fermo qui). Qualcosa delle mie impressioni ha pubblicato vibrisse di Giulio Mozzi, altre sono state raccolte dal piccolo editore Marco Valerio di Torino. 

Che cosa hanno avuto questi scrittori per durare - secondo me, ovviamente - nel tempo?

Hanno saputo raccontare. La verità è così semplice, a volte. Hanno saputo dare un linguaggio ed una struttura al loro raccontare capace di durare nel tempo. Non vi sono, alla base, né ricerche né artifici, ma il gusto e il piacere del raccontare.

Non so spiegarmi meglio, ma posso dire che la letteratura di oggi avrebbe bisogno di recuperare, per studiarli, certi scrittori che, invece, ha colpevolmente dimenticati e dalla loro persistente modernità e attualità ricavare un utile insegnamento. Ci sono scrittori, oggi, anche di un certo rilievo, che conoscono quasi tutto del presente, e poco o nulla del nostro passato.

Bart]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono un lurker di N.I. e questo dibattito avviato da Moresco mi ha preso, e, al di là dei toni adoperati ogni tanto, forse eccessivi, ma comunque giustificabili, lo trovo interessante. Esso, tuttavia, non è nuovo, e si presenta con frequenza nella storia letteraria del nostro Paese. Basti pensare al Novecento, sia ai suoi inizi che negli Anni &#8217;60, o allo scontro, cui ho assistito personalmente quattro o cinque anni fa a Lucca, tra Cesare Garboli e i nuovi critici e narratori, tra cui, ricordo, Perrella e Affinati.</p>
<p>Questo significa che ciò che state dibattendo è privo di originalità? Nient&#8217;affatto, giacché ciascuno di questi dibattiti va considerato sempre in relazione al proprio tempo: dunque, ricorrente, ma mai uguale a se stesso. Ce ne fossero, almeno ogni due o tre anni!</p>
<p>Essi hanno sempre portato, poi, una qualche novità, anche se in un primo tempo sono stati snobbati o derisi.</p>
<p>Tuttavia, vorrei fare un&#8217;osservazione e una (implicita) critica benevola. Tutte le volte che si avviano dibattiti come questi, si tende a proiettarsi &#8211; anche giustamente, s&#8217;intende &#8211; nel futuro, e si dimentica il passato.</p>
<p>Voglio dire che i movimenti che da questo tipo di dibattito nascono tendono quasi sempre a sradicarsi (liberarsi) dal passato.</p>
<p>Non più giovane (63 anni), la mia passione per la letteratura mi ha portato a seguirla sin dai tempi della scuola, attraverso riviste che hanno segnato un periodo (Il Verri, Quindici, I quaderni Piacentini, ad esempio). Passato, quindi, attraverso i dibattiti delle avanguardie, ho, con mio stupore e con il passare degli anni, acuito in me il desiderio di rivisitare il passato. La mia scoperta è stata quella di incontrare nel mio viaggio narratori dimenticati, la cui scrittura ancora oggi resiste all&#8217;usura del tempo. Qualche nome, per non restare nel generico: Barolini, Bianciardi, Bilenchi, Cialente, Palazzeschi, Tozzi, Zena, Dessì, Salvatore Satta, Ortese, Jovine, Incoronato, Compagnone, Corti, Ortese, Alianello, Brancati, Silone, Teglia, Venturi (mi fermo qui). Qualcosa delle mie impressioni ha pubblicato vibrisse di Giulio Mozzi, altre sono state raccolte dal piccolo editore Marco Valerio di Torino. </p>
<p>Che cosa hanno avuto questi scrittori per durare &#8211; secondo me, ovviamente &#8211; nel tempo?</p>
<p>Hanno saputo raccontare. La verità è così semplice, a volte. Hanno saputo dare un linguaggio ed una struttura al loro raccontare capace di durare nel tempo. Non vi sono, alla base, né ricerche né artifici, ma il gusto e il piacere del raccontare.</p>
<p>Non so spiegarmi meglio, ma posso dire che la letteratura di oggi avrebbe bisogno di recuperare, per studiarli, certi scrittori che, invece, ha colpevolmente dimenticati e dalla loro persistente modernità e attualità ricavare un utile insegnamento. Ci sono scrittori, oggi, anche di un certo rilievo, che conoscono quasi tutto del presente, e poco o nulla del nostro passato.</p>
<p>Bart</p>
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		<title>
		Di: fucked mind		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/13/chi-me-le-racconta-queste-cose/#comment-9194</link>

		<dc:creator><![CDATA[fucked mind]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[uno scrittore che scrive l&#039;avverbio &#039;dannatamente&#039;, e lo usa varie volte, in evidenza, all&#039;inizio e in chiusura di pezzo, mi sa che è lui quello indietro, che arranca scimmiottando le traduzioni malfatte dei romanzi inglesi. chi scrive &#039;dannatamente&#039; copiando una qualsiasi traduzione scadente, è lo stesso che vorrebbe copiare la dannatamente povera, sociologica idea di letteratura di molti romanzi inglesi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>uno scrittore che scrive l&#8217;avverbio &#8216;dannatamente&#8217;, e lo usa varie volte, in evidenza, all&#8217;inizio e in chiusura di pezzo, mi sa che è lui quello indietro, che arranca scimmiottando le traduzioni malfatte dei romanzi inglesi. chi scrive &#8216;dannatamente&#8217; copiando una qualsiasi traduzione scadente, è lo stesso che vorrebbe copiare la dannatamente povera, sociologica idea di letteratura di molti romanzi inglesi</p>
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		<title>
		Di: Livio Romano		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/13/chi-me-le-racconta-queste-cose/#comment-9195</link>

		<dc:creator><![CDATA[Livio Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Già, &quot;dannatamente&quot; è una parola orrenda (per quanto io quei libri &quot;mal tradotti&quot; li legga spesso in inglese direttamente).
Poi, caro Tiziano:
1)E&#039; vero. Mentre scrivevo ero cosciente che Wallace sia pubblicato a Roma, ma ovviamente confidavo che si intuisse che non mi riferisco a Wallace di per sé, bensì al deteriore postmodernismo di cui i lettori hanno le tasche piene.
2)Non mi sembra tu abbia letto bene il mio pezzo. Io Aldo Nove lo conosco a fondo e lo amo moltissimo. Amo molto anche le cose che sta facendo da ultimo. Le giro alla mia mailing list. Le leggo ad alta voce a mia moglie. La &quot;regressione all&#039;infanzia&quot; è bensì messa in atto da una serie d&#039;altri scrittori ben noti i quali, per me misteriosamente, sono tutti chinati a guardare al foro interiore, al passato, agli anni Settanta, e spesso vengon fuori best seller, per carità, solo: a me l&#039;infanzia non interessa: tutto qui. E proprio per essere &quot;obiettivo&quot;, ho poi citato un paio di interventi (Genna e Cappelli) che le operazioni di Nove non gradiscono. 
3)D&#039;accordo anche su questo. Siamo su un altro percorso. Nulla di strano, né da obiettare. Siamo sul percorso della tradizione, poi, secondo me. La Grande Tradizione Letteraria Italiana. Solo che io spesso mi chiedo perchè gli italiani leggano così poco e questo mi rispondo: perchè le cose che si fanno in Italia non hanno appeal narrativo, nessuna presa sulla realtà del grafico di Matera e della vigilessa di Mantova.
4) Quanto a Hornby, mi aspettavo anche quest&#039;obiezione. Tuttavia H. non è solo l&#039;autore di Alta Fedeltà, ma ha fatto anche About a boy, per dire, oltre al citato How to be good. Dico Hornby per dire di una propensione, di un approccio al novellare. Pensa: io oltre a questi che già potremmo col sopracciglio alzato definire, in Italia, Autori di serie B, io leggo anche, voracemente, schifezze come la Kinsella (passione condivisa, fra l&#039;altro, mi diceva, da Gianluca Morozzi). E, cosa vuoi che ti dica?, chi mi conosce sa che palle che faccio al prossimo con Dickens. Bene: io trovo che questi narratori abbiano dentro qualcosa del Maestro, anche nelle cagate appena citate. Si fanno leggere. Raccontano, come faceva il vecchio Charles (&quot;il vecchio&quot;: no Romano! non dovresti utilizzare questi stilemi da traduzione mal fatta!), della &quot;lonely people&quot;, di quella gente di cui ti chiedi &quot;da dove viene?&quot;, delle ricamatrici a nero e dei raccoglitori di carciofi a cottimo (oltre, nei casi più alti, alle tribolazione, dicevo, della generazione di 35enni senza più alcuna bellezza a disposizione, e anzi angustiati da nevrosi e disperazioni variegate).
Abbracci]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Già, &#8220;dannatamente&#8221; è una parola orrenda (per quanto io quei libri &#8220;mal tradotti&#8221; li legga spesso in inglese direttamente).<br />
Poi, caro Tiziano:<br />
1)E&#8217; vero. Mentre scrivevo ero cosciente che Wallace sia pubblicato a Roma, ma ovviamente confidavo che si intuisse che non mi riferisco a Wallace di per sé, bensì al deteriore postmodernismo di cui i lettori hanno le tasche piene.<br />
2)Non mi sembra tu abbia letto bene il mio pezzo. Io Aldo Nove lo conosco a fondo e lo amo moltissimo. Amo molto anche le cose che sta facendo da ultimo. Le giro alla mia mailing list. Le leggo ad alta voce a mia moglie. La &#8220;regressione all&#8217;infanzia&#8221; è bensì messa in atto da una serie d&#8217;altri scrittori ben noti i quali, per me misteriosamente, sono tutti chinati a guardare al foro interiore, al passato, agli anni Settanta, e spesso vengon fuori best seller, per carità, solo: a me l&#8217;infanzia non interessa: tutto qui. E proprio per essere &#8220;obiettivo&#8221;, ho poi citato un paio di interventi (Genna e Cappelli) che le operazioni di Nove non gradiscono.<br />
3)D&#8217;accordo anche su questo. Siamo su un altro percorso. Nulla di strano, né da obiettare. Siamo sul percorso della tradizione, poi, secondo me. La Grande Tradizione Letteraria Italiana. Solo che io spesso mi chiedo perchè gli italiani leggano così poco e questo mi rispondo: perchè le cose che si fanno in Italia non hanno appeal narrativo, nessuna presa sulla realtà del grafico di Matera e della vigilessa di Mantova.<br />
4) Quanto a Hornby, mi aspettavo anche quest&#8217;obiezione. Tuttavia H. non è solo l&#8217;autore di Alta Fedeltà, ma ha fatto anche About a boy, per dire, oltre al citato How to be good. Dico Hornby per dire di una propensione, di un approccio al novellare. Pensa: io oltre a questi che già potremmo col sopracciglio alzato definire, in Italia, Autori di serie B, io leggo anche, voracemente, schifezze come la Kinsella (passione condivisa, fra l&#8217;altro, mi diceva, da Gianluca Morozzi). E, cosa vuoi che ti dica?, chi mi conosce sa che palle che faccio al prossimo con Dickens. Bene: io trovo che questi narratori abbiano dentro qualcosa del Maestro, anche nelle cagate appena citate. Si fanno leggere. Raccontano, come faceva il vecchio Charles (&#8220;il vecchio&#8221;: no Romano! non dovresti utilizzare questi stilemi da traduzione mal fatta!), della &#8220;lonely people&#8221;, di quella gente di cui ti chiedi &#8220;da dove viene?&#8221;, delle ricamatrici a nero e dei raccoglitori di carciofi a cottimo (oltre, nei casi più alti, alle tribolazione, dicevo, della generazione di 35enni senza più alcuna bellezza a disposizione, e anzi angustiati da nevrosi e disperazioni variegate).<br />
Abbracci</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tiziano Scarpa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/13/chi-me-le-racconta-queste-cose/#comment-9196</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1098#comment-9196</guid>

					<description><![CDATA[Grazie Livio di questa bella risposta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie Livio di questa bella risposta.</p>
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