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	Commenti a: La volpe è un animale splendido	</title>
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		Di: la mosca		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[la mosca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ATTENTI: la mosca vi guarda e sarà mimetizzata fra voi a Torino, in un angoletto, appiccicata a una parete, pronta a colpire le ipocrisie, le vanità e le menzogne!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ATTENTI: la mosca vi guarda e sarà mimetizzata fra voi a Torino, in un angoletto, appiccicata a una parete, pronta a colpire le ipocrisie, le vanità e le menzogne!</p>
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		<title>
		Di: uh		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/14/la-volpe-e-un-animale-splendido/#comment-9208</link>

		<dc:creator><![CDATA[uh]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[uh che maestrino, roquentin! dai a scarpa i compiti a casa e in classe, gli dici quali riferimenti a quali autori avrebbe dovuto fare, decidi tu che cosa deve scrivere e come e in quali luoghi, dici che i posti dove scrivono gli altri sono &#039;miseri ghetti&#039;, hai già deciso che nelle teste dei tuoi interlocutori c&#039;é confusione e mancano le idee chiare e la capacità di esprimerle, ma allora che ti aspetti da loro? le richieste che gli fai sono finte. e la ciliegina sulla torta é che questa tua critica la definisci pure &#039;pacata&#039;. é talmente evidente che non te ne frega niente di conoscere il pensiero di scarpa nè di tutti gli altri qui dentro, miri solo a cogliere in contraddizione e a dare o togliere medagliette di intellettuale, che date da te in questo modo possono essere solo di stagnola. non ti interessa niente il dialogo, ammettilo, ti interessa solo spernacchiare. qualunque persona intellettualmente onesta avrebbe compreso benissimo le risposte che ti ha dato scarpa, ma tu sei andato a pesarle con il bilancino della petulanza. non te ne frega niente di quel che hanno da dirti questi autori qui, li vuoi solo prendere per il culo. scrivi un intervento circonstanziato, metti un link qui dentro a un tuo intervento serio, scrivile tu le cose che pensi, sii tu l&#039;intellettuale, non c&#039;é nessuna gerarchia qui nella rete nè fuori, esprimi pensiero, non pernacchie travestite da sussiegose critiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>uh che maestrino, roquentin! dai a scarpa i compiti a casa e in classe, gli dici quali riferimenti a quali autori avrebbe dovuto fare, decidi tu che cosa deve scrivere e come e in quali luoghi, dici che i posti dove scrivono gli altri sono &#8216;miseri ghetti&#8217;, hai già deciso che nelle teste dei tuoi interlocutori c&#8217;é confusione e mancano le idee chiare e la capacità di esprimerle, ma allora che ti aspetti da loro? le richieste che gli fai sono finte. e la ciliegina sulla torta é che questa tua critica la definisci pure &#8216;pacata&#8217;. é talmente evidente che non te ne frega niente di conoscere il pensiero di scarpa nè di tutti gli altri qui dentro, miri solo a cogliere in contraddizione e a dare o togliere medagliette di intellettuale, che date da te in questo modo possono essere solo di stagnola. non ti interessa niente il dialogo, ammettilo, ti interessa solo spernacchiare. qualunque persona intellettualmente onesta avrebbe compreso benissimo le risposte che ti ha dato scarpa, ma tu sei andato a pesarle con il bilancino della petulanza. non te ne frega niente di quel che hanno da dirti questi autori qui, li vuoi solo prendere per il culo. scrivi un intervento circonstanziato, metti un link qui dentro a un tuo intervento serio, scrivile tu le cose che pensi, sii tu l&#8217;intellettuale, non c&#8217;é nessuna gerarchia qui nella rete nè fuori, esprimi pensiero, non pernacchie travestite da sussiegose critiche</p>
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		<title>
		Di: roquentin		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/14/la-volpe-e-un-animale-splendido/#comment-9207</link>

		<dc:creator><![CDATA[roquentin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Tiziano, 
non so quanta esperienza abbia tu di convegni per avere fiducia che in simili occasioni, attraverso discussioni e/o relazioni, le idee si possano fissare in modo ben chiaro e possano trovare &quot;la forma adatta&quot;. In ogni caso commetti due errori, e te li faccio notare:

&quot;Sul fatto che io non abbia argomentato molto, hai ragione: del resto l&#039;ho ben messo in rilievo io stesso (dicendo che mi sarei &quot;limitato&quot; qui a una sola riflessione); mi riservo di pensarci ancora, l&#039;incontro si svolgerà il 9 maggio, se avrò qualcosa di interessante da argomentare, lo farò allora.&quot;

Ti riservi di pensarci oppure bastano le pagine e pagine che hai già scritto su nazione indiana? Vedi, è buona norma non dare due risposte differenti ad una sola domanda: è presumibile che una sola risposta sarà vera, o nessuna delle due. Nella mia (pacata) critica è evidente il rimprovero: qui, tu e altri, non avete il dono della chiarezza, probabilmente perché non avete le idee chiare o perché sentite &quot;il profumo&quot; delle idee giuste, ma vi manca la capacità di farle uscire da un misero ghetto; e avete l&#039;abitudine a rinviare a luoghi e occasione &quot;a venire&quot;. Il ghetto non è il convegno e non è la conventicola che non esiste, ma è l&#039;atto irresponsabile di produrre affermazioni che si dovrebbero reggere da sole per magiche virtù, con la conseguenza che solo &quot;voi stessi&quot; sarete in grado di continuare a discutere. Mi correggo, per circoscrivere il &quot;voi&quot;: ho letto Carla Benedetti e devo ammettere che si impegna non poco per cogliere &quot;il nocciolo della questione&quot;, quale che sia; almeno non rinvia a migliore occasione. 
Uno dei discorsi più interessanti che ti ho visto portare avanti, non su Nazione Indiana (leggi: responsabilità dell&#039;intellettuale), era tanto corretto quanto prolisso e confuso, e con una profusione di riferimenti che mi ha stupito (mancando, per giunta, i riferimenti più importanti). Non si è mai letta la conclusione (e, aggiungo, hai scansato Sartre come la peste).

L&#039;altro errore è quello di credere che ti abbia detto di argomentare ora, adesso, subito: ho capito che hai poco tempo, io ne ho addirittura pochissimo: ma mi andrebbe bene se rispondessi tra un mese, per iscritto, tu, e nello stesso luogo in cui ho posto la questione. Dal convegno, di certo, non può venire fuori il TUO pensiero: il tuo pensiero deve venire fuori dalla tua testa, per dire un&#039;altra utile banalità. Di solito, accade che se io affermi qualcosa di strutturato l&#039;argomentazione non sia &quot;da pensare&quot;, ma sia solo &quot;da esprimere&quot;, lungaggini e sudore compresi. Nessuno ti insegue. Il convegno, con tutti i suoi atti, temo che non sia un&#039;occasione adatta. Se dovessi (io) esser presente, mi piacerebbe essere smentito. Vedremo. In ogni caso, per parlare di doveri intellettuali, credo che questi discorsi debbano essere &quot;metà del tuo pane&quot;: oppure la tua partizione tra doveri intellettuali e lavorativi mi sfugge del tutto (sei o non sei uno scrittore? Che tu sia un intellettuale è da dimostrare: mi pare che tu perda troppe buone occasioni).
Ciao e grazie,
Ivan]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Tiziano,<br />
non so quanta esperienza abbia tu di convegni per avere fiducia che in simili occasioni, attraverso discussioni e/o relazioni, le idee si possano fissare in modo ben chiaro e possano trovare &#8220;la forma adatta&#8221;. In ogni caso commetti due errori, e te li faccio notare:</p>
<p>&#8220;Sul fatto che io non abbia argomentato molto, hai ragione: del resto l&#8217;ho ben messo in rilievo io stesso (dicendo che mi sarei &#8220;limitato&#8221; qui a una sola riflessione); mi riservo di pensarci ancora, l&#8217;incontro si svolgerà il 9 maggio, se avrò qualcosa di interessante da argomentare, lo farò allora.&#8221;</p>
<p>Ti riservi di pensarci oppure bastano le pagine e pagine che hai già scritto su nazione indiana? Vedi, è buona norma non dare due risposte differenti ad una sola domanda: è presumibile che una sola risposta sarà vera, o nessuna delle due. Nella mia (pacata) critica è evidente il rimprovero: qui, tu e altri, non avete il dono della chiarezza, probabilmente perché non avete le idee chiare o perché sentite &#8220;il profumo&#8221; delle idee giuste, ma vi manca la capacità di farle uscire da un misero ghetto; e avete l&#8217;abitudine a rinviare a luoghi e occasione &#8220;a venire&#8221;. Il ghetto non è il convegno e non è la conventicola che non esiste, ma è l&#8217;atto irresponsabile di produrre affermazioni che si dovrebbero reggere da sole per magiche virtù, con la conseguenza che solo &#8220;voi stessi&#8221; sarete in grado di continuare a discutere. Mi correggo, per circoscrivere il &#8220;voi&#8221;: ho letto Carla Benedetti e devo ammettere che si impegna non poco per cogliere &#8220;il nocciolo della questione&#8221;, quale che sia; almeno non rinvia a migliore occasione.<br />
Uno dei discorsi più interessanti che ti ho visto portare avanti, non su Nazione Indiana (leggi: responsabilità dell&#8217;intellettuale), era tanto corretto quanto prolisso e confuso, e con una profusione di riferimenti che mi ha stupito (mancando, per giunta, i riferimenti più importanti). Non si è mai letta la conclusione (e, aggiungo, hai scansato Sartre come la peste).</p>
<p>L&#8217;altro errore è quello di credere che ti abbia detto di argomentare ora, adesso, subito: ho capito che hai poco tempo, io ne ho addirittura pochissimo: ma mi andrebbe bene se rispondessi tra un mese, per iscritto, tu, e nello stesso luogo in cui ho posto la questione. Dal convegno, di certo, non può venire fuori il TUO pensiero: il tuo pensiero deve venire fuori dalla tua testa, per dire un&#8217;altra utile banalità. Di solito, accade che se io affermi qualcosa di strutturato l&#8217;argomentazione non sia &#8220;da pensare&#8221;, ma sia solo &#8220;da esprimere&#8221;, lungaggini e sudore compresi. Nessuno ti insegue. Il convegno, con tutti i suoi atti, temo che non sia un&#8217;occasione adatta. Se dovessi (io) esser presente, mi piacerebbe essere smentito. Vedremo. In ogni caso, per parlare di doveri intellettuali, credo che questi discorsi debbano essere &#8220;metà del tuo pane&#8221;: oppure la tua partizione tra doveri intellettuali e lavorativi mi sfugge del tutto (sei o non sei uno scrittore? Che tu sia un intellettuale è da dimostrare: mi pare che tu perda troppe buone occasioni).<br />
Ciao e grazie,<br />
Ivan</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tonto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/14/la-volpe-e-un-animale-splendido/#comment-9206</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tonto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ah, ho capito. La favola insegna che un conto è la realtà, un conto sono le favole:-)

Aiuto: ma è gravissimo! Don Tiziano, ma è sicuro di star bene?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ah, ho capito. La favola insegna che un conto è la realtà, un conto sono le favole:-)</p>
<p>Aiuto: ma è gravissimo! Don Tiziano, ma è sicuro di star bene?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/14/la-volpe-e-un-animale-splendido/#comment-9205</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Tiziano: un punto di accordo importante, e un altro di disaccordo, per continuare a riflettere. 

Sono pienamente d&#039;accordo su quello che io chiamerei il &quot;riduzionismo&quot; della commedia: trasformare ogni evento in un gioco di meschine e basse passioni; tale riduzionismo è fondamentalmente astorico; non riesce a percepire il progredire oggettivo delle cose; vive nell&#039;idea dell&#039;eterno e immobile dispiegarsi degli istinti. Ne scaturisce una visione profndamento ottusa delle cose.

Sulla funzione, ruolo &quot;spirituale e civile&quot; dello scrittore ecc. Bè, tale ruolo ha appunto &quot;una storia&quot;, e questa storia è controversa. Anche in fase post-illuministica, molti scrittori e artisti, in quanto intellettuali, hanno servito ideologie &quot;poco civili&quot;. Insomma, non è assodato che cosa significhi &quot;ruolo spirituale e civile&quot;. Bisognerebbe una volta definirlo, tirando in ballo un discorso sull&#039;ideologia dominante o sulle ideologie in gioco. (E cio&#039;, lo ridico nuovamente, sarebbe più utile che parlare di letteratura popolare o meno.) Spero di essermi spiegato.

E concordo con Andrea Barbieri. Il ruolo civile dovrebbero svolgerlo tutti, ma a partire dalla loro ideologia determinata (visione del mondo, quado di valori di riferimento, ecc.), non a partire da una &quot;universale&quot; e &quot;astratta&quot; idea di civiltà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Tiziano: un punto di accordo importante, e un altro di disaccordo, per continuare a riflettere. </p>
<p>Sono pienamente d&#8217;accordo su quello che io chiamerei il &#8220;riduzionismo&#8221; della commedia: trasformare ogni evento in un gioco di meschine e basse passioni; tale riduzionismo è fondamentalmente astorico; non riesce a percepire il progredire oggettivo delle cose; vive nell&#8217;idea dell&#8217;eterno e immobile dispiegarsi degli istinti. Ne scaturisce una visione profndamento ottusa delle cose.</p>
<p>Sulla funzione, ruolo &#8220;spirituale e civile&#8221; dello scrittore ecc. Bè, tale ruolo ha appunto &#8220;una storia&#8221;, e questa storia è controversa. Anche in fase post-illuministica, molti scrittori e artisti, in quanto intellettuali, hanno servito ideologie &#8220;poco civili&#8221;. Insomma, non è assodato che cosa significhi &#8220;ruolo spirituale e civile&#8221;. Bisognerebbe una volta definirlo, tirando in ballo un discorso sull&#8217;ideologia dominante o sulle ideologie in gioco. (E cio&#8217;, lo ridico nuovamente, sarebbe più utile che parlare di letteratura popolare o meno.) Spero di essermi spiegato.</p>
<p>E concordo con Andrea Barbieri. Il ruolo civile dovrebbero svolgerlo tutti, ma a partire dalla loro ideologia determinata (visione del mondo, quado di valori di riferimento, ecc.), non a partire da una &#8220;universale&#8221; e &#8220;astratta&#8221; idea di civiltà.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tiziano Scarpa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/14/la-volpe-e-un-animale-splendido/#comment-9204</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Roquentin, abbi pazienza, la vita è quella che è, la gente deve anche lavorare e guadagnarsi il pane, l&#039;incontro sarà il 9 maggio, se ci saranno argomentazioni le metteremo &quot;agli atti&quot; qui su Nazione Indiana. Mi pare, ad ogni modo, che le centinaia di pagine di argomentazioni che ho scritto e pubblicato su Nazione Indiana (accessibili in archivio, direttamente qui, quindi &quot;per forza di cose&quot; assolutamente non &quot;élitarie&quot; nella loro reperibilità) abbiano già affrontato parecchio questi temi. Per me non sarebbe una &quot;lieve&quot; fatica mettermi a scrivere un ulteriore intervento (che dovrebbe essere ahimè e ahivoi lungo, molto lungo), e alcuni hanno già espresso qui cose che condivido e che potrei solo ripetere. 

L&#039;errore di Tonto è cadere nella logica dell&#039;allegoria e della morale, che appartiene alla falsa favola appiccicata addosso alla volpe. La volpe voleva contemplare l&#039;uva, ma qualcuno si inventa che se la volesse mangiare, e che l&#039;avesse disprezzata solo perché non riusciva a raggiungerla. Qualcuno si inventa una favola, dove stravolge i fatti e trasforma un avvenimento in un dispositivo retorico favolistico, in cui ogni cosa deve avere un allegoria e una morale. Le volpi godono di cattiva stampa, ma sono animali splendidi.

Andrea, grazie del tuo intervento, naturalmente il ruolo irrinunciabile è di tutti, e infatti qui dentro per esempio siamo tutti intellettuali, per il fatto che interveniamo liberamente su qualsiasi tema con la forza pura dell&#039;argomentazione. Sai come la penso sui troll, ovvero su chi non si firma e punge o crede di pungere con facili battute (le sue parole sono senza peso, non è disposto a difenderle personalmente), eppure arrivo a dire che anche quelli sono intellettuali: statisticamente, noto che le &quot;fesserie&quot; intellettuali dei troll guarda caso aumentano quando si toccano questi temi, mentre resta tutto pacifico quando si trattano temi che tutti dichiarano essere &quot;più importanti&quot; (per esempio il convegno su giornalismo e verità).
Giuseppe Caliceti è un fantastico scrittore, io mi sono battuto come un leone perché non venisse &quot;marginalizzato&quot; dall&#039;editoria (intendiamoci, è stato pubblicato da case editrici importanti, prestigiose e serie), ma alcuni argomenti &quot;restauratori&quot; dell&#039;editoria han fatto sì che alcuni suoi libri stupendi non sian stati pubblicati da altre case editrici. Gli argomenti che ha espresso recentemente qui su Nazione indiana sono intellettualmente onesti, ma non li condivido. Poi ha fatto delle belle precisazioni, che invece sottoscrivo. Quando si discute, si discutono le frasi, i singoli interventi, mica bisogna fare il processo a tutta la persona. 

Scusate ma ho scritto di fretta, vi saluto, devo lavorare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Roquentin, abbi pazienza, la vita è quella che è, la gente deve anche lavorare e guadagnarsi il pane, l&#8217;incontro sarà il 9 maggio, se ci saranno argomentazioni le metteremo &#8220;agli atti&#8221; qui su Nazione Indiana. Mi pare, ad ogni modo, che le centinaia di pagine di argomentazioni che ho scritto e pubblicato su Nazione Indiana (accessibili in archivio, direttamente qui, quindi &#8220;per forza di cose&#8221; assolutamente non &#8220;élitarie&#8221; nella loro reperibilità) abbiano già affrontato parecchio questi temi. Per me non sarebbe una &#8220;lieve&#8221; fatica mettermi a scrivere un ulteriore intervento (che dovrebbe essere ahimè e ahivoi lungo, molto lungo), e alcuni hanno già espresso qui cose che condivido e che potrei solo ripetere. </p>
<p>L&#8217;errore di Tonto è cadere nella logica dell&#8217;allegoria e della morale, che appartiene alla falsa favola appiccicata addosso alla volpe. La volpe voleva contemplare l&#8217;uva, ma qualcuno si inventa che se la volesse mangiare, e che l&#8217;avesse disprezzata solo perché non riusciva a raggiungerla. Qualcuno si inventa una favola, dove stravolge i fatti e trasforma un avvenimento in un dispositivo retorico favolistico, in cui ogni cosa deve avere un allegoria e una morale. Le volpi godono di cattiva stampa, ma sono animali splendidi.</p>
<p>Andrea, grazie del tuo intervento, naturalmente il ruolo irrinunciabile è di tutti, e infatti qui dentro per esempio siamo tutti intellettuali, per il fatto che interveniamo liberamente su qualsiasi tema con la forza pura dell&#8217;argomentazione. Sai come la penso sui troll, ovvero su chi non si firma e punge o crede di pungere con facili battute (le sue parole sono senza peso, non è disposto a difenderle personalmente), eppure arrivo a dire che anche quelli sono intellettuali: statisticamente, noto che le &#8220;fesserie&#8221; intellettuali dei troll guarda caso aumentano quando si toccano questi temi, mentre resta tutto pacifico quando si trattano temi che tutti dichiarano essere &#8220;più importanti&#8221; (per esempio il convegno su giornalismo e verità).<br />
Giuseppe Caliceti è un fantastico scrittore, io mi sono battuto come un leone perché non venisse &#8220;marginalizzato&#8221; dall&#8217;editoria (intendiamoci, è stato pubblicato da case editrici importanti, prestigiose e serie), ma alcuni argomenti &#8220;restauratori&#8221; dell&#8217;editoria han fatto sì che alcuni suoi libri stupendi non sian stati pubblicati da altre case editrici. Gli argomenti che ha espresso recentemente qui su Nazione indiana sono intellettualmente onesti, ma non li condivido. Poi ha fatto delle belle precisazioni, che invece sottoscrivo. Quando si discute, si discutono le frasi, i singoli interventi, mica bisogna fare il processo a tutta la persona. </p>
<p>Scusate ma ho scritto di fretta, vi saluto, devo lavorare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/14/la-volpe-e-un-animale-splendido/#comment-9203</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1100#comment-9203</guid>

					<description><![CDATA[Tiziano, secondo me il “ruolo spirituale e civile irrinunciabile” è di tutti, non solo degli artisti. Anzi se vogliamo essere realistici spesso gli artisti rinunciano facilmente a quel ruolo. Mentre Aldo Nove, per esempio, con la sua produzione non-fiction mostra proprio come le persone comuni, che non possono non dirsi marginali, difendono quel ruolo.
Poi sempre secondo me le figure di artista, intellettuale, scrittore, scrittrice devono preoccuparsi, proprio per non essere dei restauratori, di fare da sé delle cose che li legittimino, e senza preoccuparsi di fesserie tipo i troll in rete. L’atteggiamento giusto insomma è rispondere alle delegittimazioni con la frase “continueremo a produrre cristalli sempre più puri”.
Poi ancora vorrei che ti rendessi conto che quelli che tu chiami i restauratori in buona fede, contraddicendo Moresco e La Benedetti, difendono Caliceti perché scrive una cosa molto bella e antirestauratoria:
 
“Io agisco, io scrivo, nel mio piccolo, nel mio &quot;locale&quot;, - che qui utilizzo come sinonimo di &quot;marginale&quot;, di &quot;periferia&quot;, di &quot;presunta consapevolezza dei miei limiti spazio-temporali&quot; e anche &quot;intellettuali&quot;. Ma ciò non significa assolutamente, - se nonostante questa mia sensazione io continuo a scrivere, a &quot;agire&quot;, volete che scriva &quot;combattere&quot;? - che il mio &quot;pensiero&quot; non possa essere anche &quot;globale&quot;. E perciò non rinunci affatto al mio &quot;sogno&quot; e a tutta la mia &quot;libertà&quot;. E li coltivi. E li difenda a denti stretti.&quot;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tiziano, secondo me il “ruolo spirituale e civile irrinunciabile” è di tutti, non solo degli artisti. Anzi se vogliamo essere realistici spesso gli artisti rinunciano facilmente a quel ruolo. Mentre Aldo Nove, per esempio, con la sua produzione non-fiction mostra proprio come le persone comuni, che non possono non dirsi marginali, difendono quel ruolo.<br />
Poi sempre secondo me le figure di artista, intellettuale, scrittore, scrittrice devono preoccuparsi, proprio per non essere dei restauratori, di fare da sé delle cose che li legittimino, e senza preoccuparsi di fesserie tipo i troll in rete. L’atteggiamento giusto insomma è rispondere alle delegittimazioni con la frase “continueremo a produrre cristalli sempre più puri”.<br />
Poi ancora vorrei che ti rendessi conto che quelli che tu chiami i restauratori in buona fede, contraddicendo Moresco e La Benedetti, difendono Caliceti perché scrive una cosa molto bella e antirestauratoria:</p>
<p>“Io agisco, io scrivo, nel mio piccolo, nel mio &#8220;locale&#8221;, &#8211; che qui utilizzo come sinonimo di &#8220;marginale&#8221;, di &#8220;periferia&#8221;, di &#8220;presunta consapevolezza dei miei limiti spazio-temporali&#8221; e anche &#8220;intellettuali&#8221;. Ma ciò non significa assolutamente, &#8211; se nonostante questa mia sensazione io continuo a scrivere, a &#8220;agire&#8221;, volete che scriva &#8220;combattere&#8221;? &#8211; che il mio &#8220;pensiero&#8221; non possa essere anche &#8220;globale&#8221;. E perciò non rinunci affatto al mio &#8220;sogno&#8221; e a tutta la mia &#8220;libertà&#8221;. E li coltivi. E li difenda a denti stretti.&#8221;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tonto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/14/la-volpe-e-un-animale-splendido/#comment-9202</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tonto]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1100#comment-9202</guid>

					<description><![CDATA[Scusi, don Tiziano, io sono un po&#039; tonto. Lì per lì la sua parabola mi è sembrata senza capo né coda. Mi dica dove sbaglio: 

1) l&#039;uva risplendente al sole sarebbe la letteratura

2) i piccoli uccelli rapinosi sarebbero gli scrittori arrivati a &quot;cuccarla&quot; (= essere pubblicati?)in virtù delle loro ali 

3) le ali, a loro volta, sarebbero le quattro cose da lei elencate (vocazione, talento, ostinazione, fortuna)
 
4) la volpe che ammira l&#039;uva ma non arriva a gustarla sarebbe l&#039;individuo senza ali [o a cui siano state TARPATE le ali, magari per superiori motivi di restaurazione?]

4) il restauratore è anch&#039;egli uno scrittore, ma di favole. Nel senso di panzane? 

Quello che non capisco, soprattutto, è perché la volpe sia un animale splendido. Perché se volesse potrebbe farsi spuntare le ali? Perché prende atto di non poter arrivare all&#039;uva e si consola con la filosofia (= magari dicendosi: &quot;Vanità, tutto è vanità, compresa la letteratura!&quot;)?

Ma soprattutto: in ogni decennio deve per forza nascere un nuovo Calvino? Non potrebbe darsi che tra gli uccelli rapinosi ci siano - in un certo periodo - più che altro pretensiose cornacchie, desiderose di salire ben più in alto che al semplice livello dei grappoli?

RESTAURAZIONE, poi, vuol dire ripristino di una situazione precedente. Quale, esattamente? 

Dio, come mi sento tonto. Non capisco un cazzo. Le ricordo, però, che una vera favola (= distinta, in senso tecnico, dalla FIABA) si caratterizza per la morale esplicita. Si conclude, cioè, in genere, con un &quot;La favola insegna che... &quot;
Che cosa insegna, esattamente, la sua favola?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusi, don Tiziano, io sono un po&#8217; tonto. Lì per lì la sua parabola mi è sembrata senza capo né coda. Mi dica dove sbaglio: </p>
<p>1) l&#8217;uva risplendente al sole sarebbe la letteratura</p>
<p>2) i piccoli uccelli rapinosi sarebbero gli scrittori arrivati a &#8220;cuccarla&#8221; (= essere pubblicati?)in virtù delle loro ali </p>
<p>3) le ali, a loro volta, sarebbero le quattro cose da lei elencate (vocazione, talento, ostinazione, fortuna)</p>
<p>4) la volpe che ammira l&#8217;uva ma non arriva a gustarla sarebbe l&#8217;individuo senza ali [o a cui siano state TARPATE le ali, magari per superiori motivi di restaurazione?]</p>
<p>4) il restauratore è anch&#8217;egli uno scrittore, ma di favole. Nel senso di panzane? </p>
<p>Quello che non capisco, soprattutto, è perché la volpe sia un animale splendido. Perché se volesse potrebbe farsi spuntare le ali? Perché prende atto di non poter arrivare all&#8217;uva e si consola con la filosofia (= magari dicendosi: &#8220;Vanità, tutto è vanità, compresa la letteratura!&#8221;)?</p>
<p>Ma soprattutto: in ogni decennio deve per forza nascere un nuovo Calvino? Non potrebbe darsi che tra gli uccelli rapinosi ci siano &#8211; in un certo periodo &#8211; più che altro pretensiose cornacchie, desiderose di salire ben più in alto che al semplice livello dei grappoli?</p>
<p>RESTAURAZIONE, poi, vuol dire ripristino di una situazione precedente. Quale, esattamente? </p>
<p>Dio, come mi sento tonto. Non capisco un cazzo. Le ricordo, però, che una vera favola (= distinta, in senso tecnico, dalla FIABA) si caratterizza per la morale esplicita. Si conclude, cioè, in genere, con un &#8220;La favola insegna che&#8230; &#8221;<br />
Che cosa insegna, esattamente, la sua favola?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: roquentin		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/14/la-volpe-e-un-animale-splendido/#comment-9201</link>

		<dc:creator><![CDATA[roquentin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1100#comment-9201</guid>

					<description><![CDATA[Perdona la pratica del quoting, ma è comoda:
&quot;Caro Roquentin, grazie di avermi ricordato che i periodi di restaurazione producono grandi talenti, ma è esattamente quel che diceva Moresco nel suo intervento. &quot;

Esprimere esteriormente la stessa idea ma per motivi radicalmente differenti non è per nulla &quot;dire la stessa cosa&quot; (come insegnerebbe il buon Wittgenstein). Io affermo che i periodi di restaurazione abbiano &quot;prodotto&quot; le migliori menti solo per la mia personale convinzione che il ruolo dell&#039;intellettuale (questo mostro rinnegato dalla nuova retorica) comprende innanzitutto il dovere di vivere a disagio nel proprio tempo: e il disagio è contestazione esplicita attraverso gli atti e l&#039;assunzione di responsabilità, ed è impresa da Don Quixote nella letteratura. Il fallimento, compreso nel prezzo, deve essere evidente e comprensibile. Lo scrittore si procura le emorroidi oggi per  avere in cambio, domani, forse una vaga utopia: ma quella era già il punto di partenza. Va bene, non voglio divagare sul potere della letteratura di cambiare il mondo, né sul sentimento d&#039;impotenza che ha provato e descritto &quot;questo o quello&quot;, quindi vengo al punto. Non mi è per nulla chiaro perché tu non compia la lieve fatica di argomentare qui, anziché in un luogo in cui, per forza di cose, il pubblico sarà una fortunata elite (io vorrei venire, ma dalla volontà alla possibilità c&#039;è un scarto significativo, di solito; &quot;io&quot;, qui, sono solo un esempio). 
Infine, non contestavo l&#039;ovvietà del tuo discorso, la mia frase conteneva una seconda affermazione: il tuo discorso è giusto ma intellettualmente rischioso, perché senza l&#039;argomentazione è troppo &quot;a buon mercato&quot;: perché di fatto si risolve in un &quot;no comment&quot; anticipato che scansa anche le critiche di chi non sia un fannullone (prendi &quot;critica&quot; in senso lato).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perdona la pratica del quoting, ma è comoda:<br />
&#8220;Caro Roquentin, grazie di avermi ricordato che i periodi di restaurazione producono grandi talenti, ma è esattamente quel che diceva Moresco nel suo intervento. &#8221;</p>
<p>Esprimere esteriormente la stessa idea ma per motivi radicalmente differenti non è per nulla &#8220;dire la stessa cosa&#8221; (come insegnerebbe il buon Wittgenstein). Io affermo che i periodi di restaurazione abbiano &#8220;prodotto&#8221; le migliori menti solo per la mia personale convinzione che il ruolo dell&#8217;intellettuale (questo mostro rinnegato dalla nuova retorica) comprende innanzitutto il dovere di vivere a disagio nel proprio tempo: e il disagio è contestazione esplicita attraverso gli atti e l&#8217;assunzione di responsabilità, ed è impresa da Don Quixote nella letteratura. Il fallimento, compreso nel prezzo, deve essere evidente e comprensibile. Lo scrittore si procura le emorroidi oggi per  avere in cambio, domani, forse una vaga utopia: ma quella era già il punto di partenza. Va bene, non voglio divagare sul potere della letteratura di cambiare il mondo, né sul sentimento d&#8217;impotenza che ha provato e descritto &#8220;questo o quello&#8221;, quindi vengo al punto. Non mi è per nulla chiaro perché tu non compia la lieve fatica di argomentare qui, anziché in un luogo in cui, per forza di cose, il pubblico sarà una fortunata elite (io vorrei venire, ma dalla volontà alla possibilità c&#8217;è un scarto significativo, di solito; &#8220;io&#8221;, qui, sono solo un esempio).<br />
Infine, non contestavo l&#8217;ovvietà del tuo discorso, la mia frase conteneva una seconda affermazione: il tuo discorso è giusto ma intellettualmente rischioso, perché senza l&#8217;argomentazione è troppo &#8220;a buon mercato&#8221;: perché di fatto si risolve in un &#8220;no comment&#8221; anticipato che scansa anche le critiche di chi non sia un fannullone (prendi &#8220;critica&#8221; in senso lato).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Tiziano Scarpa		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/14/la-volpe-e-un-animale-splendido/#comment-9200</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tiziano Scarpa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1100#comment-9200</guid>

					<description><![CDATA[Caro Roquentin, grazie di avermi ricordato che i periodi di restaurazione producono grandi talenti, ma è esattamente quel che diceva Moresco nel suo intervento. 

Sul fatto che io non abbia argomentato molto, hai ragione: del resto l&#039;ho ben messo in rilievo io stesso (dicendo che mi sarei &quot;limitato&quot; qui a una sola riflessione); mi riservo di pensarci ancora, l&#039;incontro si svolgerà il 9 maggio, se avrò qualcosa di interessante da argomentare, lo farò allora. 

Sono felice che il mio discorso sulla delegittimazione ti risulti &quot;ovvio&quot;: ma nonostante sia ovvio, questa retorica della delegittimazione è in atto, non si legge altro in questi giorni sui commenti di Nazione Indiana e costantemente su altri siti culturali (e spesso anche sui giornali) che questa strategia argomentativa, questa retorica della delegittimazione. Scusa il paragone esageratissimo (a puro scopo esplicativo): sarà anche ovvio, per molti, schierarsi contro la pena di morte, ma nonostante questa ovvietà in molti stati la si pratica eccome.

Abbiamo organizzato un incontro su &quot;Giornalismio e verità&quot; dove abbiamo chiamato giornalisti di inchiesta che rischiano di persona, sul campo, a parlarci di poteri forti, di falsificazioni informative, di temi scottanti per la giustizia, per la convivenza sociale, per la sopravvivenza della nostra specie. Questioni fortissime, che avrebbero dovuto indignare e mobilitare (in positivo), e infatti hanno indignato e mobilitato. Ma nulla in confronto all&#039;eruzione (negativa, secondo il mio &quot;ovvio&quot; punto di vista) di retorica delegittimativa che è venuta fuori dopo che qualcuno (Antonio Moresco) ha toccato un campo, quello della cultura, dell&#039;editoria, del lavoro culturale, che tocca tutti noi che in modi diversi ci siamo implicati o ne vorremmo far parte o ne usufruiamo con ruoli, professioni, coinvolgimenti vari. Come mai? Evidentemente Moresco ha toccato un punto vivo, vivissimo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Roquentin, grazie di avermi ricordato che i periodi di restaurazione producono grandi talenti, ma è esattamente quel che diceva Moresco nel suo intervento. </p>
<p>Sul fatto che io non abbia argomentato molto, hai ragione: del resto l&#8217;ho ben messo in rilievo io stesso (dicendo che mi sarei &#8220;limitato&#8221; qui a una sola riflessione); mi riservo di pensarci ancora, l&#8217;incontro si svolgerà il 9 maggio, se avrò qualcosa di interessante da argomentare, lo farò allora. </p>
<p>Sono felice che il mio discorso sulla delegittimazione ti risulti &#8220;ovvio&#8221;: ma nonostante sia ovvio, questa retorica della delegittimazione è in atto, non si legge altro in questi giorni sui commenti di Nazione Indiana e costantemente su altri siti culturali (e spesso anche sui giornali) che questa strategia argomentativa, questa retorica della delegittimazione. Scusa il paragone esageratissimo (a puro scopo esplicativo): sarà anche ovvio, per molti, schierarsi contro la pena di morte, ma nonostante questa ovvietà in molti stati la si pratica eccome.</p>
<p>Abbiamo organizzato un incontro su &#8220;Giornalismio e verità&#8221; dove abbiamo chiamato giornalisti di inchiesta che rischiano di persona, sul campo, a parlarci di poteri forti, di falsificazioni informative, di temi scottanti per la giustizia, per la convivenza sociale, per la sopravvivenza della nostra specie. Questioni fortissime, che avrebbero dovuto indignare e mobilitare (in positivo), e infatti hanno indignato e mobilitato. Ma nulla in confronto all&#8217;eruzione (negativa, secondo il mio &#8220;ovvio&#8221; punto di vista) di retorica delegittimativa che è venuta fuori dopo che qualcuno (Antonio Moresco) ha toccato un campo, quello della cultura, dell&#8217;editoria, del lavoro culturale, che tocca tutti noi che in modi diversi ci siamo implicati o ne vorremmo far parte o ne usufruiamo con ruoli, professioni, coinvolgimenti vari. Come mai? Evidentemente Moresco ha toccato un punto vivo, vivissimo.</p>
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