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	Commenti a: Capirci qualcosa	</title>
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		Di: livio borriello		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[livio borriello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[solo tre brevissime note sul romanzo. 1) il problema non è se sia morto, ma se sia l&#039;unico vivente, come pensano gli editori e non solo loro 2) ogni narrazione è romanzo? ma una cosa è la rappresentazione, altra la frottola, in cui rientra infine il romanzo 3) è innegabile che i linguaggi iconici hanno una maggior potenza rappresentativa: meglio dunque sfruttare lo specifico della scrittura, la sua capacità di negazione e duplicazione, e conseguentemente di astrazione, piuttosto che ostinarsi a rappresentare flosciamente ciò che sarà davvero rappresentato dal cinema]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>solo tre brevissime note sul romanzo. 1) il problema non è se sia morto, ma se sia l&#8217;unico vivente, come pensano gli editori e non solo loro 2) ogni narrazione è romanzo? ma una cosa è la rappresentazione, altra la frottola, in cui rientra infine il romanzo 3) è innegabile che i linguaggi iconici hanno una maggior potenza rappresentativa: meglio dunque sfruttare lo specifico della scrittura, la sua capacità di negazione e duplicazione, e conseguentemente di astrazione, piuttosto che ostinarsi a rappresentare flosciamente ciò che sarà davvero rappresentato dal cinema</p>
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		Di: andrea barbieri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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		Di: Massimiliano Governi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimiliano Governi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nooo! Il dibattito nooo!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nooo! Il dibattito nooo!</p>
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		<title>
		Di: andrea barbieri		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Off topic, ecco l&#039;orario dell&#039;incontro di Nazione Indiana alla Fiera del libro, secondo le informazioni del sito della Fiera:
Lunedì 9 maggio
Ore 16:30
Sala Rossa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Off topic, ecco l&#8217;orario dell&#8217;incontro di Nazione Indiana alla Fiera del libro, secondo le informazioni del sito della Fiera:<br />
Lunedì 9 maggio<br />
Ore 16:30<br />
Sala Rossa</p>
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		Di: elio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[elio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gli scrittori di Nazione Indiana, ed in generale gli scrittori che si affacciano su Internet (io penso che quelli davvero &quot;sazi&quot; non lo facciano) sembrano sinceramente convinti che il cosiddetto &quot;lettore&quot; avrebbe tutto da guadagnarci a leggere loro, invece che i prodotti &quot;appiattiti&quot; dell&#039;industria culturale. Essi prendono per implicite delle assunzioni in realtà piuttosto forti, come quella di fare della letteratura &quot;alta&quot;, una letteratura cioé che oltre a divertire saprebbe trasformare il lettore da &quot;pollo in batteria&quot; in qualcosa di indefinito, ma indubbiamente migliore. 
Se le cose stessero davvero in questi termini, bisognerebbe davvero immaginare il mondo come opera di un demiurgo incapace (o burlone) o per lo meno l&#039;azione sotterranea di qualche diabolico &quot;grande vecchio&quot;. 
Ma come? Io ti offro le delizie dello &quot;slow food&quot; e tu mi preferisci le porcherie del &quot;McDonald&quot;? 
Visitando blog e siti, ci si accorge che in effetti il pubblico &quot;non lettore&quot;, o lettore d&#039;altri, è per lo più odiato, disprezzato, sbeffeggiato, o tutt&#039;al più &quot;compatito&quot;, dagli aspiranti autori. E qui non c&#039;è proprio nulla di nuovo, il &quot;double-bind&quot; schizofrenico tra l&#039; &quot;artista&quot; ed il suo &quot;pubblico&quot; è già stato sviscerato in mille geniali maniere, però in genere - prima del &quot;postmoderno&quot; - si poteva forse accettare con maggiore serenità l&#039;eventualità di lavorare per una gloria postuma (in fondo non c&#039;era la TV a farti schiattare continuamente di invidia) e dunque si riusciva ad &quot;elaborare&quot; relativamente &quot;in pace&quot;, con eccezionali benefici sulla qualità del risultato finale. 
Ora questo &quot;doppio vincolo&quot;, lungi dal dipanarsi sembra invece esacerbarsi: quelle attitudini ed urgenze che potrebbero trasportare una certa quota di &quot;lettori in batteria&quot; dentro l&#039;orbita di questi nuovi scrittori (diciamo così, un po&#039; più &quot;complicati&quot; ed &quot;autentici&quot; degli altri) sono, ahimé, le stesse che possono innescare in loro quel &quot;lavoro sull&#039;Io&quot; (terribilmente autogratificante) che li renderà a loro volta dei potenziali scrittori, piuttosto che attenti ed amorevoli lettori. Quindi magari utilizzeranno il tempo (sempre scarso) a loro disposizione per leggere saggi, o le sole opere letterarie che trovino un &quot;senso strategico&quot; entro i loro piani di autoaffermazione. In fondo Harold Bloom ha ben descritto, nel suo &quot;canone occidentale&quot;, quanto poco gli &quot;autori forti&quot; si interessino di quel che fanno i colleghi - fatta eccezione per quei pochi capaci d&#039;imporre loro un&#039;ansia da influenza. 
E&#039; sembre molto brutto vedere qualcuno impegnarsi nel rimuovere la scala dalla quale egli stesso è salito: questi processi germinali - che trovano la propria espressione visibile nei blog - non vanno sbeffeggiati ma capiti, anche quando le dinamiche generali sembrano andare a discapito di certe &quot;tenere&quot; speranze, comprensibilissime ma arbitrarie, per le quali sembra allora rimanere aperta una sola via: quella di lasciare i &quot;polli&quot; nella loro &quot;batteria&quot; ed acquisire piuttosto il controllo dell&#039;allevamento. Impegnandosi cioé soltanto a variare la dieta dei poveri polli, a renderla un pochino più equilibrata, ma non certo a liberarli.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli scrittori di Nazione Indiana, ed in generale gli scrittori che si affacciano su Internet (io penso che quelli davvero &#8220;sazi&#8221; non lo facciano) sembrano sinceramente convinti che il cosiddetto &#8220;lettore&#8221; avrebbe tutto da guadagnarci a leggere loro, invece che i prodotti &#8220;appiattiti&#8221; dell&#8217;industria culturale. Essi prendono per implicite delle assunzioni in realtà piuttosto forti, come quella di fare della letteratura &#8220;alta&#8221;, una letteratura cioé che oltre a divertire saprebbe trasformare il lettore da &#8220;pollo in batteria&#8221; in qualcosa di indefinito, ma indubbiamente migliore.<br />
Se le cose stessero davvero in questi termini, bisognerebbe davvero immaginare il mondo come opera di un demiurgo incapace (o burlone) o per lo meno l&#8217;azione sotterranea di qualche diabolico &#8220;grande vecchio&#8221;.<br />
Ma come? Io ti offro le delizie dello &#8220;slow food&#8221; e tu mi preferisci le porcherie del &#8220;McDonald&#8221;?<br />
Visitando blog e siti, ci si accorge che in effetti il pubblico &#8220;non lettore&#8221;, o lettore d&#8217;altri, è per lo più odiato, disprezzato, sbeffeggiato, o tutt&#8217;al più &#8220;compatito&#8221;, dagli aspiranti autori. E qui non c&#8217;è proprio nulla di nuovo, il &#8220;double-bind&#8221; schizofrenico tra l&#8217; &#8220;artista&#8221; ed il suo &#8220;pubblico&#8221; è già stato sviscerato in mille geniali maniere, però in genere &#8211; prima del &#8220;postmoderno&#8221; &#8211; si poteva forse accettare con maggiore serenità l&#8217;eventualità di lavorare per una gloria postuma (in fondo non c&#8217;era la TV a farti schiattare continuamente di invidia) e dunque si riusciva ad &#8220;elaborare&#8221; relativamente &#8220;in pace&#8221;, con eccezionali benefici sulla qualità del risultato finale.<br />
Ora questo &#8220;doppio vincolo&#8221;, lungi dal dipanarsi sembra invece esacerbarsi: quelle attitudini ed urgenze che potrebbero trasportare una certa quota di &#8220;lettori in batteria&#8221; dentro l&#8217;orbita di questi nuovi scrittori (diciamo così, un po&#8217; più &#8220;complicati&#8221; ed &#8220;autentici&#8221; degli altri) sono, ahimé, le stesse che possono innescare in loro quel &#8220;lavoro sull&#8217;Io&#8221; (terribilmente autogratificante) che li renderà a loro volta dei potenziali scrittori, piuttosto che attenti ed amorevoli lettori. Quindi magari utilizzeranno il tempo (sempre scarso) a loro disposizione per leggere saggi, o le sole opere letterarie che trovino un &#8220;senso strategico&#8221; entro i loro piani di autoaffermazione. In fondo Harold Bloom ha ben descritto, nel suo &#8220;canone occidentale&#8221;, quanto poco gli &#8220;autori forti&#8221; si interessino di quel che fanno i colleghi &#8211; fatta eccezione per quei pochi capaci d&#8217;imporre loro un&#8217;ansia da influenza.<br />
E&#8217; sembre molto brutto vedere qualcuno impegnarsi nel rimuovere la scala dalla quale egli stesso è salito: questi processi germinali &#8211; che trovano la propria espressione visibile nei blog &#8211; non vanno sbeffeggiati ma capiti, anche quando le dinamiche generali sembrano andare a discapito di certe &#8220;tenere&#8221; speranze, comprensibilissime ma arbitrarie, per le quali sembra allora rimanere aperta una sola via: quella di lasciare i &#8220;polli&#8221; nella loro &#8220;batteria&#8221; ed acquisire piuttosto il controllo dell&#8217;allevamento. Impegnandosi cioé soltanto a variare la dieta dei poveri polli, a renderla un pochino più equilibrata, ma non certo a liberarli.</p>
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		<title>
		Di: monica		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/18/capirci-qualcosa/#comment-9476</link>

		<dc:creator><![CDATA[monica]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[richiesta fuori tema: vorrei poter stampare tutti gli interventi CON i relativi commenti, per leggerli con calma e in modo tradizionale. al momento, però, è un&#039;operazione che richiede, per me, troppo tempo. 
oltre a seguire eventualmente il suggerimento di Giulio di rendere accessibili i commenti dalla homepage senza dover passare per gli archivi, che ne dite di creare una versione stampabile dei testi (non so come si fa, però spesso in internet si trova la voce &quot;per la stampa&quot; o qualcosa di simile). grazie
monica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>richiesta fuori tema: vorrei poter stampare tutti gli interventi CON i relativi commenti, per leggerli con calma e in modo tradizionale. al momento, però, è un&#8217;operazione che richiede, per me, troppo tempo.<br />
oltre a seguire eventualmente il suggerimento di Giulio di rendere accessibili i commenti dalla homepage senza dover passare per gli archivi, che ne dite di creare una versione stampabile dei testi (non so come si fa, però spesso in internet si trova la voce &#8220;per la stampa&#8221; o qualcosa di simile). grazie<br />
monica</p>
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		<item>
		<title>
		Di: r.c.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/18/capirci-qualcosa/#comment-9475</link>

		<dc:creator><![CDATA[r.c.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Anch&#039;io faccio fatica a raccapezzarmi, soprattutto perché non capisco le suddivisioni in griglie, in settori e generi. Mi capita anche con il cinema. Mi sembrano spesso schematismi buoni per una visione sociologica (o un esercizio da svolgere in quella palestra fatta di quadrati semiotici... ah Greimas!). 
Per quanto riguarda i rapporti con il cinema, due notazioni: 1) la grande lezione di sguardo di molta letteratura americana degli anni &#039;40; Faulkner, Dos Passos - appunto - non scrivono sceneggiature (anche se F. lavora a Hollywood, con Hawks tra gli altri), ma costruiscono testi che somigliano a sequenze letterarie, organizzandole come fossero inquadrature e movimenti di macchina (le ellissi di F. sono così ardite che solo pochi cineasti hanno saputo fare tanto: Bresson di certo, oggi mi viene in mente certo cinema orientale, e Claire Denis: il suo ultimo film che immagino non arriverà mai in Italia, L&#039;intrus - tratto da un testo di J.L. Nancy e debitore dello Stevenson di Nei mari del sud - è così ellittico, che davvero ci si perde... ma è ellittico perché come in F. c&#039;è un segreto, un cuore di tenebra da nascondere e celare). 2) L&#039;altro problema - dici tu - è che si scrivono spesso libri che sono sceneggiature pronte. Vero. Il vero tragico problema è che restano tali anche sullo schermo: sceneggiature appiccicate allo schermo. Ma un film è ciò che non si può raccontare! Altrimenti è letteratura. Cattiva letteratura è ciò che restano questi brutti film, spesso italiani.

Per quanto riguarda le lettere aperte o chiuse, preferisco quelle &quot;non d&#039;amore&quot; di Sklovskij:

&quot;Ti è stato difficile vagare per la steppa e fare prima il soldato, poi la guardia notturna per dei magazzini, ed infine, semiprigioniero, partecipare a Char&#039;kov ad una rumorosa esibizione di immaginisti.
Perdonaci per te e per gli altri che uccideremo. 
Per il fatto che ci riscaldiamo presso fuochi altrui.
Lo stato non risponde della morte violenta degli uomini; al tempo di Cristo non capiva l&#039;aramaico e, in genere, non capisce mai la lingua umana.
I soldati romani, che inchiodavano le mani di Cristo, non sono più colpevoli dei chiodi.
Eppure, per chi è crocifisso, è molto doloroso.
Un tempo si pensava che Chlebnikov non si rendesse conto di come viveva, che non vedesse come le maniche della sua camicia fossero strappate fino alle spalle, che la rete del letto non era coperta dal materasso, che i manoscritti, con i quali riempiva la federa, andavano persi. Eppure, prima di morire, si è ricordato dei suoi manoscritti. 
E&#039; morto in modo orribile. Di setticemia.
Hanno circondato il suo letto di fiori.
Nelle vicinanze non c&#039;era un medico, c&#039;era solo una dottoressa, ma da una donna non si fece avvicinare.
Ricordo il passato.
Accadde a Kuokkala, era già autunno, quando le notti sono buie.
In inverno, avevo incontrato Chlebnikov a casa di un architetto.
Una casa ricca, i mobili di betulla di Carelia, il padrone pallido, con la barba scura, intelligente. Aveva delle figlie.
Qui veniva Chlebnikov. Il padrone leggeva i suoi versi e li capiva. Chlebnikov era simile a un uccello malato, scontento che lo si guardasse.
Simile a tale uccello, stava seduto, con le ali abbassate, in un vecchio soprabito e osservava la figlia del padrone.
Le portava dei fiori e le leggeva le sue opere.
Le ha ripudiate tutte, tranne Il Dio delle Vergini.
Chiedeva a lei come scrivere.&quot;

Chissà se Chlebnikov sapeva dove stava andando la letteratura...
(Dedico queste righe a tutti i restauratori: o presunti tali)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anch&#8217;io faccio fatica a raccapezzarmi, soprattutto perché non capisco le suddivisioni in griglie, in settori e generi. Mi capita anche con il cinema. Mi sembrano spesso schematismi buoni per una visione sociologica (o un esercizio da svolgere in quella palestra fatta di quadrati semiotici&#8230; ah Greimas!).<br />
Per quanto riguarda i rapporti con il cinema, due notazioni: 1) la grande lezione di sguardo di molta letteratura americana degli anni &#8217;40; Faulkner, Dos Passos &#8211; appunto &#8211; non scrivono sceneggiature (anche se F. lavora a Hollywood, con Hawks tra gli altri), ma costruiscono testi che somigliano a sequenze letterarie, organizzandole come fossero inquadrature e movimenti di macchina (le ellissi di F. sono così ardite che solo pochi cineasti hanno saputo fare tanto: Bresson di certo, oggi mi viene in mente certo cinema orientale, e Claire Denis: il suo ultimo film che immagino non arriverà mai in Italia, L&#8217;intrus &#8211; tratto da un testo di J.L. Nancy e debitore dello Stevenson di Nei mari del sud &#8211; è così ellittico, che davvero ci si perde&#8230; ma è ellittico perché come in F. c&#8217;è un segreto, un cuore di tenebra da nascondere e celare). 2) L&#8217;altro problema &#8211; dici tu &#8211; è che si scrivono spesso libri che sono sceneggiature pronte. Vero. Il vero tragico problema è che restano tali anche sullo schermo: sceneggiature appiccicate allo schermo. Ma un film è ciò che non si può raccontare! Altrimenti è letteratura. Cattiva letteratura è ciò che restano questi brutti film, spesso italiani.</p>
<p>Per quanto riguarda le lettere aperte o chiuse, preferisco quelle &#8220;non d&#8217;amore&#8221; di Sklovskij:</p>
<p>&#8220;Ti è stato difficile vagare per la steppa e fare prima il soldato, poi la guardia notturna per dei magazzini, ed infine, semiprigioniero, partecipare a Char&#8217;kov ad una rumorosa esibizione di immaginisti.<br />
Perdonaci per te e per gli altri che uccideremo.<br />
Per il fatto che ci riscaldiamo presso fuochi altrui.<br />
Lo stato non risponde della morte violenta degli uomini; al tempo di Cristo non capiva l&#8217;aramaico e, in genere, non capisce mai la lingua umana.<br />
I soldati romani, che inchiodavano le mani di Cristo, non sono più colpevoli dei chiodi.<br />
Eppure, per chi è crocifisso, è molto doloroso.<br />
Un tempo si pensava che Chlebnikov non si rendesse conto di come viveva, che non vedesse come le maniche della sua camicia fossero strappate fino alle spalle, che la rete del letto non era coperta dal materasso, che i manoscritti, con i quali riempiva la federa, andavano persi. Eppure, prima di morire, si è ricordato dei suoi manoscritti.<br />
E&#8217; morto in modo orribile. Di setticemia.<br />
Hanno circondato il suo letto di fiori.<br />
Nelle vicinanze non c&#8217;era un medico, c&#8217;era solo una dottoressa, ma da una donna non si fece avvicinare.<br />
Ricordo il passato.<br />
Accadde a Kuokkala, era già autunno, quando le notti sono buie.<br />
In inverno, avevo incontrato Chlebnikov a casa di un architetto.<br />
Una casa ricca, i mobili di betulla di Carelia, il padrone pallido, con la barba scura, intelligente. Aveva delle figlie.<br />
Qui veniva Chlebnikov. Il padrone leggeva i suoi versi e li capiva. Chlebnikov era simile a un uccello malato, scontento che lo si guardasse.<br />
Simile a tale uccello, stava seduto, con le ali abbassate, in un vecchio soprabito e osservava la figlia del padrone.<br />
Le portava dei fiori e le leggeva le sue opere.<br />
Le ha ripudiate tutte, tranne Il Dio delle Vergini.<br />
Chiedeva a lei come scrivere.&#8221;</p>
<p>Chissà se Chlebnikov sapeva dove stava andando la letteratura&#8230;<br />
(Dedico queste righe a tutti i restauratori: o presunti tali)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: paola		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/18/capirci-qualcosa/#comment-9474</link>

		<dc:creator><![CDATA[paola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro franz, anche io in un commento a mozzi, giorni fa ho scritto &quot;vorrei far notare che in questa discussione è completamente assente non dico in carne ossa ma anche in specie ideale il destinatario di questa richiesta, aspirazione, lotta per la centralità. e cioè il lettore. ma questa centralità, in fondo, a vantaggio di chi dovrebbe essere?  a vantaggio di noi lettori (mi ci metto di gran carriera, perché prima che lavoratrice del libro io mi sento lettrice tout-court) o per &quot;voi&quot; letterati, scrittori, critici ecc. perché se la risposta è la seconda, accidenti ho solo perso del gran tempo...&quot; ottenendo la seguente risposta di scarpa &quot;Cara Paola, non mi sembra affatto che il lettore sia assente. Antonio Moresco ha fatto la sua analisi (o, come dice Giulio, la sua profezia) sulla restaurazione anche come lettore, anche come consumatore o acquirente di un&#039;offerta culturale. E a questa discussione stanno partecipando anche non pochi lettori, mi pare (...)Se poi mi stai dicendo che i contributi dei lettori non sono in home page, be&#039;, la rete ormai ha libero accesso, bastano pochi minuti per aprire un blog e venire qui a segnalare con un link o la trascrizione di un indirizzo http con un intervento. Posted by Tiziano Scarpa at 14.04.05 18:04&quot; Ora se perfino scarèpa - che essendo la persona più pacata dovrebbe essere anche quella più in grado di &quot;capire&quot; e insomma, almeno rispondere a tono, ecco io mi scoraggio. comunque grazie di questo intervento]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro franz, anche io in un commento a mozzi, giorni fa ho scritto &#8220;vorrei far notare che in questa discussione è completamente assente non dico in carne ossa ma anche in specie ideale il destinatario di questa richiesta, aspirazione, lotta per la centralità. e cioè il lettore. ma questa centralità, in fondo, a vantaggio di chi dovrebbe essere?  a vantaggio di noi lettori (mi ci metto di gran carriera, perché prima che lavoratrice del libro io mi sento lettrice tout-court) o per &#8220;voi&#8221; letterati, scrittori, critici ecc. perché se la risposta è la seconda, accidenti ho solo perso del gran tempo&#8230;&#8221; ottenendo la seguente risposta di scarpa &#8220;Cara Paola, non mi sembra affatto che il lettore sia assente. Antonio Moresco ha fatto la sua analisi (o, come dice Giulio, la sua profezia) sulla restaurazione anche come lettore, anche come consumatore o acquirente di un&#8217;offerta culturale. E a questa discussione stanno partecipando anche non pochi lettori, mi pare (&#8230;)Se poi mi stai dicendo che i contributi dei lettori non sono in home page, be&#8217;, la rete ormai ha libero accesso, bastano pochi minuti per aprire un blog e venire qui a segnalare con un link o la trascrizione di un indirizzo http con un intervento. Posted by Tiziano Scarpa at 14.04.05 18:04&#8221; Ora se perfino scarèpa &#8211; che essendo la persona più pacata dovrebbe essere anche quella più in grado di &#8220;capire&#8221; e insomma, almeno rispondere a tono, ecco io mi scoraggio. comunque grazie di questo intervento</p>
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		<item>
		<title>
		Di: emmina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/04/18/capirci-qualcosa/#comment-9473</link>

		<dc:creator><![CDATA[emmina]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Franz Krauspenhaar ha ragione a temere che in realtà l&#039;agognata rivoluzione potrebbe non essere ancora avvenuta. Perché parte dalla restaurazione, definendola controspinta. Io non ho mai avuto sentore di una rivoluzione precedente. Però se penso al termine restaurazione lo interpreto NON come una reazione negativa a qualcosa, ma come un &quot;agire per mantenere e peggiorare&quot; una situazione già esistente, quella della noia della superficialità della banalità della trendytudine dell&#039;appiattimento del bestselleraggio casuale. Insomma un percorso, un crescendo voluto di pecoritudine. La vera reazione è quella che sta piano piano nascendo, quella rivoluzionaria, che vuole scavare da fuori e da dentro e cambiare le cose. E questo dibattito che cresce, si inciccionisce e distende sempre più braccia mi fa sperare che un bel giorno abbracci tanti, tanti lettori (me compresa) e li strappi alla mollezza. La rivoluzione? Forse è già partita. Anche io vedo questo &quot;insieme d&#039;intenti&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Franz Krauspenhaar ha ragione a temere che in realtà l&#8217;agognata rivoluzione potrebbe non essere ancora avvenuta. Perché parte dalla restaurazione, definendola controspinta. Io non ho mai avuto sentore di una rivoluzione precedente. Però se penso al termine restaurazione lo interpreto NON come una reazione negativa a qualcosa, ma come un &#8220;agire per mantenere e peggiorare&#8221; una situazione già esistente, quella della noia della superficialità della banalità della trendytudine dell&#8217;appiattimento del bestselleraggio casuale. Insomma un percorso, un crescendo voluto di pecoritudine. La vera reazione è quella che sta piano piano nascendo, quella rivoluzionaria, che vuole scavare da fuori e da dentro e cambiare le cose. E questo dibattito che cresce, si inciccionisce e distende sempre più braccia mi fa sperare che un bel giorno abbracci tanti, tanti lettori (me compresa) e li strappi alla mollezza. La rivoluzione? Forse è già partita. Anche io vedo questo &#8220;insieme d&#8217;intenti&#8221;.</p>
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		Di: resti		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[resti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come lettrice mi piacerebbe vedere raccolto questo dibattito in un unico testo (anzi, in un unico corpo). Perché riesco a cogliere molti punti di unione, nonostante le differenti tensioni (e soluzioni ipotetiche avanzate). 
Dopodiché, come qualcuno ha riportato (su proposta di nonricordopiùchi), sta agli autori (e agli editori stessi, agli editori &quot;un po&#039; indiani&quot; in primis) impegnarsi nel mantenere vivo e propositivo questo confronto-scontro, nel farlo conoscere a un pubblico più vasto possibile e nel farlo fruttare. Continuando a scrivere, certo, ma con una sorta di &quot;base&quot; (o di &quot;insieme d&#039;intenti&quot;) comune, a prescindere dalle peculiarità di ciascuno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come lettrice mi piacerebbe vedere raccolto questo dibattito in un unico testo (anzi, in un unico corpo). Perché riesco a cogliere molti punti di unione, nonostante le differenti tensioni (e soluzioni ipotetiche avanzate).<br />
Dopodiché, come qualcuno ha riportato (su proposta di nonricordopiùchi), sta agli autori (e agli editori stessi, agli editori &#8220;un po&#8217; indiani&#8221; in primis) impegnarsi nel mantenere vivo e propositivo questo confronto-scontro, nel farlo conoscere a un pubblico più vasto possibile e nel farlo fruttare. Continuando a scrivere, certo, ma con una sorta di &#8220;base&#8221; (o di &#8220;insieme d&#8217;intenti&#8221;) comune, a prescindere dalle peculiarità di ciascuno.</p>
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