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	Commenti a: Tutto su sua nonna e molto altro	</title>
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		Di: Sexy		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sexy]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Oct 2006 13:47:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Hei! luogo che interessante avete fatto, ben cotto![URL]http://www.sexy.sollazzo.org[/URL]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hei! luogo che interessante avete fatto, ben cotto![URL]http://www.sexy.sollazzo.org[/URL]</p>
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		Di: Roberto		</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Concordo con Diego.
Tra l&#039;altro è stato tirato in ballo, non ho ben capito a che proposito, anche Antonio Moresco.
Comunque si trova un resoconto dettagliato della triste vicenda su questo blog: http://tunga.splinder.com/]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con Diego.<br />
Tra l&#8217;altro è stato tirato in ballo, non ho ben capito a che proposito, anche Antonio Moresco.<br />
Comunque si trova un resoconto dettagliato della triste vicenda su questo blog: <a href="http://tunga.splinder.com/" rel="nofollow ugc">http://tunga.splinder.com/</a></p>
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		Di: diego		</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[questo &quot;Off Topic&quot; meriterebbe spazio più visibile  fuori dai commenti. 
qualche indiano che batte un colpo...?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>questo &#8220;Off Topic&#8221; meriterebbe spazio più visibile  fuori dai commenti.<br />
qualche indiano che batte un colpo&#8230;?</p>
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		Di: Roy		</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Forse adesso Indignato, campione nell&#039;arrampicatura degli specchi, ci dirà che le cose vissute da Elos erano già state vissute dalla Mazzucato molto tempo prima e chiamerà a testimonianza qualche medium...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse adesso Indignato, campione nell&#8217;arrampicatura degli specchi, ci dirà che le cose vissute da Elos erano già state vissute dalla Mazzucato molto tempo prima e chiamerà a testimonianza qualche medium&#8230;</p>
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		Di: mariasole (elos)		</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Guarda, sulle date, ci si appelli anche a splinder. Non prendiamoci per il culo, per favore. Da raz c&#039;è una parte, poi c&#039;è molto di più -a chi vuole posso anche inviarlo- E credo che quando si parla di un &quot;signor cochi bruni&quot;(marco) che è il mio più caro amico e di &quot;un vecchietto dal naso rosso che rastrellava le foglie in psichiatria&quot;, e &quot;di una donna (chiara) che mi diceva ti sarò sorella e amante solo un po&#039;&quot;-bè, mi spiace tanto, ma quella è la vita mia. E se vuoi ti do&#039; gli indirzzi delle persone che in quei miei stralci di vita compaiono attraverso l&#039;inchiostro.E --per quanto mi riguarda- nellla clinica a vicenza io, la mazzuccato, non l&#039;ho mai vista.
ora credo che sul fatto si sia anche detto troppo. Io faccio presto a chiudere les miroirs, se si crede davvero che tutto questo nasca da un&#039;ansia mia di protagonismo -a prova che di questo me ne frega assai poco. E non solo c&#039;è chi può dire di aver letto da me quelle parole molto prima, ma c&#039;è chi le ha lette e sentite dalla mia voce molto, molto molto prima. 
Di plagi, accuse, querele a me non frega nulla. 
A me frega che Mariasole sia rispettata, non l&#039;elos-che-scrive. 
E se c&#039;è chi questo non l&#039;ha capito, è affar suo. L&#039;unico periodo in cui non ho letto il blog della mazzuccato è quando, guarda caso, avevo chiuso il mio perchè stavo in condizioni pietose e son finita in posticini che sapevano di marcio.

magari! però, il marcio si trovasse solo tra le mura di una casa di cura, di una casa del culo.Il marcio trabocca un po&#039; ovunque.Io personalmente vorrei prenderne le distanze.Ma se si vuol giocare pulito in questo gioco sporco, allora si contatti Splinder - che i diritti &quot;d&#039;autore&quot; è a &quot;lui&quot; che vengono affidati. Si chiedano davvero le date. E ci si attenga al vero,almeno qui dentro.

Ora copio-incollo il resto. E giudichi chiunque.

La Mazzuccato scrive su smagliature:
FUORI GIOCANO

Ho  bisogno di un pugno allo sterno, la testa alla testa collegata, non rammollita, come una bambola di pezza senza dita, ho bisogno di osservare. (vorrei anche mangiare, scopare, carezzare ma non posso. Non riesco. Mi prende un miraggio mi uccide in un raggio la speranza di una vita normale non diseguale a zig zag rovinata slabbrata) 
Sto sfiorando il precipizio, è diventato un vizio, mi ci sporgo e strappo il fiocco, mi ci infilo e poi ritraggo. Ma sarà per poco Signori, e non mi contengo come l&#039;infanzia si appresta a trattenere - prima della vescica - il desiderio. Io sono bambina gambe nere, io ho ucciso il bambino allargando le gambe dopo troppo vino senza conoscere il destino.
Come posso aspettare, il Tempo, che è morto durante quell&#039;aborto?
Cosa posso aspettare se ritengo il mio corpo indegno, di carezza, scopare, osservare e anche di mangiare? (sono scheletro di legno)
Non riesco, non posso uscire, non è un tranello, non è un Edipo, ma una richiesta d&#039;aiuto: ho male alla vita che rimane, alle pupille strette e strane. Ho perso, sono sconfitta.
Fuori giocano. Certo d&#039;apparenza ed è cornice da sfregiare, ma tutto il loro movimento mette in angolo il mio, ho una stasi sopra l&#039;ugola e il basso ventre senza via. Li guardo.
Ho perso la corsa. Lo slancio, l&#039;entusiasmo, la pienezza. Ho perso l&#039;interezza. Datemi l&#039;uscita che sia indolore, anestetizzata ma che sia l&#039;uscita non bloccata da questa vita non voluta.
Ho male alle spalle del troppo peso, alle cosce striate di smagliature tirate, ho male ai tetti del mio panorama, alle case dai colori pastello, allo sguardo di quell&#039;uomo col cappello. Ho male alla realtà, che guardo e posso modificare, senza sapere dove andare, alle pareti, alla zampa nel tombino, al bacio, al sapore, alla pietra secca, ho male all&#039;accoglienza, alla sentenza. Ho male al mondo. Fuori giocano, non li invidio, non li considero. Io ho ucciso il bambino avrebbe avuto un anno domani al mattino. 
Ho male. Alla regia del silenzio e del non detto, al desiderio portato all&#039;aperto con indecenza allo scoperto, (che ha me non sarà data, l&#039;indecenza, croce sopra, è saltata). 
Fuori giocano. Probabilmente è uno due tre stella, magari la filastrocca non è quella, ma ci somiglia, giocano a chi lancia e a chi piglia. Li guardo di straforo, ma non so chi sono loro, chi deve andare e chi è nato solo per tornare. A quell&#039;origine che ha tradito. Che ha perduto in un momento ardito, perché non si è fermato (ah, l&#039;errore di presunzione ammantato) Io ho male, ho male alla penna e al pertinente, al detto per dire, al minuto taciuto, alla piazza, la folla, ho male. Questo è il mio rigolo di sangue. Non fatemi tornare, non fatemi rifare tutto il gioco, io che non posso mangiare, carezzare o 
scopare, non fatelo che ho male. Fuori giocano, io dentro non respiro.


Questo è ciò che ho scritto IO il 9 ottobre:

Sabato , 9 Ottobre 2004 
A Rotta di collo
Nella città della calca ricca oggi è tutto stanco: il sabato già odora e puzza di domenica. E non è un giorno ma Storia che cade.
Eccomi in faccia al vetro, vapore che confonde per un giorno di provincia e di risacca . Vorrei un pugno al cuore, la testa alla testa, il letto ad osservare e invece sto s-forando e non contengo, né terrore né illusioni. 
Prima della vescica, l&#039;infanzia si è accucciata a trattenere rabbia e desiderio all&#039;implosione , ma non è madre né Edipo ne tranello: è un Mondo che mi duole e circoscrive. Ho male alla terra e al suo respiro: Io, non respiro.
Eccoci, signori della cima: fuori giocano d&#039;azzardo e d&#039;apparenza, sfregiano il quadro a patteggiare le cornici e s&#039;è un moto ridicolo - il loro- che scalpita da fermo e non s&#039;accorge del proiettore , moi, la petite, resta in angolo alla tana. Ma c&#039;è forse Tana che tenga o che trattenga?
&quot;Datemi una via d&#039;uscita, Voi che osate il Falso! Che d&#039;entrata piango e ho parola mesta, il male ai denti , ai tetti , alle pareti , alla zampa nel tombino, ai baci alla panchina , al sapore maledetto, all&#039;accoglienza, alle pietre, ai volti di sentenza, ho male a un mondo e non respiro.
Fuori, sfoggiano e sparano la regia del tardi detto, del falso sogno e del ritorno. Mais j&#039;ai mal à la tete, frères.E adesso che ho un pozzo nel mirino, non ho piedi per il mondo - quand les autres vont rigoler - ma solo un rigolo di sangue che mai ho rilegato e mai rilegherò. 
Per nuovi Soli alla bestemmia e poi anche ,solo , ad un respiro.
Vi amo, frères.


Francesca scrive :

REDUCE


&quot;Io  vi porto in un mondo che è come il mondo dei sogni, rivestito soltanto degli oggetti che hanno dimostrato il loro valore simbolico…&quot;
Anais Nin

                    
Il grido delle femmine appostate all&#039;angolo conosciuto, la donna grassa con l&#039;imbuto, la passante che sa di avere l&#039;anima malata, l&#039;altra che ancheggia sui tacchi malamente, ma sotto lo sa solo lei, ha le mutande brutte. C&#039;è la moglie del notaio con proprietà terapeutiche, dalla porta sempre aperta come la cerniera. Passano solo donne nell&#039;approssimarsi della sera. Una fa un inchino alla piazza vuota, a mala pena ruota, le cosce sono polpose, ha un abito sdrucito, senza inizio, senza ordito, un costume di scena per la sua vita teatro. 
Reduce. Chi affronta l&#039;immensa vergogna, chi beve latte ricordando scivolate sulla neve e le botte sul culo e le macchie di bagnato, chi si è commosso o chi è già esasperato, e spera di non rovinare quel tutto che gli appare, che guarda davanti, e che è fatto di un niente, friabile come un dente.
Reduce.
I fruscii della foresta prigione hanno sollevato la notte, l&#039;han resa mongolfiera di stoffa leggera,e hanno rovesciato le liturgie, si sono impossessate delle mie, hanno illustrato suicidi non premeditati per creature sconosciute, quelle che popolano i sogni imbottiti di xanax, quelle che possiedi con abilità di contorsionista, quelli dove meriti l&#039;applauso da primo della lista, da scompiglio, e poi ti risvegli nella pista da bowling di un paese dell&#039; Indiana. 
Hanno decretato la fine della sbavatura, la fine del concorso esterno, del debito eterno, la  festa della congettura.
Ed eccola, indecente figura dalle tette al vento (l&#039;aria carezza), dal cuore contento, sfuggente il mento e l&#039;espressione distante, dipinta dalle benzodiazepine nell&#039;assenza di senso e di significante. Dipinta come di mascara colato, benzodiazepina contro lo spasmo doloroso, contro l&#039;astinenza, contro la dimenticanza del moroso. Dipinta come di belletto scostante, di quello che basta  stamparci un bacio e si raggruma di precaria presa, e la faccia contesa si perde in una notte sanguinante, dove la ferita intrattiene il visitatore incalzante, che chiama e non capisce, che arriva e non ardisce. A spingersi oltre. A superare il forse. A provare a fare corse dove la partenza e l&#039;arrivo sono lo stesso punto e c&#039;è un anello congiunto, un po&#039; stravagante, per impressionare la puttana straniera col vestito della sera.
Il grido ha svegliato i deboli, se deboli esistono ancora davanti a seni spogliati da suora, il grido ha svegliato quelli che dal potere hanno ricevuto le chiavi. Tieni il mondo sarà tuo, anche la bella casa, la bella donna che vorrai, la bella storia che immaginerai. Tieni, servimi nel modo che ti è congeniale e non te ne avrai a pentire. Servimi senza farlo sembrare, servimi potendo ringhiare e abbaiare e arriva fin sotto casa, davanti, dal tabacchino, più avanti non ti è concesso, non è poco l&#039;hai ammesso. E le chiavi tintinnano forte e anche se son soli senza saperlo ascoltano musica e aspettano la morte( che sia di un pesce, di un vicino, di un&#039;ipotesi d&#039;amore, che sia di un binario, di una carezza, di una brezza del sabato dopopranzo, di un tentativo zoppicante di qualcosa di non somigliante, non importa)  
Reduce. Il grido ha stimolato l&#039;animale, l&#039;ha preparato all&#039;agguato, ha allentato le difese, le ha prese di santa ragione, ballonzolando per il balcone rotondo e polposo, in un ballo sinuoso,
e il bambino del sottoscala,
quello che stringe fra le gambe la pala e si bagna, guardando la cuccagna, 
pieno come guscio, avido come animale sgocciolante,
si è arrestato un istante.
Mi ha visto grande, immensa apparizione con le mani nei pantaloni di qualcuno, mi ha chiamato sorella ma non per uno.
Ha visto una immensa camicia da notte, tette gemelle, lente, rilasciate, smagliate. Solo dopo la faccia. Ha urlato.
Reduce.
Chi  si porta di malavoglia sulla roccia per il sacrificio,(cosciente eroico e anche impudico) di un dio o di un maleficio poco importa
chi s&#039;alza ,spoglia e ride appena alzato, per il freddo che entrato, per la barba che si può ancora pettinare. Per quell&#039;etica un po&#039; sbiadita che indossa ogni mattina, che fa salire in macchina, volare, testimoniare, curare, per quell&#039;etica civile, che sembra qualcosa di vecchio anche solo a sentirlo dire, ma è testardo, vuol continuare. Tanto a qualcuno arriverà. Ci saranno reduci a raccogliere quelle briciole, quelle parole, quei gesti di compassione, quell&#039;attenzione.
Reduce, che può ancora gridare Bella Ciao e poi fermarsi a bere e lasciare scorrere le sere televisive, con carezze furtive della cameriera più anziana, la vecchia puttana, che si dava per una parola gentile ai potenti delle feste che furono, spazzati via da più recenti uragani, devastati nella loro uggiosa perversione, senza mai avere imparato le parole &quot;andare a prenderla&quot; quando si tratta della felicità e richiede un po&#039; più di tensione, meno ilarità.
Reduce. Per l&#039;increspatura più coraggiosa, chi la sporta la lascia cadere nell&#039;aria uggiosa, davanti all&#039;ipermercato spento, che preferisce al negozio del centro.
Chi mostra quello che ha senza metterci nulla davanti e ripetuto si mostra nel lamento, di un neon che sta per morire, di chi sotto certe luci non può che soffrire
chi mastica l&#039;io, chi lo frantuma e lo ributta solo come sputo di cane,
chi fa anche un po&#039; pena, chi penetra e non tocca, chi lavora di bocca ché altro non può fare-.
Reduce. Chi non sa cosa vuol dire ritornare all&#039;origine più estrema, succhiare,
all&#039;origine ultima e prima, giocare, succhiando e mugolando all&#039;antica,
fra smagliature e porti di mare e città arroccate in una terra di confine, che a guardarle sembrano rovine e che un giorno saranno nostalgia, di quella che fa piegare in due e porta via..

Reduce, chi all&#039;ultima luce ancora cuce i gomiti all&#039;anca, chi si piega e non si stanca
per un timore di peccato e perdizione, chi ancora ha nel canto di vecchie nenie contadine,
il conforto di bambine e di stelle.
Reduce, che non c&#039;è più grande peccato d&#039;ingannare  non più grande tristezza  di sentirsi brutti quando la bellezza è nella testa e in quei reticolati, in quelli dove scorrono fogne di prigionieri, dove passano i carcerieri e quelle chiavi tintinnano minacciose.
Reduce, chi nella terra limacciosa sa sporcarsi le mani  ma non per finta, non per un gioco, reduce chi non fa durare poco quello che un giorno è stato per caso e che potrà ospitare i pianti di ieri anche secchi, anche muti e chiusi agli orecchi(occhi sui seni e pene pronto ad entrare)
 
Reduce, chi nel letto con una donna attende
Il domani senza speranze di ore non somiglianti, il freddo fuori, le mani senza guanti fino allo spaccio.
Chi stringe il laccio dopo aver mangiato con le pupille.
Adrenalina a mille, ancora emozioni. Da fissare senza paura, da fissare nella radura,
con la forza sicura e ribelle
Che sembra arrivi da vaghe immagini di stelle.

Ma quanti fra noi incarcerati col vestito dei carcerieri,
quanti con l&#039;uovo del mattino per farsi forza, sembri un uccellino, vieni fra gli argenti,
non digrignare i denti, vieni fra gli interni foderati dove abbiamo creduto di esserci amati
e abbiamo foderato una famiglia di menzogne, di zampogne di porcellana, di copriteiere di lana,
vieni a vedere la filippina bellina, quella che tuo padre porta in cantina
nel buio quando non c&#039;è nessuno,  a lucidare la targa ricca 
quella sulla porta dove sta il dottore.
E non lasciarti sfuggire il tuo solito sorriso, il tuo andare verso, il tuo inappropriato metterti attraverso all&#039;obliquo, al derelitto al solitario,
(se proprio ti piace che attraversi i tuoi seni coi polpastrelli portalo nel cesso, quello laterale dove non si può entrare)
 
Reduce,  la bestia conosciuta, forse meno di un tempo, la smagliatura ricucita ma la si può intuire, aguzzare la vista, attenzione alla svista, e ricordate che con le due caviglie chiuse, quanti poi  sono arrivati all&#039;orlo della morte con un cappuccio in testa, il tronco nella foresta e che fosse bello o guardabile o amabile nulla importava, disgustava.
  
Reduce. La prigione. La locazione. La fine in televisione. La gloriosa resurrezione, liberazione, lapidazione, celebrazione con applausi, operazioni rapide, unica piccola conseguenza, niente di grave, uguale.
E&#039; tutto finito,cani, pesci rossi impazziti dalle bocce rotonde, voi che fate le ronde e voi che le ronde le bastonate, è tutto finito, scompigli che lasciano il cuore in agguato, corpo stanco o corpo dimagrito, bimbi, uomini occhi-bruni, uomini capaci di bruciature. Magliette bianche e sporche, braccia ritorte da adulti aguzzini, cappotti blu che sembrano braccia da cui farsi stringere, binari su cui correre,voglia di fare festa, far scendere in gola qualcosa di amaro, correre incontro quando è raro, o restare fermi quando è per tutti e quindi è niente.
E&#039; tutto pronto - seppiatelo - a covare lassù nell&#039;androne del contadino, il poveraccio dalla faccia un po&#039; torta, ha smesso di essere preso in giro. A questo giro può vincere con un niente, un respiro.
 
Reduce. Ricordate, voi, quel buon vecchio a passeggio col rastrello e il buffo del villaggio col cappello a paggio che girava intorno e fuori e più in là, dove a noi il permesso era negato, quando dalle case dei ricchi i ragazzini si tuffavano sulle tavole apparecchiate e noi frementi d&#039;invidia con una manciata di riso e del pane, poco pane, liberi, a sbirciare dalla grata magari facendoci male? 
Nebbia alta e chiara alla voce , io alle corde (filo spinato di morte) e tu col pane in gola che ti fa tossire. &quot;D&#039;accordo, accucciati qui, sopra il ventre caldo e il dettaglio,ti sarò sorella (e amante solo un po&#039;), giuro, solo per la libellula del sabato mattina, la sigaretta sbriciolata, quel grumo marcito di cioccolata.&quot; 
&quot;Fruga dentro, tocca, sono profonde come trincee, sono segni premonitori, sono frustate di piccoli dottori, fruga, tocca”
Ci baciavamo, ci toccavamo, per la prima volta sotto la maglia la tua mano.

Reduce e spaventato, dopo l&#039;incubo il bambino se n&#039;è andato.





questo è ciò che scrissi IO –elos- il 29 ottobre

Meditation on St Wencesias
Il grido del gallo malsano
ha sollevato la notte e rovesciato
ogni piccola fragile congettura,
svegliato i deboli, stimolato la bestia all&#039;agguato
e il bambino del sottoscala 
pieno come guscio
si è arrestato un istante.
Reduce.
Chi porta il petto sulla roccia a sacrificio
chi s&#039;alza ,spoglia e ghigna per l&#039;increspatura più coraggiosa, 
chi mostra e ripetuto si mormora il lamento,
chi mastica l&#039;io compreso solo a sputo di balena
-che ingoia e soffia e soffia e frega-
chi all&#039;ultima luce ancora cuce i gomiti all&#039;anca
per un timore di peccato e perdizione, chi ancora ha nel canto
la gola straziata per un prodigio dovuto a forza,
Chi ancora crede nell&#039;Ade e nell&#039;Eden, abbia timore lui per primo,
che non c&#039;è più grande peccato d&#039;ingannar sè stessi, non più grande tristezza .
Ma quanti fra noi incarcerati col vestito dei carcerieri,
quanti con l&#039;uovo del mattino a lucidare la targa ricca e portarla 
al sottomesso, la bestia conosciuta e le due caviglie chiuse, quanti poi arrivati all&#039;orlo della morte - la petite mort- o la grande ,non s&#039;arrestano per il terrore alla ribalta? Ma se è morte in noi e nostra , è sempre all&#039;altro , lui che resta, che cadono i sensi.
La prigione.
E&#039; tutto finito,cani, è tutto finito ,bimbi, uomini occhi-bruni, piccole gambe olandesi: è tutto finito. Capelli rossi,magliette bianche, è tutto pronto -sappiatelo- a covare lassù nell&#039;androne del contadino, il poveraccio dal naso a bolla.
Ricordate, voi, quel buon vecchio a passeggio col rastrello e il buffo che girava intorno e fuori e più in là, dove a noi la permissione era solo alla neve, quando dalle case dei ricchi i ragazzini si tuffavano con le tavole apparecchiate e noi frementi d&#039;invidia libera, a sperare dalla grata? Quella nebbia alta e chiara alla voce ed io alle corde e tu alle risa. &quot;D&#039;accordo, Marimar-marisol, d&#039;accordo Marisol marimar, accucciati qui, sopra il ventre caldo e il dettaglio,ti saro&#039; sorella (e amante solo un po&#039;), giuro, solo per la libellula del sabato mattina, la sigaretta sbriciolata e il terzo fratello che arriva&quot; 
&quot;Ch&#039;ui petite, Claire, lasciami stare, &#039;che io rido&quot;.
Arriva il terzo
&quot;Ah, donne, ho scritto un libro: Dal meccanicismo al grande utero. Entra con me e poi dal retro ti racconto&quot;.

La stanza della seconda sala alla psichiatria era un&#039;insolita comunione d&#039;intenti, la comunità, ed era buia e calma. 
Una lei sui cinquanta dondolava stretta solo a tre movimenti precisi,quello dei capelli a scodella le soffiava alle spalle con dita in fermento, carne debole, e sguardo fisso alla tv. Un solo programma. Io e D. fermi sulla sedia &quot; Non preoccuparti, è un po&#039; anche casa mia, questa. Quelli che girano al mattino dicono ch&#039;è proibito. Ma se ti chiedono tu fingi altre regole&quot; 
Una risata fragrante: mi volto ,scatto e timoreggio. 
Sta lì, piccola e bassa un metro o poco più, zampe al(z)ate allo schienale, buffo il cappello, rossi i capelli, un gioco d&#039;animare. E già s&#039;era animata. 
&quot;Salve&quot;
&quot;Cosa vuoi da me?&quot;
&quot;Nulla,mi scusi, solo salutavo.Guardavo.&quot; E avevo gambe incrociate due volte come al solito.
&quot;E&#039; tua figlia,D?&quot;
&quot;Ma no!&quot;
&quot;La moglie?&quot;
Si ride.
&quot;Resterai anche tu con noi, bambina?&quot;
&quot;No, io devo tornare sopra.Tra poco è cena&quot;
&quot;Anche da noi mangiamo, però c&#039;è poco spazio e i bicchieri finti. Anche da voi fanno rumore i bicchieri finti? A casa io avevo quelli di vetro della zia. Da voi sono di plastica o belli?&quot;
&quot;Di plastica, anche da noi&quot;
&quot;Diglielo, D. che c&#039;è un naso sotto il mio letto&quot;
&quot;Lei ha un naso sotto il letto&quot;
&quot;Bambina,voi ce li avete i nasi sotto i letto?&quot;
Guardo l&#039;amico fratello e mi fermo. Lascio quel mondo semplificato, decido per l&#039;ingresso: entro nel suo con un balzo. 
&quot;Sì, alcuni hanno i nasi,sotto. Io le mani&quot;
&quot;Guarda che se chiedi, prima di dormire te le tolgono, sai?&quot;
Si è teso il cordone all&#039; irrisolto, la propria schiena che patteggia col diavolo ed è un buco al centro dallo sterno alla seconda fascia, i decimi degli occhi ribaltati e da lì, l&#039;azzardo, l&#039;amicizia buona, tra l&#039;àncora e l&#039;invisible. 
Oh notte! Precipitami il tuo mantello alla purezza, nascondimi prima e poi portami là dove ogni cosa è perpetua e privata dal bisogno!
La veste bianca delle congiunzioni, ridammi il silenzio masticato e la statua del giardino d&#039;aurora - dove si ode troppo, e si schianta la mediocrità. Fino a quando la mano si sdoppia. Poi si smette di aspettare.
Perchè il tempo che odorava di cammino è perduto, non c&#039;è più superficie che sostenga, la notte è un uomo ma anche donna. Materna la seconda faccia, è il primo invece vera madre-e dura- senza bisogno, senza ultimo scopo, nè gravidanza nè controllo.
La Notte dopo l&#039;eclissi è il bambino circolare, danza che parte dalla fine e lenta torna al primo passo, la notte amante per eccellenza, che tutto dona e se ne frega. 
L&#039;imperfetto è femmina, il dirsi costante dietro il vetro e l&#039;occhio. Sotto pelle si racconta, in quell&#039;istante preciso, un momento in differita, la forumlazione dell&#039;ipotesi e la costruzione: l&#039;imperfetto è la giustificazione del presente, l&#039;imeprfetto è donna.
E se ci vuole molto più coraggio a concludere che a fare un nuovo verso,si ami la notte che non ha inizio nè fine ma solo verbo, l&#039;Essere, e mai coniugato.



In ultimo aggiungo: Ciò che poi sconcerta, di questi giorni,è che come sempre,chi accusa senza prove non si da&#039; mai un nome. Chi invece non accusa ma riporta con le prove in mano,il proprio nome non ha timore di mostrarlo,e di quel nome si assume ogni responsabilità.
mariasole










Scrive Francesca nel suo libro, il 3 marzo:

Ti ho aspettato in anticipo di un giorno intero e di un mattino.
Non sei venuto e ho rincorso un ombra nel giardino Poi son tornata nella stanza per buona creanza mi sono guardata le strie tutte rosa che storie di amanti che storie da pazzi che storie di frizzi e di lazzi di voli e di cazzi con voglie e con soglie da non superare finché non c&#039;era il permesso finché non vomitavo sul cesso
la carne che si scioglie
e il desiderio smembrato
di cadere al centro
e perforare visioni lacera le contusioni  procurate nel giardino.
Ti ho aspettato in anticipo di un giorno intero e di un mattino.


Questo è ciò che scrissi io il 12 agosto 2004:
giovedì, 12 agosto 2004 
  
Camere chiare in prima fila
Due tempi d&#039;anticipo
la carne che si scioglie
e il desiderio smembrato
di cadere al centro
e perforare visioni.
Ho fame,
Ho sete.
Polvere nuova al posto delle braccia-

Se mai la distanza fosse rituale
Oggi sarei donna 
e avrei un amante 
al posto della testa.
Ma ho solo due occhi sbarrati, 
il fuoco sulle tempie
e odore di bosco 
al centro del petto.
Strappatemi una pelle, toglietemi una voce, bruciatemi le notti, Voi che avete parole gravi e musica buona. Che ho  bevuto per fecondare gole ma  ho inchiostro solo ad imbrattare il foglio. 
Ci sono alcuni, fra voi, uomini e donne, che bacerei sulle labbra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Guarda, sulle date, ci si appelli anche a splinder. Non prendiamoci per il culo, per favore. Da raz c&#8217;è una parte, poi c&#8217;è molto di più -a chi vuole posso anche inviarlo- E credo che quando si parla di un &#8220;signor cochi bruni&#8221;(marco) che è il mio più caro amico e di &#8220;un vecchietto dal naso rosso che rastrellava le foglie in psichiatria&#8221;, e &#8220;di una donna (chiara) che mi diceva ti sarò sorella e amante solo un po&#8217;&#8221;-bè, mi spiace tanto, ma quella è la vita mia. E se vuoi ti do&#8217; gli indirzzi delle persone che in quei miei stralci di vita compaiono attraverso l&#8217;inchiostro.E &#8211;per quanto mi riguarda- nellla clinica a vicenza io, la mazzuccato, non l&#8217;ho mai vista.<br />
ora credo che sul fatto si sia anche detto troppo. Io faccio presto a chiudere les miroirs, se si crede davvero che tutto questo nasca da un&#8217;ansia mia di protagonismo -a prova che di questo me ne frega assai poco. E non solo c&#8217;è chi può dire di aver letto da me quelle parole molto prima, ma c&#8217;è chi le ha lette e sentite dalla mia voce molto, molto molto prima.<br />
Di plagi, accuse, querele a me non frega nulla.<br />
A me frega che Mariasole sia rispettata, non l&#8217;elos-che-scrive.<br />
E se c&#8217;è chi questo non l&#8217;ha capito, è affar suo. L&#8217;unico periodo in cui non ho letto il blog della mazzuccato è quando, guarda caso, avevo chiuso il mio perchè stavo in condizioni pietose e son finita in posticini che sapevano di marcio.</p>
<p>magari! però, il marcio si trovasse solo tra le mura di una casa di cura, di una casa del culo.Il marcio trabocca un po&#8217; ovunque.Io personalmente vorrei prenderne le distanze.Ma se si vuol giocare pulito in questo gioco sporco, allora si contatti Splinder &#8211; che i diritti &#8220;d&#8217;autore&#8221; è a &#8220;lui&#8221; che vengono affidati. Si chiedano davvero le date. E ci si attenga al vero,almeno qui dentro.</p>
<p>Ora copio-incollo il resto. E giudichi chiunque.</p>
<p>La Mazzuccato scrive su smagliature:<br />
FUORI GIOCANO</p>
<p>Ho  bisogno di un pugno allo sterno, la testa alla testa collegata, non rammollita, come una bambola di pezza senza dita, ho bisogno di osservare. (vorrei anche mangiare, scopare, carezzare ma non posso. Non riesco. Mi prende un miraggio mi uccide in un raggio la speranza di una vita normale non diseguale a zig zag rovinata slabbrata)<br />
Sto sfiorando il precipizio, è diventato un vizio, mi ci sporgo e strappo il fiocco, mi ci infilo e poi ritraggo. Ma sarà per poco Signori, e non mi contengo come l&#8217;infanzia si appresta a trattenere &#8211; prima della vescica &#8211; il desiderio. Io sono bambina gambe nere, io ho ucciso il bambino allargando le gambe dopo troppo vino senza conoscere il destino.<br />
Come posso aspettare, il Tempo, che è morto durante quell&#8217;aborto?<br />
Cosa posso aspettare se ritengo il mio corpo indegno, di carezza, scopare, osservare e anche di mangiare? (sono scheletro di legno)<br />
Non riesco, non posso uscire, non è un tranello, non è un Edipo, ma una richiesta d&#8217;aiuto: ho male alla vita che rimane, alle pupille strette e strane. Ho perso, sono sconfitta.<br />
Fuori giocano. Certo d&#8217;apparenza ed è cornice da sfregiare, ma tutto il loro movimento mette in angolo il mio, ho una stasi sopra l&#8217;ugola e il basso ventre senza via. Li guardo.<br />
Ho perso la corsa. Lo slancio, l&#8217;entusiasmo, la pienezza. Ho perso l&#8217;interezza. Datemi l&#8217;uscita che sia indolore, anestetizzata ma che sia l&#8217;uscita non bloccata da questa vita non voluta.<br />
Ho male alle spalle del troppo peso, alle cosce striate di smagliature tirate, ho male ai tetti del mio panorama, alle case dai colori pastello, allo sguardo di quell&#8217;uomo col cappello. Ho male alla realtà, che guardo e posso modificare, senza sapere dove andare, alle pareti, alla zampa nel tombino, al bacio, al sapore, alla pietra secca, ho male all&#8217;accoglienza, alla sentenza. Ho male al mondo. Fuori giocano, non li invidio, non li considero. Io ho ucciso il bambino avrebbe avuto un anno domani al mattino.<br />
Ho male. Alla regia del silenzio e del non detto, al desiderio portato all&#8217;aperto con indecenza allo scoperto, (che ha me non sarà data, l&#8217;indecenza, croce sopra, è saltata).<br />
Fuori giocano. Probabilmente è uno due tre stella, magari la filastrocca non è quella, ma ci somiglia, giocano a chi lancia e a chi piglia. Li guardo di straforo, ma non so chi sono loro, chi deve andare e chi è nato solo per tornare. A quell&#8217;origine che ha tradito. Che ha perduto in un momento ardito, perché non si è fermato (ah, l&#8217;errore di presunzione ammantato) Io ho male, ho male alla penna e al pertinente, al detto per dire, al minuto taciuto, alla piazza, la folla, ho male. Questo è il mio rigolo di sangue. Non fatemi tornare, non fatemi rifare tutto il gioco, io che non posso mangiare, carezzare o<br />
scopare, non fatelo che ho male. Fuori giocano, io dentro non respiro.</p>
<p>Questo è ciò che ho scritto IO il 9 ottobre:</p>
<p>Sabato , 9 Ottobre 2004<br />
A Rotta di collo<br />
Nella città della calca ricca oggi è tutto stanco: il sabato già odora e puzza di domenica. E non è un giorno ma Storia che cade.<br />
Eccomi in faccia al vetro, vapore che confonde per un giorno di provincia e di risacca . Vorrei un pugno al cuore, la testa alla testa, il letto ad osservare e invece sto s-forando e non contengo, né terrore né illusioni.<br />
Prima della vescica, l&#8217;infanzia si è accucciata a trattenere rabbia e desiderio all&#8217;implosione , ma non è madre né Edipo ne tranello: è un Mondo che mi duole e circoscrive. Ho male alla terra e al suo respiro: Io, non respiro.<br />
Eccoci, signori della cima: fuori giocano d&#8217;azzardo e d&#8217;apparenza, sfregiano il quadro a patteggiare le cornici e s&#8217;è un moto ridicolo &#8211; il loro- che scalpita da fermo e non s&#8217;accorge del proiettore , moi, la petite, resta in angolo alla tana. Ma c&#8217;è forse Tana che tenga o che trattenga?<br />
&#8220;Datemi una via d&#8217;uscita, Voi che osate il Falso! Che d&#8217;entrata piango e ho parola mesta, il male ai denti , ai tetti , alle pareti , alla zampa nel tombino, ai baci alla panchina , al sapore maledetto, all&#8217;accoglienza, alle pietre, ai volti di sentenza, ho male a un mondo e non respiro.<br />
Fuori, sfoggiano e sparano la regia del tardi detto, del falso sogno e del ritorno. Mais j&#8217;ai mal à la tete, frères.E adesso che ho un pozzo nel mirino, non ho piedi per il mondo &#8211; quand les autres vont rigoler &#8211; ma solo un rigolo di sangue che mai ho rilegato e mai rilegherò.<br />
Per nuovi Soli alla bestemmia e poi anche ,solo , ad un respiro.<br />
Vi amo, frères.</p>
<p>Francesca scrive :</p>
<p>REDUCE</p>
<p>&#8220;Io  vi porto in un mondo che è come il mondo dei sogni, rivestito soltanto degli oggetti che hanno dimostrato il loro valore simbolico…&#8221;<br />
Anais Nin</p>
<p>Il grido delle femmine appostate all&#8217;angolo conosciuto, la donna grassa con l&#8217;imbuto, la passante che sa di avere l&#8217;anima malata, l&#8217;altra che ancheggia sui tacchi malamente, ma sotto lo sa solo lei, ha le mutande brutte. C&#8217;è la moglie del notaio con proprietà terapeutiche, dalla porta sempre aperta come la cerniera. Passano solo donne nell&#8217;approssimarsi della sera. Una fa un inchino alla piazza vuota, a mala pena ruota, le cosce sono polpose, ha un abito sdrucito, senza inizio, senza ordito, un costume di scena per la sua vita teatro.<br />
Reduce. Chi affronta l&#8217;immensa vergogna, chi beve latte ricordando scivolate sulla neve e le botte sul culo e le macchie di bagnato, chi si è commosso o chi è già esasperato, e spera di non rovinare quel tutto che gli appare, che guarda davanti, e che è fatto di un niente, friabile come un dente.<br />
Reduce.<br />
I fruscii della foresta prigione hanno sollevato la notte, l&#8217;han resa mongolfiera di stoffa leggera,e hanno rovesciato le liturgie, si sono impossessate delle mie, hanno illustrato suicidi non premeditati per creature sconosciute, quelle che popolano i sogni imbottiti di xanax, quelle che possiedi con abilità di contorsionista, quelli dove meriti l&#8217;applauso da primo della lista, da scompiglio, e poi ti risvegli nella pista da bowling di un paese dell&#8217; Indiana.<br />
Hanno decretato la fine della sbavatura, la fine del concorso esterno, del debito eterno, la  festa della congettura.<br />
Ed eccola, indecente figura dalle tette al vento (l&#8217;aria carezza), dal cuore contento, sfuggente il mento e l&#8217;espressione distante, dipinta dalle benzodiazepine nell&#8217;assenza di senso e di significante. Dipinta come di mascara colato, benzodiazepina contro lo spasmo doloroso, contro l&#8217;astinenza, contro la dimenticanza del moroso. Dipinta come di belletto scostante, di quello che basta  stamparci un bacio e si raggruma di precaria presa, e la faccia contesa si perde in una notte sanguinante, dove la ferita intrattiene il visitatore incalzante, che chiama e non capisce, che arriva e non ardisce. A spingersi oltre. A superare il forse. A provare a fare corse dove la partenza e l&#8217;arrivo sono lo stesso punto e c&#8217;è un anello congiunto, un po&#8217; stravagante, per impressionare la puttana straniera col vestito della sera.<br />
Il grido ha svegliato i deboli, se deboli esistono ancora davanti a seni spogliati da suora, il grido ha svegliato quelli che dal potere hanno ricevuto le chiavi. Tieni il mondo sarà tuo, anche la bella casa, la bella donna che vorrai, la bella storia che immaginerai. Tieni, servimi nel modo che ti è congeniale e non te ne avrai a pentire. Servimi senza farlo sembrare, servimi potendo ringhiare e abbaiare e arriva fin sotto casa, davanti, dal tabacchino, più avanti non ti è concesso, non è poco l&#8217;hai ammesso. E le chiavi tintinnano forte e anche se son soli senza saperlo ascoltano musica e aspettano la morte( che sia di un pesce, di un vicino, di un&#8217;ipotesi d&#8217;amore, che sia di un binario, di una carezza, di una brezza del sabato dopopranzo, di un tentativo zoppicante di qualcosa di non somigliante, non importa)<br />
Reduce. Il grido ha stimolato l&#8217;animale, l&#8217;ha preparato all&#8217;agguato, ha allentato le difese, le ha prese di santa ragione, ballonzolando per il balcone rotondo e polposo, in un ballo sinuoso,<br />
e il bambino del sottoscala,<br />
quello che stringe fra le gambe la pala e si bagna, guardando la cuccagna,<br />
pieno come guscio, avido come animale sgocciolante,<br />
si è arrestato un istante.<br />
Mi ha visto grande, immensa apparizione con le mani nei pantaloni di qualcuno, mi ha chiamato sorella ma non per uno.<br />
Ha visto una immensa camicia da notte, tette gemelle, lente, rilasciate, smagliate. Solo dopo la faccia. Ha urlato.<br />
Reduce.<br />
Chi  si porta di malavoglia sulla roccia per il sacrificio,(cosciente eroico e anche impudico) di un dio o di un maleficio poco importa<br />
chi s&#8217;alza ,spoglia e ride appena alzato, per il freddo che entrato, per la barba che si può ancora pettinare. Per quell&#8217;etica un po&#8217; sbiadita che indossa ogni mattina, che fa salire in macchina, volare, testimoniare, curare, per quell&#8217;etica civile, che sembra qualcosa di vecchio anche solo a sentirlo dire, ma è testardo, vuol continuare. Tanto a qualcuno arriverà. Ci saranno reduci a raccogliere quelle briciole, quelle parole, quei gesti di compassione, quell&#8217;attenzione.<br />
Reduce, che può ancora gridare Bella Ciao e poi fermarsi a bere e lasciare scorrere le sere televisive, con carezze furtive della cameriera più anziana, la vecchia puttana, che si dava per una parola gentile ai potenti delle feste che furono, spazzati via da più recenti uragani, devastati nella loro uggiosa perversione, senza mai avere imparato le parole &#8220;andare a prenderla&#8221; quando si tratta della felicità e richiede un po&#8217; più di tensione, meno ilarità.<br />
Reduce. Per l&#8217;increspatura più coraggiosa, chi la sporta la lascia cadere nell&#8217;aria uggiosa, davanti all&#8217;ipermercato spento, che preferisce al negozio del centro.<br />
Chi mostra quello che ha senza metterci nulla davanti e ripetuto si mostra nel lamento, di un neon che sta per morire, di chi sotto certe luci non può che soffrire<br />
chi mastica l&#8217;io, chi lo frantuma e lo ributta solo come sputo di cane,<br />
chi fa anche un po&#8217; pena, chi penetra e non tocca, chi lavora di bocca ché altro non può fare-.<br />
Reduce. Chi non sa cosa vuol dire ritornare all&#8217;origine più estrema, succhiare,<br />
all&#8217;origine ultima e prima, giocare, succhiando e mugolando all&#8217;antica,<br />
fra smagliature e porti di mare e città arroccate in una terra di confine, che a guardarle sembrano rovine e che un giorno saranno nostalgia, di quella che fa piegare in due e porta via..</p>
<p>Reduce, chi all&#8217;ultima luce ancora cuce i gomiti all&#8217;anca, chi si piega e non si stanca<br />
per un timore di peccato e perdizione, chi ancora ha nel canto di vecchie nenie contadine,<br />
il conforto di bambine e di stelle.<br />
Reduce, che non c&#8217;è più grande peccato d&#8217;ingannare  non più grande tristezza  di sentirsi brutti quando la bellezza è nella testa e in quei reticolati, in quelli dove scorrono fogne di prigionieri, dove passano i carcerieri e quelle chiavi tintinnano minacciose.<br />
Reduce, chi nella terra limacciosa sa sporcarsi le mani  ma non per finta, non per un gioco, reduce chi non fa durare poco quello che un giorno è stato per caso e che potrà ospitare i pianti di ieri anche secchi, anche muti e chiusi agli orecchi(occhi sui seni e pene pronto ad entrare)</p>
<p>Reduce, chi nel letto con una donna attende<br />
Il domani senza speranze di ore non somiglianti, il freddo fuori, le mani senza guanti fino allo spaccio.<br />
Chi stringe il laccio dopo aver mangiato con le pupille.<br />
Adrenalina a mille, ancora emozioni. Da fissare senza paura, da fissare nella radura,<br />
con la forza sicura e ribelle<br />
Che sembra arrivi da vaghe immagini di stelle.</p>
<p>Ma quanti fra noi incarcerati col vestito dei carcerieri,<br />
quanti con l&#8217;uovo del mattino per farsi forza, sembri un uccellino, vieni fra gli argenti,<br />
non digrignare i denti, vieni fra gli interni foderati dove abbiamo creduto di esserci amati<br />
e abbiamo foderato una famiglia di menzogne, di zampogne di porcellana, di copriteiere di lana,<br />
vieni a vedere la filippina bellina, quella che tuo padre porta in cantina<br />
nel buio quando non c&#8217;è nessuno,  a lucidare la targa ricca<br />
quella sulla porta dove sta il dottore.<br />
E non lasciarti sfuggire il tuo solito sorriso, il tuo andare verso, il tuo inappropriato metterti attraverso all&#8217;obliquo, al derelitto al solitario,<br />
(se proprio ti piace che attraversi i tuoi seni coi polpastrelli portalo nel cesso, quello laterale dove non si può entrare)</p>
<p>Reduce,  la bestia conosciuta, forse meno di un tempo, la smagliatura ricucita ma la si può intuire, aguzzare la vista, attenzione alla svista, e ricordate che con le due caviglie chiuse, quanti poi  sono arrivati all&#8217;orlo della morte con un cappuccio in testa, il tronco nella foresta e che fosse bello o guardabile o amabile nulla importava, disgustava.</p>
<p>Reduce. La prigione. La locazione. La fine in televisione. La gloriosa resurrezione, liberazione, lapidazione, celebrazione con applausi, operazioni rapide, unica piccola conseguenza, niente di grave, uguale.<br />
E&#8217; tutto finito,cani, pesci rossi impazziti dalle bocce rotonde, voi che fate le ronde e voi che le ronde le bastonate, è tutto finito, scompigli che lasciano il cuore in agguato, corpo stanco o corpo dimagrito, bimbi, uomini occhi-bruni, uomini capaci di bruciature. Magliette bianche e sporche, braccia ritorte da adulti aguzzini, cappotti blu che sembrano braccia da cui farsi stringere, binari su cui correre,voglia di fare festa, far scendere in gola qualcosa di amaro, correre incontro quando è raro, o restare fermi quando è per tutti e quindi è niente.<br />
E&#8217; tutto pronto &#8211; seppiatelo &#8211; a covare lassù nell&#8217;androne del contadino, il poveraccio dalla faccia un po&#8217; torta, ha smesso di essere preso in giro. A questo giro può vincere con un niente, un respiro.</p>
<p>Reduce. Ricordate, voi, quel buon vecchio a passeggio col rastrello e il buffo del villaggio col cappello a paggio che girava intorno e fuori e più in là, dove a noi il permesso era negato, quando dalle case dei ricchi i ragazzini si tuffavano sulle tavole apparecchiate e noi frementi d&#8217;invidia con una manciata di riso e del pane, poco pane, liberi, a sbirciare dalla grata magari facendoci male?<br />
Nebbia alta e chiara alla voce , io alle corde (filo spinato di morte) e tu col pane in gola che ti fa tossire. &#8220;D&#8217;accordo, accucciati qui, sopra il ventre caldo e il dettaglio,ti sarò sorella (e amante solo un po&#8217;), giuro, solo per la libellula del sabato mattina, la sigaretta sbriciolata, quel grumo marcito di cioccolata.&#8221;<br />
&#8220;Fruga dentro, tocca, sono profonde come trincee, sono segni premonitori, sono frustate di piccoli dottori, fruga, tocca”<br />
Ci baciavamo, ci toccavamo, per la prima volta sotto la maglia la tua mano.</p>
<p>Reduce e spaventato, dopo l&#8217;incubo il bambino se n&#8217;è andato.</p>
<p>questo è ciò che scrissi IO –elos- il 29 ottobre</p>
<p>Meditation on St Wencesias<br />
Il grido del gallo malsano<br />
ha sollevato la notte e rovesciato<br />
ogni piccola fragile congettura,<br />
svegliato i deboli, stimolato la bestia all&#8217;agguato<br />
e il bambino del sottoscala<br />
pieno come guscio<br />
si è arrestato un istante.<br />
Reduce.<br />
Chi porta il petto sulla roccia a sacrificio<br />
chi s&#8217;alza ,spoglia e ghigna per l&#8217;increspatura più coraggiosa,<br />
chi mostra e ripetuto si mormora il lamento,<br />
chi mastica l&#8217;io compreso solo a sputo di balena<br />
-che ingoia e soffia e soffia e frega-<br />
chi all&#8217;ultima luce ancora cuce i gomiti all&#8217;anca<br />
per un timore di peccato e perdizione, chi ancora ha nel canto<br />
la gola straziata per un prodigio dovuto a forza,<br />
Chi ancora crede nell&#8217;Ade e nell&#8217;Eden, abbia timore lui per primo,<br />
che non c&#8217;è più grande peccato d&#8217;ingannar sè stessi, non più grande tristezza .<br />
Ma quanti fra noi incarcerati col vestito dei carcerieri,<br />
quanti con l&#8217;uovo del mattino a lucidare la targa ricca e portarla<br />
al sottomesso, la bestia conosciuta e le due caviglie chiuse, quanti poi arrivati all&#8217;orlo della morte &#8211; la petite mort- o la grande ,non s&#8217;arrestano per il terrore alla ribalta? Ma se è morte in noi e nostra , è sempre all&#8217;altro , lui che resta, che cadono i sensi.<br />
La prigione.<br />
E&#8217; tutto finito,cani, è tutto finito ,bimbi, uomini occhi-bruni, piccole gambe olandesi: è tutto finito. Capelli rossi,magliette bianche, è tutto pronto -sappiatelo- a covare lassù nell&#8217;androne del contadino, il poveraccio dal naso a bolla.<br />
Ricordate, voi, quel buon vecchio a passeggio col rastrello e il buffo che girava intorno e fuori e più in là, dove a noi la permissione era solo alla neve, quando dalle case dei ricchi i ragazzini si tuffavano con le tavole apparecchiate e noi frementi d&#8217;invidia libera, a sperare dalla grata? Quella nebbia alta e chiara alla voce ed io alle corde e tu alle risa. &#8220;D&#8217;accordo, Marimar-marisol, d&#8217;accordo Marisol marimar, accucciati qui, sopra il ventre caldo e il dettaglio,ti saro&#8217; sorella (e amante solo un po&#8217;), giuro, solo per la libellula del sabato mattina, la sigaretta sbriciolata e il terzo fratello che arriva&#8221;<br />
&#8220;Ch&#8217;ui petite, Claire, lasciami stare, &#8216;che io rido&#8221;.<br />
Arriva il terzo<br />
&#8220;Ah, donne, ho scritto un libro: Dal meccanicismo al grande utero. Entra con me e poi dal retro ti racconto&#8221;.</p>
<p>La stanza della seconda sala alla psichiatria era un&#8217;insolita comunione d&#8217;intenti, la comunità, ed era buia e calma.<br />
Una lei sui cinquanta dondolava stretta solo a tre movimenti precisi,quello dei capelli a scodella le soffiava alle spalle con dita in fermento, carne debole, e sguardo fisso alla tv. Un solo programma. Io e D. fermi sulla sedia &#8221; Non preoccuparti, è un po&#8217; anche casa mia, questa. Quelli che girano al mattino dicono ch&#8217;è proibito. Ma se ti chiedono tu fingi altre regole&#8221;<br />
Una risata fragrante: mi volto ,scatto e timoreggio.<br />
Sta lì, piccola e bassa un metro o poco più, zampe al(z)ate allo schienale, buffo il cappello, rossi i capelli, un gioco d&#8217;animare. E già s&#8217;era animata.<br />
&#8220;Salve&#8221;<br />
&#8220;Cosa vuoi da me?&#8221;<br />
&#8220;Nulla,mi scusi, solo salutavo.Guardavo.&#8221; E avevo gambe incrociate due volte come al solito.<br />
&#8220;E&#8217; tua figlia,D?&#8221;<br />
&#8220;Ma no!&#8221;<br />
&#8220;La moglie?&#8221;<br />
Si ride.<br />
&#8220;Resterai anche tu con noi, bambina?&#8221;<br />
&#8220;No, io devo tornare sopra.Tra poco è cena&#8221;<br />
&#8220;Anche da noi mangiamo, però c&#8217;è poco spazio e i bicchieri finti. Anche da voi fanno rumore i bicchieri finti? A casa io avevo quelli di vetro della zia. Da voi sono di plastica o belli?&#8221;<br />
&#8220;Di plastica, anche da noi&#8221;<br />
&#8220;Diglielo, D. che c&#8217;è un naso sotto il mio letto&#8221;<br />
&#8220;Lei ha un naso sotto il letto&#8221;<br />
&#8220;Bambina,voi ce li avete i nasi sotto i letto?&#8221;<br />
Guardo l&#8217;amico fratello e mi fermo. Lascio quel mondo semplificato, decido per l&#8217;ingresso: entro nel suo con un balzo.<br />
&#8220;Sì, alcuni hanno i nasi,sotto. Io le mani&#8221;<br />
&#8220;Guarda che se chiedi, prima di dormire te le tolgono, sai?&#8221;<br />
Si è teso il cordone all&#8217; irrisolto, la propria schiena che patteggia col diavolo ed è un buco al centro dallo sterno alla seconda fascia, i decimi degli occhi ribaltati e da lì, l&#8217;azzardo, l&#8217;amicizia buona, tra l&#8217;àncora e l&#8217;invisible.<br />
Oh notte! Precipitami il tuo mantello alla purezza, nascondimi prima e poi portami là dove ogni cosa è perpetua e privata dal bisogno!<br />
La veste bianca delle congiunzioni, ridammi il silenzio masticato e la statua del giardino d&#8217;aurora &#8211; dove si ode troppo, e si schianta la mediocrità. Fino a quando la mano si sdoppia. Poi si smette di aspettare.<br />
Perchè il tempo che odorava di cammino è perduto, non c&#8217;è più superficie che sostenga, la notte è un uomo ma anche donna. Materna la seconda faccia, è il primo invece vera madre-e dura- senza bisogno, senza ultimo scopo, nè gravidanza nè controllo.<br />
La Notte dopo l&#8217;eclissi è il bambino circolare, danza che parte dalla fine e lenta torna al primo passo, la notte amante per eccellenza, che tutto dona e se ne frega.<br />
L&#8217;imperfetto è femmina, il dirsi costante dietro il vetro e l&#8217;occhio. Sotto pelle si racconta, in quell&#8217;istante preciso, un momento in differita, la forumlazione dell&#8217;ipotesi e la costruzione: l&#8217;imperfetto è la giustificazione del presente, l&#8217;imeprfetto è donna.<br />
E se ci vuole molto più coraggio a concludere che a fare un nuovo verso,si ami la notte che non ha inizio nè fine ma solo verbo, l&#8217;Essere, e mai coniugato.</p>
<p>In ultimo aggiungo: Ciò che poi sconcerta, di questi giorni,è che come sempre,chi accusa senza prove non si da&#8217; mai un nome. Chi invece non accusa ma riporta con le prove in mano,il proprio nome non ha timore di mostrarlo,e di quel nome si assume ogni responsabilità.<br />
mariasole</p>
<p>Scrive Francesca nel suo libro, il 3 marzo:</p>
<p>Ti ho aspettato in anticipo di un giorno intero e di un mattino.<br />
Non sei venuto e ho rincorso un ombra nel giardino Poi son tornata nella stanza per buona creanza mi sono guardata le strie tutte rosa che storie di amanti che storie da pazzi che storie di frizzi e di lazzi di voli e di cazzi con voglie e con soglie da non superare finché non c&#8217;era il permesso finché non vomitavo sul cesso<br />
la carne che si scioglie<br />
e il desiderio smembrato<br />
di cadere al centro<br />
e perforare visioni lacera le contusioni  procurate nel giardino.<br />
Ti ho aspettato in anticipo di un giorno intero e di un mattino.</p>
<p>Questo è ciò che scrissi io il 12 agosto 2004:<br />
giovedì, 12 agosto 2004 </p>
<p>Camere chiare in prima fila<br />
Due tempi d&#8217;anticipo<br />
la carne che si scioglie<br />
e il desiderio smembrato<br />
di cadere al centro<br />
e perforare visioni.<br />
Ho fame,<br />
Ho sete.<br />
Polvere nuova al posto delle braccia-</p>
<p>Se mai la distanza fosse rituale<br />
Oggi sarei donna<br />
e avrei un amante<br />
al posto della testa.<br />
Ma ho solo due occhi sbarrati,<br />
il fuoco sulle tempie<br />
e odore di bosco<br />
al centro del petto.<br />
Strappatemi una pelle, toglietemi una voce, bruciatemi le notti, Voi che avete parole gravi e musica buona. Che ho  bevuto per fecondare gole ma  ho inchiostro solo ad imbrattare il foglio.<br />
Ci sono alcuni, fra voi, uomini e donne, che bacerei sulle labbra.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Roy		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/05/18/tutto-su-sua-nonna-e-molto-altro/#comment-10230</link>

		<dc:creator><![CDATA[Roy]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma chissenefrega dei motivi per cui è uscita la notizia se la notizia è vera?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma chissenefrega dei motivi per cui è uscita la notizia se la notizia è vera?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: indignato		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/05/18/tutto-su-sua-nonna-e-molto-altro/#comment-10229</link>

		<dc:creator><![CDATA[indignato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Aggiungo che Mazzuccato quando può aiuta, sostiene e contribuisce alla pubblicazione e alla segnalazione di moltissimi blog, raccoglierà racconti di scrittrici che lavorano sul digitale. Forse Les Miroirs si è sentita esclusa, forse.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aggiungo che Mazzuccato quando può aiuta, sostiene e contribuisce alla pubblicazione e alla segnalazione di moltissimi blog, raccoglierà racconti di scrittrici che lavorano sul digitale. Forse Les Miroirs si è sentita esclusa, forse.</p>
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		<title>
		Di: indignato		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/05/18/tutto-su-sua-nonna-e-molto-altro/#comment-10228</link>

		<dc:creator><![CDATA[indignato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cose che erano sul suo blog molto prima che pubblicasse l&#039;e-book e che fossero sul blog les miroirs. Io le ho lette.
Poi ho seguito, perché leggo il suo blog e mi piace la nascita dell&#039;e-book e la cancellazione dal blog delle poesie. Molto semplice. Ma facile renderlo un caso che butta merda sulle persone senza valutare, solo per il gusto di creare un caso &quot;contro&quot; qualcuno e, anche, per qualche invidia repressa.( So che di Mazzuccato sta per uscire un libro dove ci sono alcune voci dalla rete, un libro cartaceo. Alcune sì e altre no) Cercate di essere un tantino più ampi nella valutazione.
Che lei voglia tutelarsi mi pare sacrosanto, io farei la stessa cosa.
Scusate da quella via che uno copia, o plagia, come cercate di dire, ci fa un libro gratuito, un e book?
Che sciocchezza. Provate a vagliare meglio questo mondo pieno di piccole vendette e polemiche davvero strumentali.
Io le ho lette. Sul suo blog, molto molto prima delle date riportate. Ci vuole niente a ricostruire.
Qualcosa di informatica la so.
Le ho già offerto il mio contributo per ricostruire i post che lei, inopinatamente, pensando che non ci fosse tanto astio e tanta invidia, ha cancellato. 
Starete a vedere. Lo dico con certezza percheé una delle &quot;incriminate&quot; la commentai anche.
La data era molto più remota.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cose che erano sul suo blog molto prima che pubblicasse l&#8217;e-book e che fossero sul blog les miroirs. Io le ho lette.<br />
Poi ho seguito, perché leggo il suo blog e mi piace la nascita dell&#8217;e-book e la cancellazione dal blog delle poesie. Molto semplice. Ma facile renderlo un caso che butta merda sulle persone senza valutare, solo per il gusto di creare un caso &#8220;contro&#8221; qualcuno e, anche, per qualche invidia repressa.( So che di Mazzuccato sta per uscire un libro dove ci sono alcune voci dalla rete, un libro cartaceo. Alcune sì e altre no) Cercate di essere un tantino più ampi nella valutazione.<br />
Che lei voglia tutelarsi mi pare sacrosanto, io farei la stessa cosa.<br />
Scusate da quella via che uno copia, o plagia, come cercate di dire, ci fa un libro gratuito, un e book?<br />
Che sciocchezza. Provate a vagliare meglio questo mondo pieno di piccole vendette e polemiche davvero strumentali.<br />
Io le ho lette. Sul suo blog, molto molto prima delle date riportate. Ci vuole niente a ricostruire.<br />
Qualcosa di informatica la so.<br />
Le ho già offerto il mio contributo per ricostruire i post che lei, inopinatamente, pensando che non ci fosse tanto astio e tanta invidia, ha cancellato.<br />
Starete a vedere. Lo dico con certezza percheé una delle &#8220;incriminate&#8221; la commentai anche.<br />
La data era molto più remota.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Roy		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/05/18/tutto-su-sua-nonna-e-molto-altro/#comment-10227</link>

		<dc:creator><![CDATA[Roy]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non si può parlare, come fa la Mazzucato, di recuperi inconsci di cose lette in passato da qualche parte. Qui c&#039;è il copia/incolla di interi periodi!
Scandaloso, davvero scandaloso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può parlare, come fa la Mazzucato, di recuperi inconsci di cose lette in passato da qualche parte. Qui c&#8217;è il copia/incolla di interi periodi!<br />
Scandaloso, davvero scandaloso.</p>
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		<title>
		Di: Fake di Angelini		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Fake di Angelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Nov -0001 00:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A proposito, Tiziano, questo libro (che non ho letto) c&#039;entra nulla con &quot;Mia nonna è morta, e fra sette mesi, sei giorni e sette ore morirà anche il Novecento. Di tutti e due - che pure ho amato e che mi sono stati carissimi - delle loro tremende, tragiche carabattole, io non ne voglio più sapere&quot;?

Ti avevo ben suggerito di ritrattare l&#039;affermazione, ma la Ballestra ti ha dribblato di brutto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito, Tiziano, questo libro (che non ho letto) c&#8217;entra nulla con &#8220;Mia nonna è morta, e fra sette mesi, sei giorni e sette ore morirà anche il Novecento. Di tutti e due &#8211; che pure ho amato e che mi sono stati carissimi &#8211; delle loro tremende, tragiche carabattole, io non ne voglio più sapere&#8221;?</p>
<p>Ti avevo ben suggerito di ritrattare l&#8217;affermazione, ma la Ballestra ti ha dribblato di brutto.</p>
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