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	Commenti a: Realismo ed esperienza	</title>
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		Di: Mario Bauer		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mario Bauer]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Aug 2005 14:31:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[No, non credo proprio.]]></description>
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		Di: picchio		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[picchio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Aug 2005 07:26:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[tashtego = moresco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>tashtego = moresco</p>
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		Di: effeffe		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/08/14/realismo-ed-esperienza/#comment-11631</link>

		<dc:creator><![CDATA[effeffe]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Aug 2005 14:10:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[qualche osservazione (a ruota libera) su  letteratura e  realismo:

Qualche tempo fa in un film hollywoodiano anni novanta ci fu una scena straordinaria. Lui, golden boy , belloccio, elegante va a dormire da lei appena conosciuta dopo un ristorante. Fanno l&#039;amore, in un letto separato dal resto della casa giusto da una tenda quasi trasparente e di tanto in tanto arrivano i colpi di tosse,  disumani, del figlio. Lei va, poi torna, e quando  dice all&#039;amante , quasi scusandosi che suo figlio soffre di una malattia respiratoria grave, quello si alza , si veste e prima di andarsene quasi gli intima:
&quot; Too much realist&quot;
Da allora mi chiedo che cosa volesse dire il tipo, ma che lo dicesse uno così mi faceva poco sperare. E perchè non esistesse da noi, nelle lingue latine o nella cultura europea un espressione equivalente.

Quando k diventa Gregor Samsa che diventa insetto, il realismo di k li contiene tutti e tre. Muove le zampette come se effettivamente fossero state da sempre sue, esattamente come Gregor che ha una sola preoccupazione, anch&#039;essa realista, di non arrivare tardi al lavoro.
Quello che mi spaventa è l&#039;orda di scriba dell&#039;ombelico, che ti ripetono fino alla nausea, io racconto solo cose che so, anzi solo io potrò raccontarvi di incesto, di omosessualità, di aids, di violenza carnale, di serial killer, di sassi dai ponti delle autostrade...

E anche quando la realtà ci è troppo insopportabile si può essere realisti come Anna Maria Ortese, nel mare non bagna Napoli e in particolare nella figura della bambina che tra le due percezioni della realtà, con gli occhiali e senza, una volta in possesso delle preziosissime lenti, non ce la fa a vedere...
Ecco, e non vuole essere una risposta, la letteratura non deve essere mai in competizione con la realtà. E se la realtà racconta meglio di voi, cioè in maniera assolutamente fantastica, ciò che è, ovvero, i fatti, inutile tentare di far meglio. 
Chiedetelo a Robertino Saviano quando nelle sue scritture vi cronaca e sembra quasi che sia lui a inventarle, delle storie inverosimili, surrealiste, di camorristi capizona che si chiamano Sandokan o Zorro, ecc, ecc. Il ritardo anche di un solo giorno, della letteratura sulla realtà,  disinnesca ogni capacità di produzione e di invenzione anche solo linguistica della realtà. Il romanzo, la poesia hanno una funzione innanzitutto conoscitiva della realtà ma ciò accade perchè il romanzo, la poesia creano attraverso i personaggi, cioè esistenze possibili, un destino possibile. 
Oppure la letteratura disinnesca la realtà quando la denuncia, ovvero scrive nero su bianco cose che tutti sanno o fanno finta di sapere, com&#039;è successo sempre a Robertino, come ben scriveva su NI a proposito dell&#039;interogatorio seguito alla pubblicazione del testo sulla realtà della camorra nel casertano.
 
Riflessioni sul rapporto tra letteratura e la realtà le trovai in uno splendido libro di Nabokov, Avant le coucher du soleil, se non ricordo male (tradotto ma non lo so in italiano, suonerebbe prima del tramonto) o nell&#039;introduzione (edizione francese) di Witold Gombrowicz a Cosmos.

@ Andrea. secondo me le tue pagine, bellissime ( le conosco) sul romanzo dovresti postarle. E non solno solo io a pensarlo visto che marco Giovenale, al telefono mi diceva la stessa cosa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>qualche osservazione (a ruota libera) su  letteratura e  realismo:</p>
<p>Qualche tempo fa in un film hollywoodiano anni novanta ci fu una scena straordinaria. Lui, golden boy , belloccio, elegante va a dormire da lei appena conosciuta dopo un ristorante. Fanno l&#8217;amore, in un letto separato dal resto della casa giusto da una tenda quasi trasparente e di tanto in tanto arrivano i colpi di tosse,  disumani, del figlio. Lei va, poi torna, e quando  dice all&#8217;amante , quasi scusandosi che suo figlio soffre di una malattia respiratoria grave, quello si alza , si veste e prima di andarsene quasi gli intima:<br />
&#8221; Too much realist&#8221;<br />
Da allora mi chiedo che cosa volesse dire il tipo, ma che lo dicesse uno così mi faceva poco sperare. E perchè non esistesse da noi, nelle lingue latine o nella cultura europea un espressione equivalente.</p>
<p>Quando k diventa Gregor Samsa che diventa insetto, il realismo di k li contiene tutti e tre. Muove le zampette come se effettivamente fossero state da sempre sue, esattamente come Gregor che ha una sola preoccupazione, anch&#8217;essa realista, di non arrivare tardi al lavoro.<br />
Quello che mi spaventa è l&#8217;orda di scriba dell&#8217;ombelico, che ti ripetono fino alla nausea, io racconto solo cose che so, anzi solo io potrò raccontarvi di incesto, di omosessualità, di aids, di violenza carnale, di serial killer, di sassi dai ponti delle autostrade&#8230;</p>
<p>E anche quando la realtà ci è troppo insopportabile si può essere realisti come Anna Maria Ortese, nel mare non bagna Napoli e in particolare nella figura della bambina che tra le due percezioni della realtà, con gli occhiali e senza, una volta in possesso delle preziosissime lenti, non ce la fa a vedere&#8230;<br />
Ecco, e non vuole essere una risposta, la letteratura non deve essere mai in competizione con la realtà. E se la realtà racconta meglio di voi, cioè in maniera assolutamente fantastica, ciò che è, ovvero, i fatti, inutile tentare di far meglio.<br />
Chiedetelo a Robertino Saviano quando nelle sue scritture vi cronaca e sembra quasi che sia lui a inventarle, delle storie inverosimili, surrealiste, di camorristi capizona che si chiamano Sandokan o Zorro, ecc, ecc. Il ritardo anche di un solo giorno, della letteratura sulla realtà,  disinnesca ogni capacità di produzione e di invenzione anche solo linguistica della realtà. Il romanzo, la poesia hanno una funzione innanzitutto conoscitiva della realtà ma ciò accade perchè il romanzo, la poesia creano attraverso i personaggi, cioè esistenze possibili, un destino possibile.<br />
Oppure la letteratura disinnesca la realtà quando la denuncia, ovvero scrive nero su bianco cose che tutti sanno o fanno finta di sapere, com&#8217;è successo sempre a Robertino, come ben scriveva su NI a proposito dell&#8217;interogatorio seguito alla pubblicazione del testo sulla realtà della camorra nel casertano.</p>
<p>Riflessioni sul rapporto tra letteratura e la realtà le trovai in uno splendido libro di Nabokov, Avant le coucher du soleil, se non ricordo male (tradotto ma non lo so in italiano, suonerebbe prima del tramonto) o nell&#8217;introduzione (edizione francese) di Witold Gombrowicz a Cosmos.</p>
<p>@ Andrea. secondo me le tue pagine, bellissime ( le conosco) sul romanzo dovresti postarle. E non solno solo io a pensarlo visto che marco Giovenale, al telefono mi diceva la stessa cosa.</p>
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		<title>
		Di: Mario Bauer		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/08/14/realismo-ed-esperienza/#comment-11523</link>

		<dc:creator><![CDATA[Mario Bauer]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Aug 2005 15:06:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma che bella lezioncina!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma che bella lezioncina!</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/08/14/realismo-ed-esperienza/#comment-11519</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Aug 2005 10:21:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[intorno alle questioni sollevate da francesco pecoraro e riprese dai commenti: sono cruciali, importantissime, almeno tanto quanto sono &quot;ambigue&quot;, &quot;intricate&quot;, &quot;confuse&quot;; ma uso questi termini in senso wittgensteiniano: parlare di narrazioni, di narrazione, di realtà, di media, ecc., significa toccare questioni speculative che sono al centro di ampie riflessioni teoriche (come è ovvio); varrebbe davvero la pena metterci mano, ma con strumenti e riferimenti adeguati, e farlo anche coralmente, ognuno portando un proprio riferimento privilegiato;

io mi sono occupato di teoria del romanzo e di funzione cognitiva delle narrazioni in un libro dal titolo &quot;l&#039;eroe segreto. il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo&quot;; il taglio del lavoro è piuttosto accademico, ma provero&#039; a postarne qualche passaggio a settembre]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>intorno alle questioni sollevate da francesco pecoraro e riprese dai commenti: sono cruciali, importantissime, almeno tanto quanto sono &#8220;ambigue&#8221;, &#8220;intricate&#8221;, &#8220;confuse&#8221;; ma uso questi termini in senso wittgensteiniano: parlare di narrazioni, di narrazione, di realtà, di media, ecc., significa toccare questioni speculative che sono al centro di ampie riflessioni teoriche (come è ovvio); varrebbe davvero la pena metterci mano, ma con strumenti e riferimenti adeguati, e farlo anche coralmente, ognuno portando un proprio riferimento privilegiato;</p>
<p>io mi sono occupato di teoria del romanzo e di funzione cognitiva delle narrazioni in un libro dal titolo &#8220;l&#8217;eroe segreto. il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo&#8221;; il taglio del lavoro è piuttosto accademico, ma provero&#8217; a postarne qualche passaggio a settembre</p>
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		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/08/14/realismo-ed-esperienza/#comment-11506</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Aug 2005 20:28:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Certo che dei poeti che dici i più giovani hanno più di cinquant&#039;anni,  è curioso, se come mi pare di aver capito tu sei della generazione successiva. Ma certo,  che la poesia sia la maniera più diretta di conoscere e la forma meno esteticamente meno annacquabile, anche se so che non è vera, è sottoscrivibile;–)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Certo che dei poeti che dici i più giovani hanno più di cinquant&#8217;anni,  è curioso, se come mi pare di aver capito tu sei della generazione successiva. Ma certo,  che la poesia sia la maniera più diretta di conoscere e la forma meno esteticamente meno annacquabile, anche se so che non è vera, è sottoscrivibile;–)</p>
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		<title>
		Di: GiusCo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/08/14/realismo-ed-esperienza/#comment-11503</link>

		<dc:creator><![CDATA[GiusCo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Aug 2005 18:39:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[cara Temperanza, dopo aver letto troppo da ragazzo, sopporto ora solo la poesia: è la maniera più diretta di conoscere e la forma esteticamente meno annacquabile. Preferiti: Celan (in traduzione, il tedesco non lo conosco), Muldoon, Szymborska (in traduzione, polacco zero); fra gli italiani, De Angelis e, tra i riconosciuti del &#039;900, Saba. Simpatizzo Betocchi e trovo che il più rilucente, in assoluto, sia stato Sandro Penna.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>cara Temperanza, dopo aver letto troppo da ragazzo, sopporto ora solo la poesia: è la maniera più diretta di conoscere e la forma esteticamente meno annacquabile. Preferiti: Celan (in traduzione, il tedesco non lo conosco), Muldoon, Szymborska (in traduzione, polacco zero); fra gli italiani, De Angelis e, tra i riconosciuti del &#8216;900, Saba. Simpatizzo Betocchi e trovo che il più rilucente, in assoluto, sia stato Sandro Penna.</p>
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		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/08/14/realismo-ed-esperienza/#comment-11502</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Aug 2005 18:17:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro/a Giusco, 
non credo che ti consolerà, ma la precarietà riguarda anche la mia generazione,  io lavoro molto a progetto, ma se il progetto non c&#039;è non lavoro, lavoro per l&#039;editoria quando l&#039;editoria mi propone un lavoro, ma se non ce l&#039; ha, non lavoro, a volte ho troppo lavoro e non oso dire di no, perché possono arrivare i tempi in cui nessuno me lo chiederà.
Ma tu parli di identità forte, che è una cosa diversa mi pare. 
In ogni caso quello che mi pare interessante e che per me è già una risposta, è che in pratica mi dici, non ho né il tempo né la voglia per chiedermi se il pensiero è debole, perché io devo essere forte per sopravvivere. Il che, se non altro, vuol dire che sei ben oltre vattimo;–)
Ma tu, per esempio, che cosa leggi, e perché leggi? Che cosa cerchi in un libro diciamo così di &quot;letteratura&quot;? E in generale, la &quot;letteratura&quot; ti interessa in qualche modo, o ha una parte microscopica  nella tua vita? 
Se mi rispondi che l&#039;unica cosa che ti interessa nella vita è la politica ovviamente queste domande cadono, ma se c&#039;è una forma di espressione estetica che in qualche modo ti rappresenta, o con la quale ti senti consonante, qual&#039;è?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro/a Giusco,<br />
non credo che ti consolerà, ma la precarietà riguarda anche la mia generazione,  io lavoro molto a progetto, ma se il progetto non c&#8217;è non lavoro, lavoro per l&#8217;editoria quando l&#8217;editoria mi propone un lavoro, ma se non ce l&#8217; ha, non lavoro, a volte ho troppo lavoro e non oso dire di no, perché possono arrivare i tempi in cui nessuno me lo chiederà.<br />
Ma tu parli di identità forte, che è una cosa diversa mi pare.<br />
In ogni caso quello che mi pare interessante e che per me è già una risposta, è che in pratica mi dici, non ho né il tempo né la voglia per chiedermi se il pensiero è debole, perché io devo essere forte per sopravvivere. Il che, se non altro, vuol dire che sei ben oltre vattimo;–)<br />
Ma tu, per esempio, che cosa leggi, e perché leggi? Che cosa cerchi in un libro diciamo così di &#8220;letteratura&#8221;? E in generale, la &#8220;letteratura&#8221; ti interessa in qualche modo, o ha una parte microscopica  nella tua vita?<br />
Se mi rispondi che l&#8217;unica cosa che ti interessa nella vita è la politica ovviamente queste domande cadono, ma se c&#8217;è una forma di espressione estetica che in qualche modo ti rappresenta, o con la quale ti senti consonante, qual&#8217;è?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: GiusCo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/08/14/realismo-ed-esperienza/#comment-11501</link>

		<dc:creator><![CDATA[GiusCo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Aug 2005 17:26:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rispondo a temperanza, per quel poco che ne so (da esperienze scambiate con coetanei) e può competere a me: il primo problema è oggi un sistema italiano debole, che non offre né chiede competitività. Se hai una rendita, puoi permetterti decente sopravvivenza; se hai un impiego, sei soggetto a ristrutturazioni e flessibilità indefinite; se hai nulla, metti saccoccio in spalla e via a cercar fortuna. In tali condizioni, da saccoccianti, l&#039;unica maniera per stare saldi è avere un&#039;identità forte e l&#039;elmetto perennemente calato: i nemici sono i diretti superiori (e precedenti, come generazione), del tutto inadeguati ma ben saldi alle poltrone. Se pensassero un po&#039; meno a speculazioni e privilegi di posizione, se cioè si impegnassero a creare valore invece che utili per sé e gli amici degli amici, la barca si rimetterebbe in rotta, le prospettive migliorerebbero e anche il lusso di poter pensare &quot;debole&quot; potremmo concedercelo. Si è cioè rotto un tacito patto generazionale che ha funzionato discretamente, finché c&#039;erano i soldi; ora sono finiti e si sperimenta tutti i giorni, sulla pelle di chi non ha entrature. In questo senso, la realtà supera la letteratura: i resoconti di Aldo Nove  dal mondo del lavoro precario, erano un valido esempio. Purtroppo, concludo, è mancata una guerra: la pax atomica ha consegnato l&#039;Italia ad una generazione di bacucchi arzilli che giocano (alcuni) a fare soldi o (altri) &quot;pensiero&quot;, gli uni e gli altri beatamente fottendosene di ciò che ci stanno lasciando in eredità, e che dovremo pagare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rispondo a temperanza, per quel poco che ne so (da esperienze scambiate con coetanei) e può competere a me: il primo problema è oggi un sistema italiano debole, che non offre né chiede competitività. Se hai una rendita, puoi permetterti decente sopravvivenza; se hai un impiego, sei soggetto a ristrutturazioni e flessibilità indefinite; se hai nulla, metti saccoccio in spalla e via a cercar fortuna. In tali condizioni, da saccoccianti, l&#8217;unica maniera per stare saldi è avere un&#8217;identità forte e l&#8217;elmetto perennemente calato: i nemici sono i diretti superiori (e precedenti, come generazione), del tutto inadeguati ma ben saldi alle poltrone. Se pensassero un po&#8217; meno a speculazioni e privilegi di posizione, se cioè si impegnassero a creare valore invece che utili per sé e gli amici degli amici, la barca si rimetterebbe in rotta, le prospettive migliorerebbero e anche il lusso di poter pensare &#8220;debole&#8221; potremmo concedercelo. Si è cioè rotto un tacito patto generazionale che ha funzionato discretamente, finché c&#8217;erano i soldi; ora sono finiti e si sperimenta tutti i giorni, sulla pelle di chi non ha entrature. In questo senso, la realtà supera la letteratura: i resoconti di Aldo Nove  dal mondo del lavoro precario, erano un valido esempio. Purtroppo, concludo, è mancata una guerra: la pax atomica ha consegnato l&#8217;Italia ad una generazione di bacucchi arzilli che giocano (alcuni) a fare soldi o (altri) &#8220;pensiero&#8221;, gli uni e gli altri beatamente fottendosene di ciò che ci stanno lasciando in eredità, e che dovremo pagare.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/08/14/realismo-ed-esperienza/#comment-11500</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Aug 2005 16:06:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non mi sono affatto offesa, ci mancherebbe. Se sono o meno postmoderna, se &quot;siamo&quot; o meno postmoderni, e se è possibile non esserlo nella pratica (perché le intenzioni sono un&#039;altra cosa) era una domanda che mi facevo anch&#039;io su me stessa. Certamente vivo con una certa problematicità le cose che dicevo, soprattutto nei commenti in coda all&#039;altro thread. Diciamo che ho un atteggiamento piuttosto sperimentale, mi interrogo, e sarei curiosa anch&#039;io di sapere come vive il rapporto con  l&#039;esperienza e con un sistema di valori debole, sempre che lo senta debole, anche qualcun altro. Ma soprattutto mi interessava sapere se questo è un problema davvero sentito anche dalla generazione successiva alla mia, o se per i più giovani non &quot;fa&quot; problema. Quale sia poi l&#039;esito sulla scrittura (che a me soprattutto interessa) deriva in fondo da questo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non mi sono affatto offesa, ci mancherebbe. Se sono o meno postmoderna, se &#8220;siamo&#8221; o meno postmoderni, e se è possibile non esserlo nella pratica (perché le intenzioni sono un&#8217;altra cosa) era una domanda che mi facevo anch&#8217;io su me stessa. Certamente vivo con una certa problematicità le cose che dicevo, soprattutto nei commenti in coda all&#8217;altro thread. Diciamo che ho un atteggiamento piuttosto sperimentale, mi interrogo, e sarei curiosa anch&#8217;io di sapere come vive il rapporto con  l&#8217;esperienza e con un sistema di valori debole, sempre che lo senta debole, anche qualcun altro. Ma soprattutto mi interessava sapere se questo è un problema davvero sentito anche dalla generazione successiva alla mia, o se per i più giovani non &#8220;fa&#8221; problema. Quale sia poi l&#8217;esito sulla scrittura (che a me soprattutto interessa) deriva in fondo da questo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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