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	Commenti a: da &#8220;Guerra&#8221;	</title>
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		<title>
		Di: mag		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/10/da-guerra/#comment-16394</link>

		<dc:creator><![CDATA[mag]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2005 12:59:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ah Giovà, 
è tutta corpa de quel coione 
de Cecchi Paone
che per di ch&#039;era frocio
s&#039;è inventato sta parola da testa de cocio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ah Giovà,<br />
è tutta corpa de quel coione<br />
de Cecchi Paone<br />
che per di ch&#8217;era frocio<br />
s&#8217;è inventato sta parola da testa de cocio.</p>
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		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/10/da-guerra/#comment-16364</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 21:40:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Emma
Ognuno ha i suoi sogni, ho l&#039;impressione che il sogno di Mengaldo sia quello di avere una grande e forte letteratura di largo respiro, che però, come anche lui sa, ha bisogno di un paese che queste energie &quot;epiche&quot; in qualche modo le produca, anche per contrasto. 
Anche di Pascoli evidentemente lamenta che sia stato Pascoli e non&quot; il grande poeta italiano&quot;. Mengaldo auspica sempre anche una narrativa di questo genere, evocando Yeoshua o Coetzee in un paese che produce più facilmente manierismi o analisi o fitction pura e semplice (spero che nessuno venga fin qui e inneschi una polemica sui giovani scrittori, non ne sento la mancanza). 
Mengaldo è un grandissimo filologo, ma Debenedetti secondo me aveva  una maggiore sensibilità poetica, e questo gli fa sentire, e forse riconoscere valore, in Pascoli, a quel lato tragico che ogni sogno o rinuncia o nascondimento e menzogna della piccola borghesia comporta. 
Non so, ogni paese ha la tragedia che le è connaturata (stavo per scrivere &#039;che si merita&#039;) questa autocastrazione di Pascoli è forse la nostra. Resta il fatto che un talento così grande non si &quot;riduce&quot; alla metrica e che anche quando ideologicamente si maschera, rinuncia e si ritrae, crea poesia. Che non esclude il fallimento. Anche di un progetto grande come quello che auspica Mengaldo.

Il riferimento di Debenedetti non è &quot;sociologico&quot;,  caso mai ideologico, anche se poi la definizione può esserlo.
Mengaldo è un intellettuale. E&#039; facile per gli intellettuali dire cose come queste, essere un intellettuale richiede generalmente minor coraggio che essere un grande poeta piccolo borghese;–)

Del resto se pensi a Walser, mi pare che siamo su una lunghezza d&#039;onda non tanto diversa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Emma<br />
Ognuno ha i suoi sogni, ho l&#8217;impressione che il sogno di Mengaldo sia quello di avere una grande e forte letteratura di largo respiro, che però, come anche lui sa, ha bisogno di un paese che queste energie &#8220;epiche&#8221; in qualche modo le produca, anche per contrasto.<br />
Anche di Pascoli evidentemente lamenta che sia stato Pascoli e non&#8221; il grande poeta italiano&#8221;. Mengaldo auspica sempre anche una narrativa di questo genere, evocando Yeoshua o Coetzee in un paese che produce più facilmente manierismi o analisi o fitction pura e semplice (spero che nessuno venga fin qui e inneschi una polemica sui giovani scrittori, non ne sento la mancanza).<br />
Mengaldo è un grandissimo filologo, ma Debenedetti secondo me aveva  una maggiore sensibilità poetica, e questo gli fa sentire, e forse riconoscere valore, in Pascoli, a quel lato tragico che ogni sogno o rinuncia o nascondimento e menzogna della piccola borghesia comporta.<br />
Non so, ogni paese ha la tragedia che le è connaturata (stavo per scrivere &#8216;che si merita&#8217;) questa autocastrazione di Pascoli è forse la nostra. Resta il fatto che un talento così grande non si &#8220;riduce&#8221; alla metrica e che anche quando ideologicamente si maschera, rinuncia e si ritrae, crea poesia. Che non esclude il fallimento. Anche di un progetto grande come quello che auspica Mengaldo.</p>
<p>Il riferimento di Debenedetti non è &#8220;sociologico&#8221;,  caso mai ideologico, anche se poi la definizione può esserlo.<br />
Mengaldo è un intellettuale. E&#8217; facile per gli intellettuali dire cose come queste, essere un intellettuale richiede generalmente minor coraggio che essere un grande poeta piccolo borghese;–)</p>
<p>Del resto se pensi a Walser, mi pare che siamo su una lunghezza d&#8217;onda non tanto diversa.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/10/da-guerra/#comment-16346</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 17:06:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Temperanza
La mia domanda non intendeva (meglio, non intendeva solo) contestare l’importanza di riferimenti (sociologici?) di questo tipo.
Era (è) proprio una domanda.
Ricordo, nel discorso di Mengaldo di cui ho parlato più sopra, una specie di (neanche tanto larvato) rammarico.
Della serie: se Pascoli non fosse stato un piccolo borghese rurale, se non avesse avuto tutti i timori, le remore, le ritrosie che gli venivano dalla sua storia personale, familiare, sociale, avrebbe avuto la forza e il coraggio di dedicarsi ad altri temi; sarebbe allora diventato - con la “lingua” e l’indiscutibile genio di cui disponeva - un poeta grandissimo, di livello europeo, senz’altro più grande del pur grande poeta che conosciamo.
La cosa mi ha fatto pensare, ma in effetti non c’è possibilità di verifica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Temperanza<br />
La mia domanda non intendeva (meglio, non intendeva solo) contestare l’importanza di riferimenti (sociologici?) di questo tipo.<br />
Era (è) proprio una domanda.<br />
Ricordo, nel discorso di Mengaldo di cui ho parlato più sopra, una specie di (neanche tanto larvato) rammarico.<br />
Della serie: se Pascoli non fosse stato un piccolo borghese rurale, se non avesse avuto tutti i timori, le remore, le ritrosie che gli venivano dalla sua storia personale, familiare, sociale, avrebbe avuto la forza e il coraggio di dedicarsi ad altri temi; sarebbe allora diventato &#8211; con la “lingua” e l’indiscutibile genio di cui disponeva &#8211; un poeta grandissimo, di livello europeo, senz’altro più grande del pur grande poeta che conosciamo.<br />
La cosa mi ha fatto pensare, ma in effetti non c’è possibilità di verifica.</p>
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		<title>
		Di: giovanni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/10/da-guerra/#comment-16345</link>

		<dc:creator><![CDATA[giovanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 16:39:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Riferimento bibliografico essenziale: G. Debenedetti, Il gelsomino e la donna di Eresso, in Saggi critici, III serie, Milano, 1959  (ora in G. Debenedetti, Saggi, Milano, 1999)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riferimento bibliografico essenziale: G. Debenedetti, Il gelsomino e la donna di Eresso, in Saggi critici, III serie, Milano, 1959  (ora in G. Debenedetti, Saggi, Milano, 1999)</p>
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		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/10/da-guerra/#comment-16344</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 15:33:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Emma

La differenza tra borghese e piccolo borghese in Pascoli non è una questione di valore (cioè di grandezza) questo è vero, ma di luogo in cui sta e visto il luogo in cui sta di quali influenze abbia avuto sui poeti che vengono dopo (relativamente al nostro discorso), di quanto questi poeti gli debbano e in che termini, su quale sfondo storico-sociale ma anche sotterraneo, di adesione a modelli e a immaginari di un certo tipo e non di un altro. Altrimenti si può pensare che l&#039;influenza sia soltanto tecnica (metrica).  E se fosse così, se di Pascoli prendessimo solo l&#039;armamentario tecnico,  diventerebbe una figura molto impoverita, io  credo. Del resto uno attento come Debenedetti non ci avrebbe speso tante parole.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Emma</p>
<p>La differenza tra borghese e piccolo borghese in Pascoli non è una questione di valore (cioè di grandezza) questo è vero, ma di luogo in cui sta e visto il luogo in cui sta di quali influenze abbia avuto sui poeti che vengono dopo (relativamente al nostro discorso), di quanto questi poeti gli debbano e in che termini, su quale sfondo storico-sociale ma anche sotterraneo, di adesione a modelli e a immaginari di un certo tipo e non di un altro. Altrimenti si può pensare che l&#8217;influenza sia soltanto tecnica (metrica).  E se fosse così, se di Pascoli prendessimo solo l&#8217;armamentario tecnico,  diventerebbe una figura molto impoverita, io  credo. Del resto uno attento come Debenedetti non ci avrebbe speso tante parole.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giovanni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/10/da-guerra/#comment-16321</link>

		<dc:creator><![CDATA[giovanni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 19:56:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dearest Emma, l&#039;intentio auctoris conta moltissimo, se persino U. Eco, il democraticissimo, si è sentito in dovere di ricordarlo ne I limiti dell&#039;interpretazione, Milano, 1990. Sarebbe stato meglio se Scialoja, parlandone da vivo, avesse chiarito la relazione, certo esistente, fra l&#039;esametro di Omero, certo verso del Pascoli e certi altri suoi esercizi atonali senz&#039;altro interessanti, anche perché tuttora poco noti.
Madame Magda, omoaffettivo de che? Che sono &#039;ste parole ar-càne? Sur Demauro nun c&#039;è.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dearest Emma, l&#8217;intentio auctoris conta moltissimo, se persino U. Eco, il democraticissimo, si è sentito in dovere di ricordarlo ne I limiti dell&#8217;interpretazione, Milano, 1990. Sarebbe stato meglio se Scialoja, parlandone da vivo, avesse chiarito la relazione, certo esistente, fra l&#8217;esametro di Omero, certo verso del Pascoli e certi altri suoi esercizi atonali senz&#8217;altro interessanti, anche perché tuttora poco noti.<br />
Madame Magda, omoaffettivo de che? Che sono &#8216;ste parole ar-càne? Sur Demauro nun c&#8217;è.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/10/da-guerra/#comment-16320</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 19:14:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono stata fuori e leggo solo ora i commenti che riguardano Pascoli.
In effetti, per chi legge, l’impressione è che il discorso tocchi Pascoli solo parzialmente, e che la polemica abbia superato l’oggetto della discussione.
Quanto al “peso” di Pascoli per Scialoja: la testimonianza diretta dell’interessato non significa nulla? Se teniamo in considerazione il giudizio espresso da Raboni, siamo costretti ad ammettere che Scialoja non è un poeta di poco conto, che non è certo un poeta incapace di riconoscere i propri maestri. O Raboni lo tiriamo in ballo solo quando ci fa comodo?
Sul Pascoli “piccolo borghese” piuttosto che “borghese”: quanto è importante per stabilire il “valore” di Pascoli?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stata fuori e leggo solo ora i commenti che riguardano Pascoli.<br />
In effetti, per chi legge, l’impressione è che il discorso tocchi Pascoli solo parzialmente, e che la polemica abbia superato l’oggetto della discussione.<br />
Quanto al “peso” di Pascoli per Scialoja: la testimonianza diretta dell’interessato non significa nulla? Se teniamo in considerazione il giudizio espresso da Raboni, siamo costretti ad ammettere che Scialoja non è un poeta di poco conto, che non è certo un poeta incapace di riconoscere i propri maestri. O Raboni lo tiriamo in ballo solo quando ci fa comodo?<br />
Sul Pascoli “piccolo borghese” piuttosto che “borghese”: quanto è importante per stabilire il “valore” di Pascoli?</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: magda		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/10/da-guerra/#comment-16168</link>

		<dc:creator><![CDATA[magda]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Nov 2005 08:35:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[se l&#039;è minga insci, mei per tocc.
Secondo me, è un po&#039; anche il mezzo fortemente emotivo che ogni tanto scatena il flame.
Con tutti questi nuovi mezzi tennnologgici, sarebbe auspicabile un bel tavolo audio-video collettivo, dove le parole vengono supportate dalla mimica, dalla gestualità, dal tono di voce, segni certamente piu&#039; ricchi e meno equivocabili della sola parola che spesso cela troppi sottintesi e misundestranding.
oppure creare occasioni piu&#039; concrete di confronto,sempre se c&#039;è questa esigenza, ovviamente.
Va bene la dialettica, pero&#039; si è anche molto permalosi, mi pare.
In quanto alle drug queen, mi sembra di  sentire un&#039; alta rappresentanza dell&#039;inquietudine omoaffettiva negli ambienti intellettuali o similtali...no?

ps: uso il condizionale e il forse, così Ettore Ongis, il direttore dell&#039;Eco di Bergamo, quel caro quotidiano democratico, è contento.
grazie per la signorina, ma ormai sono 42 anche le mie primavere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>se l&#8217;è minga insci, mei per tocc.<br />
Secondo me, è un po&#8217; anche il mezzo fortemente emotivo che ogni tanto scatena il flame.<br />
Con tutti questi nuovi mezzi tennnologgici, sarebbe auspicabile un bel tavolo audio-video collettivo, dove le parole vengono supportate dalla mimica, dalla gestualità, dal tono di voce, segni certamente piu&#8217; ricchi e meno equivocabili della sola parola che spesso cela troppi sottintesi e misundestranding.<br />
oppure creare occasioni piu&#8217; concrete di confronto,sempre se c&#8217;è questa esigenza, ovviamente.<br />
Va bene la dialettica, pero&#8217; si è anche molto permalosi, mi pare.<br />
In quanto alle drug queen, mi sembra di  sentire un&#8217; alta rappresentanza dell&#8217;inquietudine omoaffettiva negli ambienti intellettuali o similtali&#8230;no?</p>
<p>ps: uso il condizionale e il forse, così Ettore Ongis, il direttore dell&#8217;Eco di Bergamo, quel caro quotidiano democratico, è contento.<br />
grazie per la signorina, ma ormai sono 42 anche le mie primavere.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: pow wow		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/10/da-guerra/#comment-16160</link>

		<dc:creator><![CDATA[pow wow]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2005 21:42:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cosa vuoi psychedelic fur, il pow wow è raduno dei nativi, danza sacra. Sono io che mi irrito, io che sono una povera drag queen (presente Priscilla la regina del deserto?) con l&#039;amore per il Pascoli, qui definito borghese: meglio danzare, molto meglio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa vuoi psychedelic fur, il pow wow è raduno dei nativi, danza sacra. Sono io che mi irrito, io che sono una povera drag queen (presente Priscilla la regina del deserto?) con l&#8217;amore per il Pascoli, qui definito borghese: meglio danzare, molto meglio.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: psychedelic fur		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/10/da-guerra/#comment-16158</link>

		<dc:creator><![CDATA[psychedelic fur]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2005 21:09:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[NI sarebbe un posto d&#039;intellettuali che poi scadono a battibecchi di quelli cari al pòppolo, preclara mademoiselle Magda? Vous me surprenez beaucoup. L&#039;è mìnga inscì. Qui, come non altrove, vige il metodo dialettico. 
In quanto a questo irritante Pow wow, a parte il fatto che firmarsi col marchio di un chewing gum o, peggio, di un chupa chupa non depone a favore del firmatario, che cosa vuol dire la solfa della danza tribale? Pow wow è il titolo del gloriosissimo primo LP degli Steeplejack di Maurizio Curadi, uscito con l&#039;Electric Eye di Claudio Sorge nell&#039;autunno di 17 anni fa. Non si scherza con nomi tanto sacri, non si.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>NI sarebbe un posto d&#8217;intellettuali che poi scadono a battibecchi di quelli cari al pòppolo, preclara mademoiselle Magda? Vous me surprenez beaucoup. L&#8217;è mìnga inscì. Qui, come non altrove, vige il metodo dialettico.<br />
In quanto a questo irritante Pow wow, a parte il fatto che firmarsi col marchio di un chewing gum o, peggio, di un chupa chupa non depone a favore del firmatario, che cosa vuol dire la solfa della danza tribale? Pow wow è il titolo del gloriosissimo primo LP degli Steeplejack di Maurizio Curadi, uscito con l&#8217;Electric Eye di Claudio Sorge nell&#8217;autunno di 17 anni fa. Non si scherza con nomi tanto sacri, non si.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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