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	Commenti a: NEUROPA: viaggio per intervalla insaniae	</title>
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		Di: roberto Iza valdés		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[roberto Iza valdés]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Nov 2005 15:53:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[I am looking for items or information pertaining to the orphanages in
Havana and/or Matanzas, Cuba, then named casa cuna, and also for the
orphanages in Moya, Gran Canaria.

Please, share the joy of www.earth.google.com with me.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I am looking for items or information pertaining to the orphanages in<br />
Havana and/or Matanzas, Cuba, then named casa cuna, and also for the<br />
orphanages in Moya, Gran Canaria.</p>
<p>Please, share the joy of <a href="http://www.earth.google.com" rel="nofollow ugc">http://www.earth.google.com</a> with me.</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: magda		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[magda]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Nov 2005 15:15:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sarà che applico a ttto l&#039;ossimoro esistenziale:-)
grazie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà che applico a ttto l&#8217;ossimoro esistenziale:-)<br />
grazie</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: helena janeczek		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2005 17:20:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Magda, manicheismo o pensiero binario (o tutt&#039;è due)? Anche l&#039;opposizione oriente-occidente vi rientra....E poi anche qui da noi trovi tradizioni non-dualistiche]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Magda, manicheismo o pensiero binario (o tutt&#8217;è due)? Anche l&#8217;opposizione oriente-occidente vi rientra&#8230;.E poi anche qui da noi trovi tradizioni non-dualistiche</p>
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		Di: magda		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[magda]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2005 14:33:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[puo&#039; darsi, ma ritrovo il manicheismo ovunque, anche qui, quindi non credo di averne il monopolio.
l&#039;epochè del giudizio ancora non mi riesce, come non mi riesce camminare sulle acque e controllare le televisioni :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>puo&#8217; darsi, ma ritrovo il manicheismo ovunque, anche qui, quindi non credo di averne il monopolio.<br />
l&#8217;epochè del giudizio ancora non mi riesce, come non mi riesce camminare sulle acque e controllare le televisioni :-)</p>
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		<title>
		Di: helena janeczek		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2005 14:09:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grande, Wovoka]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grande, Wovoka</p>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2005 10:43:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#062; forse si sono evitati 2000 anni di discussioni e sofferenze

right or wrong ... it&#039;s your country ;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&gt; forse si sono evitati 2000 anni di discussioni e sofferenze</p>
<p>right or wrong &#8230; it&#8217;s your country ;-)</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: magda		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/13/neuropa-viaggio-per-intervalla-insaniae/#comment-15944</link>

		<dc:creator><![CDATA[magda]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2005 10:20:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;dipanare attraverso Deleuze la differenza tra fascinazione  e comprensione rappresenterebbe una occasione importante verso molte dimensioni, che trascende di molto la questione dei meriti di Deleuze&quot;

Bene, è argomento focale, ancestrale, la qaestio tra doxa ed epistheme,  tra mithos e logos.
mi viene un dubbio esistenziale che m&#039;intrappola dentro l&#039;angosciante sospetto che questa prima suddivisione fondante la cultura occidentale, sia stata la matrice dell&#039;attuale schizofrenia.
gli orientali  ne soffrono?
non mi pare, perchè nel loro modo di usare il linguaggio in maniera visiva-simbolica anzichè concettuale-assertiva come noi, forse si sono evitati 2000 anni di discussioni e sofferenze, fremmentazioni e riconciliazioni, aperture e chiusure, sincronie e diacronie, compulsioni e stanzialità.

Chissà se la Cina è vicina.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;dipanare attraverso Deleuze la differenza tra fascinazione  e comprensione rappresenterebbe una occasione importante verso molte dimensioni, che trascende di molto la questione dei meriti di Deleuze&#8221;</p>
<p>Bene, è argomento focale, ancestrale, la qaestio tra doxa ed epistheme,  tra mithos e logos.<br />
mi viene un dubbio esistenziale che m&#8217;intrappola dentro l&#8217;angosciante sospetto che questa prima suddivisione fondante la cultura occidentale, sia stata la matrice dell&#8217;attuale schizofrenia.<br />
gli orientali  ne soffrono?<br />
non mi pare, perchè nel loro modo di usare il linguaggio in maniera visiva-simbolica anzichè concettuale-assertiva come noi, forse si sono evitati 2000 anni di discussioni e sofferenze, fremmentazioni e riconciliazioni, aperture e chiusure, sincronie e diacronie, compulsioni e stanzialità.</p>
<p>Chissà se la Cina è vicina.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/13/neuropa-viaggio-per-intervalla-insaniae/#comment-15932</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Nov 2005 08:20:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Su quella grande disputa concordo. Ogni scuola ha evidentemente le proprie &quot;degenerazioni&quot; - probabilmente necessarie in un&#039;ottica collettiva (interna alla scuola): stirando fino ai massimi limiti i propri peculiari &quot;principi esplicativi&quot;, questi &quot;estremisti&quot; generano una quantità di materiali sopra i quali menti più &quot;sistematiche&quot; potranno poi esercitare la loro peculiare abilità. 
Ciò che mi impressiona è invece la possibilità, per questi ambiti che sono o furono in origine certamente dei &quot;laboratori&quot; vitali e totalmente problematici, di venire mitologizzati, congelandosi in una vulgata senza senso, cinicamente riutilizzata. Cercherò di spiegarmi, gli esempi non mancano. 
Se un certo testo ci risulta troppo arduo, c&#039;è sempre la possibilità di leggerlo attraverso occhi intellettuali più acuti, e dei quali ci fidiamo abbastanza. Così, ho letto con estrema attenzione la critica all&#039;Anti-Edipo di Girard. Perché uno comincia a dirsi: &quot;mi manca una sufficiente conoscenza del contesto intellettuale francese in cui tali affermazioni potrebbe assumere quel senso che appare mancante&quot;, oppure, &quot;il mio livello di competenza accademica è su queste cose chiaramente insufficiente&quot;. Beh, Girard è comprensibile, non soffre delle mie limitazioni, guardiamo dunque la cosa attraverso i suoi occhi ... copio e incollo un pezzettino: 

[..] Qualunque cosa faccia, il critico avrà sempre la peggio. Se si lascia catturare da quegli aspetti dell&#039;opera che gli sembrano più solidi, gli si rinfaccerà di pontificare su un testo che non si prende esso stesso sul serio: a che scopo vivisezionare quel che è solo un &quot;brûlot&quot; scagliato nelle strutture tarlate dell&#039;intellettualità capitalistica. Se invece si permette di ridere, se continua a dire &quot;Questa è davvero buona!&quot;, gli si rimprovera di misconoscere l&#039;unica impresa che abbia ancora qualche valore nella convulsionaria decadenza della nostra epoca. In entrambi i casi, non si avrà del tutto torto: prendere il libro sul serio o prenderlo alla leggera sono due modi di non vedere lo stadio critico cui siamo giunti e il modo in cui L&#039;anti-Edipo vuole inserirsi in questa crisi. Ci si dice che invece d&#039;irrigidirsi contro il movimento bisogna abbandonarvisi. Si deve spingere sempre più lontano l&#039;artificio del pensiero attuale: in queste condizioni tutti i procedimenti appaiono legittimi. Ci si appoggia su questo per sovvertire quello, e su quello per demolire questo. Pensare logicamente contro la logica altrui: ecco quel che è lecito a Deleuze e Guattari; solo che non si può ritorcere contro di essi l&#039;arma della logica, non si può chiedere loro di essere logici fino in fondo perché è la schizofrenia a parlare attraverso la loro bocca, perché sono loro a possedere il &quot;copyright&quot; del vero delirio. Ah, che bella invenzione questa schizoanalisi! La cosa vi consentirà di ridurre al silenzio gli avversari ancor più velocemente di tutte le &quot;resistenze&quot; di cui gli psicoanalisti detengono il segreto e che hanno sempre di scorta nelle loro tasche. Aggravare tutte le perversioni, fare ancora affidamento sull&#039;arbitrarietà delle forme culturali che ci circondano, in un gesto che non dipende né esclusivamente dal delirio, beninteso, né dal gioco, né dall&#039;impegno, ma che partecipa di tutti questi atteggiamenti e d&#039;altri ancora, tanto che diviene impossibile racchiuderlo in qualche definizione critica: ecco l&#039;infinita differenza dello schizofrenico riuscito; essa fa tutt&#039;uno con il programma dell&#039;Anti-Edipo, con la sua strategia. 

Ora, se una mente come quella di Girard si impantana in questo modo, cosa devo pensare di chi tratta Edipo e Anti-Edipo con totale confidenza? Posso sospettare che vi sia un poco di simulazione, magari inconscia, o di auto-illusione? Ma in realtà io vi vedo anche un modo terribilmente comodo di darsi una patina intellettuale, senza pagare dazio alcuno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su quella grande disputa concordo. Ogni scuola ha evidentemente le proprie &#8220;degenerazioni&#8221; &#8211; probabilmente necessarie in un&#8217;ottica collettiva (interna alla scuola): stirando fino ai massimi limiti i propri peculiari &#8220;principi esplicativi&#8221;, questi &#8220;estremisti&#8221; generano una quantità di materiali sopra i quali menti più &#8220;sistematiche&#8221; potranno poi esercitare la loro peculiare abilità.<br />
Ciò che mi impressiona è invece la possibilità, per questi ambiti che sono o furono in origine certamente dei &#8220;laboratori&#8221; vitali e totalmente problematici, di venire mitologizzati, congelandosi in una vulgata senza senso, cinicamente riutilizzata. Cercherò di spiegarmi, gli esempi non mancano.<br />
Se un certo testo ci risulta troppo arduo, c&#8217;è sempre la possibilità di leggerlo attraverso occhi intellettuali più acuti, e dei quali ci fidiamo abbastanza. Così, ho letto con estrema attenzione la critica all&#8217;Anti-Edipo di Girard. Perché uno comincia a dirsi: &#8220;mi manca una sufficiente conoscenza del contesto intellettuale francese in cui tali affermazioni potrebbe assumere quel senso che appare mancante&#8221;, oppure, &#8220;il mio livello di competenza accademica è su queste cose chiaramente insufficiente&#8221;. Beh, Girard è comprensibile, non soffre delle mie limitazioni, guardiamo dunque la cosa attraverso i suoi occhi &#8230; copio e incollo un pezzettino: </p>
<p>[..] Qualunque cosa faccia, il critico avrà sempre la peggio. Se si lascia catturare da quegli aspetti dell&#8217;opera che gli sembrano più solidi, gli si rinfaccerà di pontificare su un testo che non si prende esso stesso sul serio: a che scopo vivisezionare quel che è solo un &#8220;brûlot&#8221; scagliato nelle strutture tarlate dell&#8217;intellettualità capitalistica. Se invece si permette di ridere, se continua a dire &#8220;Questa è davvero buona!&#8221;, gli si rimprovera di misconoscere l&#8217;unica impresa che abbia ancora qualche valore nella convulsionaria decadenza della nostra epoca. In entrambi i casi, non si avrà del tutto torto: prendere il libro sul serio o prenderlo alla leggera sono due modi di non vedere lo stadio critico cui siamo giunti e il modo in cui L&#8217;anti-Edipo vuole inserirsi in questa crisi. Ci si dice che invece d&#8217;irrigidirsi contro il movimento bisogna abbandonarvisi. Si deve spingere sempre più lontano l&#8217;artificio del pensiero attuale: in queste condizioni tutti i procedimenti appaiono legittimi. Ci si appoggia su questo per sovvertire quello, e su quello per demolire questo. Pensare logicamente contro la logica altrui: ecco quel che è lecito a Deleuze e Guattari; solo che non si può ritorcere contro di essi l&#8217;arma della logica, non si può chiedere loro di essere logici fino in fondo perché è la schizofrenia a parlare attraverso la loro bocca, perché sono loro a possedere il &#8220;copyright&#8221; del vero delirio. Ah, che bella invenzione questa schizoanalisi! La cosa vi consentirà di ridurre al silenzio gli avversari ancor più velocemente di tutte le &#8220;resistenze&#8221; di cui gli psicoanalisti detengono il segreto e che hanno sempre di scorta nelle loro tasche. Aggravare tutte le perversioni, fare ancora affidamento sull&#8217;arbitrarietà delle forme culturali che ci circondano, in un gesto che non dipende né esclusivamente dal delirio, beninteso, né dal gioco, né dall&#8217;impegno, ma che partecipa di tutti questi atteggiamenti e d&#8217;altri ancora, tanto che diviene impossibile racchiuderlo in qualche definizione critica: ecco l&#8217;infinita differenza dello schizofrenico riuscito; essa fa tutt&#8217;uno con il programma dell&#8217;Anti-Edipo, con la sua strategia. </p>
<p>Ora, se una mente come quella di Girard si impantana in questo modo, cosa devo pensare di chi tratta Edipo e Anti-Edipo con totale confidenza? Posso sospettare che vi sia un poco di simulazione, magari inconscia, o di auto-illusione? Ma in realtà io vi vedo anche un modo terribilmente comodo di darsi una patina intellettuale, senza pagare dazio alcuno.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/13/neuropa-viaggio-per-intervalla-insaniae/#comment-15905</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2005 13:55:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Carissimo Wovoka, condivido molto se non tutto di quanto hai appena detto. Sulla questione analitici continentali ricordo di avere alla fine delle letture e ti assicuro che John Searle (polo analitico) è enigmatico quanto Derrida (polo continentale) optato per delle figure moderate ovvero epistemologi e logici vicini alla tradizione continentale e viceversa. Iacking è uno di questi ma citerei anche Ferraris, e molti altri d&#039;area americana. Le questioni sollevate sono di tristissima attualità. perfino il papa e i suoi ortodossi attaccano il post moderno come padre di tutti i relativismi etici. Per cui da un lato ti ritrovi (anzi non ti ritrovi) con gli ultraortodossi della logica razionale sul modello del Circolo di Vienna (Otto Neurath, il primo Wittgenstein, insomma un po&#039; come Tashtego, ma il nostro Tash è più luminoso) essenzialmente americani, o con gli ultra relativisti (Pensiero debole, Vattimo, Rorty , insomma un pò come Giulio Mozzi) principalmente francesi. Insomma un gran casino.

Per quanto riguarda Deleuze so che l&#039;antioedipe e mille plateaux sono state le opere per me più difficili e incomprensibili che abbia letto di Deleuze Guattari insieme a Dissemination di Derrida e all&#039;Ulisse di Joyce, (sono a pagina sei da circa ventanni). Dei due ho letto con profonda riconoscenza verso gli autori il Che cos&#039;è la filosofia, e le lezioni di Deleuze su Spinoza e Leibnitz. Il libro con Carmelo Bene, credo il titolo sia superpositions è di una bellezza unica. Il sillabario come dice Andrea è nella sua dimensione dialogica quanto di più elegante e pertinente rispetto alla contemporaneità sia stato scritto o detto. Mi dispiace veramente non incontrarti a Milano. 

Comunque ho appena postato un testo di Deleuze sui nouveaux philosophes. Proverò a tradurne qualche estratto in italiano. Il tempo corre ed è difficile stargli dietro.
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carissimo Wovoka, condivido molto se non tutto di quanto hai appena detto. Sulla questione analitici continentali ricordo di avere alla fine delle letture e ti assicuro che John Searle (polo analitico) è enigmatico quanto Derrida (polo continentale) optato per delle figure moderate ovvero epistemologi e logici vicini alla tradizione continentale e viceversa. Iacking è uno di questi ma citerei anche Ferraris, e molti altri d&#8217;area americana. Le questioni sollevate sono di tristissima attualità. perfino il papa e i suoi ortodossi attaccano il post moderno come padre di tutti i relativismi etici. Per cui da un lato ti ritrovi (anzi non ti ritrovi) con gli ultraortodossi della logica razionale sul modello del Circolo di Vienna (Otto Neurath, il primo Wittgenstein, insomma un po&#8217; come Tashtego, ma il nostro Tash è più luminoso) essenzialmente americani, o con gli ultra relativisti (Pensiero debole, Vattimo, Rorty , insomma un pò come Giulio Mozzi) principalmente francesi. Insomma un gran casino.</p>
<p>Per quanto riguarda Deleuze so che l&#8217;antioedipe e mille plateaux sono state le opere per me più difficili e incomprensibili che abbia letto di Deleuze Guattari insieme a Dissemination di Derrida e all&#8217;Ulisse di Joyce, (sono a pagina sei da circa ventanni). Dei due ho letto con profonda riconoscenza verso gli autori il Che cos&#8217;è la filosofia, e le lezioni di Deleuze su Spinoza e Leibnitz. Il libro con Carmelo Bene, credo il titolo sia superpositions è di una bellezza unica. Il sillabario come dice Andrea è nella sua dimensione dialogica quanto di più elegante e pertinente rispetto alla contemporaneità sia stato scritto o detto. Mi dispiace veramente non incontrarti a Milano. </p>
<p>Comunque ho appena postato un testo di Deleuze sui nouveaux philosophes. Proverò a tradurne qualche estratto in italiano. Il tempo corre ed è difficile stargli dietro.<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/13/neuropa-viaggio-per-intervalla-insaniae/#comment-15896</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2005 13:15:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2005/11/13/neuropa-viaggio-per-intervalla-insaniae/#comment-15896</guid>

					<description><![CDATA[Caro ff, verrei a Milano davvero volentieri se non vivessi così distante ed inchiodato al suolo dalle circostanze. Sulla questione delineatasi attraverso Deleuze, mi piacerebbe che alla fine passasse l&#039;idea di un &quot;doppio registro&quot;: da una parte il rispetto dell&#039;autonomia e delle competenze specifiche, legate alle irriducibili dinamiche dei singoli campi, che sia però compensato da una piena coscienza che, nel momento in cui dal campo si esce, rivolgendosi all&#039;esterno (ovvero verso gente diversamente formata) è necessario uno sforzo aggiuntivo ed un atteggiamento differente, evitando tanto il ricatto delle reciproche ignoranze (lo &quot;studia prima di parlare&quot;) quanto l&#039;atteggiamento paternalistico (quando non addirittura terroristico) di chi si ritenga depositario del punto di vista sui punti di vista (NB: non sto alludendo a nessuno, sia chiaro). La mia conoscenza di Deleuze è elementare, ma anche un modello elementare può risultare più o meno adeguato, ed esso andrà messo costantemente alla prova, per ampliarlo, correggerlo ed articolarlo secondo necessità. Quello che non è affatto scontato è che la costituzione di un simile modello fino al suo massimo dettaglio sia un presupposto necessario a capire il mondo o aver diritto alla parola, in questo occorre essere molto cauti. Dal mio punto di vista, dipanare attraverso Deleuze la differenza tra fascinazione (che non nego) e comprensione (che anch&#039;io non riscontro se non in piccola parte) rappresenterebbe una occasione importante verso molte dimensioni, che trascende di molto la questione dei meriti di Deleuze o del tifo per gli analitici o per i continentali. Così penso che non sarebbe proprio male ripartire da &quot;Imposture Intellettuali&quot;, lavoro che aldilà delle ingenuità e delle grossolanità che inevitabilmente può mostrare da uno specifico punto di vista (noterei però che Foucault ne rimane sostanzialmente illeso) apre (non certo chiude!) una problematica sempre più essenziale, anche per le sue implicazioni in campo politico (d&#039;altra parte Sokal e Bricmont si professano &quot;leftists&quot;). Tra il &quot;linguaggio primario&quot;, il diritto al delirio e al misticismo dell&#039;arte, della poesia e della letteratura, e il sapere che si concretizza in una prassi politica, ci vuole secondo me un passaggio mediato dalla ragione (che non va retoricamente caricaturizzata riducendola a qualche assurda logica formale) quel passaggio critico e faticoso di cui ho l&#039;impressione si preferisca a volte dimenticare la necessità, soprattutto quando lo scontro tra i &quot;memi&quot; si appiattisce sulla dimensione del marketing.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro ff, verrei a Milano davvero volentieri se non vivessi così distante ed inchiodato al suolo dalle circostanze. Sulla questione delineatasi attraverso Deleuze, mi piacerebbe che alla fine passasse l&#8217;idea di un &#8220;doppio registro&#8221;: da una parte il rispetto dell&#8217;autonomia e delle competenze specifiche, legate alle irriducibili dinamiche dei singoli campi, che sia però compensato da una piena coscienza che, nel momento in cui dal campo si esce, rivolgendosi all&#8217;esterno (ovvero verso gente diversamente formata) è necessario uno sforzo aggiuntivo ed un atteggiamento differente, evitando tanto il ricatto delle reciproche ignoranze (lo &#8220;studia prima di parlare&#8221;) quanto l&#8217;atteggiamento paternalistico (quando non addirittura terroristico) di chi si ritenga depositario del punto di vista sui punti di vista (NB: non sto alludendo a nessuno, sia chiaro). La mia conoscenza di Deleuze è elementare, ma anche un modello elementare può risultare più o meno adeguato, ed esso andrà messo costantemente alla prova, per ampliarlo, correggerlo ed articolarlo secondo necessità. Quello che non è affatto scontato è che la costituzione di un simile modello fino al suo massimo dettaglio sia un presupposto necessario a capire il mondo o aver diritto alla parola, in questo occorre essere molto cauti. Dal mio punto di vista, dipanare attraverso Deleuze la differenza tra fascinazione (che non nego) e comprensione (che anch&#8217;io non riscontro se non in piccola parte) rappresenterebbe una occasione importante verso molte dimensioni, che trascende di molto la questione dei meriti di Deleuze o del tifo per gli analitici o per i continentali. Così penso che non sarebbe proprio male ripartire da &#8220;Imposture Intellettuali&#8221;, lavoro che aldilà delle ingenuità e delle grossolanità che inevitabilmente può mostrare da uno specifico punto di vista (noterei però che Foucault ne rimane sostanzialmente illeso) apre (non certo chiude!) una problematica sempre più essenziale, anche per le sue implicazioni in campo politico (d&#8217;altra parte Sokal e Bricmont si professano &#8220;leftists&#8221;). Tra il &#8220;linguaggio primario&#8221;, il diritto al delirio e al misticismo dell&#8217;arte, della poesia e della letteratura, e il sapere che si concretizza in una prassi politica, ci vuole secondo me un passaggio mediato dalla ragione (che non va retoricamente caricaturizzata riducendola a qualche assurda logica formale) quel passaggio critico e faticoso di cui ho l&#8217;impressione si preferisca a volte dimenticare la necessità, soprattutto quando lo scontro tra i &#8220;memi&#8221; si appiattisce sulla dimensione del marketing.</p>
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