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	Commenti a: Alexanderplatz	</title>
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		<title>
		Di: emma		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2005 14:34:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono stata a Berlino per la prima volta (3/4 giorni - alloggio a est) nell’agosto 1989. Ricordo la fila al Checkpoint Charlie, la metropolitana che portava a Berlino ovest, la fermata allo Zoo, le Trabant dell’est, le auto americane dell’ovest. 
Ricordo l’Unter den Linden come una cartolina ingiallita, e poi i market e i locali spartani dell’est, i negozi e i grandi magazzini scintillanti dell’ovest, la monumentalità imperiale dell’est, i suoi musei grandiosi, la fiamma “perenne”, gli enormi manifesti in Alexanderplatz con la faccia di Honecker che inneggiava al 40° della DDR.
Sui giornali e alle tv occidentali si vedevano lunghe colonne di Trabant intenzionate a raggiungere l’Ungheria e il lago Balaton, presumibilmente non per passarci le vacanze, ma lì – nella DDR – tutto andava per il meglio, si continuava ad essere il paese socialista con il record della produzione industriale, il record degli adulti alfabetizzati, il record delle medaglie d’oro alle Olimpiadi.
Ricordo un tentativo di conversazione con due anziani operai in pensione – marito e moglie – seduti al mio stesso tavolo in un grande ristorante popolare (tavoli collettivi obbligatori per tutti). Le parole e il senso (lui aveva fatto la guerra in Italia e masticava un po&#039; di italiano) erano più o meno questi: “Sì, un giorno ci riuniremo con quelli dell’ovest, ma ci vorranno ancora molti anni, dieci o forse venti. Prima dobbiamo diventare come loro, produrre come loro, essere ricchi come loro”.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stata a Berlino per la prima volta (3/4 giorni &#8211; alloggio a est) nell’agosto 1989. Ricordo la fila al Checkpoint Charlie, la metropolitana che portava a Berlino ovest, la fermata allo Zoo, le Trabant dell’est, le auto americane dell’ovest.<br />
Ricordo l’Unter den Linden come una cartolina ingiallita, e poi i market e i locali spartani dell’est, i negozi e i grandi magazzini scintillanti dell’ovest, la monumentalità imperiale dell’est, i suoi musei grandiosi, la fiamma “perenne”, gli enormi manifesti in Alexanderplatz con la faccia di Honecker che inneggiava al 40° della DDR.<br />
Sui giornali e alle tv occidentali si vedevano lunghe colonne di Trabant intenzionate a raggiungere l’Ungheria e il lago Balaton, presumibilmente non per passarci le vacanze, ma lì – nella DDR – tutto andava per il meglio, si continuava ad essere il paese socialista con il record della produzione industriale, il record degli adulti alfabetizzati, il record delle medaglie d’oro alle Olimpiadi.<br />
Ricordo un tentativo di conversazione con due anziani operai in pensione – marito e moglie – seduti al mio stesso tavolo in un grande ristorante popolare (tavoli collettivi obbligatori per tutti). Le parole e il senso (lui aveva fatto la guerra in Italia e masticava un po&#8217; di italiano) erano più o meno questi: “Sì, un giorno ci riuniremo con quelli dell’ovest, ma ci vorranno ancora molti anni, dieci o forse venti. Prima dobbiamo diventare come loro, produrre come loro, essere ricchi come loro”.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: mag		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/alexanderplatz/#comment-16558</link>

		<dc:creator><![CDATA[mag]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2005 09:27:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Berlino è stata punto di applicazione di tutte le forze più terribili sprigionatesi nel Novecento: ora è finita e prende fiato. 

mi piace molto questo che dici Tash, dovrò andarci a Berlino prima o poi, cosi riuscirò a confrontarla con le altre capitali, coglierne i sedimneti umani, e vedere cosa accomuna la città dell&#039;avanguardia culturale europea con la città dell&#039;avanguardia statunitense.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Berlino è stata punto di applicazione di tutte le forze più terribili sprigionatesi nel Novecento: ora è finita e prende fiato. </p>
<p>mi piace molto questo che dici Tash, dovrò andarci a Berlino prima o poi, cosi riuscirò a confrontarla con le altre capitali, coglierne i sedimneti umani, e vedere cosa accomuna la città dell&#8217;avanguardia culturale europea con la città dell&#8217;avanguardia statunitense.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/alexanderplatz/#comment-16543</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2005 17:51:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non credo che il significato (i significati?) di uno spazio si costruisca nell’uso che se ne fa, voglio dire: non solo.
Esiste lo spirito dei luoghi ed esiste la forma dei luoghi.
Quando non c’è forma esiste la conformazione dei luoghi.
Esistono le qualità “di camera”, cioè legate ai dati spaziali e strutturali, invarianti.
E quelle “di stanza”, cioè legate all’uso che facciamo di uno spazio, che cambia col tempo.
Ora la questione di Alexanderplatz è complessa, perché si tratta di uno spazio attualmente informe e tuttavia carico di significati, pregno (pregno, sì) dei momenti importanti che vi sono stati vissuti, orma urbana storica assai sbiadita e tuttavia ancora importante riferimento per tutta la città, o forse solo della sua parte più “autentica” e vivace.
Alex è ancora oggi Berlino Est, nel senso che il modernismo di seconda mano che la pervade (cioè tutto stilistico, voluto, messo in scena, non autentico e perciò brutto) tuttavia si oppone tuttora efficacemente (molto più efficacemente di un tempo) alla banalità di Berlino Ovest, la cui identità è ancora più incerta.
In questo senso Alex è un luogo identitario forte, non ostante la sua desolante e poetica e irrisolta banalità, il suo essere di fatto un landmark in negativo, una concavità esageratamente vuota, una decompressione ingiustificata e inespressa, dove perdi i tuoi passi in cerca di un appiglio di qualsiasi genere, al punto che persino il chiosco delle salsicce coi suoi tavoli diventa significativo. 
Dentro a quel vuoto anche i tram si sentono illegittimi e li vedi che si avventurano timidamente, seguendo rotaie che su quella superficie grigia, del tutto vuota e inutile, sembrano tracciate con la matita.
Quando ci vai e ci torni seguiti chiederti il perché di tanta fama.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non credo che il significato (i significati?) di uno spazio si costruisca nell’uso che se ne fa, voglio dire: non solo.<br />
Esiste lo spirito dei luoghi ed esiste la forma dei luoghi.<br />
Quando non c’è forma esiste la conformazione dei luoghi.<br />
Esistono le qualità “di camera”, cioè legate ai dati spaziali e strutturali, invarianti.<br />
E quelle “di stanza”, cioè legate all’uso che facciamo di uno spazio, che cambia col tempo.<br />
Ora la questione di Alexanderplatz è complessa, perché si tratta di uno spazio attualmente informe e tuttavia carico di significati, pregno (pregno, sì) dei momenti importanti che vi sono stati vissuti, orma urbana storica assai sbiadita e tuttavia ancora importante riferimento per tutta la città, o forse solo della sua parte più “autentica” e vivace.<br />
Alex è ancora oggi Berlino Est, nel senso che il modernismo di seconda mano che la pervade (cioè tutto stilistico, voluto, messo in scena, non autentico e perciò brutto) tuttavia si oppone tuttora efficacemente (molto più efficacemente di un tempo) alla banalità di Berlino Ovest, la cui identità è ancora più incerta.<br />
In questo senso Alex è un luogo identitario forte, non ostante la sua desolante e poetica e irrisolta banalità, il suo essere di fatto un landmark in negativo, una concavità esageratamente vuota, una decompressione ingiustificata e inespressa, dove perdi i tuoi passi in cerca di un appiglio di qualsiasi genere, al punto che persino il chiosco delle salsicce coi suoi tavoli diventa significativo.<br />
Dentro a quel vuoto anche i tram si sentono illegittimi e li vedi che si avventurano timidamente, seguendo rotaie che su quella superficie grigia, del tutto vuota e inutile, sembrano tracciate con la matita.<br />
Quando ci vai e ci torni seguiti chiederti il perché di tanta fama.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: Luca		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/alexanderplatz/#comment-16539</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2005 17:09:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;fallimento del socialismo reale nella capacità di produrre spazio significativo&quot;, dice tashtego.

Mi sembra che il significato di un luogo lo crei chi lo occupa.
Alexanderplatz ha visto manifestazioni contro la visita di Bush nel 2002 e contro la guerra nel 2003. In queste due occasioni è stata vissuta come spazio pubblico. Ci sono, è vero, le bancarelle e i grandi magazzini, ma anche le tracce del suo carattere non commerciale: la Casa degli insegnanti con un grande fregio a mosaico, l&#039;Orologio, una citazione dal romanzo di Döblin a lettere giganti sulla facciata di un palazzo.

Potsdamer Platz non è una piazza vera e propria, ma un reticolo di strade schiacciate tra i luoghi del commercio. Non c&#039;è un singolo punto dove aggregarsi, se non il grottesco tendone del Sony Center, sorvegliato da vigilantes privati, dove a nessuno verrebbe in mente di organizzare una manifestazione.
È un&#039;occasione perduta, come tutta la ricostruzione di Berlino negli ultimi anni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;fallimento del socialismo reale nella capacità di produrre spazio significativo&#8221;, dice tashtego.</p>
<p>Mi sembra che il significato di un luogo lo crei chi lo occupa.<br />
Alexanderplatz ha visto manifestazioni contro la visita di Bush nel 2002 e contro la guerra nel 2003. In queste due occasioni è stata vissuta come spazio pubblico. Ci sono, è vero, le bancarelle e i grandi magazzini, ma anche le tracce del suo carattere non commerciale: la Casa degli insegnanti con un grande fregio a mosaico, l&#8217;Orologio, una citazione dal romanzo di Döblin a lettere giganti sulla facciata di un palazzo.</p>
<p>Potsdamer Platz non è una piazza vera e propria, ma un reticolo di strade schiacciate tra i luoghi del commercio. Non c&#8217;è un singolo punto dove aggregarsi, se non il grottesco tendone del Sony Center, sorvegliato da vigilantes privati, dove a nessuno verrebbe in mente di organizzare una manifestazione.<br />
È un&#8217;occasione perduta, come tutta la ricostruzione di Berlino negli ultimi anni.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Europa Low Cost: Alexandeplatz		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/alexanderplatz/#comment-16475</link>

		<dc:creator><![CDATA[Europa Low Cost: Alexandeplatz]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2005 07:46:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[[...] L&#039;Espresso recensisce il nuovo libro di Marina Gersony Europa Low Cost, bandiera del nuovo trolley traveller: il viaggiatore low cost che sceglie la destinazione sulla base delle offerte e spende in hotel di lusso quello che risparmia con le low cost. I 25 itinerari sono scelti da altrettanti personaggi di ognuna delle città, per Berlino ho trovato un brano del libro su Nazione Indiana, dedicato al bello del brutto e ad Alexanderplatz. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>[&#8230;] L&#8217;Espresso recensisce il nuovo libro di Marina Gersony Europa Low Cost, bandiera del nuovo trolley traveller: il viaggiatore low cost che sceglie la destinazione sulla base delle offerte e spende in hotel di lusso quello che risparmia con le low cost. I 25 itinerari sono scelti da altrettanti personaggi di ognuna delle città, per Berlino ho trovato un brano del libro su Nazione Indiana, dedicato al bello del brutto e ad Alexanderplatz. [&#8230;]</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/alexanderplatz/#comment-16403</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2005 14:22:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non vorrei sembrare dozzinalmente poetico, se dico che di Berlino mi ha preso il vento estivo, costante, vellutato.
Poi Berlino, se ci fate caso, è piena di ragni grossi.
E pullula di vespe, sempre d’estate.
In second’ordine mi piace tutto il tracciato della S-Bahn, soprattutto là dove le sue arcate di mattoni diventano abitabili e si riempiono di botteghe, bar, ristoranti.
Poi l’isolato-repertorio di Aldo Rossi sulla Schutzenstrasse e quella sua apparente rinuncia ad affermarsi come cosa autonoma e nuova per adeguarsi (inchinarsi?) a ciò che già esiste.
Poi molte altre cose, tra le quali, per molti motivi insuperabile, la grande Karl Marx Allee, già Stalin Allee.
Su tutto questo regna incontrastata la Neue National Galerie di Mies Van Der Rohe.
Berlino è stata punto di applicazione di tutte le forze più terribili sprigionatesi nel Novecento: ora è finita e prende fiato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non vorrei sembrare dozzinalmente poetico, se dico che di Berlino mi ha preso il vento estivo, costante, vellutato.<br />
Poi Berlino, se ci fate caso, è piena di ragni grossi.<br />
E pullula di vespe, sempre d’estate.<br />
In second’ordine mi piace tutto il tracciato della S-Bahn, soprattutto là dove le sue arcate di mattoni diventano abitabili e si riempiono di botteghe, bar, ristoranti.<br />
Poi l’isolato-repertorio di Aldo Rossi sulla Schutzenstrasse e quella sua apparente rinuncia ad affermarsi come cosa autonoma e nuova per adeguarsi (inchinarsi?) a ciò che già esiste.<br />
Poi molte altre cose, tra le quali, per molti motivi insuperabile, la grande Karl Marx Allee, già Stalin Allee.<br />
Su tutto questo regna incontrastata la Neue National Galerie di Mies Van Der Rohe.<br />
Berlino è stata punto di applicazione di tutte le forze più terribili sprigionatesi nel Novecento: ora è finita e prende fiato.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/alexanderplatz/#comment-16366</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 22:23:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Berlino è piena di &quot;cose più belle&quot;. Te lo dico rosicando!
La cosa interessante è che, in realtà, è una scenografia vuota. Un mio amico architetto a Berlino mi ha spiegato che non c&#039;è stato il trasferimento delle sedi delle grandi società bavaresi, sveve etc. che immaginavano (e promuovevano). Quindi molti di quei splendidi palazzi sono vuoti.
Affittare o comprare una casa a Berlino costa meno che a Milano, non so se mi spiego!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Berlino è piena di &#8220;cose più belle&#8221;. Te lo dico rosicando!<br />
La cosa interessante è che, in realtà, è una scenografia vuota. Un mio amico architetto a Berlino mi ha spiegato che non c&#8217;è stato il trasferimento delle sedi delle grandi società bavaresi, sveve etc. che immaginavano (e promuovevano). Quindi molti di quei splendidi palazzi sono vuoti.<br />
Affittare o comprare una casa a Berlino costa meno che a Milano, non so se mi spiego!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: helena janeczek		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/alexanderplatz/#comment-16343</link>

		<dc:creator><![CDATA[helena janeczek]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 15:02:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come succede ormai spesso, sono d&#039;accordo col compagno tashtego (era appunto questa desolante poesia, il bello del brutto e della sua anima smarrita che cercavo di descrivere). Se poi venisse fuori una roba miezza e miezza tipo Potsdamerplatz (come temo sia probabile), sentiremo davvero la mancanza del vecchio Alex.
Parentesi: la cosa per me più bella della nuova Berlino è il Parlamento, non so che ne pensate voi signori architetti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come succede ormai spesso, sono d&#8217;accordo col compagno tashtego (era appunto questa desolante poesia, il bello del brutto e della sua anima smarrita che cercavo di descrivere). Se poi venisse fuori una roba miezza e miezza tipo Potsdamerplatz (come temo sia probabile), sentiremo davvero la mancanza del vecchio Alex.<br />
Parentesi: la cosa per me più bella della nuova Berlino è il Parlamento, non so che ne pensate voi signori architetti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Luca		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/alexanderplatz/#comment-16269</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Nov 2005 19:50:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma dimenticate che forse invece la piazza ha un centro, posto non esattamente nel suo punto mediano, eppure l&#039;unico punto significativo di Alexanderplatz, dove è possibile sostare, aspettare che qualcuno venga verso di te da una qualsiasi direzione. Un orologio che non è un orologio, ma un cilindro metallico ruotante su un perno. Un orologio che disegna un mondo: a sgraffio sull&#039;alluminio i contorni stilizzati di coste, isole, continenti. Elencati tutt&#039;intorno, nomi di città così lontane da essere soltanto suoni, desideri: Vancouver, Kapstadt. 
Nessun appiglio per pubblicità, nessuna esibizione di denaro, persino la tecnica passa in secondo piano se ci si perde in mezzo a quei nomi, restando fermi mentre il carrillon senza musica te li fa passare davanti. I nomi più in alto sono non casualmente di città sovietiche. Un sesto del mondo.
L&#039;orologio del tempo del mondo - la Weltzeituhr - marca ancora un tempo che non c&#039;è più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma dimenticate che forse invece la piazza ha un centro, posto non esattamente nel suo punto mediano, eppure l&#8217;unico punto significativo di Alexanderplatz, dove è possibile sostare, aspettare che qualcuno venga verso di te da una qualsiasi direzione. Un orologio che non è un orologio, ma un cilindro metallico ruotante su un perno. Un orologio che disegna un mondo: a sgraffio sull&#8217;alluminio i contorni stilizzati di coste, isole, continenti. Elencati tutt&#8217;intorno, nomi di città così lontane da essere soltanto suoni, desideri: Vancouver, Kapstadt.<br />
Nessun appiglio per pubblicità, nessuna esibizione di denaro, persino la tecnica passa in secondo piano se ci si perde in mezzo a quei nomi, restando fermi mentre il carrillon senza musica te li fa passare davanti. I nomi più in alto sono non casualmente di città sovietiche. Un sesto del mondo.<br />
L&#8217;orologio del tempo del mondo &#8211; la Weltzeituhr &#8211; marca ancora un tempo che non c&#8217;è più.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/alexanderplatz/#comment-16261</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Nov 2005 16:09:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[rifarla la rifaranno di sicuro.
ma sarà un male.
così com&#039;è, ha qualcosa di assolutamente prezioso, una cosa che nel cuor dell&#039;europa forse non la trovi più espressa con tanta chiarezza: alex è forma parlante, è il fallimento del socialismo reale nella capacità di produrre spazio significativo.
eccetera.
personalmente la trovo piena di desolante poesia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>rifarla la rifaranno di sicuro.<br />
ma sarà un male.<br />
così com&#8217;è, ha qualcosa di assolutamente prezioso, una cosa che nel cuor dell&#8217;europa forse non la trovi più espressa con tanta chiarezza: alex è forma parlante, è il fallimento del socialismo reale nella capacità di produrre spazio significativo.<br />
eccetera.<br />
personalmente la trovo piena di desolante poesia.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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