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	Commenti a: Parigi è un labirinto	</title>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/parigi-e-un-labirinto/#comment-16329</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 08:18:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[vincent, non mi è sembrato banale quanto scrivi, perché l&#039;immagine del labirinto coglie benissimo il proliferare di argomenti e controargomenti, nella stampa francese e non solo di questi giorni..., e non tutti questi argomenti sono in malafede...

ma per me questi eventi hanno funzionato come un nodo, tirando il quale emergevano a poco a poco fili sempre più estesi e lontani, che andavano in altre direzioni dal quadro rigido delle periferie in fiamme e dei ragazzi con le molotov

e ora questi fili mi stanno portando sulle relazioni francia-africa, sul revisionismo, sul neocoloniamismo francese in parte clandestino, fuori tema, insomma. Eppure sento che le cose importanti da dire stanno quasi TUTTE FUORI dal quadro degli incendi, degli scontri di queste settimane.

Quello che poi dici è stranamente vero: su certe questioni francesi mi sembra di avere la giusta distanza, per entrarci senza troppi &quot;détours&quot;, e non mi riesce invece di fare la stessa cosa per l&#039;Italia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>vincent, non mi è sembrato banale quanto scrivi, perché l&#8217;immagine del labirinto coglie benissimo il proliferare di argomenti e controargomenti, nella stampa francese e non solo di questi giorni&#8230;, e non tutti questi argomenti sono in malafede&#8230;</p>
<p>ma per me questi eventi hanno funzionato come un nodo, tirando il quale emergevano a poco a poco fili sempre più estesi e lontani, che andavano in altre direzioni dal quadro rigido delle periferie in fiamme e dei ragazzi con le molotov</p>
<p>e ora questi fili mi stanno portando sulle relazioni francia-africa, sul revisionismo, sul neocoloniamismo francese in parte clandestino, fuori tema, insomma. Eppure sento che le cose importanti da dire stanno quasi TUTTE FUORI dal quadro degli incendi, degli scontri di queste settimane.</p>
<p>Quello che poi dici è stranamente vero: su certe questioni francesi mi sembra di avere la giusta distanza, per entrarci senza troppi &#8220;détours&#8221;, e non mi riesce invece di fare la stessa cosa per l&#8217;Italia&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/parigi-e-un-labirinto/#comment-16323</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 20:40:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[An afterword. Quel mio testo singolare, ha continuato a ramificarsi nella mia mente in maniera sorprendente, gemmando questioni su questioni, sino ad esaurirsi in una sorta di saturazione - come se il modello necessario a fissare la questione entro termini stabili e definitivi fosse semplicemente troppo ingombrante rispetto ai limiti rappresentativi della mia coscienza. Così, una volta distanziatomi da esso, ho avuto l&#039;impressione retrospettiva di avere assistito all&#039;autoproduzione - relativamente autonoma - di una sorta di retorica: un sentimento complesso, ma ben riconoscibile, trovava espressione articolandosi nelle evidenze a disposizione, escogitando a tale scopo una struttura di &quot;discorso&quot; capace di rappresentarlo. Curiosamente, le successive valutazioni, o &quot;riscalature&quot; rispetto alla mia usuale &quot;visione del mondo&quot;, delle diverse evidenze utilizzate, si sono sì dimostrate capaci di alterare il sentimento originario, magari neutralizzando la rabbia o il desiderio distruttivo che vi era stato incanalato, ma non la struttura logica, la tautologia retorica che, se pure tende a sfaldarsi nella memoria al declinare dell&#039;attenzione e con il passare del tempo, si rinsalda puntualmente ad ogni rilettura. Da qui un effetto curioso ed assolutamente ripetibile: quando il ricordo del discorso sfuma emerge la vaga impressione di avere articolato una sorta di &quot;enormità&quot; (o di &quot;bestemmia&quot;: censori sociali &quot;incorporati&quot; al lavoro?) - impressione che però risvanisce quando la rilettura riesce a ricreare, seppure in una sorta di &quot;rimessa in opera&quot; attenuata, il contesto originario. Davvero interessante, ed un po&#039; sconvolgente. L&#039;impossibilità di fissare la questione in un quadro stabile, il singolare lavorio della mente che mi è stato possibile percepire, mi riporta alla memoria una formulazione di Lacan che mi aveva affascinato fin dal primo incontro:

Non si tratta piuttosto di una frustrazione che sarebbe inerente al discorso stesso del soggetto? Il soggetto non si impegna in una perdita sempre più grande di questo essere da parte di se stesso, di cui, a forza di quadri sinceri che non di meno ne lasciano incoerente l&#039;idea, di rettifiche che non giungono a liberarne l&#039;essenza, di modi di essere e di difese che non impediscono di far vacillare la sua statua, di costrizioni narcisistiche che concorrono ad animarlo, finisce per riconoscere che questo essere non è mai stato che una sua opera nell&#039;immaginazione e che questa opera delude in lui ogni certezza. In questo sforzo che egli compie per ricostruirla per un altro, egli ritrova l&#039;alienazione fondamentale che gliela ha fatta costruire come un&#039;altra .. Questo ego ..è la frustrazione per essenza.

E con questo, direi che ho davvero finito.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>An afterword. Quel mio testo singolare, ha continuato a ramificarsi nella mia mente in maniera sorprendente, gemmando questioni su questioni, sino ad esaurirsi in una sorta di saturazione &#8211; come se il modello necessario a fissare la questione entro termini stabili e definitivi fosse semplicemente troppo ingombrante rispetto ai limiti rappresentativi della mia coscienza. Così, una volta distanziatomi da esso, ho avuto l&#8217;impressione retrospettiva di avere assistito all&#8217;autoproduzione &#8211; relativamente autonoma &#8211; di una sorta di retorica: un sentimento complesso, ma ben riconoscibile, trovava espressione articolandosi nelle evidenze a disposizione, escogitando a tale scopo una struttura di &#8220;discorso&#8221; capace di rappresentarlo. Curiosamente, le successive valutazioni, o &#8220;riscalature&#8221; rispetto alla mia usuale &#8220;visione del mondo&#8221;, delle diverse evidenze utilizzate, si sono sì dimostrate capaci di alterare il sentimento originario, magari neutralizzando la rabbia o il desiderio distruttivo che vi era stato incanalato, ma non la struttura logica, la tautologia retorica che, se pure tende a sfaldarsi nella memoria al declinare dell&#8217;attenzione e con il passare del tempo, si rinsalda puntualmente ad ogni rilettura. Da qui un effetto curioso ed assolutamente ripetibile: quando il ricordo del discorso sfuma emerge la vaga impressione di avere articolato una sorta di &#8220;enormità&#8221; (o di &#8220;bestemmia&#8221;: censori sociali &#8220;incorporati&#8221; al lavoro?) &#8211; impressione che però risvanisce quando la rilettura riesce a ricreare, seppure in una sorta di &#8220;rimessa in opera&#8221; attenuata, il contesto originario. Davvero interessante, ed un po&#8217; sconvolgente. L&#8217;impossibilità di fissare la questione in un quadro stabile, il singolare lavorio della mente che mi è stato possibile percepire, mi riporta alla memoria una formulazione di Lacan che mi aveva affascinato fin dal primo incontro:</p>
<p>Non si tratta piuttosto di una frustrazione che sarebbe inerente al discorso stesso del soggetto? Il soggetto non si impegna in una perdita sempre più grande di questo essere da parte di se stesso, di cui, a forza di quadri sinceri che non di meno ne lasciano incoerente l&#8217;idea, di rettifiche che non giungono a liberarne l&#8217;essenza, di modi di essere e di difese che non impediscono di far vacillare la sua statua, di costrizioni narcisistiche che concorrono ad animarlo, finisce per riconoscere che questo essere non è mai stato che una sua opera nell&#8217;immaginazione e che questa opera delude in lui ogni certezza. In questo sforzo che egli compie per ricostruirla per un altro, egli ritrova l&#8217;alienazione fondamentale che gliela ha fatta costruire come un&#8217;altra .. Questo ego ..è la frustrazione per essenza.</p>
<p>E con questo, direi che ho davvero finito.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: vincent raynaud		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/parigi-e-un-labirinto/#comment-16315</link>

		<dc:creator><![CDATA[vincent raynaud]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 17:01:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Andrea,

ho letto i tuoi pezzi su Parigi, tutto appassionante, davvero,  e devo dire che in confronto cio&#039; che ho scritto io è banale. E&#039; strano, forse è una realtà troppo vicina (ho vissuto a Parigi per 15 anni, fino al 30 giugno scorso), ma non riesco a parlarne con la dovuta distanza. Invece, sull&#039;Italia, se comincio non mi fermo più. Altra banalità: è piu&#039; facile analizzare dal di fuori...

(Si&#039;, è sicuramente cosi&#039;: lasciamo fare, poi ci chiediamo come mai sia successo.)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Andrea,</p>
<p>ho letto i tuoi pezzi su Parigi, tutto appassionante, davvero,  e devo dire che in confronto cio&#8217; che ho scritto io è banale. E&#8217; strano, forse è una realtà troppo vicina (ho vissuto a Parigi per 15 anni, fino al 30 giugno scorso), ma non riesco a parlarne con la dovuta distanza. Invece, sull&#8217;Italia, se comincio non mi fermo più. Altra banalità: è piu&#8217; facile analizzare dal di fuori&#8230;</p>
<p>(Si&#8217;, è sicuramente cosi&#8217;: lasciamo fare, poi ci chiediamo come mai sia successo.)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: vincent raynaud		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/parigi-e-un-labirinto/#comment-16314</link>

		<dc:creator><![CDATA[vincent raynaud]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 16:56:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Gianni,

infatti si&#039;, mi vergogno. Giovedi&#039; è stata una giornata difficile. La sera mi sono messo sul divano, e ho lasciato la televisione ripulirmi il cervello (mi vergogno ancora).

Sara&#039; sicuramente per un&#039;altra volta!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gianni,</p>
<p>infatti si&#8217;, mi vergogno. Giovedi&#8217; è stata una giornata difficile. La sera mi sono messo sul divano, e ho lasciato la televisione ripulirmi il cervello (mi vergogno ancora).</p>
<p>Sara&#8217; sicuramente per un&#8217;altra volta!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/parigi-e-un-labirinto/#comment-16300</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 10:43:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Farò tali cose
(ancora non so quali)
ma saranno 
Il terrore del mondo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Farò tali cose<br />
(ancora non so quali)<br />
ma saranno<br />
Il terrore del mondo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: mag		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/parigi-e-un-labirinto/#comment-16295</link>

		<dc:creator><![CDATA[mag]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 10:01:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ah, beh allora avanti con la rivoluzione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ah, beh allora avanti con la rivoluzione</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/parigi-e-un-labirinto/#comment-16291</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 09:27:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ma io non sono deluso! Capire bene come è che sei finito attaccato alla catena mi da semmai una certa ebbrezza dionisiaca! La partita non è mica finita ... :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ma io non sono deluso! Capire bene come è che sei finito attaccato alla catena mi da semmai una certa ebbrezza dionisiaca! La partita non è mica finita &#8230; :-)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: magda mantecca		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/parigi-e-un-labirinto/#comment-16287</link>

		<dc:creator><![CDATA[magda mantecca]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2005 09:08:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Wowo, penso che confrontare sistemi valoriali personali con altri decisamenti incompatibili, è un&#039;operazione inevitabilmente deludente.
La difficoltà di condivisione dei propri sistemi valoriali, etici, è uno dei drammi attuali.
Aspettando che cio&#039; avvenga, non ci resta che appagarci della nostra idealità, sapendo che se non possiamo avere cio&#039; che desideriamo, potremmo sempre optare per l&#039;opzione di desiderare cio&#039; che possediamo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wowo, penso che confrontare sistemi valoriali personali con altri decisamenti incompatibili, è un&#8217;operazione inevitabilmente deludente.<br />
La difficoltà di condivisione dei propri sistemi valoriali, etici, è uno dei drammi attuali.<br />
Aspettando che cio&#8217; avvenga, non ci resta che appagarci della nostra idealità, sapendo che se non possiamo avere cio&#8217; che desideriamo, potremmo sempre optare per l&#8217;opzione di desiderare cio&#8217; che possediamo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/parigi-e-un-labirinto/#comment-16276</link>

		<dc:creator><![CDATA[Wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Nov 2005 21:47:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@fabrizio: quello che ho espresso a me non sembrava esattamente un lamento, semmai una imprecazione - ma non mi lagnerò di alcuna interpretazione perché nemmeno io ne comprendo appieno le valenze, come pure il rapporto tra esagerazione ed autenticità in esso contenuti: questa ha tutta l&#039;aria di essere una questione di saggezza, e io non pretendo affatto d&#039;averne. Diciamo che si tratta di una esplicitazione problematica, che vagamente immagino mi possa servire d&#039;appoggio per qualche sviluppo anti-retorico, volto a sollecitare delle rappresentazioni un poco più crude ed antropologicamente autentiche anche per le dinamiche del campo culturale, e che ho proposto qui - diciamo così - ad un &quot;pubblico adulto&quot; per vedermela sezionata, disarticolata o comunque neutralizzata, meglio di quanto possa fare io stesso.
Del lavoro non so più cosa pensare, lo vedi. La mia &quot;etica&quot; (irriflessa) non era certo quella del capitalismo protestante alla Weber, ma una sopravvivenza di quella del vecchio villaggio rurale, dove il lavoro è una serissima necessità condivisa da tutti, e sapervi far fronte lealmente un elemento fondamentale di onore e di virilità, ovvero qualcosa che è diventato ora ignominiosamente ingenuo - semplicemente &quot;stupido&quot;. Quanto ai camerieri, semplicemente mi imbarazzano, tutte le mie reazioni viscerali sono da ceto basso, e mi cadono a pennello tutte le descrizioni di Bourdieu nella &quot;Distinzione&quot;, p.es.:
Per chi dubitasse del fatto che il fatto di &quot;sapersi far servire&quot;, come si dice nei discorsi borghesi, costituisce una componente dell&#039;arte di vivere borghese, basta ricordare quegli operai, o quei modesti impiegati, che, entrati per qualche importante circostanza in un ristorante elegante, si mettono a chiacchierare con il maitre o con i camerieri - che &quot;si accorgono subito con chi hanno a che fare&quot; - quasi per annullare simbolicamente il rapporto di servizio, e scongiurare il disagio in cui esso li mette.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@fabrizio: quello che ho espresso a me non sembrava esattamente un lamento, semmai una imprecazione &#8211; ma non mi lagnerò di alcuna interpretazione perché nemmeno io ne comprendo appieno le valenze, come pure il rapporto tra esagerazione ed autenticità in esso contenuti: questa ha tutta l&#8217;aria di essere una questione di saggezza, e io non pretendo affatto d&#8217;averne. Diciamo che si tratta di una esplicitazione problematica, che vagamente immagino mi possa servire d&#8217;appoggio per qualche sviluppo anti-retorico, volto a sollecitare delle rappresentazioni un poco più crude ed antropologicamente autentiche anche per le dinamiche del campo culturale, e che ho proposto qui &#8211; diciamo così &#8211; ad un &#8220;pubblico adulto&#8221; per vedermela sezionata, disarticolata o comunque neutralizzata, meglio di quanto possa fare io stesso.<br />
Del lavoro non so più cosa pensare, lo vedi. La mia &#8220;etica&#8221; (irriflessa) non era certo quella del capitalismo protestante alla Weber, ma una sopravvivenza di quella del vecchio villaggio rurale, dove il lavoro è una serissima necessità condivisa da tutti, e sapervi far fronte lealmente un elemento fondamentale di onore e di virilità, ovvero qualcosa che è diventato ora ignominiosamente ingenuo &#8211; semplicemente &#8220;stupido&#8221;. Quanto ai camerieri, semplicemente mi imbarazzano, tutte le mie reazioni viscerali sono da ceto basso, e mi cadono a pennello tutte le descrizioni di Bourdieu nella &#8220;Distinzione&#8221;, p.es.:<br />
Per chi dubitasse del fatto che il fatto di &#8220;sapersi far servire&#8221;, come si dice nei discorsi borghesi, costituisce una componente dell&#8217;arte di vivere borghese, basta ricordare quegli operai, o quei modesti impiegati, che, entrati per qualche importante circostanza in un ristorante elegante, si mettono a chiacchierare con il maitre o con i camerieri &#8211; che &#8220;si accorgono subito con chi hanno a che fare&#8221; &#8211; quasi per annullare simbolicamente il rapporto di servizio, e scongiurare il disagio in cui esso li mette.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: fabrizio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/19/parigi-e-un-labirinto/#comment-16272</link>

		<dc:creator><![CDATA[fabrizio]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Nov 2005 20:35:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[non so. 
mi sembra che chi si lamenti del mondo del lavoro - come fa wovoka - non  abbia ben chiaro a se stesso cosa è il lavoro nel  tempo e nello spazio.
nei secoli dell&#039;umanità e nei paesi del terzo mondo.
cosa ti aspetti wovoka dal lavoro? come lo vedi il lavoro dei camerieri, di chi fa un lavoro manuale? come dovremmo lavorare, tutti?
forse sono domandi banali, ma le risposte non le conosco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non so.<br />
mi sembra che chi si lamenti del mondo del lavoro &#8211; come fa wovoka &#8211; non  abbia ben chiaro a se stesso cosa è il lavoro nel  tempo e nello spazio.<br />
nei secoli dell&#8217;umanità e nei paesi del terzo mondo.<br />
cosa ti aspetti wovoka dal lavoro? come lo vedi il lavoro dei camerieri, di chi fa un lavoro manuale? come dovremmo lavorare, tutti?<br />
forse sono domandi banali, ma le risposte non le conosco.</p>
]]></content:encoded>
		
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