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	Commenti a: Hans Faverey, Man &#038; Dolphin – Homme &#038; dauphin	</title>
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		<title>
		Di: gibril		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gibril]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2005 22:56:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E adesso non venitemi a dire che dal Sessantotto al Novanta passano poco più di vent&#039;anni: il lapsus, freudiano o meno, è sintomo della vergogna affiorata a fior di guance.

Eric, tu sapevi! Se avessi soldi a sufficienza, pagherei un certo personaggio di Bradbury per farti bruciare tutti i libri che possiedi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E adesso non venitemi a dire che dal Sessantotto al Novanta passano poco più di vent&#8217;anni: il lapsus, freudiano o meno, è sintomo della vergogna affiorata a fior di guance.</p>
<p>Eric, tu sapevi! Se avessi soldi a sufficienza, pagherei un certo personaggio di Bradbury per farti bruciare tutti i libri che possiedi.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: gibril		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[gibril]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2005 22:49:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Ex)Giallo Faverey
Notizie carpite via telefono a un mio vecchio caro amico (insegnante e studioso di letteratura inglese che ignora il pc e ama la buona poesia di cui è un lettore appassionato: da fidarsi ciecamente).
Possiede un&#039;antologia del 2004 che comprende testi delle otto raccolte che Faverey ha pubblicato in neerlandese dal 1968 al 1990: tradotte da Francis Jones (per lui molto valido) col bellissimo (l&#039;aggettivo è mio) titolo &quot;Against the forgetting&quot;. E&#039; universalmente riconosciuto come uno dei più grandi poeti olandesi del XX secolo (nato nel Suriname nel 1933 e morto ad Amsterdam nel 2000) ed è accostato dalla critica inglese/tedesca/olandese
(accademica e non) a poeti come Paul Celan. Esistono dei saggi sul suo &quot;stile&quot; in cui viene avvicinato a Petrarca (relata refero); lavori sui suoi rapporti coi mistici tedeschi (in particolare Meister Eckhart); studi che fanno risalire la sua poetica al pensiero di Eraclito e della tradizione filosofica dei presocratici. Lo conoscono e lo traducono praticamente in tutto il mondo.
Questo è quanto, per adesso.
Se penso che studio Celan da vent&#039;anni, mi viene da spararmi!
Che bella trappola, Eric. Tu sapevi!!! Maudit! 

p.s.

Potrebbe servire come antidoto contro il nostro innato, mortifero provincialismo: pronti a masturbarci o a scannarci sull&#039;opera prima del nuovo vate(r) prodotto da una delle tante rivistine da liceali con la fregola.
Io mi vergogno un po&#039;. Anche facendo due calcoli: dal Sessantotto al Duemila passano poco più di trent&#039;anni e, in questo lasso di tempo, Faverey pubblica otto sillogi: bene: conosco sciami di masturbatores grillorum che otto raccolte le hanno completate negli ultimi tre anni.
Che dilettante, questo Faverey.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Ex)Giallo Faverey<br />
Notizie carpite via telefono a un mio vecchio caro amico (insegnante e studioso di letteratura inglese che ignora il pc e ama la buona poesia di cui è un lettore appassionato: da fidarsi ciecamente).<br />
Possiede un&#8217;antologia del 2004 che comprende testi delle otto raccolte che Faverey ha pubblicato in neerlandese dal 1968 al 1990: tradotte da Francis Jones (per lui molto valido) col bellissimo (l&#8217;aggettivo è mio) titolo &#8220;Against the forgetting&#8221;. E&#8217; universalmente riconosciuto come uno dei più grandi poeti olandesi del XX secolo (nato nel Suriname nel 1933 e morto ad Amsterdam nel 2000) ed è accostato dalla critica inglese/tedesca/olandese<br />
(accademica e non) a poeti come Paul Celan. Esistono dei saggi sul suo &#8220;stile&#8221; in cui viene avvicinato a Petrarca (relata refero); lavori sui suoi rapporti coi mistici tedeschi (in particolare Meister Eckhart); studi che fanno risalire la sua poetica al pensiero di Eraclito e della tradizione filosofica dei presocratici. Lo conoscono e lo traducono praticamente in tutto il mondo.<br />
Questo è quanto, per adesso.<br />
Se penso che studio Celan da vent&#8217;anni, mi viene da spararmi!<br />
Che bella trappola, Eric. Tu sapevi!!! Maudit! </p>
<p>p.s.</p>
<p>Potrebbe servire come antidoto contro il nostro innato, mortifero provincialismo: pronti a masturbarci o a scannarci sull&#8217;opera prima del nuovo vate(r) prodotto da una delle tante rivistine da liceali con la fregola.<br />
Io mi vergogno un po&#8217;. Anche facendo due calcoli: dal Sessantotto al Duemila passano poco più di trent&#8217;anni e, in questo lasso di tempo, Faverey pubblica otto sillogi: bene: conosco sciami di masturbatores grillorum che otto raccolte le hanno completate negli ultimi tre anni.<br />
Che dilettante, questo Faverey.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/20/hans-faverey-man-dolphin-%e2%80%93-homme-dauphin/#comment-16547</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2005 21:17:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Una poesia che sta diventando un giallo :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una poesia che sta diventando un giallo :-)</p>
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		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/20/hans-faverey-man-dolphin-%e2%80%93-homme-dauphin/#comment-16546</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2005 21:03:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Alessandra e Gibril
Al desiderio che non può essere soddisfatto non avevo pensato.
Io ci ho visto soprattutto la relazione asimmetrica, l’esercizio di potere e di seduzione del più forte nei confronti del più debole. Dall’esito per niente scontato tuttavia, questo è vero.
In fondo del delfino non sappiamo niente. Potrebbe essere soltanto un’allucinazione, e la voce in tal caso parlerebbe a se stessa.
Meglio, chiederebbe a se stessa di raccontarsi delle balle.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Alessandra e Gibril<br />
Al desiderio che non può essere soddisfatto non avevo pensato.<br />
Io ci ho visto soprattutto la relazione asimmetrica, l’esercizio di potere e di seduzione del più forte nei confronti del più debole. Dall’esito per niente scontato tuttavia, questo è vero.<br />
In fondo del delfino non sappiamo niente. Potrebbe essere soltanto un’allucinazione, e la voce in tal caso parlerebbe a se stessa.<br />
Meglio, chiederebbe a se stessa di raccontarsi delle balle.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gibril		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/20/hans-faverey-man-dolphin-%e2%80%93-homme-dauphin/#comment-16545</link>

		<dc:creator><![CDATA[gibril]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2005 20:16:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Alessandra

Grazie, mi hai dato una chiave di lettura; ma considera anche la &quot;condizione&quot; di chi (come me) non ha né il tuo intuito, é la tua capacità di lettura, né i tuoi strumenti di analisi. Non sarebbe un vero peccato lasciarlo all&#039;oscuro?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Alessandra</p>
<p>Grazie, mi hai dato una chiave di lettura; ma considera anche la &#8220;condizione&#8221; di chi (come me) non ha né il tuo intuito, é la tua capacità di lettura, né i tuoi strumenti di analisi. Non sarebbe un vero peccato lasciarlo all&#8217;oscuro?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: alessandra		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/20/hans-faverey-man-dolphin-%e2%80%93-homme-dauphin/#comment-16544</link>

		<dc:creator><![CDATA[alessandra]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2005 19:35:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si dice che un testo oggi dovrebbe stare in piedi da solo. Se al lettore manca la chiave di lettura essenziale il testo, oggi, non funzionerebbe bene come dovrebbe. E ciò sarebbe particolarmente vero quando il testo in questione è un testo poetico, perché il lettore sarebbe diventato pigro (e forse la pigrizia - o il rifiuto della fatica - è un effetto del bombardamento di informazioni cui siamo sottoposti quotidianamente, una sorta di difesa) ma non solo. Al lettore non si potrebbe più chiedere di condividere l&#039;intero bagaglio socioculturale dell&#039;autore e viceversa, perché il mondo è così veloce che non si riesce a stargli dietro. Oggi, il correlativo oggettivo sarebbe quasi un&#039;utopia. Forse, sarebbe una questione di culo. E allora un testo funzionerebbe solo riuscendo a stare in piedi da solo.  Se tutto ciò è vero, sarà per questo che si legge così poca poesia? Non so, sto solo riflettendo ad alta voce.
In ogni caso, devo dire che per me questo testo sta in piedi anche da solo. Funziona anche se mi manca la chiave di lettura. E&#039; vero che il delfino - ma anche la palla, come dice Emma - possono essere qualsiasi cosa. Per me, tuttavia, emergono come chiara metafora del &#039;desiderio&#039; che non può essere soddisfatto, inteso in senso generico. L&#039;homme desidera qualcosa dal dauphin, ma il dauphin questa cosa non gliela potrà mai dare. Questo testo, è la preghiera dell&#039;illuso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si dice che un testo oggi dovrebbe stare in piedi da solo. Se al lettore manca la chiave di lettura essenziale il testo, oggi, non funzionerebbe bene come dovrebbe. E ciò sarebbe particolarmente vero quando il testo in questione è un testo poetico, perché il lettore sarebbe diventato pigro (e forse la pigrizia &#8211; o il rifiuto della fatica &#8211; è un effetto del bombardamento di informazioni cui siamo sottoposti quotidianamente, una sorta di difesa) ma non solo. Al lettore non si potrebbe più chiedere di condividere l&#8217;intero bagaglio socioculturale dell&#8217;autore e viceversa, perché il mondo è così veloce che non si riesce a stargli dietro. Oggi, il correlativo oggettivo sarebbe quasi un&#8217;utopia. Forse, sarebbe una questione di culo. E allora un testo funzionerebbe solo riuscendo a stare in piedi da solo.  Se tutto ciò è vero, sarà per questo che si legge così poca poesia? Non so, sto solo riflettendo ad alta voce.<br />
In ogni caso, devo dire che per me questo testo sta in piedi anche da solo. Funziona anche se mi manca la chiave di lettura. E&#8217; vero che il delfino &#8211; ma anche la palla, come dice Emma &#8211; possono essere qualsiasi cosa. Per me, tuttavia, emergono come chiara metafora del &#8216;desiderio&#8217; che non può essere soddisfatto, inteso in senso generico. L&#8217;homme desidera qualcosa dal dauphin, ma il dauphin questa cosa non gliela potrà mai dare. Questo testo, è la preghiera dell&#8217;illuso.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gibril		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/20/hans-faverey-man-dolphin-%e2%80%93-homme-dauphin/#comment-16485</link>

		<dc:creator><![CDATA[gibril]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2005 08:35:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ Andrea

Sei hai la bontà di rileggere il mio post del 21 nov., h 21. 38 (la prima frase), e accanto al nome di Eric aggiungi il tuo, hai già la risposta.
Tutto bene, mon ami. Ciao.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ Andrea</p>
<p>Sei hai la bontà di rileggere il mio post del 21 nov., h 21. 38 (la prima frase), e accanto al nome di Eric aggiungi il tuo, hai già la risposta.<br />
Tutto bene, mon ami. Ciao.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/20/hans-faverey-man-dolphin-%e2%80%93-homme-dauphin/#comment-16481</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Nov 2005 08:19:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A rileggerla non mi sembra così “ingenua”.
E poi più che letta deve essere detta, anzi agita, e per le sfumature dolcissime-crudelissime la modulazione della voce ha una grande importanza.
Non è una poesia “canonica”. Non è una poesia lirica.
È un testo pragmatico. Quasi un testo teatrale. Volutamente spiazzante e un po’ irritante.
Non è casuale che Alessandra abbia fatto “quel” commento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A rileggerla non mi sembra così “ingenua”.<br />
E poi più che letta deve essere detta, anzi agita, e per le sfumature dolcissime-crudelissime la modulazione della voce ha una grande importanza.<br />
Non è una poesia “canonica”. Non è una poesia lirica.<br />
È un testo pragmatico. Quasi un testo teatrale. Volutamente spiazzante e un po’ irritante.<br />
Non è casuale che Alessandra abbia fatto “quel” commento.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/20/hans-faverey-man-dolphin-%e2%80%93-homme-dauphin/#comment-16467</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2005 23:34:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[bene, gibril e emma, amici come prima, fustighero&#039; Suchère perché ci dia indicazioni su Faverey

(ps comunque Gibril, l&#039;ironia la si fa e la si aspetta... )]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>bene, gibril e emma, amici come prima, fustighero&#8217; Suchère perché ci dia indicazioni su Faverey</p>
<p>(ps comunque Gibril, l&#8217;ironia la si fa e la si aspetta&#8230; )</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/20/hans-faverey-man-dolphin-%e2%80%93-homme-dauphin/#comment-16453</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2005 21:26:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Gibril 
Io per la verità non mi sono sorpresa né scandalizzata per la scelta di Suchère. Ho pensato che l’optare per un pezzo “semplice” e “ingenuo” - una quasi-litanìa dolcissima crudelissima con pochissime parole ripetute fino allo sfinimento e all’ossessione - fosse motivato anche dalla volontà di non tagliare fuori chi non conosce il francese.
Poi ho cercato notizie su Hans Faverey. In italiano niente. Ecco, questo sì, mi piacerebbe sapere qualcosa di più di Faverey.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Gibril<br />
Io per la verità non mi sono sorpresa né scandalizzata per la scelta di Suchère. Ho pensato che l’optare per un pezzo “semplice” e “ingenuo” &#8211; una quasi-litanìa dolcissima crudelissima con pochissime parole ripetute fino allo sfinimento e all’ossessione &#8211; fosse motivato anche dalla volontà di non tagliare fuori chi non conosce il francese.<br />
Poi ho cercato notizie su Hans Faverey. In italiano niente. Ecco, questo sì, mi piacerebbe sapere qualcosa di più di Faverey.</p>
]]></content:encoded>
		
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