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	Commenti a: Divenire minoritari	</title>
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		<title>
		Di: mag		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[mag]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2005 12:48:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; anche vero che a volte la filosofia è l&#039;arte di elaborare delle banalità.
Si Andrea, è impossibile prescindere dal sogno, dall&#039;utopia, dall&#039;essere visionari se si vuole operare in senso significativo nei cambiamenti e nelle rivoluzioni sociali.
Anzi è proprio auspicabile che cio&#039; avvenga, anche perchè questo dovrebbe essere  garanzia di intaccabilità e estraneità all&#039;appiattimento generale passivamente acquisito.
Certo che ci deve essere un&#039;aldilà, che identifico nel Metalogos, nel metadiscorso sulle cose, pero&#039; ci dev&#039;essere uno scarto tra questo sogno utopico e l&#039;ideologia intesa come sistema  di credenze autoreferenziale, monotematico e implosivo.
Un &#039;ideologia diviene tale quando si acutizza sulle proprie posizioni e chiude a margini di ottimizzazione.
Sempre secondo me.....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; anche vero che a volte la filosofia è l&#8217;arte di elaborare delle banalità.<br />
Si Andrea, è impossibile prescindere dal sogno, dall&#8217;utopia, dall&#8217;essere visionari se si vuole operare in senso significativo nei cambiamenti e nelle rivoluzioni sociali.<br />
Anzi è proprio auspicabile che cio&#8217; avvenga, anche perchè questo dovrebbe essere  garanzia di intaccabilità e estraneità all&#8217;appiattimento generale passivamente acquisito.<br />
Certo che ci deve essere un&#8217;aldilà, che identifico nel Metalogos, nel metadiscorso sulle cose, pero&#8217; ci dev&#8217;essere uno scarto tra questo sogno utopico e l&#8217;ideologia intesa come sistema  di credenze autoreferenziale, monotematico e implosivo.<br />
Un &#8216;ideologia diviene tale quando si acutizza sulle proprie posizioni e chiude a margini di ottimizzazione.<br />
Sempre secondo me&#8230;..</p>
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		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/22/divenire-minoritari/#comment-16391</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Nov 2005 12:12:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel testo qui riportato, che devo supporre sia tradotto con cura, ritrovo in miniatura tutto ciò che mi dà fastidio in Deleuze.
Perché leggendo e ascoltando Deleuze, ma anche altri filosofi francesi della seconda metà del Novecento ho sempre questa sensazione – che si trasforma in sospetto et diffidenza – che in realtà si tratti in fondo di un gran rimestare di parole su concetti un po’ banali, andanti e soprattutto (volutamente) confusi?
D’altronde la verbosità oscura sembra essere una prerogativa dell’intera cultura francese contemporanea, un format per così dire, che serve egregiamente come leva di opposizione e resistenza alla limpidezza – o supposta tale – degli analitici e in generale degli anglo-sassoni non-francesizzati. 
Quest’uso delle parole faticoso, un tantino ricattatorio (se non capisci è colpa tua, non mia) teso a definire e ri-definire concetti già in uso senza cambiarli nella sostanza, ma solo nella forma (vedi qui sopra), è in misura parziale anche tipico di pensatori - più accessibili di Deleuze-Guattari e forse più seri - che stimo, come Augé o Baudrillard, per dire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel testo qui riportato, che devo supporre sia tradotto con cura, ritrovo in miniatura tutto ciò che mi dà fastidio in Deleuze.<br />
Perché leggendo e ascoltando Deleuze, ma anche altri filosofi francesi della seconda metà del Novecento ho sempre questa sensazione – che si trasforma in sospetto et diffidenza – che in realtà si tratti in fondo di un gran rimestare di parole su concetti un po’ banali, andanti e soprattutto (volutamente) confusi?<br />
D’altronde la verbosità oscura sembra essere una prerogativa dell’intera cultura francese contemporanea, un format per così dire, che serve egregiamente come leva di opposizione e resistenza alla limpidezza – o supposta tale – degli analitici e in generale degli anglo-sassoni non-francesizzati.<br />
Quest’uso delle parole faticoso, un tantino ricattatorio (se non capisci è colpa tua, non mia) teso a definire e ri-definire concetti già in uso senza cambiarli nella sostanza, ma solo nella forma (vedi qui sopra), è in misura parziale anche tipico di pensatori &#8211; più accessibili di Deleuze-Guattari e forse più seri &#8211; che stimo, come Augé o Baudrillard, per dire.</p>
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		<title>
		Di: claudio		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/22/divenire-minoritari/#comment-16369</link>

		<dc:creator><![CDATA[claudio]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 23:37:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao, conosco molto poco Delueze ma la sua riflessione sull&#039;etnia mi interessa. Sapreste indicarmi un testo in cui ne tratta in modo specifico?
Grazie.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao, conosco molto poco Delueze ma la sua riflessione sull&#8217;etnia mi interessa. Sapreste indicarmi un testo in cui ne tratta in modo specifico?<br />
Grazie.</p>
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		<title>
		Di: andrea inglese		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/22/divenire-minoritari/#comment-16367</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea inglese]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 22:40:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[è legittimo un al di là della democrazia rappresentativa, almeno come prefigurazione utopica, senza che questo significhi per forza totalitarismo?

In Marx c&#039;è questo al di là, come in forme diverse in Debord, o in Deleuze, o in Ivan Illich... 

come è possibile non tanto vagheggiare rivoluzioni, ma anche solo avanzare critiche forti al sistema economico-politico delle attuali democrazie occidentali, precludendosi questi orizzonti utopici?

(magda, la minoranza di Deleuze non è la stessa di Mill; ma il punto di partenza credo rimanga proprio Mill)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>è legittimo un al di là della democrazia rappresentativa, almeno come prefigurazione utopica, senza che questo significhi per forza totalitarismo?</p>
<p>In Marx c&#8217;è questo al di là, come in forme diverse in Debord, o in Deleuze, o in Ivan Illich&#8230; </p>
<p>come è possibile non tanto vagheggiare rivoluzioni, ma anche solo avanzare critiche forti al sistema economico-politico delle attuali democrazie occidentali, precludendosi questi orizzonti utopici?</p>
<p>(magda, la minoranza di Deleuze non è la stessa di Mill; ma il punto di partenza credo rimanga proprio Mill)</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: mag		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/22/divenire-minoritari/#comment-16359</link>

		<dc:creator><![CDATA[mag]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 19:24:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[:-)
Non so piu&#039;cosa significhi oggi essere democratici, pero&#039; credo che anche in questa tanto sofferta conquista esistano pericoli d&#039;immunità, assuefazione, che in qualche senso la neutralizzano.
no?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>:-)<br />
Non so piu&#8217;cosa significhi oggi essere democratici, pero&#8217; credo che anche in questa tanto sofferta conquista esistano pericoli d&#8217;immunità, assuefazione, che in qualche senso la neutralizzano.<br />
no?</p>
]]></content:encoded>
		
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		Di: Giorgio Astroni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/22/divenire-minoritari/#comment-16358</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Astroni]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 19:04:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[basta tradurre, insomma, l&#039;espressione &quot;volontà della maggioranza&quot; in &quot;dittatura della maggioranza&quot;, e tutto diventa chiarissimo, nel senso che la democrazia ormai non serve più a niente e a nessuno, o meglio serve soltanto ai dittatori. da platone a deleuze il passo è più breve di quello che sembra.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>basta tradurre, insomma, l&#8217;espressione &#8220;volontà della maggioranza&#8221; in &#8220;dittatura della maggioranza&#8221;, e tutto diventa chiarissimo, nel senso che la democrazia ormai non serve più a niente e a nessuno, o meglio serve soltanto ai dittatori. da platone a deleuze il passo è più breve di quello che sembra.</p>
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		<title>
		Di: magda mantecca		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/22/divenire-minoritari/#comment-16339</link>

		<dc:creator><![CDATA[magda mantecca]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2005 12:50:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[questo discorso lancia ponti d&#039;oro verso la concezione &quot;borderline&quot; della società, la concezione di grande ricchezza di chi vive il confine.
&quot;chi ha vissuto la frontiera non conosce il pregiudizio&quot; dicevo tempo fà.
Altro punto di riflessione molto importante è il luogo comune della democrazia come la volontà della maggioranza.
Non è cosi, la libertà della democrazia solitamente non è mai la volontà della maggioranza che perlopiu&#039; rimane segregata nell&#039;orizzonte di senso della doxa, del si dice, della chiacchiera.
Spesso la maggioranza rappresenta una tirannide :
da un estratto di &quot;saggio sulla libertà&quot; di John Stuart Mill:

&quot;... il pensiero politico ormai comprende generalmente &quot;la tirannia della maggioranza&quot; tra i mali da cui la società deve guardarsi.
Come altre tirannie, quella della maggioranza fu dapprima - e volgarmente lo è ancora - considerata, e temuta, soprattutto in quanto conseguenza delle azioni della pubblica autorità. Ma le persone più riflessive compresero che, quando la società stessa è il tiranno - la società nel suo complesso, sui singoli individui che la compongono -, il suo esercizio della tirannia non si limita agli atti che può compiere per mano dei suoi funzionari politici. La società può eseguire, ed esegue, i propri ordini: e se gli ordini che emana sono sbagliati, o comunque riguardano campi in cui non dovrebbe interferire esercita una tirannide sociale più potente di molti tipi di oppressione politica, poichè, anche se generalmente non viene fatta rispettare con pene altrettanto severe, lascia meno vie di scampo, penetrando più profondamente nella vita quotidiana e rendendo schiava l&#039;anima stessa. Quindi la protezione dalla tirannide del magistrato non è sufficiente: è necessario anche proteggersi dalla tirannia dell&#039;opinione e del sentimento predominanti, dalla tendenza della società a imporre come norme di condotta e con mezzi diversi dalle pene legali, le proprie idee e usanze a chi dissente, a ostacolare lo sviluppo - e a prevenire, se possibile, la formazione - di qualsiasi individualità discordante, e a costringere tutti i caratteri a conformarsi al suo modello. Vi è un limite alla legittima interferenza dell&#039;opinione collettiva sull&#039;indipendenza individuale: e trovarlo, e difenderlo contro ogni abuso, è altrettanto indispensabile alla buona conduzione delle cose umane quanto la protezione dal dispotismo politico...&quot;

Un giorno forse scrivero&#039; un saggio sulla frontiera in tutti i sensi....e Deleuze non potrà mancare :-)
grazie Andrea per lo sguardo antropologico degli ultimi articoli.

magdamantecca]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>questo discorso lancia ponti d&#8217;oro verso la concezione &#8220;borderline&#8221; della società, la concezione di grande ricchezza di chi vive il confine.<br />
&#8220;chi ha vissuto la frontiera non conosce il pregiudizio&#8221; dicevo tempo fà.<br />
Altro punto di riflessione molto importante è il luogo comune della democrazia come la volontà della maggioranza.<br />
Non è cosi, la libertà della democrazia solitamente non è mai la volontà della maggioranza che perlopiu&#8217; rimane segregata nell&#8217;orizzonte di senso della doxa, del si dice, della chiacchiera.<br />
Spesso la maggioranza rappresenta una tirannide :<br />
da un estratto di &#8220;saggio sulla libertà&#8221; di John Stuart Mill:</p>
<p>&#8220;&#8230; il pensiero politico ormai comprende generalmente &#8220;la tirannia della maggioranza&#8221; tra i mali da cui la società deve guardarsi.<br />
Come altre tirannie, quella della maggioranza fu dapprima &#8211; e volgarmente lo è ancora &#8211; considerata, e temuta, soprattutto in quanto conseguenza delle azioni della pubblica autorità. Ma le persone più riflessive compresero che, quando la società stessa è il tiranno &#8211; la società nel suo complesso, sui singoli individui che la compongono -, il suo esercizio della tirannia non si limita agli atti che può compiere per mano dei suoi funzionari politici. La società può eseguire, ed esegue, i propri ordini: e se gli ordini che emana sono sbagliati, o comunque riguardano campi in cui non dovrebbe interferire esercita una tirannide sociale più potente di molti tipi di oppressione politica, poichè, anche se generalmente non viene fatta rispettare con pene altrettanto severe, lascia meno vie di scampo, penetrando più profondamente nella vita quotidiana e rendendo schiava l&#8217;anima stessa. Quindi la protezione dalla tirannide del magistrato non è sufficiente: è necessario anche proteggersi dalla tirannia dell&#8217;opinione e del sentimento predominanti, dalla tendenza della società a imporre come norme di condotta e con mezzi diversi dalle pene legali, le proprie idee e usanze a chi dissente, a ostacolare lo sviluppo &#8211; e a prevenire, se possibile, la formazione &#8211; di qualsiasi individualità discordante, e a costringere tutti i caratteri a conformarsi al suo modello. Vi è un limite alla legittima interferenza dell&#8217;opinione collettiva sull&#8217;indipendenza individuale: e trovarlo, e difenderlo contro ogni abuso, è altrettanto indispensabile alla buona conduzione delle cose umane quanto la protezione dal dispotismo politico&#8230;&#8221;</p>
<p>Un giorno forse scrivero&#8217; un saggio sulla frontiera in tutti i sensi&#8230;.e Deleuze non potrà mancare :-)<br />
grazie Andrea per lo sguardo antropologico degli ultimi articoli.</p>
<p>magdamantecca</p>
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