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	Commenti a: Sui roghi	</title>
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		<title>
		Di: Andrea Raos		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Raos]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2005 09:10:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Marlène,
la repressione credo sia un tratto presente ovunque. I migranti la percepiscono forte, ed è forse per questo che sono migranti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Marlène,<br />
la repressione credo sia un tratto presente ovunque. I migranti la percepiscono forte, ed è forse per questo che sono migranti.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: marlène		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/25/sui-roghi/#comment-17131</link>

		<dc:creator><![CDATA[marlène]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2005 22:19:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;scrivendo con uno stile “come si deve”. Che è l’esatto contrario della vera originalità.&quot;

sì comunque - e non c&#039;entra più tanto con l&#039;oggetto del tuo scritto... - l&#039;éducation nationale in francia almeno fino a pochi anni fa non puntava allo sviluppo dell&#039;originalità degli studenti/alunni.
&quot;bravi&quot; erano quelli &quot;scolastici&quot; chi faceva cose interessanti e meno &quot;come si deve&quot; in genere non veniva né incoraggiato né premiato. 
la scuola negli anni ottanta e novanta era sostanzialmente repressiva.
la repressione mi sembra una tendenza naturale in francia.
chissà se voi migranti avvertite questo tratto di carattere?!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;scrivendo con uno stile “come si deve”. Che è l’esatto contrario della vera originalità.&#8221;</p>
<p>sì comunque &#8211; e non c&#8217;entra più tanto con l&#8217;oggetto del tuo scritto&#8230; &#8211; l&#8217;éducation nationale in francia almeno fino a pochi anni fa non puntava allo sviluppo dell&#8217;originalità degli studenti/alunni.<br />
&#8220;bravi&#8221; erano quelli &#8220;scolastici&#8221; chi faceva cose interessanti e meno &#8220;come si deve&#8221; in genere non veniva né incoraggiato né premiato.<br />
la scuola negli anni ottanta e novanta era sostanzialmente repressiva.<br />
la repressione mi sembra una tendenza naturale in francia.<br />
chissà se voi migranti avvertite questo tratto di carattere?!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/25/sui-roghi/#comment-17126</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2005 21:14:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Forse tu stai pensando (per es.) a Cofferati. Io non ci avevo pensato.
Ma è sicuro che il clima generale non è per niente universalista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse tu stai pensando (per es.) a Cofferati. Io non ci avevo pensato.<br />
Ma è sicuro che il clima generale non è per niente universalista.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/25/sui-roghi/#comment-17099</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2005 16:48:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusa Emma, a parte la lega a chi pensi?
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa Emma, a parte la lega a chi pensi?<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/25/sui-roghi/#comment-17091</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2005 15:39:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Francesco Forlani
Ecco, la mia attenzione va su questo: sull’esigenza di riconoscere che l’illuminismo non è solo orrore.
Quanto ai “sapori locali”: sì sono necessari. Ma se penso a chi se ne fa portavoce in Italia, qui e ora, e per quali “ragioni”, mi viene da inneggiare senz’altro all’universalismo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Francesco Forlani<br />
Ecco, la mia attenzione va su questo: sull’esigenza di riconoscere che l’illuminismo non è solo orrore.<br />
Quanto ai “sapori locali”: sì sono necessari. Ma se penso a chi se ne fa portavoce in Italia, qui e ora, e per quali “ragioni”, mi viene da inneggiare senz’altro all’universalismo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: marlène		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/25/sui-roghi/#comment-17083</link>

		<dc:creator><![CDATA[marlène]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2005 14:16:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[caro andrea
negli anni ottanta mia zia e mia sorella hanno studiato a sciences po entrambi &quot;provinciales&quot; (= non parigine), con origini sociali atipiche, provenienti da licei non prestigiosi e con voti - senza togliere loro merito! - nemmeno eccellenti e così le amiche di mia sorella che hanno genitori operai e/o immigrati. 
mia sorella dice che erano una minoranza ma il concorso lo permetteva (a studenti &quot;seri&quot; e &quot;preparati&quot; ovviamente). 
(all&#039;epoca c&#039;erano borse di studio). 
sempre mia sorella dice che una parte della selezione avviene con il meccanismo che hai descritto ma anche più semplicemente per il fatto che per tentare il concorso bisogna essere a conoscenza dell&#039;esistenza della scuola: si torna alle origini sociali ma per una via un po&#039; diversa...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>caro andrea<br />
negli anni ottanta mia zia e mia sorella hanno studiato a sciences po entrambi &#8220;provinciales&#8221; (= non parigine), con origini sociali atipiche, provenienti da licei non prestigiosi e con voti &#8211; senza togliere loro merito! &#8211; nemmeno eccellenti e così le amiche di mia sorella che hanno genitori operai e/o immigrati.<br />
mia sorella dice che erano una minoranza ma il concorso lo permetteva (a studenti &#8220;seri&#8221; e &#8220;preparati&#8221; ovviamente).<br />
(all&#8217;epoca c&#8217;erano borse di studio).<br />
sempre mia sorella dice che una parte della selezione avviene con il meccanismo che hai descritto ma anche più semplicemente per il fatto che per tentare il concorso bisogna essere a conoscenza dell&#8217;esistenza della scuola: si torna alle origini sociali ma per una via un po&#8217; diversa&#8230;</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/25/sui-roghi/#comment-17080</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2005 14:03:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Gianni
Anarchico conservatore non sta per anarchico di destra, ma proprio di sinistra. 
@Emma
Vorrei provare a risponderti a parole mie  e prendendo il tempo (magari anche un bicchiere di vino) ma forse vale la pena riprendere alcuni passaggi tratti da 
L&#039;insegnamento dell&#039;ignoranza, di Jean CLaude Michea:

Anticapitalismo e conservatorismo

«Quel che ci spinge a ritornare indietro è tanto umano e necessario quanto quello che ci spinge ad andare avanti».
                                                                                                          Pier Paolo Pasolini



        Se  è vero che la critica dell’ideale del Secolo dei Lumi è una condizione necessaria – come pensava già Adorno – per qualsiasi critica del Capitale, non bisogna tuttavia privare completamente di significato le nozioni di Progresso o di Civiltà universale. «I migliori tratti delle civiltà – scriveva Marcel Mauss – diventeranno proprietà comune di gruppi sociali sempre più numerosi» e «questa nozione di fondo comune, di acquisizione generale delle società e delle civiltà […] corrisponde, a nostro avviso, alla nozione di Civiltà». Tale movimento non implica comunque – come aggiunge subito dopo Mauss – la necessaria scomparsa dei «sapori locali». In realtà, molti altri complicati dibattiti sulle dialettiche dell’universale e del particolare, o della modernità e della tradizione, avrebbero potuto forse essere considerevolmente abbreviati o persino evitati, se si fosse tenuto conto, nella giusta misura, della frase dalla precisione infinitesimale  dello scrittore portoghese Miguel Torga: «l’universale è il locale, meno i muri». 

Questa proposizione significa che una comunità umana progredisce e si civilizza non quando distrugge o abbandona ciò che la caratterizza (per esempio la lingua o  l’accento) bensì ogni volta che riesce ad aprirsi ad altri gruppi, cioè a sostituire, nei suoi rapporti con questi, il disprezzo e la violenza iniziale con diverse modalità di scambio simbolico. È sicuramente inevitabile che questa iscrizione nelle dialettiche complesse della reciprocità porti poco a poco ogni comunità a lasciare da parte tutto ciò che – nei modi, fino ad allora consueti, di vivere e di sentire – si oppone, per principio, al riconoscimento reciproco dei soggetti. In altri termini, a tutto quello che, nella propria cultura – tenendo conto del gioco e dello scherzo- non può essere universalizzato senza contraddizioni. Ma questi progressi legittimi dell’universalità – nella misura in cui essi conservano come base proprio quelle particolarità storiche e culturali durature, che sono la condizione stessa dello scambio simbolico – non hanno granché in comune con quella uniformizzazione accelerata del pianeta operata dal mercato capitalista, uniformizzazione la cui visione turistica del mondo e il cui pseudo-cosmopolitismo dello show-biz e della classe d’affari rappresentano una traduzione allo stesso tempo grottesca e patetica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Gianni<br />
Anarchico conservatore non sta per anarchico di destra, ma proprio di sinistra.<br />
@Emma<br />
Vorrei provare a risponderti a parole mie  e prendendo il tempo (magari anche un bicchiere di vino) ma forse vale la pena riprendere alcuni passaggi tratti da<br />
L&#8217;insegnamento dell&#8217;ignoranza, di Jean CLaude Michea:</p>
<p>Anticapitalismo e conservatorismo</p>
<p>«Quel che ci spinge a ritornare indietro è tanto umano e necessario quanto quello che ci spinge ad andare avanti».<br />
                                                                                                          Pier Paolo Pasolini</p>
<p>        Se  è vero che la critica dell’ideale del Secolo dei Lumi è una condizione necessaria – come pensava già Adorno – per qualsiasi critica del Capitale, non bisogna tuttavia privare completamente di significato le nozioni di Progresso o di Civiltà universale. «I migliori tratti delle civiltà – scriveva Marcel Mauss – diventeranno proprietà comune di gruppi sociali sempre più numerosi» e «questa nozione di fondo comune, di acquisizione generale delle società e delle civiltà […] corrisponde, a nostro avviso, alla nozione di Civiltà». Tale movimento non implica comunque – come aggiunge subito dopo Mauss – la necessaria scomparsa dei «sapori locali». In realtà, molti altri complicati dibattiti sulle dialettiche dell’universale e del particolare, o della modernità e della tradizione, avrebbero potuto forse essere considerevolmente abbreviati o persino evitati, se si fosse tenuto conto, nella giusta misura, della frase dalla precisione infinitesimale  dello scrittore portoghese Miguel Torga: «l’universale è il locale, meno i muri». </p>
<p>Questa proposizione significa che una comunità umana progredisce e si civilizza non quando distrugge o abbandona ciò che la caratterizza (per esempio la lingua o  l’accento) bensì ogni volta che riesce ad aprirsi ad altri gruppi, cioè a sostituire, nei suoi rapporti con questi, il disprezzo e la violenza iniziale con diverse modalità di scambio simbolico. È sicuramente inevitabile che questa iscrizione nelle dialettiche complesse della reciprocità porti poco a poco ogni comunità a lasciare da parte tutto ciò che – nei modi, fino ad allora consueti, di vivere e di sentire – si oppone, per principio, al riconoscimento reciproco dei soggetti. In altri termini, a tutto quello che, nella propria cultura – tenendo conto del gioco e dello scherzo- non può essere universalizzato senza contraddizioni. Ma questi progressi legittimi dell’universalità – nella misura in cui essi conservano come base proprio quelle particolarità storiche e culturali durature, che sono la condizione stessa dello scambio simbolico – non hanno granché in comune con quella uniformizzazione accelerata del pianeta operata dal mercato capitalista, uniformizzazione la cui visione turistica del mondo e il cui pseudo-cosmopolitismo dello show-biz e della classe d’affari rappresentano una traduzione allo stesso tempo grottesca e patetica.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/25/sui-roghi/#comment-17061</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2005 10:49:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sui limiti e sui rischi della cultura di massa mi pare che la Scuola di Francoforte abbia già detto tutto o quasi.
Di analisi mi pare ce ne siano molte. 
Non per avere a tutti i costi una ricetta, ma il problema alla fine è comunque il “che fare”.
Buttare via l’acqua col bambino dentro?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sui limiti e sui rischi della cultura di massa mi pare che la Scuola di Francoforte abbia già detto tutto o quasi.<br />
Di analisi mi pare ce ne siano molte.<br />
Non per avere a tutti i costi una ricetta, ma il problema alla fine è comunque il “che fare”.<br />
Buttare via l’acqua col bambino dentro?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/25/sui-roghi/#comment-17060</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2005 10:48:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Niente da obbiettare alle parole di Lasch, ma banalizzo: non mi è chiara la “soluzione”.
Cultura di massa e scolarizzazione di massa sono proprio la stessa cosa? C’è comunque una sovrapposizione senza scampo?
L’“accesso” all’istruzione di massa “istituzionalizzata” non vale più niente?
Descolarizzazione?
Solo “cultura” fuori dalle istituzioni?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Niente da obbiettare alle parole di Lasch, ma banalizzo: non mi è chiara la “soluzione”.<br />
Cultura di massa e scolarizzazione di massa sono proprio la stessa cosa? C’è comunque una sovrapposizione senza scampo?<br />
L’“accesso” all’istruzione di massa “istituzionalizzata” non vale più niente?<br />
Descolarizzazione?<br />
Solo “cultura” fuori dalle istituzioni?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/11/25/sui-roghi/#comment-17059</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2005 10:44:08 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1516#comment-17059</guid>

					<description><![CDATA[Be&#039;, che ci piaccia o meno, esiste una radicata tradizione di &quot;anarchici di destra&quot;. Non è mica una roba espemporanea di Orwell.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Be&#8217;, che ci piaccia o meno, esiste una radicata tradizione di &#8220;anarchici di destra&#8221;. Non è mica una roba espemporanea di Orwell.</p>
]]></content:encoded>
		
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