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	Commenti a: FICTIONSCAPE. Splendori e miserie della fiction televisiva italiana #3	</title>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Dec 2005 10:33:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[D&#039;accordo Tash, e poi sull&#039;esigenza di sintesi ti eri già ben spiegato. A me premeva spiegarti che talvolta, dalle connotazioni di un testo, possono emergere delle configurazioni interessanti che magari ci offrono il destro di &quot;scaricare&quot; qualche &quot;tensione&quot; retorica latente nel nostro discorso. In parole povere, opera implicitamente un meccanismo di questo tipo &quot;Tashtego non avrà certo inteso questo, però se uno intendesse questo gli risponderei che ...&quot;. Solo mi dispiacerebbe che questo offendesse l&#039;interlocutore, perché questo mio è certamente un modo arbitrario di intendere il gioco, anche se in fondo ispirato a principi di economia espressiva analoghi (o omologhi) ai tuoi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo Tash, e poi sull&#8217;esigenza di sintesi ti eri già ben spiegato. A me premeva spiegarti che talvolta, dalle connotazioni di un testo, possono emergere delle configurazioni interessanti che magari ci offrono il destro di &#8220;scaricare&#8221; qualche &#8220;tensione&#8221; retorica latente nel nostro discorso. In parole povere, opera implicitamente un meccanismo di questo tipo &#8220;Tashtego non avrà certo inteso questo, però se uno intendesse questo gli risponderei che &#8230;&#8221;. Solo mi dispiacerebbe che questo offendesse l&#8217;interlocutore, perché questo mio è certamente un modo arbitrario di intendere il gioco, anche se in fondo ispirato a principi di economia espressiva analoghi (o omologhi) ai tuoi.</p>
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		Di: tashtego		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Dec 2005 09:38:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Individuare una categoria di intellettuali organici al sistema, non significa perciò stesso reggere loro lo strascico.
“Complessità” è da tempo una paroletta magica con la quale si può tranquillamente e del tutto legittimamente liquidare qualsiasi tipo di analisi che provi a dipanare una qualsiasi matassa.
Ogni pensiero ha un suo “grado di risoluzione”, una “grana” più o meno grossa secondo la quale si dispiega: fatalmente esistono per ogni argomento grane più fini.
Dunque prego, si accomodi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Individuare una categoria di intellettuali organici al sistema, non significa perciò stesso reggere loro lo strascico.<br />
“Complessità” è da tempo una paroletta magica con la quale si può tranquillamente e del tutto legittimamente liquidare qualsiasi tipo di analisi che provi a dipanare una qualsiasi matassa.<br />
Ogni pensiero ha un suo “grado di risoluzione”, una “grana” più o meno grossa secondo la quale si dispiega: fatalmente esistono per ogni argomento grane più fini.<br />
Dunque prego, si accomodi.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2005 18:02:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Temp &#038; Tash: mi raccomando, non prendetevela a male per quel finale: si trattava di un&#039;immagine &quot;forzata&quot; e non rivolta a voi come persone ma ad una posizione astratta immaginata proiettando dei contenuti ulteriori su alcuni punti delle vostre - che ovviamente non mi sono note nella loro integrità. Con un mezzo di comunicazione parziale come questo, non si può personalizzare, e la nostra rimane sostanzialmente una recita, anche se creativa e spesso divertente. Ciao]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Temp &amp; Tash: mi raccomando, non prendetevela a male per quel finale: si trattava di un&#8217;immagine &#8220;forzata&#8221; e non rivolta a voi come persone ma ad una posizione astratta immaginata proiettando dei contenuti ulteriori su alcuni punti delle vostre &#8211; che ovviamente non mi sono note nella loro integrità. Con un mezzo di comunicazione parziale come questo, non si può personalizzare, e la nostra rimane sostanzialmente una recita, anche se creativa e spesso divertente. Ciao</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/01/fictionscape-splendori-e-miserie-della-fiction-televisiva-italiana-3/#comment-17224</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2005 16:03:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Eccomi. Trovo la tua visione, Tashtego, un po&#039; troppo simmetrica e ben bilanciata, più un desiderio d&#039;ordine mentale che non la &quot;struttura profonda&quot; di una realtà che io vedo molto più caotica, molto più ciecamente evolutiva (e l&#039;evoluzione, si sa, è una rete a strascico sugli accidenti della storia), e dunque anche più &quot;aperta&quot; alle storie di quanto quella concezione tecnocratica, razionale ma piuttosto soffocante, implicherebbe. Certo, se &quot;i luoghi&quot; dell&#039;intellettualità dovessero essere soltanto quelli istituzionali, il numero di menti confuse da mettere d&#039;accordo precipiterebbe, la babele si placherebbe e la gente andrebbe al lavoro piena di &quot;amor fati&quot; ... Bisogna però considerare che l&#039;umanità è un esperimento aperto, e noi forse stiamo già maneggiando - proprio qui su Internet - una certa nitroglicerina culturale. Forse sì, forse no, chissà, però è possibile che l&#039;allargamento dell&#039;istruzione, una relativa disponibilità di tempo libero, e soprattutto l&#039;innalzamento qualitativo delle interazioni, renda via via la &quot;differenza&quot; tra coloro che occupano quei pochi posti &quot;istituzionali&quot;, ed i tanti che ne sono esclusi, sempre più opinabile, sempre più fondata sui &quot;modi&quot; piuttosto che sulla sostanza, per lo meno in determinate discipline (che potrebbero magari avere esaurito certi margini di crescita -  ad ognuno ignoti - ed essere già lì in mera autoperpetuazione: è l&#039;idea che mi ha suggerito il testo di Venturi, se questi sono i nuovi, meglio soffermarsi maggiormente su Gombrich). In altre parole, siccome tutte queste definizioni sono oggetto, come ben svela Bourdieu, di una lotta continua, il minimo che si possa fare è ingaggiarla senza complessi. Il mio dichiararmi intellettuale perché artista era una provocazione a fronte di una definizione evidentemente inesistente: io aspetto sempre che qualche &quot;intellettuale vero&quot; venga a ridicolizzare i miei ragionamenti - riderò anch&#039;io di gusto, ma finché non succede semplicemente non crederò ad una simile eventualità (questo non vuol dire che io consideri &quot;intellettuali&quot; tutti i materiali che riverso su Internet - questo dei commenti lo considero uno spazio informale, di contenuti semidigeriti, o anche di rigurgiti spaventosi, di abbozzi non sempre riusciti, ma anche di consapevoli cazzate).
Ma credo che nella tua visione, neppure un Pasolini avrebbe avuto in fondo diritto alla parola, ed infatti qualche mediocre molto &quot;patentato&quot; potrebbe sempre dire che &quot;Di fronte a una realtà che sgomenta con lo spalancarsi di problemi sempre più vertiginosamente interconnessi, Pasolini offre malgré lui ai ceti medi la sicurezza che il mondo si possa capire usando categorie diffuse e quasi intuitive, che di tutto si possa discutere senza uscire dalla propria cultura liceale&quot;.
Ma basta così per oggi. Reggete pure lo strascico ai burocrati delle Accademie, e fatevi &quot;piccoli piccoli&quot;, se proprio lo volete.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eccomi. Trovo la tua visione, Tashtego, un po&#8217; troppo simmetrica e ben bilanciata, più un desiderio d&#8217;ordine mentale che non la &#8220;struttura profonda&#8221; di una realtà che io vedo molto più caotica, molto più ciecamente evolutiva (e l&#8217;evoluzione, si sa, è una rete a strascico sugli accidenti della storia), e dunque anche più &#8220;aperta&#8221; alle storie di quanto quella concezione tecnocratica, razionale ma piuttosto soffocante, implicherebbe. Certo, se &#8220;i luoghi&#8221; dell&#8217;intellettualità dovessero essere soltanto quelli istituzionali, il numero di menti confuse da mettere d&#8217;accordo precipiterebbe, la babele si placherebbe e la gente andrebbe al lavoro piena di &#8220;amor fati&#8221; &#8230; Bisogna però considerare che l&#8217;umanità è un esperimento aperto, e noi forse stiamo già maneggiando &#8211; proprio qui su Internet &#8211; una certa nitroglicerina culturale. Forse sì, forse no, chissà, però è possibile che l&#8217;allargamento dell&#8217;istruzione, una relativa disponibilità di tempo libero, e soprattutto l&#8217;innalzamento qualitativo delle interazioni, renda via via la &#8220;differenza&#8221; tra coloro che occupano quei pochi posti &#8220;istituzionali&#8221;, ed i tanti che ne sono esclusi, sempre più opinabile, sempre più fondata sui &#8220;modi&#8221; piuttosto che sulla sostanza, per lo meno in determinate discipline (che potrebbero magari avere esaurito certi margini di crescita &#8211;  ad ognuno ignoti &#8211; ed essere già lì in mera autoperpetuazione: è l&#8217;idea che mi ha suggerito il testo di Venturi, se questi sono i nuovi, meglio soffermarsi maggiormente su Gombrich). In altre parole, siccome tutte queste definizioni sono oggetto, come ben svela Bourdieu, di una lotta continua, il minimo che si possa fare è ingaggiarla senza complessi. Il mio dichiararmi intellettuale perché artista era una provocazione a fronte di una definizione evidentemente inesistente: io aspetto sempre che qualche &#8220;intellettuale vero&#8221; venga a ridicolizzare i miei ragionamenti &#8211; riderò anch&#8217;io di gusto, ma finché non succede semplicemente non crederò ad una simile eventualità (questo non vuol dire che io consideri &#8220;intellettuali&#8221; tutti i materiali che riverso su Internet &#8211; questo dei commenti lo considero uno spazio informale, di contenuti semidigeriti, o anche di rigurgiti spaventosi, di abbozzi non sempre riusciti, ma anche di consapevoli cazzate).<br />
Ma credo che nella tua visione, neppure un Pasolini avrebbe avuto in fondo diritto alla parola, ed infatti qualche mediocre molto &#8220;patentato&#8221; potrebbe sempre dire che &#8220;Di fronte a una realtà che sgomenta con lo spalancarsi di problemi sempre più vertiginosamente interconnessi, Pasolini offre malgré lui ai ceti medi la sicurezza che il mondo si possa capire usando categorie diffuse e quasi intuitive, che di tutto si possa discutere senza uscire dalla propria cultura liceale&#8221;.<br />
Ma basta così per oggi. Reggete pure lo strascico ai burocrati delle Accademie, e fatevi &#8220;piccoli piccoli&#8221;, se proprio lo volete.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: wovoka		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2005 15:09:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Prima di riflettere sugli interventi, preciso per Temperanza: &quot;l&#039;autolegittimante&quot; era riferito esclusivamente al mio modo di considerarmi &quot;parte in causa&quot; (lo stesso di &quot;Asterix alle Olimpiadi:&quot;
Druido: mi dispiace Asterix, ma i Giochi Olimpici sono riservati a Greci e Romani&quot;. Asterix: &quot;Ma ... per Toutatis, NOI SIAMO ROMANI!!!&quot;)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima di riflettere sugli interventi, preciso per Temperanza: &#8220;l&#8217;autolegittimante&#8221; era riferito esclusivamente al mio modo di considerarmi &#8220;parte in causa&#8221; (lo stesso di &#8220;Asterix alle Olimpiadi:&#8221;<br />
Druido: mi dispiace Asterix, ma i Giochi Olimpici sono riservati a Greci e Romani&#8221;. Asterix: &#8220;Ma &#8230; per Toutatis, NOI SIAMO ROMANI!!!&#8221;)</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/01/fictionscape-splendori-e-miserie-della-fiction-televisiva-italiana-3/#comment-17214</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2005 14:48:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La funzione dell&#039;intellettuale &quot;senza copertura accademica sarà sempre di margine&quot; Sottoscrivo per esperienza personale.

&quot;Dirò solo che gli artisti tendo a non considerarli intellettuali in senso proprio.&quot; Sottoscrivo anche qui.

In realtà condivido quasi alla lettera (dico &quot;quasi&quot; perché non voglio tornar su a rileggere, ma è un &quot;quasi&quot; solo formale) tutto il pezzo di Tash.

Del ruolo dell&#039;università bisognerebbe parlare molto qui, l&#039;avevo chiesto mesi fa, ma l&#039;universitario è muto finché non è ordinario, e una volta ordinario è muto perché è mutato. Salvo poche eccezioni che non fanno testo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La funzione dell&#8217;intellettuale &#8220;senza copertura accademica sarà sempre di margine&#8221; Sottoscrivo per esperienza personale.</p>
<p>&#8220;Dirò solo che gli artisti tendo a non considerarli intellettuali in senso proprio.&#8221; Sottoscrivo anche qui.</p>
<p>In realtà condivido quasi alla lettera (dico &#8220;quasi&#8221; perché non voglio tornar su a rileggere, ma è un &#8220;quasi&#8221; solo formale) tutto il pezzo di Tash.</p>
<p>Del ruolo dell&#8217;università bisognerebbe parlare molto qui, l&#8217;avevo chiesto mesi fa, ma l&#8217;universitario è muto finché non è ordinario, e una volta ordinario è muto perché è mutato. Salvo poche eccezioni che non fanno testo.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/01/fictionscape-splendori-e-miserie-della-fiction-televisiva-italiana-3/#comment-17209</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2005 14:27:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La questione del “ruolo degli intellettuali” oggi, forse va vista fuori dai termini della loro tradizionale funzione di supporto sovra-strutturale della società capitalistica.
Forse oggi sono più importanti di un tempo.
Gli intellettuali non sono i cani sciolti che si vedono qui a nazione indiana.
O meglio non solo questi.
Gli intellettuali sono essenzialmente annidati nelle loro istituzioni, delle quali la più importante è stata fino adesso l’Università + i vari istituti di ricerca.
L’Università svolge ufficialmente principale funzione intellettuale che consiste nella copertura tecnico-culturale alle intenzioni e alle volontà della politica. 
Dall’altro lato, cioè da quello del capitale, l’intellettuale serve ad organizzare con ogni mezzo l’implementazione del capitale, la produzione di beni e ricchezze.
Per ogni decisione economica e politica c’è una copertura intellettuale e tecnica.
In questo quadro gli artisti e gli scrittori e i filosofi eccetera, possono avere una funzione (vedi la tranche finale di un filosofo come Lucio Colletti), ma senza copertura accademica sarà sempre di margine.
Rilevante rispetto a questo discorso è l’eccezione degli intellettuali addetti all’informazione e all’affabulazione, vale dire alla Grande narrazione Quotidiana (tv cinema stampa libri): costoro non si pongono come copertura a questa o quella operazione tecnica o politica, ma si occupano direttamente dell’Immagine del Mondo presso le masse. 
In questo senso sono intellettualità direttamente esecutiva, che cioè non serve come conforto all’azione di altri soggetti, ma agisce direttamente senza mediazioni.
Però i dominanti in genere non sono in grado di valutare la qualità di un prodotto intellettuale, perché se no sarebbero a loro volta intellettuali, quindi delegano a questo scopo l’Accademia.
L’Accademia fornisce tutto: politici a tempo determinato, tecnici esecutivi, coperture di ogni tipo, garanzie di qualità che nessuno può davvero contestare, eccetera.
L’Accademia si pone in effetti come garante e consigliera della politica e dell’economia: questi qui sono i veri intellettuali organici.
Sono moltissimi e quasi tutti operano senza troppo clamore.
Per ogni Pasolini nascono diecimila intellettuali di questo tipo.
Ci sarebbero una quantità di cose da dire.
Dirò solo che gli artisti tendo a non considerarli intellettuali in senso proprio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La questione del “ruolo degli intellettuali” oggi, forse va vista fuori dai termini della loro tradizionale funzione di supporto sovra-strutturale della società capitalistica.<br />
Forse oggi sono più importanti di un tempo.<br />
Gli intellettuali non sono i cani sciolti che si vedono qui a nazione indiana.<br />
O meglio non solo questi.<br />
Gli intellettuali sono essenzialmente annidati nelle loro istituzioni, delle quali la più importante è stata fino adesso l’Università + i vari istituti di ricerca.<br />
L’Università svolge ufficialmente principale funzione intellettuale che consiste nella copertura tecnico-culturale alle intenzioni e alle volontà della politica.<br />
Dall’altro lato, cioè da quello del capitale, l’intellettuale serve ad organizzare con ogni mezzo l’implementazione del capitale, la produzione di beni e ricchezze.<br />
Per ogni decisione economica e politica c’è una copertura intellettuale e tecnica.<br />
In questo quadro gli artisti e gli scrittori e i filosofi eccetera, possono avere una funzione (vedi la tranche finale di un filosofo come Lucio Colletti), ma senza copertura accademica sarà sempre di margine.<br />
Rilevante rispetto a questo discorso è l’eccezione degli intellettuali addetti all’informazione e all’affabulazione, vale dire alla Grande narrazione Quotidiana (tv cinema stampa libri): costoro non si pongono come copertura a questa o quella operazione tecnica o politica, ma si occupano direttamente dell’Immagine del Mondo presso le masse.<br />
In questo senso sono intellettualità direttamente esecutiva, che cioè non serve come conforto all’azione di altri soggetti, ma agisce direttamente senza mediazioni.<br />
Però i dominanti in genere non sono in grado di valutare la qualità di un prodotto intellettuale, perché se no sarebbero a loro volta intellettuali, quindi delegano a questo scopo l’Accademia.<br />
L’Accademia fornisce tutto: politici a tempo determinato, tecnici esecutivi, coperture di ogni tipo, garanzie di qualità che nessuno può davvero contestare, eccetera.<br />
L’Accademia si pone in effetti come garante e consigliera della politica e dell’economia: questi qui sono i veri intellettuali organici.<br />
Sono moltissimi e quasi tutti operano senza troppo clamore.<br />
Per ogni Pasolini nascono diecimila intellettuali di questo tipo.<br />
Ci sarebbero una quantità di cose da dire.<br />
Dirò solo che gli artisti tendo a non considerarli intellettuali in senso proprio.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/01/fictionscape-splendori-e-miserie-della-fiction-televisiva-italiana-3/#comment-17195</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2005 13:19:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Wowo

“gli scrittori e gli artisti si trovano in una posizione di dipendenza materiale e d’impotenza politica rispetto alle frazioni dominanti della borghesia, da cui provengono e di cui in maggioranza fanno parte per le loro relazioni familiari e conoscenze, o almeno per il loro stile di vita: anche nelle categorie più sprovvedute dell’intellighentsia proletaroide, condannata alla vita di bohème nelle sue forme meno elettive, lo stile di vita è infinitamente più vicino a quello della borghesia che a quello delle classi medie. Di conseguenza, gli scrittori e gli artisti costituiscono, almeno a partire dal romanticismo, UNA FRAZIONE DOMINATA DELLA CLASSE DOMINANTE, che in ragione di questa sua posizione strutturalmente ambigua è portata a mantenere una relazione ambivalente sia con le frazioni dominanti della classe dominante (i borghesi) sia con le classi dominate (il popolo), e a farsi un’immagine ambivalente della propria posizione sociale.”

SACROSANTO

Ed è per questo che le anime belle intellettuali mi danno una tale irritazione da spingermi a volte al sarcasmo.

E tornando invece a Bourdieu, lui dice, riferito in questo caso ai sociologi, ma allargabile a molte altre categorie (Lezione sulla lezione, marietti, 1991):

&quot;E, certo perché hanno, come tutti, un bisogno troppo profondo dell&#039;illusione della missione sociale per confessare a se stessi ciò che ne è il principio, essi fanno fatica a scoprire l&#039;effettivo fondamento dell&#039;esorbitante potere che viene esercitato da tutte le sanzioni sociali di ciò che fa sentire importanti, tutti i balocchi simbolici, le decorazioni, le croci, le medaglie, le palme o i nastri, ma anche tutti i supporti sociali dell&#039; &quot;illusio&quot; vitale, missioni, funzioni e vocazioni, mandati, ministeri e magisteri.&quot;

Ma non è un discorso autolegittimante quello che tu citi, (sempre che tu ti riferissi a Marco D&#039;eramo e non alle tue stesse parole) è un discorso che invita alla diffidenza verso le proprie illusioni.

Non credo che esistano criteri alternativi: praticare la critica e l&#039;autocritica come si può e sapendo che è sempre viziata, e &quot;fare come se&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Wowo</p>
<p>“gli scrittori e gli artisti si trovano in una posizione di dipendenza materiale e d’impotenza politica rispetto alle frazioni dominanti della borghesia, da cui provengono e di cui in maggioranza fanno parte per le loro relazioni familiari e conoscenze, o almeno per il loro stile di vita: anche nelle categorie più sprovvedute dell’intellighentsia proletaroide, condannata alla vita di bohème nelle sue forme meno elettive, lo stile di vita è infinitamente più vicino a quello della borghesia che a quello delle classi medie. Di conseguenza, gli scrittori e gli artisti costituiscono, almeno a partire dal romanticismo, UNA FRAZIONE DOMINATA DELLA CLASSE DOMINANTE, che in ragione di questa sua posizione strutturalmente ambigua è portata a mantenere una relazione ambivalente sia con le frazioni dominanti della classe dominante (i borghesi) sia con le classi dominate (il popolo), e a farsi un’immagine ambivalente della propria posizione sociale.”</p>
<p>SACROSANTO</p>
<p>Ed è per questo che le anime belle intellettuali mi danno una tale irritazione da spingermi a volte al sarcasmo.</p>
<p>E tornando invece a Bourdieu, lui dice, riferito in questo caso ai sociologi, ma allargabile a molte altre categorie (Lezione sulla lezione, marietti, 1991):</p>
<p>&#8220;E, certo perché hanno, come tutti, un bisogno troppo profondo dell&#8217;illusione della missione sociale per confessare a se stessi ciò che ne è il principio, essi fanno fatica a scoprire l&#8217;effettivo fondamento dell&#8217;esorbitante potere che viene esercitato da tutte le sanzioni sociali di ciò che fa sentire importanti, tutti i balocchi simbolici, le decorazioni, le croci, le medaglie, le palme o i nastri, ma anche tutti i supporti sociali dell&#8217; &#8220;illusio&#8221; vitale, missioni, funzioni e vocazioni, mandati, ministeri e magisteri.&#8221;</p>
<p>Ma non è un discorso autolegittimante quello che tu citi, (sempre che tu ti riferissi a Marco D&#8217;eramo e non alle tue stesse parole) è un discorso che invita alla diffidenza verso le proprie illusioni.</p>
<p>Non credo che esistano criteri alternativi: praticare la critica e l&#8217;autocritica come si può e sapendo che è sempre viziata, e &#8220;fare come se&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/01/fictionscape-splendori-e-miserie-della-fiction-televisiva-italiana-3/#comment-17189</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2005 12:33:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cara Temperanza, la tua domanda è seria e tenterò di risponderti onestamente proprio evitando di fingere che si tratti di &quot;farina del mio sacco&quot;. Personalmente, pur coltivando un&#039;ampia gamma di rapporti (dall&#039;odio all&#039;amore totale) verso determinati autori, per alcuni di essi, almeno su determinati argomenti, devo cedere all&#039;accusa di &quot;pendere&quot; dalle loro labbra: li trovo cioè da una parte assolutamente illuminanti, ma dall&#039;altra so di non avere la competenza necessaria per metterli globalmente sotto discussione critica (forse un rapporto non ideale, ma tant&#039;è, in rarissimi casi lo posso anche accettare - senza per questo accettare il discorso dei giganti e dei nani, ma non divaghiamo) e questo è il caso di Bourdieu e della sua sociologia, che ho tentato di introdurre qui su N.I. &quot;ad nauseam&quot;, ed al quale faccio sempre implicitamente riferimento nei miei discorsi su questo tipo di argomenti (dubitando peraltro sul fatto di potere, con questo, risultare utile &quot;alla causa&quot; - forse sono un pasticcione, lo dico senza alcuna &quot;captatio benevolentiae&quot;).
Ti metto allora direttamente in contatto, con il solo fine di stuzzicare la tua curiosità verso determinati studi, con alcune delle mie fonti su questo tema. Non stavolta con Bourdieu stesso, a volte troppo denso per delle citazioni in questo spazio, ma con un suo accettabile &quot;intermediario&quot; come Marco D&#039;Eramo (dalla sua prefazione al libretto di Bourdieu &quot;Campo del potere e campo intellettuale&quot;):

Il problema degli intellettuali è che - a differenza di altre figure sociali - il discorso sugli intellettuali è monopolio degli intellettuali stessi. E questa è forse la ragione per cui ci sono tanti convegni sul ruolo degli intellettuali mentre ce ne sono così pochi sul ruolo dei pasticcieri. Per questo poi è più frequente la domanda &quot;Cosa deve essere un intellettuale?&quot;, mentre è così rara la domanda &quot;Come e perché una persona diventa intellettuale?&quot;. Inoltre, il monopolio intellettuale del discorso su di sé fa sì che il prodotto del lavoro intellettuale venga considerato come pura creazione &quot;ab nihilo&quot;, prodotto disinteressato di una vocazione, di una chiamata, di una missione. In breve, l&#039;intellettuale e il suo lavoro sono considerati come &quot;chiedono&quot; di essere visti, svincolati dalla loro &quot;esistenza sociale&quot;, cioè &quot;situati e datati, posti in una struttura sociale di cui portano i segni&quot;.
Ma non è casuale questa sorta di angelicità, d&#039;incorporea gratuità che gli intellettuali si assegnano, poiché è ambigua la loro posizione, rispetto alla struttura di classe e al campo del potere. Da un lato gli intellettuali, e in particolare &quot;gli scrittori e gli artisti si trovano in una posizione di dipendenza materiale e d&#039;impotenza politica rispetto alle frazioni dominanti della borghesia, da cui provengono e di cui in maggioranza fanno parte per le loro relazioni familiari e conoscenze, o almeno per il loro stile di vita: anche nelle categorie più sprovvedute dell&#039;intellighentsia proletaroide, condannata alla vita di bohème nelle sue forme meno elettive, lo stile di vita è infinitamente più vicino a quello della borghesia che a quello delle classi medie. Di conseguenza, gli scrittori e gli artisti costituiscono, almeno a partire dal romanticismo, una frazione dominata della classe dominante, che in ragione di questa sua posizione strutturalmente ambigua è portata a mantenere una relazione ambivalente sia con le frazioni dominanti della classe dominante (i borghesi) sia con le classi dominate (il popolo), e a farsi un&#039;immagine ambivalente della propria posizione sociale.&quot;

Ah, poi aggiungo che, da un punto di vista strettamente formale, io sono un artista (ho esposto in una galleria d&#039;arte debitamente registrata alla camera di commercio) e dunque, come si può anche desumere dal brano sopra riportato, un intellettuale! E penso che questo discorso autolegittimante possa essere esteso a parecchi dei frequentatori di questo spazio. Se qualcuno può avanzare dei criteri alternativi (ovviamente più esclusivi) lo faccia sono tutt&#039;or .. beh, tutt&#039;occhi!

@magda: non preoccuparti dai, il mio è fuoco di paglia :-) e poi oggi sono in sciopero (gli informatici sono metalmeccanici, per chi non lo sapesse) quindi posso debordare un po&#039;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cara Temperanza, la tua domanda è seria e tenterò di risponderti onestamente proprio evitando di fingere che si tratti di &#8220;farina del mio sacco&#8221;. Personalmente, pur coltivando un&#8217;ampia gamma di rapporti (dall&#8217;odio all&#8217;amore totale) verso determinati autori, per alcuni di essi, almeno su determinati argomenti, devo cedere all&#8217;accusa di &#8220;pendere&#8221; dalle loro labbra: li trovo cioè da una parte assolutamente illuminanti, ma dall&#8217;altra so di non avere la competenza necessaria per metterli globalmente sotto discussione critica (forse un rapporto non ideale, ma tant&#8217;è, in rarissimi casi lo posso anche accettare &#8211; senza per questo accettare il discorso dei giganti e dei nani, ma non divaghiamo) e questo è il caso di Bourdieu e della sua sociologia, che ho tentato di introdurre qui su N.I. &#8220;ad nauseam&#8221;, ed al quale faccio sempre implicitamente riferimento nei miei discorsi su questo tipo di argomenti (dubitando peraltro sul fatto di potere, con questo, risultare utile &#8220;alla causa&#8221; &#8211; forse sono un pasticcione, lo dico senza alcuna &#8220;captatio benevolentiae&#8221;).<br />
Ti metto allora direttamente in contatto, con il solo fine di stuzzicare la tua curiosità verso determinati studi, con alcune delle mie fonti su questo tema. Non stavolta con Bourdieu stesso, a volte troppo denso per delle citazioni in questo spazio, ma con un suo accettabile &#8220;intermediario&#8221; come Marco D&#8217;Eramo (dalla sua prefazione al libretto di Bourdieu &#8220;Campo del potere e campo intellettuale&#8221;):</p>
<p>Il problema degli intellettuali è che &#8211; a differenza di altre figure sociali &#8211; il discorso sugli intellettuali è monopolio degli intellettuali stessi. E questa è forse la ragione per cui ci sono tanti convegni sul ruolo degli intellettuali mentre ce ne sono così pochi sul ruolo dei pasticcieri. Per questo poi è più frequente la domanda &#8220;Cosa deve essere un intellettuale?&#8221;, mentre è così rara la domanda &#8220;Come e perché una persona diventa intellettuale?&#8221;. Inoltre, il monopolio intellettuale del discorso su di sé fa sì che il prodotto del lavoro intellettuale venga considerato come pura creazione &#8220;ab nihilo&#8221;, prodotto disinteressato di una vocazione, di una chiamata, di una missione. In breve, l&#8217;intellettuale e il suo lavoro sono considerati come &#8220;chiedono&#8221; di essere visti, svincolati dalla loro &#8220;esistenza sociale&#8221;, cioè &#8220;situati e datati, posti in una struttura sociale di cui portano i segni&#8221;.<br />
Ma non è casuale questa sorta di angelicità, d&#8217;incorporea gratuità che gli intellettuali si assegnano, poiché è ambigua la loro posizione, rispetto alla struttura di classe e al campo del potere. Da un lato gli intellettuali, e in particolare &#8220;gli scrittori e gli artisti si trovano in una posizione di dipendenza materiale e d&#8217;impotenza politica rispetto alle frazioni dominanti della borghesia, da cui provengono e di cui in maggioranza fanno parte per le loro relazioni familiari e conoscenze, o almeno per il loro stile di vita: anche nelle categorie più sprovvedute dell&#8217;intellighentsia proletaroide, condannata alla vita di bohème nelle sue forme meno elettive, lo stile di vita è infinitamente più vicino a quello della borghesia che a quello delle classi medie. Di conseguenza, gli scrittori e gli artisti costituiscono, almeno a partire dal romanticismo, una frazione dominata della classe dominante, che in ragione di questa sua posizione strutturalmente ambigua è portata a mantenere una relazione ambivalente sia con le frazioni dominanti della classe dominante (i borghesi) sia con le classi dominate (il popolo), e a farsi un&#8217;immagine ambivalente della propria posizione sociale.&#8221;</p>
<p>Ah, poi aggiungo che, da un punto di vista strettamente formale, io sono un artista (ho esposto in una galleria d&#8217;arte debitamente registrata alla camera di commercio) e dunque, come si può anche desumere dal brano sopra riportato, un intellettuale! E penso che questo discorso autolegittimante possa essere esteso a parecchi dei frequentatori di questo spazio. Se qualcuno può avanzare dei criteri alternativi (ovviamente più esclusivi) lo faccia sono tutt&#8217;or .. beh, tutt&#8217;occhi!</p>
<p>@magda: non preoccuparti dai, il mio è fuoco di paglia :-) e poi oggi sono in sciopero (gli informatici sono metalmeccanici, per chi non lo sapesse) quindi posso debordare un po&#8217;.</p>
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		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/01/fictionscape-splendori-e-miserie-della-fiction-televisiva-italiana-3/#comment-17174</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2005 10:19:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Wowo, per carità, che cosa intendi tu per intellettuale? Noi &quot;qui&quot; abbiamo le idee piuttosto confuse al riguardo e lo schema condivisibile che dà tash si allarga a raggera o più graziosamente a tela di ragno riproponendosi tale e quale anche qui, dove in apparenza la &quot;quota capitale&quot; sembrerebbe esclusa. 
Credo di averlo già detto, ma lo ridico, io, per quanto riguarda me e me sola, faccio con frustrazione quello che si fa in montagna quando nevica, spazzo davanti alla mia porta di casa, ma non faccio altro che spostare la neve un po&#039; più in là. Perché continuo a farlo? In parte perché altrimenti non potrei più uscire a comprare il pane, in parte per una vecchia abitudine a fare ogni mattina il mio lavoro, in parte perché una nascosta e minoritaria parte di me spera che prima o poi arrivi il disgelo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wowo, per carità, che cosa intendi tu per intellettuale? Noi &#8220;qui&#8221; abbiamo le idee piuttosto confuse al riguardo e lo schema condivisibile che dà tash si allarga a raggera o più graziosamente a tela di ragno riproponendosi tale e quale anche qui, dove in apparenza la &#8220;quota capitale&#8221; sembrerebbe esclusa.<br />
Credo di averlo già detto, ma lo ridico, io, per quanto riguarda me e me sola, faccio con frustrazione quello che si fa in montagna quando nevica, spazzo davanti alla mia porta di casa, ma non faccio altro che spostare la neve un po&#8217; più in là. Perché continuo a farlo? In parte perché altrimenti non potrei più uscire a comprare il pane, in parte per una vecchia abitudine a fare ogni mattina il mio lavoro, in parte perché una nascosta e minoritaria parte di me spera che prima o poi arrivi il disgelo.</p>
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