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	Commenti a: Lettera da Praga	</title>
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		<title>
		Di: Diana		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Diana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Feb 2007 11:15:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Questa poesia la conosco
mi accende i sensi

mi lascio abbagliare...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa poesia la conosco<br />
mi accende i sensi</p>
<p>mi lascio abbagliare&#8230;</p>
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		<title>
		Di: Franz Krauspenhaar		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franz Krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2005 19:30:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[N.B.: dopo avere premuto &quot;submit comment&quot;, il testo non è apparso nell&#039;impaginazione originale.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>N.B.: dopo avere premuto &#8220;submit comment&#8221;, il testo non è apparso nell&#8217;impaginazione originale.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Franz Krauspenhaar		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Franz Krauspenhaar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2005 19:28:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io riesco ad aprire il pdf senza problemi. Comunque copiaincollo il testo per chi ha problemi.

FRANCESCO MAROTTA - LETTERA DA  PRAGA

fango dislagato in pozze di cielo
l’urlo che annaspa stretto alle sue radici   musica 
sghemba s’irida 
in 
prospettive e note di volo   disordine necessario 
che ripete l’occhio a curare lampi malati –

                calchi di vento
segnano il confine tra attesa e oblio   e il futuro è un volto 
che riemerge
da franate memorie sottovetro   una catena di passi
marcati col sangue uno a uno 
dalla foce del Sele alle porte del Hrad   un ponte di croci 
gettato sull’abisso…


                mio padre coltivava sogni
dietro il filo spinato di terragne lune   tra cumuli di vite
lasciate a marcire 
                e una viola
                spuntata per caso in pieno gelo
li allevava nel piscio nel vomito 
di bocche smembrate   proprio i sogni
che resistono alla deriva degli anni
quelli che lasciano una traccia indelebile ad ogni risveglio 

                un papavero che vigila le messi un
                 fiammifero
                 che 
                 urla alla marea un’ala
                 trafitta di chiodi 
                 un frammento di buio strappato a un delirio di luci

forse
già da bambino abitava il fuoco
che il giorno porta iscritto dentro il palmo
gabbiano insonne
che misura il naufragio della storia
come si guarda il tempo di una vela 
                in balìa delle onde 
del crepuscolo – 
                                                                                 
ora dal reliquiario delle sue sacre ombre
qualcuno libera serpi
                a impastare il pane delle stelle…







…solo la sua mano 
                ancora 
s’illumina
all’oracolo sapiente della spiga
recita parole d’esilio 
                esorcismi contro l’artiglio 
 uncinato della grandine
 una preghiera a un dio senza altari 
 un breviario di immagini
 dove il fumo che spunta dai camini
 non è alito di ceri e d’incenso ma un respiro   
 che ieri 
                aveva occhi
                e voce              
                    
era 
                dita smagrite d’infanzia
che disegnavano rotte di astri splendenti 
sulle pareti dell’inferno   
                nei corridoi di Terezin                     
                o tra le case sventrate del ghetto –
era 
bambini che ritagliavano ali di luce
scavando coi denti nell’ombra
incidendo brandelli di pelle   
sul corpo inesplorato degli anni
dove non sarebbero stati – 
                    
                rischiaravano la pianura boema
annerita da nuvole d’acciaio 
                solcata da transiti di uomini cavie 
stipati nel ventre 
                di carri bestiame…
                    
                   

… se ti fermi e accarezzi la terra 
                che conserva il calore 
                la linfa di giorni infiniti
mai nati                
                ogni stelo che spunta ai tuoi piedi
ha la forma di un calice – 
                simbolo perenne di un unico rito 
 il ritorno ai deserti di un grido 




…



(i vivi – diceva 
è
appena un 
rigagnolo di vino   memoriale della terra e
delle stagioni
che dall’orlo colmo cade
e accende sui prati
alfabeti fraterni
di assenza –

                lumi apparecchiati 
per la cena interminabile 
                dei morti ) 



ogni sera accosto alle labbra
la sua pupilla di sopravvissuto –  estranea a un mondo
che rimargina ferite con l’oblio   l’orrore
con il balsamo e i drappi putrefatti
                dell’eterno

              – incessante 
dismisura del sentire   mappa vegliata
da silenziosi inverni  
                dalla neve che cova salici e mulini
giorni d’alveare   nel cratere
dei numeri abrasi   sfrangiati dall’unghia della tenebra
sul braccio –
                

                muta sorgente
di polvere


                rifiorita d’albe nel passaggio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io riesco ad aprire il pdf senza problemi. Comunque copiaincollo il testo per chi ha problemi.</p>
<p>FRANCESCO MAROTTA &#8211; LETTERA DA  PRAGA</p>
<p>fango dislagato in pozze di cielo<br />
l’urlo che annaspa stretto alle sue radici   musica<br />
sghemba s’irida<br />
in<br />
prospettive e note di volo   disordine necessario<br />
che ripete l’occhio a curare lampi malati –</p>
<p>                calchi di vento<br />
segnano il confine tra attesa e oblio   e il futuro è un volto<br />
che riemerge<br />
da franate memorie sottovetro   una catena di passi<br />
marcati col sangue uno a uno<br />
dalla foce del Sele alle porte del Hrad   un ponte di croci<br />
gettato sull’abisso…</p>
<p>                mio padre coltivava sogni<br />
dietro il filo spinato di terragne lune   tra cumuli di vite<br />
lasciate a marcire<br />
                e una viola<br />
                spuntata per caso in pieno gelo<br />
li allevava nel piscio nel vomito<br />
di bocche smembrate   proprio i sogni<br />
che resistono alla deriva degli anni<br />
quelli che lasciano una traccia indelebile ad ogni risveglio </p>
<p>                un papavero che vigila le messi un<br />
                 fiammifero<br />
                 che<br />
                 urla alla marea un’ala<br />
                 trafitta di chiodi<br />
                 un frammento di buio strappato a un delirio di luci</p>
<p>forse<br />
già da bambino abitava il fuoco<br />
che il giorno porta iscritto dentro il palmo<br />
gabbiano insonne<br />
che misura il naufragio della storia<br />
come si guarda il tempo di una vela<br />
                in balìa delle onde<br />
del crepuscolo – </p>
<p>ora dal reliquiario delle sue sacre ombre<br />
qualcuno libera serpi<br />
                a impastare il pane delle stelle…</p>
<p>…solo la sua mano<br />
                ancora<br />
s’illumina<br />
all’oracolo sapiente della spiga<br />
recita parole d’esilio<br />
                esorcismi contro l’artiglio<br />
 uncinato della grandine<br />
 una preghiera a un dio senza altari<br />
 un breviario di immagini<br />
 dove il fumo che spunta dai camini<br />
 non è alito di ceri e d’incenso ma un respiro<br />
 che ieri<br />
                aveva occhi<br />
                e voce              </p>
<p>era<br />
                dita smagrite d’infanzia<br />
che disegnavano rotte di astri splendenti<br />
sulle pareti dell’inferno<br />
                nei corridoi di Terezin<br />
                o tra le case sventrate del ghetto –<br />
era<br />
bambini che ritagliavano ali di luce<br />
scavando coi denti nell’ombra<br />
incidendo brandelli di pelle<br />
sul corpo inesplorato degli anni<br />
dove non sarebbero stati – </p>
<p>                rischiaravano la pianura boema<br />
annerita da nuvole d’acciaio<br />
                solcata da transiti di uomini cavie<br />
stipati nel ventre<br />
                di carri bestiame…</p>
<p>… se ti fermi e accarezzi la terra<br />
                che conserva il calore<br />
                la linfa di giorni infiniti<br />
mai nati<br />
                ogni stelo che spunta ai tuoi piedi<br />
ha la forma di un calice –<br />
                simbolo perenne di un unico rito<br />
 il ritorno ai deserti di un grido </p>
<p>…</p>
<p>(i vivi – diceva<br />
è<br />
appena un<br />
rigagnolo di vino   memoriale della terra e<br />
delle stagioni<br />
che dall’orlo colmo cade<br />
e accende sui prati<br />
alfabeti fraterni<br />
di assenza –</p>
<p>                lumi apparecchiati<br />
per la cena interminabile<br />
                dei morti ) </p>
<p>ogni sera accosto alle labbra<br />
la sua pupilla di sopravvissuto –  estranea a un mondo<br />
che rimargina ferite con l’oblio   l’orrore<br />
con il balsamo e i drappi putrefatti<br />
                dell’eterno</p>
<p>              – incessante<br />
dismisura del sentire   mappa vegliata<br />
da silenziosi inverni<br />
                dalla neve che cova salici e mulini<br />
giorni d’alveare   nel cratere<br />
dei numeri abrasi   sfrangiati dall’unghia della tenebra<br />
sul braccio –</p>
<p>                muta sorgente<br />
di polvere</p>
<p>                rifiorita d’albe nel passaggio</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: stefano z.		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/18/lettera-da-praga/#comment-18204</link>

		<dc:creator><![CDATA[stefano z.]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2005 11:44:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A me si è aperta solo ieri da un Mac con Acrobat aggiornato, mentre i pc che uso normalmente non la aprono. Peccato, perché da quel poco che ho potuto scorrere tra un pranzo e una lezione sull&#039;intertestualità, si tratta di un testo interessante, forse bello.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A me si è aperta solo ieri da un Mac con Acrobat aggiornato, mentre i pc che uso normalmente non la aprono. Peccato, perché da quel poco che ho potuto scorrere tra un pranzo e una lezione sull&#8217;intertestualità, si tratta di un testo interessante, forse bello.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/18/lettera-da-praga/#comment-18191</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2005 08:25:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Io l’ho aperta solo ora. Dopo aver installato l’aggiornamento di Adobe Reader 7.0.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Io l’ho aperta solo ora. Dopo aver installato l’aggiornamento di Adobe Reader 7.0.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/18/lettera-da-praga/#comment-18187</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2005 08:10:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[idem
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>idem<br />
effeffe</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/18/lettera-da-praga/#comment-18185</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Dec 2005 07:59:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/?p=1573#comment-18185</guid>

					<description><![CDATA[La lettera non mi si apre. Qualcun&#039;altro ci ha provato?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La lettera non mi si apre. Qualcun&#8217;altro ci ha provato?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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