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	Commenti a: Natale con i tuoi	</title>
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		Di: Flavia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/24/natale-con-i-tuoi/#comment-18687</link>

		<dc:creator><![CDATA[Flavia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2005 18:04:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Zizzi è un grande. Ha fatto bene con questo Raimo. Ra&#039; i &#039;mo&#039; te spausciu u cul!!! Vai Zizzi!!! Tu sei uno vero!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Zizzi è un grande. Ha fatto bene con questo Raimo. Ra&#8217; i &#8216;mo&#8217; te spausciu u cul!!! Vai Zizzi!!! Tu sei uno vero!</p>
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		Di: Uno spettatore di risse con raimo anemico		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Uno spettatore di risse con raimo anemico]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2005 16:56:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Raimo è l&#039;apologia dell&#039;ovvio, ma anche l&#039;autoenfasi in silente cecità dell&#039;aterità dentro e fuori di sé, come anche dell&#039;identità. All&#039;incirca questo è quanto è stato detto durante due risse che Zizzi (una l&#039;ho seguita di persona a Roma, l&#039;altra mi è stata narrata) per solo pleonasma della recita ha voluto somministrare come ipotesi all&#039;anemico raimo. Molti spettatori si sono divertiti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Raimo è l&#8217;apologia dell&#8217;ovvio, ma anche l&#8217;autoenfasi in silente cecità dell&#8217;aterità dentro e fuori di sé, come anche dell&#8217;identità. All&#8217;incirca questo è quanto è stato detto durante due risse che Zizzi (una l&#8217;ho seguita di persona a Roma, l&#8217;altra mi è stata narrata) per solo pleonasma della recita ha voluto somministrare come ipotesi all&#8217;anemico raimo. Molti spettatori si sono divertiti.</p>
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		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/24/natale-con-i-tuoi/#comment-18619</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Dec 2005 08:53:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[INDIZI 3

G1&#062; Da Jung in avanti (almeno), il romanzo moderno, che rifiuta il mito in quanto privo di necessità ermeneutiche, col mito deve fare i conti: e se non sono miti, saranno almeno, con Weber e Jaspers, almeno idealtipi.

Qui mi son detto, &quot;ecco, questo forse diventerà NI: uno scrive una frase di questo tipo, a questo livello di astrazione, e nessuno che gli chieda una spiegazione, segno evidente che si tratta di una mera decorazione convenzionale, l&#039;esibizione di quarti di nobiltà culturale&quot;. Mi è venuto un attacco di orticaria, ma ho deciso di lasciar perdere, continuando a leggere.


G2&#062; Non era uso al tempo, lo è diventato purtroppo oggi, in questi tempi pipèrni. Anche io mi ci sono adeguato
G3&#062; Ho finito ora un MBA in marketing della cultura giù in Luiss e, specie qui sul web, cerco di metterlo a frutto.

Qui il quadro cambia: G mostra la capacità, più o meno autoironica, di prendere le distanze dai suoi comportamenti, fare un passo indietro e dire, &quot;beh, certo, si tratta di questo&quot;. Improvvisamente ho intravisto la possibilità di un modus vivendi: il critico deve essere, almeno in una certa misura, ecumenico, il mediatore deve mediare e quindi alienarsi. L&#039;artista da parte sua può essere selettivo e integralista, come in effetti normalmente avviene. E&#039; la stessa differenza che passa tra lo storico (o il docente di filosofia) che deve attribuire un giusto valore &quot;storico&quot; (o pedagogico) a tutto quanto, e il filosofo tout-court che deve invece affermare la sua filosofia nell&#039;assoluto, e quindi perseguire una mutua esclusione, intrinsecamente violenta. Verità e socievolezza, mistici e chiese, una dialettica infinita.

M1&#062; La maggior parte dei degnissimi commentatori NON HA CAPITO una comunicazione ironica ovvia come quella.
M2&#062; non cercare di fare operazioni retoriche troppo complesse, perché in certe situazioni la gente non ti ascolta e rizza subito il patibolo.
M3&#062;è anche vero, però, che moltissimo di ciò che di meschino, di vigliacco, di stupido, semplicemente di negativo emerge da forum, blog e affini sta in una dimensione comunicativa che sarebbe tagliata fuori all’istante se le persone si guardassero in faccia e si parlassero viso a viso.

Due cose da annotarsi:

1) gli scrittori sembrano identificarsi nelle loro capacità retoriche o stilistiche, che li contraddistingue da scienzati ed esperti di qualsiasi altra disciplina. Ritengono che piegare ed organizzare i significanti in determinate foggie possa far scaturire certe scintille di verità dalla matassa caotica delle descrizioni. E&#039; in fondo, ad un diverso livello di articolazione, la stessa convinzione dei poeti, e si contrappone chiaramente alla costruzione di &quot;modelli&quot; esplicativi che rinuncino alla suggestione e siano quindi aperti ad un confronto completo, più indipendente possibile da preferenze e pregiudizi estetici (cos&#039;altro è il tirocinio estetico se non la formazione di pregiudizi?).
A me sembra piuttosto alto il rischio che tutto questo possa invece condurre a delle epifanie puramente emotive, condivisibili soltanto con i sodali che hanno incorporati &quot;meccanismi a molla&quot; altrettanto conformati. E lo si è visto bene, questo rischio, nell&#039;assenza effettiva di &quot;strumenti&quot; dimostrata nei riguardi della turba dicaniesca: l&#039;esito complessivo è infatti un vaffanculo reciproco, e la prospettiva tracciabile uno sbudellamento reciproco nella guerra civile. Credo che le fatiche supplementari che la scienza si accolla (rifiuto del soggettivismo, attenzione all&#039;attendibilità delle fonti, all&#039;intersoggettivabilità, alla valutazione critica ecc.) la conducano un po&#039; più in là, anche se probabilmente in misura non sufficiente (sono pessimista).

2) Sulla comunicazione &quot;viso a viso&quot;. Ciò che dice M è vero, ma è anche, ormai, un luogo comune. Non potremmo provare a ribaltare la frittata e pensare che sia proprio la comunicazione &quot;viso a viso&quot; a rinsaldare immediatamente le allucinazioni collettive nelle quali siamo immersi, e quindi che la comunicazione disincarnata di Internet presenti anche dei vantaggi? Nella vita reale tutto sembra ovvio e ben fondato, i comportamenti si accordano che è una meraviglia, le gerarchie si accettano senza neppure vedere che esistono. Allo stesso modo, deve essere sembrato ovvio e normale, ovvero l&#039;esito di miliardi di piccole transazioni tutte abbastanza ovvie e normali, anche caricare della gente sui vagoni per avviarle al lager o al gulag. Quanto &quot;stride&quot; cognitivamente certo pathos con le musichette, le risate, gli auguri e i regali del Natale, con la patina scintillante della pubblicità e con il mondo pulito e ordinato del computer e di Internet. Eppure tutto questo convive di fatto con immani tragedie in atto. La compartimentazione delle coscienze appare allora come una necessità, quindi ovvia e normale, e appare sufficiente a spiegare i movimenti di questa stultifera navis che è il nostro mondo, ormai nell&#039;orbita di certe ineludibili cascate.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>INDIZI 3</p>
<p>G1&gt; Da Jung in avanti (almeno), il romanzo moderno, che rifiuta il mito in quanto privo di necessità ermeneutiche, col mito deve fare i conti: e se non sono miti, saranno almeno, con Weber e Jaspers, almeno idealtipi.</p>
<p>Qui mi son detto, &#8220;ecco, questo forse diventerà NI: uno scrive una frase di questo tipo, a questo livello di astrazione, e nessuno che gli chieda una spiegazione, segno evidente che si tratta di una mera decorazione convenzionale, l&#8217;esibizione di quarti di nobiltà culturale&#8221;. Mi è venuto un attacco di orticaria, ma ho deciso di lasciar perdere, continuando a leggere.</p>
<p>G2&gt; Non era uso al tempo, lo è diventato purtroppo oggi, in questi tempi pipèrni. Anche io mi ci sono adeguato<br />
G3&gt; Ho finito ora un MBA in marketing della cultura giù in Luiss e, specie qui sul web, cerco di metterlo a frutto.</p>
<p>Qui il quadro cambia: G mostra la capacità, più o meno autoironica, di prendere le distanze dai suoi comportamenti, fare un passo indietro e dire, &#8220;beh, certo, si tratta di questo&#8221;. Improvvisamente ho intravisto la possibilità di un modus vivendi: il critico deve essere, almeno in una certa misura, ecumenico, il mediatore deve mediare e quindi alienarsi. L&#8217;artista da parte sua può essere selettivo e integralista, come in effetti normalmente avviene. E&#8217; la stessa differenza che passa tra lo storico (o il docente di filosofia) che deve attribuire un giusto valore &#8220;storico&#8221; (o pedagogico) a tutto quanto, e il filosofo tout-court che deve invece affermare la sua filosofia nell&#8217;assoluto, e quindi perseguire una mutua esclusione, intrinsecamente violenta. Verità e socievolezza, mistici e chiese, una dialettica infinita.</p>
<p>M1&gt; La maggior parte dei degnissimi commentatori NON HA CAPITO una comunicazione ironica ovvia come quella.<br />
M2&gt; non cercare di fare operazioni retoriche troppo complesse, perché in certe situazioni la gente non ti ascolta e rizza subito il patibolo.<br />
M3&gt;è anche vero, però, che moltissimo di ciò che di meschino, di vigliacco, di stupido, semplicemente di negativo emerge da forum, blog e affini sta in una dimensione comunicativa che sarebbe tagliata fuori all’istante se le persone si guardassero in faccia e si parlassero viso a viso.</p>
<p>Due cose da annotarsi:</p>
<p>1) gli scrittori sembrano identificarsi nelle loro capacità retoriche o stilistiche, che li contraddistingue da scienzati ed esperti di qualsiasi altra disciplina. Ritengono che piegare ed organizzare i significanti in determinate foggie possa far scaturire certe scintille di verità dalla matassa caotica delle descrizioni. E&#8217; in fondo, ad un diverso livello di articolazione, la stessa convinzione dei poeti, e si contrappone chiaramente alla costruzione di &#8220;modelli&#8221; esplicativi che rinuncino alla suggestione e siano quindi aperti ad un confronto completo, più indipendente possibile da preferenze e pregiudizi estetici (cos&#8217;altro è il tirocinio estetico se non la formazione di pregiudizi?).<br />
A me sembra piuttosto alto il rischio che tutto questo possa invece condurre a delle epifanie puramente emotive, condivisibili soltanto con i sodali che hanno incorporati &#8220;meccanismi a molla&#8221; altrettanto conformati. E lo si è visto bene, questo rischio, nell&#8217;assenza effettiva di &#8220;strumenti&#8221; dimostrata nei riguardi della turba dicaniesca: l&#8217;esito complessivo è infatti un vaffanculo reciproco, e la prospettiva tracciabile uno sbudellamento reciproco nella guerra civile. Credo che le fatiche supplementari che la scienza si accolla (rifiuto del soggettivismo, attenzione all&#8217;attendibilità delle fonti, all&#8217;intersoggettivabilità, alla valutazione critica ecc.) la conducano un po&#8217; più in là, anche se probabilmente in misura non sufficiente (sono pessimista).</p>
<p>2) Sulla comunicazione &#8220;viso a viso&#8221;. Ciò che dice M è vero, ma è anche, ormai, un luogo comune. Non potremmo provare a ribaltare la frittata e pensare che sia proprio la comunicazione &#8220;viso a viso&#8221; a rinsaldare immediatamente le allucinazioni collettive nelle quali siamo immersi, e quindi che la comunicazione disincarnata di Internet presenti anche dei vantaggi? Nella vita reale tutto sembra ovvio e ben fondato, i comportamenti si accordano che è una meraviglia, le gerarchie si accettano senza neppure vedere che esistono. Allo stesso modo, deve essere sembrato ovvio e normale, ovvero l&#8217;esito di miliardi di piccole transazioni tutte abbastanza ovvie e normali, anche caricare della gente sui vagoni per avviarle al lager o al gulag. Quanto &#8220;stride&#8221; cognitivamente certo pathos con le musichette, le risate, gli auguri e i regali del Natale, con la patina scintillante della pubblicità e con il mondo pulito e ordinato del computer e di Internet. Eppure tutto questo convive di fatto con immani tragedie in atto. La compartimentazione delle coscienze appare allora come una necessità, quindi ovvia e normale, e appare sufficiente a spiegare i movimenti di questa stultifera navis che è il nostro mondo, ormai nell&#8217;orbita di certe ineludibili cascate.</p>
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		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/24/natale-con-i-tuoi/#comment-18563</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2005 09:38:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Beh, Emma, la mia parte livorosa rientra nella mia attuale deliberazione di sperimentare in prima persona gli strumenti di quel delirio desiderante che Georgia, e i nostri deleuziani più o meno alla violetta, vedono in un&#039;ottica così monocromaticamente positiva. Io ho invece l&#039;impressione che certi &quot;scatenamenti&quot; non siano affatto innocui - sto inoltre scoprendo che non è proprio così brutto palleggiarsi al proprio interno certe cariche di odio, così &quot;unificanti&quot;, scaricabili all&#039;istante su chiunque ce ne fornisca un fondato pretesto (d&#039;altronde riesco sempre a far apparire a me stesso queste &quot;scariche&quot; come un&#039;istanza di giustizia, o almeno di vendetta - suppongo che il gioco terminerebbe subito se mi accorgessi di aver arrecato danno ad un qualche autentico &quot;innocente&quot;, o forse no, forse le mie soglie dell&#039; &quot;inumanità&quot; potrebbero nel tirocinio elevarsi indefinitamente, proprio come in certi fascinosi esiti antiumanistici della nostra formidabile &quot;cultura&quot;). Ma d&#039;altra parte se la crudeltà è uno strumento cognitivo, che va bene per Artaud, Piperno, Novarina eccetera, perché &quot;noi&quot; non dovremmo farne uso? Perché dovremmo rinunciare a fare la nostra &quot;letteratura&quot; in diretta, il nostro teatro, con tutto il versamento di frattaglie che è necessario allo spettacolo? Perché non dovremmo appropriarci dello spazio commenti come spazio &quot;creativo&quot;? Capisco che gli attori sul palcoscenico possano risentirsi del fatto che in platea e tribuna si cominci a mimarli e sbeffeggiarli, fino a volgere loro le spalle affascinati (e quindi resi autonomi) da qualcos&#039;altro, ma d&#039;altronde diciamocelo francamente: la recita è così scadente che questo esito se lo meriterebbero pure, perché la &quot;differenza&quot; che essi rivendicano di continuo (e si assicurano continuamente con reciproche pacche sulle spalle, da qui il dolore provocato dalla scollatura Raimo-Montanari) diventa sempre più una posa: visti in diretta questi autori si dimostrano talmente &quot;normali&quot;, più banali dell&#039;oggetto stesso del loro interesse, in questo caso le turbe inneggianti a di Canio, che non sembrano avere gli strumenti neppure per &quot;avvicinare&quot;, figurarsi &quot;redimere&quot;. Forse ci si dovrebbe prima render conto di come non basti un&#039;infarinatura di erudizione, di privilegio, e buone maniere, a trasformarci ontologicamente. Bisognerebbe capire come quelle stesse dinamiche &quot;bestiali&quot; che stanno lì, visibili a tutti come le palle del cane o i soldi del povero, ricompaiano puntualmente, soltanto eufemizzate e rese ingannevoli, negli scambi simbolici della &quot;cultura&quot;. Si tratta sempre della stessa bestia, come è peraltro del tutto ovvio, anzi nel loro porsi &quot;per sé stessi&quot;, indifferenti all&#039;approvazione altrui, questi mi sembrano persino più innocui, un ennesimo falso obiettivo sul quale estenuarsi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, Emma, la mia parte livorosa rientra nella mia attuale deliberazione di sperimentare in prima persona gli strumenti di quel delirio desiderante che Georgia, e i nostri deleuziani più o meno alla violetta, vedono in un&#8217;ottica così monocromaticamente positiva. Io ho invece l&#8217;impressione che certi &#8220;scatenamenti&#8221; non siano affatto innocui &#8211; sto inoltre scoprendo che non è proprio così brutto palleggiarsi al proprio interno certe cariche di odio, così &#8220;unificanti&#8221;, scaricabili all&#8217;istante su chiunque ce ne fornisca un fondato pretesto (d&#8217;altronde riesco sempre a far apparire a me stesso queste &#8220;scariche&#8221; come un&#8217;istanza di giustizia, o almeno di vendetta &#8211; suppongo che il gioco terminerebbe subito se mi accorgessi di aver arrecato danno ad un qualche autentico &#8220;innocente&#8221;, o forse no, forse le mie soglie dell&#8217; &#8220;inumanità&#8221; potrebbero nel tirocinio elevarsi indefinitamente, proprio come in certi fascinosi esiti antiumanistici della nostra formidabile &#8220;cultura&#8221;). Ma d&#8217;altra parte se la crudeltà è uno strumento cognitivo, che va bene per Artaud, Piperno, Novarina eccetera, perché &#8220;noi&#8221; non dovremmo farne uso? Perché dovremmo rinunciare a fare la nostra &#8220;letteratura&#8221; in diretta, il nostro teatro, con tutto il versamento di frattaglie che è necessario allo spettacolo? Perché non dovremmo appropriarci dello spazio commenti come spazio &#8220;creativo&#8221;? Capisco che gli attori sul palcoscenico possano risentirsi del fatto che in platea e tribuna si cominci a mimarli e sbeffeggiarli, fino a volgere loro le spalle affascinati (e quindi resi autonomi) da qualcos&#8217;altro, ma d&#8217;altronde diciamocelo francamente: la recita è così scadente che questo esito se lo meriterebbero pure, perché la &#8220;differenza&#8221; che essi rivendicano di continuo (e si assicurano continuamente con reciproche pacche sulle spalle, da qui il dolore provocato dalla scollatura Raimo-Montanari) diventa sempre più una posa: visti in diretta questi autori si dimostrano talmente &#8220;normali&#8221;, più banali dell&#8217;oggetto stesso del loro interesse, in questo caso le turbe inneggianti a di Canio, che non sembrano avere gli strumenti neppure per &#8220;avvicinare&#8221;, figurarsi &#8220;redimere&#8221;. Forse ci si dovrebbe prima render conto di come non basti un&#8217;infarinatura di erudizione, di privilegio, e buone maniere, a trasformarci ontologicamente. Bisognerebbe capire come quelle stesse dinamiche &#8220;bestiali&#8221; che stanno lì, visibili a tutti come le palle del cane o i soldi del povero, ricompaiano puntualmente, soltanto eufemizzate e rese ingannevoli, negli scambi simbolici della &#8220;cultura&#8221;. Si tratta sempre della stessa bestia, come è peraltro del tutto ovvio, anzi nel loro porsi &#8220;per sé stessi&#8221;, indifferenti all&#8217;approvazione altrui, questi mi sembrano persino più innocui, un ennesimo falso obiettivo sul quale estenuarsi.</p>
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		<item>
		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/24/natale-con-i-tuoi/#comment-18559</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2005 08:27:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Wovoka, tralascio la tua parte livorosa, questo chiedere troppo alla rete e ai tuoi possibili interlocutori, questa violenza esibita che non riesco a capire.
Penso invece sia da seguire il tuo invito a guardare. Dunque tornare alle foto.
Forse le immagini ci dicono più cose di tutti i discorsi accumulati, lo fanno in un modo diverso, e comunque lavorano in profondità, continuano a lavorare anche quando le parole si sono allontanate. Non per niente le immagini - anche immagini terribili e mostruose - sono il supporto per la meditazione in religioni e vie per la conoscenza e la saggezza.
Prendiamo allora - di nuovo - la foto del Di Canio “brutto”, il ghigno feroce e il braccio teso.
E subito dopo la foto del Di Canio “bello”, sicuramente simpatico e così simpaticamente intenzionato ad ingurgitarsi la pizza.
E poi la foto dei manifestanti pro Di Canio, soprattutto il particolare del pannello con su disegnato Di Canio.
Non c’è il disegno del corpo, lì, non c’è traccia di braccio teso, c’è solo la faccia. 
Ma non la faccia simpatica e ammiccante della pizza - no. L’“altra” faccia, quella che digrigna i denti, il ghigno brutto e feroce.
Il braccio teso potrebbe essere l’osceno, ma sull’osceno si può evidentemente patteggiare. Non si patteggia invece sulla faccia, sull’ordinario della scena.
Forse è la faccia la cosa che conta veramente, non il braccio teso. E a “quella” faccia non si rinuncia.
	
(Sì, mi capita di soffermarmi con intenzioni deformanti sulle facce degli altri. Mi succede soprattutto in contesti in cui si è in molti, non ci si ama alla follia e si vorrebbe sostanzialmente essere altrove.)

(Le fonti. Le fonti che citi, prego.)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wovoka, tralascio la tua parte livorosa, questo chiedere troppo alla rete e ai tuoi possibili interlocutori, questa violenza esibita che non riesco a capire.<br />
Penso invece sia da seguire il tuo invito a guardare. Dunque tornare alle foto.<br />
Forse le immagini ci dicono più cose di tutti i discorsi accumulati, lo fanno in un modo diverso, e comunque lavorano in profondità, continuano a lavorare anche quando le parole si sono allontanate. Non per niente le immagini &#8211; anche immagini terribili e mostruose &#8211; sono il supporto per la meditazione in religioni e vie per la conoscenza e la saggezza.<br />
Prendiamo allora &#8211; di nuovo &#8211; la foto del Di Canio “brutto”, il ghigno feroce e il braccio teso.<br />
E subito dopo la foto del Di Canio “bello”, sicuramente simpatico e così simpaticamente intenzionato ad ingurgitarsi la pizza.<br />
E poi la foto dei manifestanti pro Di Canio, soprattutto il particolare del pannello con su disegnato Di Canio.<br />
Non c’è il disegno del corpo, lì, non c’è traccia di braccio teso, c’è solo la faccia.<br />
Ma non la faccia simpatica e ammiccante della pizza &#8211; no. L’“altra” faccia, quella che digrigna i denti, il ghigno brutto e feroce.<br />
Il braccio teso potrebbe essere l’osceno, ma sull’osceno si può evidentemente patteggiare. Non si patteggia invece sulla faccia, sull’ordinario della scena.<br />
Forse è la faccia la cosa che conta veramente, non il braccio teso. E a “quella” faccia non si rinuncia.</p>
<p>(Sì, mi capita di soffermarmi con intenzioni deformanti sulle facce degli altri. Mi succede soprattutto in contesti in cui si è in molti, non ci si ama alla follia e si vorrebbe sostanzialmente essere altrove.)</p>
<p>(Le fonti. Le fonti che citi, prego.)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: wovoka		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/24/natale-con-i-tuoi/#comment-18558</link>

		<dc:creator><![CDATA[wovoka]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Dec 2005 07:42:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ne sei proprio sicuro, Andrea? Ma si potrà pur interrogare un qualsiasi testo, invettive comprese, per sondarne il fondo ideologico: o no? La cosa culturalmente più terribile che abbia visto lo scorso anno è stato lo &quot;special&quot;, sul Corriere Magazine, di D&#039;Orrico su Piperno. Nulla a che vedere con il valore di tale romanzo - ne chiederò notizie tra vent&#039;anni - lo schifo viscerale è stato vedere quali &quot;tasti&quot; D&#039;Orrico andava a premere, quali corde andava a pizzicare per raggiungere il suo scopo. Questo mi ha portato a studiare un po&#039; l&#039;induzione dei bisogni, cioè l&#039;induzione di quel senso di &quot;mancanza ontologica&quot; che ti spinge a compensazioni in linea con i desideri di certi interessati &quot;mediatori&quot;. Studiando il Nostro attraverso la sua abbondante &quot;imago&quot; in rete, mi sono accorto che, nel suo piccolo, è fatto esattamente della stessa pasta, anche se evidentemente qualcosa nella sua mente lo preserva da una tale sgradevole consapevolezza, che potrà allora provenire più facilmente dall&#039;esterno (&quot;non si elogia mai abbastanza la bella coscienza cartesiana che compartimenta la sua vita mediante paratie stagne, riservando la fede per la domenica e la ragione per i giorni feriali.&quot;) Ma il suo destino, come quello della sua rete di complici, non mi interessa, è stata la sua maniera di insultare i commentatori senza discernere e senza lasciare quello &quot;scampo&quot; che Montanari aveva invece concesso, che gli ha guadagnato quella mia interpretazione &quot;non benevola&quot; delle sue &quot;cose confuse&quot;. Del resto sono qui per divertirmi e non per reggere lo strascico ad alcuno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ne sei proprio sicuro, Andrea? Ma si potrà pur interrogare un qualsiasi testo, invettive comprese, per sondarne il fondo ideologico: o no? La cosa culturalmente più terribile che abbia visto lo scorso anno è stato lo &#8220;special&#8221;, sul Corriere Magazine, di D&#8217;Orrico su Piperno. Nulla a che vedere con il valore di tale romanzo &#8211; ne chiederò notizie tra vent&#8217;anni &#8211; lo schifo viscerale è stato vedere quali &#8220;tasti&#8221; D&#8217;Orrico andava a premere, quali corde andava a pizzicare per raggiungere il suo scopo. Questo mi ha portato a studiare un po&#8217; l&#8217;induzione dei bisogni, cioè l&#8217;induzione di quel senso di &#8220;mancanza ontologica&#8221; che ti spinge a compensazioni in linea con i desideri di certi interessati &#8220;mediatori&#8221;. Studiando il Nostro attraverso la sua abbondante &#8220;imago&#8221; in rete, mi sono accorto che, nel suo piccolo, è fatto esattamente della stessa pasta, anche se evidentemente qualcosa nella sua mente lo preserva da una tale sgradevole consapevolezza, che potrà allora provenire più facilmente dall&#8217;esterno (&#8220;non si elogia mai abbastanza la bella coscienza cartesiana che compartimenta la sua vita mediante paratie stagne, riservando la fede per la domenica e la ragione per i giorni feriali.&#8221;) Ma il suo destino, come quello della sua rete di complici, non mi interessa, è stata la sua maniera di insultare i commentatori senza discernere e senza lasciare quello &#8220;scampo&#8221; che Montanari aveva invece concesso, che gli ha guadagnato quella mia interpretazione &#8220;non benevola&#8221; delle sue &#8220;cose confuse&#8221;. Del resto sono qui per divertirmi e non per reggere lo strascico ad alcuno.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: celacanto		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/24/natale-con-i-tuoi/#comment-18549</link>

		<dc:creator><![CDATA[celacanto]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2005 23:52:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[eppure raimo cerca di capirci qualcosa, non solo nel fenomeno in sé - che ci ostiniamo a dire fascistico in mancanza di altre definizioni - ma anche nel modo in cui uno che scrive, cioè che narra vicende umane, deve, dovrebbe, dovrà, porsi di fronte a questo tipo di cose, che sono attualmente ciò che passa la temperie culturale di massa in cui viviamo (briciole e retrogusti di ideologie novecentesche, giusto) e che probabilmente tenderanno ad estendersi ed a aumentare.
come si dice, di fronte a tutto questo &quot;saltano le categorie d&#039;analisi politica tradizionali&quot;, così come è saltato agli occhi il riflesso, anche questo automatico e pavloviano, di disprezzo (di classe?) di molti per il dicanio e i suoi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>eppure raimo cerca di capirci qualcosa, non solo nel fenomeno in sé &#8211; che ci ostiniamo a dire fascistico in mancanza di altre definizioni &#8211; ma anche nel modo in cui uno che scrive, cioè che narra vicende umane, deve, dovrebbe, dovrà, porsi di fronte a questo tipo di cose, che sono attualmente ciò che passa la temperie culturale di massa in cui viviamo (briciole e retrogusti di ideologie novecentesche, giusto) e che probabilmente tenderanno ad estendersi ed a aumentare.<br />
come si dice, di fronte a tutto questo &#8220;saltano le categorie d&#8217;analisi politica tradizionali&#8221;, così come è saltato agli occhi il riflesso, anche questo automatico e pavloviano, di disprezzo (di classe?) di molti per il dicanio e i suoi.</p>
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		<title>
		Di: rotowash		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/24/natale-con-i-tuoi/#comment-18548</link>

		<dc:creator><![CDATA[rotowash]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2005 23:51:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[io spero che al più presto si leggerà sul sito un post di lello voce con un suo microracconto come quello geniale sulla gobba. solo così potremo capire la verità su di canio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>io spero che al più presto si leggerà sul sito un post di lello voce con un suo microracconto come quello geniale sulla gobba. solo così potremo capire la verità su di canio.</p>
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		Di: andrea barbieri		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/24/natale-con-i-tuoi/#comment-18529</link>

		<dc:creator><![CDATA[andrea barbieri]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2005 21:17:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Wovo, quei giudizi su Mozzi sono completamente sballati, quelli della &quot;mossa bassamente opportunistica ecc. ecc.&quot; Non se li merita proprio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Wovo, quei giudizi su Mozzi sono completamente sballati, quelli della &#8220;mossa bassamente opportunistica ecc. ecc.&#8221; Non se li merita proprio.</p>
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		<title>
		Di: tictac		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2005/12/24/natale-con-i-tuoi/#comment-18512</link>

		<dc:creator><![CDATA[tictac]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2005 16:09:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@ giorgio di costanzo

boia chi (la) molla!!!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@ giorgio di costanzo</p>
<p>boia chi (la) molla!!!</p>
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