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	Commenti a: IN-SEGNARE 3	</title>
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		<title>
		Di: Tina Nastasi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/01/24/in-segnare-3/#comment-20915</link>

		<dc:creator><![CDATA[Tina Nastasi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2006 15:59:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Chiedo venia a Lorenzo per essere stata poco chiara.
Considero insegnanti anche i professori universitari, seppure nella pratica quotidiana abbiamo imparato a considerarli una specie professionale a sé stante. E l&#039;esiguo numero di professori universitari in grado di comunicare è se vuoi straordinariamente pallido rispetto al numero di insegnanti che lo fanno, e bene, nella scuola. Il che mi fa rabbrividire, se penso che l&#039;Università dovrebbe essere un luogo d&#039;eccellenza di cultura e comunicazione.

Giusta la tua rabbia e ben fondate le tue motivazioni, non sono d&#039;accordo con le tue conclusioni. Ritengo che debbano essere i professionisti dell&#039;insegnamento a riformare, se non rivoluzionare, i modi di una pratica che per lo più rimane quella di impronta gentiliana.
Ogni giorno entro in classe dopo aver sentito timori da studentelli serpeggiare fra le pieghe dei discorsi di molti dei miei colleghi (riguardo a sanzioni di qualunque tipo) e ogni giorno entro in classe ricordando quell&#039;articolo dell&#039;ancora nostra, anche se un po&#039; sciupata, Costituzione, l&#039;art. 33 con quelle sue belle, sempre belle, parole:

&quot;L&#039;arte e la scienza sono libere e libero ne è l&#039;insegnamento.&quot; 

Sono io che scelgo cosa comunicare e come comunicarlo e me ne assumo tutte le responsabilità, prima civili e poi professionali. Solo di queste responsabilità io posso parlare, invitata a dire quello che significa insegnare.
Altrove devo agire perché la società di cui faccio parte scelga di occuparsi seriamente della cultura e dell&#039;educazione in questo Paese.

E sono d&#039;accordo con Trespolo. Le strutture pubbliche sono organizzate solo in funzione di chi ci lavora, ma noi cittadini non siamo in grado, per tanti e complessi motivi, di partecipare all&#039;organizzazione dei nostri spazi e servizi pubblici e rovesciare capisaldi e roccaforti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chiedo venia a Lorenzo per essere stata poco chiara.<br />
Considero insegnanti anche i professori universitari, seppure nella pratica quotidiana abbiamo imparato a considerarli una specie professionale a sé stante. E l&#8217;esiguo numero di professori universitari in grado di comunicare è se vuoi straordinariamente pallido rispetto al numero di insegnanti che lo fanno, e bene, nella scuola. Il che mi fa rabbrividire, se penso che l&#8217;Università dovrebbe essere un luogo d&#8217;eccellenza di cultura e comunicazione.</p>
<p>Giusta la tua rabbia e ben fondate le tue motivazioni, non sono d&#8217;accordo con le tue conclusioni. Ritengo che debbano essere i professionisti dell&#8217;insegnamento a riformare, se non rivoluzionare, i modi di una pratica che per lo più rimane quella di impronta gentiliana.<br />
Ogni giorno entro in classe dopo aver sentito timori da studentelli serpeggiare fra le pieghe dei discorsi di molti dei miei colleghi (riguardo a sanzioni di qualunque tipo) e ogni giorno entro in classe ricordando quell&#8217;articolo dell&#8217;ancora nostra, anche se un po&#8217; sciupata, Costituzione, l&#8217;art. 33 con quelle sue belle, sempre belle, parole:</p>
<p>&#8220;L&#8217;arte e la scienza sono libere e libero ne è l&#8217;insegnamento.&#8221; </p>
<p>Sono io che scelgo cosa comunicare e come comunicarlo e me ne assumo tutte le responsabilità, prima civili e poi professionali. Solo di queste responsabilità io posso parlare, invitata a dire quello che significa insegnare.<br />
Altrove devo agire perché la società di cui faccio parte scelga di occuparsi seriamente della cultura e dell&#8217;educazione in questo Paese.</p>
<p>E sono d&#8217;accordo con Trespolo. Le strutture pubbliche sono organizzate solo in funzione di chi ci lavora, ma noi cittadini non siamo in grado, per tanti e complessi motivi, di partecipare all&#8217;organizzazione dei nostri spazi e servizi pubblici e rovesciare capisaldi e roccaforti.</p>
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		<title>
		Di: Trespolo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/01/24/in-segnare-3/#comment-20903</link>

		<dc:creator><![CDATA[Trespolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2006 12:11:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Interessante, molto. Anche la risposta di Galbiati. Da profano - solo per puro culo son finito, dopo un ottimo liceo per esclusivo merito dei docenti, a frequentare l&#039;università negli Stati Uniti e quindi, se non per sentito dire, non ho alcuna idea di come funzioni qui - vorrei aggiungere un dettaglio che, a mio parere, fa la differenza e che racchiude parecchie risposte.
Parto da un esempio relativo a un altro servizio fondamentale: la sanità. Nessuno si è mai chiesto perché negli ospedali italiani svegliano le persone ricoverate alle 6, a volte alle 5 del mattino e hanno quegli orari assurdi per esami, colazione, pranzo e cena?

Non sforzatevi, la risposta è semplicissima e non ha nulla a che fare con strani meccanismi medici o efficienze o altre *amenità* che nascono, come naturale risposta, nella testa delle persone di buon senso. No, nulla di tutto questo. Gli orari sono quelli perché, se fossero normali e diversi, non rimarrebbe tempo, ai Professoroni, per gestire con calma le loro attività private; in clinica o in studio privato non fa differenza.

E cosa c&#039;entra questo con la scuola? C&#039;entra, c&#039;entra ed è la dimostrazione dimostrata che il grande difetto delle nostre strutture pubbliche (scuola inclusa e tranne rare e lodevoli eccezioni, parlo di materna ed elementare) è uno solo: sono pensate, progettate e gestite a uso e consumo di chi ci lavora e non per gli utenti.
Pare strano, persino brutto a dirsi, ma è così e mi rimane la personalissima certezza che, fino a quando non sarà rovesciato questo caposaldo, questa roccaforte di diritti astrusi, nulla potrà migliorare e nulla migliorerà.

Buona giornata. Trespolo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante, molto. Anche la risposta di Galbiati. Da profano &#8211; solo per puro culo son finito, dopo un ottimo liceo per esclusivo merito dei docenti, a frequentare l&#8217;università negli Stati Uniti e quindi, se non per sentito dire, non ho alcuna idea di come funzioni qui &#8211; vorrei aggiungere un dettaglio che, a mio parere, fa la differenza e che racchiude parecchie risposte.<br />
Parto da un esempio relativo a un altro servizio fondamentale: la sanità. Nessuno si è mai chiesto perché negli ospedali italiani svegliano le persone ricoverate alle 6, a volte alle 5 del mattino e hanno quegli orari assurdi per esami, colazione, pranzo e cena?</p>
<p>Non sforzatevi, la risposta è semplicissima e non ha nulla a che fare con strani meccanismi medici o efficienze o altre *amenità* che nascono, come naturale risposta, nella testa delle persone di buon senso. No, nulla di tutto questo. Gli orari sono quelli perché, se fossero normali e diversi, non rimarrebbe tempo, ai Professoroni, per gestire con calma le loro attività private; in clinica o in studio privato non fa differenza.</p>
<p>E cosa c&#8217;entra questo con la scuola? C&#8217;entra, c&#8217;entra ed è la dimostrazione dimostrata che il grande difetto delle nostre strutture pubbliche (scuola inclusa e tranne rare e lodevoli eccezioni, parlo di materna ed elementare) è uno solo: sono pensate, progettate e gestite a uso e consumo di chi ci lavora e non per gli utenti.<br />
Pare strano, persino brutto a dirsi, ma è così e mi rimane la personalissima certezza che, fino a quando non sarà rovesciato questo caposaldo, questa roccaforte di diritti astrusi, nulla potrà migliorare e nulla migliorerà.</p>
<p>Buona giornata. Trespolo.</p>
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		<title>
		Di: Lorenzo Galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/01/24/in-segnare-3/#comment-20873</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2006 22:40:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Quand’anche zio Ministero pagasse agli insegnanti tutte le ore necessarie per progettare interventi didattici a tutto tondo e in equipe (cosa che per inciso già fa a livello universitario), pochi, immagino, saprebbero cosa farne, perché in pochi sono professionalmente preparati a comunicare e a divulgare seriamente.&quot;

Grazie, davvero, i professori di medie e superiori (mi scuso per il plurale) ringraziano. Faccio notare, umilmente, che all&#039;Università non ho mai potuto rintracciare il benché minimo lavoro di equipe dei professori, che peraltro spesso delegavano l&#039;infimo lavoro dell&#039;insegnamento agli assistenti o ai professori associati.
Sarei curioso poi di sapere se i docenti universitari possano attestare in qualche modo di possedere dei titoli per &quot;comunicare e divulgare seriamente&quot; che sono preclusi a quelli delle medie inferiori/superiori. 
Evidentemente il fatto di avere aggiunto, dopo la laurea, altri due anni di scuola di specializzazione (di fatto altri corsi universitari con frequenza obbligatoria) per poter insegnare non ha migliorato in alcun modo la capacità professionale dei docenti delle superiori, poveretti, si capisce che proprio non ci arrivano, o sono degli indolenti. O i corsi di specializzazione non servono a niente: allora aboliteli, per favore, perché oltre il danno vorremmo (scusate il plurale) evitare di sorbirci la beffa di questi giudizi.

Mi scuso per questo sfogo con la collega autrice del pezzo. Non credo certo che i docenti siano privi di difetti. A volte mancano anche di passione per l&#039;insegnamento e di dedizione per il lavoro.
Ma credo dipenda in piccola parte da loro la mancata &quot;messa in comune&quot; del sapere. Si inizi a riformare veramente la scuola, i programmi, i metodi, gli strumenti di intervento; si inizi a trovare una soluzione al precariato, che per i docenti delle superiori inizia a 25 anni e termina intorno ai 45: dopo magari possiamo parlare anche di lavoro di equipe, di diffondere il sapere oltre gli angusti confini disciplinari.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Quand’anche zio Ministero pagasse agli insegnanti tutte le ore necessarie per progettare interventi didattici a tutto tondo e in equipe (cosa che per inciso già fa a livello universitario), pochi, immagino, saprebbero cosa farne, perché in pochi sono professionalmente preparati a comunicare e a divulgare seriamente.&#8221;</p>
<p>Grazie, davvero, i professori di medie e superiori (mi scuso per il plurale) ringraziano. Faccio notare, umilmente, che all&#8217;Università non ho mai potuto rintracciare il benché minimo lavoro di equipe dei professori, che peraltro spesso delegavano l&#8217;infimo lavoro dell&#8217;insegnamento agli assistenti o ai professori associati.<br />
Sarei curioso poi di sapere se i docenti universitari possano attestare in qualche modo di possedere dei titoli per &#8220;comunicare e divulgare seriamente&#8221; che sono preclusi a quelli delle medie inferiori/superiori.<br />
Evidentemente il fatto di avere aggiunto, dopo la laurea, altri due anni di scuola di specializzazione (di fatto altri corsi universitari con frequenza obbligatoria) per poter insegnare non ha migliorato in alcun modo la capacità professionale dei docenti delle superiori, poveretti, si capisce che proprio non ci arrivano, o sono degli indolenti. O i corsi di specializzazione non servono a niente: allora aboliteli, per favore, perché oltre il danno vorremmo (scusate il plurale) evitare di sorbirci la beffa di questi giudizi.</p>
<p>Mi scuso per questo sfogo con la collega autrice del pezzo. Non credo certo che i docenti siano privi di difetti. A volte mancano anche di passione per l&#8217;insegnamento e di dedizione per il lavoro.<br />
Ma credo dipenda in piccola parte da loro la mancata &#8220;messa in comune&#8221; del sapere. Si inizi a riformare veramente la scuola, i programmi, i metodi, gli strumenti di intervento; si inizi a trovare una soluzione al precariato, che per i docenti delle superiori inizia a 25 anni e termina intorno ai 45: dopo magari possiamo parlare anche di lavoro di equipe, di diffondere il sapere oltre gli angusti confini disciplinari.</p>
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		<title>
		Di: francesco forlani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/01/24/in-segnare-3/#comment-20835</link>

		<dc:creator><![CDATA[francesco forlani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2006 10:16:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ciao Antonello
ti sarebbe possibile inviarmi l&#039;intervista nella sua totalità. Veramente preziosa.
effeffe]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Antonello<br />
ti sarebbe possibile inviarmi l&#8217;intervista nella sua totalità. Veramente preziosa.<br />
effeffe</p>
]]></content:encoded>
		
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