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	Commenti a: Contro la libertà di stampa	</title>
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		<title>
		Di: Video musica gratis		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Video musica gratis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Jul 2006 22:17:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[grande io ha trovato il vostro luogo! grazie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>grande io ha trovato il vostro luogo! grazie</p>
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		<title>
		Di: estovest		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[estovest]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2006 09:37:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A proposito di leggi e blasfemia ecco cosa è accaduto recentemente in Inghilterra:

La Repubblica

Religioni il diritto alla libertà di parola
salman rushdie
14-02-2006

CONCEDETEMI per favore, in questo periodo tormentato, di assaporare per un attimo una vittoria di stretta misura ma importantissima per la libertà di parola. Dopo una lunga campagna che ha visto il Pen, l´associazione degli scrittori, sotto la guida di Lisa Appignanesi assieme ai suoi alleati in entrambe le camere del parlamento britannico e ad un nutrito gruppo di personaggi del mondo dell´arte, tra cui il commediografo Rowan Atkinson e il direttore del National Theatre Nicholas Hytner, contrapporsi al governo britannico, tristemente famoso per l´ostinatezza con cui rifiuta di capire le tesi altrui, l´esito definitivo del voto alla Camera dei Comuni è andato a favore della nostra istanza. Le due votazioni tenutesi ai Comuni la settimana scorsa, che inseriscono nel disegno di legge sull´odio razziale e religioso emendamenti volti a rafforzare la tutela della libertà di espressione e a abrogare i reati di oltraggio, ingiuria e condotta imprudente rappresentano un trionfo delle libertà democratiche sull´opportunismo politico. L´esito è stato descritto dalla stampa per lo più come uno smacco per il primo ministro Tony Blair, assente in aula mentre il suo governo veniva battuto per un voto, sconfitta che la sua presenza avrebbe potuto evitare. Per quanto si sia tentati di godere delle disgrazie altrui, questa versione dei fatti non coglie il principio in gioco. Che il governo non abbia colto il punto non sorprende. Concedendo suo malgrado che il disegno di legge emendato diventi legge, il governo ha ammesso di aver imparato una sola lezione dalla propria sconfitta. Cioè che il primo ministro probabilmente farebbe meglio a stare inchiodato al suo posto quando la sua prossima controversa proposta, sull´istruzione ad esempio, sarà messa al voto. E forse davvero dovrebbe farlo. Dopo il voto ai Comuni Hanif Kureishi ha definito l´esito «una grande vittoria ottenuta dagli scrittori e dagli intellettuali unendo le forze». Philip Pullman ha evidenziato la necessità di vigilare costantemente. Atkinson ottimisticamente lo considera un risultato che premia tutti. Hanno ragione tutti, in modi diversi, ma Pullman è quello che più si avvicina alla verità: «Quelli che giudicano la libertà un lusso molle... torneranno un giorno da un´altra direzione per distruggerla», ha detto. «Quelli di noi che sanno che è una dura necessità devono essere pronti ad accoglierli». Il mio stato d´animo a caldo, subito dopo il voto, era di gratitudine per il sistema parlamentare in cui i membri della Camera dei Lord hanno combattuto una grande battaglia e alla fine un numero sufficiente di membri dei Comuni si è persuaso ad unirsi a loro. A freddo però la sensazione che predomina in me è di immenso sollievo. Abbiamo vinto per un pelo e se i capigruppo del Labour avessero fatto meglio il loro lavoro oggi non ci troveremmo nella posizione in cui ci troviamo. In un paese privo di costituzione scritta, tuttavia, l´atto sull´odio razziale e religioso emendato fornisce ora una formulazione giuridicamente vincolante, estremamente ampia e profonda, della libertà di parola in Gran Bretagna. A meno che non sia dimostrabile l´intenzione di suscitare l´odio i cittadini britannici hanno ora il diritto riconosciuto dalla legge di esprimere le loro opinioni, indipendentemente dalla misura in cui esse possano risultare offensive per altre persone. Il cosiddetto &quot;diritto a non essere offesi&quot; che non è mai realmente esistito, è stato abrogato per legge. Può darsi che la Gran Bretagna, quasi per caso, abbia acquisito qualcosa di molto simile ad un suo Primo Emendamento, uno sviluppo inatteso che potrebbe rivelarsi la cosa più valida emersa da questa lunga e talvolta amara lotta. Il progetto di legge era chiaramente concepito come tentativo di placare i musulmani britannici allontanatisi dal partito laburista perché aveva appoggiato la politica del presidente George W. Bush sull´Iraq, ma anche alcuni musulmani sono giunti alla conclusione di non desiderare la presunta tutela di questa legge, che poteva finire per limitare impropriamente la loro libertà di espressione. Un governo guidato da un leader &quot;credente&quot; come Blair cercherà sempre istintivamente di pacificare le fazioni religiose. Tuttavia è possibile che il governo, ricorrendo al genere di politica di tutela delle minoranze che ha tormentato la scena politica indiana, abbia perso il passo con i britannici. È forse il momento di prendere l´iniziativa, in poche parole. Hytner ha già suonato la prima nota di una nuova campagna. «Il governo dovrebbe ora mostrarsi all´altezza della situazione», dice, «e dimostrare la sua dichiarata opposizione alla discriminazione religiosa abrogando le leggi sulla blasfemia». Da come si sono inchinati alla religione sia Blair che il ministro degli esteri Jack Straw non si direbbe, ma una delle caratteristiche più accattivanti della vita nella Gran Bretagna contemporanea è che, fatta eccezione per la minoranza musulmana, i britannici sono diventati un popolo fortemente laico, nella cui visione del mondo la fede religiosa non gioca un ruolo ampio o centrale. Il concetto che sia ancora possibile essere incarcerati per blasfemia contro la Chiesa d´Inghilterra è una risibile assurdità per gran parte dei cittadini del paese dei Monty Python. Il fatto che questa tutela si applichi solo alla cristianità è una chiara anomalia e altre confessioni religiose sono solite esigere pari tutela. Un´ampia maggioranza di britannici, immagino, sarebbe d´accordo a rovesciare i termini della questione: la soluzione ovvia è pari assenza di tutela per tutti. Ora che abbiamo assistito al lieto fine, relativo, dei tre distinti tentativi del governo britannico di far approvare varie versioni di quello che è divenuto il disegno di legge sull´odio razziale e religioso, senza che il governo apparentemente si sia reso conto del danno che esso poteva arrecare alla libertà di parola in Gran Bretagna, come sarebbe bello vedere che il New Labour, con tutti i suoi discorsi sulla modernizzazione del paese, facesse qualcosa che renda realmente più moderna la Gran Bretagna. Che ne dice Mr. Blair? Dopo tutto, come è scritto su una maglietta inviatami a suo tempo da un sostenitore, «la blasfemia è un reato senza vittime». (Traduzione di Emilia Benghi)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito di leggi e blasfemia ecco cosa è accaduto recentemente in Inghilterra:</p>
<p>La Repubblica</p>
<p>Religioni il diritto alla libertà di parola<br />
salman rushdie<br />
14-02-2006</p>
<p>CONCEDETEMI per favore, in questo periodo tormentato, di assaporare per un attimo una vittoria di stretta misura ma importantissima per la libertà di parola. Dopo una lunga campagna che ha visto il Pen, l´associazione degli scrittori, sotto la guida di Lisa Appignanesi assieme ai suoi alleati in entrambe le camere del parlamento britannico e ad un nutrito gruppo di personaggi del mondo dell´arte, tra cui il commediografo Rowan Atkinson e il direttore del National Theatre Nicholas Hytner, contrapporsi al governo britannico, tristemente famoso per l´ostinatezza con cui rifiuta di capire le tesi altrui, l´esito definitivo del voto alla Camera dei Comuni è andato a favore della nostra istanza. Le due votazioni tenutesi ai Comuni la settimana scorsa, che inseriscono nel disegno di legge sull´odio razziale e religioso emendamenti volti a rafforzare la tutela della libertà di espressione e a abrogare i reati di oltraggio, ingiuria e condotta imprudente rappresentano un trionfo delle libertà democratiche sull´opportunismo politico. L´esito è stato descritto dalla stampa per lo più come uno smacco per il primo ministro Tony Blair, assente in aula mentre il suo governo veniva battuto per un voto, sconfitta che la sua presenza avrebbe potuto evitare. Per quanto si sia tentati di godere delle disgrazie altrui, questa versione dei fatti non coglie il principio in gioco. Che il governo non abbia colto il punto non sorprende. Concedendo suo malgrado che il disegno di legge emendato diventi legge, il governo ha ammesso di aver imparato una sola lezione dalla propria sconfitta. Cioè che il primo ministro probabilmente farebbe meglio a stare inchiodato al suo posto quando la sua prossima controversa proposta, sull´istruzione ad esempio, sarà messa al voto. E forse davvero dovrebbe farlo. Dopo il voto ai Comuni Hanif Kureishi ha definito l´esito «una grande vittoria ottenuta dagli scrittori e dagli intellettuali unendo le forze». Philip Pullman ha evidenziato la necessità di vigilare costantemente. Atkinson ottimisticamente lo considera un risultato che premia tutti. Hanno ragione tutti, in modi diversi, ma Pullman è quello che più si avvicina alla verità: «Quelli che giudicano la libertà un lusso molle&#8230; torneranno un giorno da un´altra direzione per distruggerla», ha detto. «Quelli di noi che sanno che è una dura necessità devono essere pronti ad accoglierli». Il mio stato d´animo a caldo, subito dopo il voto, era di gratitudine per il sistema parlamentare in cui i membri della Camera dei Lord hanno combattuto una grande battaglia e alla fine un numero sufficiente di membri dei Comuni si è persuaso ad unirsi a loro. A freddo però la sensazione che predomina in me è di immenso sollievo. Abbiamo vinto per un pelo e se i capigruppo del Labour avessero fatto meglio il loro lavoro oggi non ci troveremmo nella posizione in cui ci troviamo. In un paese privo di costituzione scritta, tuttavia, l´atto sull´odio razziale e religioso emendato fornisce ora una formulazione giuridicamente vincolante, estremamente ampia e profonda, della libertà di parola in Gran Bretagna. A meno che non sia dimostrabile l´intenzione di suscitare l´odio i cittadini britannici hanno ora il diritto riconosciuto dalla legge di esprimere le loro opinioni, indipendentemente dalla misura in cui esse possano risultare offensive per altre persone. Il cosiddetto &#8220;diritto a non essere offesi&#8221; che non è mai realmente esistito, è stato abrogato per legge. Può darsi che la Gran Bretagna, quasi per caso, abbia acquisito qualcosa di molto simile ad un suo Primo Emendamento, uno sviluppo inatteso che potrebbe rivelarsi la cosa più valida emersa da questa lunga e talvolta amara lotta. Il progetto di legge era chiaramente concepito come tentativo di placare i musulmani britannici allontanatisi dal partito laburista perché aveva appoggiato la politica del presidente George W. Bush sull´Iraq, ma anche alcuni musulmani sono giunti alla conclusione di non desiderare la presunta tutela di questa legge, che poteva finire per limitare impropriamente la loro libertà di espressione. Un governo guidato da un leader &#8220;credente&#8221; come Blair cercherà sempre istintivamente di pacificare le fazioni religiose. Tuttavia è possibile che il governo, ricorrendo al genere di politica di tutela delle minoranze che ha tormentato la scena politica indiana, abbia perso il passo con i britannici. È forse il momento di prendere l´iniziativa, in poche parole. Hytner ha già suonato la prima nota di una nuova campagna. «Il governo dovrebbe ora mostrarsi all´altezza della situazione», dice, «e dimostrare la sua dichiarata opposizione alla discriminazione religiosa abrogando le leggi sulla blasfemia». Da come si sono inchinati alla religione sia Blair che il ministro degli esteri Jack Straw non si direbbe, ma una delle caratteristiche più accattivanti della vita nella Gran Bretagna contemporanea è che, fatta eccezione per la minoranza musulmana, i britannici sono diventati un popolo fortemente laico, nella cui visione del mondo la fede religiosa non gioca un ruolo ampio o centrale. Il concetto che sia ancora possibile essere incarcerati per blasfemia contro la Chiesa d´Inghilterra è una risibile assurdità per gran parte dei cittadini del paese dei Monty Python. Il fatto che questa tutela si applichi solo alla cristianità è una chiara anomalia e altre confessioni religiose sono solite esigere pari tutela. Un´ampia maggioranza di britannici, immagino, sarebbe d´accordo a rovesciare i termini della questione: la soluzione ovvia è pari assenza di tutela per tutti. Ora che abbiamo assistito al lieto fine, relativo, dei tre distinti tentativi del governo britannico di far approvare varie versioni di quello che è divenuto il disegno di legge sull´odio razziale e religioso, senza che il governo apparentemente si sia reso conto del danno che esso poteva arrecare alla libertà di parola in Gran Bretagna, come sarebbe bello vedere che il New Labour, con tutti i suoi discorsi sulla modernizzazione del paese, facesse qualcosa che renda realmente più moderna la Gran Bretagna. Che ne dice Mr. Blair? Dopo tutto, come è scritto su una maglietta inviatami a suo tempo da un sostenitore, «la blasfemia è un reato senza vittime». (Traduzione di Emilia Benghi)</p>
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		<title>
		Di: Carlo Afeltra		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/09/contro-la-liberta-di-stampa/#comment-22269</link>

		<dc:creator><![CDATA[Carlo Afeltra]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Feb 2006 14:12:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Mi immagino il gran dibattito su Lipperatura intorno a Céline tra te, Evangelisti e chissà quali altri luminari... Fai bene, va&#039; pure a fare le tue cose più interessanti - vai a studiare un po&#039;... vai...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi immagino il gran dibattito su Lipperatura intorno a Céline tra te, Evangelisti e chissà quali altri luminari&#8230; Fai bene, va&#8217; pure a fare le tue cose più interessanti &#8211; vai a studiare un po&#8217;&#8230; vai&#8230;</p>
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		Di: Luca Tassinari		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Tassinari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Feb 2006 10:48:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Carlo Afeltra, ricomponiti su. Il commento di Evangelisti sulle bagattelle è cosa nota da mesi. Pensa che ne è seguito un interessante dibattito su Lipperatura, nel quale troverai anche miei commenti, a riprova del fatto che non ho bisogno di google per parlarne.

Comunque per me basta così. Se hai voglia di discutere, bene. Se hai voglia di litigare, mi dispiace, ma ho cose più interessanti da fare.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carlo Afeltra, ricomponiti su. Il commento di Evangelisti sulle bagattelle è cosa nota da mesi. Pensa che ne è seguito un interessante dibattito su Lipperatura, nel quale troverai anche miei commenti, a riprova del fatto che non ho bisogno di google per parlarne.</p>
<p>Comunque per me basta così. Se hai voglia di discutere, bene. Se hai voglia di litigare, mi dispiace, ma ho cose più interessanti da fare.</p>
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		<title>
		Di: Carlo Afeltra		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/09/contro-la-liberta-di-stampa/#comment-22250</link>

		<dc:creator><![CDATA[Carlo Afeltra]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Feb 2006 10:29:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ora Tassinari ci spiega Céline, molto bene! Molto, molto bene! E si fa aiutare nientepopodimeno che da un certo Signor Evangelisti, studioso delle lettere francesi. Molto bene! Ma sapete, in relatà, perché cita Evangelisti, il nostro Tassinari? Lo sapete? Perché se mettete in GOOGLE le parole BAGATELLE-CELINE, la QUARTA COSA che salta fuori è appunto quella specie di testicolo di Evangelisti. Tassinari prende la QUARTA COSA da GOOGLE perché la prima è in francece (e lui non la capisce) e le altre due sono citazioni fuggevoli da articoli biografici. Ah, i tempi felici di internet e di google! Tutto il sapere qui, sotto il ditino, pronto a esser ingurgitato e ricacato in forma di opinione da strapazzo! Eh, già! Perché ora la differenza tra &quot;pamphlet&quot; e &quot;arte&quot; ce la insegnano Tassinari ed Evangelisti con il supporto di google, e sempre loro medesimi stabiliranno - senza aver mai letto che poche righe a caso di libri e libroni - cosa è arte e cosa no, cosa va sdoganato e cosa no, cosa è bello e cosa no... 
Tassinari, ascolta: io, come ho già precisato, ho parlato di satira in generale perché tu, a un certo momento, hai cominciato a farti le domande profonde (e generali) tipo: &quot;che cos&#039;è la satira?&quot;, &quot;la satira è razzista?&quot;, ecc. E io sono intervenuto su quelle domande, non sulle vignette, offrendo delle risposte plausibili e citando autori e argomenti che conosco e che ho letto, a differenza di te, che pensi che per poter parlare con coerenza di qualcosa basti fare una ricerchina con Google. Questa superficialità è abominevole, e fa l&#039;esatto paio sia con il citazionismo da bottega di Evangelisti (che ha liquidato Céline in quattro parole: &quot;250 pagine tutte così...&quot; - come dire che la Divina Commedia sono diecimila versi tutti uguali...), che con il vostro antirazzismo opportunista.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ora Tassinari ci spiega Céline, molto bene! Molto, molto bene! E si fa aiutare nientepopodimeno che da un certo Signor Evangelisti, studioso delle lettere francesi. Molto bene! Ma sapete, in relatà, perché cita Evangelisti, il nostro Tassinari? Lo sapete? Perché se mettete in GOOGLE le parole BAGATELLE-CELINE, la QUARTA COSA che salta fuori è appunto quella specie di testicolo di Evangelisti. Tassinari prende la QUARTA COSA da GOOGLE perché la prima è in francece (e lui non la capisce) e le altre due sono citazioni fuggevoli da articoli biografici. Ah, i tempi felici di internet e di google! Tutto il sapere qui, sotto il ditino, pronto a esser ingurgitato e ricacato in forma di opinione da strapazzo! Eh, già! Perché ora la differenza tra &#8220;pamphlet&#8221; e &#8220;arte&#8221; ce la insegnano Tassinari ed Evangelisti con il supporto di google, e sempre loro medesimi stabiliranno &#8211; senza aver mai letto che poche righe a caso di libri e libroni &#8211; cosa è arte e cosa no, cosa va sdoganato e cosa no, cosa è bello e cosa no&#8230;<br />
Tassinari, ascolta: io, come ho già precisato, ho parlato di satira in generale perché tu, a un certo momento, hai cominciato a farti le domande profonde (e generali) tipo: &#8220;che cos&#8217;è la satira?&#8221;, &#8220;la satira è razzista?&#8221;, ecc. E io sono intervenuto su quelle domande, non sulle vignette, offrendo delle risposte plausibili e citando autori e argomenti che conosco e che ho letto, a differenza di te, che pensi che per poter parlare con coerenza di qualcosa basti fare una ricerchina con Google. Questa superficialità è abominevole, e fa l&#8217;esatto paio sia con il citazionismo da bottega di Evangelisti (che ha liquidato Céline in quattro parole: &#8220;250 pagine tutte così&#8230;&#8221; &#8211; come dire che la Divina Commedia sono diecimila versi tutti uguali&#8230;), che con il vostro antirazzismo opportunista.</p>
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			</item>
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		<title>
		Di: Luca Tassinari		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/09/contro-la-liberta-di-stampa/#comment-22243</link>

		<dc:creator><![CDATA[Luca Tassinari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Feb 2006 09:19:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Carlo Afeltra, le bagattelle celiniane sono un pamphlet, non un&#039;opera d&#039;arte. Non sono opera d&#039;invenzione, ma l&#039;esposizione diretta delle idee e delle opinioni di Louis Ferdinand Céline. E sono una porcata antisemita, secondo il parere di molti autorevoli scrittori e critici. Potresti per esempio dare un&#039;occhiata al parere del noto reazionario filoberlusconiano Valerio Evangelisti, che trovi qui: http://www.carmillaonline.com/archives/2005/10/001530.html#001530.

A parte questo è evidente che per decidere se le vignette danesi godono dei privilegi dell&#039;espressione artistica, tocca stabilire se sono arte o no, se sono satira o no. E per deciderlo tocca mettersi d&#039;accordo su cosa è arte e su cosa è satira. Ma tu dici che quelle vignette non le hai mai viste. Peccato, perché è di quello che si stava parlando qui.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carlo Afeltra, le bagattelle celiniane sono un pamphlet, non un&#8217;opera d&#8217;arte. Non sono opera d&#8217;invenzione, ma l&#8217;esposizione diretta delle idee e delle opinioni di Louis Ferdinand Céline. E sono una porcata antisemita, secondo il parere di molti autorevoli scrittori e critici. Potresti per esempio dare un&#8217;occhiata al parere del noto reazionario filoberlusconiano Valerio Evangelisti, che trovi qui: <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2005/10/001530.html#001530" rel="nofollow ugc">http://www.carmillaonline.com/archives/2005/10/001530.html#001530</a>.</p>
<p>A parte questo è evidente che per decidere se le vignette danesi godono dei privilegi dell&#8217;espressione artistica, tocca stabilire se sono arte o no, se sono satira o no. E per deciderlo tocca mettersi d&#8217;accordo su cosa è arte e su cosa è satira. Ma tu dici che quelle vignette non le hai mai viste. Peccato, perché è di quello che si stava parlando qui.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Giorgio Tesen		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/09/contro-la-liberta-di-stampa/#comment-22240</link>

		<dc:creator><![CDATA[Giorgio Tesen]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Feb 2006 01:59:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[l&#039;utilizzo paravento di Céline, perché ha scritto le Bagatelle è desueto (invoco una pubblicazione accessibile di tutti i libelli di Céline, almeno quanto il Mein Kampf curato da Giorgio Galli, che esiste), secondo me, e magari mi sbaglio, per un paragone simile Dio potrebbe essere discolpato in ogni attimo di tutte le malefatte del creato, solo perché una volta nella sua esistenza ha dato vita al mondo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>l&#8217;utilizzo paravento di Céline, perché ha scritto le Bagatelle è desueto (invoco una pubblicazione accessibile di tutti i libelli di Céline, almeno quanto il Mein Kampf curato da Giorgio Galli, che esiste), secondo me, e magari mi sbaglio, per un paragone simile Dio potrebbe essere discolpato in ogni attimo di tutte le malefatte del creato, solo perché una volta nella sua esistenza ha dato vita al mondo</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Carlo Afeltra		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/09/contro-la-liberta-di-stampa/#comment-22212</link>

		<dc:creator><![CDATA[Carlo Afeltra]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Feb 2006 17:42:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Georgia, il &quot;problema di razzismo&quot; lasciamolo alla polizia, non ti pare? Io quando scrivo, scrivo e basta, e posso anche chiamare porco un ebreo o un negro se l&#039;insulto è inserito in una &quot;forma letteraria&quot; che lo giustifica - e le forme letterarie vanno giudicate per quello che sono, non per &quot;idee&quot; personali, anagrafiche, d&#039;autore, e bla bla bla. Lo so che è difficile da spiegare, e forse io non sono bravo, ma il senso della letteratura, secondo me, sta tutto qua, e sta tutto qua anche il modo assolutamente nuovo in cui è intesa oggi nelle moderne società occidentali, per le quali conta innanzitutto il riferimento autoriale (e quindi le idee su questo e su quello, ecc), poi la forza creativa - contano prima le opinioni dell&#039;autore e poi le sue specifiche capacità letterarie. Questo è un nodo centrale, che bisognerebbe imparare a riflettere. Ho citato la O&#039;Connor, sopra, della quale ho letto delle lettere di una lucidità incredibile intorno a questi problemi della cosiddetta autonomia dell&#039;arte, della quale gli intellettualoni son bravi solo a riempirsi la bocca, pronti come sono a sostituirla subito, al momento di mostrare la propria nobilitade, con la loro prurigine moralistica.
Poi. Io non dico di generalizzare, ma di parlare intorno a un &quot;genere&quot; in maniera &quot;generale&quot;, come ha fatto Tassinari (vedi sopra le varie domande intorno alla stira: &quot;la satira deve essere questo, deve essere quello...&quot;, eccetera), al quale io rispondo per le rime.
A Paoloni non vale nemmeno la pena replicare perché si vede che è un gazzettiere e ragiona e parla per superficializzazioni tipo &quot;il bilioso Céline&quot;, e così via. Cosa dire? Cosa rispondere a uno che confonde il genere dell&#039;invettiva con le porcherie (quelle sì, biliosissime) della Fallaci? Ah, povera Italia! Magari Di Canio fosse capace di terzine! Certo che sarebbe diverso! Eccome! Ma il fatto è che Di Canio sa solo alzare il braccio, Paoloni caro, te ne sei accorto o no?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Georgia, il &#8220;problema di razzismo&#8221; lasciamolo alla polizia, non ti pare? Io quando scrivo, scrivo e basta, e posso anche chiamare porco un ebreo o un negro se l&#8217;insulto è inserito in una &#8220;forma letteraria&#8221; che lo giustifica &#8211; e le forme letterarie vanno giudicate per quello che sono, non per &#8220;idee&#8221; personali, anagrafiche, d&#8217;autore, e bla bla bla. Lo so che è difficile da spiegare, e forse io non sono bravo, ma il senso della letteratura, secondo me, sta tutto qua, e sta tutto qua anche il modo assolutamente nuovo in cui è intesa oggi nelle moderne società occidentali, per le quali conta innanzitutto il riferimento autoriale (e quindi le idee su questo e su quello, ecc), poi la forza creativa &#8211; contano prima le opinioni dell&#8217;autore e poi le sue specifiche capacità letterarie. Questo è un nodo centrale, che bisognerebbe imparare a riflettere. Ho citato la O&#8217;Connor, sopra, della quale ho letto delle lettere di una lucidità incredibile intorno a questi problemi della cosiddetta autonomia dell&#8217;arte, della quale gli intellettualoni son bravi solo a riempirsi la bocca, pronti come sono a sostituirla subito, al momento di mostrare la propria nobilitade, con la loro prurigine moralistica.<br />
Poi. Io non dico di generalizzare, ma di parlare intorno a un &#8220;genere&#8221; in maniera &#8220;generale&#8221;, come ha fatto Tassinari (vedi sopra le varie domande intorno alla stira: &#8220;la satira deve essere questo, deve essere quello&#8230;&#8221;, eccetera), al quale io rispondo per le rime.<br />
A Paoloni non vale nemmeno la pena replicare perché si vede che è un gazzettiere e ragiona e parla per superficializzazioni tipo &#8220;il bilioso Céline&#8221;, e così via. Cosa dire? Cosa rispondere a uno che confonde il genere dell&#8217;invettiva con le porcherie (quelle sì, biliosissime) della Fallaci? Ah, povera Italia! Magari Di Canio fosse capace di terzine! Certo che sarebbe diverso! Eccome! Ma il fatto è che Di Canio sa solo alzare il braccio, Paoloni caro, te ne sei accorto o no?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Elio Paoloni		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/09/contro-la-liberta-di-stampa/#comment-22199</link>

		<dc:creator><![CDATA[Elio Paoloni]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Feb 2006 16:08:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/02/09/contro-la-liberta-di-stampa/#comment-22199</guid>

					<description><![CDATA[Mi ero riproposto di non rispondere ai commenti spocchiosi e aggressivi ma, inserendomi tra quelli che non conoscono Céline, Afeltra ha toccato un punto interessante. Perché è proprio pensando a Céline che scrivevo. Mi sono sempre chiesto – mai soddisfatto dalle disparate, imbarazzate, evasive spiegazioni fornite dai critici – come fa un uomo di pensiero a scrivere le Bagattelle. Ma Céline – che non amo – non poteva che portare all’estremo in quel modo la sua natura - o la sua posa – da bilioso. Mi è più difficile comprendere Pound, culturalmente ben più ricco, più “impastato”, pronto ad accogliere e sviscerare ogni civiltà, ogni influsso. Se mai la multiculturalità si è incarnata, lo ha fatto in quel poeta. Eppure solo appellandosi alla divina follia i suoi amici hanno potuto salvarlo dal capestro. La “follia” della satira, in ogni modo, (ammesso che trasmissioni radiofoniche di propaganda presentate come lezioni di economia) possano considerarsi satira, lo assolve agli occhi di Afeltra. Anche ai miei, in fondo, se solo ci si prende il disturbo di leggermi. Il concetto è: l’arte non può essere ingabbiata. Ma chi decide cosa è arte? Siccome si è tutti artisti, come usava dire decenni fa, chiunque può incitare al massacro? Si possono mettere sullo stesso piano Pound, Céline e un nazi di borgata, che non credo sia amato da qualcuno qui? “Di Canio è un imbecille” decreta Afeltra , quindi lo si può multare (e sanzionare la squadra, far saltare i turni al campo). Ma se Di Canio ci proponesse delle serrate terzine, invece del braccione? E, giacché si è parlato di Dante, restiamo in Toscana: le invettive della Fallaci sono meno “artistiche” delle vignette? Dal punto di vista della qualità della lingua, della vigoria pamphlettistica, sicuramente no. Dobbiamo venerarla come veneriamo Céline e propugnare la diffusione dei suoi scritti?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi ero riproposto di non rispondere ai commenti spocchiosi e aggressivi ma, inserendomi tra quelli che non conoscono Céline, Afeltra ha toccato un punto interessante. Perché è proprio pensando a Céline che scrivevo. Mi sono sempre chiesto – mai soddisfatto dalle disparate, imbarazzate, evasive spiegazioni fornite dai critici – come fa un uomo di pensiero a scrivere le Bagattelle. Ma Céline – che non amo – non poteva che portare all’estremo in quel modo la sua natura &#8211; o la sua posa – da bilioso. Mi è più difficile comprendere Pound, culturalmente ben più ricco, più “impastato”, pronto ad accogliere e sviscerare ogni civiltà, ogni influsso. Se mai la multiculturalità si è incarnata, lo ha fatto in quel poeta. Eppure solo appellandosi alla divina follia i suoi amici hanno potuto salvarlo dal capestro. La “follia” della satira, in ogni modo, (ammesso che trasmissioni radiofoniche di propaganda presentate come lezioni di economia) possano considerarsi satira, lo assolve agli occhi di Afeltra. Anche ai miei, in fondo, se solo ci si prende il disturbo di leggermi. Il concetto è: l’arte non può essere ingabbiata. Ma chi decide cosa è arte? Siccome si è tutti artisti, come usava dire decenni fa, chiunque può incitare al massacro? Si possono mettere sullo stesso piano Pound, Céline e un nazi di borgata, che non credo sia amato da qualcuno qui? “Di Canio è un imbecille” decreta Afeltra , quindi lo si può multare (e sanzionare la squadra, far saltare i turni al campo). Ma se Di Canio ci proponesse delle serrate terzine, invece del braccione? E, giacché si è parlato di Dante, restiamo in Toscana: le invettive della Fallaci sono meno “artistiche” delle vignette? Dal punto di vista della qualità della lingua, della vigoria pamphlettistica, sicuramente no. Dobbiamo venerarla come veneriamo Céline e propugnare la diffusione dei suoi scritti?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: georgia		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/09/contro-la-liberta-di-stampa/#comment-22198</link>

		<dc:creator><![CDATA[georgia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Feb 2006 16:01:21 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/02/09/contro-la-liberta-di-stampa/#comment-22198</guid>

					<description><![CDATA[e bravo!
esiste un problema reale ORA QUI, un problema di razzismo, e a questo si riferiva tassinari, che chiami chiacchierone (ma guarda se mi tocca difendere tassinari) e tu dici che bisogna generalizzare, parlare d&#039;altro?
Nessuno parlava di satira in generale altrimenti avremmo tirato in ballo anche berlusconi e il ripulisti che ha fatto alla rai;-)
Va beh fai come se non ti avessi risposto, in fondo credo sia stata solo una perdita di tempo.
geo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>e bravo!<br />
esiste un problema reale ORA QUI, un problema di razzismo, e a questo si riferiva tassinari, che chiami chiacchierone (ma guarda se mi tocca difendere tassinari) e tu dici che bisogna generalizzare, parlare d&#8217;altro?<br />
Nessuno parlava di satira in generale altrimenti avremmo tirato in ballo anche berlusconi e il ripulisti che ha fatto alla rai;-)<br />
Va beh fai come se non ti avessi risposto, in fondo credo sia stata solo una perdita di tempo.<br />
geo</p>
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