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	Commenti a: Gentilissimo Alfonso Berardinelli	</title>
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		<title>
		Di: SunDanceKyd		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/10/gentilissimo-alfonso-berardinelli/#comment-22837</link>

		<dc:creator><![CDATA[SunDanceKyd]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Feb 2006 14:11:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[la appena da me gustata &quot;piccatina al limone&quot;
mi conforta in un paio di cose
1. il linguaggio diventa letteratura solo quando è metafora
2. ogni paternalismo è cosa cattiva e ingiusta
RR, tu precisi cose ovvie - come? sei superiore -se non addirittura super partes- e mi cadi sul ... pisello?- siamo sempre nella formidabile metafora
(no, lo dico sennò te t&#039;affretti a precisare puntualizzare spiegare)
ammetto d&#039;aver colto un fatto innegabile: questo blog non è nonviolento
però &quot;striscia di gaza&quot; stava per &quot;terra di nessuno&quot;- era una metafora
deduco come faceva monsieur dupin (ricordi zio edgar?) che siamo diversi
e meno male - così inteloquiamo
però io cercavo soprattutto, o babbo, di metterti sulla pista giusta per scoprire cosa è il FIRMWARE - questione, a te potrà anche non sembrare, nodale e meno lontana dal cuore di questa discussione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>la appena da me gustata &#8220;piccatina al limone&#8221;<br />
mi conforta in un paio di cose<br />
1. il linguaggio diventa letteratura solo quando è metafora<br />
2. ogni paternalismo è cosa cattiva e ingiusta<br />
RR, tu precisi cose ovvie &#8211; come? sei superiore -se non addirittura super partes- e mi cadi sul &#8230; pisello?- siamo sempre nella formidabile metafora<br />
(no, lo dico sennò te t&#8217;affretti a precisare puntualizzare spiegare)<br />
ammetto d&#8217;aver colto un fatto innegabile: questo blog non è nonviolento<br />
però &#8220;striscia di gaza&#8221; stava per &#8220;terra di nessuno&#8221;- era una metafora<br />
deduco come faceva monsieur dupin (ricordi zio edgar?) che siamo diversi<br />
e meno male &#8211; così inteloquiamo<br />
però io cercavo soprattutto, o babbo, di metterti sulla pista giusta per scoprire cosa è il FIRMWARE &#8211; questione, a te potrà anche non sembrare, nodale e meno lontana dal cuore di questa discussione</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: robert redford		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/10/gentilissimo-alfonso-berardinelli/#comment-22782</link>

		<dc:creator><![CDATA[robert redford]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2006 16:08:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Kyd, solo un paio di precisazioni, delle quali non ci sarebbe stato bisogno se la tua replica non risultasse un po&#039; &quot;piccata&quot; in alcuni passaggi.
1) Il &quot;padre&quot; era usato ironicamente, giocando con le associazioni che nascono dal rapporto redford-sundance festival-sundance kid di un noto film; per quello che ne sappiamo, potresti anche essere tu mio padre, anagraficamente: credi che i tuoi &quot;presunto&quot;/&quot;sedicente&quot;/&quot;autoeletto&quot; siano ironici?
2) Non sei un mio &quot;avversario&quot;, ma un interlocutore, verso il quale dimostro &quot;rispetto&quot; nel momento in cui dichiaro, molto esplicitamente, che voglio dialogare, e accetto il dialogo, solo con persone che hanno qualcosa da dire.
3) Un &quot;caro, sincero saluto&quot; non è una &quot;carineria leziosa&quot;, ma un attestato di stima nei confronti di chi ci sta di fronte: almeno, al mio paese, è ancora così; al tuo, non so, ma è un problema che devi risolvere da solo. 
4) Ribadisco che quando parli di comunicazione (i famosi punti 1/2 del tuo post da cui è partita la discussione) mi trovi d&#039;accordo sul piano teorico, visto che poi, in pratica, la forma auspicata non mi sembra di vederla nei fatti (e il tuo ultimo intervento, se permetti, ne è un piccolo esempio: ma forse mi sbaglio).
5) Se voglio esplicitare, visto che non siamo uno di fronte all&#039;altro, un&#039;intenzione particolare del mio scritto, posso benissimo utilizzare dei simboli (:-), ad esempio) e non lasciare che sia l&#039;altro a doverla intuire dal complesso di parole che, messe lì, una di seguito all&#039;altra, parlano da sole e, magari, vanno in tutt&#039;altra direzione.
6) Che tu sia un amante del &quot;nuovo&quot; non potrei (e non voglio) metterlo in discussione, ma sta di fatto che le tue affermazioni su Inglese e Raos (berardinelliamente indirizzate ad indicarli come due dilettanti allo sbaraglio, laddove sono due studiosi e scrittori di valore) non mi sembrano in linea con quanto ora affermi: delle due l&#039;una: o sono incapace di leggere, o tu faresti meglio a rileggerti prima di postare: escluderei la prima ipotesi, perché il tuo scritto è lì, ed è inequivocabile, esattamente come inequivocabile è la mancanza di risposte di B. alle domande (di teoria e critica letteraria, non personali) che gli Andrea ponevano.
7) Non ho assolutamente niente contro la &quot;tua&quot; concezione della poesia e la tua impostazione critica: ritengo, soltanto, che sia &quot;una&quot; visione del problema e non l&#039;unico sguardo possibile.  
8) La &quot;striscia di Gaza&quot; la lascerei ad altri ambiti di discorso: lì, Kyd, e tu lo saprai sicuramente, si muore davvero, girano armi e ordigni che hanno per bersaglio esseri umani: io e te, invece, stiamo solo giocando, e le uniche armi di cui disponiamo (per me le uniche possibili) sono quelle della parola, della dialettica, del confronto critico.
Su queste basi sono a tua disposizione e a disposizione di tutti coloro, e sono tanti, che qui, su NI almeno, quelle sole &quot;armi&quot; usano.

Ti saluto e ti auguro una buona serata.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Kyd, solo un paio di precisazioni, delle quali non ci sarebbe stato bisogno se la tua replica non risultasse un po&#8217; &#8220;piccata&#8221; in alcuni passaggi.<br />
1) Il &#8220;padre&#8221; era usato ironicamente, giocando con le associazioni che nascono dal rapporto redford-sundance festival-sundance kid di un noto film; per quello che ne sappiamo, potresti anche essere tu mio padre, anagraficamente: credi che i tuoi &#8220;presunto&#8221;/&#8221;sedicente&#8221;/&#8221;autoeletto&#8221; siano ironici?<br />
2) Non sei un mio &#8220;avversario&#8221;, ma un interlocutore, verso il quale dimostro &#8220;rispetto&#8221; nel momento in cui dichiaro, molto esplicitamente, che voglio dialogare, e accetto il dialogo, solo con persone che hanno qualcosa da dire.<br />
3) Un &#8220;caro, sincero saluto&#8221; non è una &#8220;carineria leziosa&#8221;, ma un attestato di stima nei confronti di chi ci sta di fronte: almeno, al mio paese, è ancora così; al tuo, non so, ma è un problema che devi risolvere da solo.<br />
4) Ribadisco che quando parli di comunicazione (i famosi punti 1/2 del tuo post da cui è partita la discussione) mi trovi d&#8217;accordo sul piano teorico, visto che poi, in pratica, la forma auspicata non mi sembra di vederla nei fatti (e il tuo ultimo intervento, se permetti, ne è un piccolo esempio: ma forse mi sbaglio).<br />
5) Se voglio esplicitare, visto che non siamo uno di fronte all&#8217;altro, un&#8217;intenzione particolare del mio scritto, posso benissimo utilizzare dei simboli (:-), ad esempio) e non lasciare che sia l&#8217;altro a doverla intuire dal complesso di parole che, messe lì, una di seguito all&#8217;altra, parlano da sole e, magari, vanno in tutt&#8217;altra direzione.<br />
6) Che tu sia un amante del &#8220;nuovo&#8221; non potrei (e non voglio) metterlo in discussione, ma sta di fatto che le tue affermazioni su Inglese e Raos (berardinelliamente indirizzate ad indicarli come due dilettanti allo sbaraglio, laddove sono due studiosi e scrittori di valore) non mi sembrano in linea con quanto ora affermi: delle due l&#8217;una: o sono incapace di leggere, o tu faresti meglio a rileggerti prima di postare: escluderei la prima ipotesi, perché il tuo scritto è lì, ed è inequivocabile, esattamente come inequivocabile è la mancanza di risposte di B. alle domande (di teoria e critica letteraria, non personali) che gli Andrea ponevano.<br />
7) Non ho assolutamente niente contro la &#8220;tua&#8221; concezione della poesia e la tua impostazione critica: ritengo, soltanto, che sia &#8220;una&#8221; visione del problema e non l&#8217;unico sguardo possibile.<br />
8) La &#8220;striscia di Gaza&#8221; la lascerei ad altri ambiti di discorso: lì, Kyd, e tu lo saprai sicuramente, si muore davvero, girano armi e ordigni che hanno per bersaglio esseri umani: io e te, invece, stiamo solo giocando, e le uniche armi di cui disponiamo (per me le uniche possibili) sono quelle della parola, della dialettica, del confronto critico.<br />
Su queste basi sono a tua disposizione e a disposizione di tutti coloro, e sono tanti, che qui, su NI almeno, quelle sole &#8220;armi&#8221; usano.</p>
<p>Ti saluto e ti auguro una buona serata.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
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		<title>
		Di: SunDanceKyd		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/10/gentilissimo-alfonso-berardinelli/#comment-22770</link>

		<dc:creator><![CDATA[SunDanceKyd]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2006 14:36:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[oddìo
ma perché dobbiamo chiudere?
vorrei dire solo una cosa - presunto, sedicente(?), autoeletto(?) padre mio
io sotengo sempre ciò che è nuovo, sono per fare e non per il disfare - però credo si veda in quel che ho scritto (anzi mi scuso per lo sproloquio - vorrei rassicurare su un punto - non l&#039;ho proposto come una lezioncina passatista e nostalgica, il mio -improprio?- dilungamento è stato solo frutto della passione) che in realtà c&#039;è un problema di fondo che è IL PROBLEMA di questi ultimi anni, perlomeno da che -cioè dal &#039;97- internet, il web e tutto ciò che contiene o può contenere/generare hanno introdotto &quot;oggetti&quot; nuovi e hanno profondamente discusso e cautamente plasmato una PAROLA NUOVA. Il punto è, credo, perlomeno mi pare l&#039;oggetto interessante attorno a cui ragionare (ragionare, non sdottorare - io non ho sdottorato, e non ho messo l&#039;ancora in ciò che è già -da tempo- dato -e superato nei fatti proprio da tutto il nuovo che proviene dal web), che si devono fare i conti con alcune trasformazioni nette irreversibili e profonde: la memoria nelle sue nuove forme, il valore della scrittura, il ruolo della parola scritta, i luoghi di tutto questo, dove è andata a finire l&#039;anima e ora che oggetto è. Per me tutto questo è motivo di crisi (non di fine) - forse è finita una sintomatologia -ecco, questo- e ne è cominciata un&#039;altra che però per noi è misteriosa ancora, e sarà il nostro territorio vergine d&#039;ora in poi, la prateria sconfinata in cui forsennatamente scorrazzare liberi da adesso. Cercavo di dire questo, forse l&#039;ho detto male - e poi vorrei aggiungere: mi coglie il terrore di recente del dilagare dei professorini che come dici tu impongono modelli: su questo, e chi mi conosce lo sa, io non ho mai perdonato nessuno. Il punto è, di nuovo, la comunicazione, dentro lo scrittore, tra la bocca e il naso, tra la mano che scrive e il cuore che sente e pen(s)a: in quella prodigiosa striscia di Gaza si sta già giocando la partita della vita - via la tuta e il berretto, scaldiamoci e mettiamoci a giocare. Senza carinerie leziose però con senso della lealtà, rispetto dell&#039;avversario e sommo amore del compagno - per onestà di gioco.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>oddìo<br />
ma perché dobbiamo chiudere?<br />
vorrei dire solo una cosa &#8211; presunto, sedicente(?), autoeletto(?) padre mio<br />
io sotengo sempre ciò che è nuovo, sono per fare e non per il disfare &#8211; però credo si veda in quel che ho scritto (anzi mi scuso per lo sproloquio &#8211; vorrei rassicurare su un punto &#8211; non l&#8217;ho proposto come una lezioncina passatista e nostalgica, il mio -improprio?- dilungamento è stato solo frutto della passione) che in realtà c&#8217;è un problema di fondo che è IL PROBLEMA di questi ultimi anni, perlomeno da che -cioè dal &#8217;97- internet, il web e tutto ciò che contiene o può contenere/generare hanno introdotto &#8220;oggetti&#8221; nuovi e hanno profondamente discusso e cautamente plasmato una PAROLA NUOVA. Il punto è, credo, perlomeno mi pare l&#8217;oggetto interessante attorno a cui ragionare (ragionare, non sdottorare &#8211; io non ho sdottorato, e non ho messo l&#8217;ancora in ciò che è già -da tempo- dato -e superato nei fatti proprio da tutto il nuovo che proviene dal web), che si devono fare i conti con alcune trasformazioni nette irreversibili e profonde: la memoria nelle sue nuove forme, il valore della scrittura, il ruolo della parola scritta, i luoghi di tutto questo, dove è andata a finire l&#8217;anima e ora che oggetto è. Per me tutto questo è motivo di crisi (non di fine) &#8211; forse è finita una sintomatologia -ecco, questo- e ne è cominciata un&#8217;altra che però per noi è misteriosa ancora, e sarà il nostro territorio vergine d&#8217;ora in poi, la prateria sconfinata in cui forsennatamente scorrazzare liberi da adesso. Cercavo di dire questo, forse l&#8217;ho detto male &#8211; e poi vorrei aggiungere: mi coglie il terrore di recente del dilagare dei professorini che come dici tu impongono modelli: su questo, e chi mi conosce lo sa, io non ho mai perdonato nessuno. Il punto è, di nuovo, la comunicazione, dentro lo scrittore, tra la bocca e il naso, tra la mano che scrive e il cuore che sente e pen(s)a: in quella prodigiosa striscia di Gaza si sta già giocando la partita della vita &#8211; via la tuta e il berretto, scaldiamoci e mettiamoci a giocare. Senza carinerie leziose però con senso della lealtà, rispetto dell&#8217;avversario e sommo amore del compagno &#8211; per onestà di gioco.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gianni biondillo		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/10/gentilissimo-alfonso-berardinelli/#comment-22740</link>

		<dc:creator><![CDATA[gianni biondillo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2006 09:34:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[SDK e RR: che splendido colpo di coda!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SDK e RR: che splendido colpo di coda!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: robert redford		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/10/gentilissimo-alfonso-berardinelli/#comment-22733</link>

		<dc:creator><![CDATA[robert redford]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2006 22:58:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Kyd, questioni urgenti non mi hanno permesso nel pomeriggio di commentare come meritano i tuoi due ultimi post. Vorrei farlo ora che posso, se non ti dispiace, perché ritengo sia doveroso mettere da parte per un attimo l’ironia e i suoi derivati più o meno palesi e concentrarsi su alcune tue riflessioni che ritengo significative, in positivo e in negativo. Questo, anche per dimostrarti, che quando uno ha qualcosa da dire, l’ascolto attento riesce a trovarlo.
I capitoli due e tre del tuo lunghissimo post (“comunicazione ed etica”, in definitiva) sono, a mio modo di vedere, sostanzialmente condivisibili, il disaccordo sta solo nei dettagli, ma l’insieme regge. Ciò che traballa, e traballa anche in relazione a quanto tu stesso scrivi nei due punti succitati, sono alcune considerazioni contenute nel primo punto e, soprattutto, poiché toccano lo specifico del tema in questione, quelle postate nella tua aggiunta (chi sa, forse ti sei accorto che mancava qualcosa di fondamentale, cioè l’oggetto di cui volevi discutere). Vediamo: tieni presente, comunque, che io ho meno certezze di quante ne dimostri o ne hai tu, e ritengo l’espressione del mio pensiero nient’altro che un punto di vista, che va preso solo e unicamente per il carico di senso e per il contributo che, eventualmente, può portare.

Le contraddizioni (al punto 1).
Mi risulta difficile seguirti quando, involontariamente spero, cadi in un facile moralismo, che finisce per commentarsi da solo, parlando della comunicazione in rete: “indigestione da lettura del blog”, siti ridotti a chat, “tragedia in atto”, lanciatori di “ananas esplosivo”. Ebbene, al di là della evidente mancanza di “tatto” nei confronti di coloro che utilizzano e vivono questo mezzo in altri termini, tutti accomunati agli altri in un unico calderone, io mi chiedo: ma se questo posto ti/vi provoca tali imbarazzi di stomaco, perché continuate ad interessarvene e ad intervenire? Sarebbe facile rispondere: per fare delle lezioncine, suppongo. Per quanto mi riguarda, invece, io trovo che quello che dici è sì vero, ma interessa una minima parte di questo mondo virtuale, perché personalmente vi leggo anche spunti, commenti, suggerimenti, suggestioni, emozioni, passioni, valori, rabbia: il tentativo, fallibile quanto vuoi, ma in atto, di creare una sorta di comunità dialogante di persone che vogliono confrontarsi, anche duramente se è il caso, per uscirne magari arricchiti, o intrigati in punti di vista che non avevano considerato. Ti faccio un esempio. Ho seguito per più di un mese, senza mai intervenire, due thread che, insieme, contano circa settecento (!) post. Anche lì si cazzeggiava, in genere, e c’era chi di tanto lanciava insulti gratuiti, ma, tranne costoro, che poi sono stati isolati dal loro stesso modus dicendi et operandi, l’insieme, e il clima da chat, non mi ha mai dato fastidio, né mi ha mai urtato il tono usato: ho avuto modo di leggere di poesia e di poeti (tanti non li conoscevo e li ho scoperti grazie a loro), di etica, di politica, di filosofia. E vuoi sapere perché non ho mai avuto mal di stomaco? Perché i luoghi per tenere lezioni e sermoni dalla cattedra sono altri: qui passa il serio e il faceto, la battuta e l’ironia intelligente, il sacro e il profano: e molte volte proprio lo scherzo e l’ironia veicolano messaggi di grande pregnanza e valore (almeno per quelli che li sanno recepire: intervengano o meno nella discussione). Ecco perché, quando mi capita di rispondere personalmente, mi rivolgo solo e unicamente a coloro che, a prescindere dalle forme, sanno dialogare e cercare punti di incontro critici; quelli che insultano li ignoro, tanto si isolano da soli.

Le contraddizioni nel merito.
Il critico Alfonso Berardinelli, dalle pagine di un giornale, recensisce l’ultimo numero di una rivista (NA) che riporta, tra le altre cose, un’antologia di poeti francesi contemporanei curata da Andrea Inglese e Andrea Raos: è una stroncatura senza rimedio (un po’ meno rozza e più fine di quella che tu, giustamente, rimarchi operata da Grasso nei confronti del nostro, ma il senso non cambia): stroncatura dei poeti antologizzati e, tra le righe, dei curatori che, se pure non hanno i “titoli” del critico famoso, non gli sono certo da meno in quanto a serietà di studi e a onestà intellettuale e, fosse anche solo per questo, meritano rispetto. I due giovani scrittori rispondono con un filo di ironia (e ti credo!) ma in tono sostanzialmente garbato, chiedendo quale sia l’idea di poesia in base alla quale quel giudizio, esteso pregiudizialmente a buona parte della poesia francese del secolo scorso, troverebbe una sua logica e una sua giustificazione teorica. E la risposta? Latita caro Kyd, checché tu ne pensi e dica, così come latita dalle tue argomentazioni a supporto delle mancate argomentazioni del suddetto critico. Il discorso viene artatamente fatto scivolare sull’opportunità o meno di scrivere su certi giornali, ma di paradigmi poetici nemmeno l’ombra. Rileggi un attimo quello che scrivi anche tu, quando parli di “sciagurato quasi coevo paradigma di paesaggio francese ritagliato da Inglese e Raos” (ti sembra un giudizio criticamente fondato?); di “stanca replicatività dei poeti francesi antologizzati” (ma rispetto a che cosa? a quale modello? a Pasolini? e che c’entra? ), che “riproducono le spoglie inerti della poesia” (ma quale? di quale poesia si sta parlando?). Ed ecco allora qual è l’idea di poesia in base alla quale Berardinelli criticava: la si evince dal tuo post/aggiunta: ed è unicamente ed esclusivamente la &quot;vostra&quot;, e quella degli apparati politico-culturali che reggono le sorti del mercato e del marketting poetico italiano di oggi: “la poesia ha sempre avuto il compito di tramandare storie personaggi simboli cicli epopee campioni – interi (affettuosi) patrimoni culturali – attraverso il codice mnemonico/ritmico/fonetico”; “poi la scrittura ha stabilizzato il patrimonio e dato la stura alle variazioni in più si è tenuta e ha articolato la funzione della memoria”.
Fantastico: un modello di interpretazione storicamente dato, da trent’anni incapace di leggere il reale e le nuove forme in cui si articola la creatività umana, elevato ad archetipo inviolabile ed immutabile di tutto il “poiein” presente, passato e futuro: non esiste nessun altro modello, nessun paradigma creativo o critico-interpretativo: e nella fuffa, di corsa, tutti questi poetastri che non rientrano nello schema predisposto ab aeterno dai padri, da quelli stessi epigoni della tradizione (avanguardie incluse) che leggono e recensiscono solo e unicamente gli epigoni dei loro stessi epigoni, sempre pronti a sgomitare per entrare nelle stanze buone della cultura che conta: cioè nelle stanze ammiccanti e confortevoli del potere.

Kyd, sai quale risposta Inglese e Raos si aspettavano da Berardinelli (e il nome, in questo caso, sta ad indicare metonimicamente un’intera categoria, fatte salve poche eccezioni)? Quello che si aspettavano è esattamente quello che non sarebbe mai venuto, ma proprio quella mancata risposta è ciò che li distingue, per fortuna, dalla suddetta categoria: per Inglese e Raos, quello da Berardinelli (e da te) riproposto è “un”  modello, storicamente dato, da attraversare e superare nella ricerca di altre dimensioni di senso, filtrando gli echi che emanano dalla pluralità di tutte le forme espressive che muovono verso l’altro, verso ciò che si fa dono, che unisce ed è condiviso; per Berardinelli (e per te) quello è “il” modello, non ce ne sono altri: ciò che non si adegua è puro flatus vocis, impoetica espressione di un mondo morente, già morto.  
E&#039; questa, ci piaccia o no, la sostanza di tutta la querelle. Con la certezza, per quanto mi riguarda, e spero condivisa da qualcuno, che ad essere morta non è la poesia, ma la critica di cui Berardinelli è oggi un rappresentante dalle pagine del foglio.

un caro, sincero saluto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Kyd, questioni urgenti non mi hanno permesso nel pomeriggio di commentare come meritano i tuoi due ultimi post. Vorrei farlo ora che posso, se non ti dispiace, perché ritengo sia doveroso mettere da parte per un attimo l’ironia e i suoi derivati più o meno palesi e concentrarsi su alcune tue riflessioni che ritengo significative, in positivo e in negativo. Questo, anche per dimostrarti, che quando uno ha qualcosa da dire, l’ascolto attento riesce a trovarlo.<br />
I capitoli due e tre del tuo lunghissimo post (“comunicazione ed etica”, in definitiva) sono, a mio modo di vedere, sostanzialmente condivisibili, il disaccordo sta solo nei dettagli, ma l’insieme regge. Ciò che traballa, e traballa anche in relazione a quanto tu stesso scrivi nei due punti succitati, sono alcune considerazioni contenute nel primo punto e, soprattutto, poiché toccano lo specifico del tema in questione, quelle postate nella tua aggiunta (chi sa, forse ti sei accorto che mancava qualcosa di fondamentale, cioè l’oggetto di cui volevi discutere). Vediamo: tieni presente, comunque, che io ho meno certezze di quante ne dimostri o ne hai tu, e ritengo l’espressione del mio pensiero nient’altro che un punto di vista, che va preso solo e unicamente per il carico di senso e per il contributo che, eventualmente, può portare.</p>
<p>Le contraddizioni (al punto 1).<br />
Mi risulta difficile seguirti quando, involontariamente spero, cadi in un facile moralismo, che finisce per commentarsi da solo, parlando della comunicazione in rete: “indigestione da lettura del blog”, siti ridotti a chat, “tragedia in atto”, lanciatori di “ananas esplosivo”. Ebbene, al di là della evidente mancanza di “tatto” nei confronti di coloro che utilizzano e vivono questo mezzo in altri termini, tutti accomunati agli altri in un unico calderone, io mi chiedo: ma se questo posto ti/vi provoca tali imbarazzi di stomaco, perché continuate ad interessarvene e ad intervenire? Sarebbe facile rispondere: per fare delle lezioncine, suppongo. Per quanto mi riguarda, invece, io trovo che quello che dici è sì vero, ma interessa una minima parte di questo mondo virtuale, perché personalmente vi leggo anche spunti, commenti, suggerimenti, suggestioni, emozioni, passioni, valori, rabbia: il tentativo, fallibile quanto vuoi, ma in atto, di creare una sorta di comunità dialogante di persone che vogliono confrontarsi, anche duramente se è il caso, per uscirne magari arricchiti, o intrigati in punti di vista che non avevano considerato. Ti faccio un esempio. Ho seguito per più di un mese, senza mai intervenire, due thread che, insieme, contano circa settecento (!) post. Anche lì si cazzeggiava, in genere, e c’era chi di tanto lanciava insulti gratuiti, ma, tranne costoro, che poi sono stati isolati dal loro stesso modus dicendi et operandi, l’insieme, e il clima da chat, non mi ha mai dato fastidio, né mi ha mai urtato il tono usato: ho avuto modo di leggere di poesia e di poeti (tanti non li conoscevo e li ho scoperti grazie a loro), di etica, di politica, di filosofia. E vuoi sapere perché non ho mai avuto mal di stomaco? Perché i luoghi per tenere lezioni e sermoni dalla cattedra sono altri: qui passa il serio e il faceto, la battuta e l’ironia intelligente, il sacro e il profano: e molte volte proprio lo scherzo e l’ironia veicolano messaggi di grande pregnanza e valore (almeno per quelli che li sanno recepire: intervengano o meno nella discussione). Ecco perché, quando mi capita di rispondere personalmente, mi rivolgo solo e unicamente a coloro che, a prescindere dalle forme, sanno dialogare e cercare punti di incontro critici; quelli che insultano li ignoro, tanto si isolano da soli.</p>
<p>Le contraddizioni nel merito.<br />
Il critico Alfonso Berardinelli, dalle pagine di un giornale, recensisce l’ultimo numero di una rivista (NA) che riporta, tra le altre cose, un’antologia di poeti francesi contemporanei curata da Andrea Inglese e Andrea Raos: è una stroncatura senza rimedio (un po’ meno rozza e più fine di quella che tu, giustamente, rimarchi operata da Grasso nei confronti del nostro, ma il senso non cambia): stroncatura dei poeti antologizzati e, tra le righe, dei curatori che, se pure non hanno i “titoli” del critico famoso, non gli sono certo da meno in quanto a serietà di studi e a onestà intellettuale e, fosse anche solo per questo, meritano rispetto. I due giovani scrittori rispondono con un filo di ironia (e ti credo!) ma in tono sostanzialmente garbato, chiedendo quale sia l’idea di poesia in base alla quale quel giudizio, esteso pregiudizialmente a buona parte della poesia francese del secolo scorso, troverebbe una sua logica e una sua giustificazione teorica. E la risposta? Latita caro Kyd, checché tu ne pensi e dica, così come latita dalle tue argomentazioni a supporto delle mancate argomentazioni del suddetto critico. Il discorso viene artatamente fatto scivolare sull’opportunità o meno di scrivere su certi giornali, ma di paradigmi poetici nemmeno l’ombra. Rileggi un attimo quello che scrivi anche tu, quando parli di “sciagurato quasi coevo paradigma di paesaggio francese ritagliato da Inglese e Raos” (ti sembra un giudizio criticamente fondato?); di “stanca replicatività dei poeti francesi antologizzati” (ma rispetto a che cosa? a quale modello? a Pasolini? e che c’entra? ), che “riproducono le spoglie inerti della poesia” (ma quale? di quale poesia si sta parlando?). Ed ecco allora qual è l’idea di poesia in base alla quale Berardinelli criticava: la si evince dal tuo post/aggiunta: ed è unicamente ed esclusivamente la &#8220;vostra&#8221;, e quella degli apparati politico-culturali che reggono le sorti del mercato e del marketting poetico italiano di oggi: “la poesia ha sempre avuto il compito di tramandare storie personaggi simboli cicli epopee campioni – interi (affettuosi) patrimoni culturali – attraverso il codice mnemonico/ritmico/fonetico”; “poi la scrittura ha stabilizzato il patrimonio e dato la stura alle variazioni in più si è tenuta e ha articolato la funzione della memoria”.<br />
Fantastico: un modello di interpretazione storicamente dato, da trent’anni incapace di leggere il reale e le nuove forme in cui si articola la creatività umana, elevato ad archetipo inviolabile ed immutabile di tutto il “poiein” presente, passato e futuro: non esiste nessun altro modello, nessun paradigma creativo o critico-interpretativo: e nella fuffa, di corsa, tutti questi poetastri che non rientrano nello schema predisposto ab aeterno dai padri, da quelli stessi epigoni della tradizione (avanguardie incluse) che leggono e recensiscono solo e unicamente gli epigoni dei loro stessi epigoni, sempre pronti a sgomitare per entrare nelle stanze buone della cultura che conta: cioè nelle stanze ammiccanti e confortevoli del potere.</p>
<p>Kyd, sai quale risposta Inglese e Raos si aspettavano da Berardinelli (e il nome, in questo caso, sta ad indicare metonimicamente un’intera categoria, fatte salve poche eccezioni)? Quello che si aspettavano è esattamente quello che non sarebbe mai venuto, ma proprio quella mancata risposta è ciò che li distingue, per fortuna, dalla suddetta categoria: per Inglese e Raos, quello da Berardinelli (e da te) riproposto è “un”  modello, storicamente dato, da attraversare e superare nella ricerca di altre dimensioni di senso, filtrando gli echi che emanano dalla pluralità di tutte le forme espressive che muovono verso l’altro, verso ciò che si fa dono, che unisce ed è condiviso; per Berardinelli (e per te) quello è “il” modello, non ce ne sono altri: ciò che non si adegua è puro flatus vocis, impoetica espressione di un mondo morente, già morto.<br />
E&#8217; questa, ci piaccia o no, la sostanza di tutta la querelle. Con la certezza, per quanto mi riguarda, e spero condivisa da qualcuno, che ad essere morta non è la poesia, ma la critica di cui Berardinelli è oggi un rappresentante dalle pagine del foglio.</p>
<p>un caro, sincero saluto.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: robert redford		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/10/gentilissimo-alfonso-berardinelli/#comment-22720</link>

		<dc:creator><![CDATA[robert redford]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2006 17:37:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#039;Azzo, che grande la mia creatura!!! Lo sapevo che, se interveniva, vi avrebbe imparato a tutti. Tiè!Tiè!Tièèè!!!

Ve lo aspettavate il Berardinelli che lamenta la perdita dell&#039;aura? No! Voi continuavate a pensare a Valter Beniamino, senza minimamente sospettare che si trattasse di suo nonno. Buon sangue non mente, mai!

p.s.

Comunque, figliolo, la mia posizione, se ti interessa (e dovrebbe, visto che mi hai citato) è questa, chiara e limpida: 1) Berardinelli è stato un grande critico (te lo dice uno che lo leggeva quando ancora non eri nato, visto che sono tuo padre); 2) sulla poesia francese contemporanea, in generale, a prescindere dalla (pregevole) antologia di Inglese/Raos, ha dato dei giudizi non degni del suo passato (di critico: l&#039;unico che mi interessi), nonostante i tuoi tentativi di dire il contrario: la sua nota è lì e parla da sola; il Berardinelli che scrive sul foglio non mi interessa, e non mi interesserebbe anche se in uno qualsiasi dei suoi scritti su quel giornale (?) ci rivelasse la verità sul senso della poesia e dell&#039;essere, ma la sua scelta non mi permetterei mai di discuterla, appartiene alla sua coscienza e al tipo di rapporto che intrattiene coi suoi datori di lavoro: dire che io non la farei mai, non significa intaccare la sua personalità e le sue scelte, che sono anche scelte di campo, soprattutto oggi, lo voglia o no; non potrà mai succedere che io insulti gratuitamente una persona che non conosco e di cui sto discutendo un intervento critico, a mio modo di vedere un po&#039; campato in aria per quanto attiene ai supporti e alle pezze teoriche utilizzate; quello che dicono aldo grasso e tutti coloro che, in disaccordo con una recensione, hanno finito per insultare una persona, non mi interessa e non mi tocca minimamente. Eticamente e umanamente sto da un&#039;altra parte.

Ciao, e tieniti in forma, perché sto preparando una bella infornata di film interessanti per questa estate, parecchi sono di produzione francese. Vedrai quanta bella gente verrà al nostro raduno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8216;Azzo, che grande la mia creatura!!! Lo sapevo che, se interveniva, vi avrebbe imparato a tutti. Tiè!Tiè!Tièèè!!!</p>
<p>Ve lo aspettavate il Berardinelli che lamenta la perdita dell&#8217;aura? No! Voi continuavate a pensare a Valter Beniamino, senza minimamente sospettare che si trattasse di suo nonno. Buon sangue non mente, mai!</p>
<p>p.s.</p>
<p>Comunque, figliolo, la mia posizione, se ti interessa (e dovrebbe, visto che mi hai citato) è questa, chiara e limpida: 1) Berardinelli è stato un grande critico (te lo dice uno che lo leggeva quando ancora non eri nato, visto che sono tuo padre); 2) sulla poesia francese contemporanea, in generale, a prescindere dalla (pregevole) antologia di Inglese/Raos, ha dato dei giudizi non degni del suo passato (di critico: l&#8217;unico che mi interessi), nonostante i tuoi tentativi di dire il contrario: la sua nota è lì e parla da sola; il Berardinelli che scrive sul foglio non mi interessa, e non mi interesserebbe anche se in uno qualsiasi dei suoi scritti su quel giornale (?) ci rivelasse la verità sul senso della poesia e dell&#8217;essere, ma la sua scelta non mi permetterei mai di discuterla, appartiene alla sua coscienza e al tipo di rapporto che intrattiene coi suoi datori di lavoro: dire che io non la farei mai, non significa intaccare la sua personalità e le sue scelte, che sono anche scelte di campo, soprattutto oggi, lo voglia o no; non potrà mai succedere che io insulti gratuitamente una persona che non conosco e di cui sto discutendo un intervento critico, a mio modo di vedere un po&#8217; campato in aria per quanto attiene ai supporti e alle pezze teoriche utilizzate; quello che dicono aldo grasso e tutti coloro che, in disaccordo con una recensione, hanno finito per insultare una persona, non mi interessa e non mi tocca minimamente. Eticamente e umanamente sto da un&#8217;altra parte.</p>
<p>Ciao, e tieniti in forma, perché sto preparando una bella infornata di film interessanti per questa estate, parecchi sono di produzione francese. Vedrai quanta bella gente verrà al nostro raduno.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: SunDanceKyd		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/10/gentilissimo-alfonso-berardinelli/#comment-22715</link>

		<dc:creator><![CDATA[SunDanceKyd]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2006 16:56:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[purtroppo amici nella fretta di digitare il testo mi sono scappati un po&#039; di refusi - peccato, perché alla precisione io tengo molto
ma la fretta della digitazione è stata dettata anche dal fatto che venerdì sera avevo quasi scritto per intero il mio intervento ma poi ero troppo preda della stanchezza per chiuderlo e ho deciso di cancellarlo (di non postarlo), e due giorni fa l&#039;avevo riscritto ma per non so che arcano disguido tecnico non solo non m&#039;è riuscito postarlo ma l&#039;ho proprio perduto nell&#039;etere (d&#039;altra parte, visto che, come direbbe Enrico Ghezzi, il mezzo è l&#039;aria...)
giorni fa parlando con un amico abbiamo sviscerato il problema della poesia  
a un certo punto ho capito una cosa orrenda: la poesia ha perso la sua funzione
la poesia ha sempre avuto il compito di tramandare storie personaggi simboli cicli epopee campioni - interi (affettuosi) patrimoni culturali - attraverso il codice mnemonico/ritmico/fonetico
poi la scrittura ha stabilizzato il patrimonio e dato la stura alle variazioni in più si è tenuta e ha articolato la funzione della memoria
ma ora noi deleghiamo la memoria alla macchina
in questo modo perdiamo il contatto con gli oggetti della memoria e con la necessità della memoria pensando di poterla meccanicamente richiamare in ogni momento
in questo modo la poesia (qualunque forma essa prenda) non ha più compito - persa la funzione decade l&#039;organo e il suo linguaggio o codice tecnico: è legge di natura, TEMO

SDK, poèta
PS: vi lancio un giochino - cos&#039;è il FIRMWARE?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>purtroppo amici nella fretta di digitare il testo mi sono scappati un po&#8217; di refusi &#8211; peccato, perché alla precisione io tengo molto<br />
ma la fretta della digitazione è stata dettata anche dal fatto che venerdì sera avevo quasi scritto per intero il mio intervento ma poi ero troppo preda della stanchezza per chiuderlo e ho deciso di cancellarlo (di non postarlo), e due giorni fa l&#8217;avevo riscritto ma per non so che arcano disguido tecnico non solo non m&#8217;è riuscito postarlo ma l&#8217;ho proprio perduto nell&#8217;etere (d&#8217;altra parte, visto che, come direbbe Enrico Ghezzi, il mezzo è l&#8217;aria&#8230;)<br />
giorni fa parlando con un amico abbiamo sviscerato il problema della poesia<br />
a un certo punto ho capito una cosa orrenda: la poesia ha perso la sua funzione<br />
la poesia ha sempre avuto il compito di tramandare storie personaggi simboli cicli epopee campioni &#8211; interi (affettuosi) patrimoni culturali &#8211; attraverso il codice mnemonico/ritmico/fonetico<br />
poi la scrittura ha stabilizzato il patrimonio e dato la stura alle variazioni in più si è tenuta e ha articolato la funzione della memoria<br />
ma ora noi deleghiamo la memoria alla macchina<br />
in questo modo perdiamo il contatto con gli oggetti della memoria e con la necessità della memoria pensando di poterla meccanicamente richiamare in ogni momento<br />
in questo modo la poesia (qualunque forma essa prenda) non ha più compito &#8211; persa la funzione decade l&#8217;organo e il suo linguaggio o codice tecnico: è legge di natura, TEMO</p>
<p>SDK, poèta<br />
PS: vi lancio un giochino &#8211; cos&#8217;è il FIRMWARE?</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: SunDanceKyd		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/10/gentilissimo-alfonso-berardinelli/#comment-22713</link>

		<dc:creator><![CDATA[SunDanceKyd]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2006 16:33:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/02/10/gentilissimo-alfonso-berardinelli/#comment-22713</guid>

					<description><![CDATA[Poiché Babbo Chiama

L&#039;altro giorno Robert Redford (che non è Michael Radford) mi ha messo il sale sulla coda: mi ha suggerito di venirmi a vedere questa polemicona scoppiata tra Alfonso Berardinelli (grande critico letterario e persona perbene) e i due redattori di Nuovi Argomenti, Inglese e Raos, autori di una striminzita selezione di poeti francesi del secondo Novecento.
Intanto lodo uno degli ultimi interventi in ordine di tempo che sottolinea la riduzione del presente blog alla chat - non è il solito giochetto che mentre dà un&#039;aria esotica al discorso mette in luce strumentalmente la sagacia (l&#039;ineffabile know-how tecnico) nel campo della comunicazione nel web di chi scrive, è la sintesi di una tragedia in atto che qui vorrei estesamente argomentare e che come è dimostrato questo blog finora con la messe irrefrenabile e multiforme degl&#039;ingressi (entries) si muove tra due dismisure: un&#039;espressione anoressica e elefantiaca mentre la bulimia del tic compulsivo a entrare e lanciare un proprio piccolo ananas esplosivo) da come è documentata è con tutta evidenza trasversale. 
Avrei voluto, anch&#039;io in preda a schizzo interventista, postare un mio scrittino (più lungo di quello che state leggendo ora) già venerdì - ma tra la stanchezza della fine di giornata e l&#039;indigestione da lettura del blog tutto in una botta sola mi hanno fatto desistere. E&#039; stato meglio così.
Ho dato tempo al magico Aldo Grasso, in un terzo di elzeviro sincopato, di evacuare il proprio escreto su uno dei rivoli collaterali all&#039;ampia aggressione dedicata a Berardinelli, e nel frattempo oltre alla replica del grande Alfonso, lucida e fulgida (domenica 12 sempre sul CorSera) ho avuto modo anche di ascoltare Beppe Grillo, utente formidabile di un blog eccellente - stancante solo perché non fa che segnalarti la verità e richiamarti alla responsabilità civile di cittadino attivo.
Detto questo vorrei segnalare che da questo blog e dalla polemica che lo ha generato emergono t-r-è (come lo direbbe il Mike Bongiorno di Fiorello) linee più profonde su cui mi piacerebbe ragionare un momento mettendole qui in comune con voi.

1. DELLA POESIA E DEI POETI
L&#039;articolo &quot;incriminato&quot; a firma di Alfonso Berardinelli sul Foglio fa un punto spietato e solido (per argomenti ...! e dati di riferimento) su alcune cose.
Sullo stato di salute della poesia. Sui poeti e il languire dei loro linguaggi. Sullo spazio della scrittura - che sia poesia o critica della poesia o anche solo onesta azione (re)censoria: qualità del respiro dentro quale contenitore torricelliano, se quotidiano, rivista, ecc. Per tutto l&#039;articolo, non lungo ma denso, Berardinelli, non so fin dove consapevolmente, non fa che segnare la marcata differenza tra PierPaolo Pasolini, densissimo poeta italiano del secondo Novecento, e i sei poeti francesi dello stesso periodo inseriti in quello sciagurato quasi coevo &quot;paradigma di paesaggio&quot; francese ritagliato in Francia da Inglese e Raos. E non fa Berardinelli, anche, che marcare la differenza tra PPP incandescente redattore di Nuovi Argomenti e i due nuovi redattori - che sicuramente da Enzo Siciliano e Dacia Maraini avranno ascoltato racconti di prima mano su come per esempio Alberto Moravia, fondatore con Carocci della rivista, volesse operare selezioni sempre attente e severe dei testi e dei nuovi autori da inserire in rivista e di come PPP invece strenuamente gli dicesse: Nooo! Pubblichiamo, pubblichiamo tutto - saranno poi i lettori a scegliere e a decidere cosa vale e cosa no. Ma Berardinelli marca anche l&#039;evidente diversità di sosatnza tra la densità fulminante di PPP e una certa stanca replicatività dei poeti francesi antologizzati, intenti a riprodurre le spoglie inerti della poesia, a ricalcare forme, a evocare echi - e temiamo che per la proprietà transitiva (ma è sicuramente una nostra maliziosa forzatura del suo pensiero) Berardinelli tenda a vedere in quei poeti replicanti (les réplicants -!-) una inclinazione alla stanca ripetizione del mestiere di redattore che in essi si specchi.... Dobbiamo trarne la conclusione (speriamo anche questa forzata) che Berardinelli voglia farci una spiazzante rivelazione? - e cioè che la lingua poetica si è impoverita, la parola poetica è al suo tramonto se come sembra essa consiste ormai in null&#039;altro che nel proprio simulacro, e che mandi avanti solo il proprio ologramma. Cosa le mancherebbe? Alla poesia mancherebbe, sembra di capire, il poeta, e anche la stessa poesia - essa è un onusto sarcofago: vuoto, e statico?

2. DELLA FUNZIONE DELLA PAROLA SCRITTA (NELLE SUE APPLICAZIONI)
La polemica non ha avuto spazio tanto nei giornali, in cui le incursioni sono apparse saltuarie e non consecutive, ma prevalentemente in questo blog.
Per forza! - questo mezzo è più aperto, istantaneo, flessibile. E&#039; un&#039;agorà pregevolmente duttile eppure ha un forte limite potenziale che puntualmente si concretizza in certe forme tipiche. Cioè: molti sono intervenuti e lungamente, le due parti in causa e molti altri che sono entrati nella polemica in modo emotivo, umorale, tellurico appunto - un aspetto a cui mi pare alluda anche un intervento di Tiziano Scarpa. Un falso amico (e temibile nemico potenziale, che poi puntualmente mostra la sua maschera spaventosa) di questo mezzo d&#039;intervento è la sua stessa facilità d&#039;uso - Beppe Grillo ha fiducia che attraverso i blog passi lo strumento democratico non scritto più vero che c&#039;è: i reciproci controlli incrociati, quello che lui chiama autolivellamento, per cui gli abusi d&#039;uso (!) di alcuni vengono democraticamente arginati se non oscurati dal severo controllo di altri e per esempio salta fuori qualcuno che accoratamente deplorerà, se questo accade, come qui è accaduto, che il blog è ulteriormente scaduto al livello di una chatline. Però io vorrei solo osservare che l&#039;interventismo qui si è subito manifestato come valanga di commenti violenti, irriguardosi, e elementarità di pensiero. E se una simile polemica diventa arrembaggio convulso e sincopato come il terzo di elzeviro di Aldo Grasso sul CorSera di sabato allora il vero segnale non sarà una sopraggiunta sfiducia nella funzione della parola scritta? Da una parte la necessità di dare forma scritta al pensiero che sembra essere più che mai di questi tempi emanazione diretta e prolungamento in un vero e proprio organo espressivo, che è la parola scritta medesima, della funzione comunicativa (siamo o non siamo nell&#039;èra della comunicazione?), dall&#039;altra la connaturata (sembrerebbe) qualità scadente di quella espressione nelle sue forme ma anche fin nei suoi stessi oggetti fondativi.
Cioè mi scoccia ammettere che tutto questo starebbe a suffragio e dimostrazione della versione fenomenologica peggiorativa che contesto sempre a una mia cara amica (pessimista benché si picchi sempre d&#039;essere una realista, un&#039;obiettiva analista dei fatti): la tendenza dei più a adeguarsi verso il basso. 

3. E ULTIMO VENNE IL CORVO.
Del resto se è davvero così: se non c&#039;è spazio per la parola scritta alta, che è sempre poesia qualunque forma prenda, tutto lo spazio chi se lo prende? Anzi, chi se lo è preso? Tutto lo spazio appare infestato fin negli interstizi da una scrittura che nega se stessa, che si abbandona alla semplificazione, a una ambiguità che non è ricchezza semantica ma è incertezza etica o del pensiero e ha per scopo il voler mettere d&#039;accordo tutti e chiunque, si propone unicamente di sedurre cioè in ultima, più autentica, istanza, di ingannare - di gabbare il lettore riempiendogli la pancia di scorie senza (rigorosamente) nutrirgli il cuore, il cervello, l&#039;anima. Proprio come tutta la cattiva alimentazione che ci ingolliamo di corsa, i nutrimenti denutrienti che sono ormai da decenni il nostro cibo consumistico/industriale.
Difatti dove RIESCE A SCRIVERE più Alfonso Berardinelli? Solo sul Foglio di Giuliano Ferrara. Ed è Berardinelli uno che le riviste e gli spazi culturali (critici e letterari) li ha fondati e forniti a vantaggio di molti.
Infatti Ultimo Venne Il Corvo. Il corvo Grasso di nome Aldo. E&#039; ben pasciuto, può sdottorare a proprio piacimento, espone anche la propria icona in cima alla bustina che può liberamente diffondere dalle pagine televisive del CorSera. Pagine organiche, integrate al sistema (della comunicazione), innocue. Potrebbe valersene, da intellettuale, per lanciare bome, per destabilizzarlo, scardinarlo dall&#039;interno, quel sistema. Invece no.
L&#039;apprezzabile critico televisivo, studioso del fenomeno comunicazione in senso lato, preferisce demolire Alfonso Berardinelli, nel quale potrebbe saper riconoscere con umiltà un fratello maggiore se non un maestro. E come lo fa? Secondo l&#039;ultima frontiera della retorica semiologica ereditata dalla politica dove il suo uso è ampio e invalso. Veste la maschera di chi accoglie le ragioni dell&#039;&quot;imputato&quot;, instillando con sagacia un prudente sentimento di fiducia e predisponendo all&#039;imprudenza dell&#039;apertura - salvo poi, quando la guardia è abbassata e il fianco ben scoperto, sferrare il fendente fatale. In che modo il fair play è stato scalzato dal gusto della demolizione selvaggia, della violazione inclemente dell&#039;avversario?
non sarà questa la vera innovazione che un industriale prestato alla politica ha introdotto scendendo personalmente in campo?, cioè come nella competizione per il potere in azienda e nella libera concorrenza in libero mercato, il combattimento a furia di sgambetti e colpi bassi?
Robert Redford, che non è Michael Rathford, mi aveva detto che l&#039;iniziale polemica tra e intorno a Alfonso Berardinelli e Inglese/Raos su questo blog si era poi subito trasformata in una paradossale glorificazione del grande critico - ma continuo da giorni a leggere questo blog che vedo invece in tutto questo unicamente una estesa polemica selvaggia in cui nulla è fatto salvo se non il gusto di colpire (salvo magari farfugliare scuse). Senza mai davvero correggere questa sostanza: l&#039;esaltazione della parola ambigua e strumentale, spesso sciatta, più spesso violenta e irriguardosa, l&#039;unica che davvero dilaghi e conquisti triste cittadinanza - ovviamente a gomitate nei fianchi.

SDK
PS: Match Point può essere un utile supporto al senso di questo discorso.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poiché Babbo Chiama</p>
<p>L&#8217;altro giorno Robert Redford (che non è Michael Radford) mi ha messo il sale sulla coda: mi ha suggerito di venirmi a vedere questa polemicona scoppiata tra Alfonso Berardinelli (grande critico letterario e persona perbene) e i due redattori di Nuovi Argomenti, Inglese e Raos, autori di una striminzita selezione di poeti francesi del secondo Novecento.<br />
Intanto lodo uno degli ultimi interventi in ordine di tempo che sottolinea la riduzione del presente blog alla chat &#8211; non è il solito giochetto che mentre dà un&#8217;aria esotica al discorso mette in luce strumentalmente la sagacia (l&#8217;ineffabile know-how tecnico) nel campo della comunicazione nel web di chi scrive, è la sintesi di una tragedia in atto che qui vorrei estesamente argomentare e che come è dimostrato questo blog finora con la messe irrefrenabile e multiforme degl&#8217;ingressi (entries) si muove tra due dismisure: un&#8217;espressione anoressica e elefantiaca mentre la bulimia del tic compulsivo a entrare e lanciare un proprio piccolo ananas esplosivo) da come è documentata è con tutta evidenza trasversale.<br />
Avrei voluto, anch&#8217;io in preda a schizzo interventista, postare un mio scrittino (più lungo di quello che state leggendo ora) già venerdì &#8211; ma tra la stanchezza della fine di giornata e l&#8217;indigestione da lettura del blog tutto in una botta sola mi hanno fatto desistere. E&#8217; stato meglio così.<br />
Ho dato tempo al magico Aldo Grasso, in un terzo di elzeviro sincopato, di evacuare il proprio escreto su uno dei rivoli collaterali all&#8217;ampia aggressione dedicata a Berardinelli, e nel frattempo oltre alla replica del grande Alfonso, lucida e fulgida (domenica 12 sempre sul CorSera) ho avuto modo anche di ascoltare Beppe Grillo, utente formidabile di un blog eccellente &#8211; stancante solo perché non fa che segnalarti la verità e richiamarti alla responsabilità civile di cittadino attivo.<br />
Detto questo vorrei segnalare che da questo blog e dalla polemica che lo ha generato emergono t-r-è (come lo direbbe il Mike Bongiorno di Fiorello) linee più profonde su cui mi piacerebbe ragionare un momento mettendole qui in comune con voi.</p>
<p>1. DELLA POESIA E DEI POETI<br />
L&#8217;articolo &#8220;incriminato&#8221; a firma di Alfonso Berardinelli sul Foglio fa un punto spietato e solido (per argomenti &#8230;! e dati di riferimento) su alcune cose.<br />
Sullo stato di salute della poesia. Sui poeti e il languire dei loro linguaggi. Sullo spazio della scrittura &#8211; che sia poesia o critica della poesia o anche solo onesta azione (re)censoria: qualità del respiro dentro quale contenitore torricelliano, se quotidiano, rivista, ecc. Per tutto l&#8217;articolo, non lungo ma denso, Berardinelli, non so fin dove consapevolmente, non fa che segnare la marcata differenza tra PierPaolo Pasolini, densissimo poeta italiano del secondo Novecento, e i sei poeti francesi dello stesso periodo inseriti in quello sciagurato quasi coevo &#8220;paradigma di paesaggio&#8221; francese ritagliato in Francia da Inglese e Raos. E non fa Berardinelli, anche, che marcare la differenza tra PPP incandescente redattore di Nuovi Argomenti e i due nuovi redattori &#8211; che sicuramente da Enzo Siciliano e Dacia Maraini avranno ascoltato racconti di prima mano su come per esempio Alberto Moravia, fondatore con Carocci della rivista, volesse operare selezioni sempre attente e severe dei testi e dei nuovi autori da inserire in rivista e di come PPP invece strenuamente gli dicesse: Nooo! Pubblichiamo, pubblichiamo tutto &#8211; saranno poi i lettori a scegliere e a decidere cosa vale e cosa no. Ma Berardinelli marca anche l&#8217;evidente diversità di sosatnza tra la densità fulminante di PPP e una certa stanca replicatività dei poeti francesi antologizzati, intenti a riprodurre le spoglie inerti della poesia, a ricalcare forme, a evocare echi &#8211; e temiamo che per la proprietà transitiva (ma è sicuramente una nostra maliziosa forzatura del suo pensiero) Berardinelli tenda a vedere in quei poeti replicanti (les réplicants -!-) una inclinazione alla stanca ripetizione del mestiere di redattore che in essi si specchi&#8230;. Dobbiamo trarne la conclusione (speriamo anche questa forzata) che Berardinelli voglia farci una spiazzante rivelazione? &#8211; e cioè che la lingua poetica si è impoverita, la parola poetica è al suo tramonto se come sembra essa consiste ormai in null&#8217;altro che nel proprio simulacro, e che mandi avanti solo il proprio ologramma. Cosa le mancherebbe? Alla poesia mancherebbe, sembra di capire, il poeta, e anche la stessa poesia &#8211; essa è un onusto sarcofago: vuoto, e statico?</p>
<p>2. DELLA FUNZIONE DELLA PAROLA SCRITTA (NELLE SUE APPLICAZIONI)<br />
La polemica non ha avuto spazio tanto nei giornali, in cui le incursioni sono apparse saltuarie e non consecutive, ma prevalentemente in questo blog.<br />
Per forza! &#8211; questo mezzo è più aperto, istantaneo, flessibile. E&#8217; un&#8217;agorà pregevolmente duttile eppure ha un forte limite potenziale che puntualmente si concretizza in certe forme tipiche. Cioè: molti sono intervenuti e lungamente, le due parti in causa e molti altri che sono entrati nella polemica in modo emotivo, umorale, tellurico appunto &#8211; un aspetto a cui mi pare alluda anche un intervento di Tiziano Scarpa. Un falso amico (e temibile nemico potenziale, che poi puntualmente mostra la sua maschera spaventosa) di questo mezzo d&#8217;intervento è la sua stessa facilità d&#8217;uso &#8211; Beppe Grillo ha fiducia che attraverso i blog passi lo strumento democratico non scritto più vero che c&#8217;è: i reciproci controlli incrociati, quello che lui chiama autolivellamento, per cui gli abusi d&#8217;uso (!) di alcuni vengono democraticamente arginati se non oscurati dal severo controllo di altri e per esempio salta fuori qualcuno che accoratamente deplorerà, se questo accade, come qui è accaduto, che il blog è ulteriormente scaduto al livello di una chatline. Però io vorrei solo osservare che l&#8217;interventismo qui si è subito manifestato come valanga di commenti violenti, irriguardosi, e elementarità di pensiero. E se una simile polemica diventa arrembaggio convulso e sincopato come il terzo di elzeviro di Aldo Grasso sul CorSera di sabato allora il vero segnale non sarà una sopraggiunta sfiducia nella funzione della parola scritta? Da una parte la necessità di dare forma scritta al pensiero che sembra essere più che mai di questi tempi emanazione diretta e prolungamento in un vero e proprio organo espressivo, che è la parola scritta medesima, della funzione comunicativa (siamo o non siamo nell&#8217;èra della comunicazione?), dall&#8217;altra la connaturata (sembrerebbe) qualità scadente di quella espressione nelle sue forme ma anche fin nei suoi stessi oggetti fondativi.<br />
Cioè mi scoccia ammettere che tutto questo starebbe a suffragio e dimostrazione della versione fenomenologica peggiorativa che contesto sempre a una mia cara amica (pessimista benché si picchi sempre d&#8217;essere una realista, un&#8217;obiettiva analista dei fatti): la tendenza dei più a adeguarsi verso il basso. </p>
<p>3. E ULTIMO VENNE IL CORVO.<br />
Del resto se è davvero così: se non c&#8217;è spazio per la parola scritta alta, che è sempre poesia qualunque forma prenda, tutto lo spazio chi se lo prende? Anzi, chi se lo è preso? Tutto lo spazio appare infestato fin negli interstizi da una scrittura che nega se stessa, che si abbandona alla semplificazione, a una ambiguità che non è ricchezza semantica ma è incertezza etica o del pensiero e ha per scopo il voler mettere d&#8217;accordo tutti e chiunque, si propone unicamente di sedurre cioè in ultima, più autentica, istanza, di ingannare &#8211; di gabbare il lettore riempiendogli la pancia di scorie senza (rigorosamente) nutrirgli il cuore, il cervello, l&#8217;anima. Proprio come tutta la cattiva alimentazione che ci ingolliamo di corsa, i nutrimenti denutrienti che sono ormai da decenni il nostro cibo consumistico/industriale.<br />
Difatti dove RIESCE A SCRIVERE più Alfonso Berardinelli? Solo sul Foglio di Giuliano Ferrara. Ed è Berardinelli uno che le riviste e gli spazi culturali (critici e letterari) li ha fondati e forniti a vantaggio di molti.<br />
Infatti Ultimo Venne Il Corvo. Il corvo Grasso di nome Aldo. E&#8217; ben pasciuto, può sdottorare a proprio piacimento, espone anche la propria icona in cima alla bustina che può liberamente diffondere dalle pagine televisive del CorSera. Pagine organiche, integrate al sistema (della comunicazione), innocue. Potrebbe valersene, da intellettuale, per lanciare bome, per destabilizzarlo, scardinarlo dall&#8217;interno, quel sistema. Invece no.<br />
L&#8217;apprezzabile critico televisivo, studioso del fenomeno comunicazione in senso lato, preferisce demolire Alfonso Berardinelli, nel quale potrebbe saper riconoscere con umiltà un fratello maggiore se non un maestro. E come lo fa? Secondo l&#8217;ultima frontiera della retorica semiologica ereditata dalla politica dove il suo uso è ampio e invalso. Veste la maschera di chi accoglie le ragioni dell'&#8221;imputato&#8221;, instillando con sagacia un prudente sentimento di fiducia e predisponendo all&#8217;imprudenza dell&#8217;apertura &#8211; salvo poi, quando la guardia è abbassata e il fianco ben scoperto, sferrare il fendente fatale. In che modo il fair play è stato scalzato dal gusto della demolizione selvaggia, della violazione inclemente dell&#8217;avversario?<br />
non sarà questa la vera innovazione che un industriale prestato alla politica ha introdotto scendendo personalmente in campo?, cioè come nella competizione per il potere in azienda e nella libera concorrenza in libero mercato, il combattimento a furia di sgambetti e colpi bassi?<br />
Robert Redford, che non è Michael Rathford, mi aveva detto che l&#8217;iniziale polemica tra e intorno a Alfonso Berardinelli e Inglese/Raos su questo blog si era poi subito trasformata in una paradossale glorificazione del grande critico &#8211; ma continuo da giorni a leggere questo blog che vedo invece in tutto questo unicamente una estesa polemica selvaggia in cui nulla è fatto salvo se non il gusto di colpire (salvo magari farfugliare scuse). Senza mai davvero correggere questa sostanza: l&#8217;esaltazione della parola ambigua e strumentale, spesso sciatta, più spesso violenta e irriguardosa, l&#8217;unica che davvero dilaghi e conquisti triste cittadinanza &#8211; ovviamente a gomitate nei fianchi.</p>
<p>SDK<br />
PS: Match Point può essere un utile supporto al senso di questo discorso.</p>
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		<title>
		Di: db		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/10/gentilissimo-alfonso-berardinelli/#comment-22712</link>

		<dc:creator><![CDATA[db]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2006 16:19:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[E&#039; qua il laboratorio virtuale? Mi par proprio di no, qua è un fuggi fuggi, persino Yara, persino il mio assistente, persino la scolaretta cui avevo arditamente dato il mio indirizzo...
Meglio così, perché non ero preparato. Sulle frequenze d&#039;onda di fm ho dato la caccia all&#039;incubo, e i tasselli si sono piano piano ricomposti (tranne uno, das Polp an sich). Per arrivarci, ho impilato la topica dalpraiana, la topologia freudiana e la toponomastica milanese (a prop., non mi ero proprio accorto che l&#039;altra sera era S.Valentino: buon onomastico!): un giorno intero alla Sormani a elucubrare, poi un cestino happymeal da McDonald (è quello per i bambini, costa meno e ha il regalo) e via, in via Freud. Complimenti Albertini! metà via è a tubature scoperte, l&#039;altra metà a trans. Mosso ancora da conatus, ho chiesto alla meno peggio: Patricia, brasiliana, 40 euro, dico no, lei chiama un&#039;amica -la peggio- stesso prezzo in 2: e per quanto tempo? tutta notte! quasi quasi vado da un amico e invece di presentarmi con le solite 2 pizze+2 birre... No grazie, sono delle Jene, è per un&#039;inchiesta: come vi trovate qua? Guarda là! indicando le tubature... e son rimasto folgorato: era lei, Patricia, la kafkiana topacritica di fogna! 
Sarà un topos, ma lì al momento m&#039;è venuto il mal caduto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; qua il laboratorio virtuale? Mi par proprio di no, qua è un fuggi fuggi, persino Yara, persino il mio assistente, persino la scolaretta cui avevo arditamente dato il mio indirizzo&#8230;<br />
Meglio così, perché non ero preparato. Sulle frequenze d&#8217;onda di fm ho dato la caccia all&#8217;incubo, e i tasselli si sono piano piano ricomposti (tranne uno, das Polp an sich). Per arrivarci, ho impilato la topica dalpraiana, la topologia freudiana e la toponomastica milanese (a prop., non mi ero proprio accorto che l&#8217;altra sera era S.Valentino: buon onomastico!): un giorno intero alla Sormani a elucubrare, poi un cestino happymeal da McDonald (è quello per i bambini, costa meno e ha il regalo) e via, in via Freud. Complimenti Albertini! metà via è a tubature scoperte, l&#8217;altra metà a trans. Mosso ancora da conatus, ho chiesto alla meno peggio: Patricia, brasiliana, 40 euro, dico no, lei chiama un&#8217;amica -la peggio- stesso prezzo in 2: e per quanto tempo? tutta notte! quasi quasi vado da un amico e invece di presentarmi con le solite 2 pizze+2 birre&#8230; No grazie, sono delle Jene, è per un&#8217;inchiesta: come vi trovate qua? Guarda là! indicando le tubature&#8230; e son rimasto folgorato: era lei, Patricia, la kafkiana topacritica di fogna!<br />
Sarà un topos, ma lì al momento m&#8217;è venuto il mal caduto.</p>
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		Di: yara		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/10/gentilissimo-alfonso-berardinelli/#comment-22673</link>

		<dc:creator><![CDATA[yara]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Feb 2006 10:00:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Carina. Io ne ho qui davanti una di migliore (almeno nel senso che è più breve), tratta da THE ADAMS 
script &#038; strip by B &#038; R, libro-fumetto edito da Il Ragazzo Innocuo:

A– Ho fame.
E (suadente) – Mangia una mela.
A – Non mi piacciono le mele.
E (insistente) – Non ne hai mai assaggiate…
A – Comunque non comincio col dessert. (si mangia il serpente)
? (fuori-eden) – Coltiverete mele col sudore della fronte*!

* agg. fac. 

Scusate lo sfogo di prima: è vero, me ne vado, ma come sempre e come tutti (non aggiungo -e perché non sono -ista), dall&#039;esperienza anche più povera si ricava qualcosa. Io ad es.
1- un libro che mi regala Tramutoli
2- una cena da DB con Biondillo
3- propaganda gratuita per www.ubicue.splinder.com. (l&#039;altra sera DB mi ha detto che ho fatto bene a mettere l&#039;indirizzo, ma che ho sbagliato il come. Ubicue infatti, essendo rigorosamente anonima, è un castello di carte in cui ognuno mette una carta-commento, e poi si vedrà alla fine cosa verrà fuori. Mi ha detto cioé che Ubicue è per principio costruttivo, a differenza di un blog normale, che per principio è costruttivo/distruttivo. Peccato che non lo possiate conoscere, dà il meglio di sé dal vivo: ai laboratori, nel colmo della discussione, la sua frase per eccellenza era: vi mangio tutti! e in effetti ci sentivamo mangiati, alleggeriti all&#039;osso e un po&#039; più liberi. Basta, se no mi mangia davvero!).
Anche voi comunque una cosa almeno avete ricavato:

PAULO LEMINSKI

guardate in rete: alle filosofesse dovrebbe piacere almeno il suo unico romanzo, che parla di Cartesio sperduto nell&#039;Amazzonia...
Adesso basta per davvero. I blog sono pieni di gente che fa un commento, poi ne aggiunge subito un altro e un altro ancora, di gente che sbatte la porta e rientra subito dalla finestra ecc. &quot;Yara, vediamo se fai la fine di questi, o se hai la forza di mantenere la parola che ti sei data: bastablog&quot;.

;-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Carina. Io ne ho qui davanti una di migliore (almeno nel senso che è più breve), tratta da THE ADAMS<br />
script &amp; strip by B &amp; R, libro-fumetto edito da Il Ragazzo Innocuo:</p>
<p>A– Ho fame.<br />
E (suadente) – Mangia una mela.<br />
A – Non mi piacciono le mele.<br />
E (insistente) – Non ne hai mai assaggiate…<br />
A – Comunque non comincio col dessert. (si mangia il serpente)<br />
? (fuori-eden) – Coltiverete mele col sudore della fronte*!</p>
<p>* agg. fac. </p>
<p>Scusate lo sfogo di prima: è vero, me ne vado, ma come sempre e come tutti (non aggiungo -e perché non sono -ista), dall&#8217;esperienza anche più povera si ricava qualcosa. Io ad es.<br />
1- un libro che mi regala Tramutoli<br />
2- una cena da DB con Biondillo<br />
3- propaganda gratuita per <a href="http://www.ubicue.splinder.com" rel="nofollow ugc">http://www.ubicue.splinder.com</a>. (l&#8217;altra sera DB mi ha detto che ho fatto bene a mettere l&#8217;indirizzo, ma che ho sbagliato il come. Ubicue infatti, essendo rigorosamente anonima, è un castello di carte in cui ognuno mette una carta-commento, e poi si vedrà alla fine cosa verrà fuori. Mi ha detto cioé che Ubicue è per principio costruttivo, a differenza di un blog normale, che per principio è costruttivo/distruttivo. Peccato che non lo possiate conoscere, dà il meglio di sé dal vivo: ai laboratori, nel colmo della discussione, la sua frase per eccellenza era: vi mangio tutti! e in effetti ci sentivamo mangiati, alleggeriti all&#8217;osso e un po&#8217; più liberi. Basta, se no mi mangia davvero!).<br />
Anche voi comunque una cosa almeno avete ricavato:</p>
<p>PAULO LEMINSKI</p>
<p>guardate in rete: alle filosofesse dovrebbe piacere almeno il suo unico romanzo, che parla di Cartesio sperduto nell&#8217;Amazzonia&#8230;<br />
Adesso basta per davvero. I blog sono pieni di gente che fa un commento, poi ne aggiunge subito un altro e un altro ancora, di gente che sbatte la porta e rientra subito dalla finestra ecc. &#8220;Yara, vediamo se fai la fine di questi, o se hai la forza di mantenere la parola che ti sei data: bastablog&#8221;.</p>
<p>;-)</p>
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