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	Commenti a: Lo scrittore intelligente	</title>
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		<title>
		Di: guglielmo feis		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/18/lo-scrittore-intelligente/#comment-28977</link>

		<dc:creator><![CDATA[guglielmo feis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 May 2006 13:31:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Di &quot;sfoghi narcisistici&quot; ce ne sono parecchi, ma mi sa che se copiassi tutto quello che ho scritto come commento sarebbe davvero troppo. Per ora metto quindi il link a tutto il discorso su Wallace con riferimento a Garufi essendo più che felice, se qualcuno lo ritiene necessario/opportuno, a fare copia&#038;incolla di tutto quanto inserendolo come commento.
http://www.splinder.com/myblog/edit/post/295299]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di &#8220;sfoghi narcisistici&#8221; ce ne sono parecchi, ma mi sa che se copiassi tutto quello che ho scritto come commento sarebbe davvero troppo. Per ora metto quindi il link a tutto il discorso su Wallace con riferimento a Garufi essendo più che felice, se qualcuno lo ritiene necessario/opportuno, a fare copia&amp;incolla di tutto quanto inserendolo come commento.<br />
<a href="http://www.splinder.com/myblog/edit/post/295299" rel="nofollow ugc">http://www.splinder.com/myblog/edit/post/295299</a></p>
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		<title>
		Di: Fiorani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/18/lo-scrittore-intelligente/#comment-23292</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fiorani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2006 08:22:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sulla questione del Collasso. Io credo che il primo da leggere sia Oswald Spengler. Il suo Il Tramonto dell&#039;Occidente la dice lunga (forse una tesi estrema, surreale, ma molto affascinante e non certo pura fantascienza). Spengler ha saputo affascinare scrittori non da poco. è citato in &#039;Sulla strada&#039;, ma soprattutto in &#039;Tropico del cancro&#039; (che risente molto dei pronunciamenti spengleriani sulla fine dell&#039;occidente).

Su Foster Wallace: è come Dio (però lui esiste di certo, Dio forse no).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla questione del Collasso. Io credo che il primo da leggere sia Oswald Spengler. Il suo Il Tramonto dell&#8217;Occidente la dice lunga (forse una tesi estrema, surreale, ma molto affascinante e non certo pura fantascienza). Spengler ha saputo affascinare scrittori non da poco. è citato in &#8216;Sulla strada&#8217;, ma soprattutto in &#8216;Tropico del cancro&#8217; (che risente molto dei pronunciamenti spengleriani sulla fine dell&#8217;occidente).</p>
<p>Su Foster Wallace: è come Dio (però lui esiste di certo, Dio forse no).</p>
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		<title>
		Di: Semtex		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/18/lo-scrittore-intelligente/#comment-23227</link>

		<dc:creator><![CDATA[Semtex]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2006 09:30:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[TASH... Diamond, ecco come si chiama.. grazie. Beh, io Collasso l&#039;ho appena cominciato (l&#039;ha comprato la mia compagna, che però protesta che io compro i libri e poi mi leggo i suoi, allora ne pizzico qualche pagina quando lei non guarda), ma direi che si intende il termine Collasso nel suo significato più istintivo. Crollo, fine, dissoluzione. Basta leggere il sottotitolo: come le civiltà scelgono di vivere o morire. E si guarda il collasso nell&#039;ottica della singola società - almeno mi pare per ora - senza badare ad eventuali ripercussioni. Al contrario, si compie una comparazione tra società diverse che hanno seguito, pur nelle diversità apparenti, strade simili.
Quando poi parli di altre cose come &quot;il collasso di ogni sentire solidale&quot; io mi fermo. Non credo che queste cose, sinceramente. Soprattutto non credo agli spartiacque: prima c&#039;era il sentire, poi non c&#039;è stato più. 
Quanto all&#039;energia, infine.. è il mio campo lavorativo, quindi lo lascio perdere.
Di &quot;Collasso&quot; sto apprezzando la grandissima qualità di prendere un fatto e mostrarti l&#039;enorme quantità di ragioni intrecciate che lo motivano; ragioni a volte provenienti da molto lontano, a volte decisamente controintuitive (che i peggiori incendi abbiano tra le loro cause fondamentali (non certo l&#039;unica) le conseguenze di anni di ossessiva attenzione acché gli incendi restassero limitati è illuminante... e mi riporta alla mia ossessione per il tempo: molti fatti non hanno senso se non in base a un metro in cui purtroppo - vogliamo dirci la verità? - la durata della nostra vita media non è molto significativa).
Insomma,  un libro che - senza moralismi - assesta un duro colpo alla cosiddetta &quot;saggezza convenzionale&quot;. Un po&#039; quello che faceva anche Armi acciaio e malattie (non ho letto Il terzo scimpanzé).

FEDERICA ... ma davvero a te sembra che si possa dire di Wallace che &quot;non impone mai le sue ossessioni direttamente ma lascia che si mostrino a tratti&quot;? A me sembra che le mostri ogni tre per due. Il che non mi sembra un male, bada... mi sembra anzi che vada benissimo. Di che altro si dovrebbe scrivere, in fondo?
Detto questo, sebbene non interessi a nessuno, ho voglia di dire che 1) Wallace è bravissimo. Sa scrivere, sa creare personaggi che se li guardi in trasparenza ci vedi schiere di esseri umani. 1bis) Sa scrivere A MODO SUO. E non sono molti quelli che ci riescono. 2) E&#039; un grandissimo rompicoglioni afflitto dalla malattia dell&#039;intelligenza, cioè è di quelli che per dover dire sempre una cosa &quot;un po&#039; più intelligente&quot; finisce per dire fesserie allucinanti e per impiccarsi ad astruserie pallosissime (però se vuoi ammazzare qualcuno hai una particolareggiata descrizione di come si fa il botulino. Essenziale in una qualunque opera di narrativa. Ma questi compiacimenti ce li hanno tutti. Perfino i più insospettabili. Isaac Asimov litigò ferocemente per mantenere in un suo racconto (o romanzo?) tre pagine di descrizione di una partita a scacchi che chiunque non sia uno scacchista salta sistematicamente a piè pari) 3) Non è affatto particolarmente intelligente, bensì estremamente lucido. Di una lucidità che ben pochi hanno. Per cui tanto di cappello. 4) E&#039; convinto che il mondo sia una merda ed è bravissimo a convincerne anche il lettore. Ti prende, ti porta nel suo mondo e - come dice benissimo MALDOROR - 
&quot;Si diventa come bambini un po’ scemi che, capito il meccanismo, scelgono scientemente di ignorarlo e di farsi abbindolare… Non si tratta, semplicemente, di “sospensione dell’incredulità” dal momento che noi lettori non crediamo a ciò che dice l’autore ma crediamo ciecamente alla sua NECESSITA’ di dirlo&quot;. 
Sono perfettamente d&#039;accordo: e in questa empatia tra esseri umani, assai più che tra scrittore e lettori io credo come a una delle poche cose positive al mondo. 5) Personalmente, che il mondo sia una merda l&#039;ho capito da me. Adesso se qualcuno ha anche qualche idea di come - almeno - convertire la merda in letame, leggerei volentieri. Altre acute disquisizioni sulla merda (anche quella che fa le sculture, anche quella che compone - con svolazzi - l&#039;appello HELP ME) cominciano ad annoiarmi.
Mi scuso per aver narcisisticamente esposto le mie idee, che sono puro e semplice gusto personale. Ma in fondo siamo su un blog :-)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>TASH&#8230; Diamond, ecco come si chiama.. grazie. Beh, io Collasso l&#8217;ho appena cominciato (l&#8217;ha comprato la mia compagna, che però protesta che io compro i libri e poi mi leggo i suoi, allora ne pizzico qualche pagina quando lei non guarda), ma direi che si intende il termine Collasso nel suo significato più istintivo. Crollo, fine, dissoluzione. Basta leggere il sottotitolo: come le civiltà scelgono di vivere o morire. E si guarda il collasso nell&#8217;ottica della singola società &#8211; almeno mi pare per ora &#8211; senza badare ad eventuali ripercussioni. Al contrario, si compie una comparazione tra società diverse che hanno seguito, pur nelle diversità apparenti, strade simili.<br />
Quando poi parli di altre cose come &#8220;il collasso di ogni sentire solidale&#8221; io mi fermo. Non credo che queste cose, sinceramente. Soprattutto non credo agli spartiacque: prima c&#8217;era il sentire, poi non c&#8217;è stato più.<br />
Quanto all&#8217;energia, infine.. è il mio campo lavorativo, quindi lo lascio perdere.<br />
Di &#8220;Collasso&#8221; sto apprezzando la grandissima qualità di prendere un fatto e mostrarti l&#8217;enorme quantità di ragioni intrecciate che lo motivano; ragioni a volte provenienti da molto lontano, a volte decisamente controintuitive (che i peggiori incendi abbiano tra le loro cause fondamentali (non certo l&#8217;unica) le conseguenze di anni di ossessiva attenzione acché gli incendi restassero limitati è illuminante&#8230; e mi riporta alla mia ossessione per il tempo: molti fatti non hanno senso se non in base a un metro in cui purtroppo &#8211; vogliamo dirci la verità? &#8211; la durata della nostra vita media non è molto significativa).<br />
Insomma,  un libro che &#8211; senza moralismi &#8211; assesta un duro colpo alla cosiddetta &#8220;saggezza convenzionale&#8221;. Un po&#8217; quello che faceva anche Armi acciaio e malattie (non ho letto Il terzo scimpanzé).</p>
<p>FEDERICA &#8230; ma davvero a te sembra che si possa dire di Wallace che &#8220;non impone mai le sue ossessioni direttamente ma lascia che si mostrino a tratti&#8221;? A me sembra che le mostri ogni tre per due. Il che non mi sembra un male, bada&#8230; mi sembra anzi che vada benissimo. Di che altro si dovrebbe scrivere, in fondo?<br />
Detto questo, sebbene non interessi a nessuno, ho voglia di dire che 1) Wallace è bravissimo. Sa scrivere, sa creare personaggi che se li guardi in trasparenza ci vedi schiere di esseri umani. 1bis) Sa scrivere A MODO SUO. E non sono molti quelli che ci riescono. 2) E&#8217; un grandissimo rompicoglioni afflitto dalla malattia dell&#8217;intelligenza, cioè è di quelli che per dover dire sempre una cosa &#8220;un po&#8217; più intelligente&#8221; finisce per dire fesserie allucinanti e per impiccarsi ad astruserie pallosissime (però se vuoi ammazzare qualcuno hai una particolareggiata descrizione di come si fa il botulino. Essenziale in una qualunque opera di narrativa. Ma questi compiacimenti ce li hanno tutti. Perfino i più insospettabili. Isaac Asimov litigò ferocemente per mantenere in un suo racconto (o romanzo?) tre pagine di descrizione di una partita a scacchi che chiunque non sia uno scacchista salta sistematicamente a piè pari) 3) Non è affatto particolarmente intelligente, bensì estremamente lucido. Di una lucidità che ben pochi hanno. Per cui tanto di cappello. 4) E&#8217; convinto che il mondo sia una merda ed è bravissimo a convincerne anche il lettore. Ti prende, ti porta nel suo mondo e &#8211; come dice benissimo MALDOROR &#8211;<br />
&#8220;Si diventa come bambini un po’ scemi che, capito il meccanismo, scelgono scientemente di ignorarlo e di farsi abbindolare… Non si tratta, semplicemente, di “sospensione dell’incredulità” dal momento che noi lettori non crediamo a ciò che dice l’autore ma crediamo ciecamente alla sua NECESSITA’ di dirlo&#8221;.<br />
Sono perfettamente d&#8217;accordo: e in questa empatia tra esseri umani, assai più che tra scrittore e lettori io credo come a una delle poche cose positive al mondo. 5) Personalmente, che il mondo sia una merda l&#8217;ho capito da me. Adesso se qualcuno ha anche qualche idea di come &#8211; almeno &#8211; convertire la merda in letame, leggerei volentieri. Altre acute disquisizioni sulla merda (anche quella che fa le sculture, anche quella che compone &#8211; con svolazzi &#8211; l&#8217;appello HELP ME) cominciano ad annoiarmi.<br />
Mi scuso per aver narcisisticamente esposto le mie idee, che sono puro e semplice gusto personale. Ma in fondo siamo su un blog :-)</p>
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		<title>
		Di: bambi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/18/lo-scrittore-intelligente/#comment-23225</link>

		<dc:creator><![CDATA[bambi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2006 08:57:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot; (...) Il postmodern cerca di porsi all&#039;altezza dell&#039;industrialismo giunto alla fase di intrusione e sussunzione del linguaggio nella forma-merce, un piano che le avanguardie, ancora debitrici di un residuo di naturalismo inconscio non tanto nel contenuto, consapevolmente costruttivista, ma nel gesto, ancora alla ricerca dell&#039;autentico e del superamento, non potevano attingere (lo scacco del postmodern avviene dunque esattamente su questo terreno!).

Nella fase attuale, successiva al postmodern e in modo più fluido e consapevole rispetto a quei maestri, occorre intendere il limite non più in senso metafisico o storico, o metaletterario: non è l&#039;insensatezza della vita, l&#039;impossibilità della felicità, lo scacco storico, il problema del senso dell&#039;esistenza singolare e così via (temi propri delle ideologie otto-novecentesche che si muovono ancora dentro un paradigma filosofico umanistico e para-cartesiano), ma non è nemmeno semplicemente il limite continuamente percorribile tra forma e contenuto dell&#039;opera d&#039;arte come prodotto/merce e dell&#039;autore come altro da sé (postmodern).
L&#039;asse portante tende a diventare piuttosto &quot;il senso del senso&quot;, e il tema del &quot;limite&quot; prende la forma del tracciato conflittuale tra proliferazione-produzione del senso e sottomissione-coercizione-implosione del senso. L&#039;intreccio tra verticalità e orizzontalità del significato (dimensione sorgivo-genetico-creativa e dimensione plurale-discorsiva-articolata) viene percorso nelle sue declinazioni empiriche, nei suoi modi creativi o depressivi, senza più riguardo a una centralità dell&#039;io gioente o sofferente che è denunciata come solo prospettica (&quot;centralità costituita dal fatto di essere in realtà semplicemente il centro esatto di tutte le esperienze che hai vissuto nell&#039;intero corso dei tuoi anni di vita cosciente&quot;, DFW, Oblio), quindi con un approccio post-psicologico, che non vuol dire oggettivistico dato che entrambi i lati sono decostruiti.

Ciò che differenzia questa leva dal postmodernismo è il consumarsi dell&#039;approccio polemico verso il moderno, che nei padri rifluiva spesso in scelte retoriche quasi rovesciate, quindi segnate da una certa rigidità formale. Se vogliamo, l&#039;approccio attuale recupera il meglio dell&#039;una e dell&#039;altra prospettiva, muovendosi con estrema libertà tra le forme ma senza feticizzarle in enti.

In sintesi: nella letteratura della crisi il soggetto è ancora una sacca, è autocentrato, il limite è al suo esterno, il compito - tendenzialmente impossibile - è il possesso dell&#039;oggetto, l&#039;azione è il precipizio dell&#039;io come rimbalzo psicologico o metafisico. Il limite è l&#039;invalicabile nulla.
Già nelle avanguardie storiche si pone il problema del rovesciameno di prospettiva, operato però volontaristicamente (nella struttura o nei flussi) attraverso la proto-tematizzazione della retorica artistica.
Proprio questa tematizzazione è il grimaldello usato dal postmoderno. In esso l&#039;io appare come limite interno: l&#039;io viene da fuori, l&#039;io è gli altri, non come sconfitta, ma ontologicamente, quindi come produzione. È una fessura di transito, una porta.
Nella fase attuale l&#039;ipertrofia retorica regredisce, dando luogo a una sorta di neosoggettivismo non inteso però come nuova centralità dell&#039;io-sacca, ma come esplorazione del transito onnidirezionale e sua proliferazione (DFW, Infinite jest, 112 ss). Lo sguardo sullo &quot;scacco&quot; assume quindi una connotazione radicalmente diversa da quello della crisi, non ponendosi più in termini spiritualisti (nostalgia dell&#039;uno impossibile) né dando luogo ai conseguenti scivolamenti moralistici o sentimentali. Allo stesso modo non v&#039;è più l&#039;intento polemico o retorico del postmoderno: la metaletteratura riprecipita a funzione pienamente metaforica e stilistica, è la base rotante su cui si costruisce. (...) &quot;

Tratto da: Davide Murasso, La questione del limite in letteratura e in altre scienze, PBE, 2009, pp. 691-692]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221; (&#8230;) Il postmodern cerca di porsi all&#8217;altezza dell&#8217;industrialismo giunto alla fase di intrusione e sussunzione del linguaggio nella forma-merce, un piano che le avanguardie, ancora debitrici di un residuo di naturalismo inconscio non tanto nel contenuto, consapevolmente costruttivista, ma nel gesto, ancora alla ricerca dell&#8217;autentico e del superamento, non potevano attingere (lo scacco del postmodern avviene dunque esattamente su questo terreno!).</p>
<p>Nella fase attuale, successiva al postmodern e in modo più fluido e consapevole rispetto a quei maestri, occorre intendere il limite non più in senso metafisico o storico, o metaletterario: non è l&#8217;insensatezza della vita, l&#8217;impossibilità della felicità, lo scacco storico, il problema del senso dell&#8217;esistenza singolare e così via (temi propri delle ideologie otto-novecentesche che si muovono ancora dentro un paradigma filosofico umanistico e para-cartesiano), ma non è nemmeno semplicemente il limite continuamente percorribile tra forma e contenuto dell&#8217;opera d&#8217;arte come prodotto/merce e dell&#8217;autore come altro da sé (postmodern).<br />
L&#8217;asse portante tende a diventare piuttosto &#8220;il senso del senso&#8221;, e il tema del &#8220;limite&#8221; prende la forma del tracciato conflittuale tra proliferazione-produzione del senso e sottomissione-coercizione-implosione del senso. L&#8217;intreccio tra verticalità e orizzontalità del significato (dimensione sorgivo-genetico-creativa e dimensione plurale-discorsiva-articolata) viene percorso nelle sue declinazioni empiriche, nei suoi modi creativi o depressivi, senza più riguardo a una centralità dell&#8217;io gioente o sofferente che è denunciata come solo prospettica (&#8220;centralità costituita dal fatto di essere in realtà semplicemente il centro esatto di tutte le esperienze che hai vissuto nell&#8217;intero corso dei tuoi anni di vita cosciente&#8221;, DFW, Oblio), quindi con un approccio post-psicologico, che non vuol dire oggettivistico dato che entrambi i lati sono decostruiti.</p>
<p>Ciò che differenzia questa leva dal postmodernismo è il consumarsi dell&#8217;approccio polemico verso il moderno, che nei padri rifluiva spesso in scelte retoriche quasi rovesciate, quindi segnate da una certa rigidità formale. Se vogliamo, l&#8217;approccio attuale recupera il meglio dell&#8217;una e dell&#8217;altra prospettiva, muovendosi con estrema libertà tra le forme ma senza feticizzarle in enti.</p>
<p>In sintesi: nella letteratura della crisi il soggetto è ancora una sacca, è autocentrato, il limite è al suo esterno, il compito &#8211; tendenzialmente impossibile &#8211; è il possesso dell&#8217;oggetto, l&#8217;azione è il precipizio dell&#8217;io come rimbalzo psicologico o metafisico. Il limite è l&#8217;invalicabile nulla.<br />
Già nelle avanguardie storiche si pone il problema del rovesciameno di prospettiva, operato però volontaristicamente (nella struttura o nei flussi) attraverso la proto-tematizzazione della retorica artistica.<br />
Proprio questa tematizzazione è il grimaldello usato dal postmoderno. In esso l&#8217;io appare come limite interno: l&#8217;io viene da fuori, l&#8217;io è gli altri, non come sconfitta, ma ontologicamente, quindi come produzione. È una fessura di transito, una porta.<br />
Nella fase attuale l&#8217;ipertrofia retorica regredisce, dando luogo a una sorta di neosoggettivismo non inteso però come nuova centralità dell&#8217;io-sacca, ma come esplorazione del transito onnidirezionale e sua proliferazione (DFW, Infinite jest, 112 ss). Lo sguardo sullo &#8220;scacco&#8221; assume quindi una connotazione radicalmente diversa da quello della crisi, non ponendosi più in termini spiritualisti (nostalgia dell&#8217;uno impossibile) né dando luogo ai conseguenti scivolamenti moralistici o sentimentali. Allo stesso modo non v&#8217;è più l&#8217;intento polemico o retorico del postmoderno: la metaletteratura riprecipita a funzione pienamente metaforica e stilistica, è la base rotante su cui si costruisce. (&#8230;) &#8221;</p>
<p>Tratto da: Davide Murasso, La questione del limite in letteratura e in altre scienze, PBE, 2009, pp. 691-692</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: maldoror		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/18/lo-scrittore-intelligente/#comment-23218</link>

		<dc:creator><![CDATA[maldoror]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Feb 2006 03:33:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Discussione interessantissima. Da tempo non mi capitava di leggerne. Una cosa che mi pare non sia stata ancora sottolineata:il CONTRASTO (mi riferisco soprattutto alle narrazioni lunghe... anche mooolto lunghe di Wallace). Ebbene, a me pare una notevole forza della sua scrittura derivi proprio dalla sensazione di contrasto che riesce a infondere nel lettore; mi spiego: leggiamo i suoi romanzi e diciamo fra di noi &quot;ancora, mamma, ancora&quot; come dei bambini. Si diventa come bambini un po&#039; scemi che, capito il meccanismo, scelgono scientemente di ignorarlo e di farsi abbindolare... Non si tratta, semplicemente, di &quot;sospensione dell&#039;incredulità&quot; dal momento che noi lettori non crediamo a ciò che dice l&#039;autore ma crediamo ciecamente alla sua NECESSITA&#039; di dirlo (per parafrasare Barthes). E ci crediamo perché la scrittura di Wallace (al di là delle strizzatine d&#039;occhio, dell&#039;ironia, del grottesco) è soprattutto una scrittura MATERNA, una scrittura dell&#039; &quot;attenzione&quot; e del &quot;prendersi cura&quot;. In questo sta la sua contraddizione più seducente... inglobare le armi del post-moderno per ritrovare una reazione ingenua e - quindi - sentimentale. Wallace vuole essere il più tradizionale dei narratori sfruttando tutte le frecce della tradizione (post-modernismo compreso): è per questo che egli crea dibattito. Il suo lavoro non è per nulla passibile di catalogazione nel continuum della letteratura... il suo è piuttosto un ritorno a ciò che non è più... auto-da-fé letterario... un po&#039; quello che teorizzava in un saggio Tennis, tv e che tanti gli hanno rimproverato di disattendere. Ma se tutte le &quot;restaurazioni&quot; sono così... Dio benedica Napoleone III.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Discussione interessantissima. Da tempo non mi capitava di leggerne. Una cosa che mi pare non sia stata ancora sottolineata:il CONTRASTO (mi riferisco soprattutto alle narrazioni lunghe&#8230; anche mooolto lunghe di Wallace). Ebbene, a me pare una notevole forza della sua scrittura derivi proprio dalla sensazione di contrasto che riesce a infondere nel lettore; mi spiego: leggiamo i suoi romanzi e diciamo fra di noi &#8220;ancora, mamma, ancora&#8221; come dei bambini. Si diventa come bambini un po&#8217; scemi che, capito il meccanismo, scelgono scientemente di ignorarlo e di farsi abbindolare&#8230; Non si tratta, semplicemente, di &#8220;sospensione dell&#8217;incredulità&#8221; dal momento che noi lettori non crediamo a ciò che dice l&#8217;autore ma crediamo ciecamente alla sua NECESSITA&#8217; di dirlo (per parafrasare Barthes). E ci crediamo perché la scrittura di Wallace (al di là delle strizzatine d&#8217;occhio, dell&#8217;ironia, del grottesco) è soprattutto una scrittura MATERNA, una scrittura dell&#8217; &#8220;attenzione&#8221; e del &#8220;prendersi cura&#8221;. In questo sta la sua contraddizione più seducente&#8230; inglobare le armi del post-moderno per ritrovare una reazione ingenua e &#8211; quindi &#8211; sentimentale. Wallace vuole essere il più tradizionale dei narratori sfruttando tutte le frecce della tradizione (post-modernismo compreso): è per questo che egli crea dibattito. Il suo lavoro non è per nulla passibile di catalogazione nel continuum della letteratura&#8230; il suo è piuttosto un ritorno a ciò che non è più&#8230; auto-da-fé letterario&#8230; un po&#8217; quello che teorizzava in un saggio Tennis, tv e che tanti gli hanno rimproverato di disattendere. Ma se tutte le &#8220;restaurazioni&#8221; sono così&#8230; Dio benedica Napoleone III.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>
		Di: federica m		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/18/lo-scrittore-intelligente/#comment-23206</link>

		<dc:creator><![CDATA[federica m]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2006 21:40:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Che wallace piaccia o meno, mi sembra questione irrilevante.
Ma scrivere che i suoi libri &quot;esorcizzano i demoni.  Non inquietano, non fanno male, non cozzano con la pietra, la blandiscono solamente&quot; mi sembra davvero fuori luogo. Significa non aver seguito nemmeno per un po&#039; il ritmo e la voce dello scrittore, non avergli fatto nessun credito, non averlo seguito davvero, come ogni storia esigerebbe. E ancor di più mi sembra fuori luogo se dopo qualche riga si citano esempi come Bernahard o Magris, che sono quanto di più estraneo alla poetica disperata di Wallace.
è vero Infinit è un&#039;opera intelligente, ma è anche piena di paura, terrore, insicurezza. I suoi giri di frase alcune volte sono guarda-mamma-senza manismi (Tv, tennis, trigonometria...), ma quando funzionano sono delle spinte potentissime che ti colpiscono come una freccia al cuore. è vero Wallace è presente in Verso occidente..., ma è il protagonista. Il formidabile tiratore con l&#039;arco, precisissimo e terrorizzato da un&#039;arma che deve imparare a maneggaire. Ma non è forse proprio qui la più commovente e sorprendente, onesta e sincera, rinuncia ai trucchi da quattro soldi. Ciò che fa lo scrittore grande non sta forse nel non imporre mai le sue ossessioni direttamente ma nel lasciare che si mostrino a tratti e  commuovano quando meno ce lo aspetteremmo? 
La circolarità delle frasi di Bernahrd non è paragoniabile alla complessità ricercata e consapevole di Wallace, semplicemente perchè è altra cosa. 
E poi forse è stata dimenticata una cosa importante. Wallace è uno scrittore divertente, che si diverte a scrivere.
Gardner diceva che &quot;lo scrittore e colui per cui non esiste niente di più gioioso che scrivere&quot;.
Deleuze scriveva che un grande scrittore sa &quot;infondere una gioia sempre più grande in ciò che tocca, un riso sempre più manifesto, si èaffascinati da un riso incontenibile&quot;
Forse dovremmo dargli ascolto e provare a seguire Wallace almeno per un po&#039;, prima di demonizzarlo, banalizzarlo, (idolatrarlo)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che wallace piaccia o meno, mi sembra questione irrilevante.<br />
Ma scrivere che i suoi libri &#8220;esorcizzano i demoni.  Non inquietano, non fanno male, non cozzano con la pietra, la blandiscono solamente&#8221; mi sembra davvero fuori luogo. Significa non aver seguito nemmeno per un po&#8217; il ritmo e la voce dello scrittore, non avergli fatto nessun credito, non averlo seguito davvero, come ogni storia esigerebbe. E ancor di più mi sembra fuori luogo se dopo qualche riga si citano esempi come Bernahard o Magris, che sono quanto di più estraneo alla poetica disperata di Wallace.<br />
è vero Infinit è un&#8217;opera intelligente, ma è anche piena di paura, terrore, insicurezza. I suoi giri di frase alcune volte sono guarda-mamma-senza manismi (Tv, tennis, trigonometria&#8230;), ma quando funzionano sono delle spinte potentissime che ti colpiscono come una freccia al cuore. è vero Wallace è presente in Verso occidente&#8230;, ma è il protagonista. Il formidabile tiratore con l&#8217;arco, precisissimo e terrorizzato da un&#8217;arma che deve imparare a maneggaire. Ma non è forse proprio qui la più commovente e sorprendente, onesta e sincera, rinuncia ai trucchi da quattro soldi. Ciò che fa lo scrittore grande non sta forse nel non imporre mai le sue ossessioni direttamente ma nel lasciare che si mostrino a tratti e  commuovano quando meno ce lo aspetteremmo?<br />
La circolarità delle frasi di Bernahrd non è paragoniabile alla complessità ricercata e consapevole di Wallace, semplicemente perchè è altra cosa.<br />
E poi forse è stata dimenticata una cosa importante. Wallace è uno scrittore divertente, che si diverte a scrivere.<br />
Gardner diceva che &#8220;lo scrittore e colui per cui non esiste niente di più gioioso che scrivere&#8221;.<br />
Deleuze scriveva che un grande scrittore sa &#8220;infondere una gioia sempre più grande in ciò che tocca, un riso sempre più manifesto, si èaffascinati da un riso incontenibile&#8221;<br />
Forse dovremmo dargli ascolto e provare a seguire Wallace almeno per un po&#8217;, prima di demonizzarlo, banalizzarlo, (idolatrarlo)</p>
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		<title>
		Di: Paolo S		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/18/lo-scrittore-intelligente/#comment-23191</link>

		<dc:creator><![CDATA[Paolo S]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2006 17:54:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/02/18/lo-scrittore-intelligente/#comment-23191</guid>

					<description><![CDATA[Rilancio sulla questione del &quot;mancare l&#039;infinito&quot;.
In questa pista di lettura, per me è fondamentale il saggio di storia della matemetica di DFW. Ma allo stesso modo lo è la &quot;mise en abyme&quot; (ma si scrive così? E si capisce così), e la lettura di livelli di livelli di livelli di livelli a cui ci costringe la scrittura di Wallace. Si sprofonda (e forse si collassa), oppure ci si astrae, ma senza elevarsi. Non ho sottomano il finale di Una cosa divertente, ma lì, mi pare, lui salda il finale con un cortocircuito che è folgorazione come la intende l&#039;elettricista, ma non l&#039;artista.
Dolore: sì, e anche disperazione, abbandono della speranza. Giro sull&#039;ottovolante, urlo, credo di divertirmi. Lo scrivo. Scrivo della sensazione che ne ho. Scrivo della capacità che ho di capire come lo intendo. Della società che... E non ne esco fuori.
E&#039; questo che non ne fa un garrulo brillante, anche se sa farlo, quando vuole. Non ammirate il suo camaleontismo stilistico? Lui scrive Infinite Jest E un racconto di 2 pagine alla Carver (in LA ragazza coi capelli strani) con la stessa capacità. Cosa vuol dire, se non &quot;so andare oltre lo stile, andate oltre lo stile&quot;? E per dire, anche: oltre lo stile non c&#039;è niente, se non il riconoscere gli stili. Quindi sbava, sgrana, sfuoca: si concede ogni tremito possibile della penna, per un sentimento che prova E CONTEMPORANEAMENTE sa di provare, col che forse rimproverandosi (ma allora è un romantico?) la mancata totale adesione ad esso.
Devo proprio dire che lo amo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rilancio sulla questione del &#8220;mancare l&#8217;infinito&#8221;.<br />
In questa pista di lettura, per me è fondamentale il saggio di storia della matemetica di DFW. Ma allo stesso modo lo è la &#8220;mise en abyme&#8221; (ma si scrive così? E si capisce così), e la lettura di livelli di livelli di livelli di livelli a cui ci costringe la scrittura di Wallace. Si sprofonda (e forse si collassa), oppure ci si astrae, ma senza elevarsi. Non ho sottomano il finale di Una cosa divertente, ma lì, mi pare, lui salda il finale con un cortocircuito che è folgorazione come la intende l&#8217;elettricista, ma non l&#8217;artista.<br />
Dolore: sì, e anche disperazione, abbandono della speranza. Giro sull&#8217;ottovolante, urlo, credo di divertirmi. Lo scrivo. Scrivo della sensazione che ne ho. Scrivo della capacità che ho di capire come lo intendo. Della società che&#8230; E non ne esco fuori.<br />
E&#8217; questo che non ne fa un garrulo brillante, anche se sa farlo, quando vuole. Non ammirate il suo camaleontismo stilistico? Lui scrive Infinite Jest E un racconto di 2 pagine alla Carver (in LA ragazza coi capelli strani) con la stessa capacità. Cosa vuol dire, se non &#8220;so andare oltre lo stile, andate oltre lo stile&#8221;? E per dire, anche: oltre lo stile non c&#8217;è niente, se non il riconoscere gli stili. Quindi sbava, sgrana, sfuoca: si concede ogni tremito possibile della penna, per un sentimento che prova E CONTEMPORANEAMENTE sa di provare, col che forse rimproverandosi (ma allora è un romantico?) la mancata totale adesione ad esso.<br />
Devo proprio dire che lo amo?</p>
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		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/18/lo-scrittore-intelligente/#comment-23181</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2006 16:14:55 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/02/18/lo-scrittore-intelligente/#comment-23181</guid>

					<description><![CDATA[diamond ha scritto un libro bello, un libro brutto e un libro che non ho ancora letto, che è appunto Collasso.
il libro bello è quello che dici tu, cioè Armi, acciaio, ecc., mentre il brutto è Il terzo scimpanzè.
diamond forse ha scritto anche altri libri.
quanto al collasso, non so se sia già avvenuto, ma si tratterebbe di mettersi prima d&#039;accordo sul significato del termine.
il collasso dell&#039;URSS ha determinato il collasso della sinistra in occidente, per esempio, e le conseguenze di ciò si vedono bene nel collasso di ogni sentire solidale, nella guerra in afganistan e in irak, eccetera.
ma il vero COLLASSO sarà energetico-ambientale e arriverà nei prossimi due o tre decenni.
pare.
allora saranno cazzi per tutti, se nessuno sarà stato capace, nel frattempo, di inventarsi una nuova sinistra mondiale.
le cose quando non vanno bene non possono essere lasciate nelle mani dei padroni, perché il capitale è capace di gestire soltanto lo sviluppo, non il suo contrario.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>diamond ha scritto un libro bello, un libro brutto e un libro che non ho ancora letto, che è appunto Collasso.<br />
il libro bello è quello che dici tu, cioè Armi, acciaio, ecc., mentre il brutto è Il terzo scimpanzè.<br />
diamond forse ha scritto anche altri libri.<br />
quanto al collasso, non so se sia già avvenuto, ma si tratterebbe di mettersi prima d&#8217;accordo sul significato del termine.<br />
il collasso dell&#8217;URSS ha determinato il collasso della sinistra in occidente, per esempio, e le conseguenze di ciò si vedono bene nel collasso di ogni sentire solidale, nella guerra in afganistan e in irak, eccetera.<br />
ma il vero COLLASSO sarà energetico-ambientale e arriverà nei prossimi due o tre decenni.<br />
pare.<br />
allora saranno cazzi per tutti, se nessuno sarà stato capace, nel frattempo, di inventarsi una nuova sinistra mondiale.<br />
le cose quando non vanno bene non possono essere lasciate nelle mani dei padroni, perché il capitale è capace di gestire soltanto lo sviluppo, non il suo contrario.</p>
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		<title>
		Di: Fiorani		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/18/lo-scrittore-intelligente/#comment-23174</link>

		<dc:creator><![CDATA[Fiorani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2006 15:14:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Allora siamo in due a sperarlo SEMTEX. 
(Spero non ci tocchino i Pannoloni per Adulti Depend.)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Allora siamo in due a sperarlo SEMTEX.<br />
(Spero non ci tocchino i Pannoloni per Adulti Depend.)</p>
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		<item>
		<title>
		Di: Semtex		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/18/lo-scrittore-intelligente/#comment-23173</link>

		<dc:creator><![CDATA[Semtex]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2006 14:47:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[FIORANI.. io credo nelle magnifiche sorti e progressive. Per quando toccheranno a me, i pannoloni, spero abbiano inventato di meglio (Da Wallace ai pannoloni... credo che Wallace stesso non potrebbe chiedere di meglio!)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>FIORANI.. io credo nelle magnifiche sorti e progressive. Per quando toccheranno a me, i pannoloni, spero abbiano inventato di meglio (Da Wallace ai pannoloni&#8230; credo che Wallace stesso non potrebbe chiedere di meglio!)</p>
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