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	Commenti a: La rimozione del problema della lingua: ovvero del conformismo, che qualcuno preferisce chiamare restaurazione	</title>
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		Di: Antonio S. E.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Antonio S. E.]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 May 2006 07:56:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ho letto delle considerazioni relative alla presunta lingua &quot;standard&quot;, colloquiale, quotidiana e, in quanto tale, conservativa di Ascanio Celestini, di contro allo sperimentalismo gaddiano. Personalmente non amo Gadda: a leggere le sue pagine mi viene sempre da pensare a Peter Brook che ai suoi attori diceva &quot;NON TI CREDO&quot;, ogni qual volta risultassero poco credibili, per l&#039;appunto. Come se si trattasse di una scrittura che aspira di per sè a farsi letteratura, svincolata a tal punto da una precisa referenzialità che i romanzi gaddiani sono tutti incompleti: non era necessario raccontare, ma scrivere per Carlo Emilio. Come se alla base del suo lavoro ci fossero istanze individuali (scomodiamo pure Freud, per carità...) piuttosto che esigenze comunicative. Ed a me non interessa la letteratura che trasfigura e nobilita la vita, ma la vita che si fa letteratura. Mi sembra molto più interessante, tanto più lo è oggi che viviamo tempi bui e meschini. Detto questo, torniamo a Celestini: mi chiedo come si posse definire il suo eloquio come colloquiale e neutro, senza rendersi conto del lavoro che l&#039;attore opera sul materiale linguistico che utilizza: calchi del parlato, gergalismi, localismi e dialettismi, ma anche forme desuete e (pertanto &quot;ricercate&quot;) che traspongono in termini sonori quel mondo anni &#039;50 che Celestini rievoca in scena. Senza dimenticare (e questo è l&#039;aspetto più desolante delle considerazioni che mi sono trovato a leggere sopra...) che si tratta di un attore e qundi la sua lingua deve necessariamente essere pensata per la scena, fatta cioè di sudore-calore-colore-fiato-sangue: non è una lingua pensata per essere letta, ma detta ed ascoltata. Mi permetto a questo riguardo di rimandare ad alcuni volumi critici che credo possano aiutare la comprensione di una artista straordinario come Celestini:
- Gerardo Guccini (a cura di), &quot;La bottega dei narratori&quot;, Audino, Roma, 2005 (con una sezione su Celestini);
- Simone Soriani (a cura di), &quot;Cicoria. Del teatro di Ascanio Celestini e di Gaetano Ventriglia&quot;, Titivillus, Corazzano - Pisa, 2006 (con il testo dello spettacolo scritto da Celestini &quot;Cicoria. In fondo al mondo, Pasolini&quot; ed alcuni saggi sull&#039;attore romano scritti da Gerardo Guccini, Concetta D&#039;Angeli, Antonio Audino, ecc.);
- Ascanio Celestini, &quot;Radio Clandestina&quot;, Donzelli, Roma, 2005 (con un saggio di Sandro Portelli proprio sulla lingua dell&#039;attore).
Buona lettura e... meditate gente, meditate!
A. S. E.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto delle considerazioni relative alla presunta lingua &#8220;standard&#8221;, colloquiale, quotidiana e, in quanto tale, conservativa di Ascanio Celestini, di contro allo sperimentalismo gaddiano. Personalmente non amo Gadda: a leggere le sue pagine mi viene sempre da pensare a Peter Brook che ai suoi attori diceva &#8220;NON TI CREDO&#8221;, ogni qual volta risultassero poco credibili, per l&#8217;appunto. Come se si trattasse di una scrittura che aspira di per sè a farsi letteratura, svincolata a tal punto da una precisa referenzialità che i romanzi gaddiani sono tutti incompleti: non era necessario raccontare, ma scrivere per Carlo Emilio. Come se alla base del suo lavoro ci fossero istanze individuali (scomodiamo pure Freud, per carità&#8230;) piuttosto che esigenze comunicative. Ed a me non interessa la letteratura che trasfigura e nobilita la vita, ma la vita che si fa letteratura. Mi sembra molto più interessante, tanto più lo è oggi che viviamo tempi bui e meschini. Detto questo, torniamo a Celestini: mi chiedo come si posse definire il suo eloquio come colloquiale e neutro, senza rendersi conto del lavoro che l&#8217;attore opera sul materiale linguistico che utilizza: calchi del parlato, gergalismi, localismi e dialettismi, ma anche forme desuete e (pertanto &#8220;ricercate&#8221;) che traspongono in termini sonori quel mondo anni &#8217;50 che Celestini rievoca in scena. Senza dimenticare (e questo è l&#8217;aspetto più desolante delle considerazioni che mi sono trovato a leggere sopra&#8230;) che si tratta di un attore e qundi la sua lingua deve necessariamente essere pensata per la scena, fatta cioè di sudore-calore-colore-fiato-sangue: non è una lingua pensata per essere letta, ma detta ed ascoltata. Mi permetto a questo riguardo di rimandare ad alcuni volumi critici che credo possano aiutare la comprensione di una artista straordinario come Celestini:<br />
&#8211; Gerardo Guccini (a cura di), &#8220;La bottega dei narratori&#8221;, Audino, Roma, 2005 (con una sezione su Celestini);<br />
&#8211; Simone Soriani (a cura di), &#8220;Cicoria. Del teatro di Ascanio Celestini e di Gaetano Ventriglia&#8221;, Titivillus, Corazzano &#8211; Pisa, 2006 (con il testo dello spettacolo scritto da Celestini &#8220;Cicoria. In fondo al mondo, Pasolini&#8221; ed alcuni saggi sull&#8217;attore romano scritti da Gerardo Guccini, Concetta D&#8217;Angeli, Antonio Audino, ecc.);<br />
&#8211; Ascanio Celestini, &#8220;Radio Clandestina&#8221;, Donzelli, Roma, 2005 (con un saggio di Sandro Portelli proprio sulla lingua dell&#8217;attore).<br />
Buona lettura e&#8230; meditate gente, meditate!<br />
A. S. E.</p>
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		<title>
		Di: sergio garufi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sergio garufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 10:22:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Riporto qui l&#039;intervento fatto in Lipperatura su Baricco/Citati:

Ho l&#039;impressione che lo scontro fra Citati e Baricco sia stato determinato da uno &quot;sconfinamento&quot;; per usare un lessico geografico ora tanto di moda in ambito critico-letterario. Due universi asintotici, che s&#039;ignoravano o fingevano d&#039;ignorarsi, sono venuti improvvisamente a contatto. Citati non è uno stroncatore. Sui libri che non ama in genere tace, e questa abitudine diventa regola ferrea se l&#039;autore in questione è commerciale e nazionalpopolare. Cos&#039;è, allora, che ha spinto il gran mandarino, il pontefice massimo delle lettere italiane, a sentirsi in dovere di occuparsene? Perché solo ora, dopo che Baricco ha scritto una marea, un oceanomare di libri? E perché in quel modo stringato e sprezzante, inserendolo in un elenco di brutture al solo scopo di contaminarlo; come insegnava Borges ne &quot;L&#039;arte di ingiuriare&quot;? Perché Baricco ha &quot;sconfinato&quot;, appunto, è entrato nel territorio esclusivo di Citati. Se si fosse limitato a scrivere i suoi romanzi tutto sarebbe proseguito come se nulla fosse; entrambi a scrivere sullo stesso giornale fingendo di non conoscersi. Invece Baricco ha osato scrivere su &quot;L&#039;Iliade&quot;; e Citati, coi suoi bei saggi omerici della prestigiosa Fondazione Valla, ha sentito questa &quot;incursione&quot; come un affronto terribile, un&#039;invasione di campo; e ha reagito nell&#039;unico modo che il suo rango gli consentiva, ossia con una distratta e sprezzante menzione (o minzione). Già in passato aveva fatto una cosa simile con Erri De Luca, colpevole di essersi occupato di interpretazioni di sacre scritture.  Argomentare la stroncatura, smontare e illustrare i meccanismi di quella prosa truffaldina, di quella retorica &quot;ad animos permovendos&quot;, è compito che spetta a un critico giovane e militante, che ancora ingenuamente confida nella vocazione didattico-pedagogica delle recensioni (perché educare il gusto la critica lo fa, ma con tempi lunghi e salti generazionali, nel senso che i nipoti dei lettori odierni di Baricco studieranno nei testi scolastici i libri di Houellebecq e Coetzee e non &quot;Castelli di rabbia&quot;). Difatti, e proprio su &quot;L&#039;Iliade&quot;, ci provò Cortellessa su &quot;Alias&quot; non molto tempo fa. Baricco finge di non sapere che quelle argomentazioni che chiede a gran voce sono già state espresse in dettaglio perché sa che i suoi lettori, o perlomeno la stragrande maggioranza di essi, non legge &quot;Alias&quot;, e probabilmente non sa neppure che esiste. Allo stesso modo, chi legge i volumi della Fondazione Valla non legge i libri di Baricco. Ma lo sdegno di quest&#039;ultimo è falso anche perché Baricco ha letto Manganelli, e quindi è consapevole del fatto che un lettore di professione è in primo luogo chi sa quali libri non leggere. E&#039; colui che sa dire, come scrisse Scheiwiller, &quot;non l&#039;ho letto e non mi piace&quot;. Il gusto è fatto da mille disgusti. Si affina e si definisce con un processo di selezione. E tanto più è affinato quanto più si affiderà nel proprio giudizio alla identificazione di sintomi rivelatori; come una frase in quarta di copertina o un incipit. Alfieri scagliò dalla finestra &quot;Il Galateo&quot; di Monsignor Della Casa perché iniziava con la parola &quot;conciosiacosache&quot;, sostenendo che un libro con questo avvio non meritava di esser letto. Citati si è limitato a menzionare i sintomi di una patologia, Cortellessa su &quot;Alias&quot; e Ferroni su &quot;Il Giudizio universale&quot; ne hanno illustrato l&#039;eziologia. Ma presumere che con la semplice diagnosi di una malattia si ottenga subito la cura equivale a credere che la denuncia di uno stato di asservimento conduca di per sé alla libertà.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riporto qui l&#8217;intervento fatto in Lipperatura su Baricco/Citati:</p>
<p>Ho l&#8217;impressione che lo scontro fra Citati e Baricco sia stato determinato da uno &#8220;sconfinamento&#8221;; per usare un lessico geografico ora tanto di moda in ambito critico-letterario. Due universi asintotici, che s&#8217;ignoravano o fingevano d&#8217;ignorarsi, sono venuti improvvisamente a contatto. Citati non è uno stroncatore. Sui libri che non ama in genere tace, e questa abitudine diventa regola ferrea se l&#8217;autore in questione è commerciale e nazionalpopolare. Cos&#8217;è, allora, che ha spinto il gran mandarino, il pontefice massimo delle lettere italiane, a sentirsi in dovere di occuparsene? Perché solo ora, dopo che Baricco ha scritto una marea, un oceanomare di libri? E perché in quel modo stringato e sprezzante, inserendolo in un elenco di brutture al solo scopo di contaminarlo; come insegnava Borges ne &#8220;L&#8217;arte di ingiuriare&#8221;? Perché Baricco ha &#8220;sconfinato&#8221;, appunto, è entrato nel territorio esclusivo di Citati. Se si fosse limitato a scrivere i suoi romanzi tutto sarebbe proseguito come se nulla fosse; entrambi a scrivere sullo stesso giornale fingendo di non conoscersi. Invece Baricco ha osato scrivere su &#8220;L&#8217;Iliade&#8221;; e Citati, coi suoi bei saggi omerici della prestigiosa Fondazione Valla, ha sentito questa &#8220;incursione&#8221; come un affronto terribile, un&#8217;invasione di campo; e ha reagito nell&#8217;unico modo che il suo rango gli consentiva, ossia con una distratta e sprezzante menzione (o minzione). Già in passato aveva fatto una cosa simile con Erri De Luca, colpevole di essersi occupato di interpretazioni di sacre scritture.  Argomentare la stroncatura, smontare e illustrare i meccanismi di quella prosa truffaldina, di quella retorica &#8220;ad animos permovendos&#8221;, è compito che spetta a un critico giovane e militante, che ancora ingenuamente confida nella vocazione didattico-pedagogica delle recensioni (perché educare il gusto la critica lo fa, ma con tempi lunghi e salti generazionali, nel senso che i nipoti dei lettori odierni di Baricco studieranno nei testi scolastici i libri di Houellebecq e Coetzee e non &#8220;Castelli di rabbia&#8221;). Difatti, e proprio su &#8220;L&#8217;Iliade&#8221;, ci provò Cortellessa su &#8220;Alias&#8221; non molto tempo fa. Baricco finge di non sapere che quelle argomentazioni che chiede a gran voce sono già state espresse in dettaglio perché sa che i suoi lettori, o perlomeno la stragrande maggioranza di essi, non legge &#8220;Alias&#8221;, e probabilmente non sa neppure che esiste. Allo stesso modo, chi legge i volumi della Fondazione Valla non legge i libri di Baricco. Ma lo sdegno di quest&#8217;ultimo è falso anche perché Baricco ha letto Manganelli, e quindi è consapevole del fatto che un lettore di professione è in primo luogo chi sa quali libri non leggere. E&#8217; colui che sa dire, come scrisse Scheiwiller, &#8220;non l&#8217;ho letto e non mi piace&#8221;. Il gusto è fatto da mille disgusti. Si affina e si definisce con un processo di selezione. E tanto più è affinato quanto più si affiderà nel proprio giudizio alla identificazione di sintomi rivelatori; come una frase in quarta di copertina o un incipit. Alfieri scagliò dalla finestra &#8220;Il Galateo&#8221; di Monsignor Della Casa perché iniziava con la parola &#8220;conciosiacosache&#8221;, sostenendo che un libro con questo avvio non meritava di esser letto. Citati si è limitato a menzionare i sintomi di una patologia, Cortellessa su &#8220;Alias&#8221; e Ferroni su &#8220;Il Giudizio universale&#8221; ne hanno illustrato l&#8217;eziologia. Ma presumere che con la semplice diagnosi di una malattia si ottenga subito la cura equivale a credere che la denuncia di uno stato di asservimento conduca di per sé alla libertà.</p>
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		<title>
		Di: sergio garufi		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[sergio garufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 09:52:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Non parlavo di te e di Baricco (ho espresso il mio pensiero sulla questione in lipperatura), parlavo di Sartori (&quot;gran parte dei testi che vedo in giro mi fanno ululare, da quanto sono intrisi di conformismo&quot;) e della sua comicità involontaria.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non parlavo di te e di Baricco (ho espresso il mio pensiero sulla questione in lipperatura), parlavo di Sartori (&#8220;gran parte dei testi che vedo in giro mi fanno ululare, da quanto sono intrisi di conformismo&#8221;) e della sua comicità involontaria.</p>
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		Di: temperanza		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 09:36:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Evviva i refusi, scusatemi, ma perdo sempre gli occhiali e sono miope e batto con due dita.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Evviva i refusi, scusatemi, ma perdo sempre gli occhiali e sono miope e batto con due dita.</p>
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		<title>
		Di: temperanza		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 09:35:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bicipiti morali, @Garufi?
Non mi sembra di avere mostrato i bicipiti. Qando uno è curioso e io lo sono, i bicipiti si sgonfiano subito, al massimo restano le analisi o nel caso peggiore le battute e quelle, lo ammetto, le faccio, e anche con gusto.
Baricco è un fenomeno di cultura e come i fenomeni di natura uno sta lì e li osserva, e al massimo dice czz, grandina!

@Simonetta

Stefano Zangrando, Il libro di Egon, Greco &#038; Greco, Milano, 2005

Visto che non ho mai visto in vita mia Stefano Zangrando che ho conosciuto qui su NI e che cntinuo a conoscere virtualmente, penso di potermi permettere di dire il suo libro per me è stata una bellissima sorpresa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bicipiti morali, @Garufi?<br />
Non mi sembra di avere mostrato i bicipiti. Qando uno è curioso e io lo sono, i bicipiti si sgonfiano subito, al massimo restano le analisi o nel caso peggiore le battute e quelle, lo ammetto, le faccio, e anche con gusto.<br />
Baricco è un fenomeno di cultura e come i fenomeni di natura uno sta lì e li osserva, e al massimo dice czz, grandina!</p>
<p>@Simonetta</p>
<p>Stefano Zangrando, Il libro di Egon, Greco &amp; Greco, Milano, 2005</p>
<p>Visto che non ho mai visto in vita mia Stefano Zangrando che ho conosciuto qui su NI e che cntinuo a conoscere virtualmente, penso di potermi permettere di dire il suo libro per me è stata una bellissima sorpresa.</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: Simonetta G.		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simonetta G.]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 08:11:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[... arrivo trafelata solo adesso. Ho letto tutti i commenti dopo essere incappata, stanotte, nell&#039;articolo di Baricco.
Due cose: 
Chi puo&#039; spiegarmi perchè l&#039;incazzatura di Baricco fa incazzare? e fa incazzare... chi?
 e
qual&#039;è il titolo del libro di Stefano?
grazie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; arrivo trafelata solo adesso. Ho letto tutti i commenti dopo essere incappata, stanotte, nell&#8217;articolo di Baricco.<br />
Due cose:<br />
Chi puo&#8217; spiegarmi perchè l&#8217;incazzatura di Baricco fa incazzare? e fa incazzare&#8230; chi?<br />
 e<br />
qual&#8217;è il titolo del libro di Stefano?<br />
grazie</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luciano freud		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[luciano freud]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 08:01:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[no, dico, baricco? questo si lamenta de che? che feroni e citati l&#039;hanno citato de straforo e male? quello è n&#039; cinico de niente! ha preso la palla al balzo per farsi uno spottone incredibile su repubblica (lui puote) e ora venderà un fottio di copie in più, potete giurarci. in ogni caso, ha mosso le acque alla sua promozione libraria.
ora, questo è un uomo di marketing; ha capito che per vendere, in certi casi, si passa per l&#039;attacco ai critici; citati e ferroni sono vecchi, e il primo non fa critica militante da decenni, che cazzo ne dovrebbe sapere di lui? non legge un contemporaneo da quando Saviane esordiva, per dire. quindi è chiaro che l&#039;attacco è pretestuoso. svegliatevi!

ps.: grande garufi!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>no, dico, baricco? questo si lamenta de che? che feroni e citati l&#8217;hanno citato de straforo e male? quello è n&#8217; cinico de niente! ha preso la palla al balzo per farsi uno spottone incredibile su repubblica (lui puote) e ora venderà un fottio di copie in più, potete giurarci. in ogni caso, ha mosso le acque alla sua promozione libraria.<br />
ora, questo è un uomo di marketing; ha capito che per vendere, in certi casi, si passa per l&#8217;attacco ai critici; citati e ferroni sono vecchi, e il primo non fa critica militante da decenni, che cazzo ne dovrebbe sapere di lui? non legge un contemporaneo da quando Saviane esordiva, per dire. quindi è chiaro che l&#8217;attacco è pretestuoso. svegliatevi!</p>
<p>ps.: grande garufi!</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: sergio garufi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23905</link>

		<dc:creator><![CDATA[sergio garufi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Mar 2006 02:24:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Forse varrebbe la pena, dopo questa impressionante esibizione di bicipiti morali, di rileggere le pagine illuminanti di Manganelli a difesa del conformismo in letteratura (contenute nel &quot;Lunario dell&#039;orfano sannita&quot;), e come solenne presa per il culo di chi (l&#039;anticonformista) presume di &quot;vivere in una condizione di perenne verginità feconda, in mezzo a pensieri tutti nuovi e suoi, aspramente meditati e sofferti&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Forse varrebbe la pena, dopo questa impressionante esibizione di bicipiti morali, di rileggere le pagine illuminanti di Manganelli a difesa del conformismo in letteratura (contenute nel &#8220;Lunario dell&#8217;orfano sannita&#8221;), e come solenne presa per il culo di chi (l&#8217;anticonformista) presume di &#8220;vivere in una condizione di perenne verginità feconda, in mezzo a pensieri tutti nuovi e suoi, aspramente meditati e sofferti&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: gabriella fuschini		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23904</link>

		<dc:creator><![CDATA[gabriella fuschini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2006 23:47:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[The Truman show.
Bello questo scambio tra Stefano e Temperanza, mi ha fatto riflettere molto perché sono stata una lettrice accanita di Baricco per anni, quando leggevo solo classici, un po&#039; di poesia e saggi inerenti il mio lavoro. L&#039;unico scrittore italiano era Baricco. Poi ho cominciato a leggere molta letteratura contemporanea, sono diventata più attenta come lettrice e Baricco è svaporato con il suo Senza sangue... mi ritrovo pienamente nelle parole di Temperanza sull&#039;inautentico, improvvisamente mi è sembrato tutto finto. A volte il leggere i commenti in modo silenzioso offre notevoli riflessioni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>The Truman show.<br />
Bello questo scambio tra Stefano e Temperanza, mi ha fatto riflettere molto perché sono stata una lettrice accanita di Baricco per anni, quando leggevo solo classici, un po&#8217; di poesia e saggi inerenti il mio lavoro. L&#8217;unico scrittore italiano era Baricco. Poi ho cominciato a leggere molta letteratura contemporanea, sono diventata più attenta come lettrice e Baricco è svaporato con il suo Senza sangue&#8230; mi ritrovo pienamente nelle parole di Temperanza sull&#8217;inautentico, improvvisamente mi è sembrato tutto finto. A volte il leggere i commenti in modo silenzioso offre notevoli riflessioni.</p>
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		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/02/24/la-rimozione-del-problema-della-lingua-ovvero-del-conformismo-che-qualcuno-preferisce-chiamare-restaurazione/#comment-23903</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Mar 2006 22:49:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Caro Stefano, 
sarò schematica, un po&#039; per chiarezza, e un po&#039; per la fretta, ma come sempre lunga:–)

Baricco non riconosce che le sue opere non sono destinate a durare,  riprende solo le parole dei mandarini, degli intellettuali sofisticati che non se lo filano (sofisticati poi… visibili direi, quelli che tutti conoscono, quelli della carta stampata che insieme alla televisione rappresenta tutto ciò che è e fuori di loro nulla è). 
Baricco spera, come tutti, che i suoi libri durino, non lo dice, ma lo spera. E pensa che  almeno un po&#039; dureranno, almeno un po&#039; più delle previsioni dei mandarini, e certamente più dei mandarini stessi, perché lui  E&#039; IL NUOVO, mentre &quot;loro&quot; sono il vecchio che non sa aprire gli occhi e vedere. 
Baricco crede nel proprio valore e pensa che la sua opera sia più che degna, come tutti. 
Quella di esibire il suo conto in banca è la sua SINCERA rivalsa, perché conto in banca vuol dire lettori e lui dice a Citati, ma tu dai del cretino a centinaia di migliaia di brave persone, con che diritto?

La cosa interessante, ai miei occhi è che Baricco CI SOFFRE DAVVERO, e contemporaneamente non gliene può importar di meno. E questa, mi sono convinta, è la chiave del suo successo.

Io non ho comprato la Tamaro, ai tempi, e neppure Eco, ma alla milionesima copia sono scesa dal mio scranno e mi sono chiesta cosa mi era sfuggito del mondo e con la noia nel cuore  li ho presi in edizione tascabile. E qualcosa  ho capito.

Il vero inghippo, a mio avviso, è che Baricco non è affatto fasullo come tu sembri credere, o meglio, lo è in parte, ma questa parte di fasullo si mescola al vero. E del resto non si potrebbe sostenere cinicamente quel genere di finzione per anni senza stufarsi, prima o poi, bisogna anche crederci. E io sono convinta che quella parte di lui che ci crede passi ai suoi lettori e li aiuti a credere in lui.

Baricco vuole sembrare autentico come persona,  ma come scrittore proclama l&#039;avvento (ormai avvenuto) dell&#039;inautentico. Questo è l&#039;inghippo.

Come si chiama  quel film molto intelligente sul quel tizio che vive in un mondo fasullo sempre sotto l&#039;occhio della telecamera? I titoli sono la mia dannazione, ma hai capito quale intendo. Bene, se ti ricordi, alla fine il regista, quando il suo pupillo vuole lasciare la bolla, PIANGE. E quando il ragazzo esce dalla porta nel muro tutti quelli che lo avevano seguito urlano di gioia, e tre secondi dopo cambiano canale. Vere lacrime, vera gioia, vere passioni, per un nano secondo. Ma è quel nano secondo di autentico che tiene in piedi la baracca dell&#039;inautentico.

Adesso però non venirmi a dire che credi che io ami baricco, altrimenti vengo a BZ e regoliamo di persona;–)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Stefano,<br />
sarò schematica, un po&#8217; per chiarezza, e un po&#8217; per la fretta, ma come sempre lunga:–)</p>
<p>Baricco non riconosce che le sue opere non sono destinate a durare,  riprende solo le parole dei mandarini, degli intellettuali sofisticati che non se lo filano (sofisticati poi… visibili direi, quelli che tutti conoscono, quelli della carta stampata che insieme alla televisione rappresenta tutto ciò che è e fuori di loro nulla è).<br />
Baricco spera, come tutti, che i suoi libri durino, non lo dice, ma lo spera. E pensa che  almeno un po&#8217; dureranno, almeno un po&#8217; più delle previsioni dei mandarini, e certamente più dei mandarini stessi, perché lui  E&#8217; IL NUOVO, mentre &#8220;loro&#8221; sono il vecchio che non sa aprire gli occhi e vedere.<br />
Baricco crede nel proprio valore e pensa che la sua opera sia più che degna, come tutti.<br />
Quella di esibire il suo conto in banca è la sua SINCERA rivalsa, perché conto in banca vuol dire lettori e lui dice a Citati, ma tu dai del cretino a centinaia di migliaia di brave persone, con che diritto?</p>
<p>La cosa interessante, ai miei occhi è che Baricco CI SOFFRE DAVVERO, e contemporaneamente non gliene può importar di meno. E questa, mi sono convinta, è la chiave del suo successo.</p>
<p>Io non ho comprato la Tamaro, ai tempi, e neppure Eco, ma alla milionesima copia sono scesa dal mio scranno e mi sono chiesta cosa mi era sfuggito del mondo e con la noia nel cuore  li ho presi in edizione tascabile. E qualcosa  ho capito.</p>
<p>Il vero inghippo, a mio avviso, è che Baricco non è affatto fasullo come tu sembri credere, o meglio, lo è in parte, ma questa parte di fasullo si mescola al vero. E del resto non si potrebbe sostenere cinicamente quel genere di finzione per anni senza stufarsi, prima o poi, bisogna anche crederci. E io sono convinta che quella parte di lui che ci crede passi ai suoi lettori e li aiuti a credere in lui.</p>
<p>Baricco vuole sembrare autentico come persona,  ma come scrittore proclama l&#8217;avvento (ormai avvenuto) dell&#8217;inautentico. Questo è l&#8217;inghippo.</p>
<p>Come si chiama  quel film molto intelligente sul quel tizio che vive in un mondo fasullo sempre sotto l&#8217;occhio della telecamera? I titoli sono la mia dannazione, ma hai capito quale intendo. Bene, se ti ricordi, alla fine il regista, quando il suo pupillo vuole lasciare la bolla, PIANGE. E quando il ragazzo esce dalla porta nel muro tutti quelli che lo avevano seguito urlano di gioia, e tre secondi dopo cambiano canale. Vere lacrime, vera gioia, vere passioni, per un nano secondo. Ma è quel nano secondo di autentico che tiene in piedi la baracca dell&#8217;inautentico.</p>
<p>Adesso però non venirmi a dire che credi che io ami baricco, altrimenti vengo a BZ e regoliamo di persona;–)</p>
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