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	Commenti a: La realtà è uno tsunami. Le sfide della non-fiction e gli scrittori marketting	</title>
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		<title>
		Di: temperanza		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2006 21:12:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie</p>
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		<title>
		Di: b.georg		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[b.georg]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2006 15:16:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[il sistema di commenti ce l&#039;ha con me, probabilmente a ragione...
riproviamo:

un consiglio è difficile perché entrano in campo fattori di gusto. 
a mio parere basta il primo - secondo alcuni ostico - racconto della raccolta Oblio per rendersi conto che l&#039;impressione &quot;questo è il solito brillantone che scrive in modo simpatico ma ingenuo, irriflesso, un giovanotto rampante come tanti&quot; è lontana dal vero, anche al di là delle formule, dei tic, dei birignao calcolati o al contrario dei tortuosissimi giri di frase che ci si trovano dentro (e della conversazione implicita e sotterranea che intrattiene con le formule estetiche del romanzo americano). 

Come ho detto questo giudizio vale per me in sede critica, ma anche quando confermato non impegna ovviamente nessuno in sede di gusto o tantomeno di ideologia estetica (per dire, i fan del romanzo realista americano contemporaneo storcono il naso - e hanno tutto il diritto di farlo - con wallace esattamente come con il postmodernismo precedente, anche se come è noto w. è estreamente critico sulla deriva metaletteraria dei vari barth e compagnia, e quasi propugna una &quot;terza via&quot; che i beninformati - loro sì un po&#039; fatui - si sono già affrettati a chiamare letteratura post-postmodernista)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>il sistema di commenti ce l&#8217;ha con me, probabilmente a ragione&#8230;<br />
riproviamo:</p>
<p>un consiglio è difficile perché entrano in campo fattori di gusto.<br />
a mio parere basta il primo &#8211; secondo alcuni ostico &#8211; racconto della raccolta Oblio per rendersi conto che l&#8217;impressione &#8220;questo è il solito brillantone che scrive in modo simpatico ma ingenuo, irriflesso, un giovanotto rampante come tanti&#8221; è lontana dal vero, anche al di là delle formule, dei tic, dei birignao calcolati o al contrario dei tortuosissimi giri di frase che ci si trovano dentro (e della conversazione implicita e sotterranea che intrattiene con le formule estetiche del romanzo americano). </p>
<p>Come ho detto questo giudizio vale per me in sede critica, ma anche quando confermato non impegna ovviamente nessuno in sede di gusto o tantomeno di ideologia estetica (per dire, i fan del romanzo realista americano contemporaneo storcono il naso &#8211; e hanno tutto il diritto di farlo &#8211; con wallace esattamente come con il postmodernismo precedente, anche se come è noto w. è estreamente critico sulla deriva metaletteraria dei vari barth e compagnia, e quasi propugna una &#8220;terza via&#8221; che i beninformati &#8211; loro sì un po&#8217; fatui &#8211; si sono già affrettati a chiamare letteratura post-postmodernista)</p>
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		<title>
		Di: b.georg		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/12/la-realta-e-uno-tsunami-le-sfide-della-non-fiction-e-gli-scrittori-marketting/#comment-25237</link>

		<dc:creator><![CDATA[b.georg]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2006 12:16:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[un consiglio è difficile perché entrano in campo fattori di gusto. 
a mio parere basta il primo - secondo alcuni ostico - racconto della raccolta Oblio per rendersi conto che l&#039;impressione &quot;questo è il solito brillantone che scrive in modo simpatico ma ingenuo, irriflesso, un giovanotto rampante come tanti&quot; è assai lontana dal vero, anche al di là delle formule, dei tic, dei birignao calcolati o al contrario dei tortuosissimi giri di frase che ci si trovano dentro (e della conversazione implicita e sotterranea che intrattiene con le formule estetiche del romanzo americano). 

Come ho detto questo giudizio vale per me in sede critica, ma anche quando confermato non impegna ovviamente nessuno in sede di gusto o di ideologia estetica (per dire, i fan del romanzo realista americano contemporaneo storcono il naso - e hanno tutto il diritto di farlo - con wallace esattamente come con il postmodernismo precedente, anche se come è noto w. è estreamente critico sulla deriva metaletteraria dei vari barth e compagnia, e quasi propugna una &quot;terza via&quot; che i beninformati - e loro sì un po&#039; fatui - si sono già affrettati a chiamare post-postmodernismo)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>un consiglio è difficile perché entrano in campo fattori di gusto.<br />
a mio parere basta il primo &#8211; secondo alcuni ostico &#8211; racconto della raccolta Oblio per rendersi conto che l&#8217;impressione &#8220;questo è il solito brillantone che scrive in modo simpatico ma ingenuo, irriflesso, un giovanotto rampante come tanti&#8221; è assai lontana dal vero, anche al di là delle formule, dei tic, dei birignao calcolati o al contrario dei tortuosissimi giri di frase che ci si trovano dentro (e della conversazione implicita e sotterranea che intrattiene con le formule estetiche del romanzo americano). </p>
<p>Come ho detto questo giudizio vale per me in sede critica, ma anche quando confermato non impegna ovviamente nessuno in sede di gusto o di ideologia estetica (per dire, i fan del romanzo realista americano contemporaneo storcono il naso &#8211; e hanno tutto il diritto di farlo &#8211; con wallace esattamente come con il postmodernismo precedente, anche se come è noto w. è estreamente critico sulla deriva metaletteraria dei vari barth e compagnia, e quasi propugna una &#8220;terza via&#8221; che i beninformati &#8211; e loro sì un po&#8217; fatui &#8211; si sono già affrettati a chiamare post-postmodernismo)</p>
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		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/12/la-realta-e-uno-tsunami-le-sfide-della-non-fiction-e-gli-scrittori-marketting/#comment-25234</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2006 12:01:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scusami @B.Georg

questo tuo intervento così motivato mi ha convinto. Non ero piccata, ero infastidita, ma ritiro tutto e se tu vuoi facciamo pace, anzi, dammi un titolo, lo leggerò, ma dammi però il migliore perché come vedi i DUE che ho letto non mi sono piaciuti.
Ciao
Temp]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scusami @B.Georg</p>
<p>questo tuo intervento così motivato mi ha convinto. Non ero piccata, ero infastidita, ma ritiro tutto e se tu vuoi facciamo pace, anzi, dammi un titolo, lo leggerò, ma dammi però il migliore perché come vedi i DUE che ho letto non mi sono piaciuti.<br />
Ciao<br />
Temp</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: b.georg		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/12/la-realta-e-uno-tsunami-le-sfide-della-non-fiction-e-gli-scrittori-marketting/#comment-25205</link>

		<dc:creator><![CDATA[b.georg]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Mar 2006 08:50:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[mi scuso per le virgolette, che intendevo rivolte alla mia espressione, non al fatto che fosse una citazione altrui (l&#039;equivoco nasce della frettolosità della mia esposizione, senza dubbio): si trattava semmai di una libera interpretazione del tuo intervento dalle parole &quot;C’è, in certa letteratura americana, e soprattutto nel modo in cui viene proposta&quot; fino alle parole &quot;Sarà una noia mortale.&quot; (molto libera nel virgolettato dunque, ma penso corretta nel senso, almeno questo è quello che io ne ho dedotto). 
Anche il resto della tua replica è diretta alle forme: evidentemente mi spiace di aver scritto in fretta o non aver usato vocaboli di tuo gradimento, anche se non mi pareva di aver usato toni che giustficassero la tua risposta piccata. 
Il contenuto invece voleva semplicemente essere questo: fermo restando il gusto di ognuno e il diritto di non farsi piacere chiunque, è a mio parere effetto di una svista critica o di una leggerezza (supponevo legata alla scarsa conoscenza, che invece tu smentisci) intendere il lavoro di quell&#039;autore come mero esercizio di professionismo nel mercato editoriale magari un po&#039; &quot;modaiolo&quot;, tutto &quot;furbizia, talento e simpatia&quot; (ndr.: le espressioni tra virgolette precedenti sono mie, e costituiscono una libera interpretazione, di cui sono il solo responsabile, della tua posizione per come io l&#039;ho interpretata, non impegnando quindi necessariamente le tue idee sulle quali conservi senza dubbio tutti i diritti di interpretazione corretta). 

E a mio parere è un&#039;interpretazione inesatta proprio per via del rapporto strettissimo e tuttavia conflittuale di w. con la linea del postmodernismo americano (che indubbiamente sta tornando un po&#039; di moda in italia, ma solo dopo decenni di oblio). Non dubito che il suo primo libro - la scopa del sistema - possa dare un&#039;impressione molto diversa per via del linguaggio utilizzato (decisamente &quot;giovanilistico&quot; nel senso che noi immaginiamo possa essere un linguaggio giovanilistico colto ironico americano, un po&#039; sullo stile del primo romanzo di Eggers per intendersi): questa impressione la diede anche a me e infatti tirai il libro contro il muro a pagina 20 e non fui più capace di riprenderlo in mano - dunque un giudizio di gusto, che non si può negare a nessuno. Mi dovetti ricredere più tardi quando affrontai altri testi, e in quel caso cambiai il mio giudizio perché mi accorsi che l&#039;uso delle forme in wallace è proprio il contrario di quello che avevo supposto (furbo, modaiolo, irriflesso, emulativo) e che semmai è proprio per strati successivi di dissimulazione iperconsapevole che egli opera. Fermo restando che ritengo del tutto legittimo dire, malgrado ciò, &quot;non mi piace&quot;, o anche &quot;non così si dovrebbe narrare&quot;.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>mi scuso per le virgolette, che intendevo rivolte alla mia espressione, non al fatto che fosse una citazione altrui (l&#8217;equivoco nasce della frettolosità della mia esposizione, senza dubbio): si trattava semmai di una libera interpretazione del tuo intervento dalle parole &#8220;C’è, in certa letteratura americana, e soprattutto nel modo in cui viene proposta&#8221; fino alle parole &#8220;Sarà una noia mortale.&#8221; (molto libera nel virgolettato dunque, ma penso corretta nel senso, almeno questo è quello che io ne ho dedotto).<br />
Anche il resto della tua replica è diretta alle forme: evidentemente mi spiace di aver scritto in fretta o non aver usato vocaboli di tuo gradimento, anche se non mi pareva di aver usato toni che giustficassero la tua risposta piccata.<br />
Il contenuto invece voleva semplicemente essere questo: fermo restando il gusto di ognuno e il diritto di non farsi piacere chiunque, è a mio parere effetto di una svista critica o di una leggerezza (supponevo legata alla scarsa conoscenza, che invece tu smentisci) intendere il lavoro di quell&#8217;autore come mero esercizio di professionismo nel mercato editoriale magari un po&#8217; &#8220;modaiolo&#8221;, tutto &#8220;furbizia, talento e simpatia&#8221; (ndr.: le espressioni tra virgolette precedenti sono mie, e costituiscono una libera interpretazione, di cui sono il solo responsabile, della tua posizione per come io l&#8217;ho interpretata, non impegnando quindi necessariamente le tue idee sulle quali conservi senza dubbio tutti i diritti di interpretazione corretta). </p>
<p>E a mio parere è un&#8217;interpretazione inesatta proprio per via del rapporto strettissimo e tuttavia conflittuale di w. con la linea del postmodernismo americano (che indubbiamente sta tornando un po&#8217; di moda in italia, ma solo dopo decenni di oblio). Non dubito che il suo primo libro &#8211; la scopa del sistema &#8211; possa dare un&#8217;impressione molto diversa per via del linguaggio utilizzato (decisamente &#8220;giovanilistico&#8221; nel senso che noi immaginiamo possa essere un linguaggio giovanilistico colto ironico americano, un po&#8217; sullo stile del primo romanzo di Eggers per intendersi): questa impressione la diede anche a me e infatti tirai il libro contro il muro a pagina 20 e non fui più capace di riprenderlo in mano &#8211; dunque un giudizio di gusto, che non si può negare a nessuno. Mi dovetti ricredere più tardi quando affrontai altri testi, e in quel caso cambiai il mio giudizio perché mi accorsi che l&#8217;uso delle forme in wallace è proprio il contrario di quello che avevo supposto (furbo, modaiolo, irriflesso, emulativo) e che semmai è proprio per strati successivi di dissimulazione iperconsapevole che egli opera. Fermo restando che ritengo del tutto legittimo dire, malgrado ciò, &#8220;non mi piace&#8221;, o anche &#8220;non così si dovrebbe narrare&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/12/la-realta-e-uno-tsunami-le-sfide-della-non-fiction-e-gli-scrittori-marketting/#comment-25174</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2006 18:40:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@b.georg

First of all, io non uso mai la parola &quot;pennivendolo&quot;. L&#039;uso di questa parola è  come un confine tra due territori, che di solito non varco.

Secondo, io non giudico mai &quot;di pelle&quot;, non capisco cosa voglia dire &quot;di pelle&quot; quando si tratta di scrittura.

Terzo. Tu dici: &quot;Sulla sensatezza di giudicare un autore dal tono di un’intervista, hanno già detto altri.&quot; 
Visto che ti rivolgi a me ti ripeto che ho letto Brevi interviste con uomini schifosi. Vuoi la prova? A pagina 268 riga 12 dal basso, &quot;Era la battaglia campale della sua vita spirituale, disse,  questo malgrado le circostanze il terrore e l&#039;odio...&quot; Dunque il libro è qui, in carta e colla, e da me letto, nella mia casa. E da qualche parte c&#039;è anche l&#039;altro, quello diciamo così spiritoso. Quanti libri devo leggere di uno scrittore per capire se voglio continuare a leggerlo? Qui c&#039;era l&#039;intervista e ho usato l&#039;intervista, se ci fosse stato un brano avrei usato un brano. Il libro non ho voglia di usarlo, non ho voglia di dedicare troppo del mio tempo a Wallace

Mi fa piacere che ti piaccia, è uno scrittore, mica un mercante d&#039;armi, evidentemente risponde bene alle tue domande e alle tue esigenze. Non  risponde alle mie domande e alle mie esigenze.

Quinto e ultimo, ma per me definitivo per capire chi è il mio interlocutore, e sono un po&#039; seccata,  tu dici: 

*alcuni dei testi contenuti in “brevi interviste” sono tra le cose più lontane che io possa immaginare alla tua definizione di “omologazione mondiale” *

Dove sarebbe la mia definizione di &quot;omologazione mondiale&quot; e per di più tra virgolette? Se metti  le virgolette vuol dire che citi, giusto? dunque io avrei  dato una definizione? e per di più di &quot;omologazione mondiale&quot;?
Ma tu, scusa, come leggi? E se leggi così, cosa mi devo aspettare dai tuoi giudizi su uno scrittore?

Basta, a me piace confrontarmi con persone che la pensano diversamente da me, anzi, non chiedo altro, confrontarmi, però, e in questa striscia di commenti  nessuno mi ha risposto niente di aspramente interessante. Lo avete difeso male, blandamente, potevate far di più.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@b.georg</p>
<p>First of all, io non uso mai la parola &#8220;pennivendolo&#8221;. L&#8217;uso di questa parola è  come un confine tra due territori, che di solito non varco.</p>
<p>Secondo, io non giudico mai &#8220;di pelle&#8221;, non capisco cosa voglia dire &#8220;di pelle&#8221; quando si tratta di scrittura.</p>
<p>Terzo. Tu dici: &#8220;Sulla sensatezza di giudicare un autore dal tono di un’intervista, hanno già detto altri.&#8221;<br />
Visto che ti rivolgi a me ti ripeto che ho letto Brevi interviste con uomini schifosi. Vuoi la prova? A pagina 268 riga 12 dal basso, &#8220;Era la battaglia campale della sua vita spirituale, disse,  questo malgrado le circostanze il terrore e l&#8217;odio&#8230;&#8221; Dunque il libro è qui, in carta e colla, e da me letto, nella mia casa. E da qualche parte c&#8217;è anche l&#8217;altro, quello diciamo così spiritoso. Quanti libri devo leggere di uno scrittore per capire se voglio continuare a leggerlo? Qui c&#8217;era l&#8217;intervista e ho usato l&#8217;intervista, se ci fosse stato un brano avrei usato un brano. Il libro non ho voglia di usarlo, non ho voglia di dedicare troppo del mio tempo a Wallace</p>
<p>Mi fa piacere che ti piaccia, è uno scrittore, mica un mercante d&#8217;armi, evidentemente risponde bene alle tue domande e alle tue esigenze. Non  risponde alle mie domande e alle mie esigenze.</p>
<p>Quinto e ultimo, ma per me definitivo per capire chi è il mio interlocutore, e sono un po&#8217; seccata,  tu dici: </p>
<p>*alcuni dei testi contenuti in “brevi interviste” sono tra le cose più lontane che io possa immaginare alla tua definizione di “omologazione mondiale” *</p>
<p>Dove sarebbe la mia definizione di &#8220;omologazione mondiale&#8221; e per di più tra virgolette? Se metti  le virgolette vuol dire che citi, giusto? dunque io avrei  dato una definizione? e per di più di &#8220;omologazione mondiale&#8221;?<br />
Ma tu, scusa, come leggi? E se leggi così, cosa mi devo aspettare dai tuoi giudizi su uno scrittore?</p>
<p>Basta, a me piace confrontarmi con persone che la pensano diversamente da me, anzi, non chiedo altro, confrontarmi, però, e in questa striscia di commenti  nessuno mi ha risposto niente di aspramente interessante. Lo avete difeso male, blandamente, potevate far di più.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: b.georg		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/12/la-realta-e-uno-tsunami-le-sfide-della-non-fiction-e-gli-scrittori-marketting/#comment-25144</link>

		<dc:creator><![CDATA[b.georg]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2006 13:20:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/03/12/la-realta-e-uno-tsunami-le-sfide-della-non-fiction-e-gli-scrittori-marketting/#comment-25144</guid>

					<description><![CDATA[@temperanza: &quot;Dunque io non ho niente contro wallace, purché non me lo facciate passare per un grande scrittore, un tipo veramente in gamba. E’ un professionista del mercato editoriale dotato di talento e di capacità comunicativa. E’ grave? No. Ma io sono abituata meglio.&quot;

è singolare, lo dico perché non è la prima volta che mi capita di notarlo, che wallace susciti reazioni così di pelle (non saprei definirle diversamente, dato che tu stessa ammetti di non conoscerlo) al limite del disprezzo condiscendente che si riserva ai &quot;pennivendoli&quot;.
Anche se a livelli di puro talento (e di approccio alla scrittura) sideralmente diversi, lo stesso accade in europa con houellebecq (ma lì gli elementi ideologici giocano un ruolo maggiore). Mi pare un tema curioso di sociologia della ricezione, no? O di storia del gusto, nel caso di wallace anche del nostro ambiguo rapporto con &quot;l&#039;america&quot;.

alcuni dei testi contenuti in &quot;brevi interviste&quot; sono tra le cose più lontane che io possa immaginare alla tua definizione di &quot;omologazione mondiale&quot; (penso ad esempio alla costruzione del racconto &quot;la persona depressa&quot;, o in Oblio a &quot;caro vecchio neon&quot; o &quot;il canale del dolore&quot;, sempre contenuto in Oblio). 
Spesso anzi in wallace la ricerca &quot;formale&quot; (l&#039;autoreferenzialità metalettaraia, pur sepolta sotto strati e strati di metafore e dissimulazioni) raggiunge livelli che gli hanno causato l&#039;accusa ricorrente di onanismo verbale (mentre l&#039;hanno fatto apprezzare da altri per la sua capacità di fondere narrazione-racconto e consapevolezza piena benché trasfigurata dei problemi estetici, il che giustifica a loro modo di vedere l&#039;apparente onanismo con necessità interne rigidissime).

Sulla sensatezza di giudicare un autore dal tono di un&#039;intervista, hanno già detto altri. La &quot;persona&quot; che scrive è quanto di più irrilevante ci sia per giudicare &quot;lo scrittore&quot; (se poi dobbiamo fidarci di manganelli, tutti i veri scrittori sono esseri ripugnanti. Ma forse scherzava...).
Del resto, chissà quanto doveva apparire civettuolo proust ai suoi contemporanei (e sto solo paragnando le persone, certo non mi permetto di paragonare gli autori)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@temperanza: &#8220;Dunque io non ho niente contro wallace, purché non me lo facciate passare per un grande scrittore, un tipo veramente in gamba. E’ un professionista del mercato editoriale dotato di talento e di capacità comunicativa. E’ grave? No. Ma io sono abituata meglio.&#8221;</p>
<p>è singolare, lo dico perché non è la prima volta che mi capita di notarlo, che wallace susciti reazioni così di pelle (non saprei definirle diversamente, dato che tu stessa ammetti di non conoscerlo) al limite del disprezzo condiscendente che si riserva ai &#8220;pennivendoli&#8221;.<br />
Anche se a livelli di puro talento (e di approccio alla scrittura) sideralmente diversi, lo stesso accade in europa con houellebecq (ma lì gli elementi ideologici giocano un ruolo maggiore). Mi pare un tema curioso di sociologia della ricezione, no? O di storia del gusto, nel caso di wallace anche del nostro ambiguo rapporto con &#8220;l&#8217;america&#8221;.</p>
<p>alcuni dei testi contenuti in &#8220;brevi interviste&#8221; sono tra le cose più lontane che io possa immaginare alla tua definizione di &#8220;omologazione mondiale&#8221; (penso ad esempio alla costruzione del racconto &#8220;la persona depressa&#8221;, o in Oblio a &#8220;caro vecchio neon&#8221; o &#8220;il canale del dolore&#8221;, sempre contenuto in Oblio).<br />
Spesso anzi in wallace la ricerca &#8220;formale&#8221; (l&#8217;autoreferenzialità metalettaraia, pur sepolta sotto strati e strati di metafore e dissimulazioni) raggiunge livelli che gli hanno causato l&#8217;accusa ricorrente di onanismo verbale (mentre l&#8217;hanno fatto apprezzare da altri per la sua capacità di fondere narrazione-racconto e consapevolezza piena benché trasfigurata dei problemi estetici, il che giustifica a loro modo di vedere l&#8217;apparente onanismo con necessità interne rigidissime).</p>
<p>Sulla sensatezza di giudicare un autore dal tono di un&#8217;intervista, hanno già detto altri. La &#8220;persona&#8221; che scrive è quanto di più irrilevante ci sia per giudicare &#8220;lo scrittore&#8221; (se poi dobbiamo fidarci di manganelli, tutti i veri scrittori sono esseri ripugnanti. Ma forse scherzava&#8230;).<br />
Del resto, chissà quanto doveva apparire civettuolo proust ai suoi contemporanei (e sto solo paragnando le persone, certo non mi permetto di paragonare gli autori)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: b.georg		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/12/la-realta-e-uno-tsunami-le-sfide-della-non-fiction-e-gli-scrittori-marketting/#comment-25140</link>

		<dc:creator><![CDATA[b.georg]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2006 12:08:37 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/03/12/la-realta-e-uno-tsunami-le-sfide-della-non-fiction-e-gli-scrittori-marketting/#comment-25140</guid>

					<description><![CDATA[@temperanza: &quot;Dunque io non ho niente contro wallace, purché non me lo facciate passare per un grande scrittore, un tipo veramente in gamba. E’ un professionista del mercato editoriale dotato di talento e di capacità comunicativa. E’ grave? No. Ma io sono abituata meglio.&quot;

è singolare, lo dico perché non è la prima volta ch emi capita di notarlo, che wallace susciti reazioni così di pelle (non saprei definirle diversamente, dato che tu stessa ammetti di non conoscerlo) al limite del disprezzo condiscendente che si riserva ai &quot;pennivendoli&quot;.
Anche se a livelli di puro talento (e di approccio alla scrittura) sideralmente diversi, lo stesso accade in europa con houellebecq (ma lì gli elementi ideologici giocano un ruolo maggiore). Mi pare un tema curioso di sociologia della ricezione, no? O di storia del gusto, del nostro rapporto con &quot;l&#039;america&quot;.

alcuni dei testi contenuti in &quot;brevi interviste&quot; sono tra le cose più lontane che io possa immaginare alla tua definizione di &quot;omologazione mondiale&quot; (penso ad esempio alla costruzione del racconto &quot;la persona depressa&quot;, o in Oblio a &quot;caro vecchio neon&quot; o &quot;il canale del dolore&quot;, sempre contenuto in Oblio). 
Spesso anzi in wallace la ricerca &quot;formale&quot; (l&#039;autoreferenzialità metalettaraia, pur sepolta sotto strati e strati di metafore e dissimulazioni) raggiunge livelli che gli hanno causato l&#039;accusa ricorrente di onanismo verbale (mentre l&#039;hanno fatto apprezzare da altri per la sua capacità di fondere narrazione-racconto e consapevolezza piena benché trasfigurata dei problemi estetici, il che giustifica a loro modo di vedere l&#039;apparente onanismo con necessità interne rigidissime).

Sulla sensatezza di giudicare un autore dal tono di un&#039;intervista, hanno già detto altri. La &quot;persona&quot; che scrive è quanto di più irrilevante ci sia per giudicare &quot;lo scrittore&quot; (se poi dobbiamo fidarci di manganelli, tutti i veri scrittori sono esseri ripugnanti).
Del resto, chissà quanto doveva apparire civettuolo proust ai suoi contemporanei (e sto solo paragnando le persone, certo non mi permetto di paragonare gli autori)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@temperanza: &#8220;Dunque io non ho niente contro wallace, purché non me lo facciate passare per un grande scrittore, un tipo veramente in gamba. E’ un professionista del mercato editoriale dotato di talento e di capacità comunicativa. E’ grave? No. Ma io sono abituata meglio.&#8221;</p>
<p>è singolare, lo dico perché non è la prima volta ch emi capita di notarlo, che wallace susciti reazioni così di pelle (non saprei definirle diversamente, dato che tu stessa ammetti di non conoscerlo) al limite del disprezzo condiscendente che si riserva ai &#8220;pennivendoli&#8221;.<br />
Anche se a livelli di puro talento (e di approccio alla scrittura) sideralmente diversi, lo stesso accade in europa con houellebecq (ma lì gli elementi ideologici giocano un ruolo maggiore). Mi pare un tema curioso di sociologia della ricezione, no? O di storia del gusto, del nostro rapporto con &#8220;l&#8217;america&#8221;.</p>
<p>alcuni dei testi contenuti in &#8220;brevi interviste&#8221; sono tra le cose più lontane che io possa immaginare alla tua definizione di &#8220;omologazione mondiale&#8221; (penso ad esempio alla costruzione del racconto &#8220;la persona depressa&#8221;, o in Oblio a &#8220;caro vecchio neon&#8221; o &#8220;il canale del dolore&#8221;, sempre contenuto in Oblio).<br />
Spesso anzi in wallace la ricerca &#8220;formale&#8221; (l&#8217;autoreferenzialità metalettaraia, pur sepolta sotto strati e strati di metafore e dissimulazioni) raggiunge livelli che gli hanno causato l&#8217;accusa ricorrente di onanismo verbale (mentre l&#8217;hanno fatto apprezzare da altri per la sua capacità di fondere narrazione-racconto e consapevolezza piena benché trasfigurata dei problemi estetici, il che giustifica a loro modo di vedere l&#8217;apparente onanismo con necessità interne rigidissime).</p>
<p>Sulla sensatezza di giudicare un autore dal tono di un&#8217;intervista, hanno già detto altri. La &#8220;persona&#8221; che scrive è quanto di più irrilevante ci sia per giudicare &#8220;lo scrittore&#8221; (se poi dobbiamo fidarci di manganelli, tutti i veri scrittori sono esseri ripugnanti).<br />
Del resto, chissà quanto doveva apparire civettuolo proust ai suoi contemporanei (e sto solo paragnando le persone, certo non mi permetto di paragonare gli autori)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: temperanza		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/12/la-realta-e-uno-tsunami-le-sfide-della-non-fiction-e-gli-scrittori-marketting/#comment-25102</link>

		<dc:creator><![CDATA[temperanza]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Mar 2006 19:27:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@Monina

Io  ho una certa idea di letteratura, se trovo interlocutori affini  vado avanti, in caso contrario non insisto e quel che ho da dire lo dico ad altri e altrove. 

C&#039;è posto per tutti. 

Quanto alle citazioni, vanno sempre usate con prudenza;–))]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@Monina</p>
<p>Io  ho una certa idea di letteratura, se trovo interlocutori affini  vado avanti, in caso contrario non insisto e quel che ho da dire lo dico ad altri e altrove. </p>
<p>C&#8217;è posto per tutti. </p>
<p>Quanto alle citazioni, vanno sempre usate con prudenza;–))</p>
]]></content:encoded>
		
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		<item>
		<title>
		Di: Michele Monina		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/12/la-realta-e-uno-tsunami-le-sfide-della-non-fiction-e-gli-scrittori-marketting/#comment-25100</link>

		<dc:creator><![CDATA[Michele Monina]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Mar 2006 18:39:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come diceva Lucio Dalla nella bellissima e misconosciuta Madonna Disperazione, contenuta in un Q-Disco del 1981: &quot;c&#039;è molta poesia/ a stare zitti/ se non si ha niente da dire&quot;...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come diceva Lucio Dalla nella bellissima e misconosciuta Madonna Disperazione, contenuta in un Q-Disco del 1981: &#8220;c&#8217;è molta poesia/ a stare zitti/ se non si ha niente da dire&#8221;&#8230;</p>
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