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	Commenti a: Anatomia dell&#8217;io (1)	</title>
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		<title>
		Di: db		</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Apr 2006 09:32:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Sono un&#039;araba a Venice

Cacia Hari]]></description>
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<p>Cacia Hari</p>
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		Di: late comer		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[late comer]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Apr 2006 08:32:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Decado all&#039;alba, rinasco al tramonto.]]></description>
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		Di: Late Comer		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Late Comer]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2006 21:24:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L&#039;ad-veniens del (m)ort-adella reca in se l&#039;ort dell&#039;in-terrogante sull&#039;exitum delle elezioni, pericolosum maxime in quanto sempre sono ad-venientes, almeno finora.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ad-veniens del (m)ort-adella reca in se l&#8217;ort dell&#8217;in-terrogante sull&#8217;exitum delle elezioni, pericolosum maxime in quanto sempre sono ad-venientes, almeno finora.</p>
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		Di: db		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[db]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2006 20:00:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Romano vi ha fatto en-trare in Eu-ropa
Io vi farò tra-montare Oi-ropa!

Robi P., Pola (Thustra), 09/04//06]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Romano vi ha fatto en-trare in Eu-ropa<br />
Io vi farò tra-montare Oi-ropa!</p>
<p>Robi P., Pola (Thustra), 09/04//06</p>
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		<title>
		Di: late comer		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/14/antomia-dellio-1/#comment-26203</link>

		<dc:creator><![CDATA[late comer]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2006 14:19:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Cacciari ideologo di Prodi? Nichilismo dei moderati? Riformismo nietzschiano? O nulla del tutto?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cacciari ideologo di Prodi? Nichilismo dei moderati? Riformismo nietzschiano? O nulla del tutto?</p>
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		Di: db		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[db]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Apr 2006 13:10:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[L’Europa non decade tramontando, ma decade perché rifiuta il tramonto, perché vi resiste invece di insistervi. L’Europa che è ostinata inquisitio, e che perciò può compiersi soltanto come interrogazione-sacrificio di tutti i suoi valori, deve volersi tramontante. E’ questa la sua sola possibile voce, giunti al compimento della sua storia e alla fine di tutti i suoi diversi “nuovi inizi”. Essa è libera di non volere il tramonto, e cioè di non assecondarlo, di non parteciparvi, di lottare per i propri valori, o, ormai, per la dissacrazione di tutti i valori come proprio nuovo valore, di ritenere verità i propri dogmi e le proprie congetture, e propria missione l’imporli.
Dimenticandosi, l’Europa dimentica che tramontare è il suo compito. Mai come ora l’Europa sembra voler ricordare le proprie rappresentazioni, mai come ora ha parlato di custodia e di conservazione, di tutela e di pietas – e dimentica la propria essenza. Accatasta ricordi di ogni tempo e di ogni luogo, e dimentica la propria verità. Perciò anche quei ricordi assumono un così lugubre, museale aspetto, e la loro onnipresenza significa soltanto assenza, perdita. L’Europa non vuole il proprio compimento, e cioè non vuole se stessa – non vuole credere in ciò cui fa cenno il proprio essere occasum. Lo teme, lo concepisce come semplice, immediato destino, lo vede come il prodotto di forze estranee, invece di volere se stessa come tramontante. Eppure questa è l’unica, autentica decisione che l’epoca le impone. Il tramonto non significa strapparsi-via da sé, ma rivolgersi al proprio stesso fondo.

R. Prodi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Europa non decade tramontando, ma decade perché rifiuta il tramonto, perché vi resiste invece di insistervi. L’Europa che è ostinata inquisitio, e che perciò può compiersi soltanto come interrogazione-sacrificio di tutti i suoi valori, deve volersi tramontante. E’ questa la sua sola possibile voce, giunti al compimento della sua storia e alla fine di tutti i suoi diversi “nuovi inizi”. Essa è libera di non volere il tramonto, e cioè di non assecondarlo, di non parteciparvi, di lottare per i propri valori, o, ormai, per la dissacrazione di tutti i valori come proprio nuovo valore, di ritenere verità i propri dogmi e le proprie congetture, e propria missione l’imporli.<br />
Dimenticandosi, l’Europa dimentica che tramontare è il suo compito. Mai come ora l’Europa sembra voler ricordare le proprie rappresentazioni, mai come ora ha parlato di custodia e di conservazione, di tutela e di pietas – e dimentica la propria essenza. Accatasta ricordi di ogni tempo e di ogni luogo, e dimentica la propria verità. Perciò anche quei ricordi assumono un così lugubre, museale aspetto, e la loro onnipresenza significa soltanto assenza, perdita. L’Europa non vuole il proprio compimento, e cioè non vuole se stessa – non vuole credere in ciò cui fa cenno il proprio essere occasum. Lo teme, lo concepisce come semplice, immediato destino, lo vede come il prodotto di forze estranee, invece di volere se stessa come tramontante. Eppure questa è l’unica, autentica decisione che l’epoca le impone. Il tramonto non significa strapparsi-via da sé, ma rivolgersi al proprio stesso fondo.</p>
<p>R. Prodi</p>
]]></content:encoded>
		
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		<title>
		Di: db		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/14/antomia-dellio-1/#comment-25940</link>

		<dc:creator><![CDATA[db]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2006 18:18:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[@emma ho letto cose inquietanti su G in Höttiger, Nach der Utopien, Wien 2004 (tipo che la visione dell&#039;io di G è direttamente mutuata da Pavlov e Klemperer...). Meglio lasciar perdere e concentrarsi su F. Il quale in Composita (mi commuovo a pensare che i tedeschi possono leggerle) traduce Agrippa d&#039;Aubigné, il quale è coetaneo di Bacone. Ugonotto, perseguitato, apocalittico. L&#039;ultima strofa dell&#039;Hiver tradotto da F fa

Mais la mort n&#039;est pas loin ; cette mort est suivie 
D&#039;un vivre sans mourir, fin d&#039;une fausse vie 
Vie de notre vie et mort de notre mort. 
Qui hait la sûreté pour aimer le naufrage ? 
Qui a jamais été si friand du voyage 
Que la longueur en soit plus douce que le port ?

che è esattamente il rovesciamento alchemico morte/vita del solvantur!

se avrò tempo, copierò anch&#039;io F, come omaggio: ho in mente Da Brecht, Se volessi un&#039;altra volta... (che è l&#039;ultima del testo e quella in copertina) e soprattutto Ruotare su se stessi... (sempre della sezione finale.  rotazione/rivoluzione = Copernico, non &quot;Il tolemaico&quot; Benn = rottinculo). Ci provo, ma ho su il baccalà

Ruotare su se stessi
fino a perdere
i sentimenti e cadere.
Poi aprire gli occhi.
Quello che vedi è la gioia
la credevi persa
sciocco che eri.
Mi capisci, vecchio rozzo?
Sei tra erbe soleggiate e pietre.
Dal folto un cinghiale ti guarda
con i suoi occhi rossi tra le setole.
Un&#039;ape ti considera attentamente.
E&#039; il vero per pochi attimi.
Alzati e cammina
davanti a te, anche se
ti hanno strappato lo sterno
anche se la pupiilla
è cibo di formiche.
Tutto è ormai per te.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>@emma ho letto cose inquietanti su G in Höttiger, Nach der Utopien, Wien 2004 (tipo che la visione dell&#8217;io di G è direttamente mutuata da Pavlov e Klemperer&#8230;). Meglio lasciar perdere e concentrarsi su F. Il quale in Composita (mi commuovo a pensare che i tedeschi possono leggerle) traduce Agrippa d&#8217;Aubigné, il quale è coetaneo di Bacone. Ugonotto, perseguitato, apocalittico. L&#8217;ultima strofa dell&#8217;Hiver tradotto da F fa</p>
<p>Mais la mort n&#8217;est pas loin ; cette mort est suivie<br />
D&#8217;un vivre sans mourir, fin d&#8217;une fausse vie<br />
Vie de notre vie et mort de notre mort.<br />
Qui hait la sûreté pour aimer le naufrage ?<br />
Qui a jamais été si friand du voyage<br />
Que la longueur en soit plus douce que le port ?</p>
<p>che è esattamente il rovesciamento alchemico morte/vita del solvantur!</p>
<p>se avrò tempo, copierò anch&#8217;io F, come omaggio: ho in mente Da Brecht, Se volessi un&#8217;altra volta&#8230; (che è l&#8217;ultima del testo e quella in copertina) e soprattutto Ruotare su se stessi&#8230; (sempre della sezione finale.  rotazione/rivoluzione = Copernico, non &#8220;Il tolemaico&#8221; Benn = rottinculo). Ci provo, ma ho su il baccalà</p>
<p>Ruotare su se stessi<br />
fino a perdere<br />
i sentimenti e cadere.<br />
Poi aprire gli occhi.<br />
Quello che vedi è la gioia<br />
la credevi persa<br />
sciocco che eri.<br />
Mi capisci, vecchio rozzo?<br />
Sei tra erbe soleggiate e pietre.<br />
Dal folto un cinghiale ti guarda<br />
con i suoi occhi rossi tra le setole.<br />
Un&#8217;ape ti considera attentamente.<br />
E&#8217; il vero per pochi attimi.<br />
Alzati e cammina<br />
davanti a te, anche se<br />
ti hanno strappato lo sterno<br />
anche se la pupiilla<br />
è cibo di formiche.<br />
Tutto è ormai per te.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/14/antomia-dellio-1/#comment-25915</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2006 07:40:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Concludo l’omaggio a Fortini.

___________

Qualcuno è fermo... 

Qualcuno è fermo, lontano, riparte, dove
la strada svolta nel bosco tra pietre e siepi.
Poi rieccolo, tra le vigne, più lontano. Non vede
o, se vede, non conosce più.
Che sera
senz’ombre, erbe, la vostra. Enorme è l’albero
in aria, su chi va...
E mai non era nostra 
la schiuma dello stagno
o il ruvido lentischio, nulla avevamo compreso,
non il sentiero, non il paese chiuso
dove non c’era anima viva
e tocca invano ai selci il passo
del segnato da Dio.

Fra poco sarà buio, sarà l’urlìo
d’aria, dei cani alla catena e 
delle piccole fiere le veloci
le disperate imprese.
Ma prima di rispondere di no,
ecco, guardiamo ancora, vi prego, i prati 
dove in pianto eravamo passati,
le vigne e di alti nidi immenso l’albero!
E fedeli chiediamo di portare
un’altra volta ancora 
ai mormorii della fedele mezzanotte
l’intelletto delle erbe e il nostro.

(Da “Composita solvantur” – 1994 
La poesia è del 1983 – Si trova anche in “Versi scelti” [Einaudi 1990] con il titolo “Altro recitativo”)

*

La realtà

La realtà di cui sto parlando non esiste,
è un’idea della ragione e della volontà.
Nella speranza di essere compreso
la chiamo con un nome sconosciuto.
I suoi viali si aprono nel vuoto.
Le sue posterìe sono aperte fino a tardi.

Anche i nomi degli amici sono finzione.
Chi è vivo, di loro, chi è morto? Probabilmente
sono scarabei di lapislazzuli
nei musei o voci di repertori,
fotografie, carta, propine di esami.
O, col pianto in gola, dormono nel pomeriggio.

Sì, sono stato a Gela, una volta.
Un’altra volta persino a Roubaix.
Sono vissuto alcuni mesi a Roma.
Tutto questo significa ben poco.
Accorgersi che nella mia mente affaticata
l’idealismo trionfa, è impressionante.

Le dattilografe mettono la copertina sulla contabile.
I gatti si occupano dei fatti loro.
Nel garage puliscono carburatori. Questa
è la realtà. Se lasci cadere un giornale
esso volteggia e raggiunge le ortensie.
Non vuoi abbandonare la sintassi.
La finzione è l’ultima speranza.
Qualcuno telefona, hai l’ansia nella voce.

La storia – torni a spiegargli – è tutta la realtà.
E invece non è vero.
Parli per farti coraggio.
Hai difficoltà a leggere.
I rumori familiari
avvertono che viene cena
e così sarai liberato.
Al Cinema Cristallo una pellicola di guerra
alla televisione un dibattito animato.

Il dovere di Schiller è di resistere.
Dante si ostina su una rima difficile.
Ecco perché gli amici sono diventati nomi.
Ecco perché nei sogni vedo solo carri di morti.
Ecco perché puoi dire “Torino” ma non esiste
nessuna città con questo nome
e anche esistesse non te ne importa.
Parli al plurale solo per ammonire
i figli a non inciampare nei gradini. Tutto è
tremendo ma non ancora irrimediabile.

1984 
(Da “L’ospite ingrato, primo e secondo” – 1986. Anche in “Versi scelti” – Einaudi 1990)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Concludo l’omaggio a Fortini.</p>
<p>___________</p>
<p>Qualcuno è fermo&#8230; </p>
<p>Qualcuno è fermo, lontano, riparte, dove<br />
la strada svolta nel bosco tra pietre e siepi.<br />
Poi rieccolo, tra le vigne, più lontano. Non vede<br />
o, se vede, non conosce più.<br />
Che sera<br />
senz’ombre, erbe, la vostra. Enorme è l’albero<br />
in aria, su chi va&#8230;<br />
E mai non era nostra<br />
la schiuma dello stagno<br />
o il ruvido lentischio, nulla avevamo compreso,<br />
non il sentiero, non il paese chiuso<br />
dove non c’era anima viva<br />
e tocca invano ai selci il passo<br />
del segnato da Dio.</p>
<p>Fra poco sarà buio, sarà l’urlìo<br />
d’aria, dei cani alla catena e<br />
delle piccole fiere le veloci<br />
le disperate imprese.<br />
Ma prima di rispondere di no,<br />
ecco, guardiamo ancora, vi prego, i prati<br />
dove in pianto eravamo passati,<br />
le vigne e di alti nidi immenso l’albero!<br />
E fedeli chiediamo di portare<br />
un’altra volta ancora<br />
ai mormorii della fedele mezzanotte<br />
l’intelletto delle erbe e il nostro.</p>
<p>(Da “Composita solvantur” – 1994<br />
La poesia è del 1983 – Si trova anche in “Versi scelti” [Einaudi 1990] con il titolo “Altro recitativo”)</p>
<p>*</p>
<p>La realtà</p>
<p>La realtà di cui sto parlando non esiste,<br />
è un’idea della ragione e della volontà.<br />
Nella speranza di essere compreso<br />
la chiamo con un nome sconosciuto.<br />
I suoi viali si aprono nel vuoto.<br />
Le sue posterìe sono aperte fino a tardi.</p>
<p>Anche i nomi degli amici sono finzione.<br />
Chi è vivo, di loro, chi è morto? Probabilmente<br />
sono scarabei di lapislazzuli<br />
nei musei o voci di repertori,<br />
fotografie, carta, propine di esami.<br />
O, col pianto in gola, dormono nel pomeriggio.</p>
<p>Sì, sono stato a Gela, una volta.<br />
Un’altra volta persino a Roubaix.<br />
Sono vissuto alcuni mesi a Roma.<br />
Tutto questo significa ben poco.<br />
Accorgersi che nella mia mente affaticata<br />
l’idealismo trionfa, è impressionante.</p>
<p>Le dattilografe mettono la copertina sulla contabile.<br />
I gatti si occupano dei fatti loro.<br />
Nel garage puliscono carburatori. Questa<br />
è la realtà. Se lasci cadere un giornale<br />
esso volteggia e raggiunge le ortensie.<br />
Non vuoi abbandonare la sintassi.<br />
La finzione è l’ultima speranza.<br />
Qualcuno telefona, hai l’ansia nella voce.</p>
<p>La storia – torni a spiegargli – è tutta la realtà.<br />
E invece non è vero.<br />
Parli per farti coraggio.<br />
Hai difficoltà a leggere.<br />
I rumori familiari<br />
avvertono che viene cena<br />
e così sarai liberato.<br />
Al Cinema Cristallo una pellicola di guerra<br />
alla televisione un dibattito animato.</p>
<p>Il dovere di Schiller è di resistere.<br />
Dante si ostina su una rima difficile.<br />
Ecco perché gli amici sono diventati nomi.<br />
Ecco perché nei sogni vedo solo carri di morti.<br />
Ecco perché puoi dire “Torino” ma non esiste<br />
nessuna città con questo nome<br />
e anche esistesse non te ne importa.<br />
Parli al plurale solo per ammonire<br />
i figli a non inciampare nei gradini. Tutto è<br />
tremendo ma non ancora irrimediabile.</p>
<p>1984<br />
(Da “L’ospite ingrato, primo e secondo” – 1986. Anche in “Versi scelti” – Einaudi 1990)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: emma		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/14/antomia-dellio-1/#comment-25914</link>

		<dc:creator><![CDATA[emma]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2006 06:36:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Beh db, su questa mediazione potremmo anche metterci d’accordo.
Magari attenuando un po’ i toni per G., non per F. 
____________

Questa non la conoscevo (l’ho trovata cercando il celeste).

Prima poesia televisiva contro l’estremismo

(“Avete qualcosa da dire prima della sentenza?
Un’ultima lettera da vergare con l’alba tra i denti?”)
Sanno quel che mi chiedono, le segretarie
attraenti
i cortesi funzionari
giovani vigorosi appena adiposi
appena vili appena credibili?
Di leggere una mia poesia meglio se inedita
per la rubrica letteraria della televisione.

“Ma non ci stare” mi dicono gli amici
esatti come medici
“Non devi farlo – Ma non puoi dire la verità
Comunque vincono loro.”
Non è così rispondo
con parole meditate per esser pronunciate
con parole italiane precise
facili da tradurre
e anche ricche anche belle.
La verità ha più volti e più momenti
e più doveri.
Posso farla passare
anche dentro ai microfoni
del Capitale. Dicendo
quel che non dico. Tacendo.
Anche mentendo. È qui
con me e con voi e parla
d’altro – la verità.

(“Come l’attentatore
che per colpire veste l’uniforme
dell’invasore”).
Amici ho scritto per voi
perché nulla dicessi io
di quel che dovete voi dire
di quel che dobbiamo noi fare
dal lato opposto del verso
dallo stesso lato del vero.

(“Voi avete capito.
Essi hanno capito.
La nostra trasmissione è terminata.
Passo. Chiudo”).

9 marzo 1969 

(F. Fortini: “Poesie inedite” – Einaudi 1997)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Beh db, su questa mediazione potremmo anche metterci d’accordo.<br />
Magari attenuando un po’ i toni per G., non per F.<br />
____________</p>
<p>Questa non la conoscevo (l’ho trovata cercando il celeste).</p>
<p>Prima poesia televisiva contro l’estremismo</p>
<p>(“Avete qualcosa da dire prima della sentenza?<br />
Un’ultima lettera da vergare con l’alba tra i denti?”)<br />
Sanno quel che mi chiedono, le segretarie<br />
attraenti<br />
i cortesi funzionari<br />
giovani vigorosi appena adiposi<br />
appena vili appena credibili?<br />
Di leggere una mia poesia meglio se inedita<br />
per la rubrica letteraria della televisione.</p>
<p>“Ma non ci stare” mi dicono gli amici<br />
esatti come medici<br />
“Non devi farlo – Ma non puoi dire la verità<br />
Comunque vincono loro.”<br />
Non è così rispondo<br />
con parole meditate per esser pronunciate<br />
con parole italiane precise<br />
facili da tradurre<br />
e anche ricche anche belle.<br />
La verità ha più volti e più momenti<br />
e più doveri.<br />
Posso farla passare<br />
anche dentro ai microfoni<br />
del Capitale. Dicendo<br />
quel che non dico. Tacendo.<br />
Anche mentendo. È qui<br />
con me e con voi e parla<br />
d’altro – la verità.</p>
<p>(“Come l’attentatore<br />
che per colpire veste l’uniforme<br />
dell’invasore”).<br />
Amici ho scritto per voi<br />
perché nulla dicessi io<br />
di quel che dovete voi dire<br />
di quel che dobbiamo noi fare<br />
dal lato opposto del verso<br />
dallo stesso lato del vero.</p>
<p>(“Voi avete capito.<br />
Essi hanno capito.<br />
La nostra trasmissione è terminata.<br />
Passo. Chiudo”).</p>
<p>9 marzo 1969 </p>
<p>(F. Fortini: “Poesie inedite” – Einaudi 1997)</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: db		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/14/antomia-dellio-1/#comment-25891</link>

		<dc:creator><![CDATA[db]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Mar 2006 15:09:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[su detective/detection (dove si vede che il colpevole è la verità, e che Peirce è il Bacone del XX secolo)

http://www.unostudioinholmes.org/scienzesociali.htm

emma, tu hai un fiuto pazzesco a beccare le poesie, e perciò ti chiedo di giudicare questo mio &quot;teorema&quot; personale/olfattivo: Fortini sa di vivo anche quando puzza di morto, Gruenbein sa di morto anche quando puzza di vivo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>su detective/detection (dove si vede che il colpevole è la verità, e che Peirce è il Bacone del XX secolo)</p>
<p><a href="http://www.unostudioinholmes.org/scienzesociali.htm" rel="nofollow ugc">http://www.unostudioinholmes.org/scienzesociali.htm</a></p>
<p>emma, tu hai un fiuto pazzesco a beccare le poesie, e perciò ti chiedo di giudicare questo mio &#8220;teorema&#8221; personale/olfattivo: Fortini sa di vivo anche quando puzza di morto, Gruenbein sa di morto anche quando puzza di vivo.</p>
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