<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	
	>
<channel>
	<title>
	Commenti a: La verità in democrazia	</title>
	<atom:link href="https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 Oct 2013 10:19:35 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.7.5</generator>
	<item>
		<title>
		Di: db		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-26093</link>

		<dc:creator><![CDATA[db]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Apr 2006 13:23:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-26093</guid>

					<description><![CDATA[palla al centro per me vuol dire che l&#039;arbitro è Adinolfi. Quello che dice Galbiati è giustissimo de facto, ma il de jure lo dà Adinolfi, non la Muraro il cui ragionamento è più pericoloso di quello di Cardini, che tolti gli apprezzamenti filistei regge al 100%. Democrazia, in concreto questa volta e cioé qui, significa combattere col ragionamento, l&#039;impegno ecc. i negazionisti lasciando loro il diiritto di scrivere, parlare ecc. Altrimenti bisognerebbe vietare Mein Kampf prima di Irving... e non sarebbe più finita (o finita subito, in una Repubblica platonica, magari di donne).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>palla al centro per me vuol dire che l&#8217;arbitro è Adinolfi. Quello che dice Galbiati è giustissimo de facto, ma il de jure lo dà Adinolfi, non la Muraro il cui ragionamento è più pericoloso di quello di Cardini, che tolti gli apprezzamenti filistei regge al 100%. Democrazia, in concreto questa volta e cioé qui, significa combattere col ragionamento, l&#8217;impegno ecc. i negazionisti lasciando loro il diiritto di scrivere, parlare ecc. Altrimenti bisognerebbe vietare Mein Kampf prima di Irving&#8230; e non sarebbe più finita (o finita subito, in una Repubblica platonica, magari di donne).</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo Galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-26056</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2006 11:09:04 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-26056</guid>

					<description><![CDATA[Vale la pena dire la mia sulla lettera di Cardini, premettendo che non sono uno storico e che non ho letto alcun libro di Irving (mi sono limitato a cercare di seguirne la vicenda leggendo vari articoli su di lui)

1. E&#039; vero, il ragionamento di Cardini è in apparenza intellettualmente onesto libero da pregiudizi, ma solo se si sposa il suo dicustibile assunto iniziale: &quot;Non e’ qui in causa la sua serieta’ scientifica: si tratta di un ottimo ricercatore, di un brillante scrittore, di uno studioso spregiudicato.&quot; e ancora: &quot;David Irving ha poi continuato la sua brillante ma contrastata carriera redigendo vari studi dedicati principalmente al nazionalsocialismo e alla biografia di alcuni suoi principali leaders. Non c’e’ dubbio che dalle pagine, sempre documentate e spesso originali...&quot;  
Io, per le idee che mi son fatto finora, dubito molto della serietà scientifica dello studioso Irving e anche della sua volontà di documentare nel modo più completo possibile i fatti di cui tratta.

2. Mi sembra ancor più discutibile - e nella sostanza pericolosa - la posizione di Cardini secondo cui Irving andrebbe collegato tra i &quot;revisionisti&quot; piuttosto che nei &quot;negazionisti&quot; della Shoah, anche perché, ponendo in questo modo il discorso, Cardini ha concluso che &quot;C’e’ solo un modo per spuntare le armi degli studiosi revisionisti. Scrivere libri migliori dei loro, dimostrare con maggiore ragione di loro il proprio assunto&quot;. Ora, questo discorso forse potrà valere per il bombardamento di Dresda (non lo so, sono ignorante in tal caso), o per altri fatti discussi e discutibili, ma può valere anche per la Shoah? 
Se sì, si dovrebbe concludere che Cardini considera le tesi di Irving in proposito valide e degne di discussione, tanto che dovrebbero essere gli altri storici a doverlo smentire, ad avere &quot;l&#039;onere della prova&quot;.
E&#039; accettabile una simile posizione?
Peraltro non si è ancora capito se Irving abbia ritrattato e ammesso la Shoah alla luce di nuovi (per lui, suppongo) documenti: al processo disse di averlo fatto ma recentemente pare tornato a dire che i morti di Auschwitz furono molti meno di quanto si dica. E ridurre di molto significa, a mio parere, negare di fatto la Shoah, che era un piano programmato di sterminio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vale la pena dire la mia sulla lettera di Cardini, premettendo che non sono uno storico e che non ho letto alcun libro di Irving (mi sono limitato a cercare di seguirne la vicenda leggendo vari articoli su di lui)</p>
<p>1. E&#8217; vero, il ragionamento di Cardini è in apparenza intellettualmente onesto libero da pregiudizi, ma solo se si sposa il suo dicustibile assunto iniziale: &#8220;Non e’ qui in causa la sua serieta’ scientifica: si tratta di un ottimo ricercatore, di un brillante scrittore, di uno studioso spregiudicato.&#8221; e ancora: &#8220;David Irving ha poi continuato la sua brillante ma contrastata carriera redigendo vari studi dedicati principalmente al nazionalsocialismo e alla biografia di alcuni suoi principali leaders. Non c’e’ dubbio che dalle pagine, sempre documentate e spesso originali&#8230;&#8221;<br />
Io, per le idee che mi son fatto finora, dubito molto della serietà scientifica dello studioso Irving e anche della sua volontà di documentare nel modo più completo possibile i fatti di cui tratta.</p>
<p>2. Mi sembra ancor più discutibile &#8211; e nella sostanza pericolosa &#8211; la posizione di Cardini secondo cui Irving andrebbe collegato tra i &#8220;revisionisti&#8221; piuttosto che nei &#8220;negazionisti&#8221; della Shoah, anche perché, ponendo in questo modo il discorso, Cardini ha concluso che &#8220;C’e’ solo un modo per spuntare le armi degli studiosi revisionisti. Scrivere libri migliori dei loro, dimostrare con maggiore ragione di loro il proprio assunto&#8221;. Ora, questo discorso forse potrà valere per il bombardamento di Dresda (non lo so, sono ignorante in tal caso), o per altri fatti discussi e discutibili, ma può valere anche per la Shoah?<br />
Se sì, si dovrebbe concludere che Cardini considera le tesi di Irving in proposito valide e degne di discussione, tanto che dovrebbero essere gli altri storici a doverlo smentire, ad avere &#8220;l&#8217;onere della prova&#8221;.<br />
E&#8217; accettabile una simile posizione?<br />
Peraltro non si è ancora capito se Irving abbia ritrattato e ammesso la Shoah alla luce di nuovi (per lui, suppongo) documenti: al processo disse di averlo fatto ma recentemente pare tornato a dire che i morti di Auschwitz furono molti meno di quanto si dica. E ridurre di molto significa, a mio parere, negare di fatto la Shoah, che era un piano programmato di sterminio.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: db		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-26044</link>

		<dc:creator><![CDATA[db]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2006 08:57:45 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-26044</guid>

					<description><![CDATA[non c&#039;è confronto tra Muraro e Cardini: 0 a 2 a tavolino, e palla al centro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>non c&#8217;è confronto tra Muraro e Cardini: 0 a 2 a tavolino, e palla al centro.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giuliomozzi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-26022</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuliomozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Mar 2006 15:24:51 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-26022</guid>

					<description><![CDATA[Caro Lorenzo Galbiati, ho letto l&#039;articolo di Cardini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Lorenzo Galbiati, ho letto l&#8217;articolo di Cardini.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-25989</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Mar 2006 05:31:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-25989</guid>

					<description><![CDATA[Saggio discorso quello di Cardini, che fa la differenza tra l&#039;indifferenza dominante]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Saggio discorso quello di Cardini, che fa la differenza tra l&#8217;indifferenza dominante</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo Galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-25987</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2006 20:41:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-25987</guid>

					<description><![CDATA[Caro Mozzi, mettendo su google &quot;franco cardini libro irving&quot; ecco la prima voce.

&quot;IL GIORNALE&quot; 
Milan, 12 April 2000  

--------------------------------------------------------------------------
I guidici contro Irving

&quot;Ha negato l&#039;Olocausto&quot;

FRANCO CARDINI

Caro direttore, Il professor David Irving, noto e discusso contemporaneista inglese, e&#039; senza dubbio un personaggio inquietante. Non e&#039; qui in causa la sua serieta&#039; scientifica: si tratta di un ottimo ricercatore, di un brillante scrittore, di uno studioso spregiudicato. Forse, fin troppo spregiudicato: se e&#039; possibile esserlo nel mondo degli studi. In realta&#039;, tale mondo dovrebbe essere completamente libero da pregiudizi di sorta. Ma la realta&#039; e&#039; un&#039;altra.

La vera colpa di David Irving sta forse nell&#039;avere scritto anni fa un bellissimo libro, Apocalisse a Dresda. La denunzia implacabile, sistematica, documentata, del terribile bombardarnento che nel febbraio del &#039;44 distrusse la bella citta&#039; tedesca annientando in poche infernali ore centinala di migliaia di persone, la stragrande maggioranza delle quali profughi inermi.

David Irving ha poi continuato la sua brillante ma contrastata carriera redigendo vari studi dedicati principalmente al nazionalsocialismo e alla biografia di alcuni suoi principali leaders. Non c&#039;e&#039; dubbio che dalle pagine, sempre documentate e spesso originali, dello storico risulti una certa simpatia per l&#039;oggetto privilegiato dei suoi studi, il nazismo. Ma, si sa, gli studiosi si innamorano un po&#039; sempre dei loro oggetti di studio. Il fatto e&#039; che il professor Irving e&#039; una specie di dottor Jekyll, assolutamente serio e scrupoloso nel suo lavoro ma che pare talvolta si muti in un enigmatico signor Hyde, vestito di giacconi di pelle, che se ne va in giro per le strade di Londra magari in poco raccomandabile compagnia di ragazzacci neonazisti.

In fondo, finche&#039; il signor Irving continuera&#039; a scrivere discutibili ma tutto sommato serie e documentate opere di storia non si rendera&#039; responsabile di crimini: la sua vita privata e&#039; affar suo. Pero&#039; e&#039; strano. Non so dire se davvero Irving si puo&#039; ritenere un negazionista, cioe&#039; uno di qucgli studiosi o sedicenti tali che negano l&#039;Olocausto e tendono in genere a ridurre le responsabilita&#039; criminali naziste. Per quel che ho letto, posso ritenere che Irving vada collocato in quell&#039;ambito degli studiosi cosidetti revisionisti, tenendo pero&#039; conto che anche tale categoria e&#039;, scientificamente parlando, abbastanza bislacca. E&#039; fresca d&#039;agenzia la notizia che l&#039;Alta Corte di Londra ha dato torto a Irving, il quale aveva querelato una sua collega statunitense, la signora Deborah Lipstadt, che gli aveva dato senza cerimonie del neonazista. A questo proposito e&#039; forse necessario fare un paio di considerazioni.

Una prima, in favore della sentenza. E&#039; molto pericolosa la tendenza, che si registra anche nel mondo degli studi, di ricorrere agli strumenti giuridici della diffida o della querela come complemento alla discussione. Mi chiedo dove andremmo a fmire, nella necessaria libera dialettica degli studi, se al gia&#039; rovinoso politically correct si aggiungesse un demenziale juridically correct se cioe&#039;, voglio dire, gli studiosi prendessero l&#039;abitudine di difendere le loro ricerche e le loro tesi non gia&#039; presentando sempre piu&#039; convincenti argomenti a sostegno di esse, ma ricorrendo in tribunale contro i colleghi di differente avviso. Una seconda, contro la sentenza e un pochino anche contro la Signora Lipstadt. In effetti. quel che si dovrebbe fare quando si parla di storia, e specialmente di quegli argomenti storici che ci toccano da vicino e che bruciano ancora - e il nazismo e&#039; forse il primo di essi - si dovrebbe resistere alla tentazione dl ricorrere alle etichette definitorie e talvolta diffamatorie e limitarsi alla lettura dei documenti e ai fatti che da essi emergono. Non credo che la tesi dell&#039;interlocutrice americana dello storico inglese avrebbe sofferto se, anziche&#039; ricorrere a definizioni che sembrano denunzie - e che anzi, a dir la verita&#039;, hanno il sapore dell&#039;intimidazione e del ricatto intellettuale - si fosse attenuta alla discussione dell&#039;oggetto storico di comune interesse.

Si sta da piu&#039; parti delineando in questi ultimi anni - e la ridicola polemica sul cosiddetto revisionismo ne e&#039; la palestra principale - una preoccupante tendeuza al terrorismo accademico e intellettuale. Davanti a tesi o anche a semplici ipotesi che paiano in qualche modo modificare una visione ormaa vulgata della storia, si registra sempre piu&#039; spesso una reazione scomposta e isterica. Non ha senso dare del neonazista a chiunque modifichi, alla luce di nuovi documenti o di nuove interpretazioni, una visione della storia che per piu&#039; versi appare in effetti ideologicamente forzata e moralisticamente manichea. Del resto, i poveri morti di Dresda, vittime di un bombardamento criminale, non servono a spostare nemmeno di un millimetro le pesanti responsabilita&#039; del nazismo dinanzi all&#039;umanita&#039; e alla storia. Non si rimedia con un cumulo di morti di un certo segno politico alla realta&#039; di un cumulo, magari ancor maggiore, di morti di altro segno. Questa contabilita&#039; funebre e&#039; davvero repellente.

C&#039;e&#039; solo un modo per spuntare le armi degli studiosi revisionisti. Scrivere libri migliori dei loro, dimostrare con maggiore ragione di loro il proprio assunto. Altrimenti di Irving, etichettato terroristicamente dai colleghi e penalizzato dalle corti di giustizia britanniche, si rischia di fare a torto o a ragione una vittima: e c&#039;e&#039; sempre qualcuno disposto a simpatizzare con le vittime. Gli studiosi come Irving vanno ascoltati, scientificamente controllati, intellettualmente contestati. Se e quando hanno torto. E non e&#039; detto che ce l&#039;abbiano sempre e del tutto. Il resto e&#039; una perversa abitudine ideologico-intellettuale alla repressione inquisitoriale che deve essere a sua volta condannata e repressa. In futuro, la signora Lipstadt - vittoriosa in tribunale - si limiti ad esporre fatti e a organizzare tesi storiche piu&#039; convincenti di quelle del suo avversario. Tutto cio&#039; sara&#039; sufficiente: e sara&#039; meglio anche per la sua rispettabilita&#039; scientifica, che forse e&#039; alta, ma alla quale la sentenza britannica nulla di positivo aggiunge.

Franco Cardini is a very well-known Italian medieval historian. Il Giornale is the third Italian national newspaper, after Il Corriere della Sera and La Repubblica]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Mozzi, mettendo su google &#8220;franco cardini libro irving&#8221; ecco la prima voce.</p>
<p>&#8220;IL GIORNALE&#8221;<br />
Milan, 12 April 2000  </p>
<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<br />
I guidici contro Irving</p>
<p>&#8220;Ha negato l&#8217;Olocausto&#8221;</p>
<p>FRANCO CARDINI</p>
<p>Caro direttore, Il professor David Irving, noto e discusso contemporaneista inglese, e&#8217; senza dubbio un personaggio inquietante. Non e&#8217; qui in causa la sua serieta&#8217; scientifica: si tratta di un ottimo ricercatore, di un brillante scrittore, di uno studioso spregiudicato. Forse, fin troppo spregiudicato: se e&#8217; possibile esserlo nel mondo degli studi. In realta&#8217;, tale mondo dovrebbe essere completamente libero da pregiudizi di sorta. Ma la realta&#8217; e&#8217; un&#8217;altra.</p>
<p>La vera colpa di David Irving sta forse nell&#8217;avere scritto anni fa un bellissimo libro, Apocalisse a Dresda. La denunzia implacabile, sistematica, documentata, del terribile bombardarnento che nel febbraio del &#8217;44 distrusse la bella citta&#8217; tedesca annientando in poche infernali ore centinala di migliaia di persone, la stragrande maggioranza delle quali profughi inermi.</p>
<p>David Irving ha poi continuato la sua brillante ma contrastata carriera redigendo vari studi dedicati principalmente al nazionalsocialismo e alla biografia di alcuni suoi principali leaders. Non c&#8217;e&#8217; dubbio che dalle pagine, sempre documentate e spesso originali, dello storico risulti una certa simpatia per l&#8217;oggetto privilegiato dei suoi studi, il nazismo. Ma, si sa, gli studiosi si innamorano un po&#8217; sempre dei loro oggetti di studio. Il fatto e&#8217; che il professor Irving e&#8217; una specie di dottor Jekyll, assolutamente serio e scrupoloso nel suo lavoro ma che pare talvolta si muti in un enigmatico signor Hyde, vestito di giacconi di pelle, che se ne va in giro per le strade di Londra magari in poco raccomandabile compagnia di ragazzacci neonazisti.</p>
<p>In fondo, finche&#8217; il signor Irving continuera&#8217; a scrivere discutibili ma tutto sommato serie e documentate opere di storia non si rendera&#8217; responsabile di crimini: la sua vita privata e&#8217; affar suo. Pero&#8217; e&#8217; strano. Non so dire se davvero Irving si puo&#8217; ritenere un negazionista, cioe&#8217; uno di qucgli studiosi o sedicenti tali che negano l&#8217;Olocausto e tendono in genere a ridurre le responsabilita&#8217; criminali naziste. Per quel che ho letto, posso ritenere che Irving vada collocato in quell&#8217;ambito degli studiosi cosidetti revisionisti, tenendo pero&#8217; conto che anche tale categoria e&#8217;, scientificamente parlando, abbastanza bislacca. E&#8217; fresca d&#8217;agenzia la notizia che l&#8217;Alta Corte di Londra ha dato torto a Irving, il quale aveva querelato una sua collega statunitense, la signora Deborah Lipstadt, che gli aveva dato senza cerimonie del neonazista. A questo proposito e&#8217; forse necessario fare un paio di considerazioni.</p>
<p>Una prima, in favore della sentenza. E&#8217; molto pericolosa la tendenza, che si registra anche nel mondo degli studi, di ricorrere agli strumenti giuridici della diffida o della querela come complemento alla discussione. Mi chiedo dove andremmo a fmire, nella necessaria libera dialettica degli studi, se al gia&#8217; rovinoso politically correct si aggiungesse un demenziale juridically correct se cioe&#8217;, voglio dire, gli studiosi prendessero l&#8217;abitudine di difendere le loro ricerche e le loro tesi non gia&#8217; presentando sempre piu&#8217; convincenti argomenti a sostegno di esse, ma ricorrendo in tribunale contro i colleghi di differente avviso. Una seconda, contro la sentenza e un pochino anche contro la Signora Lipstadt. In effetti. quel che si dovrebbe fare quando si parla di storia, e specialmente di quegli argomenti storici che ci toccano da vicino e che bruciano ancora &#8211; e il nazismo e&#8217; forse il primo di essi &#8211; si dovrebbe resistere alla tentazione dl ricorrere alle etichette definitorie e talvolta diffamatorie e limitarsi alla lettura dei documenti e ai fatti che da essi emergono. Non credo che la tesi dell&#8217;interlocutrice americana dello storico inglese avrebbe sofferto se, anziche&#8217; ricorrere a definizioni che sembrano denunzie &#8211; e che anzi, a dir la verita&#8217;, hanno il sapore dell&#8217;intimidazione e del ricatto intellettuale &#8211; si fosse attenuta alla discussione dell&#8217;oggetto storico di comune interesse.</p>
<p>Si sta da piu&#8217; parti delineando in questi ultimi anni &#8211; e la ridicola polemica sul cosiddetto revisionismo ne e&#8217; la palestra principale &#8211; una preoccupante tendeuza al terrorismo accademico e intellettuale. Davanti a tesi o anche a semplici ipotesi che paiano in qualche modo modificare una visione ormaa vulgata della storia, si registra sempre piu&#8217; spesso una reazione scomposta e isterica. Non ha senso dare del neonazista a chiunque modifichi, alla luce di nuovi documenti o di nuove interpretazioni, una visione della storia che per piu&#8217; versi appare in effetti ideologicamente forzata e moralisticamente manichea. Del resto, i poveri morti di Dresda, vittime di un bombardamento criminale, non servono a spostare nemmeno di un millimetro le pesanti responsabilita&#8217; del nazismo dinanzi all&#8217;umanita&#8217; e alla storia. Non si rimedia con un cumulo di morti di un certo segno politico alla realta&#8217; di un cumulo, magari ancor maggiore, di morti di altro segno. Questa contabilita&#8217; funebre e&#8217; davvero repellente.</p>
<p>C&#8217;e&#8217; solo un modo per spuntare le armi degli studiosi revisionisti. Scrivere libri migliori dei loro, dimostrare con maggiore ragione di loro il proprio assunto. Altrimenti di Irving, etichettato terroristicamente dai colleghi e penalizzato dalle corti di giustizia britanniche, si rischia di fare a torto o a ragione una vittima: e c&#8217;e&#8217; sempre qualcuno disposto a simpatizzare con le vittime. Gli studiosi come Irving vanno ascoltati, scientificamente controllati, intellettualmente contestati. Se e quando hanno torto. E non e&#8217; detto che ce l&#8217;abbiano sempre e del tutto. Il resto e&#8217; una perversa abitudine ideologico-intellettuale alla repressione inquisitoriale che deve essere a sua volta condannata e repressa. In futuro, la signora Lipstadt &#8211; vittoriosa in tribunale &#8211; si limiti ad esporre fatti e a organizzare tesi storiche piu&#8217; convincenti di quelle del suo avversario. Tutto cio&#8217; sara&#8217; sufficiente: e sara&#8217; meglio anche per la sua rispettabilita&#8217; scientifica, che forse e&#8217; alta, ma alla quale la sentenza britannica nulla di positivo aggiunge.</p>
<p>Franco Cardini is a very well-known Italian medieval historian. Il Giornale is the third Italian national newspaper, after Il Corriere della Sera and La Repubblica</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: giuliomozzi		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-25974</link>

		<dc:creator><![CDATA[giuliomozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2006 14:02:53 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-25974</guid>

					<description><![CDATA[Caro Lorenzo Galbiati: sì, &quot;questo basta&quot;. Ma andava detto.
Poi dico: &quot;questo non basta&quot;, e mi faccio una domanda: posto che le &quot;chiacchiere al bar&quot; sono un fenomeno assai difficile da studiare (per la loro labilità ecc.); posto che le personali esperienze di conversazioni con Tizio e con Caio possono suggerire ipotesi di ricerca, ma è meglio che non ci portino a immediate conclusioni; sarei curioso di sapere se &quot;nei libri di testo,&quot; e &quot;nei programmi televisivi&quot;, almeno italiani, effettivamente &quot;l&#039;opinione di Irving è trattata per quel che è&quot;. Oppure (non è esattamente la stessa cosa, ma è analoga) sarei curioso di sapere qual è la penetrazione dell&#039; &quot;opinione di David Irving&quot; all&#039;interno della comunità scientifica (intendo gli storici, principalmente): se è presa in considerazione (per sposarla o per &quot;trattarla per quel che è&quot;) o se viene semplicemente ignorata, ecc.
Presumo che, poiché ci sono studi praticamente su tutto, ci siano degli studi anche su questo. Se qualcuno ha informazioni e me le passa (anche privatamente: giuliomozzi[at]gmail.com), lo ringrazio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Lorenzo Galbiati: sì, &#8220;questo basta&#8221;. Ma andava detto.<br />
Poi dico: &#8220;questo non basta&#8221;, e mi faccio una domanda: posto che le &#8220;chiacchiere al bar&#8221; sono un fenomeno assai difficile da studiare (per la loro labilità ecc.); posto che le personali esperienze di conversazioni con Tizio e con Caio possono suggerire ipotesi di ricerca, ma è meglio che non ci portino a immediate conclusioni; sarei curioso di sapere se &#8220;nei libri di testo,&#8221; e &#8220;nei programmi televisivi&#8221;, almeno italiani, effettivamente &#8220;l&#8217;opinione di Irving è trattata per quel che è&#8221;. Oppure (non è esattamente la stessa cosa, ma è analoga) sarei curioso di sapere qual è la penetrazione dell&#8217; &#8220;opinione di David Irving&#8221; all&#8217;interno della comunità scientifica (intendo gli storici, principalmente): se è presa in considerazione (per sposarla o per &#8220;trattarla per quel che è&#8221;) o se viene semplicemente ignorata, ecc.<br />
Presumo che, poiché ci sono studi praticamente su tutto, ci siano degli studi anche su questo. Se qualcuno ha informazioni e me le passa (anche privatamente: giuliomozzi[at]gmail.com), lo ringrazio.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: luminamenti		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-25969</link>

		<dc:creator><![CDATA[luminamenti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2006 12:59:40 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-25969</guid>

					<description><![CDATA[Ricambio i saluti all&#039;acuto Massimo Adinolfi e aggiungo che non mi convince neanche la brava Muraro. L&#039;idea che propone intorno alla verità sa di sintesi hegeliana, e siccome della verità ho una idea &quot;in negativo&quot;, che non mi sembra emerga neanche nel discorso di Adinolfi, non posso condividerlo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricambio i saluti all&#8217;acuto Massimo Adinolfi e aggiungo che non mi convince neanche la brava Muraro. L&#8217;idea che propone intorno alla verità sa di sintesi hegeliana, e siccome della verità ho una idea &#8220;in negativo&#8221;, che non mi sembra emerga neanche nel discorso di Adinolfi, non posso condividerlo.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: tashtego		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-25965</link>

		<dc:creator><![CDATA[tashtego]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2006 11:17:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-25965</guid>

					<description><![CDATA[Non ho ancora letto i commenti qui sopra, ma voglio dire una cosa lo stesso.
Mi interessa molto la formulazione di Adinolfi sulla democrazia come ambiente nel quale la verità emergerebbe per selezione naturale tra tutte le sue alternative, le quali, per un verso o per l’altro, proprio in quanto non-verità, sono menzogne o verità parziali.
Il processo in cui “è coinvolta la comunità dei parlanti” della Muraro, sarebbe dunque pressoché un processo di selezione darwiniana.
Ora mi domando: se è “l’ambiente democratico”, con la sua pluralità teoricamente infinita delle voci, che seleziona e modella costantemente la verità (facciamo finta che questa parola abbia un referente oggettivo), ogni alterazione di questo ambiente che punti alla diminuzione delle voci, produrrà verità incomplete, deformi, o addirittura menzogne.
La forzatura in questo senso delle condizioni ambientali tipiche della democrazia, fa parte ormai dello stesso gioco democratico: l’ambiente produce i suoi modificatori – accade lo stesso “in natura”. 
Ma un’eccessiva modificazione ambientale - come sta accadendo oggi all’informazione in Italia, e come è forse fatale che accada nelle democrazie mediatiche, dove l’ambiente democratico tende a traslocare di sana pianta nella tv da dove agisce sull’immaginario individuale – seleziona menzogna.
Arrivo dunque all’ovvio: per questo occorre temere Berlusconi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho ancora letto i commenti qui sopra, ma voglio dire una cosa lo stesso.<br />
Mi interessa molto la formulazione di Adinolfi sulla democrazia come ambiente nel quale la verità emergerebbe per selezione naturale tra tutte le sue alternative, le quali, per un verso o per l’altro, proprio in quanto non-verità, sono menzogne o verità parziali.<br />
Il processo in cui “è coinvolta la comunità dei parlanti” della Muraro, sarebbe dunque pressoché un processo di selezione darwiniana.<br />
Ora mi domando: se è “l’ambiente democratico”, con la sua pluralità teoricamente infinita delle voci, che seleziona e modella costantemente la verità (facciamo finta che questa parola abbia un referente oggettivo), ogni alterazione di questo ambiente che punti alla diminuzione delle voci, produrrà verità incomplete, deformi, o addirittura menzogne.<br />
La forzatura in questo senso delle condizioni ambientali tipiche della democrazia, fa parte ormai dello stesso gioco democratico: l’ambiente produce i suoi modificatori – accade lo stesso “in natura”.<br />
Ma un’eccessiva modificazione ambientale &#8211; come sta accadendo oggi all’informazione in Italia, e come è forse fatale che accada nelle democrazie mediatiche, dove l’ambiente democratico tende a traslocare di sana pianta nella tv da dove agisce sull’immaginario individuale – seleziona menzogna.<br />
Arrivo dunque all’ovvio: per questo occorre temere Berlusconi.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Di: Lorenzo Galbiati		</title>
		<link>https://staging.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-25963</link>

		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Galbiati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Mar 2006 11:01:47 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://www.nazioneindiana.com/2006/03/28/la-verita-in-democrazia/#comment-25963</guid>

					<description><![CDATA[Caro Giulio Mozzi, premesso che sono un docente abilitato all&#039;insegnamento di scienze naturali nelle scuole secondarie, e che ho un master in comunicazione scientifica (giusto per far capire il perché del mio pretendere di ragionare da &quot;scienziato&quot;), premesso questo, se io leggo che &quot;Nei libri di testo, nei programmi televisivi, nelle chiacchiere al bar, l’opinione di Irving è trattata per quel che è” io 
concludo, con un po&#039; di buon senso, che secondo Adinolfi OVUNQUE, l&#039;opinione di Irving è trattata per quel che è: falsità (sottinteso). 
E lo deduco proprio perchè ci ha messo dentro le chiacchiere al bar, che reputo mediamente di minor livello culturale delle chiacchiere che ho fatto io (peraltro anche al bar) con studenti diplomandi, diplomati, laureati  che non trattano l&#039;opinione di Irving per quel che Adinolfi dice essere, anzi sottintende essere. 
Ragionando da scienziato, direi che questo basta, no?
 
Teoricamente non ho nulla da eccepire al tuo discorso iniziale, ma nella sostanza mi sembra francamente ben povero.
Scusa, ma io son certo dell&#039; &quot;avventatezza del discorso di Adinolfi (certo con la certezza relativa che può avere un umano, spero di non dover fare sempre queste premesse), non ho bisogno della prudenza di &quot;avanzare ipotesi&quot; di avventatezza, vista la genericità del discorso che, se presa alla lettera, dovrebbe farci presupporre il fatto che conosca TUTTI I LIBRI DI TeSTO; TUTTI I PROGRAMMI TELEVISIVI; TUTTE LE CHIACCHIERE AL BAR. 
Che io sappia, di persone onniscienti - almeno in 3D - non ne esistono.
E se esistessero, dovrebbero ammettere almeno delle eccezioni, quelle relative alla mia esperienza.

Quindi, cerchiamo di rendere il discorso un po&#039; più profondo, e il senso di  ciò che è scientifico un po&#039; più ampio di una logica di corto respiro.

Ad esempio, potremmo continuare a ragionare &quot;scientificamente&quot;, pensando che se in una trasmissione televisiva si intervistano neonazisti o altri che negano la Shoah, ridimensionandola 
drasticamente, di fatto si dà voce a un&#039;altra possibilità interpretativa, che rende la certezza, la &quot;verità&quot; della Shoah, meno certa del caso in cui non  fossero mostrati pareri difformi, anche se stigmatizzati. 

Sui libri di testo, ovviamente non ne conosco alcuno che neghi la Shoah, ma possiamo affermare che non possa esserci in futuro un ministro, che so, neonazista in Europa che voglia affiancare una &quot;teoria&quot; storica alternativa che ridimensiona molto il numero delle vittime ecc?
E qualcuno potrebbe vietare a uno storico o sedicente tale di pubblicare un libro indirizzato alle scuole con tali contenuti?
 
Si potrebbe aggiungere che su internet, che forse conta come le chiacchiere al bar si legge già di tutto sulla Shoah.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Giulio Mozzi, premesso che sono un docente abilitato all&#8217;insegnamento di scienze naturali nelle scuole secondarie, e che ho un master in comunicazione scientifica (giusto per far capire il perché del mio pretendere di ragionare da &#8220;scienziato&#8221;), premesso questo, se io leggo che &#8220;Nei libri di testo, nei programmi televisivi, nelle chiacchiere al bar, l’opinione di Irving è trattata per quel che è” io<br />
concludo, con un po&#8217; di buon senso, che secondo Adinolfi OVUNQUE, l&#8217;opinione di Irving è trattata per quel che è: falsità (sottinteso).<br />
E lo deduco proprio perchè ci ha messo dentro le chiacchiere al bar, che reputo mediamente di minor livello culturale delle chiacchiere che ho fatto io (peraltro anche al bar) con studenti diplomandi, diplomati, laureati  che non trattano l&#8217;opinione di Irving per quel che Adinolfi dice essere, anzi sottintende essere.<br />
Ragionando da scienziato, direi che questo basta, no?</p>
<p>Teoricamente non ho nulla da eccepire al tuo discorso iniziale, ma nella sostanza mi sembra francamente ben povero.<br />
Scusa, ma io son certo dell&#8217; &#8220;avventatezza del discorso di Adinolfi (certo con la certezza relativa che può avere un umano, spero di non dover fare sempre queste premesse), non ho bisogno della prudenza di &#8220;avanzare ipotesi&#8221; di avventatezza, vista la genericità del discorso che, se presa alla lettera, dovrebbe farci presupporre il fatto che conosca TUTTI I LIBRI DI TeSTO; TUTTI I PROGRAMMI TELEVISIVI; TUTTE LE CHIACCHIERE AL BAR.<br />
Che io sappia, di persone onniscienti &#8211; almeno in 3D &#8211; non ne esistono.<br />
E se esistessero, dovrebbero ammettere almeno delle eccezioni, quelle relative alla mia esperienza.</p>
<p>Quindi, cerchiamo di rendere il discorso un po&#8217; più profondo, e il senso di  ciò che è scientifico un po&#8217; più ampio di una logica di corto respiro.</p>
<p>Ad esempio, potremmo continuare a ragionare &#8220;scientificamente&#8221;, pensando che se in una trasmissione televisiva si intervistano neonazisti o altri che negano la Shoah, ridimensionandola<br />
drasticamente, di fatto si dà voce a un&#8217;altra possibilità interpretativa, che rende la certezza, la &#8220;verità&#8221; della Shoah, meno certa del caso in cui non  fossero mostrati pareri difformi, anche se stigmatizzati. </p>
<p>Sui libri di testo, ovviamente non ne conosco alcuno che neghi la Shoah, ma possiamo affermare che non possa esserci in futuro un ministro, che so, neonazista in Europa che voglia affiancare una &#8220;teoria&#8221; storica alternativa che ridimensiona molto il numero delle vittime ecc?<br />
E qualcuno potrebbe vietare a uno storico o sedicente tale di pubblicare un libro indirizzato alle scuole con tali contenuti?</p>
<p>Si potrebbe aggiungere che su internet, che forse conta come le chiacchiere al bar si legge già di tutto sulla Shoah.</p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/

Page Caching using Disk: Enhanced 

Served from: staging.nazioneindiana.com @ 2026-05-08 18:30:44 by W3 Total Cache
-->